"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2025 Pagina 16 di 29

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Martedì 15   Luglio  2025

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NUOVO EDITORIALE: I protagonisti dei Segreti di Medjugorje sono visibili

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h. 10. VOI SIETE LA MIA SPERANZA (20)

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Mosca prende in giro Trump: «Lo Zio Sam spara bolle di sapone». Poi la minaccia: parleranno le armi

di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 15 – Luglio – 2025

Dubbi sulle sanzioni secondarie a India e Cina. «Washington non ha le carte per minacciarci»

La foto generata dall’intelligenza artificiale mostra uno Zio Sam con i lineamenti di Donald Trump che con una pistola giocattolo spara bolle di sapone verso le torri del Cremlino. Non si tratta della solita trovata beffarda dei canali ultranazionalisti di Telegram, ma del modo in cui Ria Novosti, una delle tre agenzie di stampa statali, ha deciso di illustrare il suo commento all’annuncio fatto dal presidente americano. Titolo, con ulteriore sberleffo, perché è un’evidente citazione alla frase pronunciata da Trump all’indirizzo di Volodymyr Zelensky, durante il loro primo e disgraziato incontro alla Casa Bianca: «Washington non ha le carte per minacciare Mosca». 

Svolgimento, tutto sul filo dell’ironia: «Gli Stati Uniti hanno di nuovo — per l’ennesima volta! — cambiato la loro politica riguardo alle forniture di armi all’Ucraina. Ieri le fornivano, oggi non le forniscono, domani le forniranno di nuovo. La nostra strategia di stritolare gli armamenti occidentali e di denazificare fisicamente l’Ucraina sta funzionando bene e non c’è motivo di abbandonarla. (…) Restano le sanzioni, i famigerati dazi del 500% che i legislatori americani imporranno a qualsiasi Paese del mondo che acquisti idrocarburi dalla Russia. No, non si tratta di un refuso o di uno zero in più: nei loro piani ci sono davvero dazi del 500%… I nostri principali acquirenti oggi sono India e Cina. Gli Usa vogliono davvero dichiarare un blocco commerciale nei confronti di questi giganteschi Paesi? Sarà davvero molto interessante assistere a questo spettacolo…». 

Se questa è la reazione ufficiale da parte dei media controllati dalla presidenza e dal governo russi, figurarsi gli altri. «Le orecchie di Trump sono accarezzate dagli elogi dei burocrati americani, e lui sembra felice di firmare l’ordine esecutivo necessario, condito con una buona dose di lusinghe su come sta rendendo l’America di nuovo grande con un tratto di penna. “La vanità è decisamente il mio peccato preferito”, diceva il personaggio di Al Pacino nel film L’avvocato del diavolo». A parlare così è la vicepresidente dell’Istituto governativo di ricerche e previsioni strategiche Viktoria Fedosova, di solito su posizioni moderate. Sulla stessa linea il canale Telegram Rybar, che conta un milione e mezzo di abbonati: «La montagna ha partorito un topolino inoffensivo.” 

La retorica statunitense sul mantenimento della pace è stata prevedibilmente sostituita da dichiarazioni sull’imminente fornitura di nuove armi al regime di Kiev. Dal consueto sproloquio di Trump si può distinguere che l’Europa pagherà per l’assistenza. Tutto questo rafforza la nostra convinzione: l’importante per la Russia è rendersi conto che nelle circostanze attuali sono le realtà sul campo di battaglia a determinare la diplomazia, e non il contrario». 

Che giungano dai falchi del partito della guerra o dalle colombe, tutte le reazioni sono dello stesso segno, figlie del riflesso pavloviano che scatta sempre in queste circostanze. Con la Russia gli ultimatum non funzionano, scrive Izvestia, figurarsi i penultimatum. La politica cavalca questo orgoglio nazionale con l’abituale zelo. «Mi affretto a deludere il presidente americano: al momento non commerciamo quasi nulla con gli Stati Uniti, un misero fatturato commerciale di otto miliardi di dollari» dice Aleksej Zhuravlev, vicepresidente della commissione Difesa della Duma. In questo contesto, appaiono quasi stonate le parole caute di Kirill Dimitriev, l’americano del Cremlino con i suoi studi ad Harvard, figura chiave dei negoziati con l’amministrazione Usa, che ricorda «la necessità di un dialogo costruttivo» con gli Usa, sottolineando come la «retorica della pressione sulla Russia» non funzioni più e quanto ci sia bisogno «di correggere gli errori fatti da Biden». 

Grossi dubbi sulle sanzioni secondarie anche da parte di un osservatore neutro come Alexey Kalmykov, commentatore economico per il servizio russo della Bbc: «Se Trump si riferisce alla Cina come principale partner commerciale della Russia, la sua carta è già stata battuta da tempo. Trump ci ha già provato, ma Pechino ha risposto duramente, facendogli passare la voglia. La sua è una minaccia insignificante». Intanto, il canale Telegram Insider, che accumula fonti anonime del Cremlino, afferma che il presidente sta preparando «una dura risposta» a Trump. Ma forse, anche questa è propaganda. Quando le cose sono poco chiare, o lo pongono davanti a un bivio, Vladimir Putin preferisce sempre tacere, e aspettare.  

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Trump darà armi alla Nato per l’Ucraina. A Putin un ultimatum di 50 giorni

di Viviana Mazza – Corriere della Sera – 15 Luglio 2025

Washington invierà missili e Patriot pagati dagli europei. La minaccia delle sanzioni secondarie: dazi al 100% contro Mosca, ambigui quelli su India e Cina che comprano petrolio russo

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Il grande annuncio di Trump sulla guerra in Ucraina atteso da giorni è arrivato ieri. Ed è un annuncio in due parti. La prima parte riguarda le armi: «Forniremo armi alla Nato in grandi quantità. Le consegneranno (a Kiev, ndr) e pagheranno loro al 100%». È un enorme cambiamento di atteggiamento nei confronti degli ucraini rispetto alla sua iniziale convinzione che dare altre armi — soprattutto offensive — a Kiev avrebbe ostacolato il raggiungimento di un accordo di pace. Trump ha chiamato giovedì scorso Mark Rutte, che si trovava in vacanza, per preannunciargli di aver preso la decisione, e convocandolo alla Casa Bianca.

Le armi includono sistemi di difesa aerea Patriot (la Germania intende acquistarne due, annuncia il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius che ieri ha incontrato il capo del Pentagono Pete Hegseth). Tra gli altri Paesi che si sono impegnati a pagare Rutte ha citato Norvegia, Canada, Finlandia, Svezia, Regno Unito e Danimarca. Trump ha detto che c’è un Paese pronto a inviare 17 Patriot a Kiev. Potrebbero trasferirli dalle proprie scorte prima ancora di riceverne di nuovi dagli Usa per accelerare i tempi. Ed è previsto anche l’acquisto di armi offensive, quali missili e munizioni. Secondo il sito Axiosla prima fornitura dagli Usa sarà del valore di 10 miliardi di dollari.

La seconda parte dell’annuncio di Trump è un ultimatum a Putin. «Siamo molto scontenti con la Russia. Ne discuteremo forse un altro giorno e imporremo dazi molto pesanti se non abbiamo un accordo in 50 giorni, dazi del 100%, potete chiamarli dazi secondari, sapete che cosa significa». Di solito il termine è usato per riferirsi a dazi che colpirebbero i partner commerciali, in questo caso di Mosca. Tuttavia, su richiesta di precisazioni, un funzionario della Casa Bianca citato dalla Cnn ha detto che si tratterebbe di dazi del 100% contro la Russia più sanzioni secondarie sui Paesi che acquistano petrolio russo, aumentando l’ambiguità. 

Eventuali dazi Usa sulle importazioni di prodotti russi sarebbero simbolici ma di impatto irrisorio: gli scambi tra i due Paesi sono crollati a 5,5 miliardi l’anno. Invece le sanzioni secondarie sono qualcosa che gli ucraini e i loro sostenitori (repubblicani e democratici) al Congresso americano chiedono da tempo perché isolerebbero Mosca punendo i partner commerciali (Cina e India in particolare) che importano petrolio, gas e uranio

Ieri Trump non si è impegnato ad appoggiare le sanzioni del 500% chieste da una proposta di legge appoggiata da 85 senatori bipartisan e cosponsorizzata dal senatore repubblicano Lindsay Graham: ha detto che può essere molto utile in futuro ma non è certo che ce ne sia bisogno adesso, perché può imporre dazi del 100% «che avrebbero la stessa funzione» senza l’approvazione del Senato. In serata, il leader dei repubblicani al Senato John Thune ha annunciato una frenata su quella legge dopo averne parlato con Trump: «Il presidente vuole fare un tentativo su questo da solo». La minaccia di sanzioni resta dunque vaga: 50 giorni sono tanti, osserva l’Unione europea, pur lieta per la svolta sulle armi. In 50 giorni la Cina e l’India possono sperare che Trump cambi idea: entrambi i Paesi oltretutto stanno trattando sui «dazi reciproci».

La decisione di Trump sembra legata alla telefonata del 3 luglio con Putin. Si è sentito preso in giro; ieri ha detto che Putin ha imbrogliato molti suoi predecessori ma non lui. «Per quattro volte» gli ha fatto credere che la pace fosse vicina. «Non voglio dire che è un assassino, ma è un duro… Abbiamo parlato molto, conversazioni piacevoli, ma poi scende la sera e lancia i missili». Ha raccontato che tornando dalla moglie Melania — slovena — le ha raccontato di essere ottimista dopo una telefonata con Putin. E lei: «Davvero? È stata appena colpita un’altra città».

Gli europei hanno saputo capitalizzare su questa frustrazione per domare gli istinti isolazionisti presenti nell’amministrazione Trump. Rutte ha lasciato cadere una frase significativa ieri: ha definito l’America «il poliziotto del mondo», espressione odiosa per il movimento Maga. La Nato ha convinto Trump proponendogli non «aiuti» a Kiev ma un «accordo», un affare: così può rispettare la promessa elettorale di non spendere soldi nelle guerre all’estero. 

Il fatto che gli europei siano pronti a pagare (per le armi e il 5% del Pil per la difesa della Nato) li rivaluta ai suoi occhi: «L’Europa è molto coinvolta in questa guerra. All’inizio non lo pensavo, ma stanno pagando per ogni cosa». Gli ucraini e gli europei hanno argomentato che l’invio rapido di armi porterà Putin al tavolo negoziale. Ma resta la solita domanda: se Putin non lo fa, fino a che punto Trump è pronto a punirlo? Quando un giornalista gli ha chiesto cosa farà se Putin sceglie l’escalation, il presidente ha detto: «Non farmi una domanda del genere»

Xi Jinping commissariato? La «scomparsa» del leader, il silenzio dei media di Stato: cosa sta succedendo in Cina

di Federico Fubini – Corriere della Sera – 14 Luglio 2025

È molto inusuale che il leader della Cina faccia perdere le sue tracce per due volte in poco tempo, tra maggio e luglio. Cosa sta succedendo a Pechino?

Un paio di mesi fa, a Pechino, era sparito Gao Shanwen, l’economista cinese che aveva definito falsi i dati economici del suo PaeseNo, la crescita effettiva non sarebbe al 5% dichiarato dal governo – aveva detto Gao – ma sarebbe di poco sopra al 2%. E no, la disoccupazione giovanile non sarebbe al pur elevato 17%, ma intorno al 40%. Così Gao era sparito, e lo resta.

È passato poco tempo, ma non immaginavo che il prossimo cinese la cui scomparsa avrei raccontato avrebbe portato il nome di Xi Jinping

Lui, sì: il segretario del partito comunista, il presidente della Repubblica popolare e presidente della Commissione militare centrale, giunto a un terzo mandato senza precedenti dai tempi di Mao Zedong. È sparito, all’età di 72 anni. Poi, chiaro, è riapparso. Ma non è normale che Xi faccia perdere le proprie tracce per ben due settimane e per due volte di seguito, fra maggio e luglio

È anche la prima volta dal 2012 che Xi rinuncia al vertice annuale dei Bric: in Brasile, una settimana fa, non c’era. Ancora meno normale è che per ben tre giorni di seguito – fra il due e il cinque di giugno scorsi – il Quotidiano del Popolo e l’agenzia ufficiale Xinhua abbiano evitato di citare in qualunque modo il leader del Paese

Curioso poi è il brusco calo – notato dagli osservatori – dei riferimenti al «Pensiero di Xi Jinping» quale principio-guida del partito nelle comunicazioni del Consiglio di Stato e del ministero degli Esteri. Cosa sta accadendo attorno al leader più potente della prima economia del mondo (in volumi di produzione) dai tempi di Deng Xiaoping? 

Nessuno, dall’esterno, può saperlo. Non è affatto probabile che Xi Jinping stia per cadere come Mikhail Gorbaciov cadde nell’agosto del 1991. Ma qualcosa sta succedendo… (Continua)

In Brasile migliaia di droni hanno formato l’immagine della Madonna Aparecida davanti a Cristo Redentore. Una meraviglia! 🙏💙

🔴LIVE🔴Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Dicembre 1988

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🔴LIVE🔴Medjugorje: perché non ho dubbi – di Padre Livio – Perché la Madonna ha confidato i Segreti ai Veggenti? 14/07/2025

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