"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2025 Pagina 20 di 27

Zelensky incontra prima il Papa e poi Mattarella. Il presidente della Repubblica: «Presto i negoziati per l’ingresso di Kiev nell’Ue»

di Monica Guerzoni – Corriere della Sera – 10 Luglio 2025

Il Quirinale: serve una stretta sulle sanzioni. Il Papa al presidente ucraino: «Colloqui in Vaticano»

Sul lago di Castel Gandolfo e poi sul «tetto» di Roma, al Quirinale, Volodymyr Zelensky ha portato gli echi delle bombe e dei missili russi che l’altra notte hanno straziato l’Ucraina: «Difficile vivere così». L’uomo di Kiev lo ha detto con parole simili prima a Leone XIV, che ha invitato a visitare il Paese aggredito da Putin e poi al presidente Sergio Mattarella, nel corso dei due incontri che hanno scandito la vigilia della Conferenza sulla ricostruzione. L’evento promosso dal governo italiano si aprirà oggi all’Eur e si chiuderà domani, con il presidente ucraino determinato a insistere sulla richiesta di altre sanzioni a Mosca. «Putin strapaga i suoi soldati, anche 8.000 euro, mentre i miei ne prendono circa 2.000 — è il ragionamento che Zelensky ha condiviso con Mattarella — Se non avesse tutti questi soldi per arruolare militari e mercenari, avrebbe meno carne da cannone». A giugno la Ue ha annunciato il diciottesimo pacchetto, al Quirinale ritengono necessario rendere più difficile alle imprese private l’aggiramento delle misure restrittive.

Anche di questo hanno discusso le due delegazioni nel salone degli Arazzi, presenti il vicepremier Antonio Tajani e i ministri degli Esteri e della Difesa di Kiev. Mattarella, che aveva accolto il premier ucraino al Quirinale a gennaio, ha ribadito la «grande, sincera e convinta amicizia» tra i due Paesi e il «pieno sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale» dell’Ucraina. Per confermare come la posizione di Roma resti «assolutamente ferma», il capo dello Stato insiste su termini come «appoggio», «sostegno pieno», «vicinanza intensa e concreta». Sentimenti che si rafforzano con l’intensificarsi dei bombardamenti e con l’accanimento dell’esercito russo contro la popolazione e le infrastrutture civili.

Dal punto di vista più squisitamente politico, il presidente della Repubblica si augura «che si aprano presto i negoziati» per l’ingresso di Kiev nell’Ue e assicura che l’Italia continuerà a cercare ogni possibile spiraglio, perché la drammatica guerra di aggressione si concluda. Per Sergio Mattarella in gioco non c’è solo la sopravvivenza dell’Ucraina, c’è il futuro del continente: «Come ha affermato la dichiarazione del vertice Nato, la sicurezza ucraina si identifica con la sicurezza europea, contro chi (Putin, ndr) vorrebbe tornare a una concezione di predominio dei rapporti tra gli Stati, facendoci fare un salto all’indietro di quasi un secolo». Al termine della visita, Zelensky affida a X le sue impressioni sul «colloquio proficuo e importante» con Mattarella, con il quale ha discusso di integrazione europea, della «pressione delle sanzioni» e dell’istituzione di un Tribunale Speciale per il Crimine di Aggressione contro l’Ucraina. Kiev chiede all’Italia di ratificare l’accordo «affinché il Tribunale possa iniziare a operare il prima possibile».

Mattarella e Zelensky si erano incrociati il 26 aprile sul sagrato di San Pietro per i funerali di papa Francesco e, il 18 maggio, alla messa di intronizzazione di Leone XIV. Ed è dal nuovo pontefice che il presidente ucraino è andato in udienza ieri mattina, nella residenza estiva di Castel Gandolfo. Picchetto d’onore della Guardia svizzera e poi una calorosa stretta di mano, Prevost in bianco e Zelensky in mimetica nera: «Thank you so much». Mezz’ora di colloquio in inglese, in cui il Papa chiede «come stanno andando le cose?» e rilancia il Vaticano come sede di possibili negoziati tra Kiev e Mosca. Una proposta che il presidente ucraino, soddisfatto per la conversazione «molto sostanziale», accoglie come «aperta e del tutto possibile, con l’obiettivo di fermare l’aggressione russa e raggiungere una pace stabile, duratura e autentica». Prospettiva che fin qui Putin ha reso un miraggio, come lo stesso Zelensky ricorda al pontefice: «Solo Mosca continua a respingerla, così come ha respinto tutte le altre iniziative di pace». Prima di lasciare Villa Barberini, c’è tempo ancora per esprimere a Leone XIV la massima gratitudine per l’impegno del Vaticano «in particolare per riavere i nostri bambini rubati dalla Russia durante questa guerra, affinché possano tornare in Ucraina».

Tema doloroso a dir poco, di cui il leader della resistenza ha discusso anche con Mattarella. Alle quattro del pomeriggio nella Sala degli Arazzi di Lille, al Quirinale, il presidente ucraino ringrazia l’Italia per la visita «davvero speciale» e per le parole di sostegno alla sovranità e all’integrità dell’Ucraina. Ringrazia il popolo italiano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il capo dello Stato Sergio Mattarella «per aver riconosciuto con fermezza il bene e che questa guerra scatenata da Putin è un grande male».

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 391 – LA PREGHIERA CRISTIANA

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Ringraziamento per la dedica

Carissimo P. Livio

Sono Anna di Pordenone di 15 anni.

Ti volevo ringraziare con tutto il cuore perché ho ricevuto il libro ordinato dalla mamma “L’umanità al bivio” con la tua dedica.

Mi è arrivato fra l’altro in un giorno molto importante per me e questo lo ha reso ancora più speciale!

Prima di leggerlo devo finire “La chiesa è indistruttibile” l’altro tuo libro che adoro e devo dire che mi sta aiutando molto a capire e riflettere su molte cose.

Ed è il terzo libro che ho! Mi piacciono tanto soprattutto per la profondità!!!

Ti ringrazio tanto per la tua presenza che non è scontata, è l’unica voce che dice le cose come stanno al di là di come appaiano ai nostri occhi.

Non cambiare mai!!!

Che Dio ti benedica immensamente e sempre e che mantenga qua ancora per molti anni 

Ti voglio bene e ti vorrei tanto incontrare!

Mi hai ridato speranza 

Spero a presto e inoltre ho in programma di andare a Medjugorje anche se purtroppo non è ancora stabilito quando.

Grazie di tutto!!!

Con affetto Anna

Cara Anna,

il fatto che una ragazza della tua giovane età abbia letto due miei libri, fra l’altro fra i più impegnativi, mi ha molto rallegrato e incoraggiato.

Capire il momento che stiamo vivendo nella storia del mondo e della Chiesa è oggi la cosa più importante per i giovani.

Il fatto che la Madonna scenda ogni giorno dal Cielo sulla terra per pregare con noi e per illuminarci con i suoi messaggi, significa che qualcosa di straordinario sta per accadere.

La Madonna infatti ha deciso di cambiare il mondo ma, quando questo accadrà, molti non saranno in grado di capire quello che sta avvenendo.

Per questo ti esorto di fare un bel pellegrinaggio a Medjugorje, dove la Madonna è presente e dà particolari grazie, perché l’incontro con Lei sarà decisivo per la tua vita.

Ti esorto a rafforzare la tua amicizia con Gesù e Maria, con la preghiera e l’osservanza dei comandamenti.

Prego volentieri per te e la tua ottima mamma.

Ave Maria

Padre Livio

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

La lettera di Papa Leone XIV: «I bambini hanno diritto a una pace autentica e durevole»

di Leone XIV – Corriere della Sera – 9 Luglio 2025

La risposta del Pontefice, sulla rivista «Piazza San Pietro», alla riflessione di una mamma

Caro Papa Leone XIV,
Le scrivo di seguito una breve riflessione sul bisogno di pace che abbiamo tutti in questo momento storico. Che ne sarà dei sogni dei bambini se scoppia una guerra mondiale? Che ne sarà dei sacrifici dei loro genitori per comprare una casa, farli studiare e risparmiare per il loro futuro? Paolo vorrebbe diventare un dottore, per imparare a curare chi sta male; Manuela ama gli animali alla follia e le piacerebbe essere un giorno una veterinaria. Gabriele desidera spegnere gli incendi da grande e Valeria, invece, infiammare i cuori dei bambini scrivendo per loro storie di fantasia.
Che ne sarà dei sogni dei bambini se le bombe distruggeranno le loro case? Se i genitori, gli amici, e forse loro stessi moriranno senza neanche avere il tempo di rendersene conto? Se un bel mattino il governante di un Paese si sveglia col desiderio di conquistare una terra non sua e sottometterne gli abitanti, che ne sarà del futuro della gente? Di chi ha progettato di girare il mondo e ancora non parte, di chi aspetta un figlio, di chi sta per sposarsi… che ne sarà di tutta questa umanità? La pace è un diritto fondamentale, perché lo abbiamo dimenticato?

Zaira Mainella

La risposta del Papa

Cara Zaira,
Il suo è un grido che arriva al cuore di Dio. E Dio ci raggiunge sempre nei luoghi anche più difficili e tragici dove noi stiamo. Questa è la nostra fede e la nostra speranza che non viene meno nemmeno nelle realtà più drammatiche. Possiamo avere momenti di smarrimento, di spaesamento, ma anche in quegli spazi dell’anima e dei territori, Dio — che è amore — non ci abbandona mai. Non dobbiamo mai dimenticarlo e dobbiamo testimoniarlo a tutti, a cominciare dalla famiglia in cui viviamo.
Questo non significa rimanere immobili o inerti. Al contrario, il fuoco dell’amore di Dio, attraverso l’incontro con Gesù Cristo vivo nell’Eucaristia, ci richiama continuamente ad agire per il bene e per l’unità della famiglia umana.

Come ho detto nel primo incontro con il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (16 maggio 2025), la pace nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — è anzitutto un dono, il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14,27). «Essa è però un dono attivo — dicevo in quell’occasione —, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su se stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi».

In questo senso evidenziavo il contributo fondamentale delle religioni per favorire con il dialogo contesti di pace. Certo, per rispondere alla sua domanda, la situazione appare talora priva di vie d’uscita con i rischi conseguenti di aggravamento, ma è per questo che siamo chiamati tutti con urgenza a compiere quella purificazione del cuore per costruire relazioni di pace. Per questa ragione dobbiamo rafforzare la nostra preghiera al Dio della pace. Quanto tempo dedichiamo alla preghiera comunitaria e anche personale per invocare ogni giorno la pace?

Contemporaneamente insistiamo per il dialogo ad ogni livello, per promuovere una vera cultura dell’incontro e non dello scontro, e anche della limitazione del potere, come chiedeva sempre il mio amato predecessore papa Francesco. La sfida è saper coniugare la preghiera con i gesti coraggiosi necessari e con la pazienza faticosa dei piccoli passi. La guerra non avrà il sopravvento. E i bambini hanno il diritto a una pace autentica, giusta e durevole. Aiutiamoci nel cammino comune in questo Giubileo fondato sulla speranza che non delude. Grazie Zaira per la sua riflessione. Benedico Lei e la Sua famiglia!

Trump sblocca le armi a Kiev «Putin ci riempie di c….e»

di Marta Serafini – Corriere della Sera – 9 Luglio 2025

Riprese le consegne Usa dopo lo stop. Il presidente: zar gentile ma inutile, valuto altre sanzioni

Il dietrofront arriva durante la cena alla Casa Bianca in onore di Benjamin Netanyahu. Poi le dichiarazioni alla stampa: «Vogliamo dare armi difensive» all’Ucraina perché «Putin non sta trattando bene gli esseri umani. Sta uccidendo troppe persone».

Trump mette così fine allo stop all’invio di armi difensive all’alleato ucraino deciso il 2 luglio. E poi attacca: Putin dice «un sacco di s….e» sull’Ucraina. È sempre molto gentile, ma non significa nulla». Ragion per cui il presidente statunitense starebbe pensando a nuove sanzioni a Mosca e sta esaminando «molto attentamente» una proposta di legge del Senato in merito.

Al ricevimento, seduto accanto a Bibi, Pete Hegseth, il segretario alla Difesa americano, all’annuncio sulle armi ha annuito in segno di assenso, nonostante sia stato lui a bloccare gli aiuti militari, insieme a Elbridge Colby, sottosegretario del Pentagono, che da tempo sostiene lo spostamento di risorse dall’Europa e dal Medio Oriente all’Asia. Lo stop and go mette in imbarazzo i vertici della Difesa statunitense: il Pentagono aveva presentato il provvedimento come parte di una revisione per garantire agli Stati Uniti le proprie scorte. Eppure in una telefonata con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky il 4 luglio, una delle conversazioni più cordiali tra i due, Trump non solo ha fatto marcia indietro, ma secondo Axios avrebbe anche detto: non lo sapevo, è stata una decisione presa dal Pentagono in autonomia.

Risultato, la Casa Bianca si è detta pronta a inviare 10 missili intercettori Patriot all’Ucraina, gli stessi missili che Kiev chiede a gran voce da mesi. E — di nuovo è Axios a scriverlo — fa pressioni sulla Germania affinché consegni a Kiev la propria batteria di missili Patriot. Per questa ragione Merz ha chiamato Trump, per chiedere il rilascio degli intercettori in pausa data la necessità del via libera Usa a ogni vendita e spostamento di quella che è considerata l’arma difensiva più efficace al mondo. Dall’altro capo del telefono il cancelliere tedesco si è sentito proporre di vendere una delle sue batterie Patriot all’Ucraina. E, sebbene non sia stato raggiunto alcun accordo dato che Berlino ha già inviato all’Ucraina una quota maggiore dei suoi sistemi Patriot disponibili rispetto a qualsiasi altro Paese Nato, compresi gli Stati Uniti, i funzionari di entrambe le parti affermano che i negoziati sono in corso.

Restano dubbi e domande ancora senza risposta. Perché il presidente statunitense ha scelto questa strategia? Secondo l’Economist «il meglio che si può dire di Trump è che, sebbene sogni ancora un grande accordo con Putin, sta iniziando a rendersi conto di essere stato preso in giro dal presidente russo. Non vuole spendere altri soldi per aiutare l’Ucraina a vincere, ma non vuole nemmeno che crolli sotto i suoi occhi». Ma soprattutto resta da capire se Kiev potrà davvero difendersi dagli attacchi russi dato che non sono più stati stanziati nuovi aiuti. In questa incertezza Kiev ha chiesto maggiori dettagli all’alleato, affermando che è «di fondamentale importanza» mantenere «stabilità, continuità e prevedibilità» nella fornitura di armi. Zelensky ha reso noto di aver incaricato il suo ministro della Difesa «di intensificare tutti i contatti con la parte americana». Perché «le dichiarazioni e le decisioni politiche devono essere attuate il prima possibile per proteggere il nostro popolo e le nostre posizioni». E questo «riguarda principalmente la difesa aerea».

Se dopo settimane difficili l’Ucraina tira un parziale sospiro di sollievo, il Cremlino non appare particolarmente preoccupato. Le forniture di armi all’Ucraina «non sono in linea con i tentativi di promuovere una soluzione pacifica», spiega il portavoce Dmitry Peskov che, sornione, aggiunge: «Non ci sono state informazioni definitive sull’interruzione o la sospensione della consegna» di armi Usa all’Ucraina, «dato che sono state rilasciate molteplici dichiarazioni controverse». E se con Washington la posizione è più morbida, con la coalizione dei Volenterosi i toni si fanno più duri. «In questo caso — sottolinea Peskov — la linea scelta degli europei mira proprio a facilitare il proseguimento delle ostilità». Parole che fanno da specchio a quelle del presidente francese Emmanuel Macron che, rivolgendosi in inglese al Parlamento britannico a Camere riunite per la sua visita di Stato nel Regno Unito, dice: «Noi europei non abbandoneremo mai Kiev». 

🔴LIVE🔴 VOI SIETE LA MIA SPERANZA – Catechesi di P. Livio – Puntata 16

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Gaza, «maratona» Trump-Netanyahu

di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera  9 Luglio 2025

Nodo irrisolto resta quello delle modalità della fine della guerra. Hamas chiede che gli Usa si facciano garanti affinché i bombardamenti israeliani non riprendano dopo i due mesi di tregua

GERUSALEMME – Non sono tutte rose e fiori tra Netanyahu e Trump. Alleati contro l’Iran, ma non del tutto, dato che adesso gli americani privilegiano la via diplomatica, mentre Israele vorrebbe tenere ben aperta quella militare, compresa la possibilità della ripresa dei bombardamenti in ogni momento. Le tensioni potenziali però adesso sono su Gaza. Trump vuole subito il cessate il fuoco con Hamas, 60 giorni per liberare 10 ostaggi vivi e restituire i corpi di 18 morti tra i 50 ancora nelle mani dell’organizzazione islamista e arrivare a un cessate il fuoco di lunga durata. Netanyahu non è affatto d’accordo e intanto sposa l’iniziativa annunciata l’altra sera dal suo ministro della Difesa, Israel Katz, di concentrare tutta la popolazione della Striscia in quella che definiscono «la città umanitaria» tra le rovine di Gaza sud.

Un dialogo che continua. Dopo i loro colloqui faccia a faccia lunedì sera alla Casa Bianca, i primi dopo i 12 giorni di campagna militare contro il regime degli Ayatollah, ieri sera avevano deciso un nuovo incontro.
In contemporanea, l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, ancora ieri sera era in procinto di ripartire alla volta del Qatar per partecipare ai colloqui con gli emissari di Hamas nel tentativo di risolvere quelle che lui stesso definisce «le ultime difficoltà». Sembra ottimista. «Avevamo quattro questioni ancora aperte e dopo due giorni di trattative si sono ridotte a una. Spero di poter annunciare i 60 giorni di tregua entro la fine della settimana», annuncia alla stampa. Lo attendono ore difficili con i rappresentanti di Qatar ed Egitto, che fanno da mediatori per Hamas. Il quotidiano Haaretz riporta, citando fonti non israeliane, che la questione calda degli aiuti umanitari sarà risolta lasciandola all’Onu e alle organizzazioni di aiuto internazionali. Hamas esige che gli aiuti non siano gestiti dalla controversa Gaza Humanitarian Foundation controllata da Israele assieme a contractor privati americani.

Nodo irrisolto resta quello delle modalità della fine della guerra. Hamas chiede che gli Usa si facciano garanti affinché i bombardamenti israeliani non riprendano dopo i due mesi di tregua. Ma nelle ultime ore sta crescendo un nuovo problema. Israele vorrebbe infatti mantenere il pieno controllo di una zona di Gaza sud, presso Rafah, per concentrare gli oltre due milioni di palestinesi. Il principio non è nuovo, sin dall’inizio della campagna militare a fine ottobre 2023, i soldati israeliani hanno cercato infatti di spostare la popolazione a suon di minacce e bombe per cercare di «filtrarla» dai militanti di Hamas. Il primo spostamento forzato dovrebbe riguardare circa 600.000 persone al momento concentrate nella zona di al-Mawasi e tutte dovrebbero venire rigorosamente controllate. La nuova «città di tende» dovrebbe iniziare a essere eretta durante il prossimo cessate il fuoco.

Appena prima del nuovo incontro con Trump, il premier israeliano si è dimostrato molto cauto. «Spero di poter arrivare a un accordo su Gaza. Ma siamo anche pronti alla guerra per imporre le nostre condizioni, meno se ne parla e meglio è», ha detto ai portali israeliani. A suo dire, Hamas deve essere «azzerata». «Non ci saranno più stupri, mai più invasioni o bombe da Gaza», ha aggiunto. Le sue parole arrivano mentre Israele rende noto un nuovo documento che denuncia «gli stupri e le violenze sessuali commessi da Hamas come sistematica politica del terrore».

La guerra intanto continua. Nelle ultime 24 ore almeno 87 palestinesi della Striscia sono stati uccisi dai raid israeliani, con il maggior numero delle vittime registrate nel Sud. Le fonti sanitarie locali e internazionali continuano a denunciare attacchi indiscriminati contro ospedali e strutture di assistenza. E notano anche che parecchie bombe avrebbero colpito proprio il campo di al-Mawasi, che potrebbe venire evacuato secondo i piani israeliani. Ma Hamas continua a combattere, nelle ultime 48 ore almeno 5 soldati israeliani sono stati uccisi e 14 sono stati feriti. Il ministero della Difesa a Tel Aviv ricorda che 888 soldati hanno perso la vita dal 7 ottobre 2023 e tra loro quasi una quarantina dalla rottura della tregua voluta da Netanyahu a marzo.

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