Mese: Ottobre 2025 Pagina 6 di 36

29. Perché i Segreti di Medjugorje sono Dieci?
La Regina della pace ha tenuto a precisare che gli eventi, ora sigillati, che verranno rivelati tre giorni prima, sono Dieci, non uno in più, non uno in meno. Al compimento del decimo suoneranno le trombe angeliche della vittoria.
Il riferimento alla dieci piaghe d’Egitto è evidente, data lo sfondo biblico che caratterizza l’agire e il parlare della Gospa. Non si tratta solo di numeri, ma anche e soprattutto di finalità, cioè di obbiettivi da raggiungere.
Le piaghe avevano lo scopo di mostrare al Faraone l’unicità del Dio che aveva inviato Mosè, infinitamente superiore agli idoli degli egiziani, e di costringerlo a liberare il popolo eletto dalla schiavitù.
Allo stesso modo gli eventi dei Segreti, rivelati tre giorni prima, hanno lo scopo di manifestare al mondo la presenza di Maria e la sua opera di salvezza in nome di suo Figlio.
Inoltre, come i figli d’Israele hanno raggiunto la terra promessa attraverso innumerevoli prove, così i figli di Maria giungeranno, attraverso le prove dei Dieci Segreti, al tempo della pace su tutta la terra.
Per completare questo suggestivo scenario, dobbiamo fare riferimento anche agli sconfitti in questo grande combattimento spirituale fra Cielo e terra, verso il qual stiamo velocemente camminando.
Il Faraone, accecato dalla sua potenza, ha preteso di resistere a Dio e di imporre la sua volontà, ma è miseramente perito nelle acque del mar Rosso col suo esercito.
Allo stesso modo “il mondo senza Dio”, come la Madonna chiama “il regno dell’anticristo”, verrà distrutto e di esso non rimarrà traccia.
La Regina della pace in tutti questi anni ci ha rivelato quello che accadrà e ci sta preparato ad affrontarlo. Pochi però la ascoltano, mentre le moltitudini vagano qua e là dietro gli inganni del Falsario.
Quando cadranno le squame dagli occhi, per molti sarà troppo tardi, perché non hanno risposto quando era il momento opportuno. Dispiace, ma “chi è causa del suo mal pianga sé stesso” (Dante A. – Inferno XXIX).
Israele ha vinto la sua guerra
IL FOGLIO INTERNAZIONALE – 27 ottobre 2025
“Sinwar aveva scommesso sulla debolezza della democrazia ebraica. Ha fatto male i calcoli”, scrive Bret Stephens sul New York Times
“Benché oggi possa sembrare assurdo, molti tra i dirigenti di Hamas erano convinti che il massacro del 7 ottobre 2023 non solo avrebbe ferito Israele, ma l’avrebbe distrutto” scrive Bret Stephens sul New York Times. “Lo credevano per fervore religioso. Lo credevano perché speravano di ispirare Hezbollah e l’Iran a unirsi alla battaglia con attacchi su vasta scala. E lo credevano perché pensavano che Israele, nonostante la sua sofisticata tecnologia, fosse debole.
i sbagliavano – e quell’errore è stato fatale. Ma non del tutto infondato. ‘Fra vent’anni diventerete deboli, e allora vi attaccherò’, avrebbe detto Yahya Sinwar, la mente del 7 ottobre, al suo dentista del carcere israeliano circa vent’anni fa, secondo un’inchiesta di David Remnick per il New Yorker.
Sinwar e altri dirigenti di Hamas vedevano in Israele un paese disposto a liberare più di mille prigionieri palestinesi – tra cui lo stesso Sinwar – per un solo ostaggio. Un paese i cui leader parlavano con durezza ma tendevano a evitare i rischi, temendo di turbare la sete di prosperità e tranquillità dell’opinione pubblica.
Un paese attraversato da profonde fratture interne – religiosi contro laici, ebrei contro non ebrei, fautori e oppositori della riforma giudiziaria. Un paese ansioso del giudizio del mondo. Tutto questo Sinwar lo aveva dedotto leggendo con attenzione i giornali in ebraico, un’abitudine maturata nei lunghi anni trascorsi nelle prigioni israeliane.
Ma proprio questo è stato forse il suo errore più grande. Il giornalismo in una democrazia – e in Israele in particolare – tende a trascurare ciò che funziona in una società, ossessionandosi per ciò che non funziona (mentre nelle autocrazie avviene l’opposto). Il risultato è che Sinwar conosceva bene i difetti auto-denunciati di Israele, ma non la sua forza profonda.
Probabilmente non sapremo mai se Sinwar sia mai arrivato a comprendere la portata del suo errore. Gli israeliani non si sono affatto sgretolati di fronte alla carneficina, che egli avrebbe ordinato esplicitamente contro soldati e comunità civili ‘per suscitare terrore e destabilizzare il paese’, secondo un rapporto del Times.
Non si sono limitati a poche settimane di combattimenti, come in guerre precedenti; non hanno ceduto alle pressioni internazionali; né hanno sacrificato i principali obiettivi bellici pur di ottenere la liberazione degli ostaggi. Al contrario, gli israeliani si sono compattati – e hanno vinto.
Per quanto una ‘vittoria duratura’ sia mai possibile in medio oriente. Hanno cambiato gli equilibri con Libano e Siria. Hanno umiliato e indebolito l’Iran, il cui regime è ormai vacillante. Hanno recuperato i loro ultimi ostaggi vivi senza rinunciare al principale strumento di pressione su Gaza: il controllo del suo perimetro interno.
Hanno ottenuto l’impegno di diversi paesi musulmani a garantire una Gaza libera dal dominio di Hamas; e se ciò dovesse fallire, almeno hanno la ragionevole certezza che molti gazawi resisteranno a futuri tentativi di Hamas di trascinarli in un’altra guerra disastrosa. Hanno mantenuto relazioni diplomatiche con gli stati arabi amici. E, nonostante le proteste di piazza nel mondo, gli editoriali ostili e gli irrilevanti embarghi sulle armi, hanno conservato il pieno appoggio dell’unico governo straniero che davvero conta: quello degli Stati Uniti.
Tutto ciò, però, ha avuto un prezzo altissimo: una Gaza devastata, con decine di migliaia di vittime civili e sofferenze indicibili per chi è rimasto intrappolato nei combattimenti; un antisemitismo in crescita; e una generazione di progressisti occidentali – cui si aggiungono settori della destra estrema – che considera lo stato ebraico come l’incarnazione stessa del male.
Forse tutto questo si sarebbe potuto evitare, anche se è difficile crederlo: Israele era già stato giudicato colpevole di ‘crimini di guerra’ dai suoi critici fin dai primi giorni del conflitto. Secoli di persecuzioni e discriminazioni, intervallati da brevi periodi di pietà e tolleranza, sono ciò che spinse gli ebrei a fondare lo stato di Israele. Ed è anche ciò che li ha spinti, in questa guerra, a vincere.
Gran parte delle analisi sulla strategia militare israeliana si è concentrata sul ‘come’: come Israele ha portato a termine l’operazione dei cercapersone contro Hezbollah? Come il Mossad ha fatto entrare una bomba nella casa sicura di Teheran dove alloggiava il leader di Hamas Ismail Haniyeh? Come Benjamin Netanyahu ha convinto Donald Trump a unirsi all’attacco contro l’Iran?
Ma le domande sul ‘come’ rivelano meno di quelle sul ‘perché’. Perché, al contrario di quanto credeva Sinwar, Israele non è crollato il 7 ottobre? Perché gli israeliani hanno resistito a massacri, sfollamenti interni, attacchi missilistici e isolamento internazionale? Perché Israele ha voluto vincere, invece di accontentarsi di una fine prematura della guerra che avrebbe lasciato intatti i suoi principali nemici?
La risposta mi è apparsa in una base militare israeliana vicino a Gaza, dove ho incontrato un sergente soprannominato Cholo. Prima del 7 ottobre, Cholo faceva il dj ai concerti rave in Brasile; ma era tornato immediatamente in Israele per arruolarsi. “Non sostengo questo governo”, mi ha detto. ‘Ma andrò nell’esercito’.
La parola giusta per questo è patriottismo – o, come scrisse Mark Twain, ‘sostenere il proprio paese sempre, il proprio governo solo quando lo merita’. Molti dei soldati israeliani che hanno combattuto e sono caduti a Gaza e sugli altri fronti avevano probabilmente manifestato contro Netanyahu durante le proteste sulla riforma giudiziaria. Venivano da ogni orientamento politico. Hanno combattuto non per ideologia o appartenenza di partito, ma perché gli obiettivi e i metodi di Sinwar, il 7 ottobre, avevano reso chiaro che la posta in gioco era esistenziale.
E il sostegno entusiastico che quegli obiettivi e metodi hanno suscitato nel mondo intero ha reso evidente un’altra verità: ancora oggi, non esiste un asilo sicuro per gli ebrei. Non in Australia. Non in Canada. Non in Gran Bretagna, Francia o Germania. Forse nemmeno in America. I progressisti sinceri credono davvero che, se lo stato ebraico scomparisse domani le furie antiebraiche in medio oriente, in Europa o in Nord America si placherebbero? O piuttosto troverebbero bersagli ancora più facili?
Gli israeliani non hanno combattuto soltanto perché minacciati da un pericolo esistenziale. Hanno combattuto anche contro una menzogna esistenziale: la menzogna secondo cui Israele sarebbe uno stato colonialista, una razza invasiva priva di radici in quella terra. E’ una menzogna ormai diffusa ovunque, nonostante tremila anni di storia la smentiscano.
Ed è una menzogna che, man mano che si rafforza, attacca le radici stesse dell’identità ebraica. ‘Se ti dimentico, Gerusalemme’, non era solo una metafora letteraria. Per dimostrarlo, Israele doveva combattere e vincere questa guerra. L’attuale cessate il fuoco apre interrogativi difficili su ciò che verrà dopo – per israeliani, palestinesi e per tutti coloro che hanno a cuore il loro futuro.
Ma dovrebbe chiudere, una volta per tutte, alcune questioni fondamentali. Gli israeliani sono deboli? Il loro stato poggia su fondamenta di sabbia? Il loro attaccamento alle proprie convinzioni è superficiale? Sinwar e chi lo seguiva pensavano di sì. La tomba che si è scavato da solo dovrebbe averli smentiti per sempre”.
(Traduzione di Giulio Meotti)

Programma di Padre Livio – Lunedì 27 ottobre 2025
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h. 8.50 – 9.25: ATTUALITA’ MONDO – CHIESA
+La guerra in Ucraina è un ammonimento per l’Europa
+Papa Leone: La preghiera incessante per la pace
h. 9.25 – h. 9.35: VIATICO QUOTIDIANO
Pensieri sulla Fede (28)
h. 9.35 – 9.55: MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO
Commento al Messaggio della Regina della Pace
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
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Il pensiero quotidiano: Senza Dio si apre un vuoto incolmabile
h. 10.05: IL CORAGGIO DEL PERDONO (12)
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“Qui si fa l’Ucraina o si muore”, ci dice Kyrylo Budanov, il direttore dell’intelligence ucraina
Paola Peduzzi e Kristina Berdynskykh – 25 ottobre 2025 – IL FOGLIO
Nel suo ufficio buio a Kyiv, Budanov ci dice che la strategia russa di “blackout totale” e di droni nei cieli europei ha l’obiettivo di spezzare l’unità per l’Ucraina e degli ucraini
L’ufficio di Kyrylo Budanov, il direttore dell’intelligence ucraina, è buio: luce spenta, tapparelle giù, l’unica illuminazione – fioca – viene da uno schermo acceso sul muro di fronte alla sua scrivania ricoperta di libri e fascicoli. Nonostante i russi abbiano tentato di ucciderlo molte volte, Budanov continua a lavorare qui, nella sede dei servizi segreti, sulla penisola che si trova nel mezzo di Kyiv e nel mezzo del Dnipro, il fiume che attraversa la capitale ucraina: l’unico tributo alla segretezza è l’oscurità in cui si immerge questo tenente generale di 39 anni che lavora nell’intelligence dal 2007, è stato ferito tre volte in combattimento dopo il 2014 e, di tanto in tanto, partecipa personalmente alle operazioni militari. Budanov non ama i convenevoli né i fronzoli, ha fama di essere laconico e distaccato, i suoi collaboratori ci dicono: domande brevi e precise, lui va sempre dritto al punto. Cominciamo subito dalla strategia di Vladimir Putin per l’inverno, il quarto dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina: nella notte prima del nostro incontro, la sirena che segnala i missili e i droni russi in arrivo è suonata tre volte a Kyiv, le esplosioni si sono sentite anche nel centro della città, è stata attaccata una centrale elettrica che ha lasciato parti della capitale senza luce per tutto il giorno successivo, e in un villaggio della regione è stata colpita la casa in cui abitava una mamma di 38 anni: è rimasta uccisa assieme a sua figlia di sei mesi e a sua nipote di 12 anni. Poco prima del nostro incontro, a Kharkiv i russi hanno colpito in pieno giorno un asilo in cui c’erano 48 bambini: le maestre sono riuscite a portare di corsa i bambini nel rifugio e li hanno salvati. “Non è un segreto che i russi vogliono causare un blackout totale in Ucraina – dice Budanov – Per la seguente ragione: secondo la loro idea, questi attacchi hanno un impatto sugli strati socialmente non protetti della popolazione ucraina”.
“Le persone con reddito medio e alto – continua Budanov – hanno ormai a disposizione tutti i tipi di dispositivi utili per sostenere un blackout, gli inverter e le batterie, e alcuni hanno persino dei generatori privati con cui riscaldare e illuminare la propria casa. Anche le strutture militari e governative sono dotate da parecchio tempo di generatori, ma le persone colpite dagli attacchi russi appartengono agli strati socialmente non protetti, che hanno un reddito più basso. La leadership russa vuole ottenere un blackout totale perché crede in questo modo di creare un malcontento sociale dentro al paese”. Questo è il tema dominante della nostra conversazione: Putin vuole distruggere non soltanto l’Ucraina, ma l’intero sostegno all’Ucraina, quello degli ucraini e quello dei suoi alleati. Molte volte Budanov ci dirà che la cosa più importante, la preoccupazione e allo stesso tempo la forza più grande dell’Ucraina, è l’unità: senza, la guerra non si vince.
“La leadership russa vuole ottenere un blackout totale perché crede in questo modo di creare un malcontento sociale dentro al paese”
Kyiv ha cambiato il modo di fare la guerra, ingegno, innovazione e strategia hanno permesso all’Ucraina di tenere la linea del fronte e di colpire obiettivi militari e strategici nel territorio russo con i deep strikes. Negli ultimi giorni, le forze di difesa ucraine sono riuscite a colpire lo stabilimento chimico di Brjansk, che produce polvere da sparo, esplosivi e componenti per carburante missilistico, e una raffineria di petrolio in Daghestan. Budanov ci dice che “gli attacchi in profondità si concentrano in due direzioni: la prima è paralizzare significativamente la produzione di petrolio russo e la raffinazione, che sono una delle principali fonti di reddito del bilancio russo. La seconda linea di intervento è, naturalmente, prendere di mira e colpire l’industria della difesa russa e le imprese che producono armi ed equipaggiamento per l’esercito russo”. La differenza tra gli attacchi ucraini e quelli russi è evidente: “Noi non combattiamo in modo mirato contro la società della Federazione russa”. I deep strikes ucraini stanno già dando risultati, lo confermano i dati sulle esportazioni russe di idrocarburi e prodotti petroliferi. “Dal settore delle esportazioni di benzina li abbiamo quasi eliminati”, dice il capo della direzione dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino. Il successo è determinato dal fatto che la difesa antiaerea russa è concentrata lungo il confine, nei territori ucraini occupati e in difesa di Mosca e di San Pietroburgo: “Quando si supera il sistema dislocato lungo il nostro confine, il volo dei nostri droni attraverso la Federazione russa è sempre senza problemi”, dice Budanov. La difesa antiaerea successiva si incontra a protezione di un oggetto specifico: “Ora la Federazione russa sta cercando di aumentarne il numero, ma i volumi sono troppo grandi per proteggere tutto”. Budanov dice di guardare i grafici, i russi stanno cercando di compensare i danni “esportando più greggio e gas liquefatto per bilanciare le entrate del loro bilancio”. Per quanto riguarda gli attacchi all’industria della difesa russa, “ci sono degli effetti, ma sono meno tangibili – dice – Si tratta di effetti più difficili da decifrare, perché stiamo creando problemi al ritmo della produzione militare russa”.
La scorsa settimana, in un incontro pubblico, Budanov ha detto che gli attacchi nel territorio russo funzionano come delle sanzioni alla Russia, ribadendo ciò che ha dichiarato anche il presidente Volodmyr Zelensky: il sottotesto è che le sanzioni occidentali non sono state finora sufficienti e che l’economia russa è ancora solida. “La Federazione russa è un nemico molto potente, indipendentemente da ciò che alcuni dicono e pensano. Ricordo molto bene le opinioni che influenti figure militari russe avevano nel febbraio 2023”, dice Budanov, citandole: “Credevamo di avere un esercito molto potente e un’economia debole – dicevano – Ma abbiamo scoperto che è vero il contrario”. L’economia russa è ancora abbastanza solida da continuare la guerra: “Non mi riferisco soltanto al petrolio, parlo dell’intero settore delle risorse energetiche. Ora tutti discutono di ridurre la dipendenza dal gas russo, ma allo stesso tempo i volumi di esportazione di gas liquefatto russo stanno crescendo al punto da compensare la riduzione nel consumo del gas”. Sono proprio i proventi dell’industria energetica a permettere alla Russia di continuare la guerra, “conta anche l’aiuto di altri paesi, alleati, certamente, ma senza i proventi dall’energia, la Russia non sarebbe stata in grado di continuare a combattere questa guerra. Quindi parlando solo in termini di ipotesi, se ci fosse stato un vero embargo imposto sugli idrocarburi russi e sui prodotti derivati dagli idrocarburi, il quadro generale sarebbe completamente diverso”. In questi giorni sono stati fatti passi avanti da parte degli alleati dell’Ucraina: il 22 ottobre il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l’introduzione di sanzioni contro i colossi petroliferi russi Rosneft e Lukoil, e le loro società controllate, e il giorno successivo l’Unione europea ha approvato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni, che include anche un “blocco energetico”. Prima di passare all’unità del sostegno degli alleati, poniamo a Budanov una domanda specifica, come piace a lui: l’intelligence americana aiuta le forze ucraine nei deep strikes? Eccolo, il Budanov laconico: “Siamo tutti parte di questo processo”, risponde.
Durante l’estate alcune fonti del Foglio dicevano che il cessate il fuoco fosse vicino: non si trattava di una speranza, gli ucraini hanno imparato a non costruire la loro strategia sulla speranza ma sulle informazioni, i calcoli, il realismo. Ma il cessate il fuoco non c’è stato. Budanov conferma che ci sono delle possibilità, ma spiega che si devono incastrare molti fattori – in Ucraina, in Russia, nei paesi alleati – e tutti insieme: soltanto la combinazione esatta di questi elementi in un momento pianificato darà dei risultati, altrimenti “la guerra continuerà”. Come tutti i leader ucraini, Budanov non critica Donald Trump nemmeno quando questi continua ad alimentare l’illusione di un negoziato possibile con Vladimir Putin: questa compostezza, ancora una volta, fa parte di un approccio che non si fonda sulle speranze né sulle lamentele, ma sul realismo. “Che ci piaccia o no, per gli Stati Uniti la Russia e la Cina sono delle potenze mondiali. La Russia non è nulla dal punto di vista economico, ma ha la potenza militare; la Cina è entrambe le cose, una potenza economica e militare. E l’America non vuole peggiorare la propria posizione in nessun senso, si preoccupa principalmente del proprio interesse, America first, e noi dobbiamo tenere conto di questa priorità. Se mi state chiedendo: ci piace?, la risposta è ovvia. Ma per loro è America first e noi non possiamo non farci i conti. Però non dobbiamo nemmeno dimenticare un’altra cosa: senza il sostegno degli Stati Uniti, chissà cosa sarebbe già accaduto qui da noi”. Nel frattempo lo slancio di Trump nei confronti di Putin, dalla telefonata del 16 ottobre alla preparazione del vertice tra i due a Budapest, è già evaporato: “Ogni volta che parlo con Vladimir, abbiamo buone conversazioni, ma non portano da nessuna parte”, ha detto il presidente americano in uno dei suoi (frequentissimi) incontri con i giornalisti alla Casa Bianca.
L’intelligence americana collabora agli attacchi in territorio russo? Eccolo, il Budanov laconico: “Siamo tutti parte di questo processo”
La proposta di Trump coincide con quella di molti leader europei: fermare il conflitto lungo la linea del fronte di oggi. Sarebbe un buon risultato per l’Ucraina? Nella penombra non è facile riconoscere come e quanto cambia l’espressione di Budanov, ma mentre parla scende un velo cupo nel suo sguardo: “E’ difficile rispondere a questa domanda perché il suo senso rientra quasi nel campo della filosofia. Per me, perdere un millimetro quadrato della nostra terra è un brutto risultato. Ma se adotti anche altri punti di vista, allora certamente risparmiarci migliaia e migliaia di morti è una cosa buona”. Sappiamo che cosa fanno i russi nei territori occupati, sappiamo delle torture, dell’indottrinamento, del soffocamento di ogni libertà, ed è per questo che per gli ucraini è doloroso, insopportabile, dover condannare altri ucraini a vivere sotto il regime russo. Ma poi ci sono le vite da salvare.
Ci mettiamo a parlare dell’Europa, degli attacchi russi contro i nostri paesi, la cosiddetta “guerra ibrida” che comprende sabotaggi, attacchi cibernetici, droni e aerei militari nei nostri cieli: cosa vuole ottenere Putin? “Questa risposta è facile – dice Budanov, il velo cupo è scomparso – nella scienza militare questa tipologia di attacco si chiama ‘ricognizione attraverso il combattimento’” e gli obiettivi sono due, anzi tre, anche se uno è più psicologico, ed è a uso interno: “Putin sta preparando i russi, vuole distruggere, nella loro testa, l’idea che l’Europa valga qualcosa, che l’Europa sia forte”. I droni nei nostri cieli hanno un obiettivo pratico, che riguarda gli europei: “I russi stanno testando la vostra reazione, la vostra capacità di prendere decisioni, la vostra volontà di usare la forza. Intanto fanno ricognizione, rilevano i vostri sistemi, capiscono come funzionano e dove sono posizionati”. E’ un doppio test insomma, politico e militare. “Ma se prendiamo tutto insieme, i droni, i sabotaggi nelle fabbriche e nelle ferrovie, gli attacchi informatici, vediamo che l’obiettivo dei russi è scatenare un sentimento contro la guerra nei paesi europei e nelle vostre opinioni pubbliche. Per loro il vantaggio è doppio: se voi europei non ne potete più della guerra, si riducono gli aiuti che arrivano a noi, all’Ucraina. E intanto i russi seminano l’idea nei popoli europei che non ci si dovrebbe proprio mettere a combattere contro la Russia. Non sono io che lo dico, è l’opinione russa al riguardo”. E come sta rispondendo l’Europa a questo doppio test, come giudica la reazione? La risposta di Budanov è una risata. Piena, spontanea. Passiamo alla prossima domanda, dice, il freddo agente ucraino scostante e taciturno continua a sorridere. Gli chiediamo allora come l’Ucraina può aiutare gli europei a difendersi, visto che da soli fanno, facciamo ridere: “Teoricamente, possiamo aiutarvi, ma finché la guerra continua, la nostra capacità è piuttosto limitata. Questa domanda riguarda il futuro e riguarda il cambiamento dell’architettura di sicurezza in Europa. Dal punto di vista geografico, la risposta è ovvia: è vantaggioso per tutti rendere l’Ucraina il più forte possibile, in modo che faccia da cuscinetto o da scudo o come volete chiamarlo. Così, l’Europa si salverebbe, altrimenti, avete sentito prima la risata. Al momento stiamo dando un aiuto condividendo la nostra esperienza di difesa”, ma se la Russia dovesse diventare più attiva – e si sta preparando – allora ci vorrebbe tutta un’altra risposta da parte degli europei.
“Se c’è unità, anche gli ucraini lo sentono e si cementa l’unità nella nostra società. E siamo onesti: in queste condizioni, nessuno può sconfiggerci”
Dovrebbe essere chiaro a questo punto che è nell’interesse degli alleati il rafforzamento della difesa ucraina e secondo Budanov questa è direttamente dipendente dal mantenimento dell’unità, dal sostegno collettivo e duraturo degli alleati dell’Ucraina. “La prima cosa di cui abbiamo bisogno è preservare l’unità del mondo nel sostenerci, e questa è, tra l’altro, la cosa più complicata. Se c’è unità, allora le questioni riguardo al sostegno finanziario, al sostegno materiale come l’equipaggiamento, e forse anche al sostegno militare diretto sono negoziabili e possono essere risolte, semplicemente si trasformeranno nel tempo”, ma se l’unità non c’è, si spezza tutto, perché “l’unità esterna si riflette sull’unità interna qui in Ucraina, nella nostra società. Quindi se il sostegno è potente e unito, anche gli ucraini lo sentono e si cementa l’unità che ancora c’è nella nostra società. E siamo onesti: in queste condizioni, nessuno può sconfiggerci”.
“I russi stanno testando la vostra capacità di prendere decisioni e di usare la forza. Intanto rilevano i vostri sistemi, capiscono come funzionano e dove sono posizionati”
Finiamo la nostra conversazione parlando dell’Italia, Budanov dice che l’Ucraina continua ad aver bisogno soprattutto dei sistemi di difesa antiaerea Samp/T, “abbiamo a disposizione una quantità bassa, a un livello critico, di questi missili”. Serve tutto, serve tanto, gli italiani dovrebbero capirlo, saperlo, sentirlo. “Vi cito un vostro eroe nazionale – dice Budanov – Giuseppe Garibaldi, che disse: ‘Qui si fa l’Italia o si muore’”, citando le parole che Garibaldi disse a Calatafimi nel 1860, per dare coraggio e forza ai suoi uomini in un momento critico della battaglia contro i borbonici. “Ecco, questo vale anche da noi, ‘qui si fa l’Ucraina o si muore’”, dice Budanov, che è un eroe dell’Ucraina, gli è stata conferita la Stella d’oro nel 2024 da Zelensky per il suo coraggio personale e per il suo eroismo nella difesa dell’Ucraina.
Il direttore dell’intelligence si alza, ora i quadri, le fotografie, le statuette, i diplomi, i libri e il suo volto diventano visibili: ha acceso la luce.
COMMENTO DI PADRE LIVIO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE – 25-10-2025
Di Padre Livio Fanzaga
il 27 Ottobre 2025
in COMMENTO AI MESSAGGI DELLA REGINA DELLA PACE
TESTO A CURA DI RADIO MARIA
Messaggio della Regina della pace – 25 ottobre 2025
«Cari figli! L’Altissimo, nella Sua bontà, vi ha dato me per guidarvi sulla via della pace. Molti hanno risposto e pregano ma ci sono molte creature che non hanno la pace e non hanno conosciuto il Dio d’amore. Perciò, figlioli, pregate e amate, formate i gruppi di preghiera per esortare al bene. Io sono con voi e prego per la vostra conversione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». (Con approvazione ecclesiastica)
La preghiera è senza dubbio lo strumento più importante per la pace nel mondo. I contendenti non si vedono, da una parte c’è Cristo con sua Madre e con la Chiesa, dall’altra c’è il principe di questo mondo che è il re della guerra e dell’odio. Al di là della cose che si vedono c’è la lotta fra il Cielo e le tenebre. È prima di tutto ricorrendo alle armi spirituali che si vince la battaglia che si combatte nei cuori, che hanno a che fare con la grazia di Dio che si ottiene con la preghiera. La grazia di Dio può volgere verso la pace il cuore di una persona che sullo scacchiere internazionale ha un ruolo di rilievo e quindi può ottenere risultati straordinari. La Regina della pace ha anche invitato a pregare per i nostri nemici, per i capi dei popoli, per coloro che fanno la guerra, affinché i loro cuori si orientino alla pace.
Già nel Messaggio del 25 settembre 2025 la Madonna ha pregato per la pace e ha ottenuto che si avviasse la pace in Medio Oriente. Questa esortazione è proprio il segno che la Madonna sta lavorando nei cuori per avere almeno una tregua anche nella guerra iniziata in Ucraina a causa dell’aggressione da parte della Russia e che dura ormai da quattro anni. Interpretando questo conflitto la Madonna ha chiamato in campo anche satana menzionandolo proprio nel Messaggio che ha dato a pochi giorni dall’attacco da parte della Russia: «Figlioli, aiutatemi con la preghiera affinché satana non prevalga. Il suo potere di morte, odio e paura ha visitato la Terra» (Messaggio del 25 febbraio 2022).
La pace è il tema principale degli ultimi Messaggio della Regina della pace. Con la pace tutto è salvo, con la guerra tutto è perduto. Il problema che oggi bisogna risolvere urgentemente e con tutte le nostre forze è proprio quello della pace e questo riguarda sia il mondo che la Chiesa. La Chiesa è mobilitata dai Papi ormai dai tempi del dopoguerra fino ad oggi; il Magistero della Chiesa si è speso instancabilmente perché i popoli imparassero a vivere in pace. Papa Francesco ha consacrato al Cuore Immacolato di Maria la Russia e l’Ucraina, con una preghiera solenne in un clima di raccoglimento molto intenso, proprio nel giorno dell’Annunciazione (25 marzo 2023). Proprio durante quella Consacrazione la Madonna stava apparendo a Medjugorje e disse: «Ascolto il vostro grido» (25 marzo 2023).
Con il Messaggio del 25 settembre 2025 e con questo Messaggio la Regina della pace ha voluto dirci che questo è il momento in cui vuole mettere fine alla guerra, sia in Medio Oriente che in Europa. In Medio Oriente la Madonna ha dato la spinta decisiva, in Europa è tutto più difficile per motivi vari, forse anche perché gli animi sono più induriti. Da molti anni sono numerosi i pellegrini ucraini che vanno a Medjugorje, salgono sul Podbrdo scalzi proprio per chiedere la pace nel loro Paese. È impossibile che la Madonna non ascolti le loro preghiere. Al di là di quello che comunicano i vari mass-media, c’è la possibilità che anche in Ucraina finalmente si arrivi a un cessate il fuoco, a una tregua.
Dobbiamo essere sensibili ai segni dei tempi. Tutti i popoli vogliono la pace, se c’è la buona volontà da parte dei potenti, Dio la mette a frutto per ottenere dei risultati. Se si continua così andiamo verso la fine del mondo, verso la distruzione generale. Già adesso abbiamo toccato abissi di iniquità insopportabili. Stiamo sviluppando una sorta di abitudine alle violenze più disparate, alle macellazioni sistematiche, per non parlare della minaccia di uso di armi innominabili. Satana vuole veramente trasformare il mondo in un inferno.
La Madonna è qui e ci mobilita perché satana non prevalga, perché gli uomini si risveglino dal sonno stanco delle loro anime. Quando la Madonna parla di pace si riferisce anzitutto alla pace con Dio. Il mondo è in guerra con Dio. Il mondo ha rifiutato la fede e la Croce. L’umanità ha scelto per la morte. L’uomo moderno non vuole Dio e va verso la perdizione. Satana regna. Sono tutte espressioni caustiche della Madonna, come quando ha detto: «satana è forte e ogni giorno la sua forza è sempre più forte attraverso coloro che hanno scelto la morte e l’odio» (25 aprile 2024). Questa è la realtà del mondo contemporaneo che è molto più grave di quella che ci descrivono i giornali, che vorrebbero convincerci che le conseguenze di una terza guerra mondiale non sarebbero poi così disastrose. Ma non è così. Se dovesse scoppiare una terza guerra mondiale la Terra verrebbe distrutta così come l’intera umanità.
La Regina della pace è qui per sminare questo mondo che è seduto sulla bomba atomica dell’odio soprattutto contro Dio. Non si sopporta Dio, né il Cristianesimo, né la Croce, né la Madonna. La gente prova fastidio per Cristo, per il Sacro, per il soprannaturale. Questo fastidio è quel veleno che la serpe infernale sta seminando da tutte le parti. In questo Messaggio la Madonna dice che prega anche per la nostra conversione. Questo è il punto di partenza: il ritorno dell’umanità a Dio, il pentimento per i peccati, lo spirito penitenziale, l’osservanza dei Comandamenti, il ritorno al Cristianesimo.
Il Padre Celeste, nella sua infinità bontà, ci ha inviato Maria per guidarci sulla via della pace, che è la via verso Cristo; è la via della conversione, del cambiamento di vita, è la via che ci fa uscire dal peccato che è una tignola che ci distrugge. È un invito a liberarci dalle ideologie che passano, che sono ideologie di morte e non di vita. Nel Messaggio del 25 giugno 2025 la Regina della pace ha detto espressamente di liberarci dalle ideologie che ci distruggono e che sono passeggere.
La Madonna è qui per scuotere il mondo e riportarlo a Dio perché adesso è sotto il potere di satana. Del diavolo, omicida e menzognero fin dal principio, non se ne parla. Di satana come angelo ribelle che porta l’uomo a commettere il male e che lo inganna per portarlo alla perdizione, non se parla. Il vero inganno satanico è proprio questo: del diavolo non se ne parla come se non esistesse. Invece oggi: «satana regna» (25 marzo 2020) ed è più che mai urgente consacrarci al Cuore Immacolato di Maria e a quello di suo Figlio Gesù.
La Madonna vuole chiamarci anzitutto a regolare i nostri rapporti con Dio. Sappiamo che siamo in pace se ascoltiamo la voce della coscienza, se ci specchiamo nei Comandamenti di Dio, se ci dedichiamo a Dio, alla preghiera, all’amore per il prossimo. Prima ancora di pregare per la pace dobbiamo diventare uomini di pace, riappacificarci con Dio in modo che la sua pace entri nei nostri cuori e si diffonda come una luce che si effonde, che illumina e che guida.
Con la preghiera possono cambiare anche i cuori più efferati. Molte volte Dio tocca il cuore di una persona che ha una grande responsabilità a livello mondiale e da questa grazia dipendono delle scelte fondamentali. Noi non abbiamo l’idea della forza e della potenza della preghiera che è la stessa Onnipotenza di Dio che tocca i cuori e li cambia. Dio ha inviato Maria proprio perché il mondo ha preso la via della morte, la via della guerra a Dio che genera la guerra fra gli uomini. L’umanità ha preso la strada che porta verso l’autodistruzione.
La grande Misericordia di Dio concede alla Madonna di apparire tutti i giorni da oltre quarant’anni. Non c’è mai stato un fenomeno di questo genere, così verificabile. Eppure, dopo tutto questo tempo, possiamo affermare che solamente una piccola parte crede e opera, ed è diventata membro degli Apostoli di Maria. In tanti Messaggi la Madonna ha l’occhio sul numero di persone che le segue, che la ascolta. Ogni persona è un’anima, ogni persona è importante. La Regina della pace guarda il numero delle anime: «Molti hanno risposto ma è enorme il numero di coloro che non vogliono sentire ne accettare il mio invito» (25 agosto 2011); «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in paradiso al momento della vostra morte» (2 novembre 1983).
Anche in questo Messaggio la Madonna guarda al numero: «Molti hanno risposto e pregano» perché in questo mese si è pregato molto per la pace, molti hanno risposto all’invito della Regina della pace del 25 settembre: «Questo tempo sia per voi tempo di preghiera per la pace». Radio Maria si è messa in prima linea e ogni sera prega il Santo Rosario per la pace nei cuori, nelle famiglie, nel mondo, in unione di preghiera con tutti gli ascoltatori; continueremo a pregare il Santo Rosario con questa intenzione fino a quando non entreremo nel tempo della pace.
La Madonna ha detto che molti hanno risposto e pregano, non ha detto “hanno pregato”, questo vuol dire che vuole che si continui. Ha aggiunto, poi: «ma ci sono molte creature che non hanno la pace e non hanno conosciuto il Dio d’amore». La Madonna non parla mai con disprezzo delle persone che sono lontane da Dio e che molte volte sono soggiogate dalle ideologie del male; ne parla con empietà e chiede di pregare per loro. In questo Messaggio, nello specifico, non usa il termine “persone” ma dice creature. Il linguaggio della Madonna è molto fine, corretto, elevatissimo. Utilizzando la parola “creature” la Regina della pace fa un riferimento immediato a Dio, per puntualizzare che anche quelli che non credono sono suoi figli. Si tratta di figli di Dio irretiti dall’errore, accecati, ma sono creature per le quali dobbiamo pregare perché non hanno la pace e non hanno conosciuto il Dio d’amore. La Madonna ci invita a guardare alla fragilità di queste creature che non hanno la pace perché sono sottomessi al principe di questo mondo. Chi non ha la pace nel cuore diventa immagine del maligno e pratica l’odio, la guerra, la violenza.
La Regina della pace usa ancora una volta l’espressione “non hanno conosciuto il Dio d’amore” che aveva già utilizzato in diversi altri Messaggi. Oggi Dio viene nominato molte volte invano e molti chiamano “Dio” quella che invece è una loro rappresentazione ideologica e cioè quello che promuove la guerra, quello che protegge una determinata etnia, quello che guida le vittorie con i carri armati. Non è certamente il Dio d’amore.
La Madonna ci invita a sminare il terreno su cui il mondo è poggiato proprio pregando per queste persone. Oltre alla preghiera dobbiamo dare testimonianza della pace che abbiamo nel cuore, essere mani tese, avere parole buone per il prossimo. Dobbiamo riversare sugli altri il calore dell’amore di Dio che abbiamo nei nostri cuori. Questo è il metodo di Dio che non combatte l’odio con l’odio, la vendetta con la vendetta, la menzogna con la menzogna, il male con il male. Dio vince l’odio con l’amore, la vendetta con il perdono, la menzogna con la verità, il male con il bene
La Regina della pace ci invita a fare la nostra parte, ha bisogno che tutta la Chiesa sia impegnata su questo fronte. La Madonna è la Madre della Chiesa che è la nostra famiglia, la nostra casa. Il compito è ben delineato: se la Chiesa non prega per la pace e non la testimonia, se la Chiesa non invita al perdono e alla compassione, chi lo può fare? La Chiesa che vive la pace, che è ricolma dell’amore di Dio, diventa uno strumento con cui la Madonna fa i miracoli e riconcilia i popoli. Nel tempo dei Segreti, infatti, la Chiesa Cattolica sarà lo strumento con cui la Madonna riconcilierà i popoli ai quali cadranno le squame dagli occhi. Come satana ha scardinato i cuori con l’odio, la Madonna li scalderà con l’amore. In questo modo e con questo metodo la Madonna ci porterà al tempo della pace.
Nel concreto, la strada da fare è chiara. Cerchiamo di avere la pace nei nostri cuori, riconciliamoci con Dio con la Confessione, con l’osservanza dei Comandamenti, con la preghiera. Alimentiamo l’amore di Dio dentro di noi e diciamo parole di pace, parole di perdono, parole di riconciliazione e necessariamente anche parole che sveglino le anime intorpidite che dormono il sonno della morte. La Madonna ci dice, poi, di formare gruppi di preghiera; non è una novità, è una raccomandazione presente già nei primi Messaggi di Medjugorje, ma adesso è diventata un’urgenza. Man mano che ci avviciniamo al tempo dei Segreti i gruppi di preghiera sono fondamentali, sono persone che pregano insieme nelle case, meditano il Vangelo e magari anche i Messaggi della Regina della pace e si propongono di incoraggiarsi a vicenda. Insieme ci si può aiutare e ci si può esortare al bene. Guai a chi è solo nei momenti del pericolo, è necessario essere Chiesa domestica. È fondamentale formare gruppi affiatati perché da soli rischiamo di perire, corriamo il pericolo di venire catturati nelle reti di satana. Ascoltiamo la Madonna che ci invita a formare gruppi di preghiera, la ascoltino soprattutto i giovani che insieme possono formare quei gruppi di testimoni di cui la Madonna ha tanto bisogno per polarizzare verso il bene tutta quella fascia di gioventù che oggi sta crescendo senza la fede.
La Regina della pace ci rassicura che è con noi. Per quanto il mondo ci faccia paura ricordiamoci che la Madonna c’è, ogni giorno scende dal Cielo sulla Terra, ogni 25 del mese (e ogni volta che ce n’è bisogno) ci dà i Messaggi, ci guiderà per tutto il tempo dei Segreti. Se la Madonna è con noi, di cosa abbiamo paura? La Madonna può ottenere tutte le grazie e sotto il suo manto c’è posto per tutti quelli che vogliono salvarsi. «Io sono con voi» è una rassicurazione che deve renderci contenti, che fuga le nostre ansietà. Di chi ci possiamo fidare se non della Madonna? Fidiamoci di lei, mettiamoci sotto il suo manto, prendiamo in mano il Rosario, andiamo a Messa alla domenica, osserviamo i Comandamenti, ritorniamo a Dio. Dove siamo andati a finire? Dove stiamo andando a sbattere? Svegliamoci dal sonno stanco delle nostre anime, prendiamo in mano il Rosario, preghiamo di più. Cerchiamo e gustiamo la bellezza, la dolcezza e la bontà della preghiera. Com’è bello mettersi in contatto con Maria, con Gesù e pregare! Pregando entrano in noi una pace e una gioia che diventano contagiose, diventano una forza per tutti gli altri. La Madonna conta su di noi, sulla nostra presenza, sulla nostra risposta.