"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2024 Pagina 153 di 236

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“Non conta l’apparenza, conta la Pace del cuore”

Caro padre Padre Livio grazie per quello che fate e Grazie a Radio Maria. 

Cerco di seguire i vostri insegnamenti, ascolto la vostra Radio.

Ho notato che moltissime persone vanno di fretta, veloci come per sfuggire a qualcuno o a qualcosa. La mia persona invece è in Pace con sé stessa e con gli altri. 

Non ho timore di ritornare alla Casa del Padre e quando Lui vorrà la mia persona è pronta a rispondere alla Sua chiamata con un “Si”, sia fatta La Sua Volontà. 

Il ritorno alla Casa del Padre è l’Inizio non la fine. Queste cose Voi me le insegnate e umilmente Vi ringrazio. 

Nonostante si corra e ci si nasconda, si fugge dal Ritorno alla Casa del Padre. Tutti dobbiamo far ritorno ad Essa.

Le cose materiali non contano, ma conta la bontà d’animo e il buon cuore di un essere umano.

Non conta l’apparenza, ma la carità, l’umiltà, la saggezza, la fede, la speranza, tutte virtù che voi mi potete insegnare, conta la Pace del Cuore. 

Mi scusi il mio parlare ma è uno sfogo umile. Grazie per quello che fate in Italia e nel Mondo. 

Vincenzo


Caro Vicenzo,

hai trovato il tesoro nascosto che rende felice la vita ed è la Pace del Cuore. L’hai trovata cercando Dio con un Cuore umile e semplice perché Dio è la nostra Pace.

Quando la Pace di Dio scende nel nostro Cuore, abbiamo la pace con noi stessi e con gli altri.

La vita scorre serena anche in mezzo alle difficoltà e non abbiamo bisogno di altre cose.

Quando non si ha la pace del Cuore si corre, ci si nasconde e si fugge dal Ritorno alla Casa del Padre.

Ha descritto bene la situazione dell’uomo moderno che non vuole Dio e va verso la perdizione.

Chi invece ha la Pace del Cuore non ha timore di ritornare alla Casa del Padre, ma è pronto a rispondere alla Sua Chiamata rimettendosi completamente alla Sua Volontà.

La Luce di Dio ti ha fatto comprendere il segreto d una vita felice e ti ringrazio per averlo condiviso con noi.

Come sarebbe diverso il mondo se comprendessimo che non conta l’apparenza, ma la carità, la fede e l’umiltà.

Dio ti benedica e la Madonna ti protegga col suo amore.

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴INCONTRI CON IVAN VEGGENTE DI MEDJUGORJE – a cura di P.LIVIO – Gennaio 1990

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Ma la Madonna appare veramente o è “lo Spirito Santo che  potrebbe immettersi?“

Molto Reverendo P.Livio

Ieri sera ho ricevuto da un’amica che si trova in pellegrinaggio a Medjugorje con un gruppo numeroso di Italiani, due video di ieri pomeriggio dove si danno delucidazioni in merito al documento del Papa sulle apparizioni. Queste spiegazioni mi hanno destato molta perplessità anzi mi hanno proprio messa a disagio perché ho cominciato a chiedermi : ma allora le apparizioni del passato nel mondo approvate dalla Chiesa e le apparizioni della Madonna oggi a  Medjugorje non  sono vere ? Cioè  la Madonna è apparsa e appare veramente oppure no? Perché qui (le trascrivo esattamente parola per parola e le allego i due video in questione in modo da dimostrare quanto ascoltato da tutti) si sostiene questo:

“Tutte le Apparizioni del mondo, ci sono tanti fenomeni, tutti questi fenomeni che ci sono, anche qui a Medjugorje ,questi messaggi, possono essere lo Spirito Santo, può immetterli perché possono essere utili per vivere bene oggi la rivelazione di Dio.”

Mi serve davvero una sua chiarificazione perché qui si nega la stessa possibilità delle Apparizioni e del fatto che la Madre di Dio dia Messaggi come in passato la Chiesa ha sempre riconosciuto.

Milena 


Cara Milena,

Sono rimasto sorpreso e persino incredulo nel guardare i due video che mi ha inviato perché, come lei ha ben compreso, si nega la verità delle apparizioni e dei messaggi che costellano la storia della Chiesa.

 Ne conseguirebbe che tutti i veggenti che le hanno avute e messaggi che hanno ricevuto sono suggestioni “immesse dallo Spirito Santo.”

Io mi chiedo come potrebbe lo Spirito Santo ingannare non solo i veggenti ma la stessa Chiesa, prospettando false apparizioni.

Si tratta di affermazioni sconcertanti che non riflettono il pensiero costante della Chiesa al riguardo.

Ave Maria

Padre Livio

🌾LIVE 🌾🤍❤️DALLA NOSTRA CAPPELLA〽️P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO- CORPUS DOMINI🌾🙏❤️🤍

I MIRACOLI EUCARISTICI

Il miracolo eucaristico di Bolsena

I tanti miracoli eucaristici aiutano a ricordare la grandezza del mistero che la solennità del Corpus Domini onora in modo speciale. È il mistero dell’Eucaristia, il cuore della nostra fede e il sacramento dei sacramenti istituito da Gesù nell’Ultima Cena, come cibo e bevanda di salvezza

Ermes Dovico, la nuova Bussola – 2 Giugno 2024

«Come avete fatto a estrarre da una persona un pezzo di cuore vivente?», è la domanda che pose nel 2005 Frederick Zugibe (1928-2013), esperto di medicina legale e docente alla Columbia University, dopo aver analizzato un frammento di Ostia consacrata, che nel 1996 si era tramutata in carne sanguinante nella parrocchia di Santa Maria, a Buenos Aires. Il professor Zugibe aveva ricevuto un campione della Sacra Particola, ma senza che gli fosse rivelato di cosa si trattasse. Ad anni di distanza le analisi, condotte in precedenza da altri scienziati e sempre con gli stessi esiti, mostravano che quel campione era in tutto e per tutto un frammento vitale di cuore umano. In particolare si manifestava la presenza di globuli bianchi intatti e gruppo sanguigno AB, lo stesso riscontrato dalle ricognizioni (l’ultima delle quali svolta negli anni Settanta del XX secolo) sulle reliquie del miracolo eucaristico di Lanciano, avvenuto nell’VIII secolo.

Questi fatti aiutano a ricordare la grandezza del mistero che la solennità del Corpus Domini onora in modo speciale. È il mistero dell’Eucaristia, il cuore della nostra fede e il sacramento dei sacramenti istituito da Gesù nell’Ultima Cena, come cibo e bevanda di salvezza. Sono proprio le parole solenni di Nostro Signore, scolpite in tutti e quattro i Vangeli e trasmesse pure da san Paolo (Mt 26, 26-29; Mc 14, 22-25; Lc 22, 19-20; Gv 6, 53-58; 1 Cor 11, 23-29), a non lasciare dubbi sulla sua presenza reale nell’Eucaristia. A questo miracolo, che attualizza il sacrificio di Cristo ogni volta che viene celebrata una Messa, la Chiesa ha dato il nome di transustanziazione, per esprimere quanto avviene all’atto della consacrazione: le specie del pane e del vino, pur mantenendo inalterate le loro caratteristiche sensibili, si convertono interamente nel Corpo e Sangue di Gesù.

La solennità del Corpus Domini fu celebrata per la prima volta nel 1247 nella diocesi di Liegi. Alla sua origine vi furono le esortazioni di santa Giuliana di Cornillon (c. 1192-1258), una monaca agostiniana che intorno ai 16 anni ebbe una prima visione, poi ripetutasi altre volte, mentre adorava il Santissimo Sacramento. Giuliana vide una luna nel suo pieno splendore, simboleggiante la Chiesa pellegrina sulla terra, attraversata da una striscia scura, a indicare la mancanza di una festa. Come le spiegò poi lo stesso Gesù, la festa sarebbe servita per accrescere la fede e riparare le offese al Santissimo Sacramento. Per diversi anni la santa non parlò a nessuno di queste rivelazioni. Si decise poi a rivolgersi ad alcuni dei maggiori teologi ed ecclesiastici dell’epoca (tra cui l’arcidiacono di Liegi, Jacques Pantaléon, futuro Urbano IV), esortandoli a istituire la festa, come farà per primo il vescovo di Liegi, Roberto di Thourotte.

Nel 1263 avvenne il celebre miracolo eucaristico di Bolsena. Un sacerdote boemo, Pietro da Praga, giunse in pellegrinaggio in Italia perché assalito dai dubbi sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. Questi dubbi svanirono solo dopo che ebbe celebrato Messa nella chiesa di Santa Cristina, a Bolsena: qui, al momento della consacrazione, l’Ostia iniziò a sanguinare sul corporale. Urbano IV, che si trovava nella vicina Orvieto, fece subito verificare l’accaduto. L’anno successivo lo stesso pontefice incaricò san Tommaso d’Aquino di scrivere l’ufficio liturgico del Corpus Domini, dando al Doctor Angelicus l’occasione di comporre sublimi inni eucaristici, come l’Adoro Te devote, il Pange Lingua, il Sacris Solemniis e il Verbum supernum prodiens. Inoltre, con la bolla Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264), estese la solennità a tutta la Chiesa, fissandola al primo giovedì dopo l’Ottava di Pentecoste. In Italia, nel 1977, la Cei ne ha spostato la celebrazione alla domenica seguente.

Così scrisse Urbano IV nella bolla: «Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che almeno una volta l’anno se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo».

Per questo il beato Carlo Acutis (1991-2006) chiamava l’Eucaristia «la mia autostrada per il Cielo». E, sapendo di poter adorare Gesù in qualsiasi momento nel silenzio del tabernacolo, insegnava che siamo più fortunati delle persone vissute duemila anni fa in Terrasanta, perché loro dovevano continuamente spostarsi per seguirlo, mentre noi no, perché «Gerusalemme ce l’abbiamo sotto casa».

I russi, le vittime di sé stessi

di Stefano Caprio- Asia News – 2 Giugno 2024

Una serie di video-documentari diffusi a partire da Maša Pevčik, una delle più note collaboratrici di Naval’nyj, scaricano tutte le colpe e le responsabilità di quanto oggi accade sui banditi e i corrotti che hanno impedito negli anni Novanta lo sviluppo di una società libera e democratica. Parlano di quegli anni sia i propagandisti putiniani sia i pubblicisti di opposizione, i più anziani e i più giovani, tutti avviluppati nei sensi di colpa e nei risentimenti. 

In questa delicata fase della guerra mondiale – dall’Ucraina alla Palestina agli scenari legati alle prossime elezioni in Europa, in Inghilterra, in America, in Georgia e nel mondo intero – i russi si sentono sempre più delle vittime e dei “perdenti”, e risuona sempre più nelle discussioni pubbliche, sui social e nelle interviste semiclandestine e dall’estero, una parola che definiva la condizione della popolazione russa negli anni Novanta: i poterpevšie, “quelli che hanno perso”. Allora si riferiva alla frustrazione degli sconfitti della guerra fredda, che aveva condotto alla fine dell’Urss e alla profonda crisi economica degli anni gorbacioviani. Come ricorda l’editorialista di Radio Svoboda Sergej Medvedev, “sentii questa parola la prima volta dal salumiere, quando un pensionato si lamentava della scarsa razione di salame che gli era stata consegnata, e la commessa gli disse rassegnata: ‘smettila di lamentarti come un poterpevšij’, concedendogli benevola una fettina in più, quando il salame scarseggiava perfino a Mosca, e in provincia era ormai soltanto un mito”.

I russi si sentono sconfitti non per la durezza del regime putiniano e le repressioni politiche, non per il corso stagnante della guerra in Ucraina e il sacrificio dei giovani al fronte, e neanche per la riforma fiscale che succhierà valanghe di soldi per mantenere l’industria bellica. Il lamento è ancora per quella umiliazione di oltre trent’anni fa, per le sofferenze “dei Novanta”, il peccato originale che non lascia in pace le coscienze nonostante tutti i successivi sconvolgimenti mondiali. Tutte le colpe risalgono a quell’infelice passaggio storico, e la stura alla nuova ondata di vittimismo è stata data da una serie di video-documentari diffusi a partire da metà aprile da Maša Pevčik, una delle più note collaboratrici del martire Aleksej Naval’nyj, dal titolo Predateli, “Traditori”. Girati con il tipico stile scandalistico del movimento navalnista del “Fondo per la lotta alla corruzione”, i racconti scaricano tutte le colpe e le responsabilità di quanto oggi accade sui banditi e i corrotti che hanno impedito lo sviluppo di una società libera e democratica, finendo per consegnare la Russia allo zar degli oligarchi, il padrino mafioso Vladimir Putin.

Nei giorni scorsi il dibattito è stato rilanciato in modo clamoroso da un’intervista realizzata da uno dei più seguiti video-blogger, Jurij Dud, a uno dei grandi protagonisti del periodo eltsiniano, il petroliere Mikhail Khodorkovskij, divenuto poi oppositore di Putin e sua vittima nel lager per un decennio, per poi essere amnistiato a fine 2013 ed esiliato all’estero, dove rappresenta una delle voci più seguite dell’opposizione liberale. Anch’egli ha ripreso i toni accusatori della Pevčik, soprattutto nei confronti di politici che hanno organizzato la transizione da Eltsin a Putin come Anatolij Čubajs, il “grande burattinaio” che dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina ha abbandonato la Russia e ora vive in Israele, dopo essere scampato per miracolo al classico avvelenamento dei servizi segreti. Si è quindi diffuso il detto che i russi “non soffrono per Kharkov, ma per Čubajs”, in un mese di terribili bombardamenti in Ucraina tra Černigov, Odessa e Kharkov con morti e stermini, mentre in Russia si discute delle scelte degli oligarchi di trent’anni fa.

A Kharkov i medici legali prendono dai bambini i campioni di Dna per cercare di riconoscere i corpi dei loro genitori dilaniati dalle bombe russe, mentre i russi si scannano a parole per decidere la verità delle aste finanziarie del 1994, della privatizzazione di Svjazinvest nel 1997 che diede inizio al crollo delle piramidi finanziarie e dei ruoli della “famiglia di Eltsin” che a fine secolo se la spassava nella reggia dell’Osennyj Bulvar a Mosca, per poi lasciare il potere in mano a Putin in cambio dell’immunità totale, di cui tuttora godono le figlie e gli eredi nell’esilio dorato londinese. Il serial della Pevčik in realtà è la realizzazione del “testamento politico” dello stesso Naval’nyj, che egli espresse nel testo diffuso dal lager “Il mio timore e il mio odio” dell’agosto 2023, quando egli per primo si scagliò contro i politici del decennio post-sovietico. Al di là delle ragioni e dei torti, stupisce l’enorme interesse con cui tutti i russi, risvegliandosi dallo stato di totale atarassia e indifferenza rispetto agli eventi in patria e all’estero, si sono messi a “sezionare le ossa” di quegli anni ormai lontani.

Parlano dei Novanta sia i propagandisti putiniani sia i pubblicisti di opposizione, i boomer e gli zoomer, i più anziani e i più giovani, tutti avviluppati nei sensi di colpa e nei risentimenti che fanno sentire vittime di ogni male dei tempi vicini e lontani, dell’Occidente e dell’Oriente, della guerra fredda e di quelle precedenti, dall’invasione napoleonica al giogo tartaro medievale. Medvedev chiama questo atteggiamento “la morale degli schiavi”, l’odio vendicativo della persona “umiliata e offesa”, per richiamarsi ai termini dostoevskiani, di colui che si sente impotente di fronte alla rovina del destino personale e comunitario, e cerca di scaricare ogni colpa sul male proveniente da ogni parte. L’uomo del “sottosuolo” di Dostoevskij, che viveva in uno scantinato di San Pietroburgo dopo una serie di umiliazioni ricevute da parte delle autorità e della società locale, sognava di distruggere il “Palazzo di Cristallo” della lontana Londra, la sede del Maligno su cui riversava le sue pretese di vendetta.

È la domanda maledetta espressa dal padre dei rivoluzionari russi dell’Ottocento, Aleksandr Herzen: kto vinovat?, “di chi è la colpa?”, che si rivolgeva in sequenza ai tatari, ai boiari latifondisti, ai nemtsy (tedeschi o stranieri in generale), agli ebrei, agli anglosaksy, agli zar e ai sovietici, e ora ai “selvaggi anni Novanta” degli oligarchi. I protagonisti di allora sono morti da tempo come Eltsin e Gajdar, o sono dispersi in esilio come Khodorkovskij e Čubajs, eppure la rabbia nei loro confronti non solo non si spegne, ma si alimenta sempre di più, non potendo evidentemente prendersela con la casta attualmente al potere per evitare spiacevoli conseguenze. È una specie di “odio terapeutico”, senza senso ormai e senza conseguenze, ma permette di canalizzare la frustrazione e di riconciliarsi con un presente altrimenti insopportabile, attribuendo un’identità a chi si sente escluso dalla realtà mondiale.

La “retropolitica” del resto è una caratteristica russa tradizionale, che idealizza i brevi periodi di apertura discutendone negli infiniti tempi di “stagnazione”, come avveniva al tempo di Brežnev dopo i pochi anni del “disgelo chrusceviano”, nelle cantine dove si radunavano i dissidenti del samizdat o nei circoli degli intellettuali in esilio che litigavano in continuazione, o si rinchiudevano nell’eremo della loro sdegnata solitudine, come Solženitsyn nel gelo canadese del Vermont. È un ciclo che si ripete da secoli: prima della rivoluzione bolscevica ci fu il “Secolo d’Argento”, un’esplosione di creatività tra il 1905 e il 1917, dopo la vittoria su Napoleone ci fu il “Magnifico Decennio” tra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento, con il grande dibattito tra slavofili e occidentalisti, e così risalendo fino allo scisma seicentesco tra i riformatori e i “Vecchio-credenti”, o alla disputa tra i monaci pauperisti e quelli “statalisti” di fine Quattrocento, per ribadire una corrispondenza dell’anima russa con i tempi atmosferici, che prevedono brevi primavere e inverni senza fine.

In queste fugaci aperture e finestre sul mondo esterno, la Russia riesce ad inghiottire le culture, le religioni, le scoperte scientifiche e le trasformazioni sociali dei popoli europei, asiatici e degli altri continenti per poi rigettarle all’improvviso, trattenendo solo una propria versione deformata e isterica, come si può vedere in modo clamoroso con la “rinascita religiosa”, la riscoperta della fede che animava le persone degli anni Novanta in una sincera ricerca di spiritualità e significato, per poi sprofondare nell’Ortodossia patriottica e militante che benedice la guerra e le stragi, con una criminale superbia che fa impallidire anche la predicazione delle Crociate medievali. Questa deriva si applica anche alla politica e all’economia, alla morale e alla cultura, alla scuola e ad ogni istituzione della società russa attuale. In questi giorni è stata perfino pubblicata una nuova rivista dal titolo Politruk, il “dirigente politico” (Političeskij Rukovoditel) di sovietica memoria, un manuale di istruzione militare in cui accanto ad ogni ufficiale e ogni soldato ci deve essere un istruttore e “suggeritore politico”, che “con la sua parola ispirata e l’esempio di dedizione senza riserve al servizio della Patria possa cementare lo spirito dei collettivi militari”, come recita l’introduzione del vice-ministro della difesa, il generale Viktor Goremykin.

Del resto il Politruk era stato reintrodotto già a febbraio dallo stesso Putin in tutti gli organi statali con un decreto “riservato”, per cui ad ogni carica deve corrispondere un “vice-direttore per le funzioni politiche e sociali”, come avveniva appunto ai tempi di Stalin. Lo scopo è sempre quello di “rafforzare il patriottismo e garantire un’adeguata e approfondita comprensione della politica statale”, spegnendo ogni velleità di ritrovare sé stessi, di ritrovare la Russia dispersa negli anni Novanta, e nella nebbia delle storie passate.

BUONA DOMENICA

SOLENNITA’ DEL SANTISSIMO CORPO E  SANGUE DI CRISTO

Cari amici, la Solennità del Corpus Domini è giustamente  fra la più sentite dal popolo cristiano, perché il Sacramento dell’Eucarestia ci dona Cristo vivo nella sua totalità di Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Infatti, come osserva  San Tommaso d’Acquino, Cristo è realmente presente in Cielo e nelle Specie eucaristiche.

La presenza reale di Cristo nell’Eucaristia tocca profondamente il cuore, perché ci fa comprendere l’immensità del suo amore, che lo ha spinto a stare  con noi, nell’umiltà del pane e del vino consacrati, fino alla fine dei secoli.

Gesù non ha voluto lasciarci, ma ha ascoltato l’invocazione  dei discepoli di Emmaus: “Resta con noi Signore”. Ha fatto alla Chiesa pellegrina sulla terra  il dono inestimabile della sua presenza reale, donandoci se stesso, come pane di vita, nelle difficoltà del nostro cammino.

Gesù non ci ha lasciato soli, ma si è messo nelle nostre mani donandoci il dono del Sacerdozio, grazie al quale possiamo rivivere con Lui, nella santa Messa, il Sacrificio della Redenzione.

La presenza di Gesù eucaristico è il dono più grande che la Chiesa ha ricevuto, perché la fortifica e la rende indistruttibile nonostante attacchi delle potenze del male e protegge la terra e tutti i suoi abitanti dalle follie del caos infernale.

Gesù realmente presente nella Santa Eucaristia è il Cielo sulla terra, è il nutrimento che vivifica, è la forza invincibile, è la certezza della vita eterna.

Andare alla Santa Messa nel giorno del Signore è come mettere un piede in paradiso, perché Colui che è in Cielo è anche realmente presente nel tabernacolo.

Svegliamoci dunque dal sonno stanco delle nostre anime e facciamo dell’Eucaristia il centro focale  della nostra vita. Non esiste altra  fonte inesauribile di grazia e di gioia alla quale il cuore umano possa attingere.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 14,12-16.22-26

Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Parola del Signore


BENEDETTO XVI

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 26 giugno 2011
 

Cari fratelli e sorelle!

Oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra il Corpus Domini, la festa dell’Eucaristia, il Sacramento del Corpo e Sangue del Signore, che Egli ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa. L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa: un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo. Come afferma l’apostolo Paolo: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10,17). Senza l’Eucaristia la Chiesa semplicemente non esisterebbe. E’ l’Eucaristia, infatti, che fa di una comunità umana un mistero di comunione, capace di portare Dio al mondo e il mondo a Dio. Lo Spirito Santo, che trasforma il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Cristo, trasforma anche quanti lo ricevono con fede in membra del corpo di Cristo, così che la Chiesa è realmente sacramento di unità degli uomini con Dio e tra di loro.

In una cultura sempre più individualistica, quale è quella in cui siamo immersi nelle società occidentali, e che tende a diffondersi in tutto il mondo, l’Eucaristia costituisce una sorta di “antidoto”, che opera nelle menti e nei cuori dei credenti e continuamente semina in essi la logica della comunione, del servizio, della condivisione, insomma, la logica del Vangelo. I primi cristiani, a Gerusalemme, erano un segno evidente di questo nuovo stile di vita, perché vivevano in fraternità e mettevano in comune i loro beni, affinché nessuno fosse indigente (cfr At 2,42-47). Da che cosa derivava tutto questo? Dall’Eucaristia, cioè da Cristo risorto, realmente presente in mezzo ai suoi discepoli e operante con la forza dello Spirito Santo. E anche nelle generazioni seguenti, attraverso i secoli, la Chiesa, malgrado i limiti e gli errori umani, ha continuato ad essere nel mondo una forza di comunione. Pensiamo specialmente ai periodi più difficili, di prova: che cosa ha significato, ad esempio, per i Paesi sottoposti a regimi totalitari, la possibilità di ritrovarsi alla Messa domenicale! Come dicevano gli antichi martiri di Abitene: “Sine Dominico non possumus” – senza il “Dominicum”, cioè senza l’Eucaristia domenicale non possiamo vivere. Ma il vuoto prodotto dalla falsa libertà può essere altrettanto pericoloso, e allora la comunione con il Corpo di Cristo è farmaco dell’intelligenza e della volontà, per ritrovare il gusto della verità e del bene comune.

Cari amici, invochiamo la Vergine Maria, che il mio Predecessore, il beato Giovanni Paolo II ha definito “Donna eucaristica” (Ecclesia de Eucharistia, 53-58). Alla sua scuola, anche la nostra vita diventi pienamente “eucaristica”, aperta a Dio e agli altri, capace di trasformare il male in bene con la forza dell’amore, protesa a favorire l’unità, la comunione, la fraternità.

🔴LIVE🔴 INCONTRI CON VICKA VEGGENTE DI MEDJUGORJE – a cura di P.LIVIO – Gennaio 2005

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