"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2025 Pagina 20 di 31

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Intervista. Il film su Carlo Acutis che spopola negli Usa: «L’ho girato per i giovani»


Andrea Ceredani mercoledì 11 giugno 2025-Avvenire

Successo statunitense per la pellicola diretta da Tim Moriarty e disponibile sulla piattaforma streaming Credo. Il “santo di internet” insegna a rimanere connessi alla realtà

Con un lessico da spaghetti western si direbbe che Carlo Acutis, il beato milanese morto nel 2006 all’età di quindici anni per una leucemia fulminante, abbia conquistato l’America. Nell’ultimo anno, decine di migliaia di statunitensi, in oltre mille proiezioni in tutto il Paese, hanno ripercorso la sua vita nel film “Carlo Acutis: la via al reale”, diretto da Tim Moriarty e ora disponibile in tutto il mondo sulla nuova piattaforma Credo. Per 90 minuti la pellicola si muove lungo due binari narrativi: quello del beato, dipinto dalle testimonianze dei suoi amici, e quello di un gruppo di studenti statunitensi in viaggio verso Assisi, dove si trovano a pregare sulla tomba di Carlo Acutis. Il fil rouge tra i due piani, secondo il regista, sarebbe nelle domande che milioni di adolescenti ancora rivolgono al beato: «I giovani soffrono di dipendenza dalla tecnologia – racconta Moriarty ad Avvenire – spesso sono isolati, appiccicati ai loro schermi, da cui traggono un profondo disagio. Ma Carlo, il santo di internet, ci insegna a rimanere connessi alla realtà anche in un ambiente digitale che ci vuole intrappolare. Il film ha tentato di raccontare anche questo».

Tim Moriarty, non siamo abituati a vedere oltreoceano un’attenzione così diffusa per un adolescente italiano, che ancora deve essere proclamato santo. Lei si ricorda quando ha sentito parlare di Carlo Acutis per la prima volta?

Certo. Era il 2020 e lo stavano beatificando, ma ancora non sapevo molto di lui. Ne avevo sentito parlare su qualche notiziario cattolico: ho pensato che fosse una bella storia ma non mi sono soffermato sui dettagli. Le cose sono cambiate l’estate scorsa.

Cosa è successo?

Che ho incontrato la madre di Carlo. La signora Salzano stava facendo un vero e proprio tour negli Stati Uniti, quando si è fermata a Beaumont, in Texas, dove il vescovo David Leon Toups aveva intitolato una cappella ad Acutis. Fu la prima volta che la incontrai ma, più di quel che disse lei, mi stupì la platea: era piena di giovani che dicevano che Carlo fosse il loro santo preferito. Lo conoscevano tutti.

Quando è nata l’idea del film?

A dire il vero, non è mia. Un benefattore ce lo chiese in Texas, sempre l’estate scorsa, dopo aver visto un documentario che avevamo girato sull’Eucarestia. Anche quello ebbe un successo straordinario: il terzo documentario per incassi negli Stati Uniti. Fu una sorpresa, ma ci fece capire l’attenzione che c’è per questi temi. Insomma, questa persona, la stessa che costruì il campo estivo dove si trova la cappella intitolata a Carlo, ci chiese il film. E la madre di Acutis ci diede lo spunto per il tema.

Ovvero?

Quando le parlai, fu molto chiara sul fatto che Carlo fosse esperto di tecnologia e digitale, come è noto. Ma ci descrisse anche la sua moderazione nell’uso dei media digitali e la convinzione che potessero essere strumenti potenti, ma anche in grado di nascondere pericoli. È stata una prospettiva interessante per noi: ci siamo chiesti non tanto come girare una biografia, ma cosa avesse da dire la vita di Carlo ai giovani di oggi, che continuano a raccontarci di come soffrono per la dipendenza dalla tecnologia. C’è una frase di Gilbert Keith Chesterton che spiega bene la nostra sensazione: “Ogni generazione è convertita dal santo che più la contraddice”.

Presentando il film, ha parlato di “ferita collettiva” dei giovani. A cosa si riferisce?

Negli Usa uno studio ha dimostrato che circa il 42% dei giovani riferisce di provare persistenti sentimenti di depressione e disperazione. Questo significa che quasi la metà dei giovani sotto i 18 anni sta lottando con se stessa. Perciò, credo che la storia di Carlo abbia una eco che va oltre il pubblico cattolico: riusciva a resistere a molte delle pressioni del mondo esterno, che possono distorcere il nostro senso di realtà e finire per lasciarci in uno stato di tristezza o depressione. Molti hanno portato al cinema amici non cattolici, che hanno detto di essere stati toccati profondamente da questa storia che parla del nostro rapporto con la tecnologia. Non è un caso che il nuovo papa Leone XIV, americano anche lui, abbia subito iniziato a parlarne. Speriamo che riveli già a giugno la nuova data della canonizzazione.

Trova un legame tra i due?

Oggi, come ha detto il Pontefice, viviamo nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Che può essere una risorsa, ma anche una minaccia alla dignità umana. Carlo Acutis non l’ha vista nascere, ma aveva capito che la tecnologia, pur pericolosa, si può redimere tentando di sovvertire il modo con cui gioca con la nostra attenzione e ci distrae dalla realtà.

🔴LIVE🔴I DONI DELLO SPIRITO SANTO – Catechesi di Padre Livio puntata 20

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🔴LIVE🔴MEDJUGORJE: PERCHÈ NON HO DUBBI – di P. Livio – 1. Medjugorje è una cosa seria, da prendere in considerazione

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Giovedì 12 giugno 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

h. 9.oo: MEDJUGORJE: PERCHÈ NON HO DUBBI

1. Medjugorje è una cosa seria, da prendere in considerazione

*Dopo 44 anni sono relativamente pochi,  ha detto la Gospa, quelli che credono alle apparizioni e pochissimi quelli che la capiscono.

*Credere  a Medjugorje è un grazia alla quale bisogna rispondere.

*Rispondere o non rispondere può essere decisivo per la propria vita

*Non basta rispondere, bisogna perseverare

*Ho sentito parlare di Medjugorje nel 1982: ed ho subito creduto

*“Se la Madonna appare, allora il Cattolicesimo è l’unica religione vera”


 h. 9.30: PENSIERO MARIANO

“Vittoria” (17)

Dal libro di padre Livio: “Magnificat – il poema di Maria”


h. 10: I DONI DELLO SPIRITO SANTO (20)


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Santa Giovanna d’Arco, l’Islam e la rinascita cristiana

Santa Giovanna d’Arco, l’Islam e la rinascita cristiana

11 Giugno 2025 ore 10:14

di Roberto de Mattei – CR 1902

Il 1° giugno 2025, durante la guerriglia urbana che ha insanguinato la capitale francese, in occasione della finale di Champions League, alcuni giovani islamisti hanno issato una bandiera jahdista sulla statua di santa Giovanna d’Arco, in Place des Pyramides. Santa Giovanna d’Arco è la patrona della Francia, una nazione che è costruita sulle fondamenta della civiltà cristiana. La missione della Pulzella di Orléans fu di riconquistare, prima che un territorio, quella concezione sacrale della sovranità che è alla radice della storia di Francia e di Europa. La profanazione della statua di Giovanna d’Arco è dunque un oltraggio all’identità nazionale del nostro continente e conferma la gravità della minaccia islamista.

Il ministro dell’Interno francese Bruno Retaillaus ha minimizzato la portata dei disordini, ma l’ex ministro Gérard Darmanin ha ammesso che le violenze sono state causate da bande di immigrati, e non da una rivolta calcistica. Le sommosse hanno coinvolto varie città, con violenze, saccheggi e scontri con la polizia: 192 feriti (soprattutto agenti), tre morti, 642 arresti. La strategia del governo francese di utilizzare il calcio come uno strumento politico per favorire l’inclusione e l’integrazione degli immigrati si è rivelata fallimentare perché, invece di unire, sta generando divisioni e violenze. 

Un rapporto governativo di 73 pagine, dal titolo Les Frères musulmans et islamisme politique en France, reso noto da Le Figaro il 20 maggio 2025, ha portato alla luce il progetto di “entrisme”, dei Fratelli Musulmani per infiltrare profondamente le istituzioni e la società francese, con l’obiettivo ultimo di imporre la sharia, utilizzando un linguaggio apparentemente democratico. Il rapporto individua 139 luoghi di culto dipendenti dai Fratelli Musulmani oltre ad altri 68 considerati “prossimi”, distribuiti in 55 dipartimenti. A questi si aggiungono 280 associazioni attive in settori chiave: educazione, carità, gioventù, imprenditoria e finanza.  

A preoccupare è anche la predicazione 2.0”,ovvero la diffusione dei principi islamisti attraverso social network come TikTok, Instagram e YouTube. Alcuni influencer religiosi, con centinaia di migliaia di seguaci, riescono a influenzare ampi segmenti di giovani, contribuendo alla trasformazione lenta e pervasiva del tessuto sociale e culturale francese.

Il rapporto non si limita alla Francia, ma evidenzia come diverse organizzazioni islamiche europee – tra cui la Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europae il Consiglio Europeo per la Fatwa – sono ispirate ai principi dei Fratelli Musulmani. A queste si aggiungono altri gruppi come Hizb ut-Tahrir, che mira a creare un califfato globale pur rifiutando la violenza, e i movimenti salafiti, spesso conservatori e religiosamente attivisti. Il documento segnala infine il pericolo delle reti jihadiste come Al-Qaeda e ISIS, che hanno sfruttato malcontento e marginalizzazione per reclutare giovani europei nelle loro file. Dal 2014 si contano oltre 30 attentati mortali nel continente.

Fin dagli anni Novanta il cardinale Silvio Oddi (1910-2001), che era stato nunzio in Egitto, affermava che il vero grande pericolo che vedeva per il futuro dell’Europa era l’avanzata dell’Islam. E fin dal 1993, il Centro Culturale Lepanto organizzò una grande protesta pubblica contro la costruzione della moschea di Roma, la più grande d’Europa, denunciando il ruolo politico e culturale svolto dalle moschee islamiche. Con il titolo Mosquées, les casernes de l’islamisation è stato pubblicato in questi giorni in Francia dall’associazione Avenir de la Culture un illuminante studio, sotto la direzione di Atilio Faoro. Il libro è un’accurata inchiesta dedicata alle “caserme” dell’Islam, di cui mette in luce il ruolo sovversivo. Le conclusioni sono inconfutabili. Le moschee, stimate in circa 2.600 in Francia, non sono semplicemente luoghi destinati alla preghiera, ma possono essere considerate centri militanti in cui si vive e si diffonde la cultura e lo stile di vita islamico. 

I Fratelli Musulmani sono una delle tre correnti fondamentaliste che controllano oggi centinaia di moschee francesi. Una galassia fortemente concorrente è quella del salafismo sunnita, un movimento poco strutturato ma che ha una grande influenza tra i giovani musulmani e, come i Fratelli Musulmani, non nasconde il suo odio per l’Occidente. Diverse moschee collegate a questa scuola di pensiero hanno fatto da trampolino verso il jihadismo. Infine, c’è l’Islam turco, sostenuto dal presidente Erdogan, anch’esso in piena espansione sul territorio francese. Sotto la sua egida sono state costruite numerose moschee, come quella di Strasburgo che, una volta terminata, dovrebbe essere la più grande d’Europa. 

Sotto questo aspetto, il vessillo dell’Islam che il 1° giugno è stato innalzato sulla statua di Giovanna d’Arco appare come in gesto chiaramente simbolico, non privo di collegamento con l’approvazione, il 28 maggio, del suicidio assistito da parte dell’Assemblea Nazionale: un provvedimento che, se venisse adottato in via definitiva, segnerebbe una nuova tappa nel processo di auto-dissoluzione dell’identità cristiana della Francia. Approvando la proposta di legge Falorni sul “diritto all’aiuto a morire”, l’Assemblea nazionale ha infatti proclamato ancora una volta il diritto all’omicidio legale, come già aveva fatto il presidente Emmanuel Macron, lo scorso 19 gennaio, chiedendo l’inclusione dell’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Europa.

La forza espansiva dell’Islam sta nella debolezza della società secolarizzata che ha di fronte. Gli immigrati della terza e quarta generazione di origine musulmana hanno perso l’identità originaria dei padri e dei nonni e, di fronte allo sfacelo della società occidentale, divengono adepti di un anarchismo distruttore. Per loro, l’alternativa al nichilismo è l’adesione, non necessariamente religiosa, all’islamismo radicale, una religione politica che colma il loro vuoto morale. Alla caricatura ideologica dell’islamismo la Chiesa cattolica dovrebbe rispondere proponendo una visione del mondo integrale, fondata sul Vangelo, nel quale si trova la soluzione di tutti i problemi del mondo contemporaneo. E’ infatti la mancanza di fede, ha detto il 9 maggio Leone XIV nella sua prima omelia, «che porta spesso con se’ drammi quali la perdita del senso della vita».

Le parole conclusive dell’opera di Atilio Faoro sono però incoraggianti: «Il 15 aprile 2019, il mondo intero fu testimone, inorridito, delle fiamme che devastavano la più celebre delle nostre cattedrali. Questa terribile prova ci ricorda che, come per Notre-Dame, la vita dei popoli e delle nazioni cristiane passa attraverso la croce. Questo dramma ci invita anche a non perdere mai la fede. Di fronte alla devastazione lasciata dall’incendio, molti dubitavano che l’edificio potesse un giorno ritrovare il suo splendore. L’8 dicembre 2024, Notre-Dame ha tuttavia riaperto le sue porte alla presenza dei capi di Stato di tutto il mondo e di una folla immensa, più bella che mai. Questo restauro è una lezione per tutti noi. Quante volte crediamo che tutto sia perduto, che le rovine siano definitive? »

La spettacolare manifestazione che quest’anno, a Pentecoste ha visto 19.000 pellegrini, percorrere a piedi circa 100 km, da Parigi fino alla cattedrale di Chartres è una delle tante luci di speranza che si accendono, come la restaurazione di Notre-Dame e l’aumento in Francia di conversioni dall’Islam. Molti secoli fa, il Signore manifestò il suo amore particolare per la Francia inviandole una piccola pastorella di Lorena che prese le armi e la salvò.  «Gli uomini combatteranno e Dio darà loro la vittoria», diceva Giovanna d’Arco, con parole che costituiscono un programma. All’inizio del XXI secolo, l’esempio della santa guerriera costituisce un modello non solo per i francesi, ma per tutti coloro che, con il pensiero, la preghiera e l’azione, difendono la Civiltà cristiana dai suoi nemici. 

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 364 – LA VITA CONSACRATA

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MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI

Cari amici, cogliendo l’occasione del 44.mo anniversario delle apparizioni, desidero raccontarvi perché non ho mai avuto nessun dubbio sulla presenza della Gospa.

Vorrei soprattutto prepararmi con voi ad essere apostoli attivi al servizio della Madonna per la realizzazione del suo piano di salvezza.

Dobbiamo preparaci senza indugi al tempo delle prove, in modo tale da essere pronti alla testimonianza.

Non so quando finirò, ma vi invito a seguirmi, senza stancarvi, su blogdipadrelivio.it – Non sarà un perdita di tempo.

Ogni giorno vi preparerò un piccolo schema scritto sull’argomento, in modo tale da essere semplici e chiari per tutti.

Avvisate i vostri amici riguardo a questa iniziativa e diffondete la notizia.

Qui sotto il titolo generale e quello della prima trasmissione

Inizio  Giovedì 12 Giugno 2025

h. 9.oo: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI

 1. Medjugorje è una cosa seria, da prendere in considerazione

*Dopo 44 anni sono relativamente pochi,  ha detto la Gospa, quelli che credono alle apparizioni e pochissimi quelli che la capiscono.

*Credere  a Medjugorje è un grazia alla quale bisogna rispondere.

*Rispondere o non rispondere può essere decisivo per la propria vita

*Non basta rispondere, bisogna perseverare

*Ho sentito parlare di Medjugorje nel 1982: ed ho subito creduto

*Se la Madonna appare, allora il Cattolicesimo è l’unica religione vera

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