di Viviana Mazza – Corriere della Sera – 15 Luglio 2025

Washington invierà missili e Patriot pagati dagli europei. La minaccia delle sanzioni secondarie: dazi al 100% contro Mosca, ambigui quelli su India e Cina che comprano petrolio russo

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Il grande annuncio di Trump sulla guerra in Ucraina atteso da giorni è arrivato ieri. Ed è un annuncio in due parti. La prima parte riguarda le armi: «Forniremo armi alla Nato in grandi quantità. Le consegneranno (a Kiev, ndr) e pagheranno loro al 100%». È un enorme cambiamento di atteggiamento nei confronti degli ucraini rispetto alla sua iniziale convinzione che dare altre armi — soprattutto offensive — a Kiev avrebbe ostacolato il raggiungimento di un accordo di pace. Trump ha chiamato giovedì scorso Mark Rutte, che si trovava in vacanza, per preannunciargli di aver preso la decisione, e convocandolo alla Casa Bianca.

Le armi includono sistemi di difesa aerea Patriot (la Germania intende acquistarne due, annuncia il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius che ieri ha incontrato il capo del Pentagono Pete Hegseth). Tra gli altri Paesi che si sono impegnati a pagare Rutte ha citato Norvegia, Canada, Finlandia, Svezia, Regno Unito e Danimarca. Trump ha detto che c’è un Paese pronto a inviare 17 Patriot a Kiev. Potrebbero trasferirli dalle proprie scorte prima ancora di riceverne di nuovi dagli Usa per accelerare i tempi. Ed è previsto anche l’acquisto di armi offensive, quali missili e munizioni. Secondo il sito Axiosla prima fornitura dagli Usa sarà del valore di 10 miliardi di dollari.

La seconda parte dell’annuncio di Trump è un ultimatum a Putin. «Siamo molto scontenti con la Russia. Ne discuteremo forse un altro giorno e imporremo dazi molto pesanti se non abbiamo un accordo in 50 giorni, dazi del 100%, potete chiamarli dazi secondari, sapete che cosa significa». Di solito il termine è usato per riferirsi a dazi che colpirebbero i partner commerciali, in questo caso di Mosca. Tuttavia, su richiesta di precisazioni, un funzionario della Casa Bianca citato dalla Cnn ha detto che si tratterebbe di dazi del 100% contro la Russia più sanzioni secondarie sui Paesi che acquistano petrolio russo, aumentando l’ambiguità. 

Eventuali dazi Usa sulle importazioni di prodotti russi sarebbero simbolici ma di impatto irrisorio: gli scambi tra i due Paesi sono crollati a 5,5 miliardi l’anno. Invece le sanzioni secondarie sono qualcosa che gli ucraini e i loro sostenitori (repubblicani e democratici) al Congresso americano chiedono da tempo perché isolerebbero Mosca punendo i partner commerciali (Cina e India in particolare) che importano petrolio, gas e uranio

Ieri Trump non si è impegnato ad appoggiare le sanzioni del 500% chieste da una proposta di legge appoggiata da 85 senatori bipartisan e cosponsorizzata dal senatore repubblicano Lindsay Graham: ha detto che può essere molto utile in futuro ma non è certo che ce ne sia bisogno adesso, perché può imporre dazi del 100% «che avrebbero la stessa funzione» senza l’approvazione del Senato. In serata, il leader dei repubblicani al Senato John Thune ha annunciato una frenata su quella legge dopo averne parlato con Trump: «Il presidente vuole fare un tentativo su questo da solo». La minaccia di sanzioni resta dunque vaga: 50 giorni sono tanti, osserva l’Unione europea, pur lieta per la svolta sulle armi. In 50 giorni la Cina e l’India possono sperare che Trump cambi idea: entrambi i Paesi oltretutto stanno trattando sui «dazi reciproci».

La decisione di Trump sembra legata alla telefonata del 3 luglio con Putin. Si è sentito preso in giro; ieri ha detto che Putin ha imbrogliato molti suoi predecessori ma non lui. «Per quattro volte» gli ha fatto credere che la pace fosse vicina. «Non voglio dire che è un assassino, ma è un duro… Abbiamo parlato molto, conversazioni piacevoli, ma poi scende la sera e lancia i missili». Ha raccontato che tornando dalla moglie Melania — slovena — le ha raccontato di essere ottimista dopo una telefonata con Putin. E lei: «Davvero? È stata appena colpita un’altra città».

Gli europei hanno saputo capitalizzare su questa frustrazione per domare gli istinti isolazionisti presenti nell’amministrazione Trump. Rutte ha lasciato cadere una frase significativa ieri: ha definito l’America «il poliziotto del mondo», espressione odiosa per il movimento Maga. La Nato ha convinto Trump proponendogli non «aiuti» a Kiev ma un «accordo», un affare: così può rispettare la promessa elettorale di non spendere soldi nelle guerre all’estero. 

Il fatto che gli europei siano pronti a pagare (per le armi e il 5% del Pil per la difesa della Nato) li rivaluta ai suoi occhi: «L’Europa è molto coinvolta in questa guerra. All’inizio non lo pensavo, ma stanno pagando per ogni cosa». Gli ucraini e gli europei hanno argomentato che l’invio rapido di armi porterà Putin al tavolo negoziale. Ma resta la solita domanda: se Putin non lo fa, fino a che punto Trump è pronto a punirlo? Quando un giornalista gli ha chiesto cosa farà se Putin sceglie l’escalation, il presidente ha detto: «Non farmi una domanda del genere»