"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2025 Pagina 17 di 27

L’interiorità”, l’insegnamento di Agostino e il magistero di Leone

Cuore, Parola di Dio, azione, sono le parole chiave di omelie, messaggi, catechesi e discorsi pronunciati in questi due mesi dal Pontefice, tratti dall’insegnamento e dell’esperienza di vita del Vescovo di Ippona

Tiziana Campisi – Città del Vaticano 13 Luglio 2025

ùI tratti della spiritualità agostiniana e alcune tematiche legate all’esperienza di vita di sant’Agostino sono abbondantemente emersi nei discorsi, nelle omelie, nei messaggi e nelle catechesi che Papa Leone XIV ha pronunciato nei primi due mesi di pontificato. In queste parole, condivise con la Chiesa e il mondo, si ritrovano l’interiorità, l’introspezione, la profonda riflessione e analisi intima che ha contraddistinto il cammino esistenziale del vescovo di Ippona. 

Quella capacità di guardarsi dentro, di esaminare i propri sentimenti, le proprie emozioni, i movimenti del cuore, ansie e angosce, gioie e sogni, aneliti e affanni, traspare negli scritti del grande padre della Chiesa e fornisce ai suoi lettori gli strumenti per intraprendere un viaggio dentro di sé che conduce a Dio. Perché, dopo avere cercato tra i manichei la Sapienza – come gliela aveva proposta Cicerone nell’Ortensio -, essere poi approdato nello scetticismo dei filosofi accademici, superato – grazie all’ascolto delle prediche di Ambrogio – con la lettura dei neoplatonici che lo aiutano a “tornare” in sé stesso, ad entrare “nell’intimo” del suo “cuore”, a scoprire la capacità di elevarsi a Dio, a comprendere la dottrina del Verbo, Agostino, con l’aiuto delle Lettere di san Paolo, giunge alla conclusione che Cristo è via, verità e vita.

È il mediatore tra l’uomo e Dio, è la Sapienza fattasi carne, è l’umile redentore dell’umanità, che si è spogliato della sua uguaglianza con Dio divenendo simile agli uomini per salvarli.

Cercare nel cuore ciò che si cerca fuori

Tutto il percorso del filosofo di Tagaste — dai 19 ai 33 anni, ossia da quando si era votato alla filosofia per trovare la sapienza in un’ascesi verso la felicità fino alla totale adesione a Cristo — insegna che l’uomo, per conoscere Dio, deve prima conoscere sé stesso, trascendere la propria esteriorità per giungere alla propria interiorità, dove alberga la luce di Dio ed è impressa la sua immagine. Ecco perché nel De vera religione (39,72) Agostino scrive:

“Non andare fuori di te, ritorna in te stesso, la verità abita nell’uomo interiore”

E nelle Confessioni esorta a cercare «nel nostro cuore Colui che cercavamo fuori» (V, 2) e ancora nel Commento al Vangelo di Giovanni a rientrare nel proprio cuore e lì esaminare «quel che forse percepisci di Dio, perché lì si trova l’immagine di Dio; nell’interiorità dell’uomo abita Cristo» (18, 10). Per Agostino la meta è Dio, l’uomo è proteso verso il suo Creatore, e tutta la sua esistenza è una continua inquieta ricerca. Non a caso Leone XIV, nella messa per l’inizio del suo ministero petrino, il 18 maggio scorso, apre l’omelia con il celebre incipit delle Confessioni: «Ci hai fatti per Te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te». Sollecita, così, ad approfondire la relazione uomo-Dio, a conoscere Gesù.

Sant’Agostino  

Interrogarsi sul proprio rapporto con Dio

Nei discorsi e nelle riflessioni del Pontefice, ricorre spesso il richiamo all’interiorità, l’esortazione a ripartire da sé stessi, per «un quotidiano cammino di conversione», come dice all’indomani della sua elezione, nella celebrazione con i cardinali nella Cappella Sistina, avvertendo che oggi ci sono «contesti in cui Gesù, pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere, a questo livello, in un ateismo di fatto». Per questo parte dal basso, spiegando che bisogna iniziare da sé stessi e interrogarsi sul proprio rapporto con Dio, dal modo in cui ci si relaziona a Cristo.

La crescente ricerca di spiritualità

Costantemente con lo sguardo rivolto all’epoca contemporanea, Leone XIV fa notare, nel Messaggio, datato 28 maggio, per i partecipanti al Seminario “Evangelizzare con le famiglie di oggi e di domani. Sfide ecclesiologiche e pastorali”, che «il nostro è un tempo caratterizzato da una crescente ricerca di spiritualità, riscontrabile soprattutto nei giovani, desiderosi di relazioni autentiche e di maestri di vita». E nel videomessaggio ai giovani di Chicago e del mondo intero (14 giugno) invita «a guardare nel proprio cuore, a riconoscere che Dio è presente e che, forse in molti modi diversi» ci cerca, ci chiama e ci invita «a conoscere suo Figlio Gesù Cristo, attraverso le Scritture, a scoprire quanto è importante per ognuno di noi prestare attenzione alla presenza di Dio nel nostro cuore, a quel desiderio di amore nella nostra vita, per cercare, per cercare veramente, e per trovare i modi in cui possiamo fare qualcosa con la nostra vita per servire gli altri». L’esempio lo offre sant’Agostino, che di fronte alle domande esistenziali, cercando di capire il senso della vita, da dove viene il male, qual è l’origine dell’universo, affrontando un profondo cammino interiore, trova, poi, tutte le risposte in Dio. Il lavoro introspettivo è chiaro già in una delle sue prime opere, i Soliloqui, dove il filosofo di Tagaste rivolge domande a sé stesso – «quasi che io e la mia ragione fossimo due realtà distinte, mentre ero presente io solo», chiarirà nelle Ritrattazioni (1, 4,1) -, individuando i propri obiettivi: «Che cosa dunque vuoi sapere? Tutte queste cose che ho chiesto nella preghiera. Riassumile in poche parole. Desidero avere scienza di Dio e dell’anima? E nulla di più? Proprio nulla. Allora comincia ad investigare» (1, 2,7).

Immagine di Dio

Il Papa sembra prendere spunto da questa analisi interiore quando, ancora ai giovani di Chicago, fa notare: «Tutti viviamo con tante domande nel nostro cuore. Sant’Agostino parla così spesso del nostro cuore “che non ha posa”…».

“Questa inquietudine non è una cosa negativa, e noi non dovremmo cercare modi per estinguere il fuoco, per eliminare o addirittura anestetizzarci alle tensioni che sentiamo, alle difficoltà che sperimentiamo. Dovremmo piuttosto entrare in contatto con il nostro cuore e riconoscere che Dio può operare nella nostra vita, mediante la nostra vita e, attraverso di noi, raggiungere altre persone”

Si rivolge pure alle nuove generazioni nell’omelia pronunciata nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il 20 maggio, in occasione della visita al sepolcro dell’Apostolo delle genti. Riprende le parole di Benedetto XVI alla XXVI Giornata mondiale della gioventù di Madrid (20 agosto 2011) e afferma: «“All’origine della nostra esistenza c’è un progetto d’amore di Dio”», e la fede ci porta ad “aprire il nostro cuore a questo mistero di amore e a vivere come persone che si riconoscono amate da Dio”». Per il Pontefice agostiniano «è qui la radice, semplice e unica, di ogni missione». Ai seminaristi, in occasione del loro Giubileo, (24 giugno), rimarca che «è importante rivolgere l’attenzione sul centro, sul “motore” di tutto il vostro cammino: il cuore», e che «bisogna lavorare sulla propria interiorità, dove Dio fa sentire la sua voce e da dove partono le decisioni più profonde; ma che è anche luogo di tensioni e di lotte, da convertire perché tutta la vostra umanità profumi di Vangelo. Il primo lavoro dunque va fatto sull’interiorità» insiste, ripetendo, ancora una volta «l’invito di sant’Agostino a ritornare al cuore, perché lì ritroviamo le tracce di Dio». «È nell’anima umana, razionale ed intelligente, che bisogna trovare l’immagine del Creatore» si legge ne La Trinità (14, 4,6), dove il santo vescovo di Ippona chiarisce che l’immagine di Dio è nella «parte più nobile dello spirito umano, parte con la quale esso conosce o può conoscere Dio», e seppure «lo spirito umano non sia della stessa natura di Dio, tuttavia l’immagine di quella natura che è superiore ad ogni altra deve essere cercata e trovata presso di noi, in ciò che la nostra natura ha di migliore», e questo anche quando lo spirito «è degradato e deforme per la perdita della partecipazione a Dio» perché «resta tuttavia immagine di Dio» e lo è «in quanto è capace di Dio e può essere partecipe di lui» (14, 8,11).

Ascoltare

Il Pontefice accompagna, con le sue parole, questa analisi interiore: «scendere nel cuore a volte può farci paura, perché in esso ci sono anche delle ferite». E incoraggia: «Non abbiate paura di prendervene cura, lasciatevi aiutare», avvertendo che «senza la vita interiore non è possibile neanche la vita spirituale, perché Dio ci parla proprio lì, nel cuore» e «dobbiamo saperlo ascoltare».

E dà ulteriori indicazioni specificando che «di questo lavoro interiore fa parte anche l’allenamento per imparare a riconoscere i movimenti del cuore: non solo le emozioni rapide e immediate che caratterizzano l’animo dei giovani, ma soprattutto i vostri sentimenti, che vi aiutano a scoprire la direzione della  vita». Poi precisa come «la strada privilegiata che ci conduce nell’interiorità» sia la preghiera, perché «senza l’incontro con Lui, non riusciamo neanche a conoscere veramente noi stessi»; per questo occorre «invocare frequentemente lo Spirito Santo», affinché possa plasmare «un cuore docile, capace di cogliere la presenza di Dio, anche ascoltando le voci della natura e dell’arte, della poesia, della letteratura e della musica, come delle scienze umane».

Ne La Città di Dio (19, 19) scrive infatti Agostino che «l’amore della verità cerca la quiete della contemplazione», e nelle Esposizioni sui Salmi approfondisce l’esperienza della preghiera, che è dialogo con il Signore: «È Dio che parla con te; quando preghi, sei tu che parli con Dio» (85, 7,5). 

In svariate occasioni, inoltre, Leone XIV raccomanda l’ascolto: «Penso che sia importante che tutti noi impariamo sempre di più ad ascoltare, per entrare in dialogo» (Omelia della Messa nella cripta della Basilica di San Pietro, 11 maggio scorso). Guardando, poi, al mondo contemporaneo, il Papa, nell’udienza agli insegnanti delle scuole cattoliche in Irlanda, Inghilterra, Galles e Scozia e ai giovani della diocesi di Copenaghen (5 luglio), riconosce che «oggi, molto spesso, perdiamo la capacità di ascoltare, di ascoltare davvero. Ascoltiamo la musica, le nostre orecchie sono costantemente inondate da ogni genere di input digitale, ma a volte dimentichiamo di ascoltare il nostro cuore» e ribadisce che «è nel nostro cuore che Dio ci parla, che Dio ci chiama e ci invita a conoscerlo meglio e a vivere nel suo amore»; infatti, «attraverso questo ascolto», continua il Pontefice, ci si può aprire «per consentire alla grazia di Dio di rafforzare» la propria «fede in Gesù, così da poter più facilmente condividere tale dono con gli altri».

Le parole chiave

Cuore, Parola di Dio, azione, ecco le parole chiave degli insegnamenti di Leone XIV riguardo all’interiorità: coltivare «nel proprio cuore il seme del Vangelo per poi portarlo nella vita quotidiana, in famiglia, nei luoghi di lavoro e di studio, nei vari ambienti sociali e a chi si trova nel bisogno», e mettere al primo posto «la relazione col Signore, coltivare il dialogo con Lui. Allora Egli ci renderà suoi operai e ci invierà nel campo del mondo come testimoni del suo Regno» (Angelus 6 luglio).

Meloni sui dazi annunciati da Trump: «Pressione per spaventarci, bisogna mantenere la calma e trattare»

di Marco Galluzzo- Corriere della Sera – 13 Luglio 2025

Da Palazzo Chigi sostegno alla Ue e «no alla guerra». Ma la Lega: «Paghiamo l’Europa a trazione tedesca»

A Palazzo Chigi dicono di non essere sorpresi, che in qualche modo una sparata al rialzo da parte del presidente americano era attesa. La prima valutazione è a livello tecnico, scorre in una triangolazione di contatti che vede coinvolta la nostra rappresentanza a Bruxelles, il gabinetto della von der Leyen, la Farnesina e ovviamente gli uffici di Giorgia Meloni. Quello che ne emerge, a caldo, è che si tratta di una tattica negoziale, volta a mettere sotto pressione l’Unione europea.

Anche se a Bruxelles qualcuno comunque avverte la sensazione di una doccia fredda, la nostra diplomazia invece interpreta la lettera di Trump allo stesso modo anche dopo un esame più approfondito. La stessa Meloni, dopo una serie di contatti, si dice convinta che si tratti di «una pressione per spaventarci, uno strumento negoziale, ma bisogna mantenere la calma e continuare a trattare».

Per la premier il rilancio del presidente americano non solo era atteso, forse per sue fonti dirette, ma è anche spiegabile alla luce dei negoziati, e del livello a cui sono arrivati, in entrambi i dossier: quello dei dazi settoriali e quello dei dazi orizzontali.

In ogni caso le stesse sensazioni che la presidente del Consiglio condivide con il suo staff, poco dopo vengono messe nere su bianco in un comunicato di palazzo Chigi, in cui si invita alla prudenza, a non cadere nella trappola di credere sino in fondo al rilancio di Trump: «Il governo italiano continua a seguire con grande attenzione lo sviluppo dei negoziati in corso tra Unione Europea e Stati Uniti, sostenendo pienamente gli sforzi della Commissione europea che verranno intensificati ulteriormente nei prossimi giorni. Confidiamo nella buona volontà di tutti gli attori in campo per arrivare a un accordo equo, che possa rafforzare l’Occidente nel suo complesso, atteso che — particolarmente nello scenario attuale — non avrebbe alcun senso innescare uno scontro commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. Ora è fondamentale rimanere focalizzati sui negoziati, evitando polarizzazioni che renderebbero più complesso il raggiungimento di un’intesa».

Insomma acqua sul fuoco — a differenza di quanto, nella maggioranza, fa la Lega, che accusa «un’Europa a trazione tedesca. No alle ritorsioni, von der Leyen azzeri l’eccesso di burocrazia, vero dazio per le nostre imprese, come l’ideologia green deal» — ma è un atteggiamento che affonda le sue radici in spiegazioni tecniche precise.

Racconta chi è a conoscenza del dossier meglio di altri che in questo momento la Ue sta cercando di chiudere in primo luogo un accordo sui dazi settoriali, acciaio e alluminio, attualmente a un insostenibile 50%, e mercato automobilistico, anche qui fermo a un più che penalizzante 25%. Trump non vuole che i suoi negoziatori facciano troppe concessioni, dunque rilancia e minaccia sul piano parallelo ma diverso dei dazi orizzontali, quelli sui quali i suoi stessi uomini sono già vicini a chiudere un accordo non lontano dal 10%.

Insomma la lettera di Trump farebbe parte di un gioco anche abbastanza scoperto, almeno secondo diverse fonti italiane ed europee, e proprio per questo Meloni chiede a tutti di avere sangue freddo e continuare a negoziare.

Fra l’altro il confronto in corso fra Washington e Bruxelles prevede al momento che il Dipartimento non aprirà altri dossier settoriali su farmaceutica, semiconduttori, metalli come il rame. Che insomma la platea dei mercati e dei prodotti che andrebbero a scontare un dazio orizzontale non inferiore al 10% non si debba restringere, dopo aver chiuso un accordo quadro.

Sono dinamiche tecniche, dove al momento uno dei grandi cambiamenti reali è il numero di Paesi europei che sta chiedendo alla Commissione di chiudere prima possibile, accettando ovviamente sacrifici che siano ammortizzabili in cambio di stabilità, chiarezza delle regole e capacità di programmazione nel medio e lungo periodo. Su questo le Capitali che hanno fretta sono ormai la maggioranza. E a dispetto della lettera di ieri un accordo potrebbe arrivare anche prima dell’inizio di agosto.

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Muore a 19 anni per un tumore, il giorno dopo squilla la notifica sul telefono: «Buon compleanno, mamma». Lei: «Un segno: lui è ancora qui»

di Alice D’Este – Corriere della Sera – 12 Luglio 2025

Andrea Falcone malato da anni, la madre: «Quando ho visto l’alert mi sono emozionata, è come se lui fosse ancora presente. È morta la malattia, non lui»

Andrea Falcone è morto il 7 luglio, pochi minuti prima della mezzanotte, a Preganziol (Treviso), dopo cinque anni dalla scoperta del sarcoma di Ewing. La mattina successiva, il giorno del compleanno di sua mamma Grazia Di Bari, nel telefonino di Andrea è squillata una sveglia: «Buon compleanno mamma», diceva il testo. Un promemoria, certamente. Ma dietro quel semplice alert anche un simbolico messaggio postumo,  lasciato da Andrea appositamente per la mamma, e recapitato in un modo inusuale. «Per me è stata una grande emozione – dice Grazia Di Bari, mamma di Andrea – quando ho aperto gli occhi ho trovato la scritta che si illuminava sul telefono, come se ci fosse lui a darmi quel messaggio in quel momento».

La famiglia di Andrea è da sempre molto religiosa. La madre Grazia e il padre Vincenzo non hanno mai smesso di pregare, durante l’evolversi della malattia del figlio, scoperta quando Andrea aveva 14 anni, durante una visita di controllo nel 2020 per un nodulo sulla schiena. «Andrea all’inizio si arrabbiava molto – racconta Grazia, insegnante di religione – mi diceva: “perché reciti il rosario? Non vedi che non serve a nulla e sto sempre peggio? Era agnostico anni fa. Poi la sofferenza l’ha cambiato». Durante la malattia e le cure prima a Padova poi a Treviso Andrea non aveva mai mollato, aveva continuato a studiare al liceo delle Canossiane e aveva affrontato le cure con tutta la sua forza. «Andrea era un guerriero – dice la mamma – ad ogni “caduta” si rimetteva in piedi. Dopo le chemioterapie, ad esempio, è riuscito a guidare di nuovo, ad andare in moto. «In alcuni momenti il dolore era tale che non si riusciva a tenere a bada nemmeno con la morfina ad alto livello – dice la mamma – ma lui non ha mai smesso di combattere, con il corpo e con lo spirito. Oggi la malattia è morta, lui no».

Nell’ultimo periodo, poco prima della fine, la fede di Andrea era infatti diventata più stabile, quasi inscalfibile. «In poco tempo è cambiato tutto – dice Grazia – nell’ultimo mese prima della sua morte era lui che mi preparava alla fine. Mi diceva: “Mamma la mia vita qui è finita, la sofferenza mi è servita per capire le cose fino in fondo. La mia missione non è più su questa terra, ma ora sono preoccupato per te. Se non potrò darti dei segni della mia esistenza dopo la morte come farò a consolarti?». Ed è anche per questo che, di fronte all’alert di auguri, Grazia si è commossa nel profondo. «Gli dicevo sempre: “Quando morirai non ce la farò a stare senza di te fisicamente, dammi dei segni, per alleviare il mio dolore”. So che sembra assurdo ma credo che me li stia dando e il pensiero mi conforta molto». 

E ancora: «Ma anche quando era ancora in vita era lui a consolare me. Mi diceva “mamma non piangere, dobbiamo fare insieme qualcosa di grande. Io non so dire se dopo questo dolore la mia fede sia cresciuta o diminuita. Sicuramente so in modo più chiaro di prima cosa sono chiamata a fare – conclude la mamma -. Andrea prima di morire mi ha dato degli input su questo: mi ha detto “dobbiamo aiutare i ragazzi che come me hanno sofferto e soffrono, in particolare chi vive nella disperazione o perché ha una malattia, o per una sofferenza personale e si sente senza via d’uscita”. Ecco, io farò di tutto per seguire questa sua richiesta». 

STAMANE ALLA CROCE BLU

Pensieri sui Vangeli festivi – di P. Livio – domenica XV del T.O.

Vangelo

Chi è il mio prossimo?

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
 
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 11 luglio 2010

(Video)

Cari fratelli e sorelle,

Da qualche giorno – come vedete – ho lasciato Roma per il soggiorno estivo di Castel Gandolfo. Ringrazio Dio che mi offre questa possibilità di riposo. Ai cari abitanti di questa bella cittadina, dove torno sempre volentieri, rivolgo il mio cordiale saluto. Il Vangelo di questa domenica si apre con la domanda che un dottore della Legge pone a Gesù: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lc 10,25). Sapendolo esperto nelle Sacre Scritture, il Signore invita quell’uomo a dare lui stesso la risposta, che infatti egli formula perfettamente, citando i due comandamenti principali: amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze, e amare il prossimo come se stessi. Allora il dottore della Legge, quasi per giustificarsi, chiede: “E chi è mio prossimo?” (Lc 10,29). Questa volta, Gesù risponde con la celebre parabola del “buon Samaritano” (cfr Lc 10,30-37), per indicare che sta a noi farci “prossimo” di chiunque abbia bisogno di aiuto. Il Samaritano, infatti, si fa carico della condizione di uno sconosciuto, che i briganti hanno lasciato mezzo morto lungo la strada; mentre un sacerdote e un levita erano passati oltre, forse pensando che a contatto con il sangue, in base ad un precetto, si sarebbero contaminati. La parabola, pertanto, deve indurci a trasformare la nostra mentalità secondo la logica di Cristo, che è la logica della carità: Dio è amore, e rendergli culto significa servire i fratelli con amore sincero e generoso.

Questo racconto evangelico offre il “criterio di misura”, cioè “l’universalità dell’amore che si volge verso il bisognoso incontrato «per caso» (cfr Lc 10,31), chiunque egli sia” (Enc. Deus caritas est, 25). Accanto a questa regola universale, vi è anche un’esigenza specificamente ecclesiale: che “nella Chiesa stessa, in quanto famiglia, nessun membro soffra perché nel bisogno” (ibid.). Il programma del cristiano, appreso dall’insegnamento di Gesù, è “un cuore che vede” dove c’è bisogno di amore, e agisce in modo conseguente (cfr ivi, 31).

Cari amici, desidero anche ricordare che oggi la Chiesa fa memoria di san Benedetto da Norcia – il grande Patrono del mio Pontificato – padre e legislatore del monachesimo occidentale. Egli, come narra san Gregorio Magno, “fu un uomo di vita santa … di nome e per grazia” (Dialogi, II, 1: Bibliotheca Gregorii Magni IV, Roma 2000, p. 136). “Scrisse una Regola per i monaci… specchio di un magistero incarnato nella sua persona: infatti il santo non poté nel modo più assoluto insegnare diversamente da come visse” (Ivi, II, XXXVI: cit., p. 208). Il Papa Paolo VI proclamò san Benedetto Patrono d’Europa il 24 ottobre 1964, riconoscendone l’opera meravigliosa svolta per la formazione della civiltà europea.

Affidiamo alla Vergine Maria il nostro cammino di fede e, in particolare, questo tempo di vacanze, affinché i nostri cuori non perdano mai di vista la Parola di Dio e i fratelli in difficoltà.

Papa Leone XIV: “L’amore di Dio per l’umanità è un’unica ed eterna realtà”

Il Papa stamane ha ricevuto nel Cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo i capitoli generali di otto istituti religiosi

Di Marco Mancini

Castel Gandolfo , sabato, 12. luglio, 2025 11:15 (ACI Stampa).

“Vi siete riuniti per pregare, confrontarvi e riflettere insieme su ciò che il Signore vi chiede per il futuro. I vostri Fondatori e Fondatrici, docili all’azione dello Spirito Santo, vi hanno lasciato in eredità carismi diversi per l’edificazione del Corpo di Cristo e proprio perché quest’ultimo cresca secondo i disegni di Dio, la Chiesa vi chiede il servizio che state svolgendo”. Lo ha detto stamane Leone XIV, ricevendo nel Cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, i capitoli generali di otto istituti religiosi.

“I vostri rispettivi Istituti – ha osservato il Papa – incarnano aspetti tra loro complementari della vita e dell’azione di tutto il Popolo di Dio: l’offerta di sé in unione al Sacrificio di Cristo, la missione ad gentes, l’amore alla Chiesa custodito e trasmesso, l’educazione e la formazione dei giovani. Si tratta di vie differenti con cui si esprime in forma carismatica l’unica ed eterna realtà che le anima tutte: l’amore di Dio per l’umanità”.

Ogni Congregazione – ha ricordato ancora il Pontefice – “ha individuato angolature particolari, alla luce delle quali rileggere l’eredità ricevuta, per aggiornarne e attualizzarne i contenuti. Anche queste piste di lavoro, che avete scelto durante il tempo della preparazione, nella preghiera e nell’ascolto vicendevole, sono un dono prezioso in quanto frutto dello Spirito. È Lui che attraverso l’apporto di molti, sotto la guida dei Pastori, aiuta la comunità cristiana a camminare nella carità verso la piena verità”.

Il Papa ha citato poi le linee guida dei lavori dei capitoli generali: “rinnovare un autentico spirito missionario, fare propri i sentimenti che furono di Cristo Gesù, radicare la speranza in Dio, tenere viva nel cuore la fiamma dello Spirito, promuovere la pace, coltivare la corresponsabilità pastorale nelle chiese locali. Possa ciò rinnovare e confermare in tutti noi la consapevolezza e la gioia di essere Chiesa, e in particolare spronare voi, nel discernimento capitolare, a pensare in grande, come tasselli unici di un disegno che vi supera e vi coinvolge al di là delle vostre stesse aspettative”.

Pensieri sui Vangeli Festivi: XV Domenica del Tempo Ordinario – Di Padre Livio

Il Papa: visitare un anziano è incontrare Gesù, ci libera da indifferenza e solitudine

Pubblicato il Messaggio di Leone XIV per la V Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani del 27 luglio. Il Pontefice chiede alle chiese sul territorio e alle istituzioni ecclesiali di iniziare una “rivoluzione della cura”, andando a trovare e prendendosi cura degli anziani, chiamati a loro volta a “testimoniare la speranza”

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Ogni parrocchia, ogni associazione, ogni gruppo ecclesiale è chiamato a diventare protagonista della “rivoluzione” della gratitudine e della cura, da realizzare facendo visita frequentemente agli anziani

Papa Leone XIV, nel suo Messaggio in occasione della quinta Giornata dei Nonni e degli Anziani del prossimo 27 luglio, affida alla Chiesa sul territorio il compito di realizzare un atto eversivo e inattuale per i nostri tempi, che tendono piuttosto a ”mettere ai margini” e “dimenticare” le persone anziane.

Indulgenza giubilare per chi visita un anziano solo

Amarle, farsi loro prossimi, visitarle sono gesti che hanno un valore liberante e redentivo, sia per chi visita, che per chi viene visitato, afferma Papa Leone XIV nel suo Messaggio, in cui ribadisce la decisione che “quanti non potranno venire a Roma, quest’anno, in pellegrinaggio”, potranno “conseguire l’Indulgenza giubilare se si recheranno a rendere visita per un congruo tempo agli anziani in solitudine, quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro”.

Visitare un anziano è un modo per incontrare Gesù, che ci libera dall’indifferenza e dalla solitudine

Questa chiamata del Pontefice alla “rivoluzione della cura” realizza la ragion d’essere della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che secondo le intenzioni di Papa Francesco – il quale con forza la volle istituire nel 2021 – doveva servire proprio come occasione per “incontrare chi è solo”.

Anziani, protagonisti di salvezza

La logica di Dio nella Bibbia è del tutto opposta a quella della marginalizzazione e della dimenticanza di cui gli anziani sono spesso vittime nelle nostre società. “La Sacra Scrittura – ricorda Leone XIV – presenta diversi casi di uomini e donne già avanti negli anni, che il Signore coinvolge nei suoi disegni di salvezza”. Abramo e Sara, Zaccaria ed Elisabetta, Nicodemo, e persino Mosè, “chiamato a liberare il suo popolo quando aveva ben ottant’anni”, sono tutte persone il cui “sguardo di speranza nel futuro” sembrerebbe già chiuso, e invece “il Signore li coinvolge nei suoi disegni di salvezza”, perché, spiega il Pontefice, “ai suoi occhi la vecchiaia è un tempo di benedizione e di grazia e gli anziani, per Lui, sono i primi testimoni di speranza”.

La vita della Chiesa e del mondo, infatti, si comprende solo nel susseguirsi delle generazioni, e abbracciare un anziano ci aiuta a capire che la storia non si esaurisce nel presente, né si consuma tra incontri veloci e relazioni frammentarie, ma si snoda verso il futuro

Fragilità ed inesperienza

Di questa speranza possono beneficiare proprio le giovani generazioni per costruire sulla roccia la casa del loro futuro:

Se dunque è vero che la fragilità degli anziani necessita del vigore dei giovani è altrettanto vero che l’inesperienza dei giovani ha bisogno della testimonianza degli anziani per progettare con saggezza l’avvenire

Chiamati ad amare ancora

Ma gli anziani non sono solo i destinatari dell’amore e della cura. Nessuna frazione della vita umana, per quanto indebolita dall’avanzare degli anni, è infatti esentata dal compito di amare. Papa Leone cita, in tal senso, le parole scritte dal predecessore Francesco per l’Angelus del 16 marzo, durante il suo ultimo ricovero in ospedale: “Il nostro fisico è debole ma, anche così, niente può impedirci di amare, di pregare, di donare noi stessi, di essere l’uno per l’altro, nella fede, segni luminosi di speranza. Abbiamo una libertà che nessuna difficoltà può toglierci: quella di amare e di pregare. Tutti, sempre, possiamo amare e pregare”.

Fiduciosi in Dio

“Soprattutto da anziani, dunque, perseveriamo fiduciosi nel Signore”, esorta quindi il Papa nelle righe conclusive del testo.

Lasciamoci rinnovare ogni giorno dall’incontro con Lui, nella preghiera e nella santa Messa. Trasmettiamo con amore la fede che abbiamo vissuto per tanti anni, in famiglia e negli incontri quotidiani: lodiamo sempre Dio per la sua benevolenza, coltiviamo l’unità con i nostri cari, allarghiamo il nostro cuore a chi è più lontano e, in particolare, a chi vive nel bisogno. Saremo segni di speranza, ad ogni età

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