"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Aprile 2024 Pagina 6 di 16

La de-colonizzazione della Russia

di Stefano Caprio – Asia News – 21 Aprile 2024

La questione del post-colonialismo in Russia è il grande tema di sottofondo imposto dalla guerra russa in Ucraina. Dietro le pretese del “mondo russo” ci sono le aspirazioni dei tanti popoli che da secoli sono sottoposti alla dominazione imperiale di diverse ideologie, da quella zarista a quella sovietica, e oggi dalla visione eurasiatica kirill-putiniana, che prendendosela con l’Ucraina ha di fatto scoperchiato il vaso di Pandora di tutta la storia russa.

A metà aprile si è concluso il primo corso di “de-colonizzazione” della Russia, tenuto on-line da professori di varie parti del mondo, a cui hanno partecipato decine di “studenti” e attivisti dei movimenti indipendentisti di Buriazia, Calmucchia, Udege (un popolo indigeno del sud-est della Siberia), Cecenia, Inguscezia, Carelia e molti altri. Tra i “docenti” vi sono lo storico ucraino Sergyj Gromenko, la culturologa ucraina Oksana Litvinenko, il dissidente polacco Petr Mintser, lo storico dell’arte russo-ucraino Konstantin Akinša, la critica letteraria americana Eva Tompson e vari esperti dell’argomento, come Aleksandr Etkind (famoso psicologo sovietico, poi culturologo americano) e Sergej Abašin, un antropologo moscovita. Tra gli organizzatori del corso vi è il filosofo russo Mikhail Judanin, nato e cresciuto a Novosibirsk al centro della Siberia, poi trasferitosi in Israele e quindi in America, dove insegna all’università della Georgia. È “l’altra Russia” di cui parla lo scrittore russo-georgiano Boris Akunin, quella al di fuori dei confini, che però ha un ruolo importante anche per chi vive nella Russia imperiale putiniana, e spera in una ricostruzione completamente diversa di “tutte le Russie” negli anni a venire.

La questione del post-colonialismo in Russia è il grande tema di sottofondo imposto dalla guerra russa in Ucraina, uno degli effetti contrari ottenuti dalle manie di grandezza del “Putin collettivo”. Dietro le pretese del “mondo russo” ci sono le aspirazioni del “mondo non russo”, dei tanti popoli che da secoli sono sottoposti alla dominazione imperiale di diverse ideologie, da quella zarista a quella sovietica, e oggi dalla visione eurasiatica kirill-putiniana, che prendendosela con l’Ucraina ha di fatto scoperchiato il vaso di Pandora di tutta la storia russa. Nessuno può prevedere come andrà a finire la guerra mondiale scatenata dal Cremlino, ma molti immaginano che al posto della Federazione russa e delle sue cento regioni potranno crearsi molti Stati diversi, chi dice dieci e chi cinquanta. Su 145 milioni di cittadini, i russi sono al massimo 80 milioni (di etnia molto mista), e il resto varia dagli ugro-finnici ai caucasici, dai turanici ai mongoli, passando per gli europei orientali di vario ceppo fino ai cinesi, che sempre di più occupano i territori estremo-orientali.

Da sempre in queste terre si verifica un confronto tra oppressi e oppressori, in dimensioni che non hanno uguali al mondo: se negli Stati Uniti solo oggi emergono i sensi di colpa per l’emarginazione dei nativi da parte dei coloni giunti dall’Europa, in Russia fin dalle origini il popolo dominante si afferma a scapito delle etnie minori, come narrano le cronache medievali fin dai tempi della Rus’ di Kiev. Allora la scelta del battesimo bizantino fu il risultato del confronto tra l’islam dei Bulgari di Volga, l’ebraismo dei Khazari del Caucaso e il cattolicesimo latino dei nemtsy, i “muti” privi dello slovo, la “parola” degli slavi, un termine che oggi si applica ai tedeschi e che allora indicava tutti gli occidentali. Queste varianti scartate, per poi scegliere la “grande bellezza” del cristianesimo di Santa Sofia di Costantinopoli, sono però sempre rimaste legate alla Russia nei secoli successivi, aggiungendo poi le varianti asiatiche del “giogo tartaro” e della conquista della Siberia, tra la fine del Medioevo e i secoli moderni e contemporanei.

Il colonialismo, del resto, non è un’invenzione dei russi, anzi è in un certo senso la vera radice di tutti gli imperi e gli Stati del Mediterraneo e dell’Europa, dai greci di Alessandro Magno ai romani di Giulio Cesare, per poi darsi il cambio tra i vari tentativi della translatio imperii di quasi tutti i popoli europei e americani. La Grecia antica cercava terre fertili da coltivare, mentre nei tempi moderni si affermano le metropoli dei padroni che controllano vasti territori da sfruttare economicamente e controllare militarmente, e la Russia è rimasta in questo senso alle varianti del secondo millennio. A parte i due secoli pietroburghesi di tendenza occidentale, in Russia permane il dominio della capitale eurasiatica di Mosca, un altro mondo rispetto al resto del Paese, e gli anni putiniani hanno in gran parte rilanciato questo modello: a Mosca si vive nel lusso, nella pace e nella concordia, e il resto del Paese e del mondo intero può soltanto alimentare la sua superbia, solo in parte condivisa con San Pietroburgo, Nižnij Novgorod, Novosibirsk e poche altre metropoli.

Secondo Judanin, il colonialismo si produce “non dalla concorrenza dei commercianti, ma quando un brigante incontra l’uomo d’affari nel cortile, gli spacca la testa con un’asta e gli ruba tutti i soldi… la colonizzazione è un effetto dell’uso della forza”. Poi col tempo i colonizzatori cominciano a credere di meritarsi la posizione dominante per alcune loro qualità particolari, e così “nasce il mito della gerarchia mondiale dei popoli, ritenendo normale e legittimo che chi ha in mano il fucile debba comandare su quelli che hanno solo l’arco e le frecce”, come nella narrativa del Far West americano e prima ancora del Far East siberiano, dove i cosacchi già rappresentavano nel Cinquecento quelli che saranno i cowboys dell’Ottocento, e oggi sono le armate russe in Ucraina. La retorica dei “combattenti superiori”, del resto, ha alimentato la ferocia delle varie squadre di invasori, dalla compagnia Wagner del “cuoco arrostito” Evgenij Prigožin alla divisione Akhmat dei ceceni, agli ordini del colonizzatore caucasico Ramzan Kadyrov, gli eroi putiniani della “operazione speciale”.

Il filosofo spiega che “l’economia coloniale va sempre a braccetto con varie forme di razzismo”, come ad esempio l’obbligo imposto all’Uzbekistan e al Turkmenistan di coltivare soltanto il cotone, escludendo tutte le altre colture, ciò che ancora oggi impone raccolte schiavistiche a cui sono costretti anche gli studenti di questi Paesi. La suddivisione dei settori di produzione era un progetto iniziato già durante l’impero degli zar, e poi perfezionato dal regime sovietico per realizzare la “partecipazione dei popoli” al grande progetto del socialismo universale, senza pensare alle disastrose conseguenze sull’ecologia di tutta l’Asia centrale e di altri territori. Non è un caso che oggi gli uzbeki, i turkmeni e i tagichi organizzino grandi “festival della tessitura” per rifarsi delle umiliazioni secolari, quando il cotone raccolto veniva portato in Bielorussia per comporre i “capolavori” di cui gli asiatici erano ritenuti incapaci.

Per giustificare la propria visione coloniale, oggi i russi ritrovano argomenti antichi e ne immaginano di nuovi. La Russia ha da sempre un complesso da elaborare, quello di essere un impero di terra senza sbocchi sul mare, invidiando i domini britannici, spagnoli, olandesi e altri che spaziavano per gli oceani; nell’attuale guerra in Ucraina, più che il Donbass ai russi interessava la Crimea (luogo simbolico da sempre) e le rive del mar Nero, e più che la conquista di Kiev si cerca di arrivare a Odessa, per imporsi poi fino al Mediterraneo. Un altro sogno che preannuncia future catastrofi è quello del controllo del Mar Glaciale Artico, che con il riscaldamento globale è sempre meno glaciale, e potrebbe liberare nuove “colonie” da conquistare; del resto, fin dal Seicento i russi avevano attraversato lo stretto di Bering per conquistare l’Alaska, giungendo fino alla California poi venduta agli americani, in un corto circuito degli imperi d’Oriente e Occidente.

Secondo le classiche impostazioni del colonialismo russo, oggi ravvivate dall’idea del “mondo russo” ortodosso, la Russia non opprime i popoli minori, anzi li protegge e li fa crescere nell’integrazione economica, culturale e religiosa. Nel recente Nakaz, il decreto del Concilio mondiale ispirato dal patriarca Kirill, si sottolinea l’importanza dell’opera della Chiesa ortodossa anche nei rapporti con l’islam, il buddhismo e le altre religioni locali fino allo sciamanesimo asiatico, che grazie al cristianesimo patriarcale si assimilano alla grande sobornost patriottica, l’educazione dei popoli alla difesa dalle invasioni e dalle eresie. La resistenza alla “degradazione morale” occidentale, motivo spirituale della guerra in Ucraina, esalta la superiorità dei “valori tradizionali” proclamati dal patriarca anche per le altre religioni, essendo “valori universali” che i russi hanno il diritto e il dovere di affermare a tutte le latitudini. Colonizzazione che diventa evangelizzazione, sobornost ecumenica della de-nazificazione e russificazione, questi sono i ritornelli della rinascita imperiale della Russia.

Un altro termine utilizzato nei tempi sovietici era la korenizatsija (da koren = radice), una politica etnica imposta sotto Stalin, il dittatore georgiano che voleva essere più russo dei russi, anche se parlava con forte accento caucasico. Allora vigeva l’ideologia anti-religiosa, e invece di metropoliti e muftì si aggregavano i segretari di partito e gli alti funzionari, per costituire una élite di “uomini nuovi” di nazionalità sovietica e non più legata alle origini di sangue. Le “radici” oggi sembrano però non avere più il terreno fertile delle colonie antiche, e i tanti popoli dell’Eurasia sopportano sempre di meno la dittatura imperiale dei russi: dopo aver invaso l’Ucraina e minacciato gli altri Paesi dell’Europa orientale, del Caucaso, della Siberia e di tutta l’Asia, c’è il rischio che la Russia sia costretta a invadere sé stessa, rimanendole soltanto la possibilità della auto-colonizzazione.

BUONA DOMENICA

QUARTA DOMENICA DI PASQUA

Cari amici di Radio Maria buona Domenica!

Oggi è il giorno del Signore, illuminato dalla luce della sua resurrezione, nel quale siamo chiamati alla fonte di grazia dell’Eucaristia, il pane vivo che ci dona la vita eterna.

Facciamo dell’Eucaristia domenicale il centro focale della nostra settimana, affinché la nostra vita sia un cammino con Cristo, nostra Pasqua e nostra Pace.

Nel brano di Vangelo di oggi Gesù si presenta come il Buon Pastore che dà la vita per le sue pecorelle. Il Buon pastore ha cura delle sue pecore, le porta la pascolo perché si possano nutrire, le protegge dall’attacco dei lupi e le mette al sicuro nell’ovile. Le sue pecore sono ciò che di più caro possiede.

In questo è radicalmente diverso dal mercenario, al quali le pecore non appartengono e per questo fuggono quando arriva il lupo che le assale, le disperde e le rapisce.

Chi sono questi mercenari? Sono tutti coloro che si presentano come guide illuminate e disinteressate, attirando a sé le pecore ignare e ingenue , sviandole, tosandole e abusandone.

La storia e ha sempre abbondato di questi mercenari, falsi profeti, falsi pastori e falsi salvatori, che hanno portato i loro popoli al macello. Oggi imperversano  più che mai, perché l’uomo- pecora fa fatica a imparare le tristi lezioni del passato.

Di chi allora ci dobbiamo fidare? Gesù indica se stesso come il Pastore che ci ama, ci conosce e che per noi ha donato la sua vita, perché noi l’avessimo in abbondanza. Seguiamolo senza mai abbandonarlo,  imparando conoscere la sua voce e  cercando il nostro rifugio nel suo ovile, la Chiesa, l’ ovile santo che ci nutre e ci protegge.

Non ci dispiaccia, cari amici, essere pecorelle che seguono con fiducia Gesù Buon Pastore. Le pecorelle sono umili, sono miti, sono inoffensive. Guardiamoci invece di essere lupi che minacciamo il prossimo, lo assalgono e lo divorano.

Che Gesù buon Pastore  benedica, ispiri e conforti i Pastori della Chiesa, perché siano la sua immagine viva e rassicurante, in mezzo a tante pecore allo sbando che hanno bisogno di guida e di protezione.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,11-18

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

La guerra nucleare e gli ultimi 72 minuti prima della fine del mondo

di Elena Tebano – Corriere della sera 20 Aprile 2024

Con il conflitto in Ucraina e tra Israele e Iran, torna centrale la paura delle armi nucleari, oggi ci sono nove potenze che le posseggono. Rischi e paura di un tempo incerto: ne parla il libro di Annie Jacobson

«La guerra nucleare è una follia. Se un’arma nucleare venisse lanciata contro gli Stati Uniti, anche da una nazione canaglia dotata di armi nucleari come la Corea del Nord, la politica americana impone un contrattacco nucleare. Questa risposta darebbe quasi certamente il via a una serie di eventi che andrebbero rapidamente fuori controllo. “Il mondo potrebbe finire nelle prossime due ore”, mi ha detto in un’intervista il generale Robert Kehler, ex comandante del Comando strategico degli Stati Uniti». Annie Jacobson, giornalista investigativa americana, già finalista per il premio Pulitzer, in un intervento sul sito Mother Jones descrive così i rischi delle armi nucleari. L’articolo è un estratto del suo nuovo libro, appena pubblicato negli Stati Uniti e in Germania, Nuclear War: A Scenario («Guerra nucleare. Uno scenario». Il titolo tedesco, 72 minuti all’annientamento, è più inquietante) e ha dato vita a un ampio dibattito sui rischi della deterrenza nucleare. Cioè di quella strategia militare che «consiste nel predisporre misure tali per cui il nemico, in vista delle conseguenze di un suo attacco, sia dissuaso dal metterlo in opera. In tal senso essa si lega alla corsa agli armamenti iniziata nel secondo dopoguerra, e ne costituisce l’impalcatura concettuale e la giustificazione ideologica» (la definizione è della Treccani).

Negli anni 80, quando si è registrato il picco di 70.481 armi nucleari al mondo, i rischi di una guerra atomica erano ben presenti e ampiamente discussi dall’opinione pubblica. Con la fine della guerra fredda, il disgelo e la riduzione degli armamenti (oggi al mondo ci sono circa 12.500 armi nucleari divise tra nove Paesi) il pericolo di un conflitto nucleare è iniziato a sembrare sempre più remoto. Oggi non è più così: la guerra russa in Europa contro l’Ucraina e la minaccia di un conflitto tra Israele e Iran hanno reso quel rischio tremendamente più attuale. Anche se finora la deterrenza ha funzionato contro la Russia.

La cosa interessante e spaventosa del libro di Jacobsen è che mostra che basterebbe la decisione di una singola persona per scatenare l’apocalisse nucleare, non importa se è un dittatore imprevedibile e paranoico come Kim Jong-un, o dedito alle prove di forza come Vladimir Putin, o un presidente democraticamente eletto. È un fatto ben not0 agli addetti ai lavori: «Durante la crisi del Watergate, il Segretario alla Difesa James Schlesinger, preoccupato che un Richard Nixon ubriaco e pensieroso potesse decidere di lanciare un attacco nucleare, avrebbe detto ai dirigenti del Pentagono di consultare lui o il Segretario di Stato Henry Kissinger prima di seguire una direttiva della Casa Bianca» ricorda il New York Times nella sua recensione del libro. Jacobsen dal canto suo è convinta che molti esperti militari le abbiano parlato perché pensano che l’opinione pubblica debba sapere che una cosa del genere può accadere.

«Gli Stati Uniti mantengono una politica di lancio nucleare chiamata “Launch on Warning”. Ciò significa che se un satellite militare indica che la nazione è sotto attacco nucleare e un secondo radar di preallarme conferma tale informazione, il presidente lancia missili nucleari in risposta. L’ex segretario alla Difesa William Perry mi ha detto: “Una volta che siamo avvertiti di un attacco nucleare, ci prepariamo a lanciare. Questa è la politica. Non aspettiamo”. Il Presidente degli Stati Uniti ha l’autorità esclusiva di lanciare armi nucleari. Non chiede il permesso a nessuno. Né il segretario alla Difesa, né il presidente del capo di stato maggiore congiunto, né il Congresso degli Stati Uniti», spiega Jacobsen in un intervento su The New Scientist. 

«Quando il Presidente viene a sapere che deve rispondere a un attacco nucleare, ha solo 6 minuti per farlo. Sei minuti sono un tempo irrazionale per “decidere se scatenare l’Armageddon”, lamentava il presidente Ronald Reagan nelle sue memorie. “Sei minuti per decidere come rispondere a un segnale di disturbo su un radar… Come si può applicare la ragione in un momento come quello?”. Eppure, il Presidente deve rispondere. Perché un missile balistico intercontinentale impiega circa 30 minuti per arrivare da una rampa di lancio in Russia, Corea del Nord o Cina a qualsiasi città degli Stati Uniti, e viceversa. I sottomarini con armamento nucleare possono ridurre il tempo di lancio al bersaglio a 10 minuti o meno. Oggi ci sono nove potenze nucleari, con un totale di oltre 12.500 armi nucleari pronte per essere utilizzate. Gli Stati Uniti e la Russia hanno circa 1.700 armi nucleari ciascuno: armi che possono essere lanciate in pochi secondi o minuti dopo che i rispettivi presidenti hanno dato il comando», dice ancora Jacobsen. Gli Stati Uniti però hanno solo 44 missili per intercettare e far esplodere le testate nemiche. E il prossimo presidente americano potrebbe essere Donald Trump.

«Ho fatto una serie di interviste con il fisico Richard Garwin, che ora ha 95 anni. È probabilmente la persona più esperta di armi nucleari del pianeta, e probabilmente ne sa di più sulla politica nel lungo arco della storia, perché aveva 23 o 24 anni quando progettò la prima bomba termonucleare. Nel test “Ivy Mike”, la bomba esplose con una potenza di 10,4 megatoni, circa 1.000 Hiroshima. Garwin mi disse che la sua più grande paura era , ed era sempre stata, la teoria del pazzo. Ha usato l’espressione francese Après moi, le déluge – dopo di me, il diluvio – riferendosi all’idea che un leader pazzo, maniacale, egoista e narcisista possa lanciare un’arma nucleare per ragioni che nessuno potrà mai conoscere» dice ancora Jacobsen a Mother Jones. 

Nel 1983 gli Stati Uniti hanno fatto una simulazione dei possibili scenari di guerra in un gioco chiamato Proud Prophet, a cui hanno partecipato vari esperti. Tra questi c’era un professore di Yale Paul Bracken che, racconta Jacobsen, è stato autorizzato a parlarne in termini generali: «Ha scritto nel suo libro che tutti se ne sono andati molto depressi, perché non importa come inizia lo scenario nucleare — se la Nato è coinvolta o meno, se la Cina è coinvolta o meno — finisce sempre allo stesso modo, il modo più terribile, perché l’America ha una politica di “lancio su allarme”. Non aspettiamo di assorbire un colpo nucleare. Una volta che un missile è in arrivo e c’è una conferma secondaria dai radar di terra, al presidente viene chiesto di lanciare un contrattacco». 

Il punto è che non è possibile sapere se il missile contiene una testata nucleare. Ma il presidente deve comunque decidere subito se rispondere. E se decide di farlo con le testate nucleari l’apocalisse atomica diventa inevitabile. Partendo da questo assunto Nuclear War: A Scenario racconta nel dettaglio e momento per momento cosa succederebbe se la Corea del Nord lanciasse un missile contro gli Stati Uniti.

«Il libro lascia aperta la questione di cosa abbia spinto la Corea del Nord a commettere questo atto di follia. Il dittatore Kim Jong-un sarebbe davvero così pazzo da attaccare gli Stati Uniti? Sta forse immaginando di sopravvivere all’inevitabile contrattacco? Secondo i servizi segreti americani, la Corea del Nord ha costruito per decenni il più grande sistema di bunker sotterranei del mondo. Si presume che la leadership del Paese abbia cibo, acqua e medicine sufficienti per trincerarsi sottoterra per anni. Oppure è solo un malinteso, un terribile incidente? Si tratta di un test missilistico sfuggito al controllo? In questo scenario fittizio, non è chiaro perché il missile sia stato lanciato. Pyongyang rimane in silenzio, proprio come nella realtà. Tra il gennaio 2022 e il maggio 2023, la Corea del Nord ha effettuato circa 100 test missilistici. Il Paese non ne ha annunciato nemmeno uno in anticipo. La cosa sconvolgente: per il resto dello scenario, non importa se il lancio sia stato intenzionale o accidentale» nota lo Spiegel.

Uno dei punti più problematici è che i leader hanno solo pochi minuti di tempo per decidere in caso che venga rilevato un potenziale attacco. È una responsabilità così gravosa che sia George W. Bush, che Barack Obama, che Joe Biden volevano cambiare la politica di «lancio su allarme». Ma non lo hanno fatto perché nessuno ha mai trovato un’alternativa alla politica di deterrenza nucleare. Un altro elemento problematico è il «sistema di allerta precoce» russo che è «inaffidabile»: secondo gli esperti americani c’è il pericolo che segnali come reali attacchi inesistenti, innescando una reazione a catena (un problema aggravato dal fatto che i presidenti degli Stati Uniti e la Russia attualmente non comunicano).

La descrizione della reazione a catena della deterrenza nucleare fatta da Jacobsen è così terrificante che Denis Villeneuve, il regista di Dune, ha comprato i diritti per farne un film. Paradossalmente potrebbe essere l’unica buona notizia portata dal libro. Il perché lo racconta Jacobsen, sempre nell’intervista a Mother Jacobsen: ha a che fare con il più famoso film di sempre sull’apocalisse nucleare,The Day After, che —uscito nel 1983, ha fatto capire a tutto il mondo i rischi della guerra nucleare. «Si tratta di una storia fittizia di una guerra nucleare tra l’America e la Russia sovietica, e metà del Paese lo guardò. È interessante notare che, dietro le quinte, la Abc ricevette molte pressioni per non mandarlo in onda — ricorda Jacobsen —. Ebbene, un americano molto importante lo guardò: Reagan assistette a una proiezione privata a Camp David. Il suo capo di gabinetto cercò di suggerirgli di non guardarlo, ma lo fece. Nel suo diario scrisse di essere “molto depresso”, prese il telefono e chiamò l’allora presidente sovietico Mikhail Gorbaciov, e i due leader si parlarono, il che è davvero l’unica soluzione a tutto questo. Grazie a quelle comunicazioni, alla loro conferenza e al trattato, l’arsenale nucleare folle è stato ridotto ai circa 12.500 esemplari attuali, una riduzione considerevole. Il Presidente prima di vedere “The Day After” aveva un approccio molto più duro e aggressivo. Ha cambiato posizione ed è diventato molto più prudente».

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Il decennio che cambierà il mondo

Testo del Video corrispondente – Citare fonte: Editoriale di P. Livio

La gente fa fatica a capire che siamo entrati negli ultimi tempi. Non si trovano all’interno del mondo cattolico stesso e della Chiesa persone che hanno la consapevolezza di essere entrati negli ultimi tempi. Per ultimi tempi si intende quella fase della Storia umana tri-ripartita. Ha il primo combattimento spirituale che è quello già in atto, incominciato con la prima apparizione della Madonna a Medjugorje e che porterà il trionfo del suo Cuore Immacolato. Il combattimento spirituale è quello dove le due bestie dell’Apocalisse – il potere umano assoluto e la falsa religione – verranno sconfitte, gettate nello stagno di fuoco e di zolfo. La Regina della pace è qui per combattere queste due bestie.

Successivamente ci sarà un tempo di pace, di cui non sappiamo la durata. La Madonna stessa ha detto: «Attraverso il vostro “sì” alla pace e la vostra decisione per Dio vi si apre una nuova possibilità per la pace. Soltanto così, figlioli, il tempo di questo secolo sarà per voi un tempo di pace e di prosperità» (25 dicembre 1999). Il tempo di pace vedrà poi un ultimo attacco di satana, per questo avremo la venuta di Cristo nella gloria per annientare satana, che verrà gettato all’inferno per tutta l’eternità. Dopodiché ci sarà la risurrezione dei morti, il giudizio finale e la fine del mondo, Cieli nuovi e Terra nuova.

Per dire questo bisogna fare discernimento. Che la fine della Storia sia tribolata è una verità di fede. Il Catechismo della Chiesa cattolica – nel numero 675 e seguenti – dice che la Chiesa vedrà, nella fase finale della sua presenza nel mondo, una grande persecuzione che la porterà ad entrare nel regno di Dio. Deve passare prima dalla grande impostura anticristica.

Sapere quando succederanno queste fasi dipende dal nostro discernimento. Il mio discernimento dice che siamo entrati nell’ultima fase della Storia umana. Non vedo una riflessione ecclesiale orientata in questo senso. Come se l’Apocalisse fosse qualcosa di non normale. Eppure, la letteratura teologica a questo riguardo, ha già cominciato il secolo scorso con i romanzi di Solov’ëv, di Benson e altri. Il mondo, il cinema, i romanzi, l’insieme delle cose parla di un clima apocalittico che è percepito dalla gente, ma non lo vedo nella Chiesa.

Se guardiamo alle apparizioni di Medjugorje, possiamo notare che sono di carattere apocalittico. Già la rivelazione di Fatima è apocalittica. I segni di tale carattere sono prima di tutto la Madonna stessa che appare con una corona di dodici stelle (capitolo 12 dell’Apocalisse), a Medjugorje ha i piedi sulla nuvola che ha un valore apocalittico, potrebbe significare tantissimo se rappresentasse l’Islam.

Il segno delle dodici stelle in tutte le apparizioni della Regina della pace fino ad adesso, è un segno chiaramente apocalittico. La Madonna, inoltre, ha detto che sarebbero state le ultime apparizioni sulla Terra poi non verrà più a chiamare l’umanità alla conversione. Vuol dire che siamo in una fase della Storia nuova, che i tempi ultimi premono. È un’indicazione che dà la Madonna all’azione di satana sciolto dalle catene che vuole distruggere il mondo, la Terra sulla quale camminiamo, la fede, la Chiesa e le anime.

Esaminando la perdita della fede vediamo che la frequenza ai Sacramenti in Europa è crollata, la nuova generazione non frequenta la Chiesa. Vediamo un dissolvimento ampio della fede, il Cristianesimo viene rinnegato, si affronta una realtà di un mondo nuovo che è un mondo senza Dio, senza eternità, senza aldilà, senza legge morale, senza Comandamenti.

È un segno dei tempi dell’Apocalisse e la venuta di Cristo nel mondo è la risposta ad un rifiuto di Cristo, della fede, della Redenzione. È una macchia d’olio che si sta allargando e sta conquistando il mondo intero, cioè l’incredulità.

Le minoranze cristiane ci saranno anche nei tempi ultimi, ma che ci sia uno scivolamento globale verso l’incredulità è evidente. La Madonna l’ha evidenziato nel Messaggio del 25 gennaio 2023: «L’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione».

La perdita della fede è il primo segno dell’Apocalisse, al posto della fede nasce la “falsa religione”. La religiosità del mondo d’oggi consiste nell’adorare se stessi. L’Impero Romano era molto religioso perché non c’era Dio che non fosse adorato. C’è una religiosità variegata, che nella sua radice comune a tutte queste forme di religiosità, è l’idolatria. Gli idoli da adorare sono il potere, la gloria, la ricchezza, il sesso, come al tempo dell’Impero Romano. Nell’Antico Testamento possiamo vedere come il popolo d’Israele abbia fatto molta fatica a staccarsi dagli dèi. Dopo essere fuggito dall’Egitto, aver attraversato il Mar Rosso, aver visto la potenza di Dio, Mosè chiamato sul Monte Sinai per avere le tavole la legge, il popolo vuole un idolo, un vitello d’oro da onorare.

L’idolatria è la costante della Storia umana, è particolarmente grave perché avendo avuto la verità – quindi Cristo – li abbiamo sostituiti con le opere dell’uomo e gli uomini stessi. Il dilagare dell’incredulità, il rifiuto della fede, di Cristo è un segno chiarissimo dell’Apocalisse. È un segno evangelico di cui parla Gesù stesso, parla anche degli ultimi tempi nei Suoi discorsi escatologici. Egli parla dei falsi cristi, falsi profeti, queste ideologie messianiche che imprigionano il mondo nelle trappole del potere. Tutto quello che vediamo oggi sono segni dell’Apocalisse.

Per la prima volta nella Storia dell’umanità, l’uomo può distruggere se stesso. Questo è il secondo segno dell’Apocalisse. È una possibilità che è minacciata, da cui siamo scampati per miracolo nei decenni passati. Siamo sotto una spada di Damocle, che potrebbe distruggere il mondo del quale camminiamo.

Più andiamo avanti e più questi segni si ingrossano. L’onda dell’incredulità si allarga sempre di più, gli uomini diventano sempre più cattivi e aspri. L’odio cresce fra i popoli, la volontà di distruggersi a vicenda è tale da poterlo vedere noi stessi attualmente. Tutto questo è in progressione continua. Da una parte le anime periscono perché sono entrate nel vicolo cieco dell’incredulità; dall’altra la Terra è sotto la minaccia dell’estinzione, con gli uomini che invece di frenare e ragionare cercano di creare sempre nuove armi. La Madonna a Kibeho ha detto che siamo in un mondo sull’orlo dell’abisso. Come segno di questo abisso ha mostrato migliaia di cadaveri che galleggiavano in laghi e fiumi. La volontà di andare verso l’Armageddon cova nel profondo dei cuori, perché satana vuole arrivare proprio a quello.

Nel 2024 siamo entrati nel decennio che cambierà il mondo, fino al 2033. Faccio questa ipotesi perché il 2033 è il secondo millennio della Redenzione, ritengo che Dio voglia festeggiare con il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e con l’inizio del tempo della pace. La croce sul Krizevac è stata costruita per festeggiare il diciannovesimo millennio della Redenzione. La Regina della pace ha detto che è per volontà di Dio che è stata costruita quella Croce nel 1933. Questo fa pensare che il progetto divino si prolunga nel tempo.

La Madonna ha dato una grande importanza al secondo millennio dalla Sua nascita. Ci ha rivelato quando è nata: «Il 5 agosto prossimo si celebri il secondo millennio della mia nascita. Per quel giorno Dio mi permette di donarvi grazie particolari e di dare al mondo una speciale benedizione. Vi chiedo di prepararvi intensamente con tre giorni da dedicare esclusivamente a me. In quei giorni non lavorate. Prendete la vostra corona del Rosario e pregate. Digiunate a pane e acqua. Nel corso di tutti questi secoli mi sono dedicata completamente a voi: è troppo se adesso vi chiedo di dedicare almeno tre giorni a me?» (1° agosto 1984).

Dopo questi segni, penso che il 2033 sia il compimento del cambiamento del mondo nel decennio iniziato quest’anno. Non sappiamo quando cominceranno i Segreti, perciò, non possiamo sapere quanto possano durare. Ma non dobbiamo avere fretta di scoprirli.

La Chiesa ha sempre usato la calma, usiamola anche in questa occasione. Lasciamo che la Madonna arrivi al terzo Segreto con il Segno sulla montagna.

In questo decennio il mondo cambia. La Regina della pace l’ha detto anche a Mirjana che i Segreti vengono utilizzati da Dio per cambiare il mondo, per far sì che gli uomini cambino i cuori, per far sì che credano ed entrino nella prospettiva della salvezza cristiana, della Chiesa vera Arca di Noè che accoglierà tutti i popoli che si convertiranno.

C’è un solo accenno alla durata del tempo di pace che verrà, la Madonna ha detto che se accoglieremo il Re della pace: «Il tempo di questo secolo sarà per voi un tempo di pace e di prosperità» (25 dicembre 1999). Il primo secolo dopo il secondo millennio – quindi dopo il 2033 – ci sarà un secolo di pace.

Tutto quello che ho riportato è una riflessione portata avanti sui Messaggi della Regina della pace, che a loro volta sono un prolungamento delle profezie di Fatima. Queste profezie hanno conferme di antimistici, veggenti, mistici anime sante, anime belle. E non ci fosse questa speranza, questa luce, la presenza della Madonna, dove andremmo a trovare la forza per andare avanti? Se Dio ci ha mandato Maria, è perché ne abbiamo bisogno e la Chiesa non può farcela da sola.

In questa luce di fiducia nella Madonna, di amore per la Chiesa nostra madre, Arca dell’Alleanza, Arca di Noè nostro rifugio, in questa prospettiva di un mondo che cambierà, di cuori che si apriranno al soffio dello Spirito Santo e dell’amore di Dio, potremo affrontare con maggiore serenità i tempi difficili nei quali siamo entrati.

Russia sconfitta in Ucraina e ripudiata dal partner cinese. Le previsioni di Feng

Di Lorenzo Piccioli- Formiche.it

Secondo il professore cinese, invadere l’Ucraina è stata per la Russia una mossa fatale che avrà conseguenze infauste sul lungo periodo. E sottolinea come la posizione cinese sia tutt’altro che schiacciata su quella russa

18/04/2024

Nel febbraio del 2022, Mosca ha commesso un azzardo, iniziando una guerra che non può vincere. Nel corso degli ultimi ventisei mesi sono stati numerosi i sostenitori (quasi interamente provenienti dal mondo occidentale) di questa tesi, al sostegno della quale apportavano i fattori più disparati. Tesi sostenuta anche in un articolo pubblicato in data 11 aprile dall’Economist, nel quale però spicca un dettaglio: l’autore è Feng Yujun, professore della Peking University nonché uno dei più noti russologi della Repubblica Popolare. È la prima volta che un esponente delle élite cinesi si espone pubblicamente contro l’invasione russa dell’Ucraina, non soltanto prevedendone l’esito negativo, ma anche accusandola di aver provocato un deterioramento nei rapporti tra Pechino e Mosca, rinnegando la “partnership senza limiti” annunciata da Xi Jinping e da Vladimir Putin poche settimane prima dell’inizio dell’Operazione Militare Speciale.

Secondo Feng, sono quattro i fattori che segneranno l’andamento del conflitto. Il primo è il livello di resistenza e di unità nazionale dimostrato dagli ucraini, che finora è stato straordinario. Il secondo è il sostegno internazionale all’Ucraina che, sebbene di recente sia stato inferiore alle aspettative del Paese, rimane ampio. Il terzo concerne la natura della guerra moderna, risultato di un equilibrio tra potenza industriale e sistemi di comando, controllo, comunicazione e intelligence, rispetto alla quale la Russia si è trovata relativamente impreparata a causa della drammatica deindustrializzazione verificatasi dopo la fine dell’epoca sovietica. Infine, l’ultimo fattore è quello dell’informazione al vertice: come conseguenza della sua lunga permanenza al potere, Putin è intrappolato in un bozzolo di informazioni distorte, che impedisce loro di correggere gli errori, mentre la controparte ucraina è più flessibile ed efficace in questo senso. “La combinazione di questi quattro fattori rende inevitabile la sconfitta finale della Russia. Col tempo sarà costretta a ritirarsi da tutti i territori ucraini occupati, compresa la Crimea. La sua capacità nucleare non è una garanzia di successo. L’America armata di nucleare non si è forse ritirata dalla Corea, dal Vietnam e dall’Afghanistan?” chiosa Feng.

Che individua alcuni epifenomeni della difficoltà politica di Mosca, e sul piano interno e su quello esterno. Il conflitto ha infranto il mito dell’invincibilità militare della Russia, e ha consegnato il regime di Putin a un ampio isolamento internazionale, allontanando dalla sua orbita le repubbliche post-sovietiche, causando un forte raffreddamento nella distensione tra Unione europea e Russia avviatasi dopo la guerra fredda e portando ad una revitalizzazione (nonché a un’espansione) dell’Alleanza Atlantica, suo nemico giurato; inoltre, il Cremlino ha anche dovuto affrontare difficili correnti politiche interne, dalla ribellione dei mercenari del Gruppo Wagner e di altri gruppi paramilitari alle tensioni etniche in diverse regioni russe, fino al recente attacco terroristico a Mosca. Ogni tipo di “cigno nero” è adesso possibile in Russia, secondo l’accademico cinese.

Ricordando poi come le relazioni della Cina con la Russia non siano fisse, e siano anzi state influenzate dagli eventi degli ultimi due anni. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che poche ore prima della pubblicazione dell’articolo si è a recato in visita a Pechino, dove insieme al suo omologo cinese ha sottolineato ancora una volta gli stretti legami tra i loro Paesi, appare a Feng più come uno sforzo diplomatico della Russia per dimostrare di non essere sola che un vero e proprio innamoramento. “Gli osservatori più accorti notano che la posizione della Cina nei confronti della Russia è tornata dalla posizione ‘senza limiti’ dell’inizio del 2022, prima della guerra, ai principi tradizionali di ‘non allineamento, non confronto e non bersaglio di terze parti”.

Feng adduce l’esempio delle sanzioni come esemplificativo del rapporto tra i due Paesi: sebbene la Cina non abbia aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia, allo stesso tempo non le ha sistematicamente ed esplicitamente violate. È se è vero che la Cina ha importato più di 100 milioni di tonnellate di petrolio russo nel 2023, è anche vero che la cifra è di poco superiore a quella degli anni antecedenti.

Chiudendo il suo intervento con parole che rimarcano la distanza esistente tra Mosca e Pechino: “Dall’inizio della guerra, la Cina ha condotto due cicli di mediazione diplomatica. Il successo si è rivelato sfuggente, ma nessuno dovrebbe dubitare del desiderio della Cina di porre fine a questa guerra crudele attraverso i negoziati. Questo desiderio dimostra che la Cina e la Russia sono Paesi molto diversi. La Russia cerca di sovvertire l’ordine internazionale e regionale esistente con la guerra, mentre la Cina vuole risolvere le dispute in modo pacifico”. E ammonendo su come “in assenza di un cambiamento fondamentale nel sistema politico e nell’ideologia della Russia, il conflitto potrebbe essere congelato. Ciò consentirebbe alla Russia di continuare a lanciare nuove guerre dopo una tregua, mettendo il mondo ancora più in pericolo”.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

A proposito della durata dei segreti

Carissimo padre Livio. La sua trasmissione Lettura Cristiana della cronaca e della storia risulta sempre più interessante e indispensabile per comprendere come tutta la storia umana sia nelle mani di Dio che sempre opera per il nostro bene.

A proposito della durata dei segreti mi è venuto in mente di aver sentito, in una delle sue interviste a Vicka, che la stessa veggente diceva che dopo il terzo segreto sarebbero venuti tutti uno dopo l’altro, alludendo, immagino, alla durata.

 Ho pensato che questo consentirà, a chi aprirà il cuore alla Grazia nei primi tre segreti, di convertirsi, ma che poi lo svolgimento dei segue segreti sarà così veloce che ci saranno poche possibilità di conversione e che la tribolazione sarà, grazie a Dio, di non lunga durata.

 Se sarà possibile, spero in una sua risposta. Che Dio la benedica e la protegga sempre perché abbiamo tanto bisogno di guide come la sua. Ave Maria!

Fabrizio da Belluno 


Caro Fabrizio,

Sulla durata del tempo dei segreti noi non sappiamo nulla, ma i veggenti conoscono la data di ogni segreto. Mirjana in particolare ha ricevuto una pergamena sulla quale di ogni segreto sono scritti che cosa accade, dove accade, il momento esatto in cui accade e la durata di ogni evento. Non mi risulta che in altre rivelazioni ci sia una descrizione così accurata.

Questo è un segno per noi che ciò che è stato stabilito in Cielo accadrà puntualmente qui sulla terra. Qualcosa del genere è accaduto a Fatima quando la Madonna ha preannunciato un segno per l’apparizione del 13 Ottobre. Anche il segno (l’aurora boreale) che la Madonna aveva preannunciato per l’inizio della guerra mondiale va in questa direzione. Niente però che possa essere paragonato ai segreti di Medjugorje, che hanno lo scopo di scuotere la incredulità del mondo intero.

A mio avviso i primi tre segreti prenderanno molto tempo, perché hanno uno scopo pedagogico di preparazione. In particolare il terzo sarà uno scossone  globale e, per la Chiesa, un invito al riconoscimento  soprannaturale delle apparizioni.

Invece i segreti dal quarto al decimo potrebbero susseguirsi uno dopo l’altro con una certa rapidità, come avrebbe detto Vicka. Anch’io mi ricordo di averla sentita, ma in questo momento posso solo citarla a memoria.

Per quanto riguarda l’inizio e la fine dei segreti ci sarebbero due date che in Cielo sono molto importanti: il 2025, anno del Giubileo e il 2033 secondo millennio della Redenzione. I segreti in ogni caso stanno già maturando nel mondo e nella Chiesa e l’annuncio del primo segreto sarà uno squillo di tromba che scuoterà l’opinione pubblica mondiale.

Per quanto riguarda il Sacerdote che dovrebbe rivelare i segreti, il problema non è così semplice. Infatti a mio avviso sarebbe necessario il permesso della Autorità ecclesiastica. Sarà la Madonna a disporre le cose come Lei desidera.

Ave Maria

Padre Livio

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le  troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale)

28. Gesù  è l’amico fidato che non ti abbandonerà mai

L’intima unione con Dio nella conoscenza e nell’amore è il fine ultimo della vita. Gesù è la via che ti conduce, la verità che ti illumina, la vita che ti sostiene. La tua conversione è incominciata con un incontro con Lui. In quei momenti indimenticabili anche tu, come S. Paolo, ti sei sentito “afferrato da Cristo”. Ora ti sei messo sulle sue tracce, seguendolo lungo il sentiero erto e stretto della santità. Non cedere allo smarrimento se, dopo le lacrime di gioia della tua rinascita, incominci di nuovo a sentire il peso della carne e l’aridità del cuore.

Rientrando nella cornice della vita quotidiana, la forte esperienza che hai vissuto tende s sbiadire, mentre i problemi e le preoccupazioni  riaffiorano prepotenti. In qualche momento ti verrebbe voglia di dire::  “Gesù, dove sei?”. Ma lui ti risponderebbe. “Non temere, sono qui vicino a te”. Caro amico, d’ora in poi il tuo cammino procederà sempre con Gesù accanto. Lui è l’amico fidato che non ti abbandonerà mai. Potrai sempre contare sul suo amore pieno di sollecitudine.

Non perdere mai la fiducia nella sua presenza e nella sua onnipotenza. La tua situazione è come quella degli apostoli, dopo le apparizioni del Risorto. Ti farà bene meditare su questo singolare brano di vangelo, come ti da capire quanto Gesù ci accompagni nella vita di ogni giorno (cfr  Gv 21, 1- 19).

Siamo nei giorni successivi al grande evento della resurrezione di Gesù, che ha segnato una svolta radicale nella storia umana. Eppure tutto in apparenza sembra procedere come prima. Gesù risorto è assente dall’orizzonte sensibile, mentre le ansie e le preoccupazioni incombono, come sempre, sulla vita quotidiana degli apostoli. Pietro prende l’iniziativa di andare a pescare. Il problema del vivere bussa alla porta come quello, non meno impellente, di dare un senso alla vita. Gli altri apostoli lo seguono, ma, nota il vangelo, in quella notte non presero nulla.

Nel cammino di fede non sono poche le notti in cui si fatica invano e si ritorna a riva delusi. Gesù sembra scomparso dall’orizzonte della nostra vita e, alla luce che rischiarava il nostro cammino dandoci sicurezza e pace, è subentrata una tenebra profonda. Gesù sembra averti abbandonato e la tua fiducia in lui è messa a dura prova. Sì, Dio prova la nostra fede e vaglia il nostro cuore. Ritienila una grazia. E’ nell’assenza apparente di Dio che brilla la perla preziosa della fedeltà.

Immagina la notte degli apostoli trascorsa in una fatica vana e senza risultati. Si saranno chiesti perché mai Gesù  non si facesse avanti. Si saranno ricordati di quella pesca miracolosa all’inizio della vita pubblica, quando Gesù li aveva chiamati a divenire pescatori di uomini. Forse avranno anche invocato l’aiuto del Maestro, nella speranza di un suo intervento. Invece nulla. Tutto tace e, quando l’alba sorge, tornano a riva con le mani vuote e nel più assoluto silenzio di Dio. Sono momenti di grande difficoltà, quando sei nell’impotenza di capire, di orientarti e di decidere. Ti sembra di essere una foglia sbattuta qua e là dal vento, in questo universo muto e impenetrabile. Forse sei tentato di abbandonare la grande avventura del vangelo, per vivere in una quotidianità senza slanci e senza rischi.

Caro amico, se Dio tace, sappi che però è sempre presente. Quando hai superato la prova della fede, ecco che ti  attende premuroso sulla riva, pronto a rinfrancarti  e a mettersi di nuovo al tuo fianco. Gesù ha bisogno della tua umiltà per compiere le sue opere. La tentazione di essere noi che facciamo è sempre molto forte e pericolosa. Certo, riconosciamo con le parole di non essere all’altezza, però nel nostro intimo ci riteniamo indispensabili.

Sappi, caro amico, che, quando Gesù nel vangelo ci dice che siamo “servi inutili”, vuol dire che altre persone possono fare  meglio di noi e che è stata una grazia non meritata la chiamata a una vita nuova. Per noi è difficile riconoscere la nostra pochezza, ecco perché Gesù ci lascia pescare da soli tutta la notte, affinché tocchiamo con mano le nostre reali capacità. Ma una volta che abbiamo ben appreso la lezione, ecco che egli rende feconda la nostra vita al di là di ogni  aspettativa e senza nostro merito.

Quando ci siamo totalmente abbandonati a Gesù, gettando sulla sua parola la rete della nostra vita, facciamo subito l’esperienza della potenza della sua amicizia e del suo amore. Nelle mani di Gesù, come diceva Madre Teresa, noi siamo delle matite con cui egli può scrivere le cose più belle. Nelle sue mani noi siamo strumenti con i quali può realizzare le imprese più rischiose e conseguire i risultati più impensati.

Ciò che colpisce nel vangelo di oggi non è tanto la pesca miracolosa che il Risorto concede agli apostoli avviliti, quanto alcune delicatezze della sua tenerissima amicizia. Mentre gli apostoli tornano a riva stanchi, affamati e infreddoliti, ecco che Gesù fa trovare loro il fuoco acceso. Fermati a considerare questa sfumatura. Se Dio provvede ad accenderti il fuoco per ristorarti dalla fatiche quotidiane, perché mai dovresti avere paura nei momenti difficili, quando non vedi più la sua presenza? Nell’angosciosa assenza di Dio ricordati dei momenti in cui il Salvatore, nel tuo cuore, ti accendeva il fuoco e si scaldava con te, nel tepore di una sicura amicizia.

Gesù non si accontenta di accendere un fuoco di brace, ma prepara anche del cibo caldo. C’è qualcosa di materno nella sollecitudine del Risorto per noi. Forse ora comprendi meglio perché, pur morente in croce, abbia compiuto il gesto straordinario di donarci Maria come madre. Solo l’amore materno di un Dio può arrivare a queste delicatezze. Il tuo Redentore ti sfama nelle fatiche, negli impegni e nelle prove della vita. Ti è a fianco come una madre, come una sposa e come un amico.

Se non hai questa certezza, non  riuscirai a perseverare e sarai tentato di voltarti indietro. Nei momenti di buio, di inutilità o di burrasca ricorda tutte le volte che Gesù ti era vicino, riscaldandoti e confortandoti col suo amore. Ora ti sembra lontano e forse pensi che ti abbia abbandonato. Sappi aspettare, Dio  è fedele e si mostrerà ancora al tuo povero cuore in attesa.

Verrà un tempo, dice Gesù a Pietro, quando un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Che cosa vuol dire? Vuol dire, caro amico, che nella vita viene per tutti il momento dell’apparente impotenza. A volte la malattia, spesso è la vecchiaia e sempre è la morte. Anche allora siamo più che mai  nelle mani di Dio. Anzi è proprio allora che il Maestro, se tu ti abbandoni veramente a lui, renderà più ricca di grazia la tua vita. Non temere il futuro con i suoi pericoli e le sue minacce. Non temere per il tempo che passa e le tue forze che declinano.

Non temere per la tua apparente inutilità. Non avere paura per le tue infermità e per la tua debolezza. E’ in esse che meglio si manifestano la forza e l’amore di Dio. Più ti avvicini alla meta e più ne pregusti la gioia.

🔴LIVE VIDEO🔴Editoriale di Padre Livio: Quanto dureranno i segreti di Medjugorje?

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