di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera  9 Luglio 2025

Nodo irrisolto resta quello delle modalità della fine della guerra. Hamas chiede che gli Usa si facciano garanti affinché i bombardamenti israeliani non riprendano dopo i due mesi di tregua

GERUSALEMME – Non sono tutte rose e fiori tra Netanyahu e Trump. Alleati contro l’Iran, ma non del tutto, dato che adesso gli americani privilegiano la via diplomatica, mentre Israele vorrebbe tenere ben aperta quella militare, compresa la possibilità della ripresa dei bombardamenti in ogni momento. Le tensioni potenziali però adesso sono su Gaza. Trump vuole subito il cessate il fuoco con Hamas, 60 giorni per liberare 10 ostaggi vivi e restituire i corpi di 18 morti tra i 50 ancora nelle mani dell’organizzazione islamista e arrivare a un cessate il fuoco di lunga durata. Netanyahu non è affatto d’accordo e intanto sposa l’iniziativa annunciata l’altra sera dal suo ministro della Difesa, Israel Katz, di concentrare tutta la popolazione della Striscia in quella che definiscono «la città umanitaria» tra le rovine di Gaza sud.

Un dialogo che continua. Dopo i loro colloqui faccia a faccia lunedì sera alla Casa Bianca, i primi dopo i 12 giorni di campagna militare contro il regime degli Ayatollah, ieri sera avevano deciso un nuovo incontro.
In contemporanea, l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, ancora ieri sera era in procinto di ripartire alla volta del Qatar per partecipare ai colloqui con gli emissari di Hamas nel tentativo di risolvere quelle che lui stesso definisce «le ultime difficoltà». Sembra ottimista. «Avevamo quattro questioni ancora aperte e dopo due giorni di trattative si sono ridotte a una. Spero di poter annunciare i 60 giorni di tregua entro la fine della settimana», annuncia alla stampa. Lo attendono ore difficili con i rappresentanti di Qatar ed Egitto, che fanno da mediatori per Hamas. Il quotidiano Haaretz riporta, citando fonti non israeliane, che la questione calda degli aiuti umanitari sarà risolta lasciandola all’Onu e alle organizzazioni di aiuto internazionali. Hamas esige che gli aiuti non siano gestiti dalla controversa Gaza Humanitarian Foundation controllata da Israele assieme a contractor privati americani.

Nodo irrisolto resta quello delle modalità della fine della guerra. Hamas chiede che gli Usa si facciano garanti affinché i bombardamenti israeliani non riprendano dopo i due mesi di tregua. Ma nelle ultime ore sta crescendo un nuovo problema. Israele vorrebbe infatti mantenere il pieno controllo di una zona di Gaza sud, presso Rafah, per concentrare gli oltre due milioni di palestinesi. Il principio non è nuovo, sin dall’inizio della campagna militare a fine ottobre 2023, i soldati israeliani hanno cercato infatti di spostare la popolazione a suon di minacce e bombe per cercare di «filtrarla» dai militanti di Hamas. Il primo spostamento forzato dovrebbe riguardare circa 600.000 persone al momento concentrate nella zona di al-Mawasi e tutte dovrebbero venire rigorosamente controllate. La nuova «città di tende» dovrebbe iniziare a essere eretta durante il prossimo cessate il fuoco.

Appena prima del nuovo incontro con Trump, il premier israeliano si è dimostrato molto cauto. «Spero di poter arrivare a un accordo su Gaza. Ma siamo anche pronti alla guerra per imporre le nostre condizioni, meno se ne parla e meglio è», ha detto ai portali israeliani. A suo dire, Hamas deve essere «azzerata». «Non ci saranno più stupri, mai più invasioni o bombe da Gaza», ha aggiunto. Le sue parole arrivano mentre Israele rende noto un nuovo documento che denuncia «gli stupri e le violenze sessuali commessi da Hamas come sistematica politica del terrore».

La guerra intanto continua. Nelle ultime 24 ore almeno 87 palestinesi della Striscia sono stati uccisi dai raid israeliani, con il maggior numero delle vittime registrate nel Sud. Le fonti sanitarie locali e internazionali continuano a denunciare attacchi indiscriminati contro ospedali e strutture di assistenza. E notano anche che parecchie bombe avrebbero colpito proprio il campo di al-Mawasi, che potrebbe venire evacuato secondo i piani israeliani. Ma Hamas continua a combattere, nelle ultime 48 ore almeno 5 soldati israeliani sono stati uccisi e 14 sono stati feriti. Il ministero della Difesa a Tel Aviv ricorda che 888 soldati hanno perso la vita dal 7 ottobre 2023 e tra loro quasi una quarantina dalla rottura della tregua voluta da Netanyahu a marzo.