"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2024 Pagina 36 di 236

PERCHE’ I CATTOLICI HANNO VOTATO TRUMP

La battaglia irrisolta e tutt’altro che finita fra senso religioso e neopaganesimo wokista. Si parte da Adorno e si arriva a Musk

Matteo Matzuzzi  16 nov 2024 –IL FOGLIO 

Jakub Grygiel (Catholic University): “I semi del wokismo hanno creato divisioni enormi nella società e nella cultura americana. Il problema va al di là della politica”. Secondo il liberal National Catholic Reporter, “Donald Trump ha sostituito Franklin Delano Roosevelt come avatar del populismo”. Esiste ancora l’America che crede in Dio, quella del motto In God We Trust?

sondaggi l’avevano predetto da mesi che il voto cattolico, negli Stati Uniti, si sarebbe diviso quasi equamente fra Donald Trump e Kamala Harris. Una sintesi perfetta della spaccatura profonda tra due mondi non più comunicanti, fra i cattolici liberal à la Joe Biden e quelli nostalgici della guerre culturali, pro life integerrimi e senza tentennamenti, pure un po’ “ortodossi” nel mescolare fede, nazione e bandiera. Analisi e sondaggi hanno poi lasciato spazio ai risultati veri, quelli delle urne. E qui s’è scoperto che sono sì divisi, ma che il gruppo più numeroso è quello che ha scelto Trump, come mai prima d’ora: 52 per cento contro 41. Fra i cattolici bianchi, poi, la percentuale sale al 60 per cento. Trump che, riconoscono anche i commentatori conservatori cattolici, non ha particolari né profonde convinzioni religiose. Anzi, del cattolico modello è l’antitesi perfetta. Eppure, il cattolicesimo americano, di minoranza e quindi più battagliero e convinto rispetto a quello tiepido europeo, ha preferito lui. La domanda allora diventa d’obbligo: la religione conta ancora negli Stati Uniti? Incide sulle elezioni fino a determinarne l’esito? E perché i cattolici hanno scelto proprio lui? 

In questa campagna elettorale, si legge sulla rivista fieramente conservatrice First Things, “si è visto il minor numero di riferimenti alla religione nella storia americana, a parte i giornalisti che hanno strombazzato i pericoli del ‘nazionalismo cristiano bianco’”. Mesi fa, il Pew Research Center rilevava che l’ottanta per cento degli americani si diceva sicuro della perdita di influenza della religione nella vita pubblica. All’inizio del millennio, i “pessimisti” erano il cinquanta per cento. Esiste ancora l’America che crede in Dio, quella del motto In God We Trust? Se lo chiedeva già il Time alla fine degli anni Sessanta, quando in copertina poneva il dubbio se Dio fosse morto. Quesito oltremodo lecito oggi che si dichiara cristiano il 64 per cento della popolazione (era il 90 cinquant’anni fa). La crisi ha travolto le chiese protestanti, con i luterani che in un decennio sono diminuiti addirittura del 25 per cento. Resistono gli evangelici e i cattolici. Un crollo evidente dovuto per lo più a cause naturali e cioè alla mancata sostituzione fra i banchi delle chiese dei vecchi bianchi che progressivamente muoiono. I loro figli, e ancor più i loro nipoti, la domenica preferiscono fare altro: il Wall Street Journal rilevava che solo il 31 per cento degli americani fra i 18 e i 29 anni d’età ritiene la religione un fattore “molto importante” per la loro vita. E se il rapporto con Dio non è significativo, poi si trova sempre qualcosa di meglio con cui occupare il tempo. 

Sull’America senza Dio s’è scritto e detto di tutto, fino al punto da metterne in discussione il futuro: può resistere senza quel legame viscerale con la trascendenza, con il mito della terra eletta, della città splendente sulla collina che illumina il mondo? La campagna elettorale appena conclusa pare aver riproposto quei temi culturali fondativi, e di cattolicesimo se n’è parlato, basti solo pensare a quanto sottolineata è stata la conversione del vicepresidente J. D. Vance, che ha portato Trump a parlare a quelli che in modo sprezzante fino a non pochi decenni fa erano considerati i sudditi del Papa. E’ il “momento cattolico” che auspicò alla fine degli anni Ottanta Richard John Neuhaus, mentre vedeva declinare inesorabilmente il mainstream protestante? 
Ha scritto sul Catholic Thing John M. Grondelski, già preside associato della Scuola di Teologia alla Seton Hall University di South Orange, in New Jersey: “San Giovanni Paolo II aveva ragione a insistere sul fatto che la cultura è a monte della politica e dell’economia: i valori che si sposano decidono cosa si fa con il potere e il denaro. Ecco perché le espressioni politiche di questioni come l’aborto riflettono in realtà patologie culturali. Il popolo americano sembra capirlo istintivamente. Non completamente, certo: in sette stati su dieci la maggioranza ha votato per promuovere l’omicidio prenatale fino alla nascita. Ma, nel loro intimo, gli americani riconoscono che qualcosa non va”. Grondelski cita il filosofo polacco contemporaneo Zbigniew  Stawrowski, quando osserva che la spaccatura fondamentale nel mondo contemporaneo non è costituita dall’occidente contro il resto del mondo, ma è quella che si vede all’interno dell’occidente stesso. Secondo Stawrowski, l’illuminismo ateo e secolarista ha rubato termini come ‘diritti’, ‘libertà’, ‘scelta’, ‘matrimonio’, ‘giustizia’ e li ha stravolti al punto da far loro avere un significato opposto a quello originario. E ciò ha creato un cortocircuito nella nuova “terra promessa”, che ha avuto come risultato primario e più evidente quello di irrigidire le posizioni su fronti sempre più contrapposti e arrabbiati. 

Dice al Foglio Joshua Mitchell, docente di Teoria politica alla Georgetown University: “La Identity politics ha conquistato le menti e i cuori di milioni di cittadini americani ed è stata motivo di allarme per milioni di altri cittadini. Si è impossessata anche di tutte le istituzioni americane: quelle educative, i media, l’industria dell’intrattenimento, l’esercito, la burocrazia governativa. L’elezione di Donald Trump rappresenta il primo serio sforzo da parte degli americani di rifiutare la politica identitaria del Partito Democratico. Se non saremo in grado di tornare all’impegno di E pluribus unum – da molti, uno solo – allora l’America è condannata. Ci vorrà una generazione per eliminare questo strato malsano, ma abbiamo iniziato questa immensa impresa”. Era lo stesso Mitchell, anni fa, a dirsi allarmato per la tenuta della frontiera: la secolarizzazione e il disinteresse per la fede dei padri erano all’origine del disordine. Un tempo, sosteneva, Martin Luther King lo capivano tutti. Oggi, quasi nessuno. 

“I credenti hanno tirato un sospiro di sollievo” il giorno dopo le elezioni, s’è detto sicuro R. R. Reno, direttore della rivista conservatrice First Things. Un sospiro di sollievo per la tutela della libertà religiosa che, in ogni caso, non è stata centrale nella campagna trumpiana. Con l’elezione del tycoon, però, finisce l’epoca dell’imposizione dei “dogmi progressisti”. Tuttavia, scrive Reno, “ci sono ragioni più profonde per cui i credenti sono felici circa l’esito delle elezioni: “Tre generazioni fa, Theodor Adorno e un gruppo di scienziati sociali pubblicarono La personalità autoritaria (1950), un libro che pretendeva di identificare le caratteristiche delle persone che appoggiano i demagoghi autoritari. Tra queste caratteristiche c’erano l’accettazione delle norme morali tradizionali, soprattutto per quanto riguarda il sesso e la vita familiare, e la disponibilità a seguire gli ordini delle figure autoritarie. Sebbene lo studio non abbia preso di mira i credenti religiosi, secondo questo studio un cristiano fedele che aderisce all’insegnamento morale della Bibbia e riconosce l’autorità di Dio come suprema sarebbe considerato un protofascista”. Un quadro che, aggiunge il direttore di First Things, “ha plasmato l’opinione pubblica americana d’élite. Il mainstream liberal ha accettato la tesi secondo cui un incipiente autoritarismo si annidasse nella popolazione americana. Molti adottarono la dicotomia manichea del libro di Karl Popper La società aperta e i suoi nemici (1945). L’opposizione al conservatorismo era vista come una lotta culturale decisiva tra una ‘middle America’ arretrata e chiusa, gli ‘Archie Bunkers’ (da Archie Bunker, il bigotto protagonista della popolare sit-com, degli anni Settanta ‘All in the Family’, ndr) e i progressisti aperti e lungimiranti”. In questo contesto, aggiunge Reno, “la vecchia critica razionalista secondo cui il credo religioso non ha un fondamento nella ragione ha lasciato il posto all’obiezione morale secondo cui la fede tradizionale inculca un’obbedienza servile. Essa perpetua il patriarcato, l’omofobia e altri peccati contro l’ambizione progressista di detronizzare le vecchie autorità e rimuovere le barriere tradizionali. La fede ardente venne vista come una pericolosa minaccia”. La vittoria di Trump, è la tesi di First Things, “suggerisce fortemente che il clima d’opinione che dipinge la politica come una battaglia tra la società aperta e i suoi nemici sta perdendo valore. Di conseguenza, anche la presentazione della fede religiosa come pericolosa e oppressiva da parte delle élite sta diventando poco convincente”. 

Interpellato dal Foglio, R. R. Reno si dice sicuro che le radici a fondamento della Nazione americana siano, nonostante tutto, ancora visibili: “Qui le divisioni sono spirituali oltre che politiche. La sinistra non promuove più gli interessi della classe operaia, come faceva nel XIX e XX secolo. Al contrario, si preoccupa di inaugurare un mondo senza confini, un’utopia di diversità e inclusione che sarà gestita da esperti che garantiranno la nostra salute, felicità e prosperità. Si tratta di una visione globalista che è del tutto in sintonia con l’ordine capitalistico globale sorto dopo la fine della Guerra fredda. In questa visione, il mondo ideale è liquido e mobile. Sebbene i sostenitori di questa nuova sinistra possano essere spirituali, tendono a essere ostili al cristianesimo (e all’ebraismo) tradizionale, che per sua natura traccia dei confini (ortodossia contro eterodossia, giusto contro sbagliato, maschile distinto da femminile, ecc.). La destra è definita dal desiderio di ripristinare vecchie lealtà e identità solide. Appoggia i confini, le frontiere e le distinzioni. Questo è evidente nel tenore nazionalistico della nuova destra. Il mondo ideale è solido e stabile. Questa mentalità che disegna confini e consolida si sposa con il cristianesimo tradizionale, anche se può essere in conflitto in particolari questioni politiche”. In questo senso, conferma che “la vittoria di Trump è stata decisiva e impressionante, soprattutto alla luce della tremenda opposizione che ha dovuto affrontare da parte di quasi tutte le istituzioni dell’establishment negli Stati Uniti (e nel mondo). A mio avviso, i risultati elettorali suggeriscono fortemente che il consenso politico-spirituale in occidente si sta spostando verso destra, come l’ho definita sopra. Con una buona leadership, questo spostamento può maturare in un consenso nuovo e unificante che spinga il wokismo ai margini e affronti la disgregazione sociale che giustamente identificata come un problema. I leader religiosi dovrebbero cercare di svolgere un ruolo positivo nello sviluppo di questo nuovo consenso”.

Micheal Sean Winters, sul National Catholic Reporter, liberal e quindi su frequenze opposte a quelle di First Things, ha scritto che “ora l’ira populista non è diretta agli interessi monetari, ma all’establishment culturale e politico e Donald Trump ha sostituito Franklin Delano Roosevelt come avatar del populismo. La vittoria di Trump è stata il culmine di una varietà di fattori, ma la causa più ovvia è stata la sua capacità di presentarsi come l’antipolitico in un paese che odia i politici”. Gli elettori del Midwest, ha aggiunto Winters, “sono stanchi di sentirsi dire che sono dalla parte sbagliata della storia, che sono dei bifolchi, che se non riescono a conciliare le loro prospettive economiche desolanti con le prove di aumento del pil, è colpa loro. Quando sollevano la preoccupazione, perfettamente rispettabile, che forse non dovremmo essere così veloci nel cestinare le norme tradizionali in materia di sessualità, vengono definiti bigotti. Si chiedono perché qualcuno li accusi di avere un ‘privilegio bianco’, quando di certo non si sentono privilegiati. Giorno dopo giorno, hanno visto che non sono stati solo i vescovi cattolici statunitensi a definire l’aborto la ‘priorità preminente’ delle elezioni. I democratici hanno fatto leva su questo tema, senza riconoscere le remore morali che anche molti pro choice hanno nei confronti della questione. Tutto questo ha creato la spinta che ha reso possibile la vittoria di Trump. Un candidato in grado di entrare in contatto con le persone ha identificato alcune delle profonde rimostranze dell’elettorato”. Il che, dal punto di vista del National Catholic Reporter, è assai pericoloso e problematico per il destino della Nazione. 

Conversando con il Foglio, il professor Jakub Grygiel, docente di Relazioni internazionali alla Catholic University di Washington, parte da un dato di fatto: “Gli Stati Uniti non sono immuni dalla grande crisi dell’occidente che vede il senso religioso (e cristiano) impegnato in una lotta con il neopaganesimo (parafrasando il saggio The idea of a Christian Society di T. S. Eliot). Forse, questa lotta si nota qui con più chiarezza perché il premio materiale, di potere, è maggiore”. In ogni caso, dice Grygiel, “questo neopaganesimo, di cui il wokismo è il sintomo più recente e virulento, non scomparirà con le elezioni. L’errore del neopaganesimo è stato quello di condurre una rivoluzione nell’ultimo decennio – ma forse un po’ di più, diciamo a partire da Obama – con troppa velocità e violenza. Da anni il messaggio del wokismo è stato che la guerra è finita e hanno vinto loro. Il problema è che sono stati un po’ troppo frettolosi nell’accreditare la vittoria. Il risultato, ora, è un tentativo di fare una controrivoluzione, di cui l’elezione di Trump è solo un piccolo, anche se rumoroso, sintomo. Ma i semi del wokismo restano e hanno creato divisioni enormi nella società e nella cultura americana. Il problema va al di là della politica, nel senso che se la cultura è stata corrotta, la politica può solo mitigare i danni, ma non più di tanto”. 

Che fare, dunque? “La variabile da osservare per vedere se la nazione si rigenera o se continuerà a sfasciarsi è quella tradizionale: la famiglia (il matrimonio) e, di conseguenza, la crescita demografica. La prima variabile, anche qui, è in netta crisi. La seconda è migliore rispetto all’Europa, ma solo perché in gran parte la situazione demografica è aiutata dall’immigrazione. E’ interessante notare che anche personalità come Elon Musk sono divenute quasi ossessionate dal calo demografico, avvertendolo come un problema economico, sociale ma soprattutto culturale e quindi politico. Io leggo questo – osserva Jakub Grygiel – come un ritorno a un senso religioso (che lo stesso Musk in alcune interviste ha accettato. Si è definito “culturalmente cristiano”). C’è, a mio avviso, un ritorno – soprattutto nelle generazioni più giovani – a un senso di tradizione e a un desiderio di radici che crescono in famiglia: ecco un’altra controrivoluzione opposta all’idea di un individualismo sfrenato, senza limiti e responsabilità, che ha elevato ‘l’auto-definizione’ all’unica virtù. Questo non significa che gli Stati Uniti torneranno all’era pre 1968, quando In God We Trust era il motto di unità. Significa solo che la lotta tra il senso religioso e il neopaganesimo non è per niente finita”.

L’ERA DEL GRANDE TEPPISTA

di Stefano Caprio – Asia News 16 Novembre 2024

Lo scrittore Viktor Erofeev, che vive in esilio a Berlino dal 2022, ha pubblicato un romanzo dal titolo Velikij Gopnik, in cui cerca di mostrare come il putinismo sia cresciuto dall’inconscio dei russi a partire dai cortili di Leningrado. Fino a un estremismo verso la propria stessa anima, incapace “di accettare una vita normale”.

Uno degli scrittori e intellettuali più importanti della Russia, Viktor Erofeev, che vive a Berlino dal 2022, ha pubblicato un romanzo dal titolo Velikij Gopnik, il “Grande Teppista”, in cui cerca di mostrare come il putinismo sia cresciuto dall’inconscio dei russi a partire dai cortili di Leningrado, dove il futuro “presidente eterno” Vladimir Putin si mostrava in tutta la sfacciataggine del furfantello di strada, appunto il gopnik, termine diventato popolare nell’ultimo periodo sovietico. La caratteristica delinquenziale del potere sembra ormai trasferita dalla Russia al mondo intero, soprattutto dopo l’elezione di Donald Trump e dall’annuncio di nomine di personaggi a dir poco inquietanti nei posti-chiave dell’amministrazione americana, dalla segreteria di Stato alla difesa e alla giustizia, coordinati dal nuovo ministro della semplificazione statale, l’irruente miliardario Elon Musk. A capo dell’intelligence Usa dovrebbe addirittura andare Tulsi Gabbard, beniamina delle televisioni russe, considerata la principale propagandista putiniana in Occidente, e ministro della salute potrebbe diventare Robert Kennedy, il più estremo dei no-vax.

Si poteva aspettare una reazione alla cancel culture che negli anni passati ha cercato di imporre una socialità sottoposta a un’ossessiva censura interiore, col timore che qualunque espressione possa diventare offensiva secondo varie interpretazioni. Ora vediamo il rigurgito opposto del rifiuto di ogni convenzione, non soltanto linguistica o comunicativa, ma anche giuridica e di rapporti internazionali. Questo era l’atteggiamento dei gopniki, i banditi di strada che rubavano non per necessità, ma per protesta contro le regole dominanti, particolarmente rigide nel mondo sovietico brezneviano. Il termine viene dalla sigla GopGorodksoe Obščestvo Prizora, “Comunità Cittadina di Sorveglianza”, quando a fine XIX secolo venne istituito in un edificio del centro di San Pietroburgo un centro di detenzione e controllo dei ragazzi bezprizorniki, “senza controllo”, orfani o scappati di casa che si dedicavano a furti e atti teppistici per le strade della capitale.

Dopo la rivoluzione del 1917, in quello stesso edificio – che oggi ospita l’hotel Oktjabrskaja – si continuò l’opera di recupero dei minorenni, chiamata Gosudarstvennoe Obščežitie Proletariata, sempre Gop, ma inteso come “Ostello Statale del Proletariato”. La quantità di teppisti leningradesi crebbe in modo esponenziale, e i gopniki della Ligovka, il quartiere della città dove era situato l’ostello, divennero una definizione estesa a tutta l’Unione Sovietica, quasi una categoria universale del genere umano. Da questa “subcultura” del passato russo-sovietico, Erofeev propone ora di trarre indicazioni su come si è costruita la Russia di oggi, parlando di un presidente reale e di uno “mitologico”, del ritorno dello stalinismo nelle anime, dei motivi che hanno generato un nuovo totalitarismo, fino alla guerra in Ucraina.

Il libro è in parte autobiografico e intreccia diversi soggetti e motivi secondari, che lo fanno diventare un romanzo concettuale, secondo lo stile di Erofeev che rinnova le caratteristiche “polifoniche” della grande letteratura russa. Raschiando i meandri più contraddittori della natura umana, si svelano le tante dimensioni del gopnik che risiede in ciascuno, diventando un’apertura quasi “metafisica” agli orizzonti che poi finiscono per imperversare nella società russa e mondiale. È la realtà che viene travolta dal caos, mostrando fragilità imprevedibili, sia metaforiche che documentali, dall’angoscia e dal risentimento fino alla repressione e alla guerra, in una cronologia confusa e spezzettata.

L’autore salta dalla Russia putiniana prima della guerra a diverse fasi del periodo sovietico, a cominciare dal febbraio della rivoluzione del 1917 che si proietta su tutti gli altri eventi successivi. Anche la geografia mostra sovrapposizioni tra Russia, Francia, America e Africa, come una catastrofe planetaria dovuta al collasso del “mondo russo”. In 200 pagine di romanzo si addensano affreschi anche solo accennati dei tanti volti del Grande Teppista, rendendone la lettura impegnativa pur nella splendida efficacia della lingua, ma vale la pena di nuotare nel mare tempestoso del Velikij Gopnik per comprendere la crisi degli anni Venti in cui tutti ormai siamo immersi.

Dai ricordi d’infanzia dello scrittore, sui difficili rapporti con la madre che non riconosceva il suo talento e il suo modo di vedere la vita, si passa ai contrasti dell’eroe-autore con lo Stato, ripercorrendo gli anni in cui Erofeev era un dissidente antisovietico. Il momento cruciale è il tentativo di salvare dalla prigione la sorella minore O., che in parte ricorda la storia autentica della persecuzione del fratello minore Andrej in anni recenti, tra il 2007 e il 2010, tentando di accordarsi con l’ideologo dell’amministrazione, il presidente Stavrogin, un nome preso dai Demoni di Dostoevskij. Viene inserito negli episodi il “piccolo Stalin”, che accompagna le varie fasi del romanzo in dimensione onirica, fino a diventare compagno del “successore”. Si analizza quindi la psicologia del gopnik dall’infanzia e dai romantici insuccessi, fino al potere assoluto in cui si trasforma in un moderno Erostrato, l’antico pastore e criminale greco che, per immortalare in qualche modo il suo nome, incendiò e distrusse il celeberrimo tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo antico. Particolarmente efficace è la descrizione della “pandemia della stupidità”, che viene analizzata in una corrispondenza del protagonista con Erasmo da Rotterdam.

Citando un brano del romanzo, il Grande Gopnik, come una zecca, si mise a mordere tutti dalla parte posteriore, ma quando si voltò verso di loro, scoprì che si stava guardando nello specchio. Questa immagine è il contenuto fondamentale del libro, e la descrizione della Russia attuale: il potere nel Paese è in mano ai gopniki, che nascono dal profondo dell’anima russa. Erofeev avverte i lettori: voi potete non essere d’accordo con Putin e perfino odiarlo, ma la lingua con cui egli pensa e si esprime non è diversa dalla vostra. Putin si capisce soltanto da come muove le labbra, anche senza pronunciare una parola intera, e la sua visione del mondo è radicata nel terreno storico nazionale, che genera da secoli delle erbe avvelenate, si ricorda nel racconto.

La “mentalità popolare” viene descritta nelle scene del piccolo Stalin, con cui il protagonista del romanzo s’incontra in una circostanza particolare, nella stanza da bagno accanto alla madre denudata, mentre siede sulla tazza e partorisce una piccola bambola maschile, capace di generare una nuova specie umana. Da qui ha origine lo stalinovirus, che penetra tutte le cellule umane e si moltiplica all’infinito. Stalin afferma di non essere mai uscito dal bagno, perché ho esperienza del sottosuolo, come il protagonista di un altro romanzo di Dostoevskij, che sognava la vendetta contro il mondo intero senza mai abbandonare il suo scantinato. Stalin spiega che ogni comandante, anche se non se ne rende conto, è un mio uomo, ogni capofamiglia tiene in pugno tutti i suoi, non vi libererete mai di me, e perfino la madre del protagonista all’occorrenza parla con lui con “la voce della Patria”.

La struttura staliniana penetra negli strati più profondi della vita sociale, si manifesta anche nelle situazioni più banali e quotidiane, dando vita al “mito di Putin” nel diffondersi del gopničestvo, il “teppismo” e vandalismo che trascina l’intera società ai livelli più miserevoli, quello che Erofeev definisce il “cimitero delle offese infantili”. Riportiamo di nuovo un brano del testo, non più metaforico, ma direttamente pubblicistico: Il gopničestvo è diventata la religione della Russia, ha risucchiato in sé anche l’Ortodossia, l’Impero e tutte le attività collettive… i gopniki sono i nostri campioni, We are the champions, my friends, l’unica nostra passione è la Vittoria”.

Una delle scene del romanzo mostra un Putin giovane delinquente di strada, che invita il suo amico tedesco Henrick a vivere con lui un’esperienza iper-realistica, immergendosi in un pestaggio del suo nemico personale e nell’umiliazione di una ragazza vicina di casa, di cui lui si è innamorato senza ricevere soddisfazione. Il ragazzo “Vova”, diminutivo di Vladimir, si trasforma nel presidente che viene a sua volta continuamente frustrato dalle infinite sconfitte nella guerra. A questo punto appare sulla scena il Kolobok, una figura delle favole russe, un “panino animato” che fugge dalla cucina in cui è stato preparato e deve schivare le fiere del bosco, finché viene divorato dalla volpe, quello che in Occidente viene riportato come The Gingerbread Man, “L’omino di pan di zenzero”. La sua figura rappresenta le condizioni di miseria e fame della società, il bisogno di “raschiare il fondo del barile”, unico desiderio rimasto dopo tutte le avventure del banditismo di strada.

Nella favola la lepre rappresenta il popolo, il lupo è il bandito e l’orso è lo Stato, mentre la volpe è il “nemico esterno”, più sviluppato e “tecnologicamente avanzato”. La conclusione del romanzo è che “la Russia è la terra dove non c’è difesa”, non soltanto dal teppismo di strada che diventa la politica dello Stato, ma soprattutto dall’estremismo verso la propria stessa anima, “l’incapacità di accettare una vita normale”. Un pericolo che riguarda il mondo russo delle inestinguibili vendette contro i nemici “di strada e di confine”, e che si diffonde nel mondo intero come un nuovo virus dell’ostilità di tutti contro tutti, contro cui non esiste alcun vaccino, che verrebbe comunque rifiutato dai gopniki no-vax.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 163 – VERO DIO VERO UOMO

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BUONA DOMENICA

DOMENICA 33.MA DEL TEMPO ORDINARIO

Caro amici l’anno liturgico va verso la sua conclusione e Domenica prossima la Chiesa celebra la solennità di Cristo Re dell’Universo e poi entrerà nel tempo di Avvento con lo sguardo rivolte verso il Natale.

L’anno liturgico però non è come l’anno solare, dove il tempo scorre all’infinito come un cerchio che gira su se stesso, ma è una linea retta dove il tempo va verso il suo compimento, oltre il quale c’è l’eternità.

Verso dove stiamo andando, in questo susseguirsi di anni, mesi, giorni e istanti, che non riusciamo più a contare tanto scorrono via veloci?

E una domanda importante perché riguarda la nostra vita, il suo senso o non senso, a seconda della risposta che ci diamo.

Gesù nel Vangelo di oggi ci rivela che è Lui il nostro futuro, Colui che incontreremo al termine del nostro pellegrinaggio, come del lungo viaggio dell’uomo sulla terra.

Le sue parole sono quelle autorevoli di uno che ha creato il mondo dal nulla e che lo porta al suo compimento finale:

“In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
25le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

26Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria
27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo”.

Questa cari amici è una verità della fede cristiana che ci siamo dimenticati, come se l’uomo fosse padrone del mondo e della sua vita e potesse decidere del tempo a suo piacimento.

Teniamo sempre presente la realtà e non seguiamo le illusioni menzognere del mondo. La vita passa veloce, come ci rendiamo conto man mano che andiamo verso la vecchiaia, veloce come “un battito di ciglia” ha detto la Madonna.

In questo tempo che si consuma inesorabilmente, come un lumicino, dobbiamo realizzare il nostro destino eterno, abbracciando strettamente Dio, senza abbandonarlo mai.

Teniamo presente che verremo giudicati secondo le nostre opere e che il tempo del pentimento e della conversione non è a nostra discrezione.

Anche il mondo finirà, la terra brucerà, rimarrà nulla di ciò che l’umanità ha realizzato nella sua storia, se non il bene compiuto dalle anime dei giusti che saranno gloriose per tutta l’eternità.

Con questi pensieri rivediamo la nostra vita e andiamo con fiducia incontro a Cristo che viene.

Vostro Padre Livio


Vegliare per la venuta del Figlio dell’uomo (Marco 13, 24-32)

 24In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
25le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

26Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria
27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 
29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 
31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
32Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“Ho preparto per te una tazzina di buon caffè”

Carissimo P. Livio, mi chiamo Salvatore e ti scrivo da Palermo.

Ti seguo da quando Radio Maria era una piccola radio locale ed io avevo poco più di 20 anni (adesso ne ho 59). Sono cresciuto ascoltando la Radio ma soprattutto ascoltando te, le tue innumerevoli catechesi, le letture dei tuoi libri, i commenti alla stampa, etc. etc..

Ho sempre ammirato la tua schiettezza ed il coraggio di andare contro corrente in questo mondo pieno di falsità, ahimè, anche tra i cosiddetti cattolici.

Ti ringrazio per esserti speso per il progetto che la Madonna ti ha affidato e prego il Signore perché continui ad assisterti con l’azione del Suo Santo Spirito.

Sono certo che quando sarà conclusa la tua missione su questa terra, ad accoglierti in Paradiso ci sarà la Regina della pace che probabilmente ti dirà:

“Vieni Livio, figlio mio prediletto, ho preparato per te una tazzina di buon espresso”!

Con affetto filiale ti abbraccio ed invoco su di te tante benedizioni.

Salvo


Caro Salvo,

ti ringrazio per questo simpatico augurio.

La tazzina la piglierei al volo purché accompagnata da un fantastico cannolo.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

I sette giorni di preghiera e digiuno prima dell’annuncio dei segreti

Carissimo P. Livio, vorrei farti una domanda in merito ai dieci segreti. 

Quando arriverà il momento, questi saranno annunciati tre giorni prima che accadano, ma dieci giorni prima inizierà un periodo di sette giorni di preghiere e digiuno; l’inizio di questi sette giorni sarà rivelato al mondo oppure no?

Ti ringrazio per tutti questi decenni al servizio di Maria e della Sua radio.

Dio ti benedica.

Ave Maria! 

Salvo


Caro Salvo,

la tua domanda è molto interessante. Mirjana nell’intervista a Radio Maria si è limitata a dire che Lei e il Sacerdote incaricato dovranno digiunare e pregare per sette giorni prima dell’annuncio del segreto.

Credo che questa fase avvenga in un modo totalmente riservato, cioè senza che nessuno lo sappia.

Però non è da escludere che qualcuno lo venga a sapere e lo faccia girare sui social.

Per questo a me pare importante che fin dall’inizio l’Autorità Ecclesiastica si faccia carico di un problema così delicato.

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 162 – VERO DIO VERO UOMO

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COME PREPARARSI AL TEMPO DEI SEGRETI DI MEDJUGORJE

EDITORIALE DI PADRE LIVIO

Stiamo vivendo un tempo di grazia perché possiamo prepararci spiritualmente agli eventi dei Segreti. È bene approfondire il tema dei Segreti di Medjugorje e tenerlo vivo continuamente proprio per sapere a che cosa stiamo andando incontro e comprendere l’importanza della Storia che abbiamo alle spalle.

I SEGRETI SONO STRUTTURALI ALLE APPARIZIONI DI MEDJUGORJE

Non si può parlare delle apparizioni di Medjugorje senza parlare dei Segreti. Il segno è stato il primo dei Segreti che la Madonna ha rivelato, sappiamo che si tratta di qualcosa di bellissimo, indistruttibile, durevole, che viene dal Signore. La Regina della pace ha collocato questo segno in maniera precisa dopo i due Segreti che riguardano eventi che accadranno a Medjugorje; i veggenti hanno visto il segno, sanno esattamente il momento in cui si manifesterà e hanno detto che si tratta proprio di un segno che viene dal Signore, è bellissimo e indistruttibile, durerà fino alla fine del mondo.

Non abbiamo altri particolari perché i veggenti non fanno trapelare nulla di più, l’unico dettaglio che Vicka mi ha rivelato in un’intervista a Radio Maria è che il segno del terzo Segreto “poggia per terra”, questa è una deduzione rispetto all’espressione della Madonna: «Anche quando sulla collina lascerò il segno che vi ho promesso, molti non crederanno. Verranno sulla collina, si inginocchieranno, ma non crederanno» (19 luglio 1981).

La rivelazione dei Segreti ai veggenti è avvenuta nei primissimi anni delle apparizioni e sono uguali per tutti. Mirjana è ha ricevuto il decimo Segreto il 25 dicembre 1982 e li custodisce tutti su una pergamena che la Madonna le ha consegnato personalmente e solamente la veggente è in grado di leggere. Vicka, Ivan e Marija hanno le apparizioni quotidiane e non conoscono ancora il decimo Segreto, sono in attesa di riceverlo. Rispetto ai Segreti, Mirjana è certamente quella che è stata investita di maggiori responsabilità perché è stata incaricata dalla Madonna di scegliere un sacerdote che li riveli al mondo tre giorni prima che accadano.

Tuttavia, anche gli altri veggenti hanno e avranno un ruolo importante e di non meno di rilievo. Tutte le apparizioni di Medjugorje sono finalizzate al tempo dei Segreti. I Segreti sono strutturali alle apparizioni, la Madonna è qui a preparare il mondo alla grande battaglia.

LA COLLOCAZIONE DEI SEGRETI NELLA STORIA DELLA SALVEZZA

È importante collocare i Segreti teologicamente, altrimenti si rischia di comparare le apparizioni di Medjugorje a quelle profezie  apocalittiche che hanno caratterizzato l’ultimo secolo ma che erano prive di fondamenta e infatti sono cadute nel nulla. I Segreti di Medjugorje sono una cosa seria e vanno collocati teologicamente. Nel Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, diversamente dai precedenti, è stato inserito un punto riguardante proprio il tempo dell’Apocalisse.

La tematica dei Segreti, che abbraccia il tempo delle apparizioni di Fatima e arriva fino a Medjugorje, ha una collocazione storica ben precisa ed è quella fase della Storia della Salvezza che viene chiamata “ultimi tempi”. La proiezione della divina Rivelazione del Nuovo Testamento riguardo al compimento in Cristo della Storia della Salvezza precedente è tutta orientata alla seconda venuta di Cristo.

 Il Catechismo della Chiesa Cattolica dedica dei punti specifici e densissimi proprio agli ultimi tempi che saranno contrassegnati dalla grande impostura  anticristica che consiste nel rifiuto della Verità da parte dell’uomo, ovvero la negazione di Cristo e della salvezza che viene dalla Croce per aderire alla salvezza umana della scienza e della tecnica. La lettura della Storia della Salvezza deve essere sempre orientata alla venuta di Cristo, di cui non conosciamo né il giorno né l’ora; sappiamo, però, che questa venuta è preceduta dalle due grandi battaglie escatologiche.

Dai segni dei tempi possiamo, allora, evincere che siamo entrati negli “ultimi tempi”, cioè nel primo combattimento della Storia della salvezza i cui schieramenti sono capeggiati dalla Donna vestita di Sole contrapposta al drago infernale. Dobbiamo, allora, collocare i Segreti di Medjugorje in questa cornice del combattimento escatologico tra la Madonna e satana. Il tempo dei Segreti è iniziato a Fatima, il 13 luglio 1917, quando la Madonna ha fatto una profezia storica unica nel suo genere proprio per l’ampiezza temporale che la caratterizza.

 Il Segreto di Fatima è indubbiamente una profezia precisa, la Madonna ha parlato chiaramente della Russia e di tutto il percorso storico (ancora in atto) in cui avrebbe seminato errori, distrutto popoli, perseguitato la Chiesa Cattolica fino a uccidere il Santo Padre. Non si può negare questa profezia storica, anche perché le apparizioni di Fatima sono state ampiamente approvate dalla Chiesa e hanno suscitato il commento autorevolissimo di Papi come Pio XII, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Nel 2007 Ratzinger disse in modo molto autorevole e fondato che una parte del Segreto di Fatima si è realizzata nel dopoguerra, ma una parte si deve ancora realizzare.

Ci stiamo muovendo in un contesto ecclesiale e biblicamente fondato. Come ha detto la stessa Regina della pace, quello da Fatima a Medjugorje è un piano unico; potremmo dire che i Segreti di Fatima e Medjugorje sono complementari, si estendono gli uni negli altri e le rivelazioni si perfezionano reciprocamente.

I SEGRETI SONO DIECI

Il numero dei Segreti, dieci, è un’indicazione biblica fuori discussione. Questo numero richiama quello delle piaghe d’Egitto; probabilmente il terzo Segreto (un segno bellissimo), sarà come la traversata del Mar Rosso in cui si era manifestata la potenza e la gloria di Dio. La chiave teologica, allora, è quella di un intervento di Dio per mezzo di Maria volto a liberare il popolo dalla schiavitù di un mondo senza Dio.

Nel tempo dei Segreti di Medjugorje, così come il faraone era stato travolto dal Mar Rosso mentre il popolo ebraico era riuscito ad arrivare alla Terra Promessa, entreremo nella grande battaglia che culminerà con la vittoria del Cuore Immacolato di Maria. Già il numero dieci, in riferimento all’Esodo, ci fa comprendere qual è la chiave di interpretazione del tempo dei Segreti, ovvero un tempo di liberazione, di vittoria, di lotta, di fede. Il tempo dei Segreti è un tempo aperto alla speranza. Attraverso gli eventi dei Segreti la Madonna vuole cambiare il mondo, è un tempo salvifico. Il panorama dei Segreti è certamente quello di una grande battaglia fra la Madonna e l’angelo ribelle e i rispettivi seguaci che culminerà col trionfo di Maria.

I SEGRETI METTERANNO INEVITABILMENTE DI FRONTE A UNA SCELTA

Già dal primo Segreto il mondo sarà diviso fra chi crede e chi non crede; gli abitanti di Medjugorje dovranno dimostrare per primi se crederanno alla rivelazione fatta tre giorni prima. Sarà indubbiamente interessante il loro atteggiamento di preparazione, o di noncuranza, nei tre giorni che seguono l’annuncio dell’evento. Fin dall’inizio della prima manifestazione della profezia ci sarà quella divaricazione di uno schieramento che proseguirà per tutto il tempo dei Segreti; man mano l’umanità si schiererà da una parte o dall’altra. È questo il senso dell’annuncio fatto tre giorni prima che gli eventi accadono. La gente avrà il tempo di scegliere per la personale salvezza o perdizione.

Ciascuno di noi deciderà se schierarsi con Maria o con satana. Con il terzo Segreto le cose cambieranno perché l’orizzonte si aprirà al resto del mondo. Il terzo Segreto, anche se si manifesterà comunque a Medjugorje, avrà una tale portata da attirare l’attenzione di tutto il mondo su Maria e Suo Figlio. Inevitabilmente il segno sulla montagna sarà oggetto di analisi, riflessioni, discussioni, oltre che di attrazione verso Medjugorje perché tutto vorranno vedere coi propri occhi di che cosa si tratta.

Sotto il profilo razionale il segno è inattaccabile, cercheranno di distruggerlo ma non riusciranno. Nel medesimo tempo provocherà quella divaricazione fra credenti e non credenti che si dilaterà a livello mondiale.

Dio ha stabilito che i Segreti venissero rivelati tre giorni prima che accadano perché in questo modo la gente sarà costretta a decidere se credere o no, se affidarsi a Maria o combatterla. La Madonna è qui più per testimoniare Suo Figlio, per indicare la vera salvezza che viene dalla Croce; chi sceglierà di rifiutarla si perderà eternamente.

 Il metodo di Dio è pedagogico, il fatto che gli eventi vengano preannunciati tre giorni prima e soprattutto il fatto che si verifichino esattamente dove e come sono stati predetti, ribadiscono la signoria di Dio sul mondo e sulla Storia. Questo susseguirsi di eventi preannunciati metterà inevitabilmente gli uomini davanti a una scelta. La pedagogia divina è orientata alla salvezza della gente, soltanto i duri di cuore che hanno scelto satana perché odiano Dio possono respingere un’evidenza del genere.

La profezia fatta tre giorni prima che gli eventi dei Segreti accadano costringerà la gente a prendere una decisione la cui conseguenza sarà la salvezza o la perdizione eterna. I Segreti di Medjugorje metteranno a soqquadro il mondo intero, i progetti del diavolo si disgregheranno e sarà umiliato nella sua superbia. Il demonio sarà messo a perdere e i suoi seguaci verranno travolti dagli eventi che saranno preannunciati tre giorni prima e ai quali non avranno creduto.

I primi due Segreti saranno localizzati a Medjugorje, il terzo darà inizio alla grande auto-selezione, dal quarto al decimo ci sarà la lunga salita al Calvario. I Segreti dal quarto al decimo saranno eventi di guerra, o sconvolgimenti naturali o di persecuzione alla Chiesa, saranno tempi di sudore di sangue, sofferenza e purificazione spirituale.

 Dopo la Passione, come sappiamo, c’è la gloriosa Resurrezione; quelli che avranno resistito nella fede e saranno rimasti ancorati alla Regina della pace si salveranno. Il tempo dei Segreti sarà certamente caratterizzato da prove, ma allo stesso tempo sarà aperto alla speranza perché alla fine ci sarà un tempo di pace per l’umanità.

I SEGRETI SARANNO “MOLTE COSE TERRIBILI”

L’unica cosa che sappiamo dei Segreti di Medjugorje, per quanto riguarda gli eventi dal quarto al decimo, è l’espressione con cui la Madonna si è rivolta alla veggente Mirjana quando le ha consegnato la pergamena nel Natale del 1982: «Mirjana, ho scelto te. Ti ho confidato tutto l’essenziale. Ti ho anche mostrato molte cose terribili. Ora devi sopportare tutto con coraggio. Pensa a me e alle lacrime che devo versare per questo. Devi sempre avere coraggio».

Possiamo, allora, evincere che gli eventi dei Segreti saranno “molte cose terribili”. Alcuni veggenti, di fronte alla rivelazione degli eventi dei Segreti, sono sbiancati; questo ci fa pensare a cose terribili causate dalla guerra o da sconvolgimenti naturali  e dalla persecuzione alla Chiesa.

La Madonna ha voluto che tutti i sei veggenti conoscessero i Segreti ed è tangibile il loro modo sinfonico di testimoniare la fede alle apparizioni; questo li rende credibili in maniera ineccepibile su quello che hanno detto dei Segreti. La Madonna ha voluto darci queste certezze granitiche perché non ci lasciassimo deviare dalle insinuazioni di chi non crede, di chi è malato di complottismo, dell’uomo moderno che non vuole Dio e ha scelto per la perdizione.

L’IMPORTANZA DELLA RISPOSTA ALLA PROFEZIA: LA FIDUCIA IN MARIA

Quando verrà comunicato, tre giorni prima che accada, l’evento del primo Segreto, la popolazione di Medjugorje sarà obbligata a fare una scelta. Nel caso in cui venga annunciato un evento catastrofico, la gente dovrà decidere se mettersi in salvo oppure restare. Ecco perché la veggente Mirjana ha detto che attraverso gli eventi dei Segreti Dio cambierà il mondo: ogni Segreto annunciato tre giorni prima metterà ciascuno di noi davanti alla scelta se confermarci nella fede in Maria oppure no.

I Segreti di Medjugorje sono un’ancora per la salvezza e, allo stesso tempo, il giudizio di Dio sull’iniquità del mondo. Gli eventi dei Segreti saranno colpi mortali alla superbia dell’angelo ribelle e delle sue orde; il mondo nuovo senza Dio crollerà sotto la manifestazione della potenza di Dio. I cuori si rivolgeranno alla Madonna e a Suo Figlio; gli sguardi saranno rivolti al Cielo e alla Croce; la gente implorerà il perdono dei peccati e avrà la grazia della conversione. Di fronte a un imminente futuro di questo genere, la preparazione al tempo dei Segreti è la ragione stessa della lunga presenza di Maria.

Il primo passo per prepararsi al tempo dei Segreti è la messa in pratica della fede, della preghiera e della conversione; è necessaria la conoscenza del piano di salvezza di Maria per testimoniare la speranza. Per affrontare satana nel tempo dei Segreti, sarà fondamentale l’intima unione esistenziale con i Sacri Cuori di Gesù e Maria; la nostra preghiera sia profonda e incessante, il nostro dialogo con Gesù e Maria sia sincero e quotidiano affinché il nostro cuore sia puro e distaccato dalle cose materiali.

 Nel tempo dei Segreti i punti di riferimento rimangano per noi unicamente la Regina della pace e il Santo Padre perché, come ha detto Gesù, “sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti” (Mt 24,11). La fede salda in Maria e suo Figlio e la fedeltà al Santo Padre non ci faranno sbandare e deviare su strade sbagliate, dovranno essere per noi la bussola spirituale verso la salvezza eterna.

Non sappiamo quanto durerà il tempo dei Segreti, ma Gesù ha detto che “chi persevererà fino alla fine sarà salvato” (Mt 24,13). Gli eventi dei Segreti stanno già crescendo nel mondo, tutto è nelle mani di Dio che è il Signore del mondo e della Storia. La Vergine Maria è stata mandata da Suo Figlio per accompagnarci e sostenerci, da parte nostra non manchi la fede salda e la conversione di chi è lontano. Facciamo le scelte giuste fin da ora e le nostre anime saranno salve.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sull’illusione, arma di satana

Cari amici, satana è menzognero e omicida fin dal principio. Viviamo in un tempo in cui, a causa dell’incredulità, viene oscurata la presenza del demonio; persino all’interno della Chiesa stessa c’è chi ne nega l’esistenza. La dottrina della Chiesa insegna, invece, che il diavolo è un essere pervertito e personale, come aveva ribadito solennemente Papa Paolo VI. Satana, allora, non è il simbolo del male, è il male personificato. L’angelo ribelle è stato creato da Dio originariamente buono, ha scelto di ribellarsi e pervertire se stesso; il fine di Lucifero è quello di creare un suo regno opposto a quello di Dio e per perseguire questo obiettivo ha continuato a pervertire l’uomo nel corso della Storia.

La Regina della pace ha sempre denunciato la presenza di satana, in diversi messaggi ha richiamato l’attenzione sul piano di satana che scardina i cuori con l’odio, vuole la distruzione del pianeta sul quale viviamo e brama quante più anime possibili per la perdizione eterna. La Gospa ha descritto sempre con precisione le mire di satana, tentatore, distruttore e omicida. La Madonna è qui proprio per contrastare il piano di satana, per proteggerci e per salvarci. La via della salvezza indicata dalla Regina della pace è l’unione con il Suo Cuore Immacolato e quello di Suo Figlio Gesù.

La presenza del demonio è talmente capillare nella società di oggi che la Madonna ha più volte detto che satana sta conquistando i cuori con l’odio. La grande battaglia di oggi è fra l’angelo ribelle e la Madonna, inviata da Suo Figlio per salvare le anime e richiamarle alla conversione. Lo scenario è quello dell’Apocalisse, difatti da una parte c’è lo schieramento della Donna vestita di Sole e dall’altro quello del drago rosso. Satana è più scatenato che mai nell’ingannare il mondo per portarlo alla rovina e la sua arma più micidiale è quella della menzogna.

Il diavolo inganna per uccidere, come il cacciatore che cattura le prede utilizzando le trappole. Il demonio ha raffinato l’arte dell’inganno tanto da indorare il male letale e renderlo appetitoso e irresistibile. L’esca di satana ha una forza di attrazione tale da rendere l’uomo quasi inerme di fronte alle tentazioni. Nel libro della Genesi è ben descritta la forza di attrazione delle tentazioni; quando il serpente sibila all’orecchio di Eva il dubbio nei confronti di Dio di essere geloso delle sue creature, è così convincente e subdolo che la donna se ne convince e ai suoi occhi diventa irresistibile l’illusione di cibarsi del male reso appetitoso da satana per poi cadere nel peccato. Dio aveva creato i progenitori in grazie e aveva stretto con loro un’amicizia; nonostante ciò, satana è stato così abile nell’illuderli di poter essere come Dio, proponendo il male sotto forma di bene, che si sono lasciati tentare e sono caduti.

Le tentazioni con cui satana ci attira a sé hanno una forza irresistibile perché le presenta in modo tale da far perdere il ben dell’intelletto. Di fronte alla tentazione la mente si offusca, la vista si annebbia ed è difficile smascherarla. Satana, poi, è così astuto da tenderci le stesse trappole più volte perché sa dove colpire, conosce le nostre debolezze. Oltre alla forza attrattiva, la tentazione è anche dissimulata perché viene tinta di falso bene, è una falsa luce. Il demonio presenta il male come se fosse un bene desiderabile, necessario, indispensabile. Il diavolo impacchetta il male con carta dorata, ai nostri occhi diventa irresistibile ma in realtà è un dardo infuocato con cui trafigge la nostra anima e ci fa cadere nel peccato.

Nel combattimento spirituale è indispensabile l’esercizio della memoria. La tentazione ha una forza di attrazione irresistibile e accade spesso che cadiamo nel peccato; se esercitassimo la memoria quando ci troviamo davanti alla tentazione e ricordassimo quello che è avvenuto quando vi siamo già caduti in precedenza, ne staremmo alla larga! Quando cediamo alla tentazione e diamo retta a satana cadiamo nel peccato, ma improvvisamente ci sentiamo nudi come è accaduto ai progenitori. Ecco, allora, l’importanza dell’esercizio della memoria che ci aiuta a ricordare come ci siamo sentiti quando abbiamo commesso il tale peccato che satana ci ripresenta davanti ai nostri occhi. La memoria ci aiuta a rafforzare il nostro spirito nel dire “no” alla tentazione e starne alla larga. La memoria ci riporta alla mente che la mela succulenta che il serpente ci propone è in realtà un frutto marcio e maleodorante che abbiamo già assaggiato; dall’illusione siamo già precipitati nella delusione. Davanti a una tentazione in cui siamo già caduti dobbiamo esercitare la forza spirituale della memoria che ci fa allontanare, ci fa rivolgere gli occhi altrove nella consapevolezza che quella pillola indorata è in realtà un boccone amaro con cui il serpente antico ci vuole strozzare. Resistere alla tentazione attraverso l’esercizio della memoria è una vittoria spirituale che ci rafforza e allo stesso tempo sminuisce satana di fronte ai nostri occhi.

Il mondo di oggi propone continuamente false illusioni di salvezza da cui dobbiamo stare alla larga e che dobbiamo guardare con discernimento. Le illusioni finiscono sempre in delusioni, la scienza e la tecnica non salveranno il mondo ma lo porteranno sull’orlo della catastrofe globale. La Regina della pace lo ha detto già nel Messaggio del 25 aprile 1997: «Dio mi manda a voi per amore, per aiutarvi a capire che senza di Lui non c’è né futuro, né gioia, ma soprattutto non c’è salvezza eterna». Il mondo nuovo senza Dio è un’illusione che inevitabilmente crollerà. La scienza e la tecnica non sono la chiave della salvezza, anzi, sotto di esse il mondo crollerà.

La Madonna ha ripreso questa tematica più volte fino ad oggi, potremmo dire che forse è l’ammonimento più forte che abbia dato in tutti questi anni. Il mondo moderno ormai è entrato nell’impostura anticristica, punta all’auto salvezza fino a voler mettere mano alla struttura della Creazione e voler fare un mondo da sé, che escluda Dio e che mette l’uomo al centro, liberandolo da limiti come la malattia e la vecchiaia; l’immortalità viene quindi proposta come un risultato della scienza e della tecnica. La grande impostura anticristica è la mentalità dominante oggi, ma la Regina della pace ci ha invitato a stare in guardia da un mondo che incrementa il progresso ma esclude Dio, la fede, la preghiera ed elimina il soprannaturale, come se la salvezza fosse il frutto della scienza e della tecnica.

Il mondo moderno non vuole Dio e propone una salvezza unicamente umana e terrena. Sappiamo, però, che questo progetto è disumano perché renderà l’uomo schiavo delle tecniche da lui stesso concepite e sarà schiacciato dal progresso di cui perderà il controllo. Nessuna tecnica può eliminare il male di vivere dell’uomo e la cattiveria che dilaga. L’impostura anticristica propone delle false soluzioni, delle salvezze fasulle. In realtà, il rifiuto della fede e della Croce, porta alla perdita dell’anima. La salvezza che esclude Dio è un inganno satanico; il demonio propone come appetibile un mondo dominato dalla scienza e dalla tecnica, lo fa apparire come una conquista, un’emancipazione intellettuale. In realtà è un’illusione, il mondo nuovo senza Dio non renderà l’uomo libero, ne farà uno schiavo, un automa, lo svuoterà di tutte le bellezze con cui Dio lo ha creato.

Questo inganno satanico è così forte e coinvolgente che pochi riescono a resistere. La proposta di salvezza che esclude la fede e la Croce, elimina Cristo e il soprannaturale, è la più grande impostura in cui l’uomo possa cadere. Senza Dio non c’è salvezza eterna, non c’è pace, non c’è gioia. Il mondo senza Dio è soggiogato dal male, dall’odio, dalla violenza. L’uomo che rifiuta Dio è schiavo di satana e delle sue passioni. Veramente «l’umanità ha deciso per la morte» (Messaggio del 25 ottobre 2022) e «l’uomo moderno non vuole Dio» (25 gennaio 2023); l’impostura anticristica travolgerà innumerevoli anime, è inevitabile.

Nei Segreti di Medjugorje, invece, si manifesterà la signoria di Dio e la miseria dell’uomo. Solamente di Dio è la potenza e l’onnipotenza. Quando la potenza di Dio Creatore si scatenerà che cosa potrà fare l’uomo che confida unicamente nella scienza e nella tecnica? Solamente chi inginocchierà davanti al Padre si salverà. Il segno del terzo Segreto di Medjugorje sarà la manifestazione dell’onnipotenza di Dio proprio perché sarà bellissimo, indistruttibile, durevole e soprattutto verrà dal Signore, non potrà essere fatto da mano d’uomo o dalla tecnica. Nella sua signoria Dio ci umilierà, metterà a tacere le chiacchiere della scienza e della tecnica. Beati coloro che, nell’umiltà di creature, si inginocchieranno davanti al Creatore, unico e vero Salvatore del mondo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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