"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2024 Pagina 70 di 236

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Venerdì 27 Settembre 2024

H. 9:00 Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

LA NOTA SU MEDJUGORJE: Il Re della pace (5) – Soltanto Dio (6)

Al titolo di “Regina della Pace” corrisponde quello di “Re della Pace” attribuito a Gesù.

I messaggi offrono una visione fortemente teocentrica della vita spirituale ed è frequente l’invito all’abbandono fiducioso in Dio che è amore.

LA MINACCIA DI UNA GUERRA NUCLEARE

Il problema non è solo Putin. Con una sovrapposizione che non sembra affatto casuale, si sta muovendo anche la Cina. Due giorni fa Pechino ha lanciato un missile intercontinentale, caduto poi nell’Oceano Pacifico. Non accadeva dal 1980.

“VOGLIONO ISLAMIZZARE IL MONDO INTERO”

Intervista a Benny Morrys – storico e giornalista israeliano

Giulio Meotti – Il Foglio -25 Settembre 2024

LA CENTRALITA’ DI MEDJUGORJE NELLA CHIESA

Non è vero che a Medjugorje tutto prosegue come prima.

Il Nulla Osta ha cambiato radicalmente le prospettive

BLOG: La testimonianza su Medjugorje di un investigatore biblico

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“Vogliono distruggere Israele, avamposto dell’occidente”. Intervista a Benny Morris  

Giulio Meotti  25 set 2024- IL FOGLIO

“Se l’Iran perdesse in guerra, il regime fanatico degli ayatollah cadrebbe” dice lo storico isrealiano, che spera vengano neutralizzati anche i suoi

“C’è uno scontro di civiltà, ne siamo dentro, ma in occidente la maggioranza rifiuta di accettarlo, di vedere la realtà nonostante gli attentati di Madrid, Londra, Parigi, Stoccolma e Berlino”. Dopo decenni a studiare il conflitto mediorientale e a capire le ragioni palestinesi, Benny Morris è arrivato alla conclusione che non è sulla terra, ma fra due concezioni del mondo. 

“Ci sono valori occidentali in contrasto con un mondo islamico il cui atteggiamento verso la vita, la libertà politica, la creatività, è completamente diverso e il mondo islamico attacca l’occidente e si infiltra in esso” spiega al Foglio l’insigne storico israeliano, a lungo docente alla Ben Gurion University nella città di Beersheba, oggi 75enne capofila di quella che venne definita la corrente dei “Nuovi Storici”. 

“Israele è la frontiera di questo scontro di civiltà, perché cerca di essere un argine al fondamentalismo islamico di Hamas e Hezbollah, sostenuti dall’Iran” prosegue Morris al Foglio. “Vogliono distruggere Israele, l’Iran lo dice apertamente, come i suoi satelliti Hamas e Hezbollah, non solo perché ha preso loro una terra che doveva essere islamica nella loro logica, ma la verità è che vedono Israele come un avamposto della civiltà occidentale.

Gli arabi che ci hanno visto arrivare qui negli anni 1880, 1890 e all’inizio del 1900, ci consideravano un’estensione dell’occidente. Ci sono altri posti dove l’oriente incontra l’occidente. La Nigeria settentrionale, il Kenya settentrionale al confine con la Somalia, le Filippine, la Thailandia: queste sono le terre di confine tra l’islam e l’occidente. E noi siamo una di queste, sfortunatamente. Dopo Israele, vogliono islamizzare il mondo intero. E vogliono farlo gradualmente”. 


Non è realistico, ma questo non significa che non ci provino. “E loro pensano che si stanno avvicinando al loro obiettivo. Le comunità islamiche in occidente, come in Francia, Belgio e Inghilterra, sono diventate persino politicamente importanti e nelle elezioni vediamo che contano sempre di più. E dalla loro hanno tassi di fertilità più alti degli occidentali postcristiani.

 Secondo Bernard Lewis, l’Europa alla fine del secolo avrà una maggioranza islamica”. Qualche anno fa, Morris fu quasi linciato mentre andava a una conferenza alla London School of Economics. “Non sono sorpreso dalla loro infiltrazione nelle università: ricevono molto denaro da paesi come il Qatar e l’Arabia Saudita. Università dove vediamo che i giovani con la kefiah cantano ‘Palestina libera dal fiume al mare’ e sostengono Hamas. Anche in America, dove ha una piccola comunità islamica. E anche nelle elezioni del prossimo novembre, in stati come il Michigan”. 


Per molti, Israele non può permettersi due guerre contemporaneamente, a sud contro Hamas e a nord contro Hezbollah. “A Gaza la guerra sta scendendo di intensità e ora l’attenzione è sul nord” ci dice Morris. “Quel che resta di Hamas è nei tunnel. Israele ha una divisione e mezzo a Gaza. A nord potrebbe, e io spero, che diventi una guerra aperta contro l’Iran e i suoi satelliti. Israele si è ripreso dal trauma del 7 ottobre.

Se dovesse scoppiare una guerra totale ci sarebbe una massiccia invasione di terra da parte di colonne corazzate israeliane e un’occupazione prolungata del Libano meridionale. Ma lo stato maggiore e Netanyahu sembrano trattenersi, diffidenti data l’esperienza di Israele nel 1982-2000, quando occupò gran parte del Libano meridionale. Ma lo spopolamento della zona di confine israeliana è stato il principale risultato strategico di Hezbollah negli ultimi undici mesi di guerra transfrontaliera e l’estensione missilistica di Hezbollah più a sud in questi ultimi giorni minaccia di spopolare in modo massiccio il resto della Galilea, cosa che nessun governo israeliano può tollerare”.

Morris ha scarsa fiducia nell’Europa. “L’Europa è ancora immersa nell’appeasement da anni Trenta sull’Iran: allora l’Europa sapeva che Hitler era il male ma rifiutò di affrontarlo. Anche dopo l’11 settembre e il 7 ottobre, l’occidente non vede. Gli europei occidentali vivono una vita prospera e non vogliono essere trascinati in guerra”. Non ha fiducia neanche che la Repubblica islamica crolli per cause interne.

“Il regime iraniano gode del sostegno delle periferie e delle campagne, mentre la classe media li odia. Gli ayatollah hanno quasi metà del paese con sé. Una parte degli iraniani è molto religiosa e pensa che Allah sia dalla loro parte. E chi si oppone è massacrato nelle strade. Non è facile opporsi a un regime che ti vuole morto. Il regime non cadrà, a meno che non sarà sconfitto in una vera guerra e gli americani decidono di averne abbastanza e Israele bombarda le sue installazioni atomiche. Allora collasserebbe.

Ora è il momento di distruggere il regime fanatico degli ayatollah e sovvertire le sue ambizioni anti-occidentali. Se l’Iran avesse l’atomica, sarebbe tremendo per tutti, per Israele in primis, perché ci vuole distruggere. Ma Israele non lo consentirà. Netanyahu ha rimandato la resa dei conti, ma dovrebbe farlo finché Israele ha la superiorità militare e tecnologica per risolvere il problema. L’Iran è la principale minaccia a Israele e all’occidente”.

Il ritorno dello spettro di una guerra nucleare: 12 mila testate in mano a 9 Paesi, 3.900 sono schierate e 2.100 pronte all’uso

diGiuseppe Sarcina- Corriere della Sera – 26 Settembre 2024

La tecnologia fornisce armi sofisticate, ma i negoziati per arginarle sono bloccati

Una bolla immensa di luce si abbatte su Londra. Distrugge il Parlamento di Westminster, poi Buckingham Palace e il grattacielo «The Shard», progettato da Renzo Piano. Sventra palazzi, rade al suolo interi quartieri. Alla fine ecco il profilo sinistro del fungo atomico che si innalza sulla capitale britannica.

Il video dura quattro minuti. È la simulazione di un bombardamento nucleare russo sulla metropoli inglese che si conclude con stime terrificanti: 850 mila morti, oltre 2 milioni di feriti. Il filmato era già circolato nei mesi scorsi, ma è ricomparso in questi giorni sul canale tv Tsargrad che fa capo all’oligarca Konstantin Malofeev, uomo d’affari molto legato alla Chiesa ortodossa e, soprattutto, a Vladimir Putin.

Solo una provocazione, un’altra trovata del marketing del terrore promosso da Mosca? Naturalmente tutti noi speriamo che sia così. Intanto, però, ieri lo stesso Putin ha dichiarato: tratteremo come aggressori quelle potenze nucleari che appoggeranno chi attaccherà il nostro territorio; potremmo rispondere con le armi atomiche.

Dopo aver visto il virtuale annientamento di Londra, i media britannici hanno concluso che l’avvertimento di Putin fosse diretto soprattutto al governo guidato da Keir Starmer, uno dei più convinti sostenitori della strategia di Volodymyr Zelensky. Vale a dire colpire duramente le basi militari anche all’interno del territorio nemico. 

L’inquietudine

In ogni caso le parole del leader russo e quelle immagini apocalittiche riaccendono le inquietudini nell’opinione pubblica dei Paesi occidentali. Non si può escludere, come dicono i generali del Pentagono, il rischio di un’escalation nucleare.

Sabato 21 settembre si è saputo che era fallito un nuovo test del missile intercontinentale Sarmat, in grado di trasportare testate atomiche. È uno degli ordigni più micidiali custoditi nei depositi russi. Nel 2018 Putin mostrò una clip in cui si vedeva un Sarmat piombare sulla Florida.

Ma il problema non è solo Putin. Con una sovrapposizione che non sembra affatto casuale, si sta muovendo anche la Cina. Due giorni fa Pechino ha lanciato un missile intercontinentale, caduto poi nell’Oceano Pacifico. Non accadeva dal 1980. A quanto risulta, Washington ha seguito con allarme quello che il ministero della Difesa cinese ha definito «un test di routine».

In realtà il mondo sta vivendo una fase di riarmo nucleare, come conferma l’ultimo rapporto dell’istituto Sipri, (Stockholm international peace research institute), pubblicato l’altro giorno, martedì 24 settembre.

 L’autorevole istituto svedese raffigura uno scenario preoccupante, sulla base dei pochi dati ufficialmente disponibili. Oggi gli Stati in possesso di un arsenale atomico sono nove: Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele. In totale questo gruppo di Paesi dispone di 12.121 testate nucleari, di cui 9.585 potenzialmente pronte all’uso. 

Il lancio immediato

Il Sipri calcola che sono già schierati 3.904 ordigni, tra cui 2.100 in condizione di «elevata prontezza operativa», cioè predisposti al lancio immediato. Attenzione, perché quelli già pronti a colpire sono 100 in più rispetto allo scorso anno. Questo significa che il trend di contenimento, se non di riduzione dei rischi si è invertito.

Stati Uniti e Russia controllano il 90% degli armamenti. Nel dettaglio Washington dispone di 5.044 testate, di cui 1.770 «dispiegate». Mosca contrappone un totale di 5.580 ordigni, con 1.710 già operativi.

Nella classifica delle potenze atomiche seguono il Regno Unito, con un totale di 225 bombe, tra cui 120 in campo; la Francia, con un numero complessivo di 290 e 280 schierate. La Cina guidata da Xi Jinping, al momento, sembra lontana: solo 24 dispositivi attivati, ma con un inventario di 500 bombe. 

I piani di Pechino

Tuttavia i piani di Pechino sembrano destinati a cambiare gli equilibri della deterrenza o del pericolo globale. Si prevede che entro il 2030 i cinesi raggiungeranno Stati Uniti e Russia per numero di missili balistici intercontinentali. Anche altri Paesi, come Regno Unito, India e Pakistan, prevedono di aumentare le scorte atomiche.

Stiamo assistendo a due fenomeni contrapposti. Da una parte lo sviluppo tecnologico fornisce armamenti sempre più sofisticati e sempre più devastanti. Dall’altra la diplomazia internazionale non sembra in grado di riprendere i negoziati per arginare la proliferazione nucleare.

Il dialogo interrotto

Il dialogo tra Stati Uniti e Russia si è interrotto nel febbraio del 2023, quando Putin ha deciso di sfilarsi dal Trattato «New Start» che fissava un tetto di 1.550 testate nucleari e di 700 «vettori» (missili, aerei, sommergibili) per parte. Eppure due anni prima, nel febbraio 2021, il presidente russo aveva accettato di prolungare la durata dell’accordo fino al 2026. E a lungo Biden ha sperato di coinvolgere anche Xi Jinping nelle trattative per il parziale disarmo. Ma l’aggressione all’Ucraina ha cambiato tutto.

LA TESTIMONIANZA SU MEDJUGORJE DI UN INVESTIGATORE BIBLICO

Carissimo padre Livio,

intanto voglio ringraziarla per il suo instancabile servizio al Signore e alla Madonna attraverso Radio Maria. Probabilmente neanche immagina quanto bene viene fatto attraverso la Radio di Maria. I miei genitori – che per motivi dei piani misteriosi del Signore vivono lontano da me – ascoltano continuamente la sua Radio, che tiene loro compagnia giorno e notte.

Sono un Sacerdote. Sono un biblista. Preferisco non firmare la mia lettera per non creare nessuna pubblicità alla mia persona. Giovanni Battista ha detto: “Lui deve crescere, io diminuire” (Gv 3,30). E così sia ora e sempre.

Le scrivo per portare la mia povera testimonianza su Medjugorje. Devo confidarle che il mio primo viaggio nella terra di Maria è stato nel giugno 1990. Con mio padre. Ancora Medjugorje non è quello che è adesso. Lei lo sa meglio di me. Ma in quel luogo, in quel momento preciso, in quei giorni, percepii la fortissima presenza della Madonna. Non vidi segni. Non vidi miracoli. Ma nel mio cuore la Madonna mise un seme. E dopo 2 anni entrai in seminario.

 Da Sacerdote ho condotto centinaia di pellegrini nella terra di Maria. Non ho mai avuto curiosità alcuna per i veggenti. Portavo i fedeli a compiere un “ritiro spirituale”. E nel “boschetto” facevo le mie catechesi. Guidavo la via Crucis sul Krizevac, scalzo, per chiedere perdono dei miei peccati. Partecipavamo all’Adorazione. E a tutto ciò che di spirituale offre Medjugorje. Ho dedicato tantissime ore al confessionale. Ho visto conversioni pazzesche, che solo Maria sa compiere.

Ho ascoltato le confessioni di assassini, ladri, criminali, adulteri. Ho ascoltato confessioni di Vescovi e Sacerdoti. Tutti ai piedi di Maria, a chiedere conversione. Davanti alla Madonna non c’è distinzione. Siamo tutti poveri peccatori alla ricerca della pace. Che solo Lei, la Regina della Pace sa dare. Personalmente devo testimoniare che il Rosario mi ha salvato. Nei momenti più bui della mia vita, la Santa Vergine, attraverso la preghiera del Rosario mi ha risollevato. E riportato nelle braccia del Figlio Gesù.

Il Maestro ci ha dato il criterio di discernimento più semplice: “Dai loro frutti li riconoscerete (…) un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni” (Mt 7,15-20).

 E che a Medjugorje ci siano i frutti, lo vede anche un cieco.

Questa in breve la mia testimonianza.

Ma c’è un’altra cosa che vorrei aggiungere se non le rubo troppo tempo. Nella nota del Dicastero per la Dottrina della Fede è riportata una obiezione che molti stanno utilizzando per screditare la presenza della Madonna a Medjugorje. Ed è la frase contenuta nel messaggio del 02 /11/2017: “mio Figlio, uno e trino, vi ama”.

 Il Dicastero, in merito ha risposto: “Non è inusuale che in testi mistici, che vogliono esprimere la presenza di tutta la Trinità nel mistero del Verbo incarnato, si usino parole non adatte come queste. In questo caso, si deve intendere che nel Figlio fatto uomo si manifesta l’amore del Dio uno e trino”.

Ma io aggiungerei anche un’altra cosa. Il Concilio di Efeso (431) proclama Maria Madre di Dio.

“I padri conciliari, presenti quel 22 giugno del 431, accolsero a gran voce la tesi di Cirillo, contenuta in quella che passò alla storia come “Seconda lettera di Cirillo a Nestorio “. In questa lettera, Cirillo d’Alessandria, definiva la Vergine Maria come Theotókos, ovvero Genitrice (dunque Madre) di Dio, perché ha dato alla luce non un uomo, ma Dio come uomo. In quell’occasione, 197 padri conciliari condannarono definitivamente le tesi del nestorianesimo e definirono, in via ufficiale, il dogma di Maria Madre di Dio

La Sacra Scrittura ci ricorda (metto solo 2 citazioni per brevità):

– “Chi crede in me, non crede in me, ma in Colui che mi ha mandato; chi vede me, vede Colui che mi ha mandato” (Gv 12,44)

– Tommaso rivolgendosi a Gesù “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28).

Se Gesù e il Padre sono una cosa sola, se Gesù è Dio, se Maria è la Madre di Dio (come sopra ricordato dal Concilio di Efeso, quindi dogma di fede) “perché ha dato alla luce non un uomo, ma Dio come uomo”, allora l’espressione “mio Figlio, uno e trino vi ama” è di una semplicità disarmante. E per nulla fuorviante a livello teologico. Non fa una piega.

La ringrazio per l’attenzione.

Un fraterno abbraccio.

Investigatore Biblico

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla Nota di approvazione di Medjugorje: La pace che sgorga dalla carità (4)

Cari amici, i frutti derivano dai Messaggi della Regina della pace e dalla Sua evangelizzazione materna. Nel documento della Santa Sede incontriamo un’analisi dei Messaggi che sono una fonte di spiritualità per tutti noi.

La Madonna esige la nostra fede nella Sua presenza dato che è l’unica che ci possa salvare dalla catastrofe. In un mondo che sembra essere in mano al diavolo, solo Dio sa quanto abbiamo bisogno della Madre celeste e del Suo intervento. Maria stessa disse: «Ritornate a mio Figlio, ritornate alla preghiera e al digiuno. Figlioli, permettete che Dio parli al vostro cuore perché satana regna e desidera distruggere le vostre vite e il pianeta sul quale camminate» (25 marzo 2020). Ci invita ad unirci particolarmente a suo Figlio Gesù in un’intima unione perché sarà quella a darci la forza di combattere contro il maligno.

Nella Nota è stato messo in evidenza ciò che ha detto la Madonna sulla pace. La vera pace non è quella di cui parlano gli uomini, ma è il rapporto con Dio che ci riempie il cuore e che distribuiamo agli altri. Per contrario, il diavolo scardina i cuori, li riempie di odio che distribuisce nei popoli e nelle nazioni, spingendoli verso l’autodistruzione.

Il documento fa riferimento ad alcuni Messaggi sulla pace intesa non come valore assoluto e unico, perché più grande di essa ci sono la carità e l’amore. Questa è un’osservazione molto opportuna, perché ricordo una domanda che è stata fatta a Mirjana nella quale le si chiedeva con quale parola avrebbe sintetizzato tutti i Messaggi del due del mese e rispose con “Amore”. L’amore di Dio si riversa, mediante Suo Figlio e il Cuore Immacolato di Maria, su questo mondo peccatore che ha bisogno di perdono.

In questa luce possiamo gustare questi Messaggi che ci insegnano che la pace sgorga dalla carità, è il frutto dell’amore di Dio nei nostri cuori.

La pace che sgorga dalla carità

7. Questa pace non è fine a sé stessa né esprime il valore cristiano più alto. È frutto della carità vissuta, che è la virtù più grande e più bella. Si tratta dell’amore che si abbandona all’amore di Dio e si esprime nell’amore fraterno che evita i litigi, non giudica e perdona:

Dire che Dio è pace non coglierebbe l’identità divina come l’espressione “Dio è amore”, che è quella che ci ha regalato San Giovanni l’evangelista. La carità da cui sgorga la pace è al vertice della santità.

Nei Messaggi spesso la Madonna interviene nel regolare con l’amore i rapporti con gli altri. Questa è una preoccupazione che ci fa capire come noi cristiani nei rapporti umani dobbiamo farci guidare dall’amore. Dobbiamo evitare le ripicche, gli odi, le vendette, i risentimenti, il farla pagare, altrimenti aumentiamo il tasso di superbia e di risentimento che c’è nel cuore.

«Amatevi gli uni gli altri. Siate fratelli tra di voi ed evitate ogni litigio» (25.12.1981). «Cari Figli, anche oggi vi voglio invitare al perdono. Perdonate, figli miei! Perdonate gli altri, perdonate voi stessi» (13.03.2010). «Cari figli, questo è il tempo del ringraziamento. Oggi, da voi cerco l’amore, non cercate errori e sbagli negli altri e non giudicateli» (04.05.2020).

Dio ci perdona sempre se ci pentiamo sinceramente. Noi a nostra volta dobbiamo perdonare noi stessi, cioè accettare il perdono di Dio, altrimenti cadiamo nella superbia. I rapporti umani fra la famiglia, i conoscenti, i parenti, gli amici e chi conosciamo cambiano radicalmente se c’è la disponibilità a non reagire negativamente ad ogni cosa che succede. Anche il ringraziamento è una forma di carità. Se pretendiamo cadiamo nel peccato della superbia. Dobbiamo imparare a ringraziare.

La Madonna cerca il nostro amore, Dio ci dà il suo amore e noi dobbiamo donarglielo. Motivi per criticare, per arrabbiarsi, per giudicare e affossare, ne abbiamo sempre. Dobbiamo sorvolare tutte le cose negative per guardare a quello che c’è di buono, bello, valido. Questa è l’arte del vivere bene perché diventiamo una benedizione quotidiana per quelli che frequentiamo.

Questa carità, che ci permette di portare la pace nel mondo, implica pure l’amore per quelli che non sono cattolici. È vero che non si tratta di proporre un sincretismo né di dire che «tutte le religioni sono uguali davanti a Dio». Ciononostante, tutte le persone sono amate. Questo è un punto che si capisce meglio nel contesto ecumenico e interreligioso della Bosnia ed Erzegovina, segnato da una terribile guerra con forti componenti religiose:

Nel territorio dell’ex-Jugoslavia, ci sono i serbi, i musulmani e i cattolici. Questa convivenza è andata bene per anni, improvvisamente, con la caduta dell’Impero sovietico anche l’ex-Jugoslavia si è disgregata dal punto di vista politico e sono sorte le contrapposizioni etniche. Da qui la guerra dei Balcani che ha visto i serbi, i cattolici e i musulmani scontrarsi. La Regina della pace è stata molto severa durante questo periodo dicendo:

«Così vi siete allontanati da Dio e da me per il vostro misero interesse. Io desideravo fare di voi un’oasi di pace, di amore, di bontà. Dio desiderava che voi, con il vostro amore e con il suo aiuto, faceste miracoli e deste l’esempio. Perciò ecco che cosa vi dico: Satana si prende gioco di voi e delle vostre anime, e io non posso aiutarvi perché siete lontani dal mio Cuore» (25 marzo 1992).

Per grazia di Dio, Medjugorje è stata preservata dalla guerra benché fosse provocata dalle bombe. Ha coltivato nella preghiera, nei cuori e nei Messaggi, la tolleranza e il rispetto. Non si usa la religione per aggredire gli altri.

«Sulla terra voi siete divisi, ma siete tutti figli miei. Musulmani, ortodossi, cattolici, tutti siete uguali davanti a mio Figlio e a me. Siete tutti figli miei. Ciò non significa che tutte le religioni siano uguali davanti a Dio, ma gli uomini sì. Non basta, però, appartenere alla Chiesa cattolica per essere salvati: occorre rispettare la volontà di Dio […]. A chi poco è stato dato, poco sarà chiesto» (20.05.1982). «Voi non siete veri cristiani se non rispettate i vostri fratelli che appartengono alle altre religioni» (21.02.1983). Sebbene si ricordi la necessità di «conservare a ogni costo la fede cattolica per voi e per i vostri figli» (19.02.1984).

La maternità di Maria è universale. In Occidente c’è stata un’apostasia con la quale abbiamo privato della fede cattolica noi stessi e i nostri figli. Dobbiamo rispettare quelli che appartengono alle altre religioni. Gli uomini sono nostri fratelli e dobbiamo rispettarli. La Regina della pace su queste tematiche è stata molto chiara e molto aderente a quello che è l’insegnamento della Chiesa.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

COMMENTO BREVE AL MESSAGGIO DEL 25 SETTEMBRE 2024

Cari amici, il messaggio della Regina della pace  e’ una sintesi delle tematiche più importanti trattate in tutti questi anni della sua presenza: la preghiera, la conversione la pace e l’amore.

La novità di grande rilievo è il fatto che in fondo al testo vi è la scritta “Con approvazione ecclesiastica”, che è come un timbro della Chiesa sul messaggio stesso.

Questo è la prima volta che avviene perché  il giorno 19 Settembre 2024 è stata pubblicata una “Nota” del Dicastero della Dottrina della fede che, concedendo il  Nihil  Obstat, riconosce i frutti di Medjugorje, il valore dei messaggi e promuove il culto di Maria Regina della pace.

Si tratta di un pieno riconoscimento da parte della Chiesa, grazie in modo particolare a Papa Francesco, dato ad un realtà, come Medjugorje, che è ancora in pieno svolgimento, con apparizioni quotidiane  a tre veggenti ( Vicka, Ivan, Marija) e con messaggi che d’ora in poi,  prima della pubblicazione, vengono convalidati dal Delegato Papale.

Dopo questo Nulla Osta, Medjugorje diviene una realtà di tutta la Chiesa e il suo patrimonio di spiritualità è offerto a tutti nella certezza che è conforme alla fede cattolica, in questo tempo di sbandamenti e di errori.

Radio Maria stessa si è ispirata fin dalle sue origini alla spiritualità di Medjugorje e in tutti questi anni è stata una protagonista nel diffondere i messaggi della Regina della pace. Anche nella Relazione del Cardinal Fernandez è stato fatto un accenno a questo impegno costante di Radio Maria Italia.

In particolare i fedeli della “Gospa” in Italia hanno dato un aiuto straordinario alla diffusione di Radio Maria, prima in Italia e poi in tutti gli altri continenti. Anche ora si distinguono per il loro impegno missionario, secondo le esortazioni della Regina della pace ad esser testimoni della sua presenza in ogni parte del mondo.

Dopo il Nulla Osta, Medjugorje diventa un punto di riferimento per tutta la Chiesa, anche e soprattutto per il futuro che ci attende, al quale la Madonna ci prepara per realizzare il trionfo del suo Cuore Immacolato.

Per questo motivo tutte le Radio Maria del mondo sono invitate a far conoscere agli ascoltatori la realtà di Medjugorje, in particolare i messaggi della Madonna, che d’ora in poi hanno il previlegio dell’approvazione ecclesiastica.

Infatti Radio Maria è un dono della Regina della pace, del quale Lei si serve per realizzare i suoi piani di salvezza in questi tempi di pericoli per la fede, per la Chiesa e per la sopravvivenza della stessa umanità.

Dobbiamo essere grati alla Madonna per questo previlegio di poterla servire attraverso la sua Radio. Possiamo esser certi della sua particolare benedizione e del suo aiuto in tutte le nostre difficoltà.

Padre Livio

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