"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Settembre 2024 Pagina 10 di 22

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 107 – L’UOMO

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Se la sente di fare un pronostico?

Carissimo Padre Livio.

Mi perdoni se la disturbo, ma sono un po’ inquieta per quello che la Santa Sede dirà domani riguardo a Medjugorje. Lei se la sente di fare un pronostico? Mi risponda!

Con affetto

Luisa di Ancona


Cara Luisa, la capisco perché anch’io ho vissuto spesso questi momenti di suspense, ma in questo caso sono tranquillissimo.  

Il mondo e la Chiesa per andare avanti hanno bisogno della Madonna, senza la quale precipiterebbero nell’abisso della disperazione.

Il Papa lo sa e questo ci basta per stare tranquilli.

L’appuntamento col responso, sicuramente positivo, è Giovedì alle h. 11,30 su Radio Maria

Ave Maria

Padre Livio

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla nostra appartenenza alla Chiesa cattolica

Cari amici, la nostra appartenenza alla Chiesa cattolica era più fervorosa in passato. La pratica religiosa, per esempio la partecipazione alla Santa Messa, è molto diminuita; perciò, il rapporto con la Chiesa – salvo gruppi di fedeli più assidui – si è molto allentato. Si sono rafforzati, invece, altri legami di carattere politico, umano e associativo che costituiscono la società. Ci rendiamo conto che mentre tanti rapporti si rinsaldando, i legami fra i credenti si sono allentati. Questo è un grave danno perché il cammino spirituale individuale, se fatto con i fratelli, diventa più spedito, c’è aiuto reciproco e sostegno.

Questo legame si è allentato perché non ci siamo resi conto di cosa significa essere battezzati ed entrare nella Chiesa. Il Battesimo è come una nuova nascita. Dopo la nascita “fisica”, l’essere umano viene inserito in una comunità, in uno Stato, ma negli ultimi anni questo inserimento si è rafforzato a tal punto da far dimenticare alle persone che siamo tutti fratelli, a prescindere dalla nostra nazionalità.

Si è perso uno degli elementi costitutivi del Battesimo che è la fraternità. Il Sacramento del Battesimo ha una valenza molto importante dal punto di vista della santificazione, perché riceviamo la grazia di Dio che ci toglie il peccato originale. Diventando il tempio della Santissima Trinità, il bambino diventa membro del Corpo mistico di Cristo. Dunque, entra a far parte della Chiesa: una comunità soprannaturale che ha una sua visibilità su questa terra con degli obblighi ben precisi. La Chiesa è una società perfetta dal punto di vista dei rapporti che ci sono fra i fedeli; costituita dal Collegio apostolico con a capo il Papa e i Pastori, come Cristo ha voluto. Il nostro legame con la Chiesa si è indebolito soprattutto per quanto riguarda il riconoscersi fra di noi come cristiani.

Con il Battesimo entriamo a far parte di questa società meravigliosa. La Chiesa è pellegrinante sulla Terra, ma nel medesimo tempo è una realtà in Cielo. Grazie a questo mistero della comunione dei Santi siamo un solo Corpo: la Chiesa pellegrina sulla Terra, quella che si purifica in purgatorio e quella che è gloriosa in Cielo. Siamo una società di fratelli e di sorelle, Cristo ci affratella tutti e siamo in comunione intima anche con coloro che ci hanno preceduto nella fede e sono in Paradiso, in comunione con la Beata Vergine Maria e con tutte le schiere angeliche. Fanno tutte parte della Gerusalemme celeste, abitazione della Santissima Trinità, degli uomini salvati, degli angeli che hanno seguito la volontà di Dio.

Dobbiamo essere consapevoli che abbiamo due appartenenze: quella che ci registra in Comune, che è un’appartenenza a una nazionalità; quella nel Battesimo, attraverso la quale diveniamo parte della Chiesa cattolica, una patria soprannaturale. Essa cammina nel tempo, è visibile e ha una sua vita comunitaria che è quella che noi abbiamo con le nostre parrocchie quando partecipiamo alla vita sacramentale. Siamo come delle pecorelle che hanno nella Chiesa l’Ovile Santo. Quando la Madonna è apparsa a Bruno Cornacchiola, nell’apparizione delle tre fontane a Roma disse: «Torna nell’Ovile Santo, Corte Celeste in terra». Siamo pecorelle che perdono il senso del gregge, del Pastore, ma anche dell’Ovile. Andando avanti ci renderemo conto sempre di più di quanto è importante appartenere alla Chiesa, camminare insieme, lasciarci guidare da essa. Dio ci illuminerà sempre su come dobbiamo camminare, con chi e la Vergine Maria sarà al nostro fianco. Camminando da soli è facile sbandare e perdersi in strade pericolose, perché non abbiamo protezioni forti contro i nemici spirituali.

Nelle Lettere degli Apostoli, possiamo leggere come i cristiani si aiutavano reciprocamente, anche materialmente. L’esercizio della carità è sempre stato molto sentito verso i fratelli, senza escludere nessuno.

Nel cammino di fede è molto bello essere sostenuto dagli altri. Nei momenti di dubbio, di delusioni, delle nostre cadute avere un fratello che ci aiuta spiritualmente e ci esorta a rialzarci, ci fortifica. I gruppi di preghiera sono un’unione che dà la forza.

La Chiesa è la nostra famiglia, la nostra Madre che ci ha dato la fede, che ci ha nutrito con la parola di Dio e l’Eucarestia. La Chiesa va amata, sostenuta, seguita, è l’Ovile Santo nel quale trovare riparo e la barca di Pietro sulla quale navigare. Recuperiamo questo senso di appartenenza, di avere dei fratelli e delle sorelle nella fede, legati dall’affetto e dalla reciproca legge della carità.

La Chiesa ci insegna a vedere la famiglia come a una Chiesa domestica, dove c’è la preghiera, il perdono, l’amore, l’aiuto reciproco. Questi valori li dobbiamo portare nella comunità parrocchiale, sempre in comunione con la Chiesa universale del Cielo e della Terra. Così, combattiamo anche una forma di isolamento tipica della società contemporanea che fa degli uomini delle isole a sé stanti, senza comunicazioni. Infatti, le comunicazioni mass mediatiche della nostra generazione non sono reali. Questo vale anche per la partecipazione nella Chiesa che deve essere vissuta, vanno coltivati i rapporti interpersonali, vanno conosciuti i propri Pastori, vanno aiutati i fratelli nella fede.

In questo modo possiamo essere meno soli ad affrontare il futuro. Camminiamo su questa strada perché la Chiesa è un grande dono che Dio ha fatto all’umanità. Come dice il Concilio Vaticano II: “La Chiesa venne innanzitutto definita come sacramento di Cristo, «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano»”.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🔴LIVE🔴MEDJUGORJE: IL FUTURO È DI DIO – Di Padre Livio – Puntata 5

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🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Mercoledì  18  Settembre    2024

H. 9 : Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


IO SONO CRISTIANO E LA CHIESA E’ LA MIA FAMIGLIA

La Chiesa non è un arcipelago di isole, ma è la famiglia di Dio

Col battesimo siamo entrati a far parte di una meravigliosa famiglia

In questa famiglia siamo tutti fratelli e sorelle.

Il vincolo spirituale è importante quanto quello della parentela

Dobbiamo essere felici di condividere la fede e il cammino spirituale

Dobbiamo praticare il reciproco aiuto

Dobbiamo aiutarci per conseguire la vita eterna

L’UCRAINA NON VUOLE CEDERE LA SUA TERRA IN CAMBIO DELLA PACE

Al massimo può cedere la Crimea ma non il Donbass

La Russia non è disposta a cedere la minima parte del terreno occupato con l’invasione

Articolo del  Washington Post pubblicato dal FOGLIO – 17 Settembre 2024

IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER MEDJUGORJE

Il giudizio riguarda i frutti non la veridicità delle apparizioni

I sei scalini del giudizio stabilita dal nuovo regolamento

A rigor di logica Medjugorje sarebbe da collocare al primo posto (Nulla Osta),

Il riconoscimento della soprannaturalità potrebbe avvenire in occasione del terzo segreto.

BLOG:

Circolano voci riguardo a ciò che ha deciso la Santa Sede…


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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Circolano voci riguardo a ciò che ha deciso la Santa Sede…

Carissimo Padre Livio,

circolano molte voci su ciò che deciso la Santa Sede riguardo a Medjugorje e non mancano quelle negative che creano apprensione.

Possibile che dopo oltre 43 di apparizioni con tutto quello che ne è seguito di conversioni e di adesioni in tutto il mondo, adesso ci vengano a dire che le apparizioni non ci sono, ma che però i pellegrinaggi sono i benvenuti perché lì si prega bene?

Fra l’altro non mi pare che a Medjugorje manchino le mafie tipiche della Bosnia ed Erzegovina.

Allora io mi chiedo: se non c’è la Madonna che appare perché dovremmo andare in pellegrinaggio fino a Medjugorje?

Enrica di Padova


Cara Enrica,

che a Medjugorje appaia la Madonna per quanto mi riguarda non ci sono dubbi e le persone che ci vanno in pellegrinaggio lo sperimentano nel loro cuore.

Ho visitato molti santuari, ma in nessuna parte ho avvertito quella presenza misteriosa che la Madonna fa sentire nel cuore a Medjugorje.

Nel nuovo regolamento che riguarda le apparizioni la Chiesa ha deciso di pronunciarsi solo sui frutti spirituali, ma non sulla realtà delle apparizioni, salvo casi particolari nei quali si pronuncia direttamente il Papa.

Io credo che, per quanto riguarda Medjugorje, la Chiesa dia il Nulla Osta, cioè il massimo consenso, sui frutti spirituali ma, almeno per il momento, non si pronuncia sulle apparizioni. Questo potrebbe avvenire in un secondo momento.

Ovviamente i fedeli possono credere che la Madonna appare a Medjugorje e che dà i messaggi, come fanno milioni  di persone, compresi migliaia di Sacerdoti, Vescovi e Cardinali.

La Madonna ha tutto in mano e arriva sempre dove vuole arrivare, nonostante i bastoni fra le ruote delle talpe moderniste.

Ave Maria

Padre Livio


ECCO QUI I 6 GRADINI DI GIUDIZIO PREVISTI DAL NUOVO REGOLAMENTO:

Il discernimento dei presunti fenomeni soprannaturali potrà giungere a delle conclusioni che si esprimeranno di norma in uno dei termini qui di seguito indicati.

17. Nihil obstat — Anche se non si esprime alcuna certezza sull’autenticità soprannaturale del fenomeno, si riconoscono molti segni di un’azione dello Spirito Santo “in mezzo”[18] a una data esperienza spirituale, e non sono stati rilevati, almeno fino a quel momento, aspetti particolarmente critici o rischiosi. Per questa ragione si incoraggia il Vescovo diocesano ad apprezzare il valore pastorale e a promuovere pure la diffusione di questa proposta spirituale, anche mediante eventuali pellegrinaggi a un luogo sacro.

18. Prae oculis habeatur — Sebbene si riconoscano importanti segni positivi, si avvertono altresì alcuni elementi di confusione o possibili rischi che richiedono un attento discernimento e dialogo con i destinatari di una data esperienza spirituale da parte del Vescovo diocesano. Se ci fossero degli scritti o dei messaggi, potrebbe essere necessaria una chiarificazione dottrinale.

19. Curatur — Si rilevano diversi o significativi elementi critici, ma allo stesso tempo c’è già un’ampia diffusione del fenomeno e una presenza di frutti spirituali ad esso collegati e verificabili. Si sconsiglia al riguardo un divieto che potrebbe turbare il Popolo di Dio. Ad ogni modo, il Vescovo diocesano è sollecitato a non incoraggiare questo fenomeno, a cercare espressioni alternative di devozione ed eventualmente a riorientarne il profilo spirituale e pastorale.

20. Sub mandato — Le criticità rilevate non sono legate al fenomeno in sé, ricco di elementi positivi, ma a una persona, a una famiglia o a un gruppo di persone che ne fanno un uso improprio. Si utilizza un’esperienza spirituale per un particolare ed indebito vantaggio economico, commettendo atti immorali o svolgendo un’attività pastorale parallela a quella già presente nel territorio ecclesiastico, senza accettare le indicazioni del Vescovo diocesano. In questo caso, la guida pastorale del luogo specifico in cui si verifica il fenomeno è affidata o al Vescovo diocesano o a un’altra persona delegata dalla Santa Sede, la quale, quando non sia in grado di intervenire direttamente, cercherà di raggiungere un accordo ragionevole.

21. Prohibetur et obstruatur — Pur in presenza di legittime istanze e di alcuni elementi positivi, le criticità e i rischi appaiono gravi. Perciò, per evitare ulteriori confusioni o addirittura scandali che potrebbero intaccare la fede dei semplici, il Dicastero chiede al Vescovo diocesano di dichiarare pubblicamente che l’adesione a questo fenomeno non è consentita e di offrire contemporaneamente una catechesi che possa aiutare a comprendere le ragioni della decisione e a riorientare le legittime preoccupazioni spirituali di quella parte del Popolo di Dio.

22. Declaratio de non supernaturalitate — In questo caso il Vescovo diocesano è autorizzato dal Dicastero a dichiarare che il fenomeno è riconosciuto come non soprannaturale. Questa decisione si deve basare su fatti ed evidenze concreti e provati. Ad esempio, quando un presunto veggente dichiara di aver mentito, o quando testimoni credibili forniscono elementi di giudizio che permettono di scoprire la falsificazione del fenomeno, l’intenzione errata o la mitomania.

23. Alla luce di quanto sopra esposto, si ribadisce che né il Vescovo diocesano, né le Conferenze episcopali, né il Dicastero, di norma, dichiareranno che questi fenomeni sono di origine soprannaturale, nemmeno nel caso in cui si conceda un Nihil obstat (cfr. n. 11). Fermo restando che il Santo Padre può autorizzare ad intraprendere una procedura al riguardo.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 106 – IL MONDO VISIBILE – CONCLUSIONI – L’UOMO

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È stato versato troppo sangue ucraino per cedere ora terra ai russi in cambio di pace

17 set 2024 – IL FOGLIO –  Washington Post

“Non si può tagliare un paese come se fosse una fetta di torta. Questi sono tutti nostri territori, e li rivendichiamo tutti”. Voci dal Donbas, dove si combatte da oltre dieci anni

Pokrovsk, UcrainaMentre le forze russe avanzano nella regione orientale del Donbas, in Ucraina, aumenta la pressione su Kyiv affinché si sieda al tavolo con la Russia e inizi a parlare di pace. Anche se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky andrà negli Stati Uniti con un “piano di vittoria” da presentare al presidente Joe Biden che, a suo dire, porrà fine alla guerra a favore dell’Ucraina, il futuro della leadership statunitense è in bilico.

Il candidato repubblicano Donald Trump e il suo compagno nella corsa elettorale, il senatore J. D. Vance, hanno chiarito che il loro piano per la fine della guerra comporterebbe la cessione di territori da parte dell’Ucraina. Qualsiasi tipo di accordo “terra in cambio di pace” probabilmente segnerebbe il destino del Donbas, che è stato impantanato dal conflitto e dal separatismo fomentato da Mosca sin dall’inizio della guerra nel paese, un decennio fa. I sondaggi, tuttavia, mostrano che gli ucraini non sono pronti a rinunciare alla loro terra, soprattutto tra i soldati del Donbas che hanno combattuto per essa negli ultimi dieci anni.

 “Ci sarebbe un colpo di stato, perché questa idea sarebbe promossa da coloro che siedono in città pacifiche. (…) Nessuno qui lo sosterrebbe: questa terra è ora cosparsa del nostro sangue”, ha detto Veronika, 23 anni, medico di guerra che si è trasferita a Sloviansk dopo essere fuggita da adolescentedalla città di Donetsk con la sua famiglia, quando i separatisti sostenuti dalla Russia l’hanno conquistata nel 2014. Come molte delle persone intervistate in questo articolo, il Washington Post non identifica Veronika con il suo nome completo, in conformità con le regole militari.

Un sondaggio d’opinione condotto a maggio dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv ha rilevato che un terzo degli ucraini è ora disposto a fare concessioni territoriali alla Russia se ciò consentirà di porre rapidamente fine alla guerra e di preservare l’indipendenza dell’Ucraina. Ma più della metà della popolazione rifiuta ancora l’idea di concedere terre in cambio della pace. Un precedente sondaggio del Carnegie Endowment for International Peace ha rilevato che quasi la metà degli ucraini era pronta a impegnarsi in negoziati con la Russia, ma il numero crollava se venivano messe sul tavolo le concessioni territoriali. Quasi due terzi, ad esempio, rifiutavano un accordo che congelasse “le attuali linee del fronte” e l’86 per cento non si fidava del fatto che la Russia non avrebbe attaccato anche dopo la firma di un trattato. E mentre solo il 7 per cento ha dichiarato che si unirebbe a una protesta armata in caso di concessioni territoriali, questo numero è più che raddoppiato tra i soldati e i veterani, compresi quelli che hanno combattuto negli ultimi dieci anni, che hanno visto le forze russe radere al suolo le città ucraine che avevano conquistato e che ora sono alle prese con la prospettiva di perdere la loro patria a lungo contesa.

Zelensky insiste che questo non accadrà e ha ripetutamente parlato del suo piano – senza rivelare alcun dettaglio, se non il fatto che  riguarda l’avanzata ucraina nella regione russa di Kursk del mese scorso  – che secondo lui spingerà Mosca a porre fine alla guerra.

“Come perdere un arto”

Pasha, 34 anni, un ex minatore di Pokrovsk che ora serve come comandante di droni, ha detto che la perdita del Donbas sarebbe stata “cataclismatica” e che non c’era alcuna garanzia che sarebbe stata la fine. “La Russia è un paese con ambizioni imperialistiche: non si fermerà”. Molti combattenti insistono sul fatto che i negoziati con la Russia non funzionano mai. Avendo vissuto il fallimento degli accordi di Minsk – un accordo per il cessate il fuoco del 2014-2015, a malapena attuato, che Putin ha eliminato due giorni prima dell’invasione – quelli del Donbas credono che un accordo terra-in-cambio-di-pace darebbe a Mosca solo il tempo di ricostruirsi prima di tentare un’altra invasione. 

Natalia Bredova, 38 anni, di Sloviansk, conosce bene il costo della guerra. Suo figlio Volodymyr, di 20 anni, è stato ucciso combattendo ad Avdiivka nel marzo scorso. Anche suo marito è in servizio nell’esercito. “Troppi uomini sono morti per questo – è troppo tardi per parlare di negoziati. Sono la luce della nostra nazione. Dobbiamo continuare a combattere”, ha detto, aggiungendo che non vivrebbe mai sotto l’occupazione russa anche se “le venissero offerte montagne d’oro”.
 

Per molti ucraini del Donbas, un grande bacino carbonifero che un tempo era un gioiello della corona industriale dell’impero sovietico, la minaccia incombente dell’occupazione russa è una realtà che dura da anni. Vitaliy Barabash, il capo dell’amministrazione militare di Avdiivka, combatte contro la Russia dal 2014. La città è stata infine conquistata dalla Russia quest’inverno, dopo un decennio di combattimenti. 

Ora siede in uno squallido ufficio nel retrobottega di Pokrovsk, portando a termine i suoi ultimi compiti amministrativi, tra cui aiutare i residenti a richiedere un risarcimento per le case perse e coordinare i centri di accoglienza per i rifugiati di Avdiivka a Dnipro. Una parete è decorata con le bandiere del Donbas e di Avdiivka, quest’ultima con una fiamma rossa frastagliata su uno sfondo verde, che simboleggia la fiamma che un tempo ardeva sull’enorme fabbrica di acciaio di Avdiivka. “Sono nell’esercito dal 2014, quindi so cosa si prova a perdere un territorio”, ha detto. “Ma molte persone stanno soffrendo… e questo è stato come perdere un arto”.
 Barabash è scomparso per tre giorni dopo che la Russia ha catturato Avdiivka. “Avevo bisogno di stare da solo. … Anche i miei parenti sapevano che non dovevano contattarmi. Ero in un pessimo stato mentale”. Oggi, per superare lo stress, gli piace andare al poligono di tiro o guidare la sua moto nei dintorni di Dnipro. Non crede che Zelensky firmerà un accordo di pace che “abbandonerà” il Donbas – e ha detto che sarebbe uno “stupido errore” ragionare con Mosca. “La maggior parte delle persone spera che torneremo ad Avdiivka. Sono pronti a vivere nelle tende e a ricostruire questa città”.
 

Alimentare le divisioni a est

Putin ha a lungo sostenuto che una delle sue giustificazioni per la guerra contro l’Ucraina era quella di difendere la popolazione russofona nell’Ucraina orientale da quello che lui  ha  falsamente affermato essere un genocidio. I soldati russi intervistati dal Washington Post in Russia hanno citato questo come uno dei motivi principali per cui ritengono che la guerra debba continuare. Sebbene il sentimento filorusso e la nostalgia per il passato sovietico siano storicamente più forti nell’est rispetto ad altre parti dell’Ucraina, ci sono molti ucraini di lingua russa nel Donbas che vogliono che rimanga ucraino – soprattutto dopo l’invasione su larga scala del 2022.
 Dall’inizio del conflitto nel 2014, migliaia di vite e case sono andate perdute in nome della pretesa del Cremlino di difendere i russofoni. Mentre le truppe russe si spostavano verso ovest, gli abitanti del Donbas sono stati costretti ad abbandonare le case di famiglia piene di ricordi e di beni personali, e a guardare le loro città e i loro villaggi mentre venivano bombardati fino a renderli irriconoscibili. Altri, dopo aver vissuto lontano per mesi o anni come rifugiati, hanno sentito la mancanza delle loro case e delle calde estati della regione, degli sterminati campi di girasoli e dei caratteristici cumuli di scorie che punteggiano l’orizzonte. Sono tornati a casa con cautela e hanno imparato a vivere a pochi chilometri dalle linee del fronte, sotto l’incessante minaccia di attacchi missilistici.

Ora, molti  stanno di nuovo facendo le valigie, pronti a partire se le forze russe si avvicinassero ancora di più. “Con la guerra su larga scala, le maschere sono state strappate via, tutto è diventato definito, inequivocabile e concreto”, ha detto Yegor Firsov, 35 anni, un legislatore che ha rappresentato Donetsk prima dell’invasione nel Parlamento ucraino e che ora presta servizio come medico di combattimento a Niu-York, in prima linea.
 

Firsov ricorda Donetsk prima dell’occupazione come un luogo ricco e cosmopolita: una città che un tempo ha visto Beyoncé esibirsi alla Donbas Arena e ha ospitato i Campionati europei di calcio del 2012, quando centinaia di migliaia di ucraini si sono riuniti sventolando bandiere blu e gialle, tifando per l’Ucraina. Ma Donetsk può anche essere un luogo “pericoloso, duro, spesso selvaggio”, ha detto in un’intervista a Pokrovsk durante l’estate.
 

La gente sentiva sempre più che la regione e le sue rimostranze venivano ignorate da Kyiv. Mentre gli oligarchi locali accumulavano più potere, la pluralità politica della città è svanita e Donetsk è diventata gradualmente più apertamente solidale con Mosca. “Donetsk era un posto pieno soldi, grandi imprese e grandi fabbriche lasciate dall’Unione sovietica”, ha detto Firsov. “E per mantenere il potere nelle stesse mani, l’élite in carica ha scelto un percorso monolitico e unico… e la popolazione del Donbas, all’epoca, ha appoggiato questa scelta”. Avendo guidato le proteste pro europee della città nel 2014, Firsov conosce bene gli effetti della propaganda russa. Per un decennio la tv di stato russa ha detto agli abitanti del Donbas che Kyiv stava bombardando le loro case e che l’allora presidente ucraino Petro Poroshenko era responsabile del conflitto. Ma quando è iniziata l’invasione, Firsov ricorda come migliaia di uomini e donne si siano arruolati per servire la Brigata di difesa territoriale della regione di Donetsk. “Era chiaro che il nemico è la Russia, è l’aggressore, sta distruggendo noi e le nostre case”, ha detto.
 

“Tutti i nostri territori”

Se un tempo alcuni ucraini ritenevano che il Donbas fosse una parte separata del paese da cui liberarsi, l’invasione su larga scala sembra aver cambiato questo sentimento per molti, anche nella parte occidentale del paese. Dopo l’inizio della guerra nel 2014, alcuni rifugiati del Donbas si sono sentiti emarginati nelle parti del paese in cui sono fuggiti. La gente li trattava come se fossero la radice dell’instabilità dell’Ucraina e portassero solo problemi. Ora che perdere la propria casa e vivere come rifugiati è diventata un’esperienza condivisa dagli ucraini in tutto il paese, gli abitanti del Donbas dicono che c’è maggiore empatia.
 

Molti nel Donbas stanno adottando sempre più spesso l’ucraino, anziché il russo, come lingua principale. Soldati provenienti da altre parti del paese, che non erano mai stati nell’Ucraina orientale, si sono reinsediati nella regione. Alcuni si sono sposati con persone del posto e hanno messo su famiglia. “Era la guerra nel Donbas nel 2014, ora è la guerra in Ucraina”, ha detto Firsov. “Se prima si discuteva se avessimo bisogno del Donbas, se potessimo rinunciarvi, ora non c’è più alcuna discussione del genere. Questi sono tutti nostri territori, e li rivendichiamo tutti”.
 

Seduti sulla riva del lago salato di Sloviansk, mentre il sole tramontava e i bambini sguazzavano e giocavano nel fango intorno a loro, Mykola e Artem, due soldati del nord dell’Ucraina, si stavano godendo un’ora di tregua quest’estate, in attesa di ordini dal loro comandante. Erano arrivati nel Donbas un mese prima: era la prima volta che vedevano questa parte del paese. “Ci sono molte emozioni quando si arriva qui, data la sua storia”, ha detto Artem. “Ma non si può tagliare un paese come se fosse una fetta di torta. Questa è una parte dell’Ucraina: stessa natura, stessi alberi, stesso sole”.
 

Francesca Ebel e Serhii Korolchuk. Copyright Washington Post

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