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Pensiero Spirituale sulla vita umana come “cammino di santità verso l’eternità” (Messaggio 25 maggio 2025)
Il Messaggio del 25 maggio 2025 è molto ricco e denso di significato. Quasi ogni parola è meritevole di una meditazione. La Madonna ci ha dato due indicazioni bellissime; la prima è che anche questo tempo, così difficile soprattutto per la fede, può essere un dono, dipende da come ciascuno di noi lo affronta e lo valorizza. Soprattutto la Regina della pace ci ha dato una sintesi di quello che è il senso della vita, la cui ricerca è il rompicapo dell’umanità da sempre tant’è che tutte le culture e tutte le religioni ne hanno cercato la chiave, il senso del mistero della vita. L’umanità ha sempre cercato di rispondere alle domande fondamentali (chi sono, dove vado, da dove vengo, perché il dolore, perché il male, perchè la morte); il tempo della vita dalla nascita alla morte è sempre stato oggetto di riflessione proprio per capirne il mistero, visto che si tratta di qualcosa di unico, sorprendente, al di là della nostra portata di comprensione razionale. La nascita e la morte sono due misteri, due interrogativi che fanno scaturire tante domande come, ad esempio, il motivo per cui esistiamo, chi ci ha messo al mondo e le risposte che cerchiamo vanno ben al di là della volontà dei nostri genitori.
La ricerca umana è certamente riuscita a raggiungere frammenti di verità disseminati nelle varie culture e religioni; in realtà, con la sola ragione non si è mai riusciti a dare una risposta soddisfacente agli interrogativi più profondi dell’uomo che tutti si pongono, anche i ragazzi di oggi che purtroppo senza riferimenti soprannaturali, non riescono a darsi risposte e finiscono per vivere in balìa di se stessi e della società.
La risposta agli interrogativi che riguardano il senso della vita la ritroviamo con pienezza nella fede cristiana. È una risposta semplice ma molto profonda, è una risposta rivelata che Dio stesso ci ha dato perché da soli, con la mente oscurata dal peccato originale, non saremmo arrivati a trovare pienamente le risposte. Difatti, con la sola razionalità, siamo riusciti a raggiungere solamente qualche frammento di luce. La Madonna, attraverso i suoi Messaggi ci evangelizza e ci forma, risponde alle nostre domande, fa di noi delle persone sapienti. Anche in questo Messaggio è riuscita a condensare in poche parole la risposta alla domanda sul senso della vita: “un cammino nella santità verso la vita eterna”. Questa risposta viene dal Cielo e tutti i credenti in Cristo di tutti i tempi hanno cercato di impostare la loro vita in questo senso, cioè come cammino verso l’eternità.
Per i cristiani la vita è un cammino nella santità che conduce alla vita eterna con Cristo. Al di fuori di questo non ci sono altri sensi della vita. Tutte le altre risposte sono approssimative, sono intramondane, effimere. Man mano che ci avviciniamo alla morte, tutti gli obiettivi della vita che riguardano il benessere materiale, la posizione sociale e tutto ciò che è intramondano, si sgretolano, si dissolvono e ci si rende conto di essere arrivati al termine della vita senza aver realmente raggiunto una meta. Il vero senso della vita è racchiuso in qualcosa che va al di là del tempo che passa, se non si vive in quest’ottica si è vissuto invano.
Il vero senso della vita è il soprannaturale, è l’Aldilà. Le varie culture umane sono riuscite a sfondare il tetto della mera esistenza materiale e hanno passato il confine della morte posando lo sguardo sulla vita che c’è dopo. Solamente il Cristianesimo, però, ha risolto gli enigmi di fondo. I ragazzi di oggi hanno bisogno del Catechismo per trovare queste risposte, altrimenti si troveranno con delle domande irrisolte e saranno costretti a rimuoverle se non incontrano la Verità cristiana e la loro vita sarà penosamente vuota.
Il Catechismo è indubbiamente una fonte di sapienza vera, profonda, soddisfacente. Le risposte ai quesiti fondamentali dell’uomo sono proprio nel Catechismo che ci dice qual è il fine della vita con parole molto chiare e semplici. Nel Messaggio del 25 maggio 2025 la Regina della pace ribadisce con parole altrettanto semplici e profonde, quello che insegna il Catechismo: la vita è un cammino nella santità verso l’eternità.
Il Catechismo dice che Dio ci ha creato. Non veniamo dal nulla e la materia – che comunque viene da Dio, è sotto il suo governo – è finalizzata dalla Provvidenza divina e, infatti, Dio l’ha utilizzata per plasmare l’uomo e la donna ai quali infonde l’anima spirituale immortale. L’anima spirituale spirituale immortale è stata creata da Dio dal nulla e non ha nulla di materiale, è di origine divina. L’anima spirituale immortale, il Ruah, è il soffio divino che Dio stesso immette nella materia, ha origini divine, è il soffio dello Spirito, è come una scintilla della divinità che fa sì che l’uomo sia immagine di Dio. L’anima spirituale immortale rende l’uomo soprattutto capace di Dio, di guardare a Lui, di ascoltarlo, di parlarci e purtroppo anche di voltargli le spalle.
Il Catechismo insegna che l’uomo è stato creato da Dio e risponde anche al quesito sul fine della creazione. Da questa risposta possiamo arrivare anche a comprendere qual è il senso della vita e come impostarla. Il Catechismo, sintetizzando la Rivelazione divina, dice che siamo stati creati da Dio per conoscerlo, amarlo e servirlo. Conoscere Dio è indubbiamente la forma di conoscenza più bella, più interessante, più appagante, più piacevole. Nessuno è come Dio, nessuno a Lui si può paragonare, è Lui la vera luce!
La vita serve per conoscere Dio. Ciascuno guardi a se stesso e si chieda quanto tempo della propria vita ha dedicato per cercare e conoscere Dio. Allo stesso tempo chiediamoci quanto tempo abbiamo dedicato a cercare le risposte su quelle cose che sono come scritte sull’acqua, effimere, caduche, vuote. Purtroppo, perdiamo tempo a raccogliere sabbia e non raccogliamo le pagliuzze d’oro della sapienza divina. Il compito primario della vita è conoscere Dio.
Il secondo compito della vita è amare Dio. Avendo conosciuto Dio, capiamo che è sommamente amabile, che ci ama immensamente. Dio è l’unico amore che non tradisce, che salva, non si esaurisce, abbraccia completamente, purifica nel profondo, fortifica, rende gioiosi, riempie di luce. Perché non abbeverarsi alla fonte di questo amore? La gente è smarrita e non cerca più in Dio le risposte; anziché dissetarsi alla fonte dell’acqua viva, sceglie di abbeverarsi nelle pozzanghere putride e stagnanti. Gesù stesso alla Samaritana dice: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». L’amore di Dio vale più di tutto! L’amore di Dio è gratuito, basta aprire il cuore e pregare per riceverlo in abbondanza. L’amore di Dio riempie i cuori della vera gioia, della vera pace, della vera forza, delle vera motivazione e della vera bellezza.
Quante persone, nonostante le tenebre che avvolgono il mondo, sono rimaste salde in Dio e sono per tutti come delle lampade luminose che irradiano calore, amore e luce. Siamo al mondo per conoscere Dio e per amarlo.
Il terzo compito della vita è metterci al servizio di Dio attraverso la nostra vocazione personale, facendo fruttare i talenti che Dio ci ha dato, anche la nostra professione può diventare un servizio al Regno di Dio. Ogni giorno possiamo mettere al servizio di Dio anche le cose più semplici e più umili, la testimonianza dell’amore, del perdono, della pace, della generosità, della compassione. Così possiamo passare la vita a costruire il Regno di Dio che a sua volta cresce in noi. In questo modo al termine della vita entreremo direttamente in Paradiso e godremo della vita eterna con Cristo.
Per ottenere la gioia eterna del Paradiso dobbiamo comprendere che Dio ci ha creato con immenso amore e spendere il tempo della vita per conoscerlo, amarlo e servirlo. È questo il vero senso della vita!

autore: Anonimo lombardo anno: XVIII sec titolo: San Barnaba, evangelizzatore di Milano luogo: Museo Diocesano “Carlo Maria Martini”, Milano
Titolo: Apostolo
Nascita: I secolo d. C., Cipro
Morte: 11 giugno 61, Salamina, Cipro
Ricorrenza: 11 giugno
S. Barnaba nacque da Giudei della tribù di Levi, rifugiatisi a Cipro allorché Pompeo il Grande invase la Palestina. A 12 anni fu mandato a Gerusalemme ove frequentò la scuola di Gamaliele e strinse cordiale amicizia con due condiscepoli: Stefano e Saulo. Erano tutti e tre della stessa età e dovevano un giorno tutti e tre versare il loro sangue per Gesù Cristo e per la sua Chiesa nascente.
Il Salvatore intanto incominciava a riempire la Giudea dei suoi prodigi, ed una folla grandissima lo seguiva entusiasta. In una delle tante volte che Gesù si recò a Gerusalemme, andò alla piscina probatica, e qui trovò un uomo da trentotto anni ammalato, e gli domandò: « Vuoi essere guarito? ». Quello rispose: « Signore, non ho nessuno che mi metta nell’acqua quando essa è agitata ». Allora il Signore, mosso a compassione, gli comandò: « Alzati, prendi il tuo letto e cammina ». E quegli si alzò e fu sano sull’istante. Barnaba presente a questo prodigio, credette in Gesù e ne divenne fedele discepolo. Egli non entrò a far parte del gruppo dei Dodici scelti da Gesù Cristo ma venne comunque considerato uno di loro.
Dopo la Pentecoste, quando gli Apostoli iniziarono la loro predicazione fra i pagani, Barnaba fu mandato ad Antiochia. Avendo ottenuto in questa città un numero considerevole di conversioni, e volendo ampliare il campo del suo apostolato, Barnaba pensò a Saulo, che dopo la sua conversione si era ritirato a Tarso. Vi andò, e trovatolo lo condusse ad Antiochia.
Dopo avere dimorato più di un anno in questa città, avvenne che lo Spirito Santo fece segregare i due apostoli Barnaba e Saulo per la missione alla quale li aveva assunti. Ricevettero allora la pienezza del sacerdozio, l’episcopato, dopodiché abbandonarono Antiochia e conducendo seco Giovanni Marco si recarono a Cipro, poi a Salamina e a Pafo ove il proconsole Sergio Paolo si convertì. Qui Saulo mutò il suo nome in Paolo.
Partiti poi da Pafo andarono a Perge in Panfilia mentre Giovanni Marco ritornava a Gerusalemme. Cacciati di là, raggiunsero Iconio; qui il Signore diede loro una grande consolazione: la conversione della vergine Tecla. In seguito si recarono a Listri ed in molte altre città nelle quali operarono numerose conversioni.
Dopo il Concilio di Gerusalemme, essendosi Giovanni Marco riunito a Barnaba, Paolo si separò da essi, e preso Sila con sé, partì per l’Asia Minore, mentre Barnaba e Giovanni Marco fecero vela per Cipro. La tradizione ci dice che Barnaba percorse anche l’Egitto e l’Italia.
Ritornato a Cipro si stabilì a Salamina e convertì moltissimi isolani. Ma i Giudei, adirati per il bene che faceva, s’impadronirono dell’Apostolo, e dopo averlo fatto molto soffrire Io lapidarono (11 giugno del 60 ca.). Giovanni Marco ne seppellì le preziose reliquie in una caverna.

titolo Martirio di San Barnaba
autore Bartolomeo Gennari anno sec. XVII
Nel 485 il santo Martire apparve ad Antemio vescovo di Salamina rivelandogli il luogo della sua sepoltura. Sul suo petto fu trovato un esemplare del Vangelo di S. Matteo, scritto in ebraico di sua propria mano.

Mercoledì 11 Giugno 2025
h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 9.oo PENSIERO SPIRITUALE
La vita umana come “cammino di santità verso l’eternità” (Messaggio 25 Maggio 2025)
Solo la fede ci svela il senso della vita
L’uomo è stato creato da Dio per conoscerlo amarlo e servirlo
Le seduzioni del mondo e le tentazione del demonio ci deviano dalla retta via
La vita senza Dio, senza eternità, senza legge morale, senza cura dell’anima è un cammino di perdizione.
Viviamo il tempo della chiamata alla conversione: quanti rispondono?
Non esitare dinanzi al bivio della vita e della morte
Perseverare fino alla fine sulla via di Dio
h. 9.30: PENSIERO MARIANO
“Il silenzio di Dio” (18)
Dal libro di padre Livio: “Magnificat – il poema di Maria”
h. 10: I DONI DELLO SPIRITO SANTO (19)
BLOG – blogdipadrelivio.it
Lettera di Anna
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{Qui nella versione radiofonica a cura di Roberta
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I dieci Segreti di Medjugorje
Carissimo padre Livio, buon giorno, pace e bene. Riflettevo sui dieci segreti, faccio una premessa: prego che lei padre Livio goda sempre di ottima salute e rimanga tra noi sulla terra per lunghi anni ancora, lei per me è insostituibile, è unico, lei ci sosterrà nella prova dei 10 segreti di Medjugorje.
Ho riflettuto molto sui segreti grazie a lei, anche se necessari per il nostro bene le confido che non sono molto contenta, mi dispiace che il Signore deve arrivare a tanto per salvare le anime. Siamo duri di cervice, incapaci di convertirci per amore del Signore e della Madonna.
Io personalmente sto lavorando su me stessa per una continua conversione personale, attraverso il combattimento quotidiano non solo con la preghiera, ma con l’osservanza dei 10 comandamenti come 10 sono i segreti di Medjugorje.
Non è sempre facile ma sono serena, ieri sera pensando a tutte queste cose ho pianto, sono molto sensibile pur avendo una fede forte faccio fatica ad accettare la drammatica situazione mondiale, mai i tempi sono stati così duri nonostante io personalmente ho avuto una infanzia segnata da sofferenze, ho conosciuto la miseria umana, ho sempre lavorato nei campi da ragazza, lavoro duro con l’aggiunta di continue mortificazioni ma il Signore lo sentito sempre vicino, andavo avanti con la divina speranza di un domani migliore, andavamo comunque a scuola per studiare e non sono mancate le soddisfazioni.
Il signore Gesù mi ha donato tante grazie e questo mi incoraggia a chiedere sempre con fiducia. Per la mia debolezza dovuta a stanchezza fisica e mentale chiedo sempre a Gesù di darmi la forza di andare sempre avanti, non solo per i miei quattro figli ma anche per essere esempio e testimonianza nel mio piccolo.
Tutto ciò che possiamo supporre sui segreti ciò non toglie la realtà che ci saranno sette flagelli sparsi nel mondo, ed è triste e drammatico che si è dovuto arrivare a questo, ma mi abbandono alla volontà di Dio. Se come spero sarà il Santo Padre papa Leone ad annunciare i segreti allora tutto il mondo saprà la verità su Medjugorje, i media non potranno ignorare e perfino i più increduli saranno scossi.
Un filiale abbraccio da una assidua ascoltatrice di radio Maria, Anna dalla prov. Di Avellino.
Cara Anna
pubblico volentieri il tuo scritto, umile e pieno di fede. Hai detto bene: Invece di fare della terra un piccolo Paradiso, abbiamo voltato le spalle a Dio facendone una valle di lacrime.
Adesso dovremo faticare per uscire dalla situazione nella quale ci troviamo. La Madonna però è qui con noi, per aiutarci, per proteggerci e per guidarci.
Seguiamola, come tu stai già facendo, con la fede, con la preghiera e l’osservanza dei comandamenti.
Lei ci assicura che anche questo nostro tempo così tribolato può essere un dono per noi, un’occasione unica per raddrizzare la nostra vita e metterla sulla via che porta alla gioia del Paradiso.
Ave Maria
Padre Livio
Il Papa incontra i nunzi apostolici giunti a Roma per il Giubileo dei rappresentanti pontifici. Il loro ruolo nel mondo. Il loro compito di essere volto della Chiesa
Di Andrea Gagliarducci
Città del Vaticano , martedì, 10. giugno, 2025 11:50 (ACI Stampa).
Quella che Leone XIV pronuncia ai nunzi apostolici arrivati da ogni parte del mondo è una riflessione molto personale, che parte da un passo degli Atti degli Apostoli, guarda al ruolo della Chiesa, e chiede a tutti di avere lo sguardo di Pietro, che di fronte ad uno storpio chiede gli chiede di guardare a loro.
“Siate sempre lo sguardo di Pietro”, chiede il Papa ai rappresentanti pontifici, sottolineando la loro missione di essere volto della Chiesa, e di essere in grado di costruire ponti, rimarcando che “la diplomazia della Santa Sede costituisce nel suo stesso personale un modello – non certo perfetto, ma molto significativo – del messaggio che propone, quello cioè della fraternità umana e della pace tra i popoli”.
“Il ministero di Pietro – dice Leone XIV – è creare relazioni, ponti; e un Rappresentante del Papa è anzitutto a servizio di questo invito, di questo guardare negli occhi. Siate sempre lo sguardo di Pietro! Siate uomini capaci di costruire relazioni lì dove si fa più fatica. Ma nel fare questo conservate la stessa umiltà e lo stesso realismo di Pietro, che sa benissimo di non avere la soluzione a tutto: «Non ho né oro né argento», dice; ma sa anche di avere ciò che conta, cioè Cristo, il senso più profondo di ogni esistenza”.
Prima di tutto, il Papa fa un ringraziamento speciale e spontaneo ai nunzi. “Il vostro ruolo – dice – il vostro ministero è insostituibile. Tante cose non potrebbero darsi nella Chiesa se non fosse per il sacrificio, il lavoro e tutto quello che fate, così da permettere che una dimensione tanto importante della grande missione della Chiesa vada avanti, e precisamente in quel caso di cui parlavo, cioè della selezione di candidati per l’episcopato. Grazie di cuore per quello che fate! Adesso abbiate un po’ di pazienza.
Ad ogni nunzio, Leone XIV regala un anello con su inciso “sub umbra Petri”, a sottolineare il loro servizio e la vicinanza del Papa, e a testimoniare la loro vocazione di missionari. Il Papa inizia il discorso rendendo presente la sua profonda gratitudine per il ministero dei nunzi, notando come la stessa gratitudine la ha attribuita alla Segreteria di Stato.
I nunzi arrivano da un grande incontro il 9 giugno, nell’Aula Nuova del Sinodo, dove tutti insieme hanno potuto scambiare opinioni con il Segretario di Stato della Santa Sede. Un modo di fare un punto della situazione diplomatica nel mondo, dove le sfide sono tante.
Dice loro Leone XIV: “Voi siete, già con le vostre persone, un’immagine della Chiesa cattolica, perché non esiste in nessun Paese del mondo un Corpo diplomatico così universale come il nostro! Però, nello stesso tempo, credo si possa dire altrettanto che nessun Paese del mondo ha un Corpo diplomatico così unito come voi siete uniti: perché la vostra, la nostra comunione non è solo funzionale, né solo ideale, ma siamo uniti in Cristo e nella Chiesa”.
Leone XIV si dice grato alla rete delle rappresentanze pontificie, sempre attiva ed operativa, e lo dice “pensando certamente alla dedizione e all’organizzazione, ma ancora di più alle motivazioni che vi guidano, allo stile pastorale che vi caratterizza, allo spirito di fede che vi anima”.
Ma quale è lo stile del rappresentante pontificio? Leone XIV ricorre ad un brano degli Atti degli Apostoli, la guarigione dello storpio che “descrive bene il ministero di Pietro”, il quale vede uno storpio chiedere l’elemosina alla porta del tempio.
Quest’immagine – commenta il Papa – “sembra l’immagine di un’umanità che ha perso la speranza ed è rassegnata”, e che si vive ancora oggi, quando la Chiesa incontra “spesso uomini e donne che non hanno più gioie, che la società ha messo ai margini, o che la vita ha costretto in un certo senso ad elemosinare l’esistenza”.
Pietro chiede allo storpio di guardare verso di loro, dice di non possedere ne oro e ne argento, lo solleva, e di colpo questo guarisce. Leone XIV si sofferma sulla richiesta di Pietro all’uomo di guardare, perché “guardarsi negli occhi significa costruire una relazione”, ed è questo il ministero di Pietro, quello di “creare relazioni e ponti”.
“Un Rappresentante del Papa – chiosa Leone XIV – è anzitutto a servizio di questo invito, di questo guardare negli occhi. Siate sempre lo sguardo di Pietro! Siate uomini capaci di costruire relazioni lì dove si fa più fatica. Ma nel fare questo conservate la stessa umiltà e lo stesso realismo di Pietro, che sa benissimo di non avere la soluzione a tutto”, ma che ha quello che conta, cioè “Cristo, il senso più profondo di ogni esistenza”.
Sottolinea il pontefice “Dare Cristo significa dare amore, dare testimonianza di quella carità che è pronta a tutto”. E allora il Papa dice di contare sui nunzi “affinché nei Paesi dove vivete tutti sappiano che la Chiesa è sempre pronta a tutto per amore, che è sempre dalla parte degli ultimi, dei poveri, e che sempre difenderà il sacrosanto diritto a credere in Dio, a credere che questa vita non è in balia dei poteri di questo mondo, ma è attraversata da un senso misterioso.
Solo l’amore è degno di fede, di fronte al dolore degli innocenti, dei crocifissi di oggi, che molti di voi conoscono personalmente perché servite popoli vittime di guerre, di violenze, di ingiustizie, o anche di quel falso benessere che illude e delude”.
Il Papa sottolinea ai nunzi che “il vostro servizio è sub umbra Petri, come troverete inciso sull’anello che riceverete quale mio dono. Sentitevi sempre legati a Pietro, custoditi da Pietro, inviati da Pietro. Solo nell’obbedienza e nella comunione effettiva con il Papa il vostro ministero potrà essere efficace per l’edificazione della Chiesa, in comunione con i Vescovi locali”.
Leone XIV chiede ai nunzi di avere “sempre uno sguardo benedicente, perché il ministero di Pietro è benedire, cioè saper vedere sempre il bene, anche quello nascosto, quello che è in minoranza”.
Li invita a sentirsi “missionari, inviati dal Papa per essere strumenti di comunione, di unità, al servizio della dignità della persona umana, promuovendo ovunque relazioni sincere e costruttive con le autorità con le quali sarete chiamati a cooperare”.
Chiede loro che la loro competenza “sia sempre illuminata dalla ferma decisione per la santità”, alla scuola dei santi diplomatici come San Giovanni XXIII e San Paolo VI.