La profezia dei due Papi della Beata Emmerik è stata stravolta.
Caro Padre Livio,
Dio la benedica sempre.
Le ho scritto altre volte.
In questi giorni stavo riflettendo sulle varie cose che lei dice in merito ai tempi che stiamo vivendo e ripercorrendo le diverse apparizioni avvenute dall’Ottocento ai giorni nostri, attraversando le varie testimonianze di tanti mistici, si riesce a ricostruire un quadro che appare sempre più chiaro.
I segreti di Medjugorje si possono già ritrovare nelle varie profezie di mistici che lei più spesso ha citato, per questo non starò a farne un elenco.
Un grande puzzle che non è poi così difficile da ricomporre.
Tra le varie profezie, ci sarebbe quella della coesistenza di due Papi della mistica K. Emmerick.
Su questa profezie negli ultimi anni sono state fatte molte speculazioni e probabilmente molti travisamenti che hanno disperso il gregge, infatti come lei sicuramente sa, si è insinuata la malsana ipotesi che Papa Francesco sia un falso Pontefice, addirittura l’Anticristo.
Le confesso che molte delle accuse rivolte a questo Pontefice mi hanno a volte creato un grande senso di confusione, ma lei con la sua fermezza ha saputo sempre riportarci sulla dritta via.
Arrivo al dunque.
Non crede che le varie profezie che parlano della coesistenza di due Pontefici non siano invece da riferire a quello che potrebbe accedere e che spesso lei ha prospettato?
Ovvero, l’espugnazione dello Stato del Vaticano da parte dei Russi, con a capo colui che punta allo scranno che appartiene a Nostro Signore: il capo della chiesa ortodossa russa.
Che sia questa la figura di questo secondo Papa?
Le profezie come i messaggi della Madonna non vanno sempre presi nel senso letterario del termine, la stessa Bibbia ci insegna che il nostro modo di intendere le cose non sempre combacia con le Parole di Dio.
Seguendo i suoi insegnamenti, dove lei più spesso riprende i fedeli che si perdono dietro alle dicerie rivolte al Santo Padre, ho capito che mai lo Spirito Santo potrebbe permettere che il Vicario di Cristo diventi la serpe all’interno del seno della Chiesa, perché il Papa è Cristo in terra e se mettiamo in discussione lui mettiamo in discussione la figura di Cristo prima e quella della Santissima Trinità poi.
La più grande eresia che stiamo vivendo oggi è quella che scredita la figura del Santo Padre, un peccato immenso che ci riporta ai giorni della Passione di Cristo.
È doloroso vedere quei fedeli che si separano dalla Chiesa credendo di restarne dentro.
Caro Padre Livio, non smetta di ribadire l’autenticità della figura di Papa Francesco ma soprattutto ci spieghi come il Vicario di Cristo mai potrà essere l’Anticristo.
Dio non lo permetterebbe, perché su quella “Pietra” ha fondato la sua “Chiesa”.
La Vergine Maria ci preservi da questi dubbi e da questa confusione
Abbiamo bisogno di catechismo.
Grazie Don, rimanga fedele alla Vergine di Medjugorje.
P.S. in questi giorni sto ascoltando varie cose attraverso il canale YouTube e sempre più esorcisti affermano che Satana ha in odio Medjugorie.
Questo conferma l’autenticità delle apparizioni.
“Chi vuole intendere intenda!”
Preghi per me e la mia famiglia.
Con affetto
Mariapia
Cara Maria Pia,
la ringrazio per la chiarezza con la quale si esprime ogni volta che mi scrive. Vado subito al dunque, cioè alla profezia sui due Papi e le due Chiese che non pochi hanno vista attualizzata in questi anni, fino al ritorno alla casa del Padre di Benedetto XVI.
Le cose erano chiare, non c’erano due Papi come nella Profezia della Beata EmmeriK, ma un solo Papa regnante, Papa Francesco, e un Papa emerito dedito alla preghiera, come Benedetto XVI ha ben sottolineato.
Possiamo quindi dire che la profezia della Emmerik è stata stravolta per motivi polemici. Io capisco che un Papa può essere soggetto a valutazioni fra loro diverse, ma screditare il Papa e negarne l’autorità che Cristo ha dato a Pietro, rientra nei peccati fra i più gravi contro la fede.
Non possiamo escludere, come lei dice, che la profezia della Emmerik possa riguardare il tempo dei segreti, durante il quale la Chiesa dovrà affrontare la persecuzione e l’apostasia, già preannunciate a Fatima.
Come distinguere il vero Papa dalla sua controfigura messa in campo dai nemici della Chiesa Cattolica? Personalmente non ho dubbi che il Papa autentico sarà quel “Vescovo vestito di bianco” che guiderà la Chiesa lungo la salita del Calvario fino al sacrificio della vita.
Questa torre aveva anche le antenna di Radio Maria. Un attacco aereo russo sulla seconda città dell’Ucraina Kharkiv, ha colpito i ripetitori televisivi- radio, provocando l’interruzione del segnale. (Lunedì, 22 Aprile h 16.30)
Pensiero spirituale sulla credibilità dei Veggenti di Medjugorje
Cari amici, sono passati più di quarant’anni da quando la Madonna è apparsa sulla collina di Medjugorje, il Podbrdo, il 24 giugno 1981. Già il primo giorno quattro dei sei Veggenti hanno visto la Madonna, Marja e Jakov sono giunti il giorno dopo. Maria. La Madonna ha voluto ritenere il 24 giugno – festa di San Giovanni Battista, Apostolo della conversione – come una preparazione a questo ciclo di apparizioni che non è ancora concluso.
Da allora sono passati tanti anni, i Veggenti sono rimasti sei, nessuno si è aggiunto o perso. Questo è già un miracolo perché 42 anni sono una vita, ma la Madonna ha fatto in modo che tutti i ragazzi rimanessero attivi al Suo servizio. Questa stabilità del collegio dei Veggenti è motivo di credibilità, serietà, continuità, è un elemento fondamentale. La Madonna stessa ha spiegato che non ha scelto i migliori. I ragazzi sono tutti di Bijakovići, di un villaggio che è una frazione di Medjugorje. La Gospa ha detto che ha scelto coloro che Dio le ha indicato.
Nel corso degli anni, agenti esterni hanno cercato di modificare il collegio dei Veggenti. Sono stato testimone di cose pasticciate, cioè tentativi di inserire nel gruppo altre realtà discutibili e apparentemente più elevate dei Veggenti stessi, ma che con l’andare del tempo si sono svuotate da sole. Si cedeva a forme pseudo-carismatiche di scarsa consistenza. La Chiesa si occupa di apparizioni, non locuzioni interiori. Le locuzioni sono personali e la Chiesa non si occupa della loro origine soprannaturale.
Ci sono stati altri tentativi più gravi nel corso degli anni, di cui sono stato testimone. Ho lottato contro le distorsioni e i tentativi di inserire nel gruppo dei veggenti altri soggetti. Questi fatti hanno dato origine a situazioni molto negative che non pochi ricorderanno. Il diavolo ha fatto di tutto per scompaginare il gruppo dei sei ragazzi ma non c’è mai riuscito. Al riguardo c’è un messaggio della Madonna molto eloquente: «Satana ha preso una parte del mio piano e vuole farlo proprio» (1° agosto 1985). La Regina della pace chiese di pregare intensamente finché il 5 settembre 1985 disse: «Cari figli, il piano di Satana è fallito». I Veggenti sono sempre stati uno degli oggetti degli attacchi di satana. Nel corso di tutti questi anni fino ad ora i Veggenti hanno dovuto subire numerosi attacchi da lingue biforcute che hanno cercato di screditarli.
La gente ha una cognizione di Veggenti sbagliata, credono che, per il fatto che vedono la Madonna, siano “santi”. I Veggenti non hanno segni carismatici speciali, ma hanno dimostrato doti morali, di coerenza nella vita cristiana, di fortezza nell’affrontare le difficoltà, di perseveranza. Sono persone normali, con i loro difetti – con i quali hanno dovuto combattere per estirparli – con i loro limiti culturali.
Erano ragazzi che non avevano una cultura sulle apparizioni mariane, non sapevano nulla nemmeno di Fatima, de La Salette o di Lourdes. Chiedere ai Veggenti delle opinioni come fossero degli oracoli è sbagliato. Loro hanno il compito di dire i Messaggi della Madonna e a volte non li capiscono nemmeno loro e fanno fatica ad interpretarli. Non sono né santi ne oracoli, ma persone serie nel loro compito principale, che è quello di trasmettere i Messaggi della Regina della pace.
Per me il giudizio più importante sui Veggenti, l’ha data la gente del posto. Conosco l’atteggiamento delle persone del luogo delle apparizioni riguardo ai Veggenti, ed è di grande rispetto. Non li considerano degli oracoli, dei santini o degli influencer, ma li considerano dei ragazzi seri che fanno quello che devono fare: la testimonianza di Maria.
Quello che è unico nella Storia delle apparizioni mariane è che all’inizio c’è stata ovviamente una discussione se effettivamente mentissero o meno, ma allora fino ad adesso, la gente è concorde nel riconoscere che i Veggenti vedono veramente la Madonna e trasmettono i suoi Messaggi.
A Medjugorje e nelle sue frazioni ci sono varie famiglie e le relative rivalità, quindi ci sono stati tanti ragazzi che sono stati tagliati fuori dalla scelta della Madonna. La Gospa ha scelto quei sei ragazzi e la gente li ha accettati, non c’è stata nessuna contestazione o litigio. Fin dall’inizio c’è stato rispetto, niente invidie, niente gelosie, nessun tentativo da parte della popolazione di destabilizzare il gruppo.
Non possiamo dire lo stesso di Fatima, dove la madre stessa di Lucia era sua nemica. Era arrivata a un tale accecamento che – prima della sua ultima apparizione del 13 ottobre 1917 – ha voluto che sua figlia andasse a confessarsi. Voleva che dicesse di aver inventato tutto perché temeva che, se non ci fosse stato veramente il segni promesso, la gente avrebbe potuto uccidere la figlia.
Il villaggio di Medjugorje ha avuto una grazia speciale nel riconoscere gli avvenimenti e le scelte della Madonna. I ragazzi stessi sono stati perseveranti nelle apparizioni fino ad oggi. La Gospa guida il gruppo a suo piacimento e i ragazzi obbediscono con prontezza, Il 31 dicembre 2023 la Madonna ha invitato i pellegrini ad unirsi il giorno seguente sul Podbrdo. Marija è rimasta scioccata perché comprendeva l’importanza di tale richiesta e ha obbedito. C’è stata una perseveranza ammirevole nel tempo nel seguire i Messaggi della Regina della pace.
Ho fatto numerosi viaggi a Medjugorje, conosco bene i luoghi e le persone. Ho avuto modo di sapere tante cose e conoscere molti dettagli che mi hanno avvicinato ai Veggenti. Sono sicuro al 100% che sono sinceri, perché sono guidati dalla Regina della pace.
Fra i nemici di Medjugorje ci sono stati alcuni che hanno accusato i Veggenti di essersi arricchiti. A questo riguardo mi limito a citare Monsignor Hoser, il quale disse che il tenore di vita dei Veggenti è come quello degli abitanti del paese. I Veggenti si sono sposati, hanno perseverato nel loro matrimonio cristiano, hanno avuto dei figli e dei nipoti cristiani, perciò una vita normale, semplice, umile e laboriosa.
Vorrei poter dire alle lingue biforcute di ritrarre i veleni perché la Madonna ne è dispiaciuta: non sparlate, non criticate, non diffamate.
Bisogna pregare per loro e sostenerli, hanno bisogno del nostro aiuto e della nostra preghiera, sono patrimonio della Chiesa e dell’umanità. Attraverso di loro la Madonna ci fa certi della Sua presenza con la quale salverà il mondo dal disastro.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”
Illuminazione delle coscienze nel tempo dei segreti?
Carissimo Padre.
Secondo alcuni carismatici i segreti debutteranno con un avvertimento o illuminazione delle coscienze, che sarebbe l’ultima ancora di salvezza per i non credenti. Ogni persona vedrà il suo passato come in un film con gli errori e i peccai commessi per poi pentirsi e scegliere se stare con Gesù o con il maligno.
Cito qui alcuni carismatici che hanno annunziato questo evento: Marie Julie Jahenny (Francia 1850-1941)» L’avvertimento sarà come una rivelazione interiore di nostri peccati. La Madonna verrà a risvegliare le coscienze di ciascuno.
Anna Maria Taigi (1769-1837)» L’avvertimento sarà un illuminazione delle coscienze nella quale ciascuno vedrà se stesso come DIO lo vede.
Faustina Kowalska: “Prima di venire come giudice giusto, vengo come re di misericordia. Sarà dato agli uomini questo segno in cielo: si spegnerà ogni luce e ci sarà una grande oscurità su tutta la terra. Allora apparirà il segno della croce e dai fori usciranno grandi luci che per qualche tempo illumineranno la terra.
Garabandal (Concita) “L’avvertimento sarà visibile nel mondo intero. Per tutti sarà come una rivelazione dei nostri peccati, sarà visto e sperimentato dalle genti di ogni religione. Sarà come una purificazione prima del miracolo.
Padre Livio, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa di tutto questo e se il che sia collegato ai messaggi di Medjugorje.
La saluto con affetto sua devota Lucrezia
Cara Lucrezia,
è molto interessante quello che hai scritto, però non c’è nulla di simile nei messaggi di Medjugorje e di Fatima. Anzi, direi che c’è il contrario.
Infatti la Madonna esorta a convertirsi ora, che è un tempo di grazia, mentre dopo sarà troppo tardi. Persino in presenza del segno sulla collina delle apparizioni ci saranno quelli che si inginocchieranno, ma non crederanno.
Suor Lucia di Fatima, nel descrivere la catastrofe che si abbatte sul mondo travolgendo uomini e cose, parla di “anime che dormono il sonno della morte”.
La stessa Sacra Scrittura nella descrizione degli ultimi tempi parla di quelli che, nel vedere i prodigi divini,bestemmieranno invece di convertirsi.
Ciò non significa che non vengano date grazie particolari di conversione in quei momenti di “satana sciolto dalle catene”, ma difficilmente saranno efficaci nei cuori induriti dal male e incatenati dal demonio.
La Misericordia divina è infinita, ma nulla può davanti al rifiuto di un cuore arrogante e impenitente.
Stiamo piuttosto attenti che le tenebre non abbiamo afferrare anche noi, ha ammonito la Madonna in un messaggio a Mirjana.
Vicka di Medjugorje ha tenuto in diretta su Radio Maria cinque interviste, che sono un importante documento storico sulle apparizioni di Medjugorje e una testimonianza di profonda spiritualità mariana. Le pubblichiamo suddividendole in puntate.
(Quinta Intervista – Dicembre 2006)
Prima Comunione di Vicka
“La gioia del Paradiso non esiste qui sulla terra”
PADRE LIVIO – Vicka, io come sacerdote ovviamente dò una grande importanza alla S. Messa, alla Sacra Scrittura, ai Sacramenti, al Magistero della Chiesa ecc… però credo che anche le apparizioni siano un fatto molto importante perché il verificarsi di una apparizione sta a significare che il Cielo c’è mentre oggi la gente non ci crede.
VICKA – Guarda, ti dico che la Madonna ha detto chiaramente questa cosa: lei non è arrivata a dire cose nuove rispetto a quanto scritto nel Vangelo e nella Bibbia, ma è venuta a svegliarci perché siamo troppo lontani da tutte queste cose. Il Paradiso poi posso dire che c’è perché io lì ci sono stata con la Madonna: una giorno lei mi ha preso per mano e mi ha portato con il mio corpo a vedere il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno. Per questo posso dire con tutto cuore e verità che esiste davvero.
PADRE LIVIO – Come ho già spiegato in radio nel corso delle mie catechesi si tratta di una esperienza particolare. Ci sono stati santi come Santa Teresa D’Avila, Santa Faustina Kowalska e Santa Josepha Menendez che nelle loro autobiografie raccontano si essere state portate nell’aldilà con il loro corpo, ma hanno vissuto questa esperienza da sole e pertanto uno può chiedersi fino a che punto si possa essere sicuri di questo fatto. Voi invece siete stati portati nell’aldilà in due, tu e Jakov, e siete addirittura scomparsi da casa.
VICKA – È stata la Madonna che ci ha guidati: a me ha preso la mano destra e a Jakov quella sinistra. Già prima di partire Jakov si era lamentato perché aveva paura di non tornare più indietro e aveva chiesto alla Madonna di portare solo me dato che nella mia famiglia siamo in tanti fratelli e sorelle mentre lui era figlio unico. Io in quel momento invece pensavo: quante ore e quanti giorni durerà? dove si andrà? sopra o sotto, ecc… La Madonna ci ha preso tutti e due per mano e ci conduceva stando davanti. Tu vedevi aprirsi il tetto della casa dove eravamo e in un secondo ci siamo trovati in Paradiso. Lì c’era un grande spazio con una luce che non esiste qui sulla Terra. Le persone erano tutte uguali, né magri e né grassi, vestiti di tre colori: grigio, giallo e rosso. Tutti giravano, cantavano e pregavano, e intorno c’erano anche piccoli angeli che volavano. La Madonna ci ha detto: guardate quanto sono contente queste persone che si trovano qui in Paradiso. Era una gioia che non si può descrivere perché non esiste qui sulla Terra.
PADRE LIVIO – Questo mi ricorda un messaggio in cui la Madonna dice che in cielo c’è la gioia. Tu e Jakov avete sentito questa gioia?
VICKA – Certo, quando vedi quelle persone come sono così contente per me è stata una grande gioia. Io mi sono avvicinato ad un piccolo gruppo di anime.
PADRE LIVIO – Loro ti guardavano?
VICKA – Sì, loro guardavano me ed io guardavo loro, anche se non ho riconosciuto nessuno. Non parlavano una lingua terrena. Forse parlavano ma una lingua tutta loro, quella degli angeli.
PADRE LIVIO – Quindi loro come persone ti hanno visto?
VICKA – Sì, e vedevi che erano proprio contente. Erano insieme, ridevano e parlavano.
PADRE LIVIO – Tu non hai detto loro niente?
VICKA – No, e neanche loro ci hanno detto niente. Noi siamo state dietro la Madonna.
PADRE LIVIO – Quindi il Paradiso da un punto di vista visivo è una grande luce mentre dal punto di vista dei sentimenti è una grande gioia.
VICKA – Sì, Dio è luce, e questo si vede. Ma quello che più importa è che la vita, dopo la morte, continua. Io dico a voi ascoltatori, in particolare a quelli che vanno nei cimiteri e si mettono davanti alla tomba di un morto pensando che con la morte finisce tutto, che la vita continua! Di questo sono sicurissima, al mille per cento!
PADRE LIVIO – Lo dice la nostra fede, lo testimonia Gesù risorto e che la Madonna è assunta in cielo. Si tratta di un grande sbaglio, oltre che di una grande eresia, credere che con la morte finisce tutto.
VICKA – Anche la Madonna ci ha detto che questo è un grande sbaglio e che noi siamo qui sulla Terra solo passeggeri.
PADRE LIVIO – Una volta ha anche detto che noi siamo come i fiori di primavera che oggi sono meravigliosi ma che domani non c’è traccia di loro.
” Lo schiaffo” della Fallaci a Khomeini: alla fine dell’incontro si tolse il Chador
GIULIO MEOTTI 20 APR 2024-Il Foglio
Dopo l’attacco dell’Iran a Israele, la lobby del “cessate il fuoco a Gaza” si è trasformata in “non cessate il fuoco su Israele”: così la solidarietà alla Palestina è mutata in una solidarietà diretta a Teheran e ai mullah. Una rassegna
Subito dopo il lancio di cinquecento missili dall’Iran contro Israele, un messaggio si è diffuso rapidamente sui social e sui feed delle sezioni di “Studenti per la Giustizia in Palestina” dei campus americani, da dove dopo il 7 ottobre era già partito il coro pro Hamas: gli ayatollah avevano vendicato il “genocidio” di Israele a Gaza. La Palestine Solidarity Alliance dell’Hunter College di New York ha offerto “solidarietà” all’Iran. Intanto, a Chicago, trecento pacifisti si erano incontrati per discutere come interrompere la convention democratica di agosto: un attivista è salito sul palco per annunciare che l’Iran aveva colpito Israele e la folla ha esultato. La lobby del “cessate il fuoco a Gaza” si era trasformata in “non cessate il fuoco su Israele”. Non appena l’Iran aveva iniziato il suo bombardamento su Israele, i pacifisti saltavano già di gioia. Dalla solidarietà alla Palestina alla solidarietà ai mullah.
Moshe Dayan dichiarò: “Credo sia inconcepibile che l’ayatollah Khomeini prenda a Parigi decisioni che riguardano la sicurezza dell’intero occidente, senza che l’occidente reagisca”. Ma accadde proprio questo, uno strano uccello iraniano aveva nidificato per centododici giorni nella culla dell’illuminismo per covare una rivoluzione che, una volta schiusa, avrebbe seminato morte e oscurantismo.
Nel suo esilio di Neauphle-le-Chateau, fuori Parigi, Khomeini fu omaggiato da giornalisti, attivisti e intellettuali. C’erano lo storico Claude Manceron e il filosofo Louis Rougier che paragonò Khomeini a Davide che trionfa su Golia. Andrew Young, l’ambasciatore americano all’Onu, disse che Khomeini era “un santo socialdemocratico” e accostò la sua rivoluzione islamica all’opera di Martin Luther King. L’ambasciatore americano a Teheran, William Sullivan, paragonò l’imam a Gandhi (questo prima che i dipendenti dell’ambasciata americana venissero tenuti in ostaggio per 444 giorni). Richard Falk, giurista di Princeton e futuro inviato dell’Onu in medio oriente con la fissa per Israele, guidò la missione americana in visita nel sobborgo di Parigi per incontrare Khomeini e sul New York Times si scaldò al fuocherello sciita dei mullah: “L’Iran può rappresentare per noi un modello”. C’era il filosofo comunista, poi cattolico e infine islamico Roger Garaudy, curatore dell’edizione francese delle opere di Lenin, innamorato del khomeinismo (“night club e cinema che hanno mostrato le produzioni più bestiali dell’occidente”, scriveva nell’omaggiare i mullah), che torna dal pellegrinaggio alla Mecca con il nome di “Ragaa Garaudy”, autore de “I miti fondatori della politica israeliana” (il libro ebbe l’appoggio dell’Abbé Pierre) e invitato ad assistere alle parate militari per le strade di Teheran accanto a Khatami e Khamenei.
Libération, il giornale della sinistra, titolava: “Insurrezione vittoriosa a Teheran”. Tutta la prima pagina a gloria di Khomeini. Marc Kravetz, inviato del quotidiano ed ex leader del Maggio ‘68, racconta la “prima grande notte” della rivoluzione iraniana: “Alle 21 abbiamo sentito le prime grida. Un urlo lungo e modulato proveniente dal profondo della gola. Allahu Akbar. Non era più uno slogan, un grido d’allarme, ma una musica pura, bella come il canto dei lupi. Allahu Akbar. Su tutti i tetti della città, le voci si rispondevano. Allahu Akbar. Il grido della guerra santa trovava la sua energia liberatoria nella notte, rotto dalle raffiche delle mitragliatrici”. André Fontaine, direttore del Monde, paragonò Khomeini a Giovanni Paolo II in un articolo dal titolo “Il ritorno del divino”, mentre il filosofo Jacques Madaule si domandava se “il suo movimento (di Khomeini) non aprirà le porte del futuro dell’umanità”. Michel Foucault, il filosofo, sul Corriere della Sera e sull’Obs parlò di quella di Khomeini come della “prima grande insurrezione contro i sistemi globali”.
L’Unità riuscì a trovare spiegazioni anche per le stragi: “Fucilazioni e processi sommari rispondono in qualche modo all’esigenza di rompere radicalmente con il passato. Il puritanesimo e l’integrismo islamico all’esigenza di farla finita con il degrado morale di un’intera epoca”. Paolo Patruno sulla Stampa: “La giornata dell’ayatollah comincia alle 3 per la prima preghiera; poi un riposo fino alle 9, quando iniziano le visite, interrotte dalla preghiera. Il pranzo è frugale”. Sul Corriere Renato Ferraro: “Gli erano state offerte ville lussuose, ma aveva rifiutato: ‘Voglio una casa semplice’”. Sul Manifesto Lidia Campagnano garantiva che sotto i mullah ci sarebbe stata una ventata di liberazione delle donne, che non sarebbero state più trattate alla stregua di “prostitute dello scià”. “Un plebiscito di popolo depone lo scià”, il titolo del Manifesto diretto da Valentino Parlato. E Francesco Alberoni, sempre sul Corsera: “La liberazione cessa di essere un prodotto della dominazione culturale dell’occidente e diventa una autoliberazione nel nome del Corano”.
Impossibile oggi ripetere quella sbornia indecente, troppe le esecuzioni iraniane delle donne e degli omosessuali, troppe le prigioni piene di giornalisti e scrittori, troppe le fosse comuni dove è finito il dissenso, troppi i rastrellamenti e le torture degli studenti. Così l’ubriacatura ha lasciato il passo al cinismo.
Ci sono le università. La Sapienza ha 54 accordi con gli ayatollah. L’Università di Trieste è un caso da manuale: ha più accordi con l’Iran (cinque) che con gran parte degli altri paesi. L’Università di Torino ha sedici accordi con Teheran, il doppio di quelli con Israele. In generale, le università italiane hanno 186 accordi con la teocrazia iraniana. E pensare che nel 2017 l’Italia è stata ospite d’onore alla Fiera del libro di Teheran. Questo ovviamente prima che da Teheran partisse l’ordine di uccidere uno scrittore su un palco a New York soltanto per aver scritto un libro. Le università occidentali e i think tank sono pieni di cinici come John Mearsheimer, professore di scienze politiche all’Università di Chicago, che afferma che “un Iran dotato di armi nucleari porterebbe stabilità alla regione”.
Poi ci sono i partiti europei, come Podemos in Spagna, che flirtano non poco con gli ayatollah. Basta leggere la dichiarazione della segretaria di Unidas Podemos, Ione Belarra, dopo l’attacco dell’Iran a Israele: “La complicità degli Stati Uniti e dei paesi europei con il genocidio del popolo palestinese sta portando a una totale destabilizzazione della regione con conseguenze imprevedibili”. Non una parola sui cinquecento missili su Israele. “Podemos, propagandista dell’Iran in Spagna”, titola ABC.
“Dal fiume al mare”, ruggisce lo scozzese George “Gaza” Galloway, l’amico di Saddam Hussein che faceva il bagno con Fidel Castro, che non disdegna gli abiti firmati mentre oggi guida i suoi seguaci come un religioso islamico. Il populista è appena tornato a Westminster togliendo al Labour vent’anni di dominio a Rochdale, l’ex città tessile di Manchester. Antimperialista che dice di “servire il popolo”, Galloway ha ricevuto il passaporto di Hamas, lavorato per il canale televisivo dell’Iran a Londra Press TV e per al Mayadeen, il canale libanese filo Hezbollah. Se è un giullare, Galloway è uno di quelli che ci rivelano l’assurdità della nostra situazione.
“Una delle armi di Hamas è l’apertura di un fronte in Europa”, dice Hugo Micheron, uno dei massimi esperti francesi di islamismo. Parlamentari inglesi e francesi sono andati a incontrare uno dei leader di Hamas Khaled Meshaal. Esponenti dei libdem inglesi sono andati a Gaza a stringere la mano a Ismail Haniyeh, quando il capo di Hamas era ancora nella Striscia.
Dopo Parigi, gli ayatollah intanto facevano il nido alle Nazioni Unite grazie alla burocrazia transnazionale, il letto caldo dei nemici dell’occidente. Mentre lanciava i missili sullo stato ebraico, Teheran si preparava ad assumere la guida del Forum sul disarmo dell’Onu, per citare soltanto una commissione di cui fa parte. Gli ayatollah hanno ottenuto un seggio quadriennale alla Commissione Onu per i diritti delle donne, sebbene il regime iraniano sia uno dei più spietati al mondo verso il sesso femminile, che vive in uno stato di semi segregazione. Di diritti femminili si occupa anche la maggiore organizzazione dell’Onu, l’Undp, il Programma per lo Sviluppo, di cui Teheran è stato a pieno titolo uno dei membri e addirittura presidente. C’è stato un delegato iraniano all’Unifem, il fondo di sviluppo per le donne. E Teheran è stato vicepresidente dell’Opcw, l’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, e nell’Unodc, l’ufficio Onu per la droga. Non male per un paese che all’Onu dovrebbe promuovere la legalità ma che, dopo la Cina, figura come leader mondiale nel numero di condanne a morte. E se non bastasse, l’Iran è stato nel board dell’Unicef, l’agenzia Onu per l’infanzia, nonostante Teheran spedisca sulla forca i minorenni (anche in questo caso con numeri da record mondiale).
Poi ci sono le beghine intabarrate. Come Nadine Oliveri Lozano, nuova ambasciatrice svizzera in Iran, che si è vestita di nero dalla testa ai piedi al santuario di Qom, a sud di Teheran. Si arriva a città occidentali, come la capitale canadese Ottawa, che celebrano la “Giornata del velo islamico”, il fantastico coniglio uscito dal turbante di Khomeini, spingendo la dissidente iraniana Shabnam Assadollahi, che ha lavorato a lungo per aiutare migranti e rifugiati a integrarsi in Canada, a dire: “Avevo tredici anni quando Khomeini arrivò al potere in Iran e durante la notte tutte le donne, comprese le ragazze delle scuole elementari, furono costrette a coprire i loro corpi dalla testa ai piedi. Ora la giornata dell’hijab si svolgerà sotto gli auspici della città di Ottawa, che equivale ad accettare un sistema giuridico completamente in contrasto con i valori democratici del Canada”.
Intanto, gli ayatollah incassavano l’autocensura occidentale. Sooreh Hera è un’artista iraniana che in un museo dell’Aia doveva esporre una serie di opere fotografiche che ritraevano coppie gay, fra cui Maometto e Alì. Dopo le minacce di attacchi e di morte anche da Teheran, la mostra è stata annullata. D’altronde Khomeini lo aveva detto: “Non c’è niente da ridere nell’islam”.
Al Macalester College, nel freddo Minnesota, è censurata la mostra di un’artista iraniana, Taravat Talepasand, che aveva realizzato una scultura che recita “Donna, vita, libertà” in inglese e farsi (lo slogan delle donne iraniane) e una satira di Khomeini e donne che indossano il niqab mentre si tirano su le vesti. Nelle stesse ore, un professore iraniano alla San Francisco State University veniva indagato dopo che studenti musulmani si sono lamentati contro l’accademico per aver mostrato un’immagine di Maometto durante una lezione. “Questa è la prima volta che succede”, ha detto Maziar Behrooz. “Non ero preparato che qualcuno si offendesse, in un’università laica, parlando di storia piuttosto che di religione”. Senza contare la dissidente iraniana Maryam Namazie bandita da alcune università inglesi, come il Goldsmiths e il Warwick. La sua difesa del free speech avrebbe “offeso” gli studenti di fede islamica.
Anche l’artista iraniana Sadaf Ahmadi in Svezia è stata censurata. Ahmadi ha creato dieci teste velate appese come fantasmi a una corda. Ahmadi, nata a Teheran, a Euronews dice: “Mi è successa la stessa cosa che in Iran”. Il responsabile della cultura dell’Expressen, Victor Malm, scrive: “Se i manager della cultura che hanno potere cominciano a ragionare così, i mullah hanno già ottenuto ciò che vogliono”. Ma va tutto alla grande, perché a Venezia gli artisti sono liberi di scandire slogan contro il padiglione vuoto di Israele, mentre il presidente della Biennale cita l’Imam al Sadr come esempio di tolleranza. Khomeini non aveva bisogno di liberalizzare il riso nell’islam: da 45 anni sono occupati a ridere di noi. Noi, unidas podemos; loro pasaràn.