"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2025 Pagina 19 di 31

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🔴LIVE🔴I DONI DELLO SPIRITO SANTO – Catechesi di Padre Livio puntata 21

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🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Sant’Antonio di Padova

Sant’Antonio nacque a Lisbona nel 1195 da genitori favoriti da Dio di ricchezze spirituali e di un certo benessere. Dopo la prima educazione ricevuta nella casa paterna da uno zio canonico, continuò la sua istruzione nella scuola vescovile annessa alla Curia. Con l’età cresceva pure nell’umiltà, unita al disprezzo per le glorie mondane; virtù che, unitamente alla fama di taumaturgo, lo distingueranno sempre.

Sentendosi portato alla solitudine, il Santo pensò presto di ritirarsi in un convento e scelse i Canonici Regolari di S. Agostino. Qui si diede con tale fervore alla mortificazione della carne, alla ritiratezza e ad un silenzio operoso, da divenire uno specchio per i suoi confratelli. 

Ma le sue brame non erano ancora pienamente appagate: il Santo desiderava di ricevere il martirio, se cosi fosse piaciuto al Signore; e a questo scopo, abbandonato il convento di S. Croce, si ritirò tra i Frati Minori ai quali erano permesse le Missioni.

Ma chi può scrutare i disegni altissimi dell’Onnipotente? Antonio, appena giunto in terra di Missione, è assalito da una malattia tale che lo costringe alla più assoluta inazione, e lo inchioda inesorabilmente in un letto, tanto che è costretto al ritorno. Si imbarca allora per ritornare in Portogallo, ma la nave, sbattuta da violenta tempesta, dopo una fortunosa navigazione, viene a sfasciarsi contro il litorale della Sicilia.

Soccorso da alcuni pescatori, viene trasportato a braccia al più vicino convento. Antonio adora la volontà di Dio, ed appena è in grado di camminare si reca ad Assisi. Qui ebbe la grazia di vedere il suo caro padre S. Francesco, e di assistere al capitolo delle stuoie. Ma in questa circostanza il nostro Santo non parlò, nè fu notato. Dopo l’umiliazione però la Provvidenza, in modo inaspettato, gli apriva la via della predicazione. 

Fu una rivelazione: in poco tempo divenne celebre e dovette passare a Montpellier, a Tolosa, a Bologna, a Rimini e infine a Padova. Nella quaresima che tenne in quest’ultima città, i frutti della grazia divina furono copiosissimi: riconciliò nemici, ridusse i dissoluti a vita migliore, persuase gli usurai alla restituzione. La sua parola era come un dardo che trapassava i cuori e li infiammava d’amore alla virtù. Il Signore confermava la santità del Santo con numerosissimi miracoli.

Conoscendo per rivelazione che suo padre era accusato ingiustamente della morte di un nobile, pregò Dio e si trovò miracolosamente a Lisbona accanto al padre. Qui richiamò a vita l’ucciso che indicò l’omicida: suo padre fu salvo. 

Sentendosi vicino al termine della vita ottenne il permesso di ritirarsi nel romitorio di Camposampiero nel luogo che il signore del luogo, il conte Tiso, aveva affidato ai francescani, nei pressi del suo castello; qui passò i suoi ultimi giorni nella contemplazione e nell’esercizio sempre più puro dell’amor di Dio.

Si narra che Antonio camminando nel bosco, notò un maestoso noce e gli venne l’idea di farsi costruire tra i rami dell’albero una specie di celletta. Tiso gliela allestì. Il Santo passò così in quel rifugio le sue giornate di contemplazione, rientrando nell’eremo solo la notte.

Una sera, il conte si recò nella stanzetta dell’amico, quando, dall’uscio socchiuso, vide sprigionarsi un intenso splendore. Temendo un incendio, spinse la porta e restò immobile davanti alla scena prodigiosa: Antonio stringeva fra le braccia Gesù Bambino

Quando si riscosse dall’estasi e vide il viso commosso, il Santo lo pregò di non parlare con nessuno dell’apparizione celeste. Solo dopo la morte del Santo il conte avrebbe raccontato quello che aveva visto.

Così poco dopo Frate Antonio si ammalò gravemente ed espresse il desiderio di essere portato a Padova per morire nel suo convento di S. Maria. Venne tosto disteso su di un carro, tirato da due buoi. Ma quando il carro giunse alle porte di Padova, si fece una breve sosta nel convento dell’Arcella. Qui l’ammalato peggiorò e domandò il S. Viatico e l’Estrema Unzione. Poi cominciò a cantare l’inno alla Madonna: “O gloriosa Signora, innalzata sopra le stelle…”.  Intorno a lui i frati pregavano e piangevano.

Ad un certo momento i suoi occhi velati, si aprirono, e si fissarono estatici e lucenti in alto come se vedessero qualche cosa di divino. Il frate che lo sorreggeva gli chiese:  “Che cosa guardi?”. Con voce che manifestava tutta la sua gioia, rispose: “Vedo il mio Signore!”.  Poco dopo Frate Antonio era in cielo: 13 giugno 1231 all’età di 36 anni. Dopo la sua morte i fanciulli di Padova e dei dintorni andavano gridando: « È morto il Santo, è morto il Santo ». Ed era veramente morto un santo ed un grande santo, che lasciò tracce indelebili di ogni virtù.

LA CANONIZZAZIONE

Sant’Antonio di Padova fu canonizzato il 30 maggio 1232, a soli 11 mesi dalla sua morte, avvenuta il 13 giugno 1231. La cerimonia si svolse nella cattedrale di Spoleto durante la domenica di Pentecoste e fu presieduta da papa Gregorio IX. Questo processo di canonizzazione è considerato il più rapido nella storia della Chiesa cattolica, completato in appena 352 giorni.

La straordinaria rapidità della canonizzazione fu motivata dalla profonda devozione popolare e dalla fama dei numerosi miracoli attribuiti a Sant’Antonio subito dopo la sua morte. La sua tomba, situata nella chiesa di Santa Maria Mater Domini a Padova, divenne rapidamente meta di pellegrinaggi. Le autorità civili e religiose di Padova inviarono ripetute delegazioni a papa Gregorio IX, che aveva personalmente conosciuto Antonio e ne apprezzava la santità.

Il processo canonico fu affidato a una commissione presieduta dal vescovo di Padova, che raccolse numerose testimonianze di guarigioni e altri prodigi. Il papa, dopo aver esaminato le prove e ascoltato la lettura dei 53 miracoli approvati, proclamò solennemente frate Antonio santo, fissando la sua festa liturgica il 13 giugno, anniversario della sua morte.In seguito alla canonizzazione, la chiesa di Santa Maria Mater Domini fu ampliata per accogliere il crescente numero di pellegrini, dando origine all’attuale Basilica di Sant’Antonio di Padova, conosciuta anche come “il Santo”

I missili, le sirene: l’esercito israeliano attacca l’Iran. Netanyahu: «Colpiti i siti nucleari»

di Davide Frattini – Corriere della Sera – 13 Giugno 2025

Dichiarato lo stato di emergenza speciale in Israele. Udite forti esplosioni nella capitale iraniana

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – La prima sirena d’allarme è la sveglia per tutti gli israeliani da Nord a sud del Paese. Costringe milioni di persone a leggere il messaggio che blocca lo schermo dei telefonini: il governo dichiara l’emergenza dopo aver ordinato un bombardamento contro l’Iran. In contemporanea i testimoni raccontano di esplosioni attorno alla capitale Teheran

Da 48 ore gli americani – che precisano agli alleati occidentali e in Medio Oriente: «Non siamo coinvolti» – avevano diffuso segnali che qualcosa stava per succedere: le ambasciate in Iraq, Kuwait, Bahrain evacuate, i famigliari dispiegati nella regione richiamati negli Stati Uniti. Fino alle rivelazioni passate ai giornali e alle emittenti televisive: «Per gli israeliani è tutto pronto. Succederà nei prossimi giorni». È successo.

Ancora ieri il presidente Donald Trump aveva ripetuto di non considerare il raid «imminente», aveva proclamato di non volerlo fino a quando un accordo con l’Iran è ancora possibile».

A questo punto non è chiaro se l’amico Benjamin Netanyahu lo ha lasciato all’oscuro (improbabile) o le sue parole facessero parte della copertura per sorprendere il regime islamico. Sorpresa relativa: fonti da Teheran avevano spiegato di essere state avvertite da una «nazione amica» della possibilità. Domenica gli inviati della Casa Bianca avrebbero dovuto incontrare gli emissari degli ayatollah per discutere ancora una volta dell’intesa.

Bibi, com’è soprannominato, considera fermare il progetto atomico iraniano come la missione esistenziale. Ci pensa e progetta l’attacco dal 2009, quando è tornato al potere (dopo un periodo tra il 1996 e il 1999) e ci è rimasto. Il primo ministro più longevo nella Storia del Paese è stato impegnato nei giorni scorsi in un’altra battaglia, quella per la sopravvivenza politica, mentre gli alleati religiosi minacciavano di lasciare la coalizione.

Gli Stati Uniti hanno affermato di essere al corrente degli attacchi israeliani contro l’Iran ma hanno precisato di «non essere coinvolti in nessun modo».
Lo riferiscono funzionari di Washinton alla Cnn. Il premier Benjamin Netanyahu annuncia in un messaggio registrato che l’operazione – chiamata Leone che sorge – serve a fermare gli ayatollah: «Hanno accumulato abbastanza uranio arricchito per produrre nove testate».

I missili stanno colpendo i siti nucleari, le installazioni militari, le basi missilistiche. Ma anche i palazzi del potere a Teheran. Fonti militari spiegano che l’offensiva potrebbe durare settimane. È una guerra più che un raid. I generali israeliani lasciano trapelare che nella prima ondata avrebbero eliminato lo Stato Maggiore della Repubblica islamica, il comandante dei Pasdaran, gli scienziati alla guida del programma. Tra gli obiettivi anche i leader politici. Sembra che l’attacco punti anche al cambio di regime.

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Venerdì 13 Giugno 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita

h. 9.oo: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI

2. Le apparizioni di Medjugorje sono uniche nella storia della Chiesa


Sono incominciate il 24 Giugno del 1981 e termineranno con la morte dei sei veggenti.

La Madonna appare ovunque i veggenti si trovino nel mondo

I messaggi della Madonna, per quanto numerosi, sono “irreprensibili”

La Madonna oltre ai veggenti ha scelto una Parrocchia

Tutto questo ha fatto di Medjugorje una delle parole più conosciute al mondo

La Gospa ha fatto di Radio Maria l’emittente cattolica più diffusa nel mondo

h. 9.30: PENSIERO MARIANO

“Vittoria” (17)

Dal libro di padre Livio: “Magnificat – il poema di Maria”


h. 10: I DONI DELLO SPIRITO SANTO (21)


Blogdipadrelivio.it

Lettera di Tiziano


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Perché non ho dubbi su Medjugorje

Caro padre Livio , ho seguito stasera la replica della prima puntata del Su0 “Perché non ho dubbi su Medjugorje” e ammiro la sua appassionata fedeltà a Maria, la Madre del Signore. Ce ne fossero di preti come Lei!

Non si crucci per i cosiddetti “grandi personaggi ” che si burlano di Medjugorje: Lei non ha mai tradito la Madonna, perché la Madonna dovrebbe tradire Lei?

Penso possa essere una buona risposta a coloro che cercano, invano, di scalfire la Sua fede.

Voglia il Signore concederle ancora tanti anni per esercitare il suo prezioso ministero sacerdotale.

Con stima e affetto

Tiziano, da Padova 


Caro Tiziano,

ti ringrazio per il tuo incoraggiamento che fa sempre bene al cuore. Dispiace però vedere la gente calpestare la manna che scende abbondante dal Cielo.

Dobbiamo però fare tutto il possibile perché la gente non si perda a causa della nostra pigrizia e della nostra mancanza di coraggio.

Grazie anche per il tuo augurio di un lungo apostolato. Non mi tiro indietro perché la vita è un occasione unica e va dedicata a Dio fino all’ultimo istante.

Dio ti benedica e la Madonna ti protegga col suo amore.

Padre Livio

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 365 – LA VITA CONSACRATA

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Papa Leone XIV al Clero di Roma: “Camminiamo insieme”

Il Clero della Diocesi di Roma in udienza dal papa in aula Paolo VI in Vaticano

Di Antonio Tarallo

Città del Vaticano, giovedì 12 giugno 2025, 12:00 (ACI Stampa).

Il Clero della Diocesi di Roma incontra il suo Vescovo, Papa Leone XIV. Grande emozione da parte di tutti i presenti all’udienza che si è tenuta stamane nell’aula Paolo VI. Emozione che si percepisce già dal saluto che il cardinal Baldassare Reina, Vicario Generale per la Diocesi di Roma e Arciprete della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano, ha rivolto al pontefice. Dopo aver presentato i numeri della Diocesi di Roma (il clero romano è composto da 809 sacerdoti, mentre i diaconi permanenti sono 149) Reina si sofferma sul “carattere” di questi numeri, volti ed esperienze del clero romano: “Il suo presbiterio, Santo Padre, è un presbiterio generoso, con un forte senso di appartenenza e con una passione pastorale molto marcata. Di fronte alle difficoltà reagisce in maniera positiva; schietto nel riconoscere i problemi o le criticità, con uno spiccato senso dell’umorismo e sempre pronto a ripartire per il bene della chiesa e delle singole comunità”. E aggiunge: “Non siamo esenti dai condizionamenti culturali di questo tempo complesso e spesso ci interroghiamo su come reagire rispetto alle tante spinte che ci arrivano da ogni dove”.

Un affetto, quello del Clero della Diocesi di Roma, ricambiato dallo stesso papa Leone XIV che saluta tutti “con affetto e amicizia”. Prima di tutto, ringrazia per la “vita donata a servizio del Regno, per le vostre fatiche quotidiane, per tanta generosità nell’esercizio del ministero, per tutto ciò che vivete nel silenzio e che, a volte, è accompagnato da sofferenza o da incomprensione”. Poi, anche papa Leone XIV descrive la situazione del clero a Roma, sottolineando che “la nostra è una Diocesi davvero particolare, perché tanti sacerdoti arrivano da diverse parti del mondo, specialmente per motivi di studio; e questo implica che anche la vita pastorale – penso soprattutto alle parrocchie – sia segnata da questa universalità e dalla reciproca accoglienza che essa comporta”.

Fa riferimento, partendo proprio da questo variopinto panorama della situazione della Diocesi, all’unità e alla comunione. Bisogna essere uniti perché “il Signore sa bene che solo uniti a Lui e uniti tra di noi possiamo portare frutto e dare al mondo una testimonianza credibile”. E poi, c’è il riferimento alla comunione, altra parola chiave del discorso del papa. Una comunione che a Roma – secondo papa Leone – è “favorita dal fatto che per antica tradizione si è soliti vivere insieme, nelle canoniche come nei collegi o in altre residenze. Il presbitero è chiamato ad essere l’uomo della comunione, perché lui per primo la vive e continuamente la alimenta”. Ma evidenzia anche gli ostacoli che possono essere presenti: “Sappiamo che questa comunione oggi è ostacolata da un clima culturale che favorisce l’isolamento o l’autoreferenzialità. Nessuno di noi è esente da queste insidie che minacciano la solidità della nostra vita spirituale e la forza del nostro ministero”. Raccomanda di vigilare su questo problema. Anche perché non si è indenni, molte volte, da una sorta di “stanchezza che sopraggiunge perché abbiamo vissuto delle fatiche particolari, perché non ci siamo sentiti compresi e ascoltati, o per altri motivi”. 

E a queste problematiche, papa Leone risponde con queste parole: “Io vorrei aiutarvi, camminare con voi, perché ciascuno riacquisti serenità nel proprio ministero; ma proprio per questo vi chiedo uno slancio nella fraternità presbiterale, che affonda le sue radici in una solida vita spirituale, nell’incontro con il Signore e nell’ascolto della sua Parola”. E’ la Parola ad essere “linfa”: solo se ci si nutre da essa, allora “riusciamo a vivere relazioni di amicizia, gareggiando nello stimarci a vicenda”.

Papa Leone XIV, per questi motivi, auspica di “camminare insieme” perché  ciò “è sempre garanzia di fedeltà al Vangelo; insieme e in armonia, cercando di arricchire la Chiesa con il proprio carisma ma avendo a cuore l’essere l’unico corpo di cui Cristo è il Capo”. Ma, papa Leone XIV fa anche riferimento alla esemplarità che vuol dire “trasparenza della vita”: “Ve lo chiedo con il cuore di padre e di pastore: impegniamoci tutti ad essere sacerdoti credibili ed esemplari! Siamo consapevoli dei limiti della nostra natura e il Signore ci conosce in profondità; ma abbiamo ricevuto una grazia straordinaria, ci è stato affidato un tesoro prezioso di cui siamo ministri, servitori”.

Esorta tutti i sacerdoti a lasciarsi attrarre ancora “dalla chiamata del Maestro, per sentire e vivere l’amore della prima ora, quello che vi ha spinto a fare scelte forti e rinunce coraggiose. Se insieme proveremo ad essere esemplari dentro una vita umile, allora potremo esprimere la forza rinnovatrice del Vangelo per ogni uomo e per ogni donna”. E poi enuncia alcune sfide: “Siamo preoccupati e addolorati per tutto quello che succede ogni giorno nel mondo: ci feriscono le violenze che generano morte, ci interpellano le disuguaglianze, le povertà, tante forme di emarginazione sociale, la sofferenza diffusa che assume i tratti di un disagio che ormai non risparmia più nessuno. E queste realtà non accadono solo altrove, lontano da noi, ma interessano anche la nostra città di Roma, segnata da molteplici forme di povertà e da gravi emergenze come quella abitativa”. 

Ricorda a tutti che “il Signore ha voluto proprio noi in questo tempo pieno di sfide che, a volte, ci appaiono più grandi delle nostre forze. Queste sfide siamo chiamati ad abbracciarle, a interpretarle evangelicamente, a viverle come occasioni di testimonianza. Non scappiamo di fronte ad esse!”, così continua il pontefice. Fa, allora riferimento ad alcuni “santi sacerdoti” come Don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, “profeti di pace e di giustizia” e, poi, anche a don Luigi Di Liegro “che, di fronte a tante povertà, ha dato la vita per cercare vie di giustizia e di promozione umana”. Infine, esorta ad “attingere alla forza di questi esempi per continuare a gettare semi di santità nella nostra città”.

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