Mese: Luglio 2025 Pagina 21 di 29

Ringraziamento per la dedica
Carissimo P. Livio
Sono Anna di Pordenone di 15 anni.
Ti volevo ringraziare con tutto il cuore perché ho ricevuto il libro ordinato dalla mamma “L’umanità al bivio” con la tua dedica.
Mi è arrivato fra l’altro in un giorno molto importante per me e questo lo ha reso ancora più speciale!
Prima di leggerlo devo finire “La chiesa è indistruttibile” l’altro tuo libro che adoro e devo dire che mi sta aiutando molto a capire e riflettere su molte cose.
Ed è il terzo libro che ho! Mi piacciono tanto soprattutto per la profondità!!!
Ti ringrazio tanto per la tua presenza che non è scontata, è l’unica voce che dice le cose come stanno al di là di come appaiano ai nostri occhi.
Non cambiare mai!!!
Che Dio ti benedica immensamente e sempre e che mantenga qua ancora per molti anni
Ti voglio bene e ti vorrei tanto incontrare!
Mi hai ridato speranza
Spero a presto e inoltre ho in programma di andare a Medjugorje anche se purtroppo non è ancora stabilito quando.
Grazie di tutto!!!
Con affetto Anna
Cara Anna,
il fatto che una ragazza della tua giovane età abbia letto due miei libri, fra l’altro fra i più impegnativi, mi ha molto rallegrato e incoraggiato.
Capire il momento che stiamo vivendo nella storia del mondo e della Chiesa è oggi la cosa più importante per i giovani.
Il fatto che la Madonna scenda ogni giorno dal Cielo sulla terra per pregare con noi e per illuminarci con i suoi messaggi, significa che qualcosa di straordinario sta per accadere.
La Madonna infatti ha deciso di cambiare il mondo ma, quando questo accadrà, molti non saranno in grado di capire quello che sta avvenendo.
Per questo ti esorto di fare un bel pellegrinaggio a Medjugorje, dove la Madonna è presente e dà particolari grazie, perché l’incontro con Lei sarà decisivo per la tua vita.
Ti esorto a rafforzare la tua amicizia con Gesù e Maria, con la preghiera e l’osservanza dei comandamenti.
Prego volentieri per te e la tua ottima mamma.
Ave Maria
Padre Livio
di Leone XIV – Corriere della Sera – 9 Luglio 2025
La risposta del Pontefice, sulla rivista «Piazza San Pietro», alla riflessione di una mamma

Caro Papa Leone XIV,
Le scrivo di seguito una breve riflessione sul bisogno di pace che abbiamo tutti in questo momento storico. Che ne sarà dei sogni dei bambini se scoppia una guerra mondiale? Che ne sarà dei sacrifici dei loro genitori per comprare una casa, farli studiare e risparmiare per il loro futuro? Paolo vorrebbe diventare un dottore, per imparare a curare chi sta male; Manuela ama gli animali alla follia e le piacerebbe essere un giorno una veterinaria. Gabriele desidera spegnere gli incendi da grande e Valeria, invece, infiammare i cuori dei bambini scrivendo per loro storie di fantasia.
Che ne sarà dei sogni dei bambini se le bombe distruggeranno le loro case? Se i genitori, gli amici, e forse loro stessi moriranno senza neanche avere il tempo di rendersene conto? Se un bel mattino il governante di un Paese si sveglia col desiderio di conquistare una terra non sua e sottometterne gli abitanti, che ne sarà del futuro della gente? Di chi ha progettato di girare il mondo e ancora non parte, di chi aspetta un figlio, di chi sta per sposarsi… che ne sarà di tutta questa umanità? La pace è un diritto fondamentale, perché lo abbiamo dimenticato?
Zaira Mainella
La risposta del Papa
Cara Zaira,
Il suo è un grido che arriva al cuore di Dio. E Dio ci raggiunge sempre nei luoghi anche più difficili e tragici dove noi stiamo. Questa è la nostra fede e la nostra speranza che non viene meno nemmeno nelle realtà più drammatiche. Possiamo avere momenti di smarrimento, di spaesamento, ma anche in quegli spazi dell’anima e dei territori, Dio — che è amore — non ci abbandona mai. Non dobbiamo mai dimenticarlo e dobbiamo testimoniarlo a tutti, a cominciare dalla famiglia in cui viviamo.
Questo non significa rimanere immobili o inerti. Al contrario, il fuoco dell’amore di Dio, attraverso l’incontro con Gesù Cristo vivo nell’Eucaristia, ci richiama continuamente ad agire per il bene e per l’unità della famiglia umana.
Come ho detto nel primo incontro con il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (16 maggio 2025), la pace nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — è anzitutto un dono, il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14,27). «Essa è però un dono attivo — dicevo in quell’occasione —, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su se stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi».
In questo senso evidenziavo il contributo fondamentale delle religioni per favorire con il dialogo contesti di pace. Certo, per rispondere alla sua domanda, la situazione appare talora priva di vie d’uscita con i rischi conseguenti di aggravamento, ma è per questo che siamo chiamati tutti con urgenza a compiere quella purificazione del cuore per costruire relazioni di pace. Per questa ragione dobbiamo rafforzare la nostra preghiera al Dio della pace. Quanto tempo dedichiamo alla preghiera comunitaria e anche personale per invocare ogni giorno la pace?
Contemporaneamente insistiamo per il dialogo ad ogni livello, per promuovere una vera cultura dell’incontro e non dello scontro, e anche della limitazione del potere, come chiedeva sempre il mio amato predecessore papa Francesco. La sfida è saper coniugare la preghiera con i gesti coraggiosi necessari e con la pazienza faticosa dei piccoli passi. La guerra non avrà il sopravvento. E i bambini hanno il diritto a una pace autentica, giusta e durevole. Aiutiamoci nel cammino comune in questo Giubileo fondato sulla speranza che non delude. Grazie Zaira per la sua riflessione. Benedico Lei e la Sua famiglia!
di Marta Serafini – Corriere della Sera – 9 Luglio 2025
Riprese le consegne Usa dopo lo stop. Il presidente: zar gentile ma inutile, valuto altre sanzioni
Il dietrofront arriva durante la cena alla Casa Bianca in onore di Benjamin Netanyahu. Poi le dichiarazioni alla stampa: «Vogliamo dare armi difensive» all’Ucraina perché «Putin non sta trattando bene gli esseri umani. Sta uccidendo troppe persone».
Trump mette così fine allo stop all’invio di armi difensive all’alleato ucraino deciso il 2 luglio. E poi attacca: Putin dice «un sacco di s….e» sull’Ucraina. È sempre molto gentile, ma non significa nulla». Ragion per cui il presidente statunitense starebbe pensando a nuove sanzioni a Mosca e sta esaminando «molto attentamente» una proposta di legge del Senato in merito.
Al ricevimento, seduto accanto a Bibi, Pete Hegseth, il segretario alla Difesa americano, all’annuncio sulle armi ha annuito in segno di assenso, nonostante sia stato lui a bloccare gli aiuti militari, insieme a Elbridge Colby, sottosegretario del Pentagono, che da tempo sostiene lo spostamento di risorse dall’Europa e dal Medio Oriente all’Asia. Lo stop and go mette in imbarazzo i vertici della Difesa statunitense: il Pentagono aveva presentato il provvedimento come parte di una revisione per garantire agli Stati Uniti le proprie scorte. Eppure in una telefonata con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky il 4 luglio, una delle conversazioni più cordiali tra i due, Trump non solo ha fatto marcia indietro, ma secondo Axios avrebbe anche detto: non lo sapevo, è stata una decisione presa dal Pentagono in autonomia.
Risultato, la Casa Bianca si è detta pronta a inviare 10 missili intercettori Patriot all’Ucraina, gli stessi missili che Kiev chiede a gran voce da mesi. E — di nuovo è Axios a scriverlo — fa pressioni sulla Germania affinché consegni a Kiev la propria batteria di missili Patriot. Per questa ragione Merz ha chiamato Trump, per chiedere il rilascio degli intercettori in pausa data la necessità del via libera Usa a ogni vendita e spostamento di quella che è considerata l’arma difensiva più efficace al mondo. Dall’altro capo del telefono il cancelliere tedesco si è sentito proporre di vendere una delle sue batterie Patriot all’Ucraina. E, sebbene non sia stato raggiunto alcun accordo dato che Berlino ha già inviato all’Ucraina una quota maggiore dei suoi sistemi Patriot disponibili rispetto a qualsiasi altro Paese Nato, compresi gli Stati Uniti, i funzionari di entrambe le parti affermano che i negoziati sono in corso.
Restano dubbi e domande ancora senza risposta. Perché il presidente statunitense ha scelto questa strategia? Secondo l’Economist «il meglio che si può dire di Trump è che, sebbene sogni ancora un grande accordo con Putin, sta iniziando a rendersi conto di essere stato preso in giro dal presidente russo. Non vuole spendere altri soldi per aiutare l’Ucraina a vincere, ma non vuole nemmeno che crolli sotto i suoi occhi». Ma soprattutto resta da capire se Kiev potrà davvero difendersi dagli attacchi russi dato che non sono più stati stanziati nuovi aiuti. In questa incertezza Kiev ha chiesto maggiori dettagli all’alleato, affermando che è «di fondamentale importanza» mantenere «stabilità, continuità e prevedibilità» nella fornitura di armi. Zelensky ha reso noto di aver incaricato il suo ministro della Difesa «di intensificare tutti i contatti con la parte americana». Perché «le dichiarazioni e le decisioni politiche devono essere attuate il prima possibile per proteggere il nostro popolo e le nostre posizioni». E questo «riguarda principalmente la difesa aerea».
Se dopo settimane difficili l’Ucraina tira un parziale sospiro di sollievo, il Cremlino non appare particolarmente preoccupato. Le forniture di armi all’Ucraina «non sono in linea con i tentativi di promuovere una soluzione pacifica», spiega il portavoce Dmitry Peskov che, sornione, aggiunge: «Non ci sono state informazioni definitive sull’interruzione o la sospensione della consegna» di armi Usa all’Ucraina, «dato che sono state rilasciate molteplici dichiarazioni controverse». E se con Washington la posizione è più morbida, con la coalizione dei Volenterosi i toni si fanno più duri. «In questo caso — sottolinea Peskov — la linea scelta degli europei mira proprio a facilitare il proseguimento delle ostilità». Parole che fanno da specchio a quelle del presidente francese Emmanuel Macron che, rivolgendosi in inglese al Parlamento britannico a Camere riunite per la sua visita di Stato nel Regno Unito, dice: «Noi europei non abbandoneremo mai Kiev».
di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera 9 Luglio 2025
Nodo irrisolto resta quello delle modalità della fine della guerra. Hamas chiede che gli Usa si facciano garanti affinché i bombardamenti israeliani non riprendano dopo i due mesi di tregua
GERUSALEMME – Non sono tutte rose e fiori tra Netanyahu e Trump. Alleati contro l’Iran, ma non del tutto, dato che adesso gli americani privilegiano la via diplomatica, mentre Israele vorrebbe tenere ben aperta quella militare, compresa la possibilità della ripresa dei bombardamenti in ogni momento. Le tensioni potenziali però adesso sono su Gaza. Trump vuole subito il cessate il fuoco con Hamas, 60 giorni per liberare 10 ostaggi vivi e restituire i corpi di 18 morti tra i 50 ancora nelle mani dell’organizzazione islamista e arrivare a un cessate il fuoco di lunga durata. Netanyahu non è affatto d’accordo e intanto sposa l’iniziativa annunciata l’altra sera dal suo ministro della Difesa, Israel Katz, di concentrare tutta la popolazione della Striscia in quella che definiscono «la città umanitaria» tra le rovine di Gaza sud.
Un dialogo che continua. Dopo i loro colloqui faccia a faccia lunedì sera alla Casa Bianca, i primi dopo i 12 giorni di campagna militare contro il regime degli Ayatollah, ieri sera avevano deciso un nuovo incontro.
In contemporanea, l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, ancora ieri sera era in procinto di ripartire alla volta del Qatar per partecipare ai colloqui con gli emissari di Hamas nel tentativo di risolvere quelle che lui stesso definisce «le ultime difficoltà». Sembra ottimista. «Avevamo quattro questioni ancora aperte e dopo due giorni di trattative si sono ridotte a una. Spero di poter annunciare i 60 giorni di tregua entro la fine della settimana», annuncia alla stampa. Lo attendono ore difficili con i rappresentanti di Qatar ed Egitto, che fanno da mediatori per Hamas. Il quotidiano Haaretz riporta, citando fonti non israeliane, che la questione calda degli aiuti umanitari sarà risolta lasciandola all’Onu e alle organizzazioni di aiuto internazionali. Hamas esige che gli aiuti non siano gestiti dalla controversa Gaza Humanitarian Foundation controllata da Israele assieme a contractor privati americani.
Nodo irrisolto resta quello delle modalità della fine della guerra. Hamas chiede che gli Usa si facciano garanti affinché i bombardamenti israeliani non riprendano dopo i due mesi di tregua. Ma nelle ultime ore sta crescendo un nuovo problema. Israele vorrebbe infatti mantenere il pieno controllo di una zona di Gaza sud, presso Rafah, per concentrare gli oltre due milioni di palestinesi. Il principio non è nuovo, sin dall’inizio della campagna militare a fine ottobre 2023, i soldati israeliani hanno cercato infatti di spostare la popolazione a suon di minacce e bombe per cercare di «filtrarla» dai militanti di Hamas. Il primo spostamento forzato dovrebbe riguardare circa 600.000 persone al momento concentrate nella zona di al-Mawasi e tutte dovrebbero venire rigorosamente controllate. La nuova «città di tende» dovrebbe iniziare a essere eretta durante il prossimo cessate il fuoco.
Appena prima del nuovo incontro con Trump, il premier israeliano si è dimostrato molto cauto. «Spero di poter arrivare a un accordo su Gaza. Ma siamo anche pronti alla guerra per imporre le nostre condizioni, meno se ne parla e meglio è», ha detto ai portali israeliani. A suo dire, Hamas deve essere «azzerata». «Non ci saranno più stupri, mai più invasioni o bombe da Gaza», ha aggiunto. Le sue parole arrivano mentre Israele rende noto un nuovo documento che denuncia «gli stupri e le violenze sessuali commessi da Hamas come sistematica politica del terrore».
La guerra intanto continua. Nelle ultime 24 ore almeno 87 palestinesi della Striscia sono stati uccisi dai raid israeliani, con il maggior numero delle vittime registrate nel Sud. Le fonti sanitarie locali e internazionali continuano a denunciare attacchi indiscriminati contro ospedali e strutture di assistenza. E notano anche che parecchie bombe avrebbero colpito proprio il campo di al-Mawasi, che potrebbe venire evacuato secondo i piani israeliani. Ma Hamas continua a combattere, nelle ultime 48 ore almeno 5 soldati israeliani sono stati uccisi e 14 sono stati feriti. Il ministero della Difesa a Tel Aviv ricorda che 888 soldati hanno perso la vita dal 7 ottobre 2023 e tra loro quasi una quarantina dalla rottura della tregua voluta da Netanyahu a marzo.

Mercoledì 9 Luglio 2025
h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
+h. 9.oo: ATTUALITA’ DEL MONDO E DELLA CHIESA
+Tump: «Vogliamo dare armi difensive» all’Ucraina perché «Putin non sta trattando bene gli esseri umani. Sta uccidendo troppe persone»
+Quale soluzione politica per Gaza?
+h. 9.30: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI
15. Il miracolo della conformità alla fede di tutti i messaggi
I messaggi di Medjugorje non sono di origine umana
Tanto meno è ipotizzabile che siano di origine diabolica
Non è mai stato trovato un errore o una espressione impropria nei messaggi e nelle parole che la Madonna ha rivolto ai Veggenti.
La Madonna ha sempre parlato da Madonna, cioè come la Piena di grazia, Madre del Verbo e la Sede della Sapienza
La Madonna conosce a fondo tutta la Sacra Scrittura e ad essa si ispira
La Madonna in Dio conosce anche il futuro e lo rivela
I messaggi della Madonna sono profezie che si avverano
Nel momento della dissoluzione della fede i Messaggi di Medjugorje sono una luce di verità di santità.
h. 10. VOI SIETE LA MIA SPERANZA (16)
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