Mese: Luglio 2025 Pagina 20 di 29

9 Luglio 2025 ore 11:27
di Cristina Siccardi – Corrispondenza Romana
«Che bello essere qui» ha subito affermato Leone XIV quando nel pomeriggio di domenica scorsa è arrivato a Castel Gandolfo, uno dei borghi più belli d’Italia, che si affaccia sul solare lago di Albano, soggiorno estivo tradizionale per i pontefici. La gente del luogo ha accolto il Vicario di Cristo con grande gioia, dopo dodici anni di assenza papale in questa terra. «La storia sta tornando sui binari giusti, i Papi hanno bisogno di Castel Gandolfo e Castel Gandolfo ha bisogno dei Papi», ha dichiarato il salesiano don Tadeusz Rozmus, parroco della Pontificia parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo, nonché direttore dell’opera e della comunità salesiana di Castel Gandolfo dal 2021, già consigliere per la Regione Europa Centro e Nord, nel sessennio 2014-2020. Il Palazzo Pontificio, divenuto Museo per volere di papa Francesco, venne acquisito dalla Camera apostolica nel luglio 1596 e incorporato come patrimonio inalienabile della Santa Sede il 27 maggio 1604. Il territorio di Castel Gandolfo è iniziato ad essere scelto come luogo di villeggiatura da Urbano VIII (1568-1644), che nel 1623 avviò la costruzione di un edificio sul sito della villa romana dell’imperatore Domiziano, probabilmente sorta a sua volta sull’acropoli dell’antica Alba Longa.
Il progetto del Palazzo Pontificio venne affidato all’architetto Carlo Maderno che lo realizzò insieme ai suoi assistenti, Bartolomeo Breccioli e Domenico Castelli. Tuttavia, Urbano VIII non vi abitò mai, preferendo risiedere nella vicina Villa Barberini. Il primo ad abitarlo fu, invece, Alessandro VII (1599-1667), che fece completare l’edificio con la facciata principale e l’ala occidentale, grazie all’apporto del celeberrimo Gian Lorenzo Bernini. Occupato e gravemente danneggiato dalle truppe napoleoniche, fu restaurato dai pontefici Pio VII (1742-1823) e Pio VIII (1761-1830). In seguito, il Palazzo fu utilizzato da Gregorio XVI (1765-1846) e poi, fino al 1870, dal beato Pio IX (1792-1878); dopodiché, con la feroce rivoluzione liberal-massonica, i pontefici rimasero rinchiusi in Vaticano fino alla nascita dello Stato della Città del Vaticano, nel 1929, quando furono firmati i Patti Lateranensi.
Con l’acquisto di alcuni terreni verso Albano Laziale, venne installata una piccola azienda agricola nel complesso delle proprietà pontificie (collegate fra di loro), che sono tutte oggi comprese in un unico vasto parco, la cui estensione di circa 55 ettari è superiore a quella dello Stato Vaticano. Il complesso è formato da: Palazzo Pontificio, Villa Cybo, Villa Barberini, Specola vaticana, Collegio estivo di Propaganda Fide, Convento delle Clarisse di Albano.
Le Ville papali di Castel Gandolfo, pur rimanendo giuridicamente territorio italiano, furono dichiarate dominio extraterritoriale pontificio, e così, con Pio XI (1857-1939), il Palazzo Apostolico ritornò ad essere luogo di riposo estivo dei papi, due dei quali sono qui spirati: Pio XII, il 9 ottobre 1958, e Paolo VI, il 6 agosto 1978.
La Collegiata di San Tommaso da Villanova è la chiesa di riferimento principale di Castel Gandolfo, progettata da Lorenzo Bernini per volere di Alessandro VII, al fine di essere utilizzata come Cappella Palatina. Originariamente il luogo di culto doveva essere dedicato a san Nicola di Bari, ma poi venne intitolato a san Tommaso da Villanova, canonizzato il 1º novembre 1658 dallo stesso Alessandro VII.
Nato verso la fine del 1486 a Fuenllana, vicino a Villeneuve, e morto a Valencia l’8 settembre 1555, lo spagnolo san Tomás García Martínez è spiritualmente vicino all’agostiniano e missionario Leone XIV, essendo stato membro anche lui dell’Ordine di Sant’Agostino (al suo tempo, detto Ordine degli eremitani di Sant’Agostino). Asceta e predicatore, nel 1516 scelse di entrare fra gli Agostiniani di Salamanca, dove prese i voti perpetui il 25 novembre 1517 e venne ordinato sacerdote un anno dopo a 32 anni. Studiò filosofia, logica e metafisica all’Università di Alcalá de Henares, nella quale divenne professore di filosofia. Fu superiore in diversi conventi, poi priore provinciale per l’Andalusia e la Castiglia e fu il primo ad inviare missionari Agostiniani nelle Americhe. L’imperatore Carlo V lo scelse come suo predicatore di corte e gli offrì il vescovato di Granada, ma senza successo a motivo della profonda umiltà del santo, che però, nonostante la riluttanza, divenne comunque arcivescovo di Valencia nel 1544. Quando fece ingresso nella sua diocesi, trovò una situazione drammatica a causa dell’assenza della nomina di un pastore residente in quel territorio per oltre un secolo; fu così che decise si rifondare un seminario per l’istruzione e la formazione del clero, divenendo sapiente e magnanimo padre dei sacerdoti e della gente.
Uomo di immensa carità, decise di impiegare gran parte del reddito vescovile in opere di misericordia, sostenendo che, come pastore, era diventato servo dei fedeli, tanto che venne definito «Elemosiniere di Dio». Votato alla preghiera, continuò ad indossare l’abito agostiniano, osservando rigidamente la Regola del suo Ordine, per il quale si adoperò per dare grande impulso allo studio e alla ricerca, ed è proprio per questa ragione che è stato dichiarato «Patrono degli studi». Previde il giorno della sua morte sei mesi prima e si preparò alla nuova vita privandosi assolutamente di tutto, persino del letto, che usò soltanto nelle ore del dies natalis. Ha lasciato alcuni manoscritti latini delle sue prediche e un commento al Cantico dei Cantici, interrotto al III capitolo. Tali opere vennero più volte stampate; l’edizione principale è rilegata in due volumi in-folio, editi a Milano nel 1760 dall’agostiniano padre Lorenzo da Santa Barbara, il quale vi premise una Synopsis vitae S. Thomae a Villanova, contenuta nell’opera Conciones di San Tommaso da Villanova, pubblicata a Roma nel 1659.
Le spoglie di Tomás García Martínez sono esposte alla venerazione nella cattedrale di Valencia, dedicata all’Assunzione di Maria Vergine e risalente al XIII secolo, mentre nella chiesa di Sant’Agostino a Campo Marzio in Roma, sacro luogo che papa Prevost ama e conosce profondamente, accanto al sepolcro di santa Monica, in fondo alla navata sinistra, si può ammirare la pala d’altare del vescovo spagnolo, degno figlio di sant’Agostino, raffigurato mentre elargisce amorevolmente monete ad un gruppo di persone.
di Claudio Bozza-Corriere della Sera – 10 Luglio 2025
Il ministro della Difesa intervistato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana al talk di Rcs Academy su «Nuovi equilibri geopolitici»: «Le spese Nato? L’Italia non può difendersi in autonomia»
La pace? «Non è, purtroppo, oggi, un obiettivo di Putin. Lo dicono i numeri: un milione e 600 mila soldati in campo, più 5 milioni di riserve, un esborso superiore a quello della Guerra Fredda. Un’economia di guerra pianificata».
E poi: «La pace in Ucraina e Israele non la raggiungeremo da soli, come Occidente, ma con un multilateralismo rinnovato, un’Onu autorevole che imponga il rispetto del diritto internazionale».
E se la Russia attaccasse anche il cuore dell’Europa? «C’è e sta aumentando la paura in molti Stati: guardate la reazione di una nazione come la Svezia, storicamente neutrale ed equidistante tra i blocchi: ha voluto entrare nella Nato e ora chiede di potenziare al massimo le risorse per la Difesa».
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervistato dal direttore del Corriere Luciano Fontana al talk di Rcs Academy su «Nuovi equilibri geopolitici: come cambiano le economie», analizza le forti criticità e le possibili vie d’uscita da un quadro globale stravolto e condizionato dalla rivoluzionata postura dell’era Trump, «comprensibile perché gli Usa vedono la propria leadership mondiale messa in discussione, per la prima volta nella storia recente».
Un «nuovo mondo» che secondo Crosetto «porta il presidente degli Usa a dire all’Europa “difendetevi da soli” e a cercare nuovi interlocutori e alleati tra i Paesi emergenti, con accordi su risorse strategiche vitali come le terre rare».
L’analisi del ministro, al solito assai schietto, è all’insegna della realpolitik. «Il diritto internazionale o non vale per nessuno o vale per tutti. L’Onu deve trovare la forza per imporre tale assioma. È la prospettiva di Trump anche per la pace in Medio Oriente, ma vanno coinvolti tutti, anche la Cina e i Brics. Io lo predico da due anni».
Riguardo alla possibilità di un attacco del Cremlino agli altri Paesi confinanti, il capo della Difesa italiana risponde così: «Finlandia, Svezia, per non dire dei Paesi baltici: conoscono bene la Russia e vedono il rischio di una guerra. Non credo che siano tutti improvvisamente impazziti — riflette —. Poi, c’è la Germania: il governo uscente era di centrosinistra, aveva la riduzione delle spese militari nel programma, eppure ha cambiato in un giorno la Costituzione, facendo un favore al governo successivo, ma per loro era un imperativo morale» per potenziare la difesa.
Un «segnale importante», anche questo, con il ministro che afferma: «Mi rifiuto di accettare l’idea di una nuova guerra che vada oltre gli attuali confini ucraini: va tenuta aperta ogni strada diplomatica. È un lavoro difficile, ma la cosa che mi preoccupa è che siamo sempre in meno a crederci».
Poi il j’accuse, con autocritica nostrana: «L’ho detto chiaramente alle commissioni di Camera e Senato: pensate che la Russia sia un pericolo o no? Pensate che si possa far parte di una organizzazione come la Nato senza che ognuno metta la propria parte o che ci si possa difendere da soli? — si chiede il ministro —. Nei decenni passati, l’obiettivo di spesa per la difesa era il 2% del Pil, ma non c’era la consapevolezza di un rischio pesante come quello attuale».
Non manca l’affondo, con i pacifisti della politica come destinatari: «Quindi, dico: o partecipi e hai anche i benefici della protezione Nato o decidi di stare fuori — avverte —. Se l’Italia dovesse difendersi da sola dovrebbe impiegare il 10%, cioè di più che in tutta la Guerra Fredda. Sappiatelo!».
Crosetto va dritto anche sulla tragedia di Gaza: «Perché non riusciamo a fermare Netanyahu? Perché non abbiamo gli strumenti per farlo. L’Italia ha interrotto tutti i rapporti con Israele in campo militare, dal 7 ottobre 2023. Quella di Netanyahu, all’inizio, era una giusta reazione militare a un attacco terroristico, ma quello che è successo dopo non ha niente a che fare con un’operazione militare: la battaglia contro Hamas, dopo aver raggiunto alcuni obiettivi, doveva proseguire senza investire i civili, come mi ha detto l’ex ministro alla Difesa Gallant».
Il ministro vede, infine, una minacciosa ombra del Cremlino anche nel Mediterraneo. E lo fa rispondendo a una domanda sul caso del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, respinto in Libia con una delegazione della Ue: «La Russia, appoggiandosi sulla fazione amica, cerca di insediarsi a pochi chilometri dall’Italia: è evidente — conclude Crosetto —. Su Piantedosi c’è stato semplicemente uno scivolone diplomatico: se io fossi nei vertici della commissione Ue avrei cacciato i responsabili».

Giovedì 10 Luglio 2025
h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
+h. 9.oo: ATTUALITA’ DEL MONDO E DELLA CHIESA
La situazione internazionale
+h. 9.30: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI
16. I Veggenti non si sono mai contraddetti nella loro testimonianza
La Madonna ha detto di non aver scelto i migliori
Il compio dei Veggenti è:
1.di testimoniare la presenza della Madonna
2. di riferire con esattezza le sue parole e i suoi messaggi
3. Cercare di vivere cristianamente come Lei desidera
4. Non vi è mai stata una contraddizione fra i Veggenti nel riferire la modalità delle apparizioni e i molteplici messaggi della Gospa.
5. Tutti i veggenti vanno sempre in estasi nel medesimo modo durante l’apparizione
6. Gli esperimenti scientifici confermano che non c’è inganno
7. La Madonna appare ovunque nel mondo dove si trovi il veggente
h. 10. VOI SIETE LA MIA SPERANZA (17)
BLOG – blogdipadrelivio.it
Lettera di Anna – 15 anni
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di Monica Guerzoni – Corriere della Sera – 10 Luglio 2025
Il Quirinale: serve una stretta sulle sanzioni. Il Papa al presidente ucraino: «Colloqui in Vaticano»

Sul lago di Castel Gandolfo e poi sul «tetto» di Roma, al Quirinale, Volodymyr Zelensky ha portato gli echi delle bombe e dei missili russi che l’altra notte hanno straziato l’Ucraina: «Difficile vivere così». L’uomo di Kiev lo ha detto con parole simili prima a Leone XIV, che ha invitato a visitare il Paese aggredito da Putin e poi al presidente Sergio Mattarella, nel corso dei due incontri che hanno scandito la vigilia della Conferenza sulla ricostruzione. L’evento promosso dal governo italiano si aprirà oggi all’Eur e si chiuderà domani, con il presidente ucraino determinato a insistere sulla richiesta di altre sanzioni a Mosca. «Putin strapaga i suoi soldati, anche 8.000 euro, mentre i miei ne prendono circa 2.000 — è il ragionamento che Zelensky ha condiviso con Mattarella — Se non avesse tutti questi soldi per arruolare militari e mercenari, avrebbe meno carne da cannone». A giugno la Ue ha annunciato il diciottesimo pacchetto, al Quirinale ritengono necessario rendere più difficile alle imprese private l’aggiramento delle misure restrittive.
Anche di questo hanno discusso le due delegazioni nel salone degli Arazzi, presenti il vicepremier Antonio Tajani e i ministri degli Esteri e della Difesa di Kiev. Mattarella, che aveva accolto il premier ucraino al Quirinale a gennaio, ha ribadito la «grande, sincera e convinta amicizia» tra i due Paesi e il «pieno sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale» dell’Ucraina. Per confermare come la posizione di Roma resti «assolutamente ferma», il capo dello Stato insiste su termini come «appoggio», «sostegno pieno», «vicinanza intensa e concreta». Sentimenti che si rafforzano con l’intensificarsi dei bombardamenti e con l’accanimento dell’esercito russo contro la popolazione e le infrastrutture civili.
Dal punto di vista più squisitamente politico, il presidente della Repubblica si augura «che si aprano presto i negoziati» per l’ingresso di Kiev nell’Ue e assicura che l’Italia continuerà a cercare ogni possibile spiraglio, perché la drammatica guerra di aggressione si concluda. Per Sergio Mattarella in gioco non c’è solo la sopravvivenza dell’Ucraina, c’è il futuro del continente: «Come ha affermato la dichiarazione del vertice Nato, la sicurezza ucraina si identifica con la sicurezza europea, contro chi (Putin, ndr) vorrebbe tornare a una concezione di predominio dei rapporti tra gli Stati, facendoci fare un salto all’indietro di quasi un secolo». Al termine della visita, Zelensky affida a X le sue impressioni sul «colloquio proficuo e importante» con Mattarella, con il quale ha discusso di integrazione europea, della «pressione delle sanzioni» e dell’istituzione di un Tribunale Speciale per il Crimine di Aggressione contro l’Ucraina. Kiev chiede all’Italia di ratificare l’accordo «affinché il Tribunale possa iniziare a operare il prima possibile».
Mattarella e Zelensky si erano incrociati il 26 aprile sul sagrato di San Pietro per i funerali di papa Francesco e, il 18 maggio, alla messa di intronizzazione di Leone XIV. Ed è dal nuovo pontefice che il presidente ucraino è andato in udienza ieri mattina, nella residenza estiva di Castel Gandolfo. Picchetto d’onore della Guardia svizzera e poi una calorosa stretta di mano, Prevost in bianco e Zelensky in mimetica nera: «Thank you so much». Mezz’ora di colloquio in inglese, in cui il Papa chiede «come stanno andando le cose?» e rilancia il Vaticano come sede di possibili negoziati tra Kiev e Mosca. Una proposta che il presidente ucraino, soddisfatto per la conversazione «molto sostanziale», accoglie come «aperta e del tutto possibile, con l’obiettivo di fermare l’aggressione russa e raggiungere una pace stabile, duratura e autentica». Prospettiva che fin qui Putin ha reso un miraggio, come lo stesso Zelensky ricorda al pontefice: «Solo Mosca continua a respingerla, così come ha respinto tutte le altre iniziative di pace». Prima di lasciare Villa Barberini, c’è tempo ancora per esprimere a Leone XIV la massima gratitudine per l’impegno del Vaticano «in particolare per riavere i nostri bambini rubati dalla Russia durante questa guerra, affinché possano tornare in Ucraina».
Tema doloroso a dir poco, di cui il leader della resistenza ha discusso anche con Mattarella. Alle quattro del pomeriggio nella Sala degli Arazzi di Lille, al Quirinale, il presidente ucraino ringrazia l’Italia per la visita «davvero speciale» e per le parole di sostegno alla sovranità e all’integrità dell’Ucraina. Ringrazia il popolo italiano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il capo dello Stato Sergio Mattarella «per aver riconosciuto con fermezza il bene e che questa guerra scatenata da Putin è un grande male».
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