"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2025 Pagina 18 di 29

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 394 – LA PREGHIERA CRISTIANA – LA CHIAMATA UNIVERSALE ALLA PREGHIERA

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Muore a 19 anni per un tumore, il giorno dopo squilla la notifica sul telefono: «Buon compleanno, mamma». Lei: «Un segno: lui è ancora qui»

di Alice D’Este – Corriere della Sera – 12 Luglio 2025

Andrea Falcone malato da anni, la madre: «Quando ho visto l’alert mi sono emozionata, è come se lui fosse ancora presente. È morta la malattia, non lui»

Andrea Falcone è morto il 7 luglio, pochi minuti prima della mezzanotte, a Preganziol (Treviso), dopo cinque anni dalla scoperta del sarcoma di Ewing. La mattina successiva, il giorno del compleanno di sua mamma Grazia Di Bari, nel telefonino di Andrea è squillata una sveglia: «Buon compleanno mamma», diceva il testo. Un promemoria, certamente. Ma dietro quel semplice alert anche un simbolico messaggio postumo,  lasciato da Andrea appositamente per la mamma, e recapitato in un modo inusuale. «Per me è stata una grande emozione – dice Grazia Di Bari, mamma di Andrea – quando ho aperto gli occhi ho trovato la scritta che si illuminava sul telefono, come se ci fosse lui a darmi quel messaggio in quel momento».

La famiglia di Andrea è da sempre molto religiosa. La madre Grazia e il padre Vincenzo non hanno mai smesso di pregare, durante l’evolversi della malattia del figlio, scoperta quando Andrea aveva 14 anni, durante una visita di controllo nel 2020 per un nodulo sulla schiena. «Andrea all’inizio si arrabbiava molto – racconta Grazia, insegnante di religione – mi diceva: “perché reciti il rosario? Non vedi che non serve a nulla e sto sempre peggio? Era agnostico anni fa. Poi la sofferenza l’ha cambiato». Durante la malattia e le cure prima a Padova poi a Treviso Andrea non aveva mai mollato, aveva continuato a studiare al liceo delle Canossiane e aveva affrontato le cure con tutta la sua forza. «Andrea era un guerriero – dice la mamma – ad ogni “caduta” si rimetteva in piedi. Dopo le chemioterapie, ad esempio, è riuscito a guidare di nuovo, ad andare in moto. «In alcuni momenti il dolore era tale che non si riusciva a tenere a bada nemmeno con la morfina ad alto livello – dice la mamma – ma lui non ha mai smesso di combattere, con il corpo e con lo spirito. Oggi la malattia è morta, lui no».

Nell’ultimo periodo, poco prima della fine, la fede di Andrea era infatti diventata più stabile, quasi inscalfibile. «In poco tempo è cambiato tutto – dice Grazia – nell’ultimo mese prima della sua morte era lui che mi preparava alla fine. Mi diceva: “Mamma la mia vita qui è finita, la sofferenza mi è servita per capire le cose fino in fondo. La mia missione non è più su questa terra, ma ora sono preoccupato per te. Se non potrò darti dei segni della mia esistenza dopo la morte come farò a consolarti?». Ed è anche per questo che, di fronte all’alert di auguri, Grazia si è commossa nel profondo. «Gli dicevo sempre: “Quando morirai non ce la farò a stare senza di te fisicamente, dammi dei segni, per alleviare il mio dolore”. So che sembra assurdo ma credo che me li stia dando e il pensiero mi conforta molto». 

E ancora: «Ma anche quando era ancora in vita era lui a consolare me. Mi diceva “mamma non piangere, dobbiamo fare insieme qualcosa di grande. Io non so dire se dopo questo dolore la mia fede sia cresciuta o diminuita. Sicuramente so in modo più chiaro di prima cosa sono chiamata a fare – conclude la mamma -. Andrea prima di morire mi ha dato degli input su questo: mi ha detto “dobbiamo aiutare i ragazzi che come me hanno sofferto e soffrono, in particolare chi vive nella disperazione o perché ha una malattia, o per una sofferenza personale e si sente senza via d’uscita”. Ecco, io farò di tutto per seguire questa sua richiesta». 

STAMANE ALLA CROCE BLU

Pensieri sui Vangeli festivi – di P. Livio – domenica XV del T.O.

Vangelo

Chi è il mio prossimo?

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
 
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 11 luglio 2010

(Video)

Cari fratelli e sorelle,

Da qualche giorno – come vedete – ho lasciato Roma per il soggiorno estivo di Castel Gandolfo. Ringrazio Dio che mi offre questa possibilità di riposo. Ai cari abitanti di questa bella cittadina, dove torno sempre volentieri, rivolgo il mio cordiale saluto. Il Vangelo di questa domenica si apre con la domanda che un dottore della Legge pone a Gesù: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lc 10,25). Sapendolo esperto nelle Sacre Scritture, il Signore invita quell’uomo a dare lui stesso la risposta, che infatti egli formula perfettamente, citando i due comandamenti principali: amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze, e amare il prossimo come se stessi. Allora il dottore della Legge, quasi per giustificarsi, chiede: “E chi è mio prossimo?” (Lc 10,29). Questa volta, Gesù risponde con la celebre parabola del “buon Samaritano” (cfr Lc 10,30-37), per indicare che sta a noi farci “prossimo” di chiunque abbia bisogno di aiuto. Il Samaritano, infatti, si fa carico della condizione di uno sconosciuto, che i briganti hanno lasciato mezzo morto lungo la strada; mentre un sacerdote e un levita erano passati oltre, forse pensando che a contatto con il sangue, in base ad un precetto, si sarebbero contaminati. La parabola, pertanto, deve indurci a trasformare la nostra mentalità secondo la logica di Cristo, che è la logica della carità: Dio è amore, e rendergli culto significa servire i fratelli con amore sincero e generoso.

Questo racconto evangelico offre il “criterio di misura”, cioè “l’universalità dell’amore che si volge verso il bisognoso incontrato «per caso» (cfr Lc 10,31), chiunque egli sia” (Enc. Deus caritas est, 25). Accanto a questa regola universale, vi è anche un’esigenza specificamente ecclesiale: che “nella Chiesa stessa, in quanto famiglia, nessun membro soffra perché nel bisogno” (ibid.). Il programma del cristiano, appreso dall’insegnamento di Gesù, è “un cuore che vede” dove c’è bisogno di amore, e agisce in modo conseguente (cfr ivi, 31).

Cari amici, desidero anche ricordare che oggi la Chiesa fa memoria di san Benedetto da Norcia – il grande Patrono del mio Pontificato – padre e legislatore del monachesimo occidentale. Egli, come narra san Gregorio Magno, “fu un uomo di vita santa … di nome e per grazia” (Dialogi, II, 1: Bibliotheca Gregorii Magni IV, Roma 2000, p. 136). “Scrisse una Regola per i monaci… specchio di un magistero incarnato nella sua persona: infatti il santo non poté nel modo più assoluto insegnare diversamente da come visse” (Ivi, II, XXXVI: cit., p. 208). Il Papa Paolo VI proclamò san Benedetto Patrono d’Europa il 24 ottobre 1964, riconoscendone l’opera meravigliosa svolta per la formazione della civiltà europea.

Affidiamo alla Vergine Maria il nostro cammino di fede e, in particolare, questo tempo di vacanze, affinché i nostri cuori non perdano mai di vista la Parola di Dio e i fratelli in difficoltà.

Papa Leone XIV: “L’amore di Dio per l’umanità è un’unica ed eterna realtà”

Il Papa stamane ha ricevuto nel Cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo i capitoli generali di otto istituti religiosi

Di Marco Mancini

Castel Gandolfo , sabato, 12. luglio, 2025 11:15 (ACI Stampa).

“Vi siete riuniti per pregare, confrontarvi e riflettere insieme su ciò che il Signore vi chiede per il futuro. I vostri Fondatori e Fondatrici, docili all’azione dello Spirito Santo, vi hanno lasciato in eredità carismi diversi per l’edificazione del Corpo di Cristo e proprio perché quest’ultimo cresca secondo i disegni di Dio, la Chiesa vi chiede il servizio che state svolgendo”. Lo ha detto stamane Leone XIV, ricevendo nel Cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, i capitoli generali di otto istituti religiosi.

“I vostri rispettivi Istituti – ha osservato il Papa – incarnano aspetti tra loro complementari della vita e dell’azione di tutto il Popolo di Dio: l’offerta di sé in unione al Sacrificio di Cristo, la missione ad gentes, l’amore alla Chiesa custodito e trasmesso, l’educazione e la formazione dei giovani. Si tratta di vie differenti con cui si esprime in forma carismatica l’unica ed eterna realtà che le anima tutte: l’amore di Dio per l’umanità”.

Ogni Congregazione – ha ricordato ancora il Pontefice – “ha individuato angolature particolari, alla luce delle quali rileggere l’eredità ricevuta, per aggiornarne e attualizzarne i contenuti. Anche queste piste di lavoro, che avete scelto durante il tempo della preparazione, nella preghiera e nell’ascolto vicendevole, sono un dono prezioso in quanto frutto dello Spirito. È Lui che attraverso l’apporto di molti, sotto la guida dei Pastori, aiuta la comunità cristiana a camminare nella carità verso la piena verità”.

Il Papa ha citato poi le linee guida dei lavori dei capitoli generali: “rinnovare un autentico spirito missionario, fare propri i sentimenti che furono di Cristo Gesù, radicare la speranza in Dio, tenere viva nel cuore la fiamma dello Spirito, promuovere la pace, coltivare la corresponsabilità pastorale nelle chiese locali. Possa ciò rinnovare e confermare in tutti noi la consapevolezza e la gioia di essere Chiesa, e in particolare spronare voi, nel discernimento capitolare, a pensare in grande, come tasselli unici di un disegno che vi supera e vi coinvolge al di là delle vostre stesse aspettative”.

Pensieri sui Vangeli Festivi: XV Domenica del Tempo Ordinario – Di Padre Livio

Il Papa: visitare un anziano è incontrare Gesù, ci libera da indifferenza e solitudine

Pubblicato il Messaggio di Leone XIV per la V Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani del 27 luglio. Il Pontefice chiede alle chiese sul territorio e alle istituzioni ecclesiali di iniziare una “rivoluzione della cura”, andando a trovare e prendendosi cura degli anziani, chiamati a loro volta a “testimoniare la speranza”

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Ogni parrocchia, ogni associazione, ogni gruppo ecclesiale è chiamato a diventare protagonista della “rivoluzione” della gratitudine e della cura, da realizzare facendo visita frequentemente agli anziani

Papa Leone XIV, nel suo Messaggio in occasione della quinta Giornata dei Nonni e degli Anziani del prossimo 27 luglio, affida alla Chiesa sul territorio il compito di realizzare un atto eversivo e inattuale per i nostri tempi, che tendono piuttosto a ”mettere ai margini” e “dimenticare” le persone anziane.

Indulgenza giubilare per chi visita un anziano solo

Amarle, farsi loro prossimi, visitarle sono gesti che hanno un valore liberante e redentivo, sia per chi visita, che per chi viene visitato, afferma Papa Leone XIV nel suo Messaggio, in cui ribadisce la decisione che “quanti non potranno venire a Roma, quest’anno, in pellegrinaggio”, potranno “conseguire l’Indulgenza giubilare se si recheranno a rendere visita per un congruo tempo agli anziani in solitudine, quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro”.

Visitare un anziano è un modo per incontrare Gesù, che ci libera dall’indifferenza e dalla solitudine

Questa chiamata del Pontefice alla “rivoluzione della cura” realizza la ragion d’essere della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che secondo le intenzioni di Papa Francesco – il quale con forza la volle istituire nel 2021 – doveva servire proprio come occasione per “incontrare chi è solo”.

Anziani, protagonisti di salvezza

La logica di Dio nella Bibbia è del tutto opposta a quella della marginalizzazione e della dimenticanza di cui gli anziani sono spesso vittime nelle nostre società. “La Sacra Scrittura – ricorda Leone XIV – presenta diversi casi di uomini e donne già avanti negli anni, che il Signore coinvolge nei suoi disegni di salvezza”. Abramo e Sara, Zaccaria ed Elisabetta, Nicodemo, e persino Mosè, “chiamato a liberare il suo popolo quando aveva ben ottant’anni”, sono tutte persone il cui “sguardo di speranza nel futuro” sembrerebbe già chiuso, e invece “il Signore li coinvolge nei suoi disegni di salvezza”, perché, spiega il Pontefice, “ai suoi occhi la vecchiaia è un tempo di benedizione e di grazia e gli anziani, per Lui, sono i primi testimoni di speranza”.

La vita della Chiesa e del mondo, infatti, si comprende solo nel susseguirsi delle generazioni, e abbracciare un anziano ci aiuta a capire che la storia non si esaurisce nel presente, né si consuma tra incontri veloci e relazioni frammentarie, ma si snoda verso il futuro

Fragilità ed inesperienza

Di questa speranza possono beneficiare proprio le giovani generazioni per costruire sulla roccia la casa del loro futuro:

Se dunque è vero che la fragilità degli anziani necessita del vigore dei giovani è altrettanto vero che l’inesperienza dei giovani ha bisogno della testimonianza degli anziani per progettare con saggezza l’avvenire

Chiamati ad amare ancora

Ma gli anziani non sono solo i destinatari dell’amore e della cura. Nessuna frazione della vita umana, per quanto indebolita dall’avanzare degli anni, è infatti esentata dal compito di amare. Papa Leone cita, in tal senso, le parole scritte dal predecessore Francesco per l’Angelus del 16 marzo, durante il suo ultimo ricovero in ospedale: “Il nostro fisico è debole ma, anche così, niente può impedirci di amare, di pregare, di donare noi stessi, di essere l’uno per l’altro, nella fede, segni luminosi di speranza. Abbiamo una libertà che nessuna difficoltà può toglierci: quella di amare e di pregare. Tutti, sempre, possiamo amare e pregare”.

Fiduciosi in Dio

“Soprattutto da anziani, dunque, perseveriamo fiduciosi nel Signore”, esorta quindi il Papa nelle righe conclusive del testo.

Lasciamoci rinnovare ogni giorno dall’incontro con Lui, nella preghiera e nella santa Messa. Trasmettiamo con amore la fede che abbiamo vissuto per tanti anni, in famiglia e negli incontri quotidiani: lodiamo sempre Dio per la sua benevolenza, coltiviamo l’unità con i nostri cari, allarghiamo il nostro cuore a chi è più lontano e, in particolare, a chi vive nel bisogno. Saremo segni di speranza, ad ogni età

Meloni soddisfatta per le aperture degli Usa, ma resta il nodo delle spese militari: conclusa la conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina

di Marco Galluzzo – Corriere della Sera – 12 Luglio 2025

Bilaterale con Dombrovskis sulle modifiche al Patto di stabilità

La descrivono stanca, ma estremamente soddisfatta. Di mattina si divide fra una supervisione a distanza, da palazzo Chigi, delle fasi finali della due giorni di Conferenza internazionale sulla ricostruzione dell’Ucraina, e un incontro nel suo studio con il Commissario europeo all’Economia, quel Valdis Dombrovskis che tante volte in passato non è stato tenero con il governo italiano. Ma oggi le relazioni con la Commissione sono diverse dal passato, segnate dal rapporto molto saldo della premier con quella Ursula von der Leyen che non ha mancato l’appuntamento romano, nonostante la mozione di sfiducia in discussione, nelle stesse ore, a Bruxelles.

Ma prima ancora dei dettagli sul dossier trattato con Dombrovskis a palazzo Chigi c’è il tempo di collezionare complimenti per l’organizzazione della Conferenza, filata via liscia con risultati concreti condivisi da tutti gli attori presenti, ma che ha avuto un suggello nella presenza dell’inviato speciale per l’Ucraina, il generale Keith Kellogg, ricostruendo dopo mesi un formato di unità dell’Occidente sul quale Giorgia Meloni lavora in modo costante da mesi e che non ha mai smesso di perseguire. La presenza di Kellogg a Roma, in videocollegamento con la coalizione dei Volenterosi guidata da Francia e Gran Bretagna, è stata il risultato di un lavoro diplomatico che Meloni ha seguito passo dopo passo e soprattutto cercato.

Può essere forse sopravvalutato ma indubbiamente è stato un risultato che fotografa una situazione di maggiore vicinanza, almeno sull’Ucraina, fra Unione europea e Stati Uniti, sul quale Meloni si è spesa in modo anche personale, e al quale ha contribuito il recente disgelo della relazioni fra Parigi e Roma. Non è un caso che ieri il ministro degli esteri francese, Jean Noel Barrot, abbia avuto un lungo e proficuo incontro con Tajani, non è un caso che il cancelliere Merz fosse presente a Roma, non è un caso neppure la cronaca di dettagli minori, ma significativi: ieri erano nella Capitale per incontri con il nostro governo sia il consigliere diplomatico di Merz che quello di Macron.

Il ritorno delle forniture militari americane verso Kiev, seppure attraverso dinamiche e contabilità della Nato, annunciato da Trump ieri, è una delle scommesse che la nostra premier non ha mai rinunciato a reiterare, nemmeno nei momenti di maggiore distanza, se non crisi, fra Washington e gli alleati europei. Le parole che Kellogg ha pronunciato, rimarcando che venivano anche da Trump, sulla necessità di non mollare nella difesa dell’Ucraina e di restare uniti come comunità internazionale occidentale è stato un altro risultato di cui Meloni va fiera.

Con la testa al futuro ora il nostro governo è concentrato nel far passare alcune piccole modifiche al Patto di Stabilità europeo che consentano anche a Paesi come il nostro, che sono sotto procedura di infrazione per il deficit, di poter spendere e fare investimenti, nel settore della Difesa, e di riflesso anche nell’aiuto a Kiev, senza incappare in regole che possono diventare paradossali.

Un tema che è stato al cuore del bilaterale tra Giorgia Meloni e Vladis Dombrovskis. Un colloquio a porte chiuse, a Palazzo Chigi, sul quale viene diffusa soltanto una nota, ma molto esplicita, alla fine. «Abbiamo discusso degli sviluppi economici, dell’importanza di rafforzare la competitività e di aumentare la spesa per la difesa», conferma su X Dombrovskis, che si dice «grato all’Italia — e personalmente alla premier Meloni — per il suo fermo sostegno» a Kiev.

Mentre Palazzo Chigi sottolinea che la conversazione è ruotata anche intorno all’importanza di promuovere la competitività delle imprese e il processo di semplificazione della normativa comunitaria. E soprattutto di cambiare alcune regole per consentire all’Italia di fare quegli investimenti militari che sono ormai indifferibili, sia per gli impegni assunti in ambito Nato, sia per le effettive e credibili capacità di deterrenza e funzionalità delle nostre forze armate.

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: SONO VOSTRA MADRE E VI AMO – Puntata 2🙏

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SORRISI DALLA TERRA SANTA – STUDI DI RADIO MARIA NAZARETH

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