"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Agosto 2024 Pagina 20 di 21

Il diario di Eshkol Nevo da Israele, la decima puntata: “Pianti, fughe, alcol: la guerra ci corrode”

di Eshkol Nevo- Corriere della sera  – 4 Agosto 2024

Lo scrittore: credevo che la tregua sarebbe arrivata. E invece ora tutto brucia

Ho indugiato, prima di scrivere questa puntata del Diario. Aspettavo il cessate il fuoco. Credevo che sarebbe arrivato. Volevo scrivere di cuori traboccanti di speranza, di persone che tornavano a sorridere. Di case ricostruite ai due lati del confine. Ma il cessate il fuoco non è arrivato, anzi: tutto brucia. Le fiamme si stanno diffondendo su altri fronti. Al supermercato ci sono lunghe code. La gente compra pacchi di acqua e powerbank per i cellulari, per essere pronta a permanenze prolungate nei rifugi.

Il cessate il fuoco non arriva a causa degli interessi politici di Netanyahu? Oppure perché Hamas mira a trascinare l’intera area in una guerra totale? Non lo so. È difficile stabilirlo. Quel che è chiaro, inequivocabile, è il modo in cui la quotidianità di guerra corrode l’anima degli abitanti di Israele. Le persone scoppiano a piangere così, senza motivo, mentre ti parlano. Bevono di più. Fumano più erba, nel tentativo di smorzare la paura. Ci si sente a disagio a essere allegri. Persino ai matrimoni si parla degli ostaggi. 

E c’è un altro fenomeno, di cui nessuno parla: lo stillicidio di israeliani che vanno all’estero. Alcuni partono per respirare aria libera da missili per qualche settimana e poi tornano. Altri, come la famiglia della migliore amica di mia figlia, non riescono più a sopportare tanta tristezza ed emigrano, non torneranno più. Si parlano tre volte al giorno con FaceTime, mia figlia e la sua amica. Io so, e non le dico, che fra un pochino si parleranno solo una volta al giorno, e poi una alla settimana, e poi una all’anno. 

Non giudico chi non ce la fa più. Può darsi che la loro scelta sia più logica, più responsabile. Ma io rimango. Con i miei amici e i miei studenti e la mia lingua. Senza la mia lingua non posso vivere. E continuo a spostarmi da un posto all’altro, ad ascoltare, a tentare di aiutare, a ricordare. 

Scendo verso il Sud per un incontro con i lettori. È il primo incontro da quando è cominciata la guerra, mi avverte Uri, il direttore della biblioteca, mentre sono già in viaggio, perciò non so quante persone interverranno. Sarò contento comunque, lo tranquillizzo al telefono. Soprattutto sarò felice di vedere te. Ci conosciamo da ormai vent’anni, Uri e io. Mi ha conquistato il giorno in cui gli ho chiesto, dopo una vacanza estiva, com’era andata con la famiglia, e lui ha risposto: un incubo. Chi è disposto ad ammettere di non essersi goduto una vacanza in famiglia può diventare mio amico. Quando entro nella biblioteca ci abbracciamo e mi offre un whisky. Fino a oggi mi aveva sempre offerto caffè o tè. All’improvviso whisky. Facciamo un brindisi e gli chiedo come sta. Non granché, mi risponde. Soffro di disturbo post-traumatico da stress. Diagnosticato. Ti hanno richiamato in guerra? Sono sorpreso, deve avere almeno sessant’anni. Non esattamente, risponde. E spiega: sabato 7 ottobre ha fatto l’errore di guardare uno dei video diffusi da Hamas e ha visto qualcosa che ha fatto riemergere gli orrori a cui aveva assistito mentre era soldato durante la seconda guerra del Libano. Da allora di notte non dorme. Si sveglia per gli incubi. Di giorno tira avanti a malapena. Ha perso venti chili. Non so cosa dire, perciò taccio insieme a lui e gli chiedo di versarci un altro whisky. D’un tratto mi sorge un dubbio. Ascolta, gli dico, fra i brani che ho in programma di leggere durante l’incontro alcuni rischiano di riattivarti il trauma. Pensi sia il caso che li elimini? Leggi quello che vuoi, mi dice. Se sarà un problema, posso sempre tornare nel mio ufficio. 

Una settimana dopo l’incontro m’informo di come sta. Sulla mia testa c’è una nuvola, scrive. A volte è piccola, quasi inoffensiva, poi di colpo diventa un nuvolone nero e minaccioso. Leggo e penso che senza rendersene conto ha descritto perfettamente lo stato d’animo di un intero Paese. 

Finita una visita dal dentista mi accorgo di non avere il tempo di riaccompagnare a casa le mie figlie, perciò chiamo un taxi usando un’applicazione. Come si chiama l’autista? chiede la grande. Ahmad, rispondo. Annulla la prenotazione, dice, è arabo. Neanche per idea, ribatto indispettito. Che differenza fa se è arabo. È un essere umano proprio come te e come me. Ed è cittadino di questo Paese come te e come me. Le mie amiche fanno così, annullano se vedono che il taxista ha un nome arabo, mi spiega. Annulla, papà, non voglio correre rischi. Neanche per idea, mi impunto. Ormai è diventata una questione di principio. Di educazione. Se preferite potete andare a piedi. La sorella minore ascolta la discussione in silenzio, in attesa di sentire come va a finire. Il tassista arabo arriva. Salgono a bordo e arrivano a casa sane e salve, ovviamente. Ho vinto la battaglia. Ho trasmesso il giusto messaggio alle mie figlie. Perché allora in bocca mi è rimasto il gusto amaro della sconfitta? 

Mio padre, che ha ottantadue anni, è diretto a nord, al confine con il Libano. Vuole controllare in che condizioni è la nostra casa al kibbutz Malkia. Ci ha vietato di raccontare alla mamma che si trova nella zona che Hezbollah bombarda senza sosta. Lei impazzirebbe dalla preoccupazione ed è già debole di cuore. Dalla macchina mio padre mi comunica: al cancello di Malkia ci sono i soldati di guardia, ma basta dirgli: abito qui, e ti lasciano entrare. La casa è intera, continua a riferire. Non è stata colpita e nemmeno saccheggiata. Ma il giardino è inselvatichito. Il kibbutz è deserto, nessuno cammina per i sentieri, e nella piscina, che di solito d’estate è affollata di gente in vacanza, non c’è acqua. In quella piscina ho insegnato alla mia figlia minore a nuotare. Non riusciva, ci sono voluti giorni. Si teneva al galleggiante, si teneva a me, si rifiutava di mollarmi. Ormai credevo che sarebbe andata avanti così all’infinito, stavo perdendo le speranze, quando di botto, senza alcun preavviso, ha lasciato la presa e nuotato fino alla sponda opposta, da sola, a grandi, belle, bracciate, e poi è tornata da me entusiasta, ce l’ho fatta! Hai visto? Hai visto? La prossima volta vengo con te, dico a mio padre. Sei sicuro? mi chiede. Sì, penso, la nostalgia è più forte di tutto

(Traduzione di Raffaella Scardi. 
Questa è la decima puntata del diario di guerra di Eshkol Nevo. La prima puntata è uscita sul Corriere il 7 novembre, la seconda il 3 dicembre, la terza il 27 dicembre 2023, la quarta il 23 gennaio 2024, la quinta il 22 febbraio, la sesta il 26 marzo, la settima il 10 aprile, l’ottava il 26 maggio e la nona il 23 giugno)

La ‘tri-unità’ del popolo russo

di Stefano Caprio- Asia News 4 Agosto 2024

A Sebastopoli le celebrazioni della festa del Battesimo della Rus’ di Kiev sono diventate l’occasione per ammantare di un’aura trinitaria l’unità tra Bielorussia, Ucraina e Russia. Proprio mentre il clamoroso scambio di prigionieri politici con Germania e Stati Uniti, ha permesso a Mosca di liberarsi dei più noti “agenti stranieri” che “disturbavano la pace interna” anche dalle celle dei lager.

Nella città di Sebastopoli, capitale della Crimea, in occasione della festa dei 1036 anni del Battesimo della Rus’ di Kiev si è tenuto il forum sul Russkij Mir, il “Mondo Russo”, per celebrare anche l’apertura del grandioso museo della “Nuova Chersoneso”, voluto dal metropolita ortodosso Tikhon (Ševkunov), il “padre spirituale” di Putin mandato in Crimea per punizione dal suo nemico storico, il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev). Il principale assistente ecclesiastico putiniano ha invece sfruttato l’occasione per rilanciare la sua immagine di “ortodossia imperiale”, cominciando proprio dalla terra sacra della penisola sul Mar Nero. Nel museo vengono ricordate le “tre epoche” del cristianesimo: quella apostolica, quella bizantina e quella russa, riassunte proprio nella Crimea del martirio di papa Clemente, della Tauride greca e del Battesimo della Rus’.

Il principe Vladimir di Kiev aveva infatti occupato la città di Chersoneso per minacciare l’impero bizantino, ottenendo in moglie la figlia dell’imperatore di Costantinopoli e accettando per questo il cristianesimo di rito orientale, dopo vari ondeggiamenti tra cattolici latini, ebrei e musulmani. Egli venne battezzato nella terra di Crimea alla fine del primo millennio nell’anno 988, per poi immergere l’intero popolo nelle acque del Dnepr a Kiev, e queste storiche celebrazioni vengono ancora di più separate tra gli ucraini – che le ricordano a metà luglio sottolineando che “a quei tempi, dove ora c’è Mosca, si aggiravano le bestie feroci” – e i russi che a fine mese le esaltano come “l’origine della tri-unità del popolo russo”.

I partecipanti del forum di Sebastopoli, a partire dall’organizzatore, l’oligarca ortodosso Konstantin Malofeev, hanno infatti chiesto che venga inserito nella legislazione russa il concetto di triedinstvo, la “tri-unità” dei bielorussi, i malorossy (“piccoli russi”, cioè gli ucraini) e i velikorossy, i “grandi russi” di Mosca, applicando anche multe e punizioni a chi contesta questo dogma slavofilo fondamentale. Il triedinstvo del resto richiama direttamente la Troitsa, la Trinità, principale dogma della fede cristiana e soggetto della più famosa icona russa, la Trinità di Andrej Rublev, che il patriarca Kirill ha strappato al museo della Galleria Tretjakov (il cognome del principe fondatore è pure simbolico, Tretjakov significa “Terziario”) per esporla alla devozione patriottica nella cattedrale moscovita di Cristo Salvatore e della Lavra di S. Sergij di Radonež, il padre spirituale della Russia di Mosca, vittoriosa contro i tatari e ogni altro nemico di Oriente e Occidente a fine Trecento.

Nelle tre persone della Santissima Trinità sono infatti incarnate le tre varianti della Santa Russia, che riunisce le terre e i popoli nella sobornost universale. Nella proposta del forum di Sebastopoli si prevede il reato di “discredito” della tri-unità del Mondo Russo, con la formulazione per cui “la Federazione Russa riconosce la tri-unità formata storicamente dalla narodnost [“popolarità”, termine risalente allo zarismo ottocentesco] del fondatore dell’antica Rus’, che con la propria iniziativa ha creato uno sviluppo storico di una civiltà, uno Stato, una cultura tri-unitaria, quella del popolo russo che unisce in sé i russi grandi, piccoli e bianchi, che sono indivisibili nelle loro parti”. L’unità trinitaria dei russi è la base che “per secoli ha formato la storia patria, protetta dalle leggi che esprimono i valori tradizionali spirituali e morali, culturali e storici della Russia”.

Il “discredito” prevede punizioni per chi propone di interpretare la tri-unità in “forme erronee, o negandola pubblicamente”, reato per cui si dovrebbe come minimo pagare una multa di 1,5 milioni di rubli (15 mila euro), oppure lavori forzati e di pubblica utilità, fino alla detenzione in lager per 5 anni. Se tale negazione o falsa interpretazione sarà aggravata da circostanze come l’abuso di cariche pubbliche, la diffusione sui media o per motivi politici, ideologici e razziali, fino all’odio nazionale e l’ostilità contro lo Stato, la legge propone di elevare la multa da 3 a 5 milioni di rubli, per arrivare a una condanna tra i 10 e i 15 anni di lager. Nel forum è stata anche costituita una commissione su “cultura e valori tradizionali morali e spirituali”, per aggiungere alla legge proposta le giuste motivazioni, guidata dal governatore di Sebastopoli Mikhail Razvožaev, che coordinerà future sessioni di giuristi ed esperti per stendere tutti i testi necessari per la nuova “costituzione del mondo russo”, consultandosi con i deputati e i senatori del parlamento di Mosca.

Il patriarca Kirill ha sostenuto da Mosca l’iniziativa, lasciando la scena al suo avversario Tikhon, raccomandando di trovare la medicina per “guarire le ferite della divisione tra Russia e Malorossija”, procurate dalle “forze ostili a noi esterne”.  Nel suo messaggio per la festa del Battesimo di Vladimir e della Rus’, egli afferma che “coloro che ci vogliono dividere, seminando incessantemente la discordia e le lotte intestine, hanno lo scopo primario di sprofondarci nel buio di un nuovo paganesimo, distruggendo le nostre fondamenta spirituali e morali”. In opportuna coincidenza con la festa, si è realizzato il clamoroso scambio di prigionieri politici tra Russia, Germania e Stati Uniti, liberando la Russia dai più noti “agenti stranieri” che disturbavano la pace interna anche dalle celle dei lager, e recuperando alcuni “eroi” della resistenza alle forze ostili, assassini e spioni devoti alla grande Patria.

Il capo degli ortodossi russi invita a pregare affinché “si rinnovi la nostra sincera conversione e il pentimento davanti a Dio, per non rinunciare alla grande vocazione cristiana del nostro popolo e custodire l’eredità del grande principe Vladimir, uguale agli apostoli, e riunire la Russia e la Malorossija”. Come ricorda il patriarca, “dal fonte battesimale del Dnepr è sorto un popolo rinnovato e trasfigurato, in possesso di una enorme forza morale e della luce intramontabile del Vangelo della verità, che si è estesa su tutta la cultura russa, che sgorga proprio da quel fonte”. Come conclude Kirill, “se perdiamo la nostra identità cristiana, perderemo anche la Russia, diventando un facile preda delle forze oscure e delle minacciose influenze delle culture estranee”.

La missione della Russia, secondo il patriarca Kirill, è quella di “riunire i popoli della Santa Rus”, Russia, Ucraina, Bielorussia e “tutti gli altri Stati e popoli che si riferiscono all’antica Rus”. A dare il buon esempio ci ha pensato il presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukašenko, che unisce agli storici festeggiamenti anche il 30° giubileo della sua presidenza, mostrandosi come il “grande padre” della tri-unità, o almeno della bi-unità di Mosca e Minsk. Come ha ricordato uno dei principali predicatori bielorussi, il protoierej Fëdor Povnyj, Lukašenko “ha creato insieme al primo esarca del nostro Paese, il metropolita Filaret [Vakhromeev, in carica dal 1978 al 2013, morto nel 2021] una nuova concezione della nazione bielorussa”, che ha portato allo “Stato unitario” con la Russia.

Il “presidente-eterno” della Bielorussia, che negli anni Novanta si definiva “ateo ortodosso” come il russo Boris Eltsin, secondo Povnyj “ha saputo mettere a fondamento dello Stato le relazioni di collaborazione con la Chiesa, con una politica interna basata sul dialogo e sulla pace”. La Chiesa ortodossa in Bielorussia è un esarcato (struttura autonoma e dipendente allo stesso tempo) del patriarcato di Mosca, come inizialmente era stato deciso anche per l’Ucraina, che dal 1992 ha però cercato la piena indipendenza, fino all’attuale ambiguità di una Chiesa formalmente autonoma, ma di fatto ancora in parte legata alla Russia. Il successore dell’esarca Filaret, l’attuale metropolita di Minsk Venjamin (Tupeko), ha dichiarato a sua volta che “lo scisma dell’ortodossia in Ucraina”, con tanto di spostamento della data del Natale al 25 dicembre secondo il calendario occidentale, “ha lo scopo di sradicare i fedeli dalle fondamenta spirituali, per poterli più facilmente indirizzare su nuovi orientamenti estranei”.

Lukašenko ha in effetti anticipato lo stesso Putin in molti aspetti della sua gestione dittatoriale, contestata e riaffermata con violenza nel 2020, ma in effetti in piena continuità con il passato sovietico, essendo entrato in carica nel 1994. La Bielorussia ha conservato perfino la denominazione di “Kgb” per la principale struttura di potere del passato e del presente, che in Russia oggi si chiama “Fsb”, il servizio di sicurezza che Putin ha guidato prima di prendere il potere governativo e presidenziale dopo la fine dell’Urss. Di fatto, le uniche due strutture sopravvissute alla fine dell’impero comunista sono il Kgb-Fsb e il patriarcato di Mosca, le “due nature” del dogma ideologico che si intreccia con la “tri-unità” dei popoli ribattezzati in fretta e furia dopo un secolo di ateismo, che forse ormai ci appare persino più rispettoso dei diritti dell’uomo e dei valori spirituali di quanto lo sia l’attuale Ortodossia veliko-malo-bielorussa.

🔴LIVE🔴🙏🚗⛪️🔔 PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 19: Parigi – Rue De Bac – La Medaglia Miracolosa I PARTE

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 61 – DIO COME TRINITÀ

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BUONA DOMENICA

DICIOTTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

In queste domeniche la Liturgia della Santa Messa ci offre la lettura del capitolo 6° del Vangelo di S. Giovanni dedicato alla istituzione della Eucaristia.

Domenica scorsa l’evangelista aveva iniziato con il grande miracolo della moltiplicazione dei cinque pani e due pesci con i quali Gesù aveva sfamato una grande folla.

La gente non coglie il valor di questo miracolo, col quale Gesù invita alla fede nella sua persona di Inviato dal Padre per la salvezza del mondo.

L’uomo carnale non comprende le cose di Dio e la folla vuole prendere Gesù per farlo re. Gesù si rifugia su un monte a pregare solo, in intimità col Padre celeste, ben consapevole dell’ottusità del cuore umano.

Gesù ha sempre rifiutato di essere un Messia terreno, una via lungo la quale satana voleva incamminarlo, come è apparso con chiarezza nelle tentazioni del deserto.

Trasformare le pietre in pane, compiere miracoli mirabolanti, divenire padroni del mondo mediante la ricchezza e il potere: ecco quanto satana offre per far deviare dalla via di Dio e per mettere i seguaci di Cristo sulla sua via della perdizione.

Gesù è inflessibile nel respingere la folla che fa pressione e denuncia l’inganno: “Voi mi cercate non perché avete compreso chi io sia, ma perché vi siete saziati”.

Poi cerca di trovare uno spiraglio per entrare in quei cuori, invitandoli a non cercare il cibo che perisce, ma il pane vivo che viene dal Cielo.

È il pane che la misericordia del Padre dona al mondo. Questo pane è Gesù stesso, che chiama a sé gli uomini perché, andando da Lui, non abbiano più fame e credendo in Lui non abbiamo più sete.

Gesù rivela l’uomo a se stesso. L’uomo non è ciò che mangia, perché nulla di questo mondo potrebbe sfamarlo. L’uomo ha fame di Dio e ha sete di Dio: questa è la sua grandezza e la sua inviolabile dignità.

Attraverso la sua santa umanità Gesù nell’Eucaristia ci ricolma della sua divinità, della sua luce di Verità e del suo Amore senza limiti.

Ma quanti dei credenti, nel giorno santo del Signore, si ritrovano alla mensa della sua Parola e del suo Pane di Vita?

È questo un segno della identità cristiana che dobbiamo quanto prima far brillare nella nostra vita.

Vostro Padre Livio

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Vangelo

Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,24-35
 
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
 
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
 
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
 
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti, il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“Sono un po’ scettico sui messaggi dei veggenti di Medjugorje”

Buongiorno padre Livio,

 la conosco da quando sono bambino….mia mamma, dopo una grande sofferenza “la morte di mio nonno e il divorzio con mio padre” si è avvicinata alla Madonna e al Signore…avevo 7 anni, quando sentivo radio Maria accesa la notte, mamma che piangeva inginocchiata difronte alle immagini Sacre e io e i miei due fratellini che la consolavamo con tanto amore…padre Livio, sento la sua voce alla radio da quando sono bambino,  mamma si è convertita grazie a radio Maria ed è capitato che in comunione di preghiera i messaggi di Medjugorje coincidevano con le preghiere di mamma….

Io sono stato lontano dalla fede nell’adolescenza poi, dopo la morte tragica di mio fratello Roberto in un incidente stradale e grazie a un santo Sacerdote Bagherese che mi ha coccolato con la misericordia di Dio e con tanti libri da leggere cattolici, gli ultimi 10 anni della mia vita mi sono avvicinato alla fede cattolica….è stato un percorso lento ma graduale, adesso ogni mattina alle 7:30, partecipo alla Santa Mensa Eucaristica in una Parrocchia vicino casa, gestita da Padri Gesuiti e nelle mattine libere studio il Catechismo e nel periodo estivo leggo qualche libro….tutto questo sempre sotto “prescrizione medica spirituale” del mio padre spirituale, che mi segue pari passo in questi anni di formazione cattolica…

Arrivo al dunque, io sono un po’ scettico sui messaggi dei veggenti della Madonna di Medjugorje, perché per me ciò che è fondamentale è partecipare alla Santa Messa, seguire i comandamenti, confessarmi periodicamente, pregare e fare la volontà di Dio…certo però c’è una verità, che in questi mesi più ascolto lei a radio Maria, più vado riflettendo che questi messaggi sono veritieri, e mi sorgono tanti dubbi positivi, un po’ ho timore dei segreti di Medjugorje, della Madonna, quasi a voler far finta che la pace che mi dona il Signore non me la toglierà nessuna catastrofe umana, però mi rendo conto che quello che dice lei in radio, e riflettendo attentamente su fatti oggettivi, razionalmente e cattolicamente lei ha ragione!!! i veggenti di Medjugorje hanno ragione….insomma, in questo primo venerdì del mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù, nella serenità dell’adorazione Eucaristica e nella pace che ci dona Dio, le auguro a lei e a radio Maria ogni bene, prego per lei e per la sua voce, che Dio la sostenga sempre in ogni difficoltà della vita! 

Pace e bene, saluti da Bagheria prov. PALERMO.

 Andrea


Caro Andrea

Ti ringrazio per la bella testimonianza che hai dato col tuo scritto e per le preghiere che mi hai promesso, delle quali ho molto bisogno.

In modo particolare ho appezzato quanto hai detto riguardo a Medjugorje, un evento che dura da quasi mezzo secolo, ma del quale ancora pochi hanno compreso l’importanza straordinaria nello svolgimento della Storia della Salvezza.

È un fatto che, più il tempo passa e più il messaggio di Medjugorje è attuale e la presenza della Madonna è necessaria per la salvezza del mondo.

Questa incomprensione è dovuta al fatto che a molti non è chiaro il compito unico e insostituibile che la Madonna ha nel piano divino della Creazione e della Redenzione.

In ogni caso ora siamo alle porte di eventi inimmaginabili, previsti dalla fede cattolica e dall’insegnamento della Chiesa, di fronte ai quali molti rischiano di venie travolti, perché deboli nella preghiera e nella devozione mariana.

La Madonna è stata inviata dall’Altissimo per aiutarci a fronteggiare l’inaudito attacco dell’impero delle tenebre che punta a distruggere la Chiesa e il mondo con l’incredulità, l’odio e la guerra.

Tutto questo lo vediamo crescere ogni giorno sotto i nostri occhi e tremiamo perché ci rendiamo conto che solo un intervento straordinario di Dio può salvarci.

Perciò, carissimo, accogliamo la Regina della pace nella nostra vita, ascoltiamola e seguiamola, diventiamo suoi Apostoli e combattiamo al suo fianco.

Questo è il tempo nel quale siamo chiamati a vivere, un tempo di coraggio e di eroismi, una grande opportunità per dare slancio e valore soprannaturali alla nostra vita e fare di essa un poema di amore per Dio e il suo Regno.

Grazie per le tue preghiere che contraccambio di cuore.

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴 LA MERAVIGLIA DI ESISTERE – Catechesi giovanile a cura di P.Livio – Puntata 1

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 60 – NEL NOME DEL PADRE

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Medjugorje: l’inizio dei Segreti rimetterà tutto in discussione

Trascrizione del video: indicare fonte

L’affermazione fondamentale della Commissione Ruini, secondo la quale le apparizioni a Medjugorje forse ci sarebbero state solamente nei primi giorni, ha indubbiamente un peso sul giudizio della  Autorità Ecclesiastica riguardo alla veridicità delle apparizioni stesse che, come è noto, continuano tutt’ora. E’ una prospettiva da approfondire per le sue implicazioni future.

Medjugorje attualmente al riguardo viene presentata come un luogo di grazia, di conversioni, di preghiera curata e ben disciplinata dalla Parrocchia, ma di apparizioni non se ne parla. Qualcuno le nega, ma la tendenza è quella di non parlarne, lasciando aperto un interrogativo. A Medjugorje c’è un effetto straordinario (le conversioni, la pace, la preghiera fervorosa) che deve avere una causa proporzionata. I pellegrini provenienti da ogni parte del mondo vanno a Medjugorje perché c’è la Madonna. Se la Chiesa dichiarasse ufficialmente che a Medjugorje non ci sono apparizioni, ben pochi vi si recherebbero.

È chiaro che la gente pensa che a Medjugorje appare la Madonna e percepire una riluttanza a parlare di apparizioni  lascia perplessi e inquieti. È innegabile la testimonianza molto vasta a favore di queste  apparizioni da parte di Papi, Cardinali, Vescovi , moltissimi sacerdoti e innumerevoli fedeli. La gente  va a Medjugorje perché crede che lì c’è la Madonna e lo fa anche sulla scia del buonsenso, della testimonianza di altre persone e ovviamente anche di quella dei veggenti.

Fatte queste affermazioni, il ragionamento che voglio fare però è un altro.

Premesso che, per un cattolico, è fuori discussione la necessaria adesione alle Direttive della Autorità Ecclesiastica,  ciò che  vorrei mettere in luce è la situazione nella quale si verrebbe a trovare  la Chiesa in occasione del primo segreto.

Sappiamo che la Madonna fin dall’inizio ha affidato ai veggenti, che allora erano dei ragazzi, ma adesso sono adulti con una certa esperienza di vita sulle spalle, dei segreti di grande importanza.  I veggenti sono uomini e donne di fede, non si sono mai contraddetti e non hanno mai rinnegato le apparizioni. I veggenti hanno certamente dei difetti, sono esseri umani come tutti noi, ma non vi è dubbio che godano fama di persone serie e credibili.

I veggenti conoscono le date dei Segreti, in particolare sanno quando ci sarà l’evento del primo Segreto. Conosciamo in parte l’evento del primo Segreto perché è stato rivelato alla veggente Mirjana il 25 ottobre 1985. Improvvisamente la Madonna le è apparsa e le ha mostrato il primo Segreto. Dopo questa esperienza straordinaria, la veggente ha parlato del primo Segreto con Padre Petar Ljubicic, che dovrebbe essere colui che rivelerà i Segreti al mondo.

In quell’intervista – che è stata registrata e che ancora si può trovare in rete – Mirjana rivela parte del primo Segreto: si tratterebbe di un disastro naturale che colpirà Medjugorje in modo grave, ma non così grave come i segreti dal quarto del decimo. Supponiamo che l’evento del primo Segreto sia un terremoto tremendo che danneggia molte abitazioni . A suo tempo, la veggente Vicka ha detto che il primo Segreto riguarda in particolare  l’edificio della Chiesa di Medjugorje, che si inclina rischiando di crollare.  

Immaginiamo allora di essere proprio nel giorno della rivelazione del primo Segreto; la persona incaricata (potrebbe essere Padre Petar Ljubicic o qualcun altro) annuncia che dopo tre giorni,  indicando anche l’ora e il minuto,  accadrà un terremoto disastroso per Medjugorje.

Mi viene logico porre questo interrogativo: alla rivelazione del primo Segreto che cosa farà e che cosa dirà l’Autorità Ecclesiastica locale? Che indicazioni darà alla gente? Consiglierà alle persone di mettersi al sicuro o di restare tranquilli in casa?  Loro stessi che cosa faranno? Daranno o non daranno credito al segreto rivelato?

In ogni caso è un rischio. Se l’evento profetizzato non accadrà , Medjugorje perde la sua credibilità. Se invece il segreto si realizzerà tre giorni dopo la rivelazione, che cosa diranno quelli che hanno negato le apparizioni o che hanno dichiarato che sono durate solamente i primi giorni? Non sarà facile trovare una giustificazione.

Possiamo dire che, in un certo senso, la Madonna ci ha messo con le spalle al muro. Sarà però Lei stessa a illuminare e a guidare la Chiesa nel fare le scelte conformi alla volontà di Dio.

Dopo i primi due Segreti ci sarà il segno sulla montagna ed è lì che la Chiesa sarà chiamata a pronunciarsi sulla autenticità delle apparizioni. Dal quarto al decimo Segreto c’è di mezzo qualcosa che riguarda la sopravvivenza dell’intera umanità e della Chiesa stessa. Abbiamo davanti eventi enormi che non possiamo prendere alla leggera.

Già con il primo Segreto il mondo guarderà alla Chiesa, la cui visione della realtà dovrà essere ante et retro oculata ( con gli occhi davanti e di dietro).

Non c’è dubbio che l’inizio dei Segreti rimetterà in discussione tante cose e che, per chi crede, darà inizio a un tempo nuovo a lungo sospirato.

(Padre Livio)

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla centralità di Maria nella storia della salvezza

Cari amici, uno slogan classico nonché il cardine della mariologia, in parole latine, è: “Ad Jesum per Mariam” ovvero “Si va a Gesù attraverso Maria”. È un’espressione molto forte con una lunga tradizione nella spiritualità mariana e nell’insegnamento della Chiesa. San Luigi Maria Grignion da Montfort era un grande predicatore, aveva osservato che se Cristo è poco conosciuto è perché Maria è poco conosciuta. Per far conoscere Gesù Cristo, dobbiamo far conoscere Maria. Sappiamo che la Madonna è da così tanto tempo a Medjugorje per portarci a suo Figlio. Lei è la grande protagonista di questi tempi moderni per riportare il mondo a Dio, nella sua dignità straordinaria di Madre di Dio, di Cristo e della Chiesa.

A volte nella Chiesa cattolica si manifesta una tendenza di origine protestante. Essa non nega l’esistenza della Madonna, ma cerca di collocarla non al centro, ma ai margini come se fosse un ornamento. Tutto questo non è conforme al dogma cattolico. Leggendo un libro di un grande teologo – Monsignor Bruno Forte – mi sono imbattuto in un’affermazione nel quale diceva che la Madonna è il crocevia dei dogmi principali della Chiesa cattolica. Ma questo ci permette di affermare che la Madonna è centrale nella fede cattolica, il che però non comporta il distogliere l’attenzione da Gesù Cristo. Egli è il Verbo che si è fatto carne, ma non dobbiamo dimenticarci che si è fatto carne nel grembo di Maria. Maria Vergine interpellata ha detto il “” della fede, del coraggio, dell’abbandono totale, della missione. È quindi nel cuore della fede cristiana.

La fede cristiana è in Gesù Cristo Figlio di Dio, nell’incarnazione del Verbo e non nell’affermazione che esiste Dio, che è dato da presupposto, ben proclamato dall’Antico Testamento. La vita di Dio dentro Dio come eterna comunione di amore l’abbiamo conosciuta quando il Verbo si è fatto carne nel grembo della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Per cui si è manifestato grazie alla fede di Maria. Il Mistero cristiano nella sua totalità è Dio Santissima Trinità che invia il suo Verbo perché si faccia uomo nel grembo della Vergine. Protagonista attiva che rende possibile l’incarnazione attraverso la fede che Lei tiene viva per tutta la sua vita, entrando in stretto rapporto con il Verbo, che è una caratteristica tipica del Cristianesimo.

La Madonna, dopo che è diventata Madre di Dio, non si è mai staccata da su Figlio. Questo Bambino ha realizzato la Sua missione insieme alla Madre. Dal momento dell’Incarnazione fino ad oggi la Madonna è sempre stata con suo Figlio. Nel momento in cui Gesù è salito al Cielo, Maria è rimasta sulla Terra come Madre della Chiesa. Una volta assunta al Cielo condivide con il Verbo, con Cristo Glorioso, la regalità e il governo del mondo. Nel quinto Mistero glorioso, infatti, contempliamo Maria Vergine, Regina del Cielo e della Terra, insieme a Cristo Re.

Dunque, la Madonna è il luogo in cui si compie il Mistero cristiano, è il suo Cuore che crede e il Suo grembo che riceve. È Lei che dà la luce a suo Figlio e lo adora. Incomincia così quell’opera di maternità che si estende poi a tutta la Chiesa. I pastori e i Magi che vanno alla grotta hanno il dono di quella fede che vedono in Maria, la Madre di tutti i credenti. La Madre di Dio è colei nella quale si sono realizzati i Misteri cristiani e nella quale sono rivelati, dopo che ha generato e accolto nel suo grembo il Bimbo. Dopo che è stato rivelato il Mistero nascosto fin dall’eternità dall’angelo Gabriele e che Lei ha acconsentito ad essere strumento dell’attuazione di tale Mistero, la Vergine Maria divenne Madre di tutta l’umanità. Il Mistero della Santissima Trinità e l’Incarnazione del Verbo sono stati rivelati nel momento dell’Annunciazione in Maria e sono divenuti eredità di tutta la Chiesa.

Papa Paolo VI, San Giovanni Paolo II e Papa Francesco hanno aiutato a istituire la festa – già maturata nel grembo della Chiesa – di Maria Madre della Chiesa, Madre di Dio e dell’umanità.

Dobbiamo stare attenti a non praticare il minimalismo protestante nei confronti della Madonna.

Mi ha colpito molto – nella devozione di San Giovanni Paolo II – l’affermazione che è impossibile che la devozione alla Madonna tolga qualcosa a Gesù Cristo, inoltre, che con la devozione a Lei abbiamo la devozione in Gesù. Per quale motivo esistenziale la devozione alla Madonna porta alla vera devozione a Gesù Cristo? Perché – ha detto San Giovanni Paolo II – la Madonna esistenzialmente e strutturalmente è tutta rivolta a Cristo, suo Figlio. Lei è tutta una proiezione verso suo Figlio. Si è aperta al Mistero dell’Incarnazione e l’ha accolto. Tutto ciò che dice e fa è sempre in funzione di Cristo. Per cui, chi si unisce alla Madonna, si unisce a Colei che è sempre rivolta a Gesù Cristo. Più una persona si identifica con la Madre di Dio, più è rivolta a Cristo e unita a Lui.

Quella preoccupazione che la Madonna è solo un ornamento non può esistere. Lei è il fulcro della fede cattolica.

Abbiamo avuto la grazia di un Papa come San Giovanni Paolo II la cui esistenza è un capolavoro di una grandezza inconcepibile e inestimabile. Apparirà forse come il Papa più grande della Storia cristiana, perché la sua grandezza è commisurata al suo amore e la sua fede mariana. Ci ha insegnato che la Madonna ci porta a Gesù Cristo: Ad Jesum per Mariam. Non si è mai troppo mariani, ma si diventa sempre più cristiani. Questo è un grande lascito da parte di Paolo VI. In una visita al Santuario Mariano di Bonaria in Sardegna ha detto che non può essere cristiano chi non è mariano. Una delle espressioni più audaci e forti, ma di cui lui era capace.

Noi cattolici più siamo mariani e più siamo cristiani, perché Maria è tutta orientata verso suo Figlio. Lo possiamo vedere nei Messaggi di Medjugorje che in questi 43 anni non ha fatto che rivolgerci e portarci a Suo Figlio.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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