"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Maggio 2025 Pagina 31 di 34

DIARIO RADIOFONICO QUOTIDIANO

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70. Satana conosce i Segreti di Medjugorje?

La segretezza è una condizione decisiva perché i Segreti di Medjugorje si manifestino come una profezia inaspettata che ci coglie di sorpresa e impreparati.

Mi ricordo che San Giovanni Paolo II, di ritorno da un viaggio apostolico nei paesi scandinavi, aveva affermato che “il soprannaturale è solito sorprendere”, alludendo all’accoglienza festosa che aveva ricevuto in quei Paesi allergici al cattolicesimo.

D’altra parte basti guardare come si comporta la gente di Medjugorje che conosce, fin dal 26 ottobre 1985, ciò che Mirjana ha testimoniato a Padre Petar Ljubicic riguardo al primo Segreto, che avrebbe causato disastri e sofferenze.

Queste rivelazioni si sono andate sfumando nel tempo, tanto che io non tanti anni che mi reco a Medjugorje, non ho mai sentito nessuno parlarne.

A parte questa particolare rivelazione e quella riguardante il segno sulla collina, non si sa nulla di concreto riguardo gli eventi degli altri Segreti. Nell’arco di così tanto tempo non è emerso nulla.

“La Madonna stessa custodisce i suoi Segreti” ha commentato Mirjana e bisogna dire che i Veggenti sono molto rigorosi nel rispettare la consegna del silenzio. A volte non dicono neppure quello che potrebbero dire, dando quasi l’impressione che, conoscere i Segreti, non sia così importante.

In realtà i Segreti hanno una posizione chiave nel piano della Madonna che ha, nella rivelazione tre gironi prima di un evento sconosciuto, in un momento sconosciuto e in un luogo sconosciuto, la sua forza dirompente, come avvenne con l’improvvisa pioggia di fuoco che ha distrutto Sodoma e Gomorra.

Proprio perché i Segreti devono rimanere sigillati fino a tre giorni prima, è necessario che il silenzio sia tale da impedire anche agli abitanti dell’inferno, che vagano sulla terra, di venirne a conoscenza.

Tuttavia il fatto che satana non conosca i segreti e che non riesca a leggerli neppure sul rotolo di Mirjana, non impedirà al menzognero di creare confusione con falsi Veggenti e con falsi Messaggi, attività nella quale ha un’esperienza consolidata.

Di qui l’importanza che la rivelazione dei Segreti tre giorni prima che accadono, abbia una regia affidabile che, data la gravità degli accadimenti, in particolare dal terzo al Decimo, non potrebbe che essere quella della Chiesa

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I giorni sacri della Russia e il futuro Papa, fra difesa di Kiev e relazioni con Mosca

di Stefano Caprio-Asia News – 3 Maggio 2024

La tregua per la Grande Vittoria gioco delle parti, Putin che vuole allungare i tempi delle trattative e mostrarsi vincitore. La quarta parata dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, nella solennità degli 80 anni dalla fine del conflitto contro la Germania nazista. Il “pensiero della Russia” fra i cardinali al Conclave. Il patriarca ortodosso mostra il “paradiso russo” contro le devastazioni della guerra. 

Per una singolare coincidenza delle vicende umane, allo stesso tempo drammatiche e gloriose, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato un “triduo di tregua” dalla mezzanotte del 7 maggio a quella del 9 maggio, durante le celebrazioni per la Grande Vittoria sulla piazza Rossa di Mosca, e proprio durante la seduta del Conclave per eleggere il successore di papa Francesco e 267° di San Pietro. La prima e la terza Roma si uniscono per la gloria del pontefice e dell’imperatore, assicurando almeno a parole al nuovo papa una visione di pace, tanto agognata e auspicata dal predecessore argentino. A meno infatti di inattese complicazioni, entro la fine della tregua Roma e la Chiesa intera vedranno affacciarsi dal balcone della basilica il nuovo apostolo della pace universale, vestito di bianco e (forse) con il mantello rosso della memoria del sangue di Cristo e dei martiri.

La scelta “pacifista” di Putin non è certo dedicata all’elezione papale, essendo stata dichiarata prima dell’annuncio dell’inizio del Conclave, e comunque il rispetto dovuto al capo dei cattolici non sminuisce nello zar di Mosca la sensazione di essere lui il vero capo della Chiesa universale. Se il presidente americano Donald Trump ha affermato scherzando di ritenere di essere il più adatto al ruolo di pontefice, il russo parte dalla sacra professione della “sinfonia” di trono e altare risalente alle origini bizantine, ed esaltata dalla Russia fin dal medioevo come la guida congiunta dell’imperatore e del patriarca, l’uno per proteggere la Chiesa dai pericoli, e l’altro per declamare le verità della fede. Nella storia russa, fin dal primo zar Ivan il Terribile e attraverso le imprese di Pietro il Grande, Caterina II, Alessandro I e dello “zar rosso” Josif Stalin, in realtà è proprio l’imperatore la vera guida della Chiesa. E la Russia viene vista come unica custode della vera fede per il mondo intero, come si ripete oggi nella proclamazione dei “valori tradizionali russi morali e spirituali”, a cui neppure i cattolici ormai sono capaci di attenersi.

La tregua putiniana naturalmente rientra nel gioco delle parti, con la Russia che tenta in ogni modo di allungare i tempi delle trattative e vuole mostrarsi “vincitrice” dal palco sopra il mausoleo di Lenin, durante la parata della Vittoria moscovita contro ogni male del mondo. Gli ucraini considerano la proposta russa una “manipolazione”, chiedendo semmai di cessare il fuoco almeno per 30 giorni, o come ha detto il ministro degli esteri Andrej Sibiga, “se la Russia vuole davvero la pace, smetta subito di attaccare le città ucraine”. Il Cremlino ha ovviamente evitato di rispondere a questi appelli, perché “una tregua di un mese è impossibile senza tener conto di tutti i dettagli”, come ha affermato il portavoce Dmitrij Peskov. I “dettagli” riguardano le pretese russe su tutti i territori occupati, e quindi si rimane sempre al punto di partenza.

Sarà la quarta parata della Vittoria dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, nella solennità degli 80 anni dalla fine della guerra contro la Germania nazista, che la Russia pretende sia riconosciuta come merito esclusivo dei sovietici. La guerra in Ucraina, nel frattempo, ha già superato il numero di morti e feriti russi dal 1945 a oggi in tutti i conflitti mondiali, cercando di ripetere l’esperienza della battaglia di Stalingrado e dell’assedio di Leningrado, i “sacrifici eroici” che fanno della Russia il Paese-martire vincitore, come se il vero trionfo si possa riflettere soltanto nell’auto-distruzione. Una tregua era già stata proclamata nei giorni di Pasqua, anche se non era stata veramente rispettata, ma come dicono alcuni soldati al fronte, “non c’è stata una vera calma, ma almeno sembrava tutto un po’ più tranquillo”. I civili in Ucraina si augurano comunque una tregua di qualunque durata, “uno, tre o trenta giorni, basta che non ci crolli il tetto sulla testa!”, come riportano le inchieste di Currentime.

Secondo il politologo Ivan Preobraženskij, “Putin vuole soltanto celebrare la parata senza disturbi, e anche dare qualche segnale a Trump, per evitare che gli Stati Uniti si tirino del tutto indietro dalle trattative, in quanto la Russia finora sembra soltanto trarre vantaggi dall’intervento degli americani”. La proclamazione unilaterale della tregua, del resto, dimostra che la Russia può far cessare il conflitto in qualunque momento, essendone la principale responsabile, e Trump continua a “girare nella trappola” di Putin, nella speranza di ottenere qualche risultato che la Russia fa intravedere, senza veramente agire di conseguenza. Lo stesso presidente americano ha dovuto riconoscere che “Putin mi sta prendendo per il naso”, portando l’amicone americano su per i gradini della scala messa davanti a lui, accordandosi su ogni gradino per qualche minima concessione, senza mai arrivare in cima.

L’esperto internazionale Dmitrij Levus ritiene che la tregua putiniana sia soltanto “un’iniziativa propagandistica in vista della festa della pobedobesie, la “ossessione della vittoria”, e non un vero progresso nelle trattative di pace”, e che sia necessario “mostrare a tutti il vero volto di Putin e della Russia di oggi”, senza cedere alle sue manipolazioni. Il pensiero della Russia non può ovviamente mancare nei dibattiti alle congregazioni dei cardinali in vista del Conclave, cercando il giusto approccio per dare al nuovo papa la possibilità di intervenire con efficacia, ricordando gli sforzi di papa Francesco nel difendere l’Ucraina, e allo stesso tempo di non rompere del tutto le relazioni con Mosca.

In questo delicato compito le maggiori conoscenze sono ovviamente da attribuire al segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, il candidato più probabile e più naturale nella prosecuzione della Ostpolitik bergogliana, anche se non uscisse dal Conclave in abito bianco. Un altro dei favoriti è l’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, mediatore nelle trattative umanitarie tra Mosca, Kiev, Pechino e Washington, esperto nelle iniziative di pace fin dai tempi del suo intervento in Mozambico insieme alla Comunità di S. Egidio di cui è stato assistente ecclesiastico, e che da sempre mantiene rapporti di grande amicizia con il patriarcato di Mosca. Il ceco-canadese Michael Czerny, e il cardinale polacco Konrad Krajewski, sono tra quelli che si sono spesi maggiormente per il sostegno alla “martoriata Ucraina” e ben conoscono il “mondo russo”, insieme ai tanti altri porporati di etnia slava o vicina ai russi, come i polacchi Kazimierz Nycz, Grzegorz Ryś e il quasi ottantenne Stanislaw Rylko, rimasto nel novero degli elettori per pochi mesi di anticipo sull’età di esclusione. Vanno ricordati anche il lituano Rolandas Makrickas, il croato Josip Bozanić, l’ungherese Peter Ërdo, il serbo Ladislav Nemet e il bosniaco Vinko Pulić, per non parlare del giovane ucraino-australiano Mykola Bychok, mentre i cattolici centrasiatici saranno rappresentati dal cardinale italiano Giorgio Marengo, simbolo delle “Chiese periferiche” di papa Francesco per la sua missione in Mongolia.

Tutti i cardinali asiatici hanno per vari motivi molte esperienze di contatto con la Russia eurasiatica, come del resto negli ultimi anni capita anche ai cardinali africani, vista l’intraprendenza del patriarcato di Mosca nell’apertura di parrocchie russe in Africa da sottrarre agli “scismatici” del patriarcato greco di Alessandria, sostenitore dell’autocefalia ucraina. Anche gli americani hanno la possibilità di valutare più da vicino gli effetti del valzer tra Putin e Trump, che sta occupando la parte fondamentale della geopolitica attuale. Un grande conoscitore della cultura, della lingua e della spiritualità russa è il prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, l’italiano Claudio Gugerotti, già nunzio nel Caucaso, in Bielorussia e in Ucraina, specialista dell’Oriente slavo fin dai suoi studi giovanili, né si può dimenticare il prefetto del Dicastero per l’unità dei cristiani, lo svizzero Kurt Koch, che da anni prosegue il dialogo ecumenico anche con gli ortodossi russi. Infine, uno dei candidati più ricordati dalla stampa è il cardinale italiano Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, il luogo sacro di tutti i cristiani, dove i russi mantengono una presenza molto attiva e intensa da sempre.

Al Sacro Collegio non mancano dunque le capacità e le esperienze per orientarsi in questa delicata relazione con la Chiesa moscovita e l’imperatore del Cremlino, che pretende di imporsi a livello universale in campo militare, politico e religioso. Il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) ha visitato nei giorni scorsi il festival del “Dono pasquale” nel parco Kolomenskoe della capitale russa, un’iniziativa di beneficenza con il mercato degli articoli vintage, la mostra dei collezionisti e il laboratorio creativo delle università moscovite, oltre alla “fiera del miele”, per esaltare la “bellezza e dolcezza” della nuova vita della Russia. Sono state messe in mostra le opere più pregiate di epoche passate, per illustrare le tradizioni della festa di Pasqua in Russia e nel mondo, come le uova pasquali in porcellana, legno, vetro, e una serie di cartoline nazionali e fotografie dell’inizio del XX secolo, dischi retrò anche con esecuzioni di cori ecclesiastici e concerti di campane da tutte le chiese della Russia. 

Il patriarca cerca di mostrare il “paradiso russo” in contrasto con le devastazioni della guerra, ricordando la sua prima visita nella capitale nel lontano 1955, e lodando soprattutto la costruzione di centinaia di nuove chiese ortodosse a Mosca, “città eroica” nella resistenza al nazismo insieme a Leningrado e Stalingrado, dove svetta oggi la cupola grandiosa e minacciosa della cattedrale della Vittoria, costruita cinque anni fa per ricordare i 75 anni dalla fine della Grande Guerra, oggi diventati 80. Proprio l’età massima dei cardinali-elettori, nati provvidenzialmente dopo la fine delle ostilità più spaventose del secolo scorso, e chiamati a dare una risposta di speranza e di amore in quelle del nuovo millennio.

Parolin e Pizzaballa i candidati più «solidi» alla vigilia del Conclave. La fede e una visione globale

di Gian Guido Vecchi – Corriere ella Sera – 4 Maggio 2025

Nella scelta del nuovo Papa conterà la visione internazionale

Il cardinale che esce da Porta Sant’Anna quasi in incognito, clergyman nero e veste da celebrazione in una busta di tela, guarda la coda di pellegrini e turisti in coda e sorride un po’ amaro quando gli si chiede delle riforme in sospeso, le strutture della Curia, la sinodalità, le finanze, tutte cose più o meno importanti ma che tendono ad appassionare chi sta già dentro e gli addetti ai lavori: «Ha presente Luca, 18,8? Ecco: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla Terra?”». Le congregazioni stanno finendo, domani doppio turno mattina e pomeriggio, martedì la previsione di una sessione mattutina, e poi tutti a Santa Marta già la sera, al più tardi mercoledì mattina, la clausura si avvicina e con essa il momento della verità.

Sono giorni di murmuratio, avrebbe detto il Papa gesuita, appuntamenti e cene per cominciare a tirare le fila, delineare il profilo del candidato più adatto in base alle questioni più urgenti, pensare a chi sostenere per non disperdere il voto. Al fondo di tutto ciò che si è discusso, resta centrale la questione drammatica che gli ultimi pontefici, ciascuno a modo suo, hanno provato ad affrontare. Francesco ne parlava a settembre, durante il suo penultimo viaggio in Lussemburgo e in Belgio: «Come possiamo far arrivare il Vangelo in una società che non lo ascolta più?». Si riferiva all’Occidente, al Nord del mondo, ma non è che l’emisfero Sud sia messo molto meglio, considerata anche la moltiplicazione di sette e chiese evangeliche varie. Uno dei cardinali di punta del conclave lo dice secco: «Sì, il problema della fede è centrale».

Chiaro che il prossimo Papa debba avere le spalle abbastanza larghe, la visione internazionale e le caratteristiche adatte ad affrontare tutto questo. È la ragione principale per la quale Pietro Parolin e Pierbattista Pizzaballa, almeno alla vigilia, appaiono i candidati più solidi, quelli dei quali si sta parlando di più dentro e fuori le riunioni di cardinali. Non si tratta solo del fatto, pure importante, che in un conclave multipolare, nel quale molti elettori non si erano mai visti prima, il segretario di Stato di Francesco e il patriarca di Gerusalemme siano conosciuti da tutti. Parolin è stato l’artefice dell’accordo storico con la Cina sulla nomina dei vescovi, che già gli procurò problemi quand’era sottosegretario in Segreteria di Stato e lo stava concludendo per Benedetto XVI , prima che le resistenze interne ed esterne consigliassero di mandarlo, nel 2009, nunzio in Venezuela. Richiamato da Francesco, ha portato a termine l’accordo con Pechino nel 2018. Soprattutto nella destra Usa, la cosa continua a procurargli attacchi e veleni, come la notizia falsa del malore. Ma la questione non è politica, Parolin come Francesco sa che «l’Asia è il futuro della Chiesa»: in Cina, si sta parlando di comunità in crescita in un Paese di un miliardo e mezzo di abitanti.

Se Parolin ha la visione globale e l’esperienza di governo, Pizzaballa ha governato una chiesa nelle condizioni più difficili, risanato le casse del Patriarcato di Gerusalemme, e svolto un delicatissimo ruolo diplomatico e di dialogo fra israeliani e palestinesi. Ed è un biblista cui guardano coloro, non solo tra i conservatori, che avvertivano una lacuna dottrinale e scritturistica in Francesco. Entrambi, Parolin e Pizzaballa, sono in grado di tenere assieme le differenze nel conclave, a parte le ali estreme……..

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 325 – LA CHIESA E’ CATTOLICA

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Pensieri sui Vangeli Festivi: III Domenica di Pasqua – Padre Livio

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Forma breve:
Gv 21,1-14
Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro,
così pure il pesce.
 
Dal Vangelo secondo Giovanni
 
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
 
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
 
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

IL CAMBIAMENTO DEL MONDO SARA’ STUPEFACENTE

INVITO ALLA MARIATONA DI MAGGIO

NON MANCARE ALLA NOSTRA FESTA DI FAMIGLIA

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