"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2024 Pagina 22 di 23

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’Atto di dolore perfetto che cancella i peccati

Cari amici, come cristiani siamo chiamati costantemente a vivere in grazia di Dio. Se non ci sono peccati gravi sulla nostra anima, siamo come quei tralci verdi che – uniti alla vite – producono molto frutto. Se la grazia della comunione con Cristo viene compromessa con un peccato grave, diventiamo tralci secchi, infruttuosi e non meritiamo più la vita eterna. Possiamo, però, pregare per avere la grazia della conversione. È molto importante vivere costantemente in grazia di Dio.

Molti si pongono il problema di una caduta grave, sia per la materia che per la volontà e la malizia che ci mettiamo. Se una persona muore in stato di peccato grave impenitente – come dice il Catechismo della Chiesa cattolica – si autocondanna all’inferno. Vivere costantemente in grazia di Dio – secondo l’esortazione della tradizione spirituale cristiana – è uno degli obiettivi principali di chi vuole fare un cammino verso la via della salvezza.

Per svariati motivi, ci sono circostanze in cui non è possibile confessarsi. Quando entriamo in una situazione di peccato grave, perdiamo la grazia e l’unione con Cristo. La teologia – fin dai tempi di San Tommaso d’Aquino – insegna che si può riacquistare chiedendo perdono a Dio, riconquistando anche lo stato di grazia santificante. Molte volte, si tratta di peccati di debolezza, ovvero quelle forme di tentazione con cui satana ci incanta. Nel momento in cui ci rendiamo conto del peccato commesso, la coscienza incomincia a rimordere, facendo comprendere il danno che abbiamo fatto a noi stessi e anche agli altri.

Ritornare in grazia di Dio è un obiettivo preminente e importante per la propria vita. Perciò, se non si è nella possibilità di confessarsi in tempi brevi, è possibile compiere un Atto di dolore perfetto, come dice l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino e il Catechismo della Chiesa Cattolica.

La contrizione o Atto di dolore perfetto e l’attrizione.

La contrizione – o Atto di dolore perfetto – è il dispiacere di aver peccato, di aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. È quella formulazione verbale a cui deve corrispondere un atteggiamento interiore che comunemente recitiamo quando facciamo il Sacramento della Confessione: “Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi”. Fino a questo punto siamo in un Atto di dolore imperfetto, perché ci pentiamo per timore del castigo.

“e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa”. In questo passo si entra in una dimensione più elevata. Ci pentiamo perché abbiamo offeso Dio, perché non abbiamo corrisposto il Suo amore.

Per avere un Atto di dolore perfetto bisogna chiedere a Dio la grazia della contrizione del cuore, del dispiacere di averlo offeso, del non aver corrisposto al Suo amore. Guardare al Crocifisso ci farà bene, ci aiuterà ad elevare il livello del nostro dolore e non temere soltanto il purgatorio o l’inferno per le nostre infedeltà.

Quando recitiamo un Atto di dolore perfetto dopo aver peccato, la coscienza si risveglia e ci fa sperimentare l’amarezza stessa del peccato. Nella preghiera presentiamo a Dio un cuore contrito, come quello di Davide che si esprime per i delitti che ha commesso nel Salmo 50: “Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo”.

Nel momento in cui si ha la grazia della volontà di fare un Atto di dolore perfetto, il peccato mortale viene cancellato e perdonato. Cosicché dovessimo morire in quel momento saremo salvi. Però, il Catechismo della Chiesa cattolica precisa che – nell’esporre a Dio tutto il dispiacere per averlo offeso e avendo ottenuto il perdono di Dio con questo Atto di dolore perfetto – devo aggiungere anche il proposito di confessarmi non appena possibile. Il peccato viene rimesso in vista della confessione. È molto importante perché siamo una civiltà mobile, pertanto quando si pecca è difficile trovare quel tempo necessario per fare una buona Confessione. Bisogna trovare il tempo di preghiera in cui mettersi spiritualmente davanti alla Croce. Con l’Atto di dolore perfetto viene rimesso il peccato e tutti i peccati gravi che abbiamo fatto, purché tutto questo sia presentato a Dio con dispiacere, per non aver corrisposto al suo amore e ci sia il proposito della Confessione.

A questo riguardo vi propongo i punti del Catechismo della Chiesa cattolica a riprova che si tratta di un inserimento ufficiale della Chiesa e non soltanto di un teologo, è un magistero autorevole.

I punti 1451-1452-1453 sono tre punti della Chiesa cattolica che chiariscono molto bene quanto scritto sopra. Siamo in quella parte dell’insegnamento della Chiesa riguardo il Sacramento della Confessione che riguarda gli Atti del penitente:

1451: Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è «il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire». Se dopo aver commesso un peccato grave vi è la contrizione, quindi pentirsi seriamente, allora il peccato viene rimesso. Vuol dire avere il dolore e la riprovazione per il peccato commesso accompagnato dal proposito di non farlo mai più.

È importante distinguere la contrizione dall’attrizione perché con il dolore perfetto si ottiene l’assoluzione del peccato prima ancora di confessarsi; con l’attrizione non si ottiene il perdono dei peccati a meno che non ci si trovi nel Sacramento della Confessione. In questo caso è sufficiente l’attrizione cioè la paura dei castighi di Dio, dell’inferno o il dispiacere per le conseguenze nefaste dovute al peccato. Con l’attrizione non si può ottenere la cancellazione del peccato, senza la Confessione. Questa distinzione implica quelle sfumature dell’animo umano a cui Dio è molto attento. Egli vuole sapere se il cuore è sensibile all’amore che Lui dà oppure come nel caso dell’attrizione se è orientato su se stesso.

1452: “Quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta «perfetta» (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale.” Se si esclude la Confessione sacramentale non viene rimesso il peccato mortale.

1453: “La contrizione detta «imperfetta» (o «attrizione») è, anch’essa, un dono di Dio, un impulso dello Spirito Santo. Nasce dalla considerazione della bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore). Quando la coscienza viene così scossa, può aver inizio un’evoluzione interiore che sarà portata a compimento, sotto l’azione della grazia, dall’assoluzione sacramentale. Da sola, tuttavia, la contrizione imperfetta non ottiene il perdono dei peccati gravi, ma dispone a riceverlo nel sacramento della Penitenza”. Con il dolore imperfetto non si ottiene la remissione del peccato, però è un presupposto con il quale – accostandosi al Sacramento della Confessione – questa contrizione può elevarsi fino a concedere la remissione dei peccati.

Facendo entrare nella propria vita spirituale questi passaggi, si arriva al tempo della morte preparati a ricevere l’abbraccio di Cristo. San Tommaso dice che la contrizione perfetta non rimette soltanto i peccati veniali e mortali ma anche le pene connesse al peccato che si dovrebbero scontare in purgatorio. La Madonna a Medjugorje ha detto che se una persona prima di morire si confessa e riceve la Comunione, nonostante abbia commesso delle gravi colpe nella sua vita, può andare direttamente in Paradiso.

Sono insegnamenti di grande importanza perché salvare l’anima è l’unica cosa che conta, tutto il resto si può dimenticare. Se si è in Paradiso si ha ottenuto tutto, se si è all’inferno si è perso tutto, in purgatorio si deve patire la purificazione per andare in Paradiso.

Tendiamo – con impegno e quotidianamente – alla salvezza e alla purificazione delle nostre anime e aiutiamo gli altri ad avere questa priorità assoluta nella vita.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

JOSEPH RATZINGER UN BUON EUROPEO

IL FOGLIO 01 LUG 2024

L’amata patria culturale: una raccolta di scritti illuminanti del Papa che ha lottato per unire fede e ragione e contro la barbarie mascherata da progresso

“Mi sono venute in mente frasi famose mentre leggevo questa bella raccolta di scritti di Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) sulla sua amata patria culturale, l’Europa” scrive l’accademico americano Paul Seaton su Law&Liberty. “Alcuni provengono dalla Scrittura. Un profeta non è privo di onore, tranne che nel suo paese; il buon pastore va alla ricerca della pecora smarrita. Penso anche a Shakespeare: ‘La sua vita fu generosa, e gli elementi così mescolati in lui che la natura avrebbe potuto levarsi a dire al mondo intero, questi fu un uomo’. Infine, una frase nicciana ricorreva regolarmente: ‘Un buon europeo’. Ratzinger era un buon europeo.

Le ragioni sono illustrate in una nuova raccolta di suoi scritti selezionati, ‘True Europe’. Come vero figlio dell’Europa, questo eminente pensatore e uomo di chiesa cattolico si preoccupava costantemente della sua patria culturale e dei suoi figli moderni. Trascorse buona parte della sua vita adulta considerando entrambi, misurando l’Europa dei suoi tempi rispetto a ciò che il titolo della raccolta evidenzia: ‘identità e missione’ che definiscono l’Europa. Quella ‘missione’ originaria, quella definizione dell’identità come ‘continente culturale’, era quella di unire la fede cristiana e la ragione filosofica in un dialogo reciprocamente arricchente, e di umanizzare costantemente la politica e la vita sociale alla luce della dignità conferita all’uomo. E durante la sua lunga vita (1927-2022), fu costantemente motivo di preoccupazione, poiché gli europei moderni voltarono ripetutamente le spalle a questa grande eredità.
 

Cresciuto adolescente in Baviera nei primi anni 40, Ratzinger vide l’ascesa della mostruosa ideologia razzista che conquistò la sua nazione. Poi, dopo una devastante guerra mondiale, vide la sua amata Europa divisa da una cortina di ferro, con il suo stesso paese a esemplificare la divisione, questa volta colpita da un mostruoso totalitarismo ideologico della sinistra. Due decenni dopo, l’ancora giovane professore osservò l’antinomismo, l’utopismo e la violenza rivoluzionaria del ‘68. E dal 1989 fino alla sua morte, ha seguito una serie di decisioni fatali delle élite che hanno portato l’Europa in una direzione inquietante, verso un secolarismo totale che ha espulso Dio e la fede biblica dalla vita pubblica e ha intronizzato un’umanità radicalmente autonoma sans Dieu et sans racines (senza Dio e senza radici). Così, nel corso di una vita movimentata, osservò i suoi compatrioti impazzire in una serie di modi ideologici, di destra, di sinistra e umanitari. Avevano in comune il rifiuto della fede cristiana e le corrispondenti apoteosi della ragione e della volontà che, in verità, costituivano un terribile accecamento e restringimento.
 

Ciò di cui fu testimone fu una serie di esperimenti in forme di ateismo tipicamente moderne, ciò che il teologo gesuita francese Henri de Lubac (1996-91), collettivamente soprannominò ‘umanesimo ateo’. Qui era un paradosso: queste aberrazioni della ragione e della volontà, queste estreme negazioni della fede, erano state concepite e avevano visto la luce per la prima volta in Europa. Erano i prodotti europei per eccellenza. Come è stato possibile? Posta la questione in questo modo, è diventato evidente il compito di una diagnosi culturale. Perché e come l’Europa ha concepito le sue antitesi? Come si potrebbero discriminare gli sviluppi europei validi da quelli non validi? E, cosa ancora più urgente, come richiamare efficacemente gli europei a sé stessi, alla loro identità originaria e alla loro missione determinante? Come rendere Dio credibile e attraente per coloro che lo avevano abbandonato?
 

Le conferenze, i saggi e gli interventi di questo volume aiutano i lettori a vedere come l’eminente studioso, pensatore e uomo di chiesa ha affrontato questo compito colossale. Erano richieste tutte e tre le competenze: studioso, pensatore e uomo di chiesa. Come studioso, ha raccolto e sintetizzato i dati rilevanti, risalendo indietro nella storia fino alla prima occorrenza del termine Europa in Erodoto, per poi tracciare il concetto e la realtà di un continente culturale distintivo mentre prendeva forma. Come pensatore, ne analizzò le diverse componenti (greca, romana, cristiana, moderna) nei loro elementi positivi e nei loro contributi alla cultura umana, e considerò la scena contemporanea alla loro luce. Essendo un uomo di chiesa noto per la sua cultura e il suo candore, veniva regolarmente invitato a parlare di questioni europee. Da qui una caratteristica generale dei brani qui raccolti: sono riflessioni offerte a pubblici diversi – chi ecclesiale, chi laico – in diverse occasioni tra il 1979 e il 2021. Ciascuna è una gemma, e collettivamente contribuiscono a comporre un mosaico di Ratzinger sull’Europa allora e oggi, e sui suoi possibili futuri. Di volta in volta, la voce è analitica e narrativa; critica e costruttiva; gentile, ferma e schietta; e minacciosa e invitante. La sua nota dominante è una combinazione non forzata di serenità, nata dalla razionalità, e fede. Parlando in questo modo, egli incarna e riafferma la sua convinzione circa la vocazione dell’Europa a coniugare fede e ragione in un dialogo reciprocamente illuminante, e così a servire l’intera persona umana. Crede che il mondo e la Chiesa verrebbero sminuiti in modo incommensurabile dalla perdita di questa identità, come realtà e ideale. Eppure molti segnali odierni rendono questa possibilità reale.
 

Ratzinger è colpito da quanto l’Europa contemporanea odia sé stessa. Ciò si manifesta nei modi più elementari e più elevati. Elementari, perché le sue popolazioni autoctone rifiutano l’atto elementare di speranza che è quello di mettere al mondo una nuova vita; elevati, a causa del suo costante rifiuto del suo ricco patrimonio culturale al di fuori delle categorie moderne come scienza, libertà e secolarismo portate agli estremi. E’ allo stesso tempo stanca della vita e si vanta di essere il nuovo modello dell’umanità. Non c’è da stupirsi che altre regioni del mondo guardino all’Europa di oggi e dicano: no grazie, desideriamo vivere e desideriamo continuare a vivere in continuità con le nostre radici e la nostra storia.
 

Benedetto coglie regolarmente l’occasione per dire ai suoi compatrioti europei quanto rappresentino un’anomalia culturale sulla scena odierna, alla luce del loro ripudio delle proprie radici e fondamenti culturali. Orgogliosi di essere aperti a tutte le altre culture, perdono la lezione principale che gli altri potrebbero insegnare loro, ovvero che una cultura che si stacca dalle sue radici e dalla sua storia non è adatta a questo mondo. Né è solo sé stessa che l’Europa odia. Odia la vita umana stessa e il mezzo che Dio ha dato all’umanità per condividere la sua trasmissione: il matrimonio eterosessuale monogamo.

Alcuni dei passaggi più significativi affrontano l’adesione da parte degli europei al diritto all’aborto e alla pratica legalizzata dell’eutanasia come segni distintivi della libertà umana. Questa è mascherata da progresso di civiltà. Pur riconoscendo le difficoltà in una serie di circostanze personali, Ratzinger sottolinea l’ostinata cecità nei confronti delle verità conosciute sulla nascente vita umana che porta al diritto di abortirla, insieme alla corruzione della coscienza umana che presuppone e giustifica. Al contrario, la gratitudine e il rispetto per il dono della vita sono racchiusi nel comandamento biblico di non uccidere. Sotto questo aspetto, l’Europa contemporanea ha profondamente compromesso la sua pretesa di esistenza civilizzata.

La diagnosi di Benedetto sull’Europa contemporanea può essere riassunta come segue: la nuova Europa è motivata dall’arroganza dell’emancipazione totale, che porta inesorabilmente a tagliarsi fuori dalle fonti della vita. Non c’è da stupirsi che l’Europa stia morendo. L’uomo non è Dio, e fingere il contrario porta necessariamente a sminuire la Sua immagine. Un’Europa sradicata deve riscoprire le sue radici vitali.
 

Ratzinger ripercorre gli errori moderni che hanno portato ai giorni nostri. Quando si conosce il terminus ad quem, si può guardare alla storia e ai suoi sviluppi con occhio attento. Le partenze possono essere collocate in diverse categorie: antropologie rielaborate; teologie rielaborate; comprensioni rielaborate della scienza e della natura; concezioni rielaborate dello stato e della politica; comprensioni rielaborate della storia (da teologica e provvidenziale a secolare e immanente); e così via. Ci sono molti pezzi nel puzzle della causalità storica.  Ratzinger è lungi dall’essere semplicemente ‘antimoderno’.  Ciò che preoccupa Ratzinger è la sua preventiva “mappatura del mondo” da parte della scienza moderna, la visione del mondo che essa presuppone e promuove. Qui sorgono domande sulla sua adeguatezza a cui la scienza stessa non può rispondere.
 

Lo ‘scientismo’, l’idea secondo cui la scienza moderna è l’apice della ragione, è falso, in modo dimostrabile, e la scienza deve essere (re)inserita in un dialogo con altri usi della ragione, a partire dalla filosofia ma includendo anche la fede. Qualcosa di simile accade con i valori etici moderni come l’uguaglianza umana, la dignità e i diritti di coscienza, che sono fondamentali per la democrazia moderna. Essendo valori condivisi dai suoi contemporanei, pone loro due domande: da dove vengono questi valori? E cosa può sostenerli oggi?

Uno sguardo aperto alla storia umana e alle culture del mondo rivela che essi vennero alla luce per la prima volta in terra cristiana e furono radicati nella rivelazione cristiana. I pensatori moderni hanno poi tentato in vari modi di fondarli in altri contesti: nella natura, nella ragione e persino nella storia o nella volontà. Oggi, questi sforzi hanno rivelato le loro inadeguatezze, e i contemporanei si ritrovano con impegni senza fondamento o sostegno. La loro fonte originaria, il cristianesimo, è tuttavia pronta a fornire tale sostegno.
 

Traduzione di Giulio Meotti

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Martedì 2 Luglio 2024 – Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (In differita)

L’ ATTO DI DOLORE PERFETTO CANCELLA I PECCATI

L’importanza assoluta di vivere in grazia di Dio

Si perde la grazia di Dio con un peccato grave

Si può riacquistare con un atto di dolore perfetto

Rimane l’obbligo delle confessione non appena possibile

(Catechismo Chiesa Cattolica 451-1453)

TRUMP HA LA STRADA SPIANATA VERSO LA PRESIDENZA’?

La Corte Suprema lo aiuta

Biden non molla

(Articolo del Foglio)

IL MAGISTERO DI RATZINGER SULL’EUROPA

“Non c’è da stupirsi che l’Europa stia morendo. L’uomo non è Dio, e fingere il contrario porta necessariamente a sminuire la Sua immagine. Un’Europa sradicata deve riscoprire le sue radici vitali.”

(Articolo del Foglio)

BLOG.

La Madonna sulla collina nella profezia della beata Emmerik

Oltre quarant’anni di attesa sono troppi. Non credo che si possa attendere ancora


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Quaranta e più’ anni… sono un po’ troppi. Non credo che si possa attendere ancora.

Caro P. Livio,

in questi giorni si sono compiuti i 43 anni delle apparizioni della Gospa a Medjugorje!

Siamo già tre anni oltre il proverbiale vagare nel deserto del popolo di Israele in attesa di entrare nella terra promessa… e sappiamo come finì la storia!

Entrarono coloro i quali si mantennero fedeli alla promessa di Dio e non i molti che invece dubitarono e stavano a mormorare increduli.

Al di là dei numeri, caro Padre, sono diventati troppi gli anni di attesa della realizzazione della promessa della Madonna di portare a compimento il trionfo del Suo Cuore Immacolato…

Umanamente parlando non credo sinceramente che ancora si possa attendere ancora diversi anni e il tempo gioca contro la nostra resistenza a perseverare fino alla fine… forse anche per questo molti si sono persi per strada!

Comunque sia dobbiamo avere fiducia e “sperare contro ogni speranza” di più non so che aggiungere…

E intanto il tempo passa e la tentazione di occuparsi d’altro e di dimenticare tutto il cammino fatto fin qui cresce minacciosa!

Maria Regina prega per noi!

Tommaso.


Caro Tommaso,

la presenza della Madonna a Medjugorje è una apparizione pubblica, rivolta al mondo intero, che avviene in qualsiasi luogo della terra  i veggenti si trovino.

Inoltre è accompagnata da una evangelizzazione  semplice ma efficacissima, che nel tempo si è estesa ovunque, tanto da poter dire che un evento di grazia del genere è unico nella storia bimillenaria della Chiesa.

Se a tutto questo si aggiungono i frutti spirituali, il risveglio generale della fede, la conversione dei lontani, il rafforzamento del sacerdozio, il ritorno ai sacramenti dell’Eucaristia e della Confessione, sarebbe auspicabile  che questo tempo duri ancora a lungo, nonostante la nostra impazienza.

La Madonna infatti sa quali prove ci aspettano e al riguardo ha detto che non siamo pronti ad affrontarle. Perciò approfittiamo di questo tempo di grazia che ci è concesso e che la Madonna sta impiegando per plasmare  i suoi Apostoli.

In ogni caso i veggenti conoscono non solo gli eventi dei segreti, ma anche le loro date. Sanno in particolare quando ci sarà la rivelazione del primo segreto di Medjugorje. La Madonna ha da tempo stabilito le date proprio per evitare  che ci facessimo trovare con le lampade spente.

Noi non abbiamo idea di quello che accadrà nel tempo dei segreti quando, come rivela Maria Valtorta, satana tirerà fuori dall’inferno tutto l’arsenale che ha accumulato nel corso dei secoli.

In quei momenti saranno decisivi per la vittoria finale la fede e il coraggio degli Apostoli di Maria, che devono crescere per quantità e qualità, in modo tale da resistere alla furia del drago sciolto dalle catene ed essere così un punto di riferimento per tutti quelli che vagano impauriti e senza meta.

Quindi il nostro atteggiamento sia la fiducia nella guida di Maria, la certezza della sua vittoria, l’umile richiesta del suo aiuto per supplire alla nostra debolezza.

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴 INCONTRO CON VICKA VEGGENTE DI MEDJUGORJE – a cura di P.LIVIO – Agosto 2004

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 28 – ISPIRAZIONE E VERITA’ DELLA SACRA SCRITTURA – LO SPIRITO SANTO E LA SACRA SCRITTURA

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla Divina Rivelazione che illumina il futuro

Cari amici, mentre le religioni umane sono ricerca dell’uomo che mescolano verità ed errori, il Cristianesimo è una rivelazione di Dio stesso del piano di salvezza. Dio nella sua Onniscienza vede tutte le tappe del suo progetto salvifico – fin dalla Creazione – perché il passato e il futuro sono racchiusi nell’istante presente. Egli ci rivela soprattutto il futuro, elemento peculiare della Sacra Scrittura, dove svela il Suo piano che non potremmo immaginare e comprendere se non venisse annunciato. L’Antico Testamento, nell’interpretazione cristiana, è tutta una profezia di Cristo, è la chiave di interpretazione che Gesù stesso ci ha lasciato.

Nel Vangelo secondo Luca, troviamo il passo dei due discepoli di Emmaus. Nel loro cammino incontrano questo straniero con il quale iniziano a conversare sui fatti accaduti a Gerusalemme. La morte di Cristo li aveva sconvolti e avevano smesso di credere che fosse veramente Lui il liberatore di Israele. Allora lo straniero – che solo successivamente verrà riconosciuto come Gesù – si mise a spiegare la Sacra Scrittura, per far capire loro perché Cristo era morto: “E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Luca 24:27-28). Così Gesù Cristo ha insegnato agli Apostoli il metodo per comprendere tutto l’Antico Testamento, che va interpretato in chiave cristologica, orientata al futuro.

La paura di guardare alla Divina Rivelazione in termini di profezia del futuro è infondata. Tutta la Rivelazione neotestamentari è in vista della seconda venuta di Cristo. Egli ha insegnato agli Apostoli a interpretare l’Antico Testamento e a guardare al futuro in chiave cristologica, paragonando il futuro della Chiesa a se stesso. Dopo la venuta di Cristo e l’incarnazione ci sarebbe stata l’evangelizzazione, la testimonianza, la lotta contro il mistero di iniquità e la persecuzione. I discorsi escatologici di Gesù sono presenti in tutti i Vangeli sinottici; per quanto riguarda il Vangelo di Giovanni la tematica escatologica è presente nell’Apocalisse. Il tempo che abbiamo davanti è l’attesa della parusia, del compimento della Redenzione con Cieli nuovi e Terra nuova.

Vi è una riluttanza nella Chiesa nel guardare le profezie, dalle apparizioni mariane alle riflessioni spirituali dei mistici, dei santi e delle anime privilegiate, alle quali il futuro è stato rivelato. Me esse non sono un qualcosa di estemporaneo o di scarsa importanza, perché vengono da Dio. La Vergine Maria quando dà i suoi Messaggi, lo fa in nome di Dio.

La struttura stessa della Divina Rivelazione è di carattere profetico: riguarda il passato, molti testi della Bibbia, infatti, sono una retrospezione nella luce di Dio; è un’attuazione nel presente, i profeti stessi attualizzano la Volontà di Dio parlando e chiamando la conversazione al presente; nel medesimo tempo rivelano il futuro, nell’Antico Testamento è orientata a Cristo e il Nuovo Testamento alla seconda venuta di Gesù.

La profezia cristiana è strutturale alla Divina Rivelazione, non è qualcosa di aggiunto o da guardare con sospetto e non distrae dalle Verità di fede che abbracciano tutto il tempo, passato, presente e futuro. La profezia è tipica del Cristianesimo, le altre religioni hanno delle ipostatizzazioni e personificazioni della natura. Una profezia laica, ad esempio, non esiste perché tutte le profezie che vengono fatte sulla base della scienza vengono successivamente smentite. La Rivelazione cristiana è qualcosa di straordinario e in grado di cambiare la Storia.

In questo tempo abbiamo la Rivelazione della Regina della pace, partita da Fatima. Nel 1917, come diceva il Cardinale Caffarra, ha sviluppato una profezia straordinaria con un taglio profetico che altre Apparizioni mariane non hanno. È unica in questo senso perché descrive il futuro del mondo nel 1917 fino a quando ci sarà il termine dei Segreti. Lo descrive molto dettagliatamente chiamando per nome il protagonista – che è la Russia – e terminando con la profezia del trionfo del suo Cuore Immacolato.

Adesso viviamo nella luce di questa grande profezia di Fatima che la Madonna ha attuato a Medjugorje. Prendere atto di questa profezia – che fa parte di quello che Dio ci ha svelato del suo piano di salvezza – vuol dire essere nel vivo della Divina Rivelazione e non qualcosa di estemporaneo. Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è una tappa, è il primo combattimento dell’Apocalisse, quindi prevista dalla Sacra Scrittura. Siamo nel vivo della Parola di Dio che attraverso Gesù Cristo ci ha svelato il futuro del mondo. È un tipo di teologia che ha una dignità di primo grado e soprattutto ha un’incidenza pastorale straordinaria, perché la profezia cristiana illumina la Storia, i credenti e anche coloro che camminano nella Storia senza avere la grazia della fede.

La luce della speranza in un mondo in cui si sprofonda nell’autodistruzione, la può dare solo la profezia cristiana.  Questo degrado della teologia che si è mondanizzata e che non è più in grado di parlare alla gente e illuminarla è evidente. Questo è il motivo per cui la gente accorre alle Rivelazioni mariane, prende in seria considerazione ciò che molti disprezzano.

Il Cristianesimo è una grande profezia che riguarda il passato, il presente e illumina il futuro. Il Cielo stesso provvede a tenere sempre viva e attuale questa profezia, come sta facendo con le Apparizioni mariane, in particolare l’asse da Fatima a Medjugorje che è quello che illumina il nostro futuro.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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