Il motivo per cui consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria secondo Padre Pio
Carissimo padre Livio,
Con questa email desidero condividere con voi un accorato appello del grande Santo di Pietrelcina e una profezia sui nostri tempi!
Un giorno chiesero a Padre Pio perché insistesse tanto a far fare la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.
Lui rispose:
“Perché è l’unico posto al mondo in cui Satana non ha messo piede e mai ve lo metterà per prendersi le anime che vi saranno entrate…e vi aspetta un futuro così diabolico che l’apocalisse è nulla a confronto, mettetevi lì dentro e starete al sicuro.”
Grazie sempre per tutto quello che fate per la Gloria di Dio e di Maria Santissima per la salvezza delle anime!
Gianluigi dalla provincia di Benevento (terra di Padre Pio)
Cari amici, una delle menzogne del nostro tempo è quella che nega l’esistenza di Dio e che siamo figli di nessuno. Siamo figli del caos e del caso, per cui si danno affermazioni qualunquistiche ritenendole scientifiche. In tal modo, ci si trova nella vita senza un’origine, un destino e senza una causa che spiega la nostra esistenza, che dia il senso alla nostra vita. Non è molto piacevole sentirsi dire che nessuno ci ha voluto, che siamo prodotti dal caso e finiremo nel nulla. Questo catechismo è il diavolo, che si veste di scienza.
Invece, dobbiamo cercare la retta filosofia che dice che ogni effetto deve avere una causa proporzionata. Perciò, un effetto come l’uomo deve avere una spiegazione della sua esistenza. È l’essere più evoluto dal punto di vista della materia ma anche il più attrezzato dal punto di vista spirituale, con l’intelligenza, la volontà e tutte le risorse spirituali. I nostri genitori hanno voluto un figlio o una figlia, ma non noi. Quindi c’è qualcuno che ha voluto la nostra precisa identità, il nostro preciso “io”, quello che noi siamo, ovvero soggetti unici e irripetibili, mai assimilabili a un altro.
Fare una riflessione su questa realtà esistenziale che siamo, ci aiuta a uscire fuori dal buio nel quale è rinchiusa la nostra esistenza quando non abbiamo la grazia della fede. È la grazia della fede, infatti, che ci illumina su chi ci ha creato, su chi ci ha voluto, su quale strada ci sta facendo camminare, qual è il destino ultimo della vita. Chi non ha la grazia della fede ed è imbevuto del catechismo del diavolo – la falsa scienza – dal punto di vista esistenziale, si trova senza una spiegazione di se stesso, senza una luce che illumini il suo futuro e il suo essere, che porta a chiedersi “E io chi sono?” come Leopardi.
Incominciamo a fare alcune riflessioni che ci aiutano a fare luce nel buio nel quale ci troviamo quando abbandoniamo Dio. Pensiamo innanzitutto alla nostra esistenza come un dono, che non abbiamo voluto, perché nessuno ha deciso di esistere. C’è qualcuno che al nostro posto ha deciso la nostra esistenza, alcuni si arrabbiano per questo. I nostri genitori volevano un figlio, ma non volevano proprio noi; quindi, qualcuno ha voluto che esistessimo proprio noi. Questo ci pone in una situazione di dipendenza, non siamo figli di nessuno, ma di qualcuno. È ragionevole perché dal caos indistinto dalla materia, non esce nulla se non c’è una Provvidenza, un’intelligenza che guida, che finalizza, che plasma e che dà tutte le capacità per affrontare l’esistenza. Ci capita di divinizzare la natura, ma essa stessa è una Creazione voluta. Non è causa di se stessa, ma causata. Quindi, la ragione ci porta a dire che c’è una causa prima intelligente dato che tutta la realtà nella quale viviamo è ordinata e finalizzata.
Questi sono presupposti elementari di ragionamento umano che possono fare anche i ragazzi, se ci fossero degli insegnanti con un minimo di formazione filosofica. Si può insegnare uno dei principi fondamentali della riflessione filosofica: non c’è nessun effetto che non abbia una causa proporzionata. Non si può dire che l’uomo è prodotto dalla materia, perché egli non è solo materia ma anche spirito, anima, intelletto, libera volontà. Quindi, la materia è una causa che può spiegare il suo corpo, ma non l’identità profonda dell’uomo, che è un mistero a se stesso.
Questi semplici ragionamenti portano qualcuno a maledire chi l’ha creato – perché è stanco della vita, e la odia – ma per la maggioranza delle persone è una benedizione sapere che qualcuno ci ha voluto, ci ha tratto dal nulla all’essere e ci ha fatto esistere, con tutti i doni che abbiamo. Gli animali non hanno l’intelligenza intellettuale – cioè quella che va al di là delle cose materiali –, la libera volontà, la legge morale insita nel cuore, la coscienza, la consapevolezza, l’auto trascendenza, non trascendono a se stessi ma si risolvono nella materia.
Quindi, quando una persona entra in questa dimensione ecco che cade la presunzione dell’uomo moderno che non vuole Dio. L’uomo vuole essere libero, indipendente, vuole gestirsi a modo proprio senza dover rispondere a nessuno, una rivendicazione di libertà assoluta che però è basata sulla falsità. La nostra esistenza non è stata creata da noi, non siamo causa di noi stessi come lo è Dio. Bisogna partire da questo presupposto che è indiscutibile anche a livello della retta ragione. Esistiamo perché qualcuno ci ha voluto. Non ci apparteniamo totalmente, ma siamo legati a chi ci ha tratti dal nulla all’essere e dà sostegno nell’essere, senza il quale cadremmo nel nulla.
È fondamentale percepire se stessi come dipendenti, come creature, come un dono fatto a se stessi. Da questa consapevolezza di essere dono, nasce la gratitudine, la dipendenza, l’obbedienza e man mano che Dio ci illumina nasce il rapporto filiale con il Padre. Si concepisce se stessi non come esseri indipendenti che non devono ringraziare nessuno e che danno il senso della propria vita a se stessi. Tutto il nostro essere è legato a chi ci ha creato e ci fa esistere, chi ci conduce al fine per il quale siamo stati creati, che è la felicità, la gioia di un incontro tra il figlio e il Padre, l’abbraccio con il Padre. Solo così il desiderio di indipendenza, di realizzarsi nella vita lo si ottiene. Non dobbiamo fare rivendicazioni che non ci appartengono, altrimenti saremmo come i due greci, Dedalo e Icaro, che volevano andare a volare verso il sole con le ali di cera, per poi stramazzare al suolo. Accettiamo la nostra dipendenza di figli, la libertà subordinata, l’offrire la vita a chi ce l’ha data, metterla al suo servizio.
Tutto questo realizza i desideri più profondi del nostro cuore che sono la felicità, la gioia, l’eternità, l’incontro. Questo è la via della vita, quella contraria è un disastro e lo vediamo nel nostro tempo. La rivendicazione della nostra vita in modo autonomo porta ad uccidere chi impedisce di esserlo fino in fondo – come i membri della propria famiglia – o abrogando tutto ciò che limita se stessi. Questa è la strada che il mondo moderno percorre, sia pure cercando di evitare l’anarchia. Ma la realtà è che non è possibile, perché una volta che si prende la via della disobbedienza e della ribellione a Dio si va verso l’abisso, questa strada porta alla rovina.
La strada della rivendicazione di se stessi – negando Dio – porta alla rovina. È come se il tralcio si staccasse dalla vite e diventa secco, diventa buono solo per essere bruciato. Così è la nostra vita, la vita dell’uomo moderno che va verso la perdizione. La Madonna – a questo proposito – ha dato delle espressioni fortissime: « L’umanità ha deciso per la morte» (25 ottobre 2022). Ha deciso per la morte perché ha deciso di essere senza Dio, ha deciso di troncare la dipendenza, di negare la figliolanza che viene da Dio, di negare il fine ultimo della vita che porta a Dio. Attaccati a Dio – che è la vera vite – daremo buoni frutti, staccati da Lui saremo tralci secchi. Siamo noi a decidere la strada da percorrere.
Per uscire da questo inganno satanico ci vuole umiltà, solo con essa si batte satana. L’umiltà di dipendere, di ringraziare, di concepire se stessi come un dono, di mettersi al servizio del Regno di Dio porta alla gioia, alla pace, alla laboriosità, a una vita che dà frutti.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”
Papua Nuova Guinea: 462 840 km² – 9 311 874 abitanti
Abitanti – Religioni – Lingue
La Papua Nuova Guinea, a sud-ovest del Pacifico, comprende la regione orientale della Nuova Guinea e le sue isole. Caratterizzata da una vastissima diversità culturale, piena di villaggi di tribù locali, molte delle quali parlano ancora la propria lingua. La popolazione complessivamente è di 10 milioni di abitanti. I Papua comprendono innumerevoli popoli; il loro nome deriva dal termine malese papuah, che indica la loro caratteristica capigliatura cespugliosa. L’84% della popolazione è autoctona, il 13% di origine europea, l’1% di origine indonesiana, il 2% di altra origine. In Papua Nuova Guinea esistono centinaia di gruppi etnici indigeni; il più numeroso è rappresentato dai papuani. La restante parte della popolazione è composta da austronesiani. Vi sono, infine, consistenti minoranze di cinesi, europei, australiani, filippini, indiani e cingalesi. La popolazione è prevalentemente rurale e giovane. Pensate : l’84% degli abitanti abita nelle campagne e il 40% ha meno di quindici anni. Per quanto riguarda la religione, il 30% della popolazione pratica culti tradizionali, per lo più combinandoli con il Cristianesimo. Il restante 69% degli abitanti dichiara di praticare esclusivamente la religione cristiana. Il 36% della popolazione appartiene alla Chiesa cattolica, il resto è composto da diversi gruppi protestanti. Lo 0,8-1% della popolazione è islamica: si tratta prevalentemente di immigrati dall’Indonesia durante il regime di Sukarno. In Papua Nuova Guinea ci sono tre lingue ufficiali (inglese, tok pisin e hiri motu) a cui si aggiungono circa 850 lingue locali (appartenenti alle famiglie austronesiane e papuane). Questa incredibile varietà linguistica fa sì che nel paese si concentri circa il 10% delle lingue parlate nel mondo. Con una media di soli 7.000 parlanti per ogni lingua diffusa, la Papua Nuova Guinea è il paese che vanta, nel mondo, la seconda più alta densità linguistica (il primo è Vanuatu).
Radio Maria Papua Nuova Guinea precisamente dove si trova e cosa fa?
Sede principale a Port Moreby – RM PAPUA NG trasmette in lingua inglese da una nuova sede presa in affitto nel complesso della conferenza episcopale della PNG nella città di Port Moresby. Attualmente trasmette in inglese ben undici diocesi.
Mancano tuttavia le necessarie risorse economiche (i costi delle frequenze e dei ripetitori) per un area di trasmissione così vasta, dato che la radio stessa fatica a sostenersi se non per le spese ordinarie.
A inizio 2024 è arrivato il nuovo direttore della sede principale, nella città di Port Moresby, Padre Joseph Emmanuvel Amith. Il sacerdote ha iniziato il suo cammino tutto in salita totalmente da solo. Ora abbiamo anche un’assistente editoriale!
Il piccolo studio in lingua locale a Vanimo: La sottostazione originaria, con tutte le sue difficoltà, prosegue la sua missione di evangelizzazione in lingua locale indigena. Questo studio è molto apprezzato dalla Chiesa locale in modo particolare dal vescovo di Vanimo, che ha benedetto le nostre attrezzature, quando è iniziata la prima trasmissione. Proprio una settimana fa questo studio è andato in “down”. In questi giorni è arrivato un tecnico specializzato da RM Indonesia per riattivare lo studio ma per ora non è possibile risolvere i problemi perché i voli interni in Papua NG sono molto inaffidabili. Ma noi non molliamo mai.
Inoltre è necessario un mezzo di trasporto per contattare i numerosi villaggi dove arriva il segnale di Radio Maria.
Diamo una mano per l’evangelizzazione di questa povera gente aperta al Cristianesimo.
(Radio Maria non ha pubblicità)
+Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574
+Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1
Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
+ 5 x 1000 : Codice fiscale di Radio Maria 94023530150
Il Nuovo Studio di Radio Maria nella sede centrale di Port Moreby
Il vecchio studio della sottostazione di Vanimo, prima sede di Radio Maria
P. Joseph Emmanuvel Amith Direttore di Radio Maria Papua NG
I Sacerdoti sono fondamentali nella Chiesa e non potranno mai essere sostituiti
Caro Padre Livio, innanzitutto ringrazio Gesù e Maria che con l’aiuto della mia mamma terrena mi hanno fatto conoscere Medjugorje e di conseguenza Radio Maria perché per me occupate entrambe un posto speciale nel mio cuore.
Ho 59 anni, mi chiamo Sandra e le scrivo da un paesino della Carnia. Sono sposa, mamma e nonna ma soprattutto sono innamorata di nostro Signore e questo da sempre.
Ricordo la mia fanciullezza non felice ma Gesù nel mio cuore è sempre stato presente, questo non mi ha impedito di fare sbagli e anche tanti ma Lui è sempre stato lì, mai a giudicarmi ma sempre a sostenermi. Poi a un certo punto mi ha portato con il mio sposo, in viaggio di nozze a Medjugorje affinché io potessi conoscere sua Madre e potessi imparare da lei come si fa la mamma, non perché la mia fosse stata cattiva con me ma semplicemente figlia di contadini, abituati solo al lavoro nella stalla, nei campi… poi all’estero, non sapeva abbracciare, non sapeva dare affetto… materiale, erano altri tempi, la mia nonna pregava in latino, aveva fatto solo la 1 elementare ma la sua era una fede grande e mi diceva: non so cosa vuol dire ma so che si prega così e che al Signore piace.
Non so perché le racconto questo e mi perdoni ma sentivo il desiderio di confidarmi con Lei, caro Padre Livio. Sono cresciuta con Lei, e ogni mattina mi rincuora e mi istruisce facendomi vedere il mondo con gli occhi di Dio Lei è uno di famiglia, tutti a casa lo hanno conosciuto e insieme a Radio Maria ci avete fatto tanta compagnia. Ricordo quando i miei figli erano piccoli e inaspettatamente prendevano la linea al telefono per pregare una preghiera prima del Rosario serale e questo succedeva per tante sere.
Ora vorrei porle una domanda e relativa alla Confessione. Solitamente ogni mese mi confesso dallo stesso Sacerdote ma poiché ho subito un’operazione al ginocchio e ho difficoltà ancora a deambulare, mia figlia Anna mi ha portato ad un Santuario dedicato a San Antonio da Padova a me caro e vicino al mio paese. Sono certa che il Signore mi abbia perdonato dai miei peccati ma il Confessore per un’oretta mi ha parlato in maniera… strana, ossia per me non comprensibile di come a suo dire la Chiesa ci propone nostro Signore, dicendomi che ci raccontano un sacco di stupidaggini, che la Genesi è il peggiore dei libri, che alcuni salmi sono brutti, che la Messa ci fa sentire solo peccatori e non perdonati e poi altro che non ricordo. Ho voluto tenere per me solo che Dio è Amore.
Poiché proprio oggi ho sentito da lei il consiglio di recitare l’atto di dolore perfetto mi sono ricordata che il Confessore ha detto che non dobbiamo insegnare questa preghiera ai bimbi perché dire… meritato i tuoi castighi quando Dio è Amore e non vendicativo? Insomma caro Padre Livio, io mi sento amata e perdonata dal Signore, ma se noi non facciamo un esame interiore del nostro comportamento allora tutto sarebbe lecito. La nostra Mamma in Cielo aiuti tanto voi Sacerdoti, lo Spirito Santo sia sempre su voi così da essere di conforto, di saggezza, di umiltà e di esempio sulle anime che il Signore vi fa incontrare.
Grazie Padre Livio per il suo Amore a Gesù e a Maria, lo sento ogni giorno e questo mi da tanto conforto, che possa essere contagioso in tanti giovani perché amare Gesù non significa rinunciare ma anzi trovare il Paradiso già su questa terra.
Che Dio la stra benedica , con affetto Sandra
Cara Sandra,
grazie per la sua invocazione perché lo Spirito Santo illumini noi Sacerdoti nella conduzione delle anime che ci fa incontrare. Ne abbiamo bisogno e la Madonna ha speso molte parole perché comprendiamo la responsabilità di essere i Pastori che Cristo ha scelto per il suo gregge. Non stanchiamoci di pregare per loro, in particolare per quelli che hanno la cura delle nostre anime.
I Sacerdoti sono fondamentali nella Chiesa e non potranno mai essere sostituiti da altri soggetti a seconda dei bisogni. Dobbiamo perciò sostenere con la preghiera quelli che ci sono e pregare il Padre celeste perché mandi operai nella sua messe.
La grandezza del Sacramento dell’Ordine è al di là di ogni comprensione, perché veramente il Sacerdote è un “Alter Christus”, con una missione e una responsabilità che lo assimila a Cristo stesso.
Se lo comprendessimo e ci dedicassimo di più alla preghiera, non ci sarebbero quelle crisi di fede che inducono non pochi sacerdoti a cercare compensazioni inseguendo i pensieri, il linguaggio e i comportamenti della mondanità. Amiamo i nostri Pastori e preghiamo per loro.
Nuove leggi e pene più severe (anche per i silenzi della polizia) non sono servite: aumentano le violenze, spesso brutali. Come quella subita fino alla morte da una dottoressa, per cui il paese da giorni protesta
Calcutta, lo scorso 9 agosto. La sala seminari dell’R.G. Kar Medical College and Hospital, che di sera è vuota e ha un bagno riservato, serve da sala di riposo per medici e infermieri di turno. Una dottoressa tirocinante poco più che trentenne si è buttata a riposare su una panca dopo un turno massacrante di più di ventiquattro ore. La ritroveranno il giorno dopo, morta. Ridotta a un fagotto di sangue e abiti strappati, le pelvi spezzate, le carni straziate. I genitori stenteranno a riconoscerla. L’autopsia conferma che la ragazza è stata vittima di un brutale stupro di gruppo, ma la polizia si limita ad arrestare un volontario dell’ospedale, più o meno a caso. Non sigillano nemmeno la scena del crimine, tanto è inutile. La storia finisce immediatamente su media e social media, e scatena un’ondata di proteste in tutta l’India.
La mente di tutti corre al caso di una studentessa di 23 anni che nel 2012 a Delhi era stata stuprata da un branco di sei individui all’interno di un autobus in movimento. Nirbhaya, così era stata chiamata la ragazza, era morta tredici giorni dopo a causa delle ferite riportate: la sua morte, e la brutale ferocia dell’aggressione, avevano scatenato un’ondata di rabbia a livello nazionale e proteste di piazza a non finire, costringendo il governo dell’epoca a modificare la leggi indiana relativa ai reati sessuali. La nuova legge, tra le altre cose, ha ampliato la definizione di stupro, lo ha reso un reato perseguibile d’ufficio e per cui non è ammessa la libertà su cauzione, ha aumentato le pene detentive per la maggior parte dei tipi di violenza sessuale e ha previsto la pena di morte nei casi in cui lo stupro abbia causato la morte della vittima o l’abbia lasciata in stato vegetativo o abbia come vittima una bambina. Secondo la legge, inoltre, un agente di polizia che si rifiuta di presentare un Fir (First Information Report) su un caso di stupro rischia la reclusione fino a un anno o una multa o entrambe le cose.
Eppure, la situazione non è migliorata.Secondo la polizia, in India viene denunciato uno stupro ogni venti minuti circa, mentre ogni diciotto minuti viene denunciata una qualche forma di violenza sessuale. Sempre secondo dati rilasciati dalle forze dell’ordine, c’è stato un incremento del centoquaranta per cento circa dei casi di stupro e del cinquecento per cento dei casi di molestie sessuali. Il West Bengal, lo stato in cui si trova Calcutta, è al secondo posto nel numero di stupri denunciati, e al primo nella poco lusinghiera classifica degli stupri non puniti. Nonostante il Chief Minister dello stato sia una donna, Mamata Banerjee: che ha però il vezzo, ogni volta che in città o nello stato avviene uno stupro particolarmente efferato, di incolparne i suoi avversari politici, di coprire i responsabili e, infine, di incolpare la vittima: che, se fosse stata a casa come tutte le brave ragazze, sarebbe ancora viva.
Era successo, sempre nel 2012, nel caso di Suzette Jordan, attivista dei diritti umani brutalmente stuprata una notte nel centro elegante di Calcutta: Mamata aveva incolpato i suoi avversari politici per aver “montato” il caso e fatto a pezzi moralità e personalità di Suzette. In quest’ultimo caso l’ineffabile signora, dopo aver trasferito in fretta e furia i vertici dell’ospedale e aver passato in tutta calma il caso, dopo giorni in cui la polizia cittadina inquinava le prove, agli investigatori del Central Bureau of Investigation, si è messa in marcia alla testa di uno scelto gruppo di persone per protestare contro il suo stesso governo. E contro sé stessa, visto che detiene anche i portafogli di ministro della Salute e degli Interni dello stato. Giorni prima, in piazza erano scese, a Calcutta e in tutta l’India, migliaia di donne, ragazze e bambine al grido di “Riprendiamoci la notte”: contro i manifestanti era stata schierata la polizia, e la Banerjee ha fatto arrestare centinaia di persone colpevoli di aver diffuso sui social i dettagli del delitto facendo in modo che trasparisse l’identità della vittima.
“Abbiamo fatto marce e fiaccolate, campagne contro lo stupro e lo sfruttamento delle donne. Le leggi sono state rafforzate e rese più dure ma, a quanto pare, non è servito a niente. Non è servito a niente perché siamo ancora qui a guardarci incredule davanti all’ennesimo orrore, che è sempre un po’ peggiore di quello precedente” commenta Urmi Basu, fondatrice e direttore esecutivo dell’Ong “New Light” di Calcutta. Attivisti e sociologi sono difatti concordi nel ritenere che non basta discutere di pene e misure di sicurezza, ma c’è bisogno di compiere un lavoro quotidiano e certosino nelle scuole e nelle famiglie. “Bisogna cambiare la mentalità corrente, la mentalità di una società schizofrenica che venera la Dea come forza creativa e che ‘onora’ le proprie donne negando loro libertà e diritti. Una società che produce premier, scienziati, capitani d’industria, giudici di Corte suprema e presidenti della Repubblica donna ma che non riesce a ancora fare i conti con la parità di diritti e di trattamento per ragazzi e ragazze”.