"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2024 Pagina 19 di 23

La passione dei russi per l’America

di Stefano Caprio – Asia news – 7 Luglio 2024

Tra la gente a Mosca è molto in voga la domanda “sei con Biden o con Trump?”. Non tanto per motivi ideologici o geopolitici, ma per un fascino misterioso di comunanza e repulsione allo stesso tempo verso il grande nemico, che per molti aspetti è percepito come un Grande Fratello.

Uno degli argomenti che più appassiona i russi di questi tempi, al di là delle vicende belliche o delle altalene dell’economia, sono le elezioni negli Stati Uniti. Attirano in vario modo anche quelle della Francia e della Gran Bretagna, e le trattative per la composizione della nuova Commissione europea; ma in realtà queste sono questioni di competenza della propaganda e della “guerra ibrida” delle istituzioni, interessate a spostare ad ogni latitudine gli equilibri politici in favore degli interessi della Russia. Tra la gente è invece molto in voga la domanda “sei con Biden o con Trump?”. Non tanto per motivi ideologici o geopolitici, ma per un fascino misterioso di comunanza e repulsione allo stesso tempo verso il grande nemico, che per molti aspetti è percepito come un Grande Fratello.

La Russia ha scelto di contrapporsi all’Occidente dominato dagli anglosaksy, il termine che definisce lo schieramento degli avversari, ma che in vario modo costituisce uno specchio per il “mondo russo”, che nelle sue giravolte tra Oriente e Occidente non riesce a separare i suoi destini da quelli dell’America. L’Asia e la Cina, e la stessa Europa, non possono infatti rappresentare una vera alternativa, considerando che il territorio russo si estende per oltre un terzo del continente eurasiatico, e in un modo o nell’altro si ritiene sempre la parte dominante di tutti e due i suoi versanti. L’America è l’unica vera alternativa, separata da due oceani e confinante al vertice estremo del globo terrestre, tanto che è difficile definire la latitudine dell’Alaska, territorio appartenuto per qualche tempo all’impero russo, rispetto alla Čukotka o alle sterminate distese dell’Artico, conteso per un futuro senza più divisioni della bussola.

L’impero anglosassone e quello russo nacquero insieme agli albori del mondo moderno, nella sintonia tra Ivan il Terribile ed Elisabetta d’Inghilterra, la “regina vergine” a cui fu dedicato il primo Stato americano, la Virginia. Entrambi proclamarono la loro separazione definitiva dalla Chiesa di Roma, in nome di una superiorità morale e spirituale che si elevava sopra gli scismi e i compromessi della fede con la politica dei regni europei. La Chiesa anglicana e la Chiesa ortodossa russa non sono fino in fondo né cattoliche, né protestanti e nemmeno ortodosse nel senso della dipendenza da altri centri come Roma e Bisanzio, rappresentando forme di unione tra religione e politica assolutamente differenti ed esclusive, nei secoli passati come ancora oggi, in condizioni ovviamente assai diverse. Rimane il fatto che il re d’Inghilterra è ancora il capo della Chiesa, e nel regime americano di assoluta separazione, i movimenti religiosi più impegnati possono condizionare la politica più di tutte le trame dei papi o dei cardinali europei; per non parlare della riedizione della sinfonia russa tra lo zar e il patriarca, in barba a qualunque dettame della comunione bizantina, ormai ufficialmente rigettata dai russi.

Il Far West americano dei cowboys fu preceduto dal Far East dei cosacchi, con i popoli minori asiatici al posto delle tribù degli indiani, entrambi con le frecce contro le armi da fuoco, come descritto dai quadri russi e dai film americani. Russi e americani rappresentano la stessa soluzione di imperi multietnici con un popolo dominante a livello culturale, linguistico, economico e religioso. Le soluzioni ovviamente sono molto diverse: l’Unione americana lascia molte competenze ai singoli Stati, mentre la Federazione russa non ammette nessuna iniziativa indipendente dal centro moscovita; e se gli americani mostrano ora la contrizione per il passato coloniale, la Russia lo rivendica come il grande compito di civilizzazione per il suo immenso territorio e per il mondo intero, dove del resto gli americani spadroneggiano da un secolo.

Alle consonanze della storia e della geografia, si associano in tempi più recenti le grandi differenze dei sistemi politici, per cui la Russia non ha mai conosciuto la competizione democratica sotto gli zar e i sovietici, e guarda alla contrapposizione americana degli schieramenti con un misto di scherno e di invidia. Le elezioni americane vengono seguite con pieno coinvolgimento dai russi fin dall’Ottocento, quando il massimo scrittore Lev Tolstoj si dedicava con articoli e suggerimenti alle vicende d’oltreoceano, ricevendo politici e candidati americani nella sua tenuta di Jasnaja Poljana, o nel Novecento dei confronti tra Stalin e Roosevelt, o tra Kennedy e Khruščev. Una sfida particolarmente sentita fu quella tra Ronald Reagan e Walter Mondale del 1984, al tramonto dell’impero sovietico, quando i russi tifavano per il democratico Walter, la cui vittoria era pronosticata da tutti i programmi televisivi sovietici nella speranza di un “dialogo progressista” che esaltasse i lavoratori americani, contro “l’edonismo reganiano” che propugnava uno stile di vita degradato e immorale. Un tema tornato di attualità nella Russia putiniana che difende i “valori tradizionali” e che oggi dovrebbero essere di competenza del biondo Donald, più che del decrepito Joe, anche se su questo aspetto non mancano dubbi e incertezze.

Le uniche elezioni americane che non suscitarono particolari passioni nei russi furono quelle di Bill Clinton nel 1992 e per il secondo mandato del 1996, quando la Russia post-sovietica si trovava immersa in un vortice incontrollabile di democrazia mai sperimentata. La prima presidenza di Boris Eltsin, a dire il vero, non vide particolari confronti con avversari di altra tendenza, se non nelle tensioni del parlamento a fine 1993, quando il presidente della Russia democratica risolse la questione bombardando la Casa Bianca sulle rive della Moscova. L’unico vero scontro politico ebbe luogo nel 1996, quando Eltsin si ripresentò di fronte al comunista Gennadij Zjuganov, segretario del partito risorto dopo la penitenza post-sovietica e appoggiato apertamente dalla Chiesa ortodossa. Fu forse l’unica volta che si presentavano in Russia due mondi diversi, rendendo finalmente reale il confronto tra i comunisti “slavofili” e i democratici “occidentalisti”, tanto discusso nei salotti dell’intelligentsija ottocentesca. Non a caso gli americani fecero tutto il possibile per sostenere l’ormai già decadente Eltsin, che non riuscì a dare seguito alla vittoria, finendo per consegnare il Paese nelle mani di Vladimir Putin e concludendo per sempre la breve avventura della Russia democratica.

Ai russi è rimasta comunque un po’ di nostalgia degli anni Novanta, che si intreccia con quella dei tempi sovietici. Se da Stalin a Brežnev si guardava alle vicende politiche americane in corrispondenza con le strategie della guerra fredda, considerando gli americani come dei bambinoni sempre indecisi tra una parte e l’altra (si usava il termine sarcastico amerikosy), oggi si ricordano le sfide infuocate sulle televisioni russe degli anni “democratici”, in cui senza il controllo del potere assoluto si scatenavano le risse e gli insulti senza alcun limite. Oggi si è costretti a votare per finta per l’eterna riconsacrazione dello zar, mentre allora c’erano gli “intrighi” che il popolo russo non riesce a reggere a lungo, ma che rendono tutto molto più interessante e imprevedibile. L’emozione di un confronto alla pari, i cui risultati non verranno manipolati più di tanto, in fondo manca molto ai russi, che sono costretti a fare da spettatori esterni sia delle varie elezioni mondiali, sia degli eventi sportivi da cui sono esclusi, potendo tifare al massimo per la Georgia o la Slovacchia ai campionati europei, rimanendo infine soltanto con la Turchia.

Un altro fattore che attrae e irrita i russi allo stesso tempo è l’invidia per lo status di superpotenza degli Stati Uniti, le cui competizioni elettorali interessano al mondo intero, mentre quelle degli imperi eurasiatici non presentano alcun fascino in altre latitudini. Non c’è paragone neppure con le fragili democrazie europee, dove non stuzzica più di tanto il confronto tra Starmer e Sunak o tra Macron e Le Pen, anche se il Rassemblement National di quest’ultima è la formazione politica più farcita di “agenti stranieri” putiniani a livello mondiale. I russi detestano queste prerogative degli americani, sperano solo che gli Usa si disfino e il dollaro precipiti sui mercati mondiali, li considerano i maggiori colpevoli di tutti i mali che si diffondono sul pianeta, e proprio per questo non riescono a rimanere indifferenti alle loro vicende, e alla personalità dei loro leader. Si discute molto su quale sarà l’atteggiamento del prossimo presidente verso la Russia, e si cerca di tifare per quello più odioso per giustificare il proprio irresistibile risentimento, finendo inevitabilmente per esaltare quello apparentemente più favorevole.

Fu veramente grottesco quando alla Duma di Mosca fu annunciata la vittoria di Donald Trump a novembre 2016, e tutti i deputati si unirono freneticamente in un grande applauso. I propagandisti più esaltati girarono per le strade di Mosca agitando la bandiera americana, e a gennaio del 2021, quando i sostenitori di Trump assaltarono il Campidoglio, i russi idealmente si unirono a loro, realizzando uno dei sogni più ricorrenti nelle fantasie della politica mondiale. Quando poi ad agosto 2021 gli americani si ritirarono dall’Afghanistan, i russi decisero che era giunto il momento di assumere il dominio della scena globale, fino all’invasione dell’Ucraina. Oggi tornano quelle sensazioni, con l’aggiunta che i due candidati alla presidenza Usa sommano 160 anni in due, facendo apparire lo zar Putin 71enne il vero volto del futuro mondiale.

Putin si è infatti affrettato a dichiarare che “noi russi prendiamo sul serio il fatto che Trump, come candidato, dichiari di essere pronto a fermare la guerra in Ucraina, e non ho dubbi che lo affermi sinceramente”. Questa scelta di campo non necessariamente convincerà tutti i russi a tifare per Trump, nonostante siano ben pochi i sostenitori di Biden; l’importante è convincere tutti che la vittoria sarà comunque a favore della Russia, inglobando anche l’America nel “mondo russo”.

🔴LIVE🔴 INCONTRO CON JAKOV VEGGENTE DI MEDJUGORJE – a cura di P.LIVIO – Ottobre 1991

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BUONA DOMENICA

QUATTORDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria buona Domenica!

Che il Signore  ricolmi di gioia i nostri cuori in questo giorno benedetto nel quale è risorto glorioso, vincitore del male e della morte, e ha aperto a noi la via della felicità e dell’immortalità nel suo Regno di amore e di pace.

Per quanto sia tribolata la settimana, il Signore ci ha donato la Domenica  per incontralo nella sua Chiesa, per illuminarci con la sua Parola e per nutrici del pane di vita eterna.

La Chiesa è la Casa di Dio, fatta di pietre vive, è il popolo nuovo nel quale ci ha chiamato a fare parte, è il gregge del quale Egli è il buon Pastore, è l’ovile santo dove protegge le sue pecorelle.

Il vangelo di oggi ci descrive Gesù nei primi tempi del suo apostolato, quando si reca a Nazareth, la città nella quale aveva vissuto con Maria e Giuseppe e alcuni della sua parentela.

Come era solito fare, prende la Parola nella Sinagoga e spiega la Scrittura con una tale sapienza da lasciar stupiti tutti, indicando se stesso come Colui che adempie le profezie riguardo al Messia.

La gente dallo stupore passa al clamore, non potendo immaginare che uno di loro, un figlio di un falegname potesse rivendicare per se stesso una dignità così elevata.

Non si limitano alla contestazione ma, considerandolo un bestemmiatore, lo trascina su un’altura lì vicina per gettarlo giù e ucciderlo.

Questo delitto alla fine si compirà e ci si chiede che cosa potesse suscitare scandalo in una persona come Gesù, mite e umile di cuore e ricolma di sapienza e di bontà.

Ciò che scandalizzava allora è lo stesso che scandalizza oggi, e cioè che Gesù manifestava in se stesso, nella sua persona, nelle sue parole e nei suoi gesti, una autorità divina.

All’uomo carnale e peccatore questo è intollerabile e non si esce da questo rifiuto se non con l’umiltà della fede. Questo è il motivo per cui la fede è così rara e così ostacolata.

Questo brano di vangelo ci mette in questione e ci invita a chiederci chi è per noi Gesù Cristo. Siamo disposti anche noi a pronunciare la professione di fede di Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente?

Questa è la nostra fede, la luce che illumina il mondo e vince le tenebre. Alimentiamola con la preghiera e diamo testimonianza a questa generazione che non si comporta diversamente degli abitanti d Nazareth.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,1-6
 
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
 
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


BENEDETTO XVI

ANGELUS

Castel Gandolfo
Domenica, 8 luglio 2012

 Cari fratelli e sorelle!

Vorrei soffermarmi brevemente sul brano del Vangelo di questa domenica, un testo da cui è tratto il celebre detto «Nemo propheta in patria», cioè nessun profeta è bene accetto tra la sua gente, che lo ha visto crescere (cfr Mc 6,4). In effetti, dopo che Gesù, a circa trent’anni, aveva lasciato Nazareth e già da un po’ di tempo era andato predicando e operando guarigioni altrove, ritornò una volta al suo paese e si mise ad insegnare nella sinagoga. I suoi concittadini «rimanevano stupiti» per la sua sapienza e, conoscendolo come il «figlio di Maria», il «falegname» vissuto in mezzo a loro, invece di accoglierlo con fede si scandalizzavano di Lui (cfr Mc 6,2-3). Questo fatto è comprensibile, perché la familiarità sul piano umano rende difficile andare al di là e aprirsi alla dimensione divina. Che questo Figlio di un falegname sia Figlio di Dio è difficile crederlo per loro. Gesù stesso porta come esempio l’esperienza dei profeti d’Israele, che proprio nella loro patria erano stati oggetto di disprezzo, e si identifica con essi.

A causa di questa chiusura spirituale, Gesù non poté compiere a Nazareth «nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì» (Mc 6,5). Infatti, i miracoli di Cristo non sono una esibizione di potenza, ma segni dell’amore di Dio, che si attua là dove incontra la fede dell’uomo nella reciprocità. Scrive Origene: «Allo stesso modo che per i corpi esiste un’attrazione naturale da parte di alcuni verso altri, come del magnete verso il ferro … così tale fede esercita un’attrazione sulla potenza divina» (Commento al Vangelo di Matteo 10, 19).

Dunque, sembra che Gesù si faccia – come si dice – una ragione della cattiva accoglienza che incontra a Nazareth. Invece, alla fine del racconto, troviamo un’osservazione che dice proprio il contrario. Scrive l’Evangelista che Gesù «si meravigliava della loro incredulità» (Mc 6,6). Allo stupore dei concittadini, che si scandalizzano, corrisponde la meraviglia di Gesù. Anche Lui, in un certo senso, si scandalizza!

 Malgrado sappia che nessun profeta è bene accetto in patria, tuttavia la chiusura del cuore della sua gente rimane per Lui oscura, impenetrabile: come è possibile che non riconoscano la luce della Verità? Perché non si aprono alla bontà di Dio, che ha voluto condividere la nostra umanità? In effetti, l’uomo Gesù di Nazareth è la trasparenza di Dio, in Lui Dio abita pienamente. E mentre noi cerchiamo sempre altri segni, altri prodigi, non ci accorgiamo che il vero Segno è Lui, Dio fatto carne, è Lui il più grande miracolo dell’universo: tutto l’amore di Dio racchiuso in un cuore umano, in un volto d’uomo.

Colei che ha compreso veramente questa realtà è la Vergine Maria, beata perché ha creduto (cfr Lc 1,45). Maria non si è scandalizzata di suo Figlio: la sua meraviglia per Lui è piena di fede, piena d’amore e di gioia, nel vederlo così umano e insieme così divino. Impariamo quindi da lei, nostra Madre nella fede, a riconoscere nell’umanità di Cristo la perfetta rivelazione di Dio

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 33 – CONCLUSIONI – LA RISPOSTA DELL’UOMO A DIO

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

La profezia di Don Orione: il popolo tornerà a credere, ad adorare, a vivere

Carissimo Padre, condivido quella che può considerarsi una profezia di San Luigi Orione, cosi adatta alle riflessioni in radio di queste settimane. Un caro saluto e grazie sempre!

<< Cristo ritorna! E tornerà nella pienezza della libertà alla sua Chiesa, tornerà in trionfo, portato a braccia di popolo, su un trono di cuori! Il cuore di Gesù sta preparando il giorno della sua misericordia. 
Quando il popolo sembrerà strappato per sempre a Dio allora si risveglierà come un forte, e comprenderà che solo il Cuore di Cristo è la sua vita, è la sua felicità e a voce grande ed angosciosa si rivolgerà a Lui, e invocherà il Signore, Dio delle misericordie! Basterà allora alzare un crocifisso, che il popolo gli cadrà ai piedi in ginocchio, per risorgere anelante a vita più alta. E il popolo tornerà a credere, ad adorare, a vivere>>

San Luigi Orione, dal sito “Messaggi di Don Orione” del 4 luglio c.a.

Inviato da Marco da Lecce

Caro Marco,

queste parole di Don Orione fanno parte di quella  costellazione di profezie che illuminano il nostro tempo, contrassegnato dall’attacco dell’impero delle tenebre contro Chiesa cattolica, nel tentativo di cancellare ogni traccia  di Cristianesimo nel cuore delle persone.

Noi siamo entrati nel momento culminante di questa battaglia, che riguarda innanzi tutto la  fede,  nella quale dobbiamo dare la nostra testimonianza coraggiosa di amore per Cristo, costi quello che costi, anche col martirio.

La Madonna è qui da così tanto tempo per  risvegliare la fede e per chiamare il mondo alla conversione, in modo tale di uscire vittoriosi dal tempo delle prove. Beati quelli che rispondono alla chiamata  e perseverano nel cammino, nonostante il prevalere  dell’indifferenza,  della presunzione e dell’ipocrisia.

La vittoria della Regina della pace è certa e diventa sempre più visibile nelle schiere degli umili di cuore, che seguono la Madre lungo il sentiero del Calvario, indifferenti alla vanità e alle seduzioni del mondo.

Dio ci scampi dall’essere fra  quelli che, nel momento  in cui lo Sposo verrà, ai sentiranno dire :” In verità io vi dico non vi conosco”

Ave Maria

 Padre  Livio

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 32 – IL CANONE DELLE SCRITTURE – LA SACRA SCRITTURA E LA CHIESA

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VATICANO

Viganò scomunicato per scisma

Un comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede annuncia la scomunica “latae sententiae” per l’ex nunzio negli USA che non riconosce la legittimità del Papa e dell’ultimo Concilio

Vatican News – Venerdì 5 Luglio 2024

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America ha ricevuto la scomunica comminata d’ufficio per aver voluto abbandonare la comunione con il Vescovo di Roma e la Chiesa cattolica. «In data 4 luglio 2024 – si legge nel comunicato diffuso dal Dicastero – il Congresso del Dicastero per la Dottrina della Fede si è riunito per concludere il processo penale extragiudiziale ex can. 1720 CIC a carico» di monsignor Carlo Maria Viganò, arcivescovo titolare di Ulpiana, «accusato del delitto riservato di scisma (cann. 751 e 1364 CIC; art. 2 SST)».

«Sono note – continua il comunicato – le sue affermazioni pubbliche dalle quali risulta il rifiuto di riconoscere e sottomettersi al Sommo Pontefice, della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti e della legittimità e dell’autorità magisteriale del Concilio Ecumenico Vaticano II». «All’esito del processo penale», Viganò «è stato riconosciuto colpevole del delitto riservato di scisma. Il Dicastero ha dichiarato la scomunica latae sententiae ex can. 1364 § 1 CIC. La rimozione della censura in questi casi è riservata alla Sede Apostolica». La decisione è stata comunicata all’arcivescovo in data 5 luglio 2024.

Com’è noto lo scorso 20 giugno era stato lo stesso prelato a divulgare integralmente il decreto che lo convocava a Roma per rispondere delle accuse dandogli la possibilità fino al 28 giugno di nominare un avvocato difensore che lo rappresentasse o facendo pervenire una memoria difensiva. Non essendo avvenuto, gli è stato attribuito un difensore d’ufficio che ha svolto secondo le norme del Diritto la difesa di Viganò.

A più riprese, negli ultimi anni, l’ex nunzio negli USA aveva dichiarato di non riconoscere la legittimità del Papa e dell’ultimo Concilio. Nella scomunica latae sententiae si incorre per il fatto stesso di aver commesso il delitto. Allo scomunicato è proibito di celebrare la Messa e gli altri sacramenti; di ricevere i sacramenti; di amministrare i sacramentali e di celebrare le altre cerimonie di culto liturgico; di avere alcuna parte attiva nelle celebrazioni appena citate; di esercitare uffici o incarichi o ministeri o funzioni ecclesiastici; di porre atti di governo. Il senso della scomunica è comunque quello di essere una pena medicinale che invita al ravvedimento, quindi si resta sempre in attesa di un ritorno della persona alla comunione.

LA MIA VITA PER LA GOSPA

Cari amici, a intervalli, vi racconto sul Blog la storia delle apparizioni della Madonna a Medjugorje, così come io l’ho vissuta dai primissimi anni fino ad oggi (Trovate la serie nella sezione “Medjugorje” del Blog)

37. “Sono vostra Madre e vi amo”

Gesù ha voluto fare agli uomini il dono di sua madre. E’ una grazia di inestimabile valore, che però non abbiamo ancora compreso pienamente ed è per questo, osserva S. Luigi Maria Grignon da Monfort, che Gesù non è abbastanza conosciuto e amato. La Madre di Dio a Medjugorje si è manifesta come “Regina della pace”, in un passaggio della storia in cui l’uomo potrebbe ridurre la terra a un cumolo di rovine. Nel medesimo tempo ha voluto che gli uomini scoprissero il suo cuore di madre. Non solo Madre di Gesù, ma anche Madre della Chiesa e dell’intera umanità.

La maternità di Maria è una componente fondamentale della fede e della spiritualità. Sulla scia del Concilio Vaticano II e della testimonianza di Giovanni Paolo II, oggi siamo più consapevoli che, secondo l’affermazione di S. Bernardo, chi ha Dio per Padre ha anche Maria per Madre. Non si comprendono i messaggi della Gospa se non si coglie questo aspetto  della sua persona. Essere madre è connaturale a Maria. Guardando a Lei vediamo la “Donna”, la nuova Eva, che è la madre del mondo nuovo della grazia.

Mi sono chiesto molte volte perché quasi la totalità dei pellegrini che vanno a Medjugorje tornano a casa pieni di gioia e di fervore. E’ un fenomeno che non si riscontra altrove in un modo così intenso e numeroso. Il viaggio è lungo e il soggiorno privo di attrattive particolari. Eppure le moltitudini che arrivano cariche di angosce e preoccupazioni, ripartono sollevate e piene di speranza.  Che cosa è avvenuto nel segreto del loro cuore? Che cosa può aver causato un cambiamento così radicale, che nessun medicina nessun psicologo del mondo potrebbero procurare?

La ragione è semplice, anche se chi non ha la fede non è in grado di afferrarla. Le gente che viene in pellegrinaggio scopre nella preghiera e nel silenzio dell’anima di avere una madre. E quale madre! La stessa che ha avuto Gesù. Una madre meravigliosa, eternamente giovane, divinamente bella, ricolma di grazia e di bontà. Una madre sempre presente, che ama ognuno come se fosse il suo unico figlio. Una madre  forte e paziente, che prende ognuno per mano, guidandolo con sicurezza sulle strade infide della vita. Una madre che può tutto con la potenza della sua preghiera e che non abbandona mai nessuno. Una madre che ascolta col cuore, che capisce ogni situazione, che ti guarda con occhi di infinita misericordia. Una madre che non è mai stanca e che non si arrende neppure dinanzi ai figli che non vedono, che non sentono e che la disprezzano.

Una madre che ha la forza di sorridere, anche quando il suo cuore è straziato per quei figli che si perdono nelle paludi del peccato. Una madre che è scesa in campo, come la coraggiosa Giuditta, per salvare l’umanità dalle fauci del drago, in un combattimento che ha in palio la sorte eterna di innumerevoli anime e il futuro stesso del mondo. Benché i figli di Maria siano una moltitudine immensa, lei non si rassegna a perderne neppure uno. Il suo desiderio, più volte ribadito, è di salvare tutte le anime e di portare tutti i suoi figli con Lei in paradiso.

Il mondo sa di avere una tale madre? Fino a che punto ne è consapevole la Chiesa, nonostante l’insegnamento dei suoi Papi? La grazia speciale che ricevono i pellegrini a Medjugorje è il riconoscimento  del volto materno di Maria. Forse avranno sentito innumerevoli volte dal pulpito che la Madonna è Madre di Dio e Madre nostra, ma, come spesso accade per le verità di fede, le parole non erano entrate nel cuore. A Medjugorje viene concessa la grazia straordinaria di sentire che la Madonna è viva, è presente nella nostra vita e ci accoglie come suoi figli.

I veggenti concordemente affermano che è la Madonna che chiama a Medjugorje. Lo stesso ringraziamento al termine dei messaggi alla parrocchia ne è la conferma. La Gospa non si dimentica mai di esprimere la gratitudine per quelli che hanno accolto il suo invito. Colpisce che le persone che arrivano da ogni parte del mondo siano concordi nel testimoniare di essere state chiamate da Maria. Non vi è dubbio che sia Lei a chiamare, a rivelarsi nel cuore e a prendere per mano. “ Voi siete mei figli e io vi voglio tutti sulla via della salvezza. Perciò, figli miei, radunatevi intorno a me, affinché possa farvi conoscere l’amore di mio Figlio ed aprire così la porta della beatitudine eterna” (02-07-2012).

Nel lungo tempo in cui la Gospa è presente si è sempre più manifestato il mistero della sua maternità. Quando Paolo VI, in chiusura del Concilio Vaticano II, proclamava solennemente Maria madre della Chiesa , dava inizio a un tempo mariano speciale, in cui l’umanità veniva preparata  ad accogliere il ritorno di Gesù Cristo come re dei cuori, dopo il dilagare della tenebre della menzogna e del grande rifiuto. La Regina della pace disponeva così la Chiesa al più grande intervento della nuova Eva per salvare l’umanità redenta.

Con l’inizio dei messaggi alla parrocchia, la Gospa intende mettere in risalto la sua mediazione materna. Il richiamo è evidente ad ogni apertura del messaggio, con l’immancabile “Cari figli”, spesso ripetuto con diminutivo di “Figlioli”, volto a sottolineare la sua incontenibile tenerezza. I parrocchiani devono comprendere che Colei che parla è la Madre di Dio e la Regina del cielo, ma anche la Madre di infinita bontà che Gesù ci ha donato.

 Non si comprendono i messaggi della Gospa se non si guarda al cuore dal quale sgorgano come una sorgente inesauribile di sapienza e di bontà. Li afferra solo chi accetta di essere figlio. Se manca questa umile accoglienza, i messaggi non entrano nel cuore e rimangono lettera morta. La Madonna nei suoi messaggi ha le tipiche preoccupazioni di una madre, anche se vi è un abisso fra Lei e le nostre madri terrene. Di che cosa si preoccupano le madri? La domanda sarebbe banale se l’umanità non vivesse un tempo di pericolosi sbandamenti.

Tipico della madre è di preoccuparsi dei figli. Hanno a cuore la loro salute, la  loro crescita, il loro futuro, la loro felicità. Si spendono per i figli, anche quando sono ingrati. Non contano le fatiche, i sacrifici e le lacrime. Non sono mai stanche quando si tratta di loro e non si arrendono di fronte agli ostacoli apparentemente insormontabili. La Madonna riflette questi tratti materni, ma elevandoli ad altezze irraggiungibili.

“Mia madre non mi ascolta come la Madonna”, mi ha confidato Marija. Mia madre, quando parlo si distrae o pensa ad altro, la Madonna mi ascolta attentamente e col cuore”. Quanta strada hanno dovuto fare i parrocchiani per entrare nel cuore materno di Maria. Ogni suo messaggio è un latte spirituale da bere con l’avidità dei neonati, perché diventi carne e sangue. “Nessuna madre è Madre come la Madonna” ripetono spesso i veggenti. “Lei ha tutte le cose più belle” e anche quando rimprovera lo fa con una dolcezza che penetra l’anima e la conquista. Lei ci ama come nessun altro al mondo, eccetto Dio. Si potrebbe perfino dire che l’amore materno di Dio ci giunge attraverso il suo cuore. C’è da meravigliarsi che in momenti particolari la Madonna scambi con i veggenti un abbraccio o un bacio, nella  festa del compleanno o dell’onomastico o quando c’è bisogno di tenerezza e di incoraggiamento?

“Nessuno è fuori dall’ambito dell’amore materno di Maria. Per lei siamo tutti importanti e più volte ci ricorda che prega per ognuno di noi. Il suo cuore veglia su ogni nostro passo lungo la via della santità, perché lei desidera portarci tutti in paradiso e non cessa mai di amarci, anche quando siamo lontani da lei e da suo Figlio. Tanto ci ama che il suo cuore piange lacrime di sangue per ognuno di noi che si perde nel peccato (24.05.1984). A volte penso all’ immenso dono che Gesù ci ha fatto, affidandoci a Maria come madre. E’ stato il suo ultimo pensiero, l’estremo atto di amore prima di morire in croce. E penso alla grande condiscendenza di Maria per essere stata così a lungo in mezzo a noi.

Qualcuno dice che la Madonna nei suoi messaggi si ripete. Forse che le madri terrene non si ripetono? Non fanno sempre le stesse raccomandazioni, anche quando noi non ascoltiamo? Quando i figli percorrono ciechi e sordi la via della perdizione quale madre tacerebbe? Quale non ripeterebbe all’infinito i richiami alla salvezza? Qualcuno pretenderebbe che la Madonna tacesse! Una madre dovrebbe forse lasciare che i suoi figli periscano nel male?

“In tutte le apparizioni la Madonna si manifesta come madre. Mi pare però che in nessuna  accentui la sua materna bontà come a Medjugorje. Nelle situazioni più difficili, quando i veggenti e le loro famiglie subivano le vessazioni della polizia speciale, i ragazzi nel momento dell’apparizione raccontano ogni cosa alla Madonna, e lei ascoltava attentamente “come un confessore”, benché evidentemente fosse già a conoscenza di ogni cosa. In tutto questo tempo lei li ha seguiti, li ha sostenuti nei momenti difficili, li ha istruiti, li ha guidati e li ha formati nelle virtù cristiane. Ma la stessa cosa Maria ha fatto e fa con ciascuno di noi. Lei è una madre che esclude nessuno.

Tutti le siamo noti, fin nelle fibre più nascoste del nostro essere e ama tutti, senza dimenticare nessuno per quanto piccolo sia. Comprendere il cuore materno di Maria significa entrare nelle profondità del suo essere traboccante di bellezza celeste. (Padre Livio – Perché credo a Medjugorje – pag. 30 – Sugarco edizioni).

🔴LIVE🔴PADRE LIVIO: GLI EVENTI DEI SEGRETI ACCADRANNO NECESSARIAMENTE

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

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