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Mese: Giugno 2025 Pagina 27 di 31

🔴LIVE🔴I DONI DELLO SPIRITO SANTO” Catechesi di Padre Livio puntata 16

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Il grazie di Putin al Papa (e l’attacco a Kiev). L’appello di Leone: «Un gesto per la pace»

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 5 Giun go 2025

Putin non chiamava il Vaticano dal 2021, «parlato anche del lavoro svolto da Zuppi». Parolin pessimista: «Non ci si fida l’uno dell’altro».

04 giu 2025

Il Cremlino, attraverso l’agenzia Interfax, ha fatto sapere ieri sera che Putin e Leone XIV hanno avuto un colloquio telefonico nel quale il presidente russo ha espresso il suo «apprezzamento» per la disponibilità del Papa ad aiutare a risolvere la «crisi» ucraina e «confermato l’interesse a raggiungere la pace attraverso mezzi politici e diplomatici», accusando peraltro Kiev di «scommettere» invece sulla «escalation».  

Il Vaticano ha confermato la telefonata, con una precisazione significativa affidata al portavoce Matteo Bruni: «Il Papa ha fatto un appello affinché la Russia faccia un gesto che favorisca la pace, ha sottolineato l’importanza del dialogo per la realizzazione di contatti positivi tra le parti e per cercare soluzioni al conflitto».

La telefonata di per sé è un passo in avanti notevole, considerato che Francesco aveva ricevuto Putin tre volte in udienza, nel 2013, 2015 e 2019, ma non era più riuscito a parlargli dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022. L’indomani Bergoglio si fece portare all’ambasciata di Mosca ma parlò solo con l’ambasciatore. L’ultima telefonata di Putin a un Papa, a quanto è dato sapere, risaliva al 17 dicembre 2021, quando chiamò Bergoglio per gli auguri di compleanno. Anche il cardinale Matteo Zuppi, in missione di pace a Mosca nel 2023 e nel 2024, fu ricevuto dal consigliere Ushakov e dal ministro degli Esteri Lavrov ma non dal presidente russo.

Subito dopo il conclave, Putin aveva mandato un messaggio di congratulazioni al nuovo Papa, ma non era affatto scontato arrivassero a parlarsi. Il Cremlino dice che «entrambe le parti hanno espresso l’intenzione di proseguire i contatti». La Santa Sede ha aggiunto che «si è parlato della situazione umanitaria, della necessità di favorire gli aiuti dove necessario, degli sforzi continui per lo scambio dei prigionieri e del valore del lavoro che svolge il cardinale Zuppi». Leone XIV «ha fatto riferimento al Patriarca Kirill, ringraziando per gli auguri ricevuti, e ha sottolineato come i comuni valori cristiani possano essere una luce che aiuti a cercare la pace, difendere la vita e cercare un’autentica libertà religiosa».

Detto questo, in Vaticano si considera la situazione con realismo, sapendo quanto sia difficile. La posizione del Pontefice è quella che Leone XIV ha spiegato il 14 maggio, ai rappresentati delle chiese orientali: «La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi… I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo! La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere».

Leone XIV ha ricevuto il presidente ucraino Zelensky il 18 maggio, e chiede «una pace autentica, giusta e duratura». La Santa Sede ha messo a disposizione il proprio territorio per ospitare negoziati. È già avvenuto, nella storia recente: quando il presidente americano Barack Obama e quello cubano Raúl Castro annunciarono il superamento dell’embargo, il 17 dicembre 2014, saltò fuori che le delegazioni dei due Paesi si erano incontrate in segreto tra la Mura vaticane.

La proposta è sempre valida ma il Vaticano non si fa troppe illusioni, fa capire il cardinale Pietro Parolin: «Rimane questa offerta di spazio che il Papa ha fatto all’inizio del suo pontificato. Ma non credo, dalle risposte che ci sono state date, che ci sia speranza che questa possibilità venga sfruttata». 

Il tono del segretario di Stato del Papa è desolato: «Mi dà una enorme tristezza e dolore che non si riesca a stabilire un contatto diretto tra le due parti per cominciare a vedere la fine di questa guerra». Il problema di fondo è «ricreare un clima di fiducia fra le due parti», spiega Parolin: «Non ci si fida l’uno dell’altro, per cui non si è pronti nemmeno a fare delle concessioni».

San Bonifacio


Luogo reliquie:Duomo di Fulda

S. Bonifacio nacque in Inghilterra verso l’anno 680. Educato nella religione cristiana, fin dalla più tenera età mostrò grande amore verso Dio e di Lui parlava con grande gusto.

Due missionari di passaggio per quelle contrade domandarono alloggio nella sua casa, e durante la sosta parlarono di Dio. Il piccolo Bonifacio, approfittando dell’occasione, domandò cosa dovesse fare per salvarsi. Ascoltò attentamente quanto dissero i due padri e Dio, premiando quest’anima candida, fece sentire distintamente nel cuore del fanciullo la sua voce che lo chiamava al suo servizio.

Da quel momento l’idea di farsi sacerdote non si partì più da lui. Ma il padre avendo fondato sul giovane le più lusinghiere speranze, si oppose energicamente, finché una grave malattia non gli fece comprendere il suo dovere di lasciar libero il figlio. Bonifacio allora pensò sol più a corrispondere alla divina chiamata ed entrò nel monastero di Exter dove ricevette la prima educazione.

Alla santità della vita univa pure grande ingegno e amore allo studio, massime della Sacra Scrittura, che fu sempre la fonte inesauribile della sua predicazione. Dopo il regolare corso di studi venne ordinato sacerdote l’anno 710.

Le sue rare doti di santità e di scienza si manifestarono meglio in lui, con ammirazione dei suoi superiori, quando fu mandato all’Arcivescovo di Canterbury per sistemare una delicata questione. Aborriva qualsiasi lode e approvazione; e temendo di poter essere in seguito elevato ad altre cariche, partì dall’Inghilterra e andò in Francia. Ma presto fu costretto al rimpatrio.

Morto poco dopo il suo ritorno l’Abate del monastero, la comunità lo elesse a successore; egli umilmente si rifiutò e andò a predicare tra gli infedeli.

Venuto a Roma, Gregorio II lodò il suo zelo e la sua virtù e gli affidò l’evangelizzazione della Germania.Nella Turingia cominciò il suo apostolato. Quando però morì Rodbodoro re di Frisia, il paese fu inaccessibile ai missionari e Bonifacio si recò da S. Willebrordo, vescovo di Utrecht e insieme esercitarono il sacro ministero. San Willebrordo conosciuta presto la santità e lo zelo di Bonifacio nell’esercizio del sacro ministero, lo volle a suo successore.

Ma egli bramando essere semplice missionario, lasciò Utrecht e passò nell’Ansia.
Gregorio II quasi in premio del gran bene da lui compiuto lo consacrò vescovo della Germania, e Gregorio III gli aggiunse il titolo di arcivescovo.Tuttavia le nuove dignità e i nuovi onori non furono di danno alla propria santificazione, ed egli continuò come prima la vita di travagli apostolici e di lotte interiori. Nel 738 rivide ancora una volta il Papa nella città eterna e nel 753 successe nella sede episcopale di Magonza.Bonifacio ottenne il titolo di arcivescovo e quindi di legato pontificio con poteri straordinari sulla regione da lui governata. Per i suoi servigi alla Chiesa gli venne concesso ben presto il titolo di “apostolo dei cristiani tedeschi”.Il suo pellegrinaggio terreno intanto volgeva al termine; per meglio prepararsi al gran passo, rinunziò al vescovado e attese sol più alla predicazione.

Il 5 giugno del 754 sorpreso insieme a molti altri sacerdoti da una banda di furibondi idolatri, diede il suo sangue per il nome di Gesù Cristo, dopo aver esortati tutti gli altri sacerdoti a prepararsi coraggiosamente al martirio. 


PRATICA. Distacchiamo il cuore dagli onori, beni e piaceri della terra e prepariamoci un tesoro nel cielo, umiliandoci e mortificandoci.

PREGHIERA. Dio, che per lo zelo del beato Bonifacio tuo vescovo e martire, ti sei degnato chiamare alla conoscenza del tuo nome una moltitudine di popoli, concedi, propizio, che mentre celebriamo la sua solennità, sperimentiamo anche il suo patrocinio.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nella Frisia san Bonifacio, Vescovo di Magónza e Martire. Questi, dall’Inghiltérra andato a Roma, dal Papa beato Gregorio secondo fu mandato in Germania per predicare la fede di Cristo a quelle genti, e, avendo ivi sottomesso alla religione Cristiana una grandissima moltitudine, specialmente dei Frisoni, meritò di essere chiamato Apostolo dei Germàni; alla fine nella Frisia dai pagani infuriati colpito con la spada, compì il martirio insieme ad Eóbano Coepiscopo e ad alcuni altri servi di Dio.

Iconografia di San Bonifacio, Vescovo e Martire

San Bonifacio è una figura centrale dell’evangelizzazione della Germania. La sua iconografia riflette il duplice ruolo di vescovo e missionario, nonché il suo martirio, attraverso una serie di attributi distintivi e altamente simbolici.

La spada infilzata nel libro

Un dettaglio iconografico particolarmente suggestivo è quello del libro trafitto da una spada, talvolta sorretto dal santo. Questo elemento deriva da una tradizione agiografica secondo cui San Bonifacio, al momento dell’assalto dei pagani, sollevò un libro liturgico — identificato con il Ragyndrudis Codex — per proteggersi dai colpi. Secondo alcune versioni, il libro fu colpito e trapassato da una spada o da un’ascia. Tale raffigurazione ha assunto un forte valore simbolico:

  • Rappresenta il martirio del santo, avvenuto mentre proclamava il Vangelo;
  • Simboleggia la difesa della Parola di Dio contro la violenza e l’ignoranza;
  • Esprime il contrasto tra la forza spirituale della fede e la brutalità della persecuzione.

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Giovedì 5 giugno 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 9.oo: Pensiero spirituale

LA FORZA DELL’ABBANDONO

La Madonna ci esorta a chiederla allo Spirito Santo

L’abbandono è un affidamento totale e senza riserve

Esige un atteggiamento di profonda umiltà

Richiede la consapevolezza della falsa potenza del male

Richiede una fiducia incondizionata.

“Quando tutto sembrerà perduto io interverrò” (Medaglia Miracolosa)

Esercizio quotidiano dell’abbandono di se stessi a Dio.


 h. 9.30: PENSIERO MARIANO

“Maria tu hai creduto” (13)

Dal libro di padre Livio: “Magnificat – il poema di Maria”


h. 10: I DONI DELLO SPIRITO SANTO (16)


BLOG – blogdipadrelivio.it

Nuovo libro di Padre Livio “Voi siete la mia speranza”


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Leone XIV: Il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna 

 4 Giugno 2025 ore 13:17

di Roberto de Mattei – CR 1901

«Il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo». Così ha detto Leone XIV il 31 maggio 2025, nell’omelia della Messa del Giubileo delle famiglie, sottolineando che questo amore «rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita».

Il significato di questa frase non deve sfuggire, perché oggi troppo spesso la legge morale viene ridotta a un ideale che può essere difficilmente raggiunto. La parola “canone”, nel linguaggio religioso, indica una regola ufficiale della Chiesa, una norma giuridica e morale, una legge oggettiva, che tutti i cristiani sono tenuti ad osservare.

Il matrimonio, uno e indissolubile, formato da un uomo e da una donna, è un’istituzione divina e naturale, voluta da Dio stesso ed elevata da Gesù Cristo alla dignità di Sacramento. La famiglia, fondata sul matrimonio, è perciò una vera società con un’unità spirituale, morale e giuridica, di cui Dio ha fissato la costituzione e i diritti. Chi osserva questa legge riceve da Dio tutte le grazie necessarie ad osservarla. 

Presentare il matrimonio come un ideale, e non come una legge a cui è legata una grazia, equivale ad affermare che questo modello non appartiene al mondo della realtà, ma a quello dei desideri, talvolta irraggiungibili. Significa dunque cadere nel relativismo morale. Gli uomini, per vivere, hanno bisogno di princìpi che possono e debbono essere vissuti: uno di questi è il matrimonio. L’idea, invece, che “il matrimonio è un ideale” percorre l’Esortazione apostolica Amoris Laetitia, del 2016, nella quale Papa Francesco ha insistito sul fatto che questo ideale va proposto gradualmente, accompagnando le persone nel loro cammino. Ma la morale cattolica non è graduale e non ammette eccezioni: o è assoluta o non è. La possibilità di “eccezioni” alla legge nasce proprio dall’idea di un ideale impraticabile. Era la tesi di Lutero, il quale sosteneva che Dio ha dato all’uomo una legge impossibile da seguire. Lutero elaborò perciò il concetto di un “fede fiduciale”, che salva senza le opere, proprio perché i comandamenti non possono essere osservati. Alla concezione luterana dell’impraticabilità della legge, il Concilio di Trento replicò che ci si salva attraverso la fede e le opere. Il Concilio colpisce di anatema chi dice che «per l’uomo giustificato e costituito in grazia, i comandamenti di Dio sono impossibili da osservare» (Denz-H, n. 1568) e afferma: «Dio infatti non comanda l’impossibile; ma quando comanda ci ammonisce di fare quello che puoi, di chiedere quello che non puoi, e ti aiuta perché Tu possa» (Denz.H, n. 1356).

Ci si può trovare di fronte a problemi apparentemente insormontabili, ma in questi casi bisogna fare di tutto, con le proprie forze, per osservare la legge naturale e divina e chiedere a Dio l’aiuto per superare il problema. È di fede cattolica che questo aiuto non mancherà e che ogni problema sarà risolto. Nei casi eccezionali Dio ci offrirà un aiuto straordinario della grazia, proprio perché non ci ha dato una legge impraticabile. La dottrina non è un ideale astratto e la vita del cristiano non è altro che la pratica dei comandamenti, secondo l’insegnamento di Gesù: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osservaquesti mi ama» (Gv 14, 21).   

Per questo, in un’intervista del 2019 riportata da Corrispondenza Romana, il cardinal Burke spiegava: «Qualcuno ha detto che in fin dei conti dobbiamo renderci conto che il matrimonio è un ideale che non tutti possono raggiungere e quindi dobbiamo adattare l’insegnamento della Chiesa alle persone che non riescono a mantenere le promesse matrimoniali. Ma il matrimonio non è un “ideale”. Il matrimonio è una grazia e quando una coppia si scambia i voti, entrambi ricevono la grazia di vivere un legame fecondo e fedele per tutta la vita. Anche la persona più debole, la persona meno formata, riceve la grazia per vivere fedelmente l’alleanza matrimoniale» (qui).

Ma leggiamo con attenzione le parole di Leone XIV: «Negli ultimi decenni abbiamo ricevuto un segno che dà gioia e al tempo stesso fa riflettere: mi riferisco al fatto che sono stati proclamati Beati e Santi dei coniugi, e non separatamente, ma insieme, in quanto coppie di sposi. Penso a Louis e Zélie Martin, i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino; come pure i Beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, la cui vita familiare si è svolta a Roma nel secolo scorso. E non dimentichiamo la famiglia polacca Ulma: genitori e bambini uniti nell’amore e nel martirio. Dicevo che si tratta di un segno che fa pensare. Sì, additando come testimoni esemplari degli sposi, la Chiesa ci dice che il mondo di oggi ha bisogno dell’alleanza coniugale per conoscere e accogliere l’amore di Dio e superare, con la sua forza che unifica e riconcilia, le forze che disgregano le relazioni e le società».

 «Per questo, col cuore pieno di riconoscenza e di speranza, a voi sposi dico: il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo (cfr S. Paolo VI, Lett. Enc. Humanae vitae, 9). Mentre vi trasforma in una carne sola, questo stesso amore vi rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita».

 «Perciò vi incoraggio ad essere, per i vostri figli, esempi di coerenza, comportandovi come volete che loro si comportino, educandoli alla libertà mediante l’obbedienza, cercando sempre in essi il bene e i mezzi per accrescerlo. E voi, figli, siate grati ai vostri genitori: dire “grazie”, per il dono della vita e per tutto ciò che con esso ci viene donato ogni giorno, è il primo modo di onorare il padre e la madre (cfr Es 20,12)».

All’inizio e alla fine della sua omelia il Papa è tornato su un tema che gli è caro: la preghiera di Gesù al Padre, tratta dal Vangelo di Giovanni: «Che tutti siano una sola cosa» (Gv 17, 20). Non un’uniformità indistinta, ma una comunione profonda, fondata sull’amore stesso di Dio; «uno unum», come dice sant’Agostino (Sermo super Ps. 127): una cosa sola nell’unico Salvatore, abbracciati dall’amore eterno di Dio. «Carissimi, se ci amiamo così, sul fondamento di Cristo, che è “l’alfa e l’omega”, “il principio e la fine” (cfr Ap 22,13), saremo segno di pace per tutti, nella società e nel mondo. E non dimentichiamo: dalle famiglie viene generato il futuro dei popoli». 

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 357 – I FEDELI LAICI

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Uganda. In tre milioni al santuario dei martiri, a piedi anche per centinaia di km


Andrea Galli – lunedì 2 giugno 2025 – Avvenire

Una folla imponente si sta radunando al santuario di Namugongo per la festa dei santi Carlo Lwanga e compagni martir

L’arrivo al Santuario di Namugongo dei pellegrini della diocesi di Lugazi, in Uganda, guidati dal vescovo Christopher Kakooza – New Vision, Moses Nsubuga

Una folla imponente si sta radunando da giorni a Namugongo, Uganda, a una decina di chilometri dalla capitale Kampala, nei pressi del Santuario che costituisce il cuore cristiano del Paese. Tre milioni di persone sono attese in totale, scrive New Vision, il principale quotidiano ugandese, mentre le stime del ministero del turismo parlano di 2,5 milioni.

Il 3 giugno è infatti la memoria liturgica di santi Carlo Lwanga e compagni martiri, il gruppo di giovani maschi – ricorda il martirologio romano – «di età compresa tra i quattordici e i trent’anni, appartenenti alla regia corte dei giovani nobili o alla guardia del corpo del re Mwanga, neofiti o fervidi seguaci della fede cattolica» i quali «essendosi rifiutati di accondiscendere alle turpi richieste del re [che voleva giacere con loro ndr] sul colle di Namugongo in Uganda furono alcuni trafitti con la spada, altri arsi vivi nel fuoco». Ventidue furono i cattolici assassinati a Namugongo tra il 1885 e il 1888, 23 quelli appartenenti alla Chiesa anglicana.

I pellegrini arrivano in gran parte a piedi, anche da Paesi vicini come Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Kenya e Tanzania, percorendo a volte centinaia di chilometri e dando vita a una delle più scenografiche manifestazioni di fede popolare dell’Africa centrale.

«Ho iniziato a venire a piedi a Namugongo 18 anni fa e non ho mai saltato un anno, tranne che durante la pandemia di COVID-19» ha raccontato al quotidiano ugandese Monitor un keniota di nome Makokha, che fa notare di aver chiamato l’ultimo figlio Charles Lwanga. «Ci sono pellegrini – ha aggiunto – che hanno iniziato a camminare all’inizio di questo mese partendo da Machakos e Nakuru [in Kenya ndr] e che percorreranno quasi 700 km prima di arrivare a Namugongo».

«Perché qualcuno dovrebbe camminare così a lungo? Cosa c’è nei martiri dell’Uganda che ispira tanta devozione? E perché la fede è ancora così profonda tra gli africani di oggi?» si chiede il quotidiano Nile Post, che così risponde: « Per molti fedeli andare a Namugongo non è solo una tradizione, ma è come rivivere quel sacrificio. È un’occasione per sopportare, anche se per poco, il dolore e la sofferenza in onore di chi ha sopportato molto di più. Alcuni si chiedono: se loro hanno potuto dare la vita per Cristo, cosa sono 300 chilometri a piedi?». E aggiunge: «In un’epoca di crescente secolarismo in molte parti del mondo, il cuore spirituale dell’Africa rimane forte».

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