"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Dicembre 2024 Pagina 8 di 25

IL MISTERO DEL NATALE

I pastori e i Magi alla grotta di Betlemme

I pastori di Betlemme erano accampati nelle vicinanze della grotta dov’è nato Gesù Bambino; un angelo è apparso loro e ha dato il lieto annuncio.

In quella stessa regione c’erano anche alcuni pastori. Essi passavano la notte all’aperto per fare la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro, la gloria del Signore li avvolse di luce ed essi ebbero una grande paura. L’angelo disse: «Non temete! Io vi porto una bella notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi per voi, nella città di Davide, è nato il Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia». Subito apparvero con lui molti altri angeli. Essi lodavano Dio con questo canto: Gloria a Dio in cielo e sulla terra pace per quelli che egli ama. Poi gli angeli si allontanarono dai pastori e se ne tornarono in cielo. (Lc 2,8-14).

A queste persone semplici e umili l’angelo ha annunciato la grande gioia della nascita del Salvatore del mondo, Cristo Signore. Il solo fatto che appare una angelo è un evento soprannaturale, è il Cielo che si apre agli uomini per stupirli e coinvolgerli. Il mistero annunciato poteva essere compreso solamente da persone umili e povere: il Salvatore era nato in una grotta adibita a rifugio di animali, al freddo e al gelo. I pastori hanno accolto l’annuncio dell’angelo senza scandalizzarsi del fatto che quel Bambino nato in una grotta e deposto in una mangiatoia era il Figlio di Dio. I pastori hanno accolto l’annuncio dell’angelo e sono accorsi ad adorare il Bambino Gesù.

Sicuramente i pastori hanno imitato l’atteggiamento di Maria e Giuseppe che adoravano e contemplavano Gesù; in questa adorazione hanno manifestato la fede nel Messia, Figlio di Dio. Possiamo dire che – dopo Maria, Giuseppe ed Elisabetta – i pastori sono i primi cristiani nel vero senso della parola, sono stati i primi a professare la fede cristiana che consiste nel credere che quel Bambino è veramente il Figlio di Dio, è il Verbo eternamente generato dal Padre che si è fatto uomo nel grembo della Vergine Maria. Seguendo la letteratura dei santi, sappiamo che i pastori hanno poi evangelizzato, sono stati portatori delle tradizioni originarie e hanno costituito loro stessi un gruppo di evangelizzazione, soprattutto con la loro testimonianza, nel momento della nascita del Signore.

L’altro gruppo accorso alla grotta è del tutto diverso. Era composto dai Magi, studiosi astronomi, che venivano dall’Oriente. Nel Messaggio del 25 settembre 2022 la Regina della pace ci ha esortati a essere “gioiosi cercatori di Dio”, coniando un neologismo in croato proprio per sottolineare l’importanza di essere cercatori di Dio in questo mondo ateo. I Magi rappresentano questa parte dell’umanità, che non è quella del popolo di Israele ma è quella dei gentili, di cui ci sono varie testimonianze in diverse religioni. I Magi venuti dall’Oriente sono proprio quei “cercatori di Dio” di cui ha parlato la Madonna.

I Magi hanno avuto la grazia di essere stati guidati da una stella; sono riusciti a sviare Erode dal tentativo di uccidere il Bambino e hanno raggiunto il loro obiettivo e cioè hanno trovato Dio. Anche i Magi sono stati condotti fino al luogo in cui era nato il Bambino, si sono inginocchiati e lo hanno adorato. Meditando l’atteggiamento dei pastori e dei Magi, anche noi cerchiamo il Bambino Gesù, prostriamoci davanti a Lui e adoriamolo. Il Natale non è solamente il ricordo di quello che è accaduto, bisogna riviverlo. Prepariamo il nostro cuore come se fosse un trono su cui la Madonna può deporre il Bambino Gesù nella Notte di Natale.

Gesù rimanga nel nostro cuore per sempre, per tutta la vita e per l’eternità. Il senso della vita è proprio accogliere Gesù e farne il Re del nostro cuore. Come i pastori, accorriamo alla Santa Messa di Natale, adoriamo Gesù Bambino nel nostro cuore per sperimentare la vera pace che viene dal Cielo.

MELONI: “LA MINACCIA DELLA RUSSIA E’ MOLTO PIU’ GRANDE DI QUELLO CHE SEMBRA”

Giorgia Meloni: “La minaccia della Russia è molto più grande di quello che sembra”

A proposito della Russia, «dobbiamo capire che la minaccia è molto più grande di quanto immaginiamo: riguarda la nostra democrazia, la strumentalizzazione dell’immigrazione o quanto sta succedendo in
Africa. Dobbiamo garantire la sicurezza e non si tratta solo del campo di
battaglia in Ucraina. Dobbiamo essere preparati».

Così la premier Giorgia Meloni, parlando al termine del summit Nord-Sud in Lapponia.

Giorgia Meloni: «Non permetterò alla Russia di minare la sicurezza»

«Vogliamo difendere i confini esterni e non vogliamo permette alla Russia o alle organizzazioni criminali di minare la nostra sicurezza».

Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle dichiarazioni al termine del vertice Nord-Sud di Saariselka, nella Lapponia finlandese.

( Corriere della Sera – 22 Dicembre 2024)

IL MISTERO DEL NATALE

Lunedì 23 dicembre 2024

H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube  (in differita)

Cari amici, il programma nei prossimi giorni prevede in apertura una meditazione in preparazione al Natale

Seguirà un Editoriale di Padre Livio


6. I PASTORI E I MAGI ALLA GROTTA DI BETLEMME

I primi a cui è stato svelato il mistero del Natale sono dei pastori,

gli  umili  semplici, che accolgono l’invito degli angeli.

Gli altri sono i Magi cercatori di Dio che vengono dall’Oriente

e che rappresentano l’universalità del Cristianesimo.

Tutti, sull’esempio di Maria e di Giuseppe, si inginocchiano dinanzi al Bambino e  lo adorano.

SIAMO ALLA VIGILIA DI AVVENIMENTI MAI VISTI (60 MINUTI)

Editoriale di padre Livio

BLOG:

“La Minaccia della Russia è molto più grande di quello che sembra”

Come si ottiene l’indulgenza del Giubileo


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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 196 – I MISTERI DELL’INFANZIA

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IL PRESEPIO NELLA CAPPELLA DI RADIO MARIA

MEDJUGORJE: FILE AI CONFESSIONALI

STAMANI h. 10 – QUARTA DOMENICA DI AVVENTO

🕯️🕯️DALLA NOSTRA CAPPELLA P.LIVIO ACCENDE LA QUARTA CANDELA DELLA CORONA D’AVVENTO💫🕯️

Cos’è il Giubileo? E come si ottiene l’indulgenza?

di Redazione Buone Notizie – Corriere della Sera – 22 Dicembre

Cos’è il Giubileo? E cos’è la Carta del Pellegrino?

Cos’è il Giubileo? E che parola è?
Il termine sembra derivare da uno strumento chiamato «yobel», in pratica un corno di montone, con cui si annunciava il Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur). Se ne parla nel Levitico della Bibbia. Già in origine era l’occasione nella quale ristabilire il corretto rapporto nei confronti di Dio, tra le persone e anche nei confronti della creazione, e comportava la remissione dei debiti, la restituzione dei terreni alienati e il riposo della terra.

Indulgenza: come ottenerla?
Come spiegato nel documento firmato dal Penitenziere Maggiore, le strade per consentire ai fedeli «veramente pentiti» e «mossi da spirito di carità» di ottenere l’indulgenza giubilare sono diverse. Una è il pellegrinaggio verso qualsiasi luogo sacro giubilare, o almeno una delle quattro Basiliche papali maggiori di Roma, o in Terra Santa o in altre circoscrizioni ecclesiastiche. Indulgenza anche a chi fa «pie visite ai luoghi sacri» elencati nello stesso documento (comprese le Basiliche papali minori di Assisi, a Loreto, a Pompei e nel Santuario di Sant’Antonio a Padova). Opere di misericordia e penitenza che donano l’indulgenza sono quelle compiute nei confronti «di tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio», oltre a visite rivolte a «infermi, carcerati, anziani soli, persone con disabilità». Vale per tutti l’invito alla penitenza, tra l’altro anche «astenendosi almeno un giorno da futili distrazioni, reali o virtuali, per esempio indotte dai media e dai social network».

Carta del Pellegrino: cos’è?
Si tratta di una carta digitale gratuita e nominale, che consente di partecipare agli eventi del Giubileo e organizzare il proprio pellegrinaggio alla Porta Santa. Dà accesso a sconti su alloggi, trasporti, ristorazione, mobilità, eventi culturali. La si ottiene solo ed esclusivamente registrandosi al portale dedicato alle iscrizioni, cui si accede attraverso il sito register.iubilaeum2025.va/user o tramite l’app ufficiale del Giubileo. Una volta inseriti i propri dati, il pellegrino riceve un Qr Code personale e un account sulla app.

Stranieri: un visto speciale?
Sì, grazie a un accordo tra il nostro ministero degli Esteri e la Santa Sede i pellegrini di Paesi con obbligo di visto per l’ingresso in l’Italia (sono tanti, dall’Angola alla Russia e dalla Bolivia al Vietnam) potranno avere un Visa speciale «Turismo-Giubileo»: ma solo in caso di pellegrinaggi organizzati dalle rispettive Chiese locali. Istruzioni su «visto-pellegrini» in www.iubilaeum2025.va/it o anche sul sito www.esteri.it.

Info Point: dove e quando?
L’Info Point per il Giubileo 2025, attivo già da mesi in via della Conciliazione 7, è il punto di riferimento ufficiale per i pellegrini e i turisti che arriveranno a Roma. Aperto sette giorni su sette, dalle ore 10 alle ore 17, fornisce ogni informazione logistica e pratica.

Gli ultimi precedenti?
Nel 2015, voluto da Papa Francesco, quello speciale sul tema della Misericordia. Prima quello indetto da Giovanni Paolo II nel 2000, caratterizzato dalla Giornata mondiale della Gioventù con oltre due milioni di partecipanti e dal suo pellegrinaggio in Terra Santa in nome del dialogo fra Chiesa cattolica, ebraismo e Islam. Tra i gesti simbolici compiuti da papa Wojtyla e non previsti dalle pratiche usuali delle celebrazioni la richiesta di perdono per i peccati commessi dalla Chiesa nella storia.

LA RUSSIA FRA SOVRANITA’ E IMPERO

di Stefano Caprio – Asia Newa – 21 Dicembre 2024

Alla conferenza stampa di fine anno Putin ha voluto mostrare il volto del vincitore, non solo per i frammenti di territorio ulteriormente conquistati nel Donbass, ma per trasmettere la sensazione di superiorità della Russia di fronte alle tante incertezze dell’Occidente. La stessa guerra ha nella “sovranità” il suo scopo principale, non tanto per la difesa dei confini quanto per affermare la propria indipendenza e grandezza di fronte al mondo intero. 

Il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto il 19 dicembre l’attesa conferenza stampa di fine anno, insieme alla “linea diretta” con i cittadini, che avevano la possibilità di rivolgergli delle domande. Come ha annunciato il Cremlino, le richieste di collegarsi sono state poco meno di due milioni, selezionate da una rete di intelligenza artificiale della Sberbank, la Cassa di Risparmio della Russia, e la priorità è stata assegnata ai “veterani della Svo”, l’operazione militare speciale in Ucraina, giunta ormai al suo terzo anno di invasione e conflitto, specialmente a quelli che hanno riportato ferite invalidanti.

Lo scorso anno l’incontro “urbi et orbi” con il presidente non si era tenuto, mentre quest’anno Putin ha voluto mostrare il volto del vincitore, non solo per i frammenti di territorio ulteriormente conquistati nel Donbass, ma per trasmettere la sensazione di superiorità della Russia di fronte alle tante incertezze dell’Occidente, alla fine dell’anno elettorale pieno di contraddizioni e concluso dall’elezione americana di Donald Trump, e dalla crisi di governo della Germania di Olaf Scholz. Lanciando il guanto di sfida a un giornalista americano, lo zar ha proposto al nemico occidentale un “duello tecnologico”, scegliendo un obiettivo a Kiev su cui concentrare tutte le forze di difesa aerea e missilistica, che la Russia cercherà di colpire con il missile ipersonico Oreškin, assicurando che “noi siamo pronti a fare l’esperimento”.

In preda all’esaltazione della retorica bellica, Putin ha dichiarato che “l’esercito della Russia si trova nelle migliori condizioni di tutti i tempi”, e che la caduta del regime di Assad in Siria non è una sconfitta di Mosca, che aveva soltanto il compito di “evitare la creazione di un’enclave terroristica”, e “in qualche modo abbiamo raggiunto lo scopo”. Del resto, egli ha osservato che molti Paesi occidentali desiderano avere relazioni normali con il nuovo regime di Damasco, e tutti i gruppi attivi oggi in Siria vogliono che rimangano le basi russe nel Paese, quindi “le voci sulla mia morte sono sopravvalutate”, ha concluso citando Mark Twain.

Soprattutto, sempre nella contesa verbale con i giornalisti americani, Putin ha risposto a uno di essi che “tu e quelli che pagano i vostri stipendi negli Stati Uniti vorreste che la Russia si trovasse in una posizione di debolezza… Credo invece che siamo diventati molto più forti negli ultimi tre anni, siamo diventati un Paese sovrano, dipendiamo da poche persone e stiamo rafforzando le nostre capacità di difesa”. La guerra ha quindi nella “sovranità” il suo scopo principale, non soltanto e non tanto per la difesa dei confini, che nello sterminato territorio russo hanno sempre un significato relativo, quanto per affermare la propria indipendenza e la propria grandezza di fronte al mondo intero.

Proprio in questi giorni è stato pubblicato un articolo sulla Gazzetta Parlamentare della Russia da parte del filosofo politico Aleksandr Šipkov, rettore dell’università ortodossa russa di San Giovanni il Teologo, uno dei massimi ideologi del “sovranismo ortodosso”. In esso si cerca di esplicitare proprio la teoria del sovranismo di guerra, fondamentale non solo “per la sopravvivenza materiale e delle risorse del Paese, ma soprattutto per il significato storico-culturale”. Secondo Šipkov “il nostro popolo sta definendo i propri scopi nazionali, e si tratta di una svolta storica di importanza eccezionale”. Con il recupero della sovranità, secondo questo ragionamento, “si rafforza la necessità di una vera ideologia nazionale”, perché senza chiarezza sui contenuti di essa, non si riesce a definire la vera posizione della Russia in tempo di guerra.

La vittoria secondo l’ideologo dipende dalla “formulazione degli obiettivi storici e dall’immagine del futuro della nazione”, e si chiede chi veramente in Russia abbia il diritto e il dovere di determinarli: le autorità statali? I leader religiosi? La comunità degli esperti? I protagonisti del mondo della cultura? Risulta fondamentale la decifrazione dell’ideologia dell’avversario, per superare il disorientamento, quando le persone “si confondono su quello che esse stesse vogliono e perché vivono”, una condizione in cui la Russia si trova dalla fine degli anni Ottanta, fino ai primi anni Duemila, quando sotto Putin ha cominciato a ritrovare la propria identità. Šipkov paragona questo passaggio con la Smuta, il periodo dei “Torbidi” di inizio Seicento, che si concluse con la vittoria sugli invasori polacchi e l’inizio della dinastia degli zar Romanov.

A questo proposito riflettono anche gli storici Jaroslav Šimov e Nikita Sokolov, nel programma di Radio Svoboda su “Vita e morte dei grandi imperi”, chiedendosi se l’impero russo sia definitivamente scomparso o stia piuttosto risorgendo. Si ricordano le parole del ministro per l’economia degli ultimi zar, Sergej Witte, forse il miglior amministratore che la Russia abbia mai avuto, che affermava: “Io non conosco la parola Russia, per me esiste soltanto l’Impero Russo”. Per secoli l’impero è stato il senso e la forma prevalente dell’esistenza della Russia, a cui si destinavano i sacrifici delle persone, l’intero sistema economico, il benessere dei cittadini.

L’impero russo si è disgregato almeno tre volte, nella Smuta seicentesca e più di recente con la rivoluzione del 1917 e la fine dell’Urss nel 1991, e ogni volta si è riformato sotto nuove vesti. La “sovranità” putiniana è il tentativo attuale di ripristinare la struttura e soprattutto la mentalità imperiale, come afferma anche lo storico scozzese Geoffrey Alan Hosking, uno dei patriarchi della russistica britannica, che paragona l’impero britannico all’impero russo, affermando che “da Mosca a Washington, siamo ancora in queste dimensioni”, risalendo al primo zar Ivan IV il Terribile e a Elisabetta I d’Inghilterra, la “regina vergine” alla metà del Cinquecento, fino ai giorni nostri.

Šimov ricorda peraltro la differenza tra gli imperi marittimi, come quello britannico che ha sempre avuto possedimenti lontani dalla patria, e quelli come la Russia, o anche la Cina, gli Asburgo e l’impero Ottomano, che si allargano “a morsi” sullo spazio terrestre. Questi imperi “continentali” si basano sullo stretto legame con la metropoli capitale, il nucleo da cui parte l’espansione, e a cui si riferiscono tutte le provincie; questo tipo di impero è rivolto sempre verso sé stesso, non si integra con altri popoli e altri culture, ma li sottomette e li adegua alla propria stessa identità, ed è proprio questo il senso del “sovranismo” che impone una gerarchia verticale di valori e di espressioni, altrimenti rischia di perdere sé stesso.

La culla di tutti gli imperi, la Roma antica, riassumeva entrambe le dimensioni, quella verticale e quella orizzontale, abbracciando l’intero mare Mediterraneo ed estendendosi nei diversi continenti, concedendo la cittadinanza anche a chi non aveva mai visto né la capitale, né il territorio originario dell’Italia, come accadde anche all’apostolo Paolo, fornendogli la giustificazione giuridica per evangelizzare la Roma pagana. La Russia ambisce a rinascere sempre come “Terza Roma”, russificando popoli e culture via terra e via mare, e nel mondo contemporaneo anche attraverso gli spazi virtuali dell’informazione e dell’attrazione artificiale.

Nella struttura attuale della Federazione Russa ci sono molti “relitti imperiali”, come afferma Sokolov, con incertezze nella definizione delle unità “sovranazionali” che s’intrecciano nelle oltre cento regioni russe, che si riferiscono spesso ai principi dinastici delle famiglie dei potenti, come in Siberia e in Asia centrale, o ai principi religiosi dell’Ortodossia e dell’Islam, con il retrogusto dell’ideologia sovietica “inversamente religiosa”, di cui rimangono tracce evidenti nei vertici dello Stato e nell’anima dei cittadini. In questo senso il principio imperiale è l’opposto di quello nazionale, e nella Russia di oggi questo appare evidente: Putin parla di “sovranismo” in senso imperiale, quando il “nazionalismo” si riferisce principalmente alle spinte separatiste dei popoli minori, o alla xenofobia dei movimenti russi della destra radicale.

La guerra per l’Ucraina è la guerra per l’impero, per quello che ne costituisce il “morso originario”, e Mosca non può staccare i suoi denti da Kiev, a prescindere dalle possibili trattative di pace che probabilmente cominceranno a svilupparsi nell’anno nuovo. La sovranità dell’Ucraina è la fine dell’impero russo, e l’identità ucraina sarà la vera scommessa per il futuro, non essendosi mai veramente definita nelle lotte passate tra gli imperi europei e la guerra fredda sovietica. I grandi imperi europei sono tutti scomparsi nel XX secolo, e con l’attuale svolta antiglobalista dell’America si ritira anche quello statunitense, che simbolicamente aveva messo fine alle sue pretese mondiali fin dall’abbandono dell’Afghanistan nel 2021. Rimane solo l’impero anacronistico della Russia, il sovranismo degli zombie che si aggirano per il pianeta, in cerca di qualche Paese da conquistare per poter trovare sé stessi.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 195 – I MISTERI DELL’INFANZIA

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