"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2025 Pagina 17 di 29

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🔴LIVE🔴VOI SIETE LA MIA SPERANZA – Catechesi di P. Livio – Episodio 19

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Lunedì 14 Luglio 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 9.oo: ATTUALITA’ DEL MONDO E DELLA CHIESA

Panoramica delle situazione internazionale


+h. 9.30: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI

18. Perché la Madonna ha confidato i Segreti ai Veggenti?

Tutti i Veggenti di Medjugorje sono portatori dei Dieci Segreti

Mirjana al riguardo ha una responsabilità particolare

La testimonianza di tutti i Veggenti è necessaria per la credibilità dei Segreti

Non è mai stato detto nulla sui Segreti se non ciò che la Madonna ha permesso.

Il silenzio assoluto è necessario per la rivelazione degli eventi  tre giorni prima

 I Segreti di Medjugorje attualizzano quelli di Fatima


h. 10. VOI SIETE LA MIA SPERANZA (19)


BLOG – blogdipadrelivio.it

Angelus di Papa Leone


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Dazi e guerra, fare fronte comune

di Paolo Mieli| 13 luglio 2025 – Corriere della Sera – 14 Luglio 2025

La parte più seria e consapevole dell’Europa non può inseguire questi giochi di prestigio. Deve prendere consapevolezza di sé e imparare a fare da sola

Le cose cambieranno solo se e quando (potrebbe accadere già oggi) Donald Trump metterà anche Mosca nel mirino della sua politica daziaria. Spingendosi a imporre una gabella del 500% ai Paesi che acquistano gas, petrolio e uranio dalla Russia come prevede il disegno di legge del senatore Lindsey Graham. Solo allora dovremo riconsiderare il discorso. Ma solo in parte. Al momento, comunque, gli alti dazi imposti da Trump all’Europa per la loro valenza politica costituiscono la prova che lo stretto rapporto tra il presidente degli Stati Uniti e quello russo tiene. 

Per quanto gli europei possano trattare nelle prossime due settimane è improbabile che quel 30% scenda in misura da renderlo accettabile per le nostre economie. E, a ogni evidenza, Trump conta sulla prospettiva che i Paesi del nostro continente, sottoposti a pressione dai loro apparati economici e dalle opposizioni filorusse vadano da lui, ognuno per conto proprio, a pietire un trattamento di favore. Che, forse, otterranno. Allo scopo di poter essere additati come esempio per i loro atti di sottomissione. Così da mettere in fibrillazione gli altri Paesi europei che invece si saranno fin lì mantenuti uniti. E mandare in frantumi proprio questa unità.

Tutto ciò accade perché l’ultima settimana ha dimostrato quanto tenga, al di là di ogni aspettativa, il legame tra quel che resta del fronte occidentale e Volodymyr Zelensky. Imperniato, questo asse, su Francia, Germania, Polonia ma anche Gran Bretagna e Canada. Ai quali si aggiungono i Paesi dell’Europa settentrionale. E, fino ad oggi, anche l’Italia (compresa una parte non irrilevante dell’opposizione). Poco, rispetto a come il quadro complessivo si presentava fino a un anno fa. Ma sufficiente a dotare l’Ucraina della deterrenza necessaria per resistere e potersi eventualmente sedere — a fronte alta — ad un tavolo della pace. Tavolo che però al momento non si intravede neppure all’orizzonte.

Kiev sta dimostrando di essere in grado di sopportare i bombardamenti che la devastano ogni notte assieme ad altre città anche distanti dal fronte militare del conflitto. Vladimir Putin, non riuscendo a vincere la partita là dove combattono gli uomini, cerca di provocare con le bombe sui civili il crollo morale del Paese invaso tre anni e mezzo fa. Si avvicina minaccioso con i suoi missili ai confini della Polonia. E umilia platealmente Trump costretto, a sei mesi dall’insediamento alla Casa Bianca, ad ammettere che, certo, quelle bombe provocano morti. Molte morti.

La fortuna di Putin e soprattutto di Trump è di non dover subire una mobilitazione delle coscienze simile a quella provocata da altre riprovevoli (sottolineiamo: riprovevoli) devastazioni belliche. Controbilanciata, questa fortuna, da un nuovo papa, Leone XIV, che si mostra leggermente più sensibile agli accadimenti ucraini di quanto lo fu il suo predecessore.

Trump si vede costretto a denunciare per tre volte consecutive un «malinteso» con il suo segretario alla Difesa Pete Hegseth e a riprendere la fornitura di armi all’Ucraina. Con il contagocce e facendosele pagare dalla Nato. Putin si prende pubblicamente gioco di Trump ogni volta che gli è possibile. L’ultima è stata di offrirgli quel che non è nella sua disponibilità e cioè che Teheran spalanchi le porte agli ispettori in cerca dell’uranio arricchito volatilizzatosi dopo la curiosa conclusione della cosiddetta «guerra dei dodici giorni».

La parte più seria e consapevole dell’Europa non può inseguire questi giochi di prestigio. Deve prendere consapevolezza di sé e imparare a fare da sola. Non dovrebbe mai spingersi al punto di rottura con gli Stati Uniti (di cui Trump è presidente pro tempore e potrebbe anche essere dimezzato nei suoi immensi poteri attuali ben prima della scadenza del mandato). E deve trovare al cospetto del Presidente degli Stati Uniti una compattezza di cui in passato non ha mai avuto bisogno. La trattativa sui dazi è, ad ogni buon conto, una trattativa politica. E il fare fronte comune val bene qualche sconto in meno.

Noi la definiamo «guerra d’Ucraina». Ma qui, da tempo è in gioco l’Europa. In particolare, la sua capacità di diventare adulta come soggetto politico, districandosi tra i lacci che essa stessa si è data. Le sue dimensioni economiche e il grado di maturità della classe politica di cui dispone nella cabina di comando glielo consentono. Il momento è questo. Se l’Europa resterà unita nella trattativa sui dazi (anche a costo di perdere per strada qualche entità mediterranea o centro orientale) potrà dimostrare a sé stessa d’essersi emancipata da una tutela che, impedendole di crescere, dura da quasi un secolo.

Verrà forse il giorno in cui gli europei, voltandosi indietro, si troveranno nella condizione paradossale di dover dire grazie a Donald Trump

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 395 – LA CHIAMATA UNIVERSALE ALLA PREGHIERA

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Il Papa: tanti popoli spogliati e derubati da guerra e povertà, serve “rivoluzione dell’amore”

Leone XIV celebra la Messa nella parrocchia di San Tommaso da Villanova, a Castel Gandolfo, e riflette sulla parabola del Buon Samaritano. Quindi lancia un appello per quanti sono “vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni” ed esorta a lasciare che i “bisogni” e le “sofferenze” del prossimo ci “spezzino il cuore”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano – 13 Luglio 2025

Sguardo attento e rivolto verso il “basso”, verso tutti coloro che sprofondano quotidianamente nelle sofferenze e nelle difficoltà della vita. Compassione per l’altro, “chiunque egli sia”, per i suoi bisogni, al di là di ogni appartenenza ad una cerchia, ad una nazionalità o una religione. Cuore trafitto, spezzato, nel guardare quei tanti popoli oggi “spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite”. In un tempo di violenze e divisioni fratricide, di individualismo e indifferenza, di un cinismo che derubrica a numeri le vite umane falcidiate dai conflitti, Papa Leone XIV nella Messa celebrata oggi a Castel Gandolfo indica una immagine, una figura, un’icona: il buon samaritano. Ovvero il protagonista di una delle “più belle e suggestive parabole” del Vangelo che, facendosi toccare gli occhi e il cuore dall’uomo “mezzo morto” maltrattato e abbandonato dai briganti incontrato sulla strada verso Gerico e ignorato da chi aveva preceduto il suo cammino, insegna a tutti l’unico vero comandamento: l’amore.

Leone XIV in auto elettrica attraversa la via centrale di Castel Gandolfo e saluta i fedeli (@Vatican Media)

“Rivoluzione dell’amore”

Oggi c’è bisogno di una “rivoluzione dell’amore”, dice il Papa durante l’omelia della celebrazione presieduta a San Tommaso da Villanova, la piccola parrocchia pontificia a pochi passi dal Palazzo Apostolico del comune laziale, terra di vacanze estive dei Papi. È il primo appuntamento pubblico di Robert Francis Prevost dall’inizio del suo periodo di riposo. Il Pontefice raggiunge San Tommaso a bordo di un’auto aperta elettrica, accolto dalla folla di residenti, fedeli e negozianti assiepati dietro le transenne nel corridoio naturale che collega Villa Barberini, residenza del Pontefice, alla centrale Piazza della Libertà. Lì un breve saluto alla folla.

Invece nella parrocchia, scrigno di storia e arte progettato dal Bernini e intitolato ad un agostiniano spagnolo, Leone XIV prima della liturgia si raccoglie per qualche istante in preghiera, in ginocchio, davanti al Santissimo Sacramento. Il coro, intanto, intona il canto Tu es Petrus. Nell’omelia della Messa – concelebrata con il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale – il Papa si rivolge poi ad un ristretto gruppo di fedeli: oltre al vescovo Vincenzo Viva e alla comunità parrocchiale, anche sacerdoti, religiose e religiosi, autorità civili e militari. Ma le parole del Vescovo di Roma – amplificate dalla filodiffusione a creare una suggestiva eco sopra il lago di Albano – sono indirizzate al mondo intero. Un mondo che sembra aver dimenticato l’empatia, che sembra aver messo da parte la misericordia e perso la capacità di farsi “trafiggere il cuore” dinanzi a quanti vivono nel dolore.

Il Papa in preghiera prima dell’inizio della Messa (@Vatican Media)

La parabola del buon Samaritano, una sfida per tutti

Ed è per questo che Papa Leone richiama alla mente di tutti la parabola – al centro del Vangelo odierno – del buon samaritano, tanto cara a Papa Francesco, citato nell’omelia insieme a Benedetto XVI e al suo Gesù di Nazaret.

Questo racconto continua a sfidarci anche oggi, interpella la nostra vita, scuote la tranquillità delle nostre coscienze addormentate o distratte, e ci provoca contro il rischio di una fede accomodante, sistemata nell’osservanza esteriore della legge ma incapace di sentire e di agire con le stesse viscere compassionevoli di Dio

Lo “sguardo”

In particolare Leone XIV rileva un primo dettaglio della parabola, lo “sguardo”, che – dice – “esprime ciò che abbiamo nel cuore”. C’è, infatti, un “vedere esteriore, distratto e frettoloso”, un “guardare facendo finta di non vedere”, cioè senza lasciarci toccare e senza farci interpellare dalla situazione; e c’è, invece, un vedere “con gli occhi del cuore”, “con un’empatia che ci fa entrare nella situazione dell’altro”, ci tocca, ci scuote.

Il primo sguardo è quello che Dio ha avuto verso di noi, afferma il Papa. Il buon samaritano è, infatti, immagine di Gesù; mentre il tale che scendeva da Gerusalemme a Gerico rappresenta l’umanità che discende “negli abissi della morte” e “ancora oggi, spesso deve fare i conti con l’oscurità del male, con la sofferenza, con la povertà, con l’assurdità della morte”.

Dio, però, ci ha guardati con compassione, ha voluto fare Lui stesso la nostra strada, è disceso in mezzo a noi e, in Gesù, buon samaritano, è venuto a guarire le nostre ferite, versando su di noi l’olio del suo amore e della sua misericordia

L’inizio della Messa a San Tommaso da Villanova   (@Vatican Media)

Segno di compassione nel mondo

Misericordia e compassione sono le caratteristiche di Dio, sottolinea Papa Leone: Dio “è il buon Samaritano che ci è venuto incontro; Egli, dice Sant’Agostino, volle chiamarsi nostro prossimo”. Credere in Lui, sottolinea il Pontefice, “significa lasciarsi trasformare perché anche noi possiamo avere i suoi stessi sentimenti: un cuore che si commuove, uno sguardo che vede e non passa oltre, due mani che soccorrono e leniscono ferite, le spalle forti che si prendono il carico di chi è nel bisogno”.

Guariti e amati da Cristo, diventiamo anche noi segni del suo amore e della sua compassione nel mondo

Tanti popoli oggi spogliati, derubati e saccheggiati

Oggi “c’è bisogno di questa rivoluzione dell’amore”, afferma Leone XIV. La strada da Gerusalemme verso Gerico, “è la strada percorsa da tutti coloro che sprofondano nel male, nella sofferenza e nella povertà”. È la strada di “tante persone appesantite dalle difficoltà o ferite dalle circostanze della vita” e di “tutti coloro che ‘scendono in basso fino a perdersi e toccare il fondo”.

È la strada di tanti popoli spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite

Aiutare tutti, non solo chi ha la stessa nazionalità o religione

Davanti a costoro “che cosa facciamo noi?”, domanda il Papa. “Vediamo e passiamo oltre, oppure ci lasciamo trafiggere il cuore come il samaritano? A volte – aggiunge – ci accontentiamo soltanto di fare il nostro dovere o consideriamo nostro prossimo solo chi è della nostra cerchia, chi la pensa come noi, chi ha la stessa nazionalità o religione”. Ma Gesù “capovolge la prospettiva presentandoci un samaritano, uno straniero ed eretico che si fa prossimo di quell’uomo ferito”. E “ci chiede di fare lo stesso”.

Papa Leone XIV durante la celebrazione (@Vatican Media)

L’amore più forte della morte

L’invito è allora a “vedere senza passare oltre, fermare le nostre corse indaffarate, lasciare che la vita dell’altro, chiunque egli sia, con i suoi bisogni e le sofferenze, mi spezzino il cuore”.

Questo ci rende prossimi gli uni degli altri, genera una vera fraternità, fa cadere muri e steccati. E finalmente l’amore si fa spazio, diventando più forte del male e della morte

Il dono del Papa alla parrocchia

A conclusione della celebrazione il Papa annuncia di voler consegnare “un piccolo dono” al parroco di San Tommaso, il salesiano polacco padre Tadeusz Rozmus, in ricordo della giornata di oggi: si tratta di una patena e un calice. “Sono strumenti di comunione – spiega Leone XIV – e questi possono essere un invito a tutti noi a vivere in comunione, a promuovere questa fraternità che viviamo in Gesù Cristo”. Un applauso, partito spontaneamente prima dell’antifona del Salve Regina, suggella il momento liturgico. Dalla parrocchia il Pontefice alle 12 si trasferisce al centro della piazza per la recita dell’Angelus.

Il Papa consegna un regalo al parroco padre Tadeusz Rozmus (@Vatican Media)

🟢🌾🍇LIVE: SANTA MESSA DOMENICALE DI P.LIVIO- 🌾🍇 Benedizione: 🔔 15ma Domenica del Tempo Ordinario

L’interiorità”, l’insegnamento di Agostino e il magistero di Leone

Cuore, Parola di Dio, azione, sono le parole chiave di omelie, messaggi, catechesi e discorsi pronunciati in questi due mesi dal Pontefice, tratti dall’insegnamento e dell’esperienza di vita del Vescovo di Ippona

Tiziana Campisi – Città del Vaticano 13 Luglio 2025

ùI tratti della spiritualità agostiniana e alcune tematiche legate all’esperienza di vita di sant’Agostino sono abbondantemente emersi nei discorsi, nelle omelie, nei messaggi e nelle catechesi che Papa Leone XIV ha pronunciato nei primi due mesi di pontificato. In queste parole, condivise con la Chiesa e il mondo, si ritrovano l’interiorità, l’introspezione, la profonda riflessione e analisi intima che ha contraddistinto il cammino esistenziale del vescovo di Ippona. 

Quella capacità di guardarsi dentro, di esaminare i propri sentimenti, le proprie emozioni, i movimenti del cuore, ansie e angosce, gioie e sogni, aneliti e affanni, traspare negli scritti del grande padre della Chiesa e fornisce ai suoi lettori gli strumenti per intraprendere un viaggio dentro di sé che conduce a Dio. Perché, dopo avere cercato tra i manichei la Sapienza – come gliela aveva proposta Cicerone nell’Ortensio -, essere poi approdato nello scetticismo dei filosofi accademici, superato – grazie all’ascolto delle prediche di Ambrogio – con la lettura dei neoplatonici che lo aiutano a “tornare” in sé stesso, ad entrare “nell’intimo” del suo “cuore”, a scoprire la capacità di elevarsi a Dio, a comprendere la dottrina del Verbo, Agostino, con l’aiuto delle Lettere di san Paolo, giunge alla conclusione che Cristo è via, verità e vita.

È il mediatore tra l’uomo e Dio, è la Sapienza fattasi carne, è l’umile redentore dell’umanità, che si è spogliato della sua uguaglianza con Dio divenendo simile agli uomini per salvarli.

Cercare nel cuore ciò che si cerca fuori

Tutto il percorso del filosofo di Tagaste — dai 19 ai 33 anni, ossia da quando si era votato alla filosofia per trovare la sapienza in un’ascesi verso la felicità fino alla totale adesione a Cristo — insegna che l’uomo, per conoscere Dio, deve prima conoscere sé stesso, trascendere la propria esteriorità per giungere alla propria interiorità, dove alberga la luce di Dio ed è impressa la sua immagine. Ecco perché nel De vera religione (39,72) Agostino scrive:

“Non andare fuori di te, ritorna in te stesso, la verità abita nell’uomo interiore”

E nelle Confessioni esorta a cercare «nel nostro cuore Colui che cercavamo fuori» (V, 2) e ancora nel Commento al Vangelo di Giovanni a rientrare nel proprio cuore e lì esaminare «quel che forse percepisci di Dio, perché lì si trova l’immagine di Dio; nell’interiorità dell’uomo abita Cristo» (18, 10). Per Agostino la meta è Dio, l’uomo è proteso verso il suo Creatore, e tutta la sua esistenza è una continua inquieta ricerca. Non a caso Leone XIV, nella messa per l’inizio del suo ministero petrino, il 18 maggio scorso, apre l’omelia con il celebre incipit delle Confessioni: «Ci hai fatti per Te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te». Sollecita, così, ad approfondire la relazione uomo-Dio, a conoscere Gesù.

Sant’Agostino  

Interrogarsi sul proprio rapporto con Dio

Nei discorsi e nelle riflessioni del Pontefice, ricorre spesso il richiamo all’interiorità, l’esortazione a ripartire da sé stessi, per «un quotidiano cammino di conversione», come dice all’indomani della sua elezione, nella celebrazione con i cardinali nella Cappella Sistina, avvertendo che oggi ci sono «contesti in cui Gesù, pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere, a questo livello, in un ateismo di fatto». Per questo parte dal basso, spiegando che bisogna iniziare da sé stessi e interrogarsi sul proprio rapporto con Dio, dal modo in cui ci si relaziona a Cristo.

La crescente ricerca di spiritualità

Costantemente con lo sguardo rivolto all’epoca contemporanea, Leone XIV fa notare, nel Messaggio, datato 28 maggio, per i partecipanti al Seminario “Evangelizzare con le famiglie di oggi e di domani. Sfide ecclesiologiche e pastorali”, che «il nostro è un tempo caratterizzato da una crescente ricerca di spiritualità, riscontrabile soprattutto nei giovani, desiderosi di relazioni autentiche e di maestri di vita». E nel videomessaggio ai giovani di Chicago e del mondo intero (14 giugno) invita «a guardare nel proprio cuore, a riconoscere che Dio è presente e che, forse in molti modi diversi» ci cerca, ci chiama e ci invita «a conoscere suo Figlio Gesù Cristo, attraverso le Scritture, a scoprire quanto è importante per ognuno di noi prestare attenzione alla presenza di Dio nel nostro cuore, a quel desiderio di amore nella nostra vita, per cercare, per cercare veramente, e per trovare i modi in cui possiamo fare qualcosa con la nostra vita per servire gli altri». L’esempio lo offre sant’Agostino, che di fronte alle domande esistenziali, cercando di capire il senso della vita, da dove viene il male, qual è l’origine dell’universo, affrontando un profondo cammino interiore, trova, poi, tutte le risposte in Dio. Il lavoro introspettivo è chiaro già in una delle sue prime opere, i Soliloqui, dove il filosofo di Tagaste rivolge domande a sé stesso – «quasi che io e la mia ragione fossimo due realtà distinte, mentre ero presente io solo», chiarirà nelle Ritrattazioni (1, 4,1) -, individuando i propri obiettivi: «Che cosa dunque vuoi sapere? Tutte queste cose che ho chiesto nella preghiera. Riassumile in poche parole. Desidero avere scienza di Dio e dell’anima? E nulla di più? Proprio nulla. Allora comincia ad investigare» (1, 2,7).

Immagine di Dio

Il Papa sembra prendere spunto da questa analisi interiore quando, ancora ai giovani di Chicago, fa notare: «Tutti viviamo con tante domande nel nostro cuore. Sant’Agostino parla così spesso del nostro cuore “che non ha posa”…».

“Questa inquietudine non è una cosa negativa, e noi non dovremmo cercare modi per estinguere il fuoco, per eliminare o addirittura anestetizzarci alle tensioni che sentiamo, alle difficoltà che sperimentiamo. Dovremmo piuttosto entrare in contatto con il nostro cuore e riconoscere che Dio può operare nella nostra vita, mediante la nostra vita e, attraverso di noi, raggiungere altre persone”

Si rivolge pure alle nuove generazioni nell’omelia pronunciata nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il 20 maggio, in occasione della visita al sepolcro dell’Apostolo delle genti. Riprende le parole di Benedetto XVI alla XXVI Giornata mondiale della gioventù di Madrid (20 agosto 2011) e afferma: «“All’origine della nostra esistenza c’è un progetto d’amore di Dio”», e la fede ci porta ad “aprire il nostro cuore a questo mistero di amore e a vivere come persone che si riconoscono amate da Dio”». Per il Pontefice agostiniano «è qui la radice, semplice e unica, di ogni missione». Ai seminaristi, in occasione del loro Giubileo, (24 giugno), rimarca che «è importante rivolgere l’attenzione sul centro, sul “motore” di tutto il vostro cammino: il cuore», e che «bisogna lavorare sulla propria interiorità, dove Dio fa sentire la sua voce e da dove partono le decisioni più profonde; ma che è anche luogo di tensioni e di lotte, da convertire perché tutta la vostra umanità profumi di Vangelo. Il primo lavoro dunque va fatto sull’interiorità» insiste, ripetendo, ancora una volta «l’invito di sant’Agostino a ritornare al cuore, perché lì ritroviamo le tracce di Dio». «È nell’anima umana, razionale ed intelligente, che bisogna trovare l’immagine del Creatore» si legge ne La Trinità (14, 4,6), dove il santo vescovo di Ippona chiarisce che l’immagine di Dio è nella «parte più nobile dello spirito umano, parte con la quale esso conosce o può conoscere Dio», e seppure «lo spirito umano non sia della stessa natura di Dio, tuttavia l’immagine di quella natura che è superiore ad ogni altra deve essere cercata e trovata presso di noi, in ciò che la nostra natura ha di migliore», e questo anche quando lo spirito «è degradato e deforme per la perdita della partecipazione a Dio» perché «resta tuttavia immagine di Dio» e lo è «in quanto è capace di Dio e può essere partecipe di lui» (14, 8,11).

Ascoltare

Il Pontefice accompagna, con le sue parole, questa analisi interiore: «scendere nel cuore a volte può farci paura, perché in esso ci sono anche delle ferite». E incoraggia: «Non abbiate paura di prendervene cura, lasciatevi aiutare», avvertendo che «senza la vita interiore non è possibile neanche la vita spirituale, perché Dio ci parla proprio lì, nel cuore» e «dobbiamo saperlo ascoltare».

E dà ulteriori indicazioni specificando che «di questo lavoro interiore fa parte anche l’allenamento per imparare a riconoscere i movimenti del cuore: non solo le emozioni rapide e immediate che caratterizzano l’animo dei giovani, ma soprattutto i vostri sentimenti, che vi aiutano a scoprire la direzione della  vita». Poi precisa come «la strada privilegiata che ci conduce nell’interiorità» sia la preghiera, perché «senza l’incontro con Lui, non riusciamo neanche a conoscere veramente noi stessi»; per questo occorre «invocare frequentemente lo Spirito Santo», affinché possa plasmare «un cuore docile, capace di cogliere la presenza di Dio, anche ascoltando le voci della natura e dell’arte, della poesia, della letteratura e della musica, come delle scienze umane».

Ne La Città di Dio (19, 19) scrive infatti Agostino che «l’amore della verità cerca la quiete della contemplazione», e nelle Esposizioni sui Salmi approfondisce l’esperienza della preghiera, che è dialogo con il Signore: «È Dio che parla con te; quando preghi, sei tu che parli con Dio» (85, 7,5). 

In svariate occasioni, inoltre, Leone XIV raccomanda l’ascolto: «Penso che sia importante che tutti noi impariamo sempre di più ad ascoltare, per entrare in dialogo» (Omelia della Messa nella cripta della Basilica di San Pietro, 11 maggio scorso). Guardando, poi, al mondo contemporaneo, il Papa, nell’udienza agli insegnanti delle scuole cattoliche in Irlanda, Inghilterra, Galles e Scozia e ai giovani della diocesi di Copenaghen (5 luglio), riconosce che «oggi, molto spesso, perdiamo la capacità di ascoltare, di ascoltare davvero. Ascoltiamo la musica, le nostre orecchie sono costantemente inondate da ogni genere di input digitale, ma a volte dimentichiamo di ascoltare il nostro cuore» e ribadisce che «è nel nostro cuore che Dio ci parla, che Dio ci chiama e ci invita a conoscerlo meglio e a vivere nel suo amore»; infatti, «attraverso questo ascolto», continua il Pontefice, ci si può aprire «per consentire alla grazia di Dio di rafforzare» la propria «fede in Gesù, così da poter più facilmente condividere tale dono con gli altri».

Le parole chiave

Cuore, Parola di Dio, azione, ecco le parole chiave degli insegnamenti di Leone XIV riguardo all’interiorità: coltivare «nel proprio cuore il seme del Vangelo per poi portarlo nella vita quotidiana, in famiglia, nei luoghi di lavoro e di studio, nei vari ambienti sociali e a chi si trova nel bisogno», e mettere al primo posto «la relazione col Signore, coltivare il dialogo con Lui. Allora Egli ci renderà suoi operai e ci invierà nel campo del mondo come testimoni del suo Regno» (Angelus 6 luglio).

Meloni sui dazi annunciati da Trump: «Pressione per spaventarci, bisogna mantenere la calma e trattare»

di Marco Galluzzo- Corriere della Sera – 13 Luglio 2025

Da Palazzo Chigi sostegno alla Ue e «no alla guerra». Ma la Lega: «Paghiamo l’Europa a trazione tedesca»

A Palazzo Chigi dicono di non essere sorpresi, che in qualche modo una sparata al rialzo da parte del presidente americano era attesa. La prima valutazione è a livello tecnico, scorre in una triangolazione di contatti che vede coinvolta la nostra rappresentanza a Bruxelles, il gabinetto della von der Leyen, la Farnesina e ovviamente gli uffici di Giorgia Meloni. Quello che ne emerge, a caldo, è che si tratta di una tattica negoziale, volta a mettere sotto pressione l’Unione europea.

Anche se a Bruxelles qualcuno comunque avverte la sensazione di una doccia fredda, la nostra diplomazia invece interpreta la lettera di Trump allo stesso modo anche dopo un esame più approfondito. La stessa Meloni, dopo una serie di contatti, si dice convinta che si tratti di «una pressione per spaventarci, uno strumento negoziale, ma bisogna mantenere la calma e continuare a trattare».

Per la premier il rilancio del presidente americano non solo era atteso, forse per sue fonti dirette, ma è anche spiegabile alla luce dei negoziati, e del livello a cui sono arrivati, in entrambi i dossier: quello dei dazi settoriali e quello dei dazi orizzontali.

In ogni caso le stesse sensazioni che la presidente del Consiglio condivide con il suo staff, poco dopo vengono messe nere su bianco in un comunicato di palazzo Chigi, in cui si invita alla prudenza, a non cadere nella trappola di credere sino in fondo al rilancio di Trump: «Il governo italiano continua a seguire con grande attenzione lo sviluppo dei negoziati in corso tra Unione Europea e Stati Uniti, sostenendo pienamente gli sforzi della Commissione europea che verranno intensificati ulteriormente nei prossimi giorni. Confidiamo nella buona volontà di tutti gli attori in campo per arrivare a un accordo equo, che possa rafforzare l’Occidente nel suo complesso, atteso che — particolarmente nello scenario attuale — non avrebbe alcun senso innescare uno scontro commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. Ora è fondamentale rimanere focalizzati sui negoziati, evitando polarizzazioni che renderebbero più complesso il raggiungimento di un’intesa».

Insomma acqua sul fuoco — a differenza di quanto, nella maggioranza, fa la Lega, che accusa «un’Europa a trazione tedesca. No alle ritorsioni, von der Leyen azzeri l’eccesso di burocrazia, vero dazio per le nostre imprese, come l’ideologia green deal» — ma è un atteggiamento che affonda le sue radici in spiegazioni tecniche precise.

Racconta chi è a conoscenza del dossier meglio di altri che in questo momento la Ue sta cercando di chiudere in primo luogo un accordo sui dazi settoriali, acciaio e alluminio, attualmente a un insostenibile 50%, e mercato automobilistico, anche qui fermo a un più che penalizzante 25%. Trump non vuole che i suoi negoziatori facciano troppe concessioni, dunque rilancia e minaccia sul piano parallelo ma diverso dei dazi orizzontali, quelli sui quali i suoi stessi uomini sono già vicini a chiudere un accordo non lontano dal 10%.

Insomma la lettera di Trump farebbe parte di un gioco anche abbastanza scoperto, almeno secondo diverse fonti italiane ed europee, e proprio per questo Meloni chiede a tutti di avere sangue freddo e continuare a negoziare.

Fra l’altro il confronto in corso fra Washington e Bruxelles prevede al momento che il Dipartimento non aprirà altri dossier settoriali su farmaceutica, semiconduttori, metalli come il rame. Che insomma la platea dei mercati e dei prodotti che andrebbero a scontare un dazio orizzontale non inferiore al 10% non si debba restringere, dopo aver chiuso un accordo quadro.

Sono dinamiche tecniche, dove al momento uno dei grandi cambiamenti reali è il numero di Paesi europei che sta chiedendo alla Commissione di chiudere prima possibile, accettando ovviamente sacrifici che siano ammortizzabili in cambio di stabilità, chiarezza delle regole e capacità di programmazione nel medio e lungo periodo. Su questo le Capitali che hanno fretta sono ormai la maggioranza. E a dispetto della lettera di ieri un accordo potrebbe arrivare anche prima dell’inizio di agosto.

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