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Mese: Giugno 2025 Pagina 4 di 31

Sacro Cuore di Gesù


autore: Pompeo Batoni anno: 1767 titolo: Sacro Cuore di Gesù

Titolo: L’adorazione del cuore di Cristo

Ricorrenza: 27 giugno

Tipologia: Solennità

Nella città di Paray-le-Monial, in un monastero della Visitazione, verso l’anno 1670, trovandosi in un giorno dell’ottava del Corpus Domini, Santa Margherita Maria Alacoque, prostrata innanzi al Santissimo Sacramento esposto alla pubblica adorazione, le apparve Gesù, e le diede a vedere il suo SS. Cuore.

Era questo tutto investito da fiamme, circondato da una corona di spine, squarciato da una ferita, e con una croce piantatavi sopra. « Vedi, disse Gesù alla sua adoratrice, vedi questo Cuore che si strugge d’amore per gli uomini, ciò nonostante non riceve che ingratitudine e oltraggi. Questo Cuore è sempre disposto a versare grazie e benedizioni sopra di tutti; ma gli oltraggi continui che mi fanno, ne impediscono la diffusione.

Pensa tu adunque a riparare un sì lagrimevole disordine, e fa che il venerdì successivo all’ottava consacrata all’onore del mio Divin Corpo, sia specialmente consacrato all’onore del mio Divin Cuore, riparando con onorevole ammenda e devota comunione le offese che ricevo nella divina Eucaristia. Io spargerò abbondanti benedizioni su quanti mi presteranno questo culto; e a te affido l’incarico di far conoscere ed eseguire il mio volere ». Margherita, si accinse all’adempimento della volontà di Gesù.

La grande devozione di Santa Margherita al Sacro Cuore è testimoniata fedelmente nelle sue lettere tramandate negli anni: “«Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi e a consumarsi per testimoniare loro il suo Amore”

Il Pontefice Clemente X approvò solennemente la devozione al Sacro Cuore e l’arricchì di molte indulgenze. Pio IX ne estese la festa a tutta la Chiesa e Pio XI innalzò la festa a rito doppio di prima classe con ottava.

MASSIMA. Imparate da me che sano mansueto umile di Cuore.

PRATICA. Rinnovate la vostra consacrazione al Sacro Cuore di Gesù.

MARTIROLOGIO ROMANO. Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, il quale, mite e umile di cuore, esaltato sulla croce, è divenuto fonte di vita e di amore, a cui tutti i popoli attingeranno.

CONSACRAZIONE AL
SACRO CUORE DI GESÙ

O Gesù dolcissimo, Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente protesi al vostro Altare. Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per poter vivere a Voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi oggi spontaneamente si consacra al vostro Santissimo Cuore.

Molti purtroppo non vi conobbero mai; molti disprezzando i vostri comandamenti, Vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbiate misericordia e degli uni e degli altri; e tutti quanti attirate al vostro Cuore Santissimo.

O Signore, siate il Re non solo dei fedeli, che non si allontanarono mai da Voi, ma anche di quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi quanto prima ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame.

Siate il Re di coloro che vivono nell’inganno dell’errore, e sono separati da Voi per discordia; richiamateli al porto della verità e all’unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile e un solo pastore.

Siate il Re di tutti coloro che sono avvolti nelle tenebre dell’idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro.

Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, un lavacro di redenzione e di vita, il Sangue già sopra di essi invocato.

Largite, o Signore, incolumità e libertà sicura alla vostra Chiesa, largite a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine; fate che da un capo all’altro della terra risuoni questa unica voce: Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute; a Lui si canti gloria e onore nei secoli. Così sia.

Il Papa ai nuovi sacerdoti: caricarsi sulle spalle chi è perduto e donare il perdono

Nella solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, Leone XIV presiede a San Pietro la Messa con 32 ordinazioni che conclude il Giubileo dedicato ai presbiteri. Ai preti l’invito a mettere al centro l’Eucaristia, a esercitare la carità, prendersi cura del popolo di Dio e coltivare l’unità nella Chiesa. “Guardate al solido esempio di chi nella vita ha servito il Signore e i fratelli con dedizione”, esorta il Pontefice, raccomandando di non lasciarsi affascinare da modelli di successo “inconsistenti”

Tiziana Campisi – Città del Vaticano – 27 Giugno 2025

“Volete esercitare per tutta la vita il ministero sacerdotale nel grado di presbiteri”, “adempiere degnamente e sapientemente il ministero della parola”, “celebrare con devozione e fedeltà i misteri di Cristo”, “implorare la divina misericordia per il popolo a voi affidato”, “essere sempre più strettamente uniti a Cristo”? Le domande che il Papa pone ai 32 ordinandi provenienti da Italia, India, Sri Lanka, Romania, Centrafrica, Saint Vincent and the Grenadines, Camerun, Angola, Vietnam, Etiopia, Tanzania, Ghana, Nigeria, Corea, Messico, Uganda, Australia, Papua Nuova Guinea, Messico, Kenya, Brasile, Croazia, Slovacchia, Ucraina, seguono un’intensa omelia incentrata sul modo in cui i sacerdoti possono rendere “presente nel mondo” il “mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione del Signore” loro “affidato” e su come “contribuire a quest’opera di salvezza”.

Nella solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù e 29.ma Giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, istituita da Giovanni Paolo II nel 1995, Leone XIV presiede, stamani 27 giugno, nella Basilica di San Pietro, la Messa con le ordinazioni sacerdotali che conclude anche il Giubileo dei sacerdoti. Si rivolge anzitutto ai presbiteri “venuti presso la tomba dell’apostolo Pietro a varcare la Porta Santa, per tornare ad immergere nel Cuore del Salvatore” le loro “vesti battesimali e sacerdotali”. Li sprona a mettere al centro della loro vita l’Eucaristia, a non dimenticare la preghiera, a prendersi cura del popolo di Dio, ad esercitare la carità e soprattutto a coltivare l’unità nella Chiesa, dalla quale far scaturire frutti di pace.

I 32 sacerdoti ordinati dal Papa (@Vatican Media)

Non lasciarsi affascinare da modelli inconsistenti

Ai nuovi preti il Pontefice chiede, invece, di tenere presenti quelle “figure meravigliose di santità sacerdotale” che nella Chiesa, ci sono state e ci sono “ancora oggi”: “Preti, martiri, apostoli infaticabili, missionari e campioni della carità”. “Fate tesoro di tanta ricchezza: interessatevi alle loro storie, studiate le loro vite e le loro opere, imitate le loro virtù, lasciatevi accendere dal loro zelo, invocate spesso, con insistenza, la loro intercessione”, sono i consigli del Pontefice.

Il nostro mondo propone troppo spesso modelli di successo e di prestigio discutibili e inconsistenti. Non lasciatevene affascinare! Guardate piuttosto al solido esempio e ai frutti dell’apostolato, molte volte nascosto e umile, di chi nella vita ha servito il Signore e i fratelli con fede e dedizione, e continuatene la memoria con la vostra fedeltà

27/06/2025

Da Ucraina e Caraibi fino alla Papua Nuova Guinea, i nuovi sacerdoti ordinati dal Papa

Provengono da ogni parte del mondo i 32 diaconi che Leone XIV ordina questa mattina, 27 giugno, nella Basilica di San Pietro. Ai media vaticani alcuni di loro raccontano le loro …

Mettere al centro l’Eucaristia ed esercitare la carità

Dalla prima Lettura della liturgia, tratta dal profeta Ezechiele, che “parla di Dio come di un pastore che passa in rassegna il suo gregge, contando le sue pecore una per una: va in cerca di quelle perdute, cura quelle ferite, sostiene quelle deboli e malate”, lo spunto, per il Pontefice per evidenziare ai sacerdoti che “in un tempo di grandi e terribili conflitti”, “l’amore del Signore, da cui siamo chiamati a lasciarci abbracciare e plasmare, è universale”, e dunque “ai suoi occhi – e di conseguenza anche ai nostri – non c’è posto per divisioni e odi di alcun tipo”. Dalla seconda, nella quale San Paolo ricorda “che Dio ci ha riconciliati ‘quando eravamo ancora deboli’ e ‘peccatori’”, sollecitando “ad abbandonarci all’azione trasformante del suo Spirito che abita in noi, in un quotidiano cammino di conversione”, un incoraggiamento e alcune indicazioni.

La nostra speranza si fonda sulla consapevolezza che il Signore non ci abbandona: ci accompagna sempre. Noi però siamo chiamati a cooperare con Lui, prima di tutto mettendo al centro della nostra esistenza l’Eucaristia, “fonte e apice di tutta la vita cristiana”; poi “attraverso la fruttuosa recezione dei sacramenti, soprattutto con la confessione sacramentale frequente”; e infine con la preghiera, la meditazione della Parola e l’esercizio della carità, conformando sempre più il nostro cuore a quello “del Padre delle misericordie”

Un momento della Liturgia dell’ordinazione  

Tutti conoscano Cristo e abbiano la vita eterna

Poi, citando la pagina del Vangelo di Luca dedicata alla “gioia di Dio – e di ogni pastore che ami secondo il suo Cuore – per il ritorno all’ovile di una sola delle sue pecore”, il Pontefice spiega ai preti che “è un invito a vivere la carità pastorale con lo stesso animo grande del Padre”, e pure a coltivare “il suo desiderio: che nessuno vada perduto, ma che tutti, anche attraverso di noi, conoscano Cristo e abbiano in Lui la vita eterna”. E specifica cosa significa tutto questo concretamente.

È un invito a farci intimamente uniti a Gesù, seme di concordia in mezzo ai fratelli, caricandoci sulle spalle chi si è perduto, donando il perdono a chi ha sbagliato, andando a cercare chi si è allontanato o è rimasto escluso, curando chi soffre nel corpo e nello spirito, in un grande scambio d’amore che, nascendo dal fianco trafitto del Crocifisso, avvolge tutti gli uomini e riempie il mondo.

Leone XIV richiama la Lettera Enciclica del suo predecessore Francesco Dilexit nos per rimarcare l’amore smisurato di Cristo, “quel fiume che non si esaurisce mai, che non passa, che si offre sempre di nuovo a chi vuole amare”, l’unico che “renderà possibile una nuova umanità”.

Leone XIV mentre innalza verso i fedeli il Vangelo (@VATICAN MEDIA)

Uniti nella carità

Ma è sul ministero sacerdotale che il Papa si sofferma, “un ministero di santificazione e di riconciliazione per l’unità del Corpo di Cristo”, come si legge nella Lumen gentium, tanto che il Presbiterorum ordinis, altro documento del Concilio Vaticano II, “chiede ai presbiteri di fare ogni sforzo per ‘condurre tutti all’unità nella carità’ armonizzando le differenze perché ‘nessuno […] possa sentirsi estraneo’”, e li invita ad “essere uniti al vescovo e nel presbiterio”. Perché se c’è unità, si saprà “condurre anche gli altri all’ovile del Buon Pastore, per vivere come fratelli nell’unica casa del Padre”. È questo il “frutto gioioso di comunione che unisce fedeli, presbiteri e vescovi”, originato dal “sentirsi tutti riscattati e salvati dalla stessa grazia e dalla stessa misericordia”, di cui parlava Sant’Agostino nel Sermone 340, chiarisce Leone. È il discorso “tenuto in occasione dell’anniversario della sua ordinazione” che contiene “la famosa frase: ‘Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano’”, già citata nel suo primo discorso la sera dell’elezione sul Soglio di Pietro, l’8 maggio scorso.

L’ingresso dei celebranti nella basilica vaticana   (@Vatican Media)

Sulle orme di Cristo per portare pace al mondo

E a proposito di unità, Leone XIV torna a manifestare il suo “grande desiderio”, espresso nella Messa d’inizio pontificato, poco più di un mese fa, di “una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato”, ed esorta a viverla e ad impegnarsi per l’armonia tra i popoli.

Riconciliati, uniti e trasformati dall’amore che sgorga copioso dal Cuore di Cristo, camminiamo insieme sulle sue orme, umili e decisi, fermi nella fede e aperti a tutti nella carità, portiamo nel mondo la pace del Risorto, con quella libertà che viene dal saperci amati, scelti e inviati dal Padre

Il Papa mentre pronuncia l’omelia (@Vatican Media)

Essere vicini al gregge

Infine a quanti sono giunti a Roma da diverse parti del mondo per essere ordinati sacerdoti. Il Pontefice raccomanda “alcune cose semplici”, ma “importanti per il vostro futuro e per quello delle anime che vi saranno affidate”.

Amate Dio e i fratelli, siate generosi, ferventi nella celebrazione dei Sacramenti, nella preghiera, specialmente nell’Adorazione, e nel ministero; siate vicini al vostro gregge, donate il vostro tempo e le vostre energie per tutti, senza risparmiarvi, senza fare differenze, come ci insegnano il fianco squarciato del Crocifisso e l’esempio dei santi.

Per essere capaci di tutto ciò c’è da invocare la “materna protezione della Beata Vergine Maria, Madre dei sacerdoti e Madre della speranza”, conclude Leone XIV, perché ognuno “ogni giorno” possa “configurare sempre più” il proprio “cuore a quello di Cristo”.

Il Papa saluta i concelebranti presenti in Basilica (@Vatican Media)

La Liturgia dell’ordinazione

In una Basilica vaticana gremita, risaltano agli occhi le casule bianche dei quasi 4 mila concelebranti, tra cardinali (10), vescovi (300) e oltre 3 mila sacerdoti, la gran parte dei 5500 presenti, mentre in 3 mila seguono la celebrazione davanti ai megaschermi nell’emiciclo del Bernini. Con il Pontefice concelebrano all’Altare della Confessione il cardinale Lazzaro You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il Clero, e il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio. Suggestiva la Liturgia dell’ordinazione, dopo l’omelia, con le interrogazioni rivolte agli “eletti” al sacerdozio e il loro accostarsi, uno alla volta, al Papa, inginocchiandosi davanti a lui e ponendo nelle sue mani le proprie congiunte. Il momento centrale, dopo le Litanie dei santi durante le quali gli ordinandi si stendono per terra, “l’imposizione delle mani” sul capo e la preghiera su ciascuno da parte del Pontefice e poi di alcuni presbiteri. I 32 ordinati, quindi, sono stati aiutati da altrettanti preti a vestire al modo sacerdotale la stola, indossata fino a quel momento come diaconi, e la casula. È seguita, quindi, l’unzione delle palme delle mani fatta da Leone XIV con il sacro crisma e la consegna del pane sulla patena e del calice con il vino preparati per la Messa. A conclusione del rito, lo scambio dell’abbraccio e del bacio di pace con il Papa e con altri presbiteri. 

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I Sacerdoti Direttori di Radio Maria salutano il Papa

🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Venerdì 27 Giugno 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


+h. 9.00: S. MESSA DEL SANTO PADRE IN OCCASIONE DEL GIUBILEO DEI SACERDOTI

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 378 – IL PARADISO – IL PURGATORIO

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Papa Leone XIV ai sacerdoti: “E’ possibile essere sacerdoti felici, perché Cristo ci ha chiamati e fatti suoi amici”

Il Papa: è bello essere sacerdoti. Servono proposte “forti e liberanti” per i giovani

Leone XIV all’Auditorium Conciliazione per l’incontro internazionale “Sacerdoti Felici”, promosso dal Dicastero per il Clero. Il Pontefice chiede una formazione che sia “cammino di relazione”, parla della crisi vocazionale rassicurando sul fatto che “Dio continua a chiamare”, invita a creare “ambienti impregnati di Vangelo” per tanti giovani che sembrano lontani ma in realtà hanno “sete di infinito”. Poi ai preti assicura: “Nessuno è solo. Contate sulla mia vicinanza”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano – 26 Giugno 2025

Amici, fratelli, figli, pastori, in alcuni casi anche martiri che “hanno donato la vita fino al sangue”, discepoli di cui ritrovare lo “slancio missionario” soprattutto per tanti giovani che “sembrano essersi allontanati dalla fede” ma che invece hanno “sete di infinito e di salvezza”. Leone XIV declina in tanti modi la figura, il ministero e la missione dei sacerdoti (“È bello essere sacerdoti”, afferma), ai quali indica l’enciclica Dilexit nos, l’ultima di Papa Francesco sul Sacro Cuore di Gesù (“dono prezioso per tutta la Chiesa”), come via da seguire per “custodire insieme la mistica e l’impegno sociale, la contemplazione e l’azione, il silenzio e l’annuncio”.

Il saluto al Papa di tutti i sacerdoti del mondo

Il Papa parla dal palco dell’Auditorium Conciliazione, a pochi passi dal Vaticano. È il momento culminante dell’incontro “Sacerdoti Felici – «Vi ho chiamato amici» (Gv 15,15)”, evento internazionale promosso dal Dicastero per il Clero in occasione del Giubileo dedicato a seminaristi e presbiteri. Un appuntamento di dialogo, riflessione e condivisione che riunisce quanti, in diverse zone del mondo, sono impegnati nella pastorale vocazionale e nella formazione nei seminari.

Papa Leone arriva poco dopo le 17, di ritorno dalla Segreteria generale del Sinodo dove ha incontrato i membri del Consiglio ordinario. Fa il suo ingresso dalla scala centrale dell’Auditorium e viene accolto da una lunga ovazione dei circa 1700 presenti e dalle consuete grida di “Viva il Papa” e “Papa Leone!”. Prima si è svolta la sessione di apertura dell’incontro, dedicata a cinque esperienze significative e buone pratiche di pastorale vocazionale messe in atto in Messico, Italia, Argentina, Irlanda, Spagna. L’attesa del Pontefice viene occupata con canti tradizionali partiti dal palco e dalla platea composta da formatori, seminaristi, animatori vocazionali seduti in platea. Quelli che Leone XIV, nel suo discorso, chiama “amici nel Signore” e ai quali esprime “grande gioia” per questo incontro che, “nel cuore dell’Anno Santo”, offre l’opportunità di “testimoniare che è possibile essere sacerdoti felici” e, allo stesso tempo, di “valorizzare il patrimonio di esperienze già maturate” così da far diventare ciò che è seminato in tante comunità “luce e stimolo per tutti”.

L’amicizia con Cristo, sostegno nelle prove e rinnovamento della vocazione

Ringraziando il Dicastero per il Clero per il “servizio generoso e competente”, “vasto e prezioso”, svolto il più delle volte “nel silenzio e nella discrezione”, Leone XIV snoda la sua riflessione a partire dalle parole di Gesù che danno il titolo all’evento: “Vi ho chiamato amici”. Non è solo “una dichiarazione affettuosa verso i discepoli – evidenzia – ma una vera e propria chiave di comprensione del ministero sacerdotale”.

Il sacerdote, infatti, è un amico del Signore, chiamato a vivere con Lui una relazione personale e confidente, nutrita dalla Parola, dalla celebrazione dei Sacramenti e dalla preghiera quotidiana. Questa amicizia con Cristo è il fondamento spirituale del ministero ordinato, il senso del nostro celibato e l’energia del servizio ecclesiale cui dedichiamo la vita. Essa ci sostiene nei momenti di prova e ci permette di rinnovare ogni giorno il “sì” pronunciato all’inizio della vocazione

“Vivere da fratelli tra sacerdoti e tra vescovi, non come concorrenti”

Tre le “implicazioni” che il Papa indica per la formazione sacerdotale. Anzitutto quella di viverla come “cammino di relazione” e non “acquisizione di nozioni”, coinvolgendo “l’intera persona, cuore, intelligenza, libertà”. Cosa che, dice, “richiede ascolto profondo, meditazione, e una ricca e ordinata vita interiore”. Il Vescovo di Roma indica, poi, la “fraternità” come “stile essenziale di vita presbiterale”. Perché diventare amici di Cristo comporta “vivere da fratelli tra sacerdoti e tra vescovi, non come concorrenti o da individualisti”. E la formazione, allora, deve “aiutare a costruire legami solidi nel presbiterio come espressione di una Chiesa sinodale, nella quale si cresce insieme condividendo fatiche e gioie del ministero”.

Come, infatti, noi ministri potremmo essere costruttori di comunità vive, se non regnasse prima di tutto fra noi una effettiva e sincera fraternità?

Il Papa, infine, domanda di “mettere ogni cura nella preparazione dei formatori, perché l’efficacia della loro opera dipende anzitutto dall’esempio di vita e dalla comunione fra loro”. D’altronde, l’istituzione stessa dei Seminari è simbolo che “la formazione dei futuri ministri ordinati non si può svolgere in maniera isolata, ma richiede il coinvolgimento di tutti gli amici del Signore”.

La crisi delle vocazioni e la fedeltà di Dio

Non manca, inoltre, Papa Leone, di pronunciarsi sulla questione delle vocazioni, in un tempo – ormai più che prolungato – caratterizzato dal calo delle “chiamate” soprattutto in Occidente, laddove si assiste ad una grande fioritura in Africa e regioni dell’Asia. “Nonostante i segnali di crisi che attraversano la vita e la missione dei presbiteri, Dio continua a chiamare e resta fedele alle sue promesse”, afferma Papa Prevost, “occorre che ci siano spazi adeguati per ascoltare la sua voce”. Per questo, rimarca, “sono importanti ambienti e forme di pastorale giovanile impregnati di Vangelo, dove possano manifestarsi e maturare le vocazioni al dono totale di sé”.

Ritrovare lo slancio missionario

L’invito è a “ritrovare insieme lo slancio missionario”. “Mediante la nostra azione pastorale, è il Signore stesso che si prende cura del suo gregge, raduna chi è disperso, si china su chi è ferito, sostiene chi è scoraggiato”, assicura il Papa. Imitando l’esempio di Gesù, “cresciamo nella fede e diventiamo perciò testimoni credibili della vocazione che abbiamo ricevuto”.

Quando uno crede, si vede: la felicità del ministro riflette il suo incontro con Cristo, sostenendolo nella missione e nel servizio

“È bello essere sacerdoti”

Ancora una volta Leone XIV ripete nel suo discorso la parola “grazie”, a coloro che sono “venuti da lontano” e a ciascuno “per la dedizione quotidiana, specialmente nei luoghi di formazione, nelle periferie esistenziali e nei luoghi difficili, a volte pericolosi”. “Mentre ricordiamo i sacerdoti che hanno donato la vita, anche fino al sangue – aggiunge – rinnoviamo oggi la nostra disponibilità a vivere senza riserve un apostolato di compassione e di letizia”.

Grazie per ciò che siete! Perché ricordate a tutti che è bello essere sacerdoti, e che ogni chiamata del Signore è anzitutto una chiamata alla sua gioia. Non siamo perfetti, ma siamo amici di Cristo, fratelli tra di noi e figli della sua tenera Madre Maria, e questo ci basta…

Abbracci, saluti e preghiere

Momenti di spontaneità caratterizzano l’ultima parte dell’incontro, con un sacerdote spagnolo che dalle prima fila chiede al Papa di poterlo salutare sul palco. E Leone, con il sorriso, gli risponde: “Se è uno per tutti! Perché dopo anche gli altri vogliono! Siete d’accordo?”. E tutti i sacerdoti: “Sìììì!”. “Uno per tutti! Allora, uno per tutti!”. Il Pontefice improvvisa poi un dialogo con i preti in platea domandando la loro provenienza: “How many from Africa? How many from Asia?”. E tra gli applausi e le urla, intanto il sacerdote spagnolo sale sul palco e dice a Leone XIV di essere stato nominato 23 anni fa da Giovanni Paolo II. Gli presenta poi due zucchetti bianchi, chiedendo di benedirli e indossarli. Il Papa ride, accetta la richiesta e scende dalla piccola pedana per dare un caloroso abbraccio al sacerdote. Infine alcune parole a braccio, prima della benedizione conclusiva, con la richiesta di vivere insieme un momento di preghiera e di ricordare l’importanza della vita spirituale del sacerdote.

Tante volte quando abbiamo bisogno di aiuto, cercate un buon “accompagnante”, un direttore spirituale, un buon confessore. Nessuno qui è solo. E anche se stai lavorando nella missione più lontana, non sei mai solo! Cercate di vivere quello che Papa Francesco tante volte chiamava la “vicinanza”; vicinanza con il Signore, vicinanza con il vostro vescovo, o superiore religioso e vicinanza anche fra di voi, perché voi davvero dovete essere amici, fratelli; vivere questa bellissima esperienza di camminare insieme sapendo che chiamati ad essere discepoli del Signore. Abbiamo una grande missione e tutti insieme lo possiamo fare. Contiamo sempre sulla grazia di Dio, la vicinanza anche da parte mia, e insieme possiamo essere davvero questa voce nel mondo. Grazie

“RINNOVATE LA PREGHIERA IN FAMIGLIA”

L’APPARIZIONE ANNUALE DELLA MADONNA A IVANKA

Ivanka di #Medjugorje ieri 25.06.2025 (apparizione annuale)

“Rinnovate la preghiera in famiglia.
Pregate, pregate, pregate”.

La Madonna ci ha dato la sua benedizione materna.
(foto di Josip Elez)

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