Nell’ultimo messaggio della Madonna c’è un significato nascosto?
Reverendo Padre Livio,
mi ha colpito nell’ultimo messaggio della Regina della Pace (25 Marzo 2024) l’espressione “sulla Sua via crucis”.
La Madonna vuole forse metterci in guardia sul pericolo di scambiare una che non è quella di Gesù con la “vera” Via Crucis? Perché ho sempre sentito parlare della “Via Crucis”, di una sola “Via Crucis”, quella che ha percorso Gesù, non avevo mai sentito dire “la Sua Via Crucis”.
C’è forse il pericolo che ci vengano proposte altre vie presentate come Via Crucis e che però non hanno niente a che fare con la via percorsa da Gesù e con la via che la Chiesa sua sposa è chiamata a Percorrere dietro di Lui?
Se può rispondermi
Francesco (monaco non sacerdote)
CaroFrancesco,
le parole della Madonna hanno tutte un significato particolare e quindi anche questa.
Dobbiamo chiedere la luce dello Spirito Santo per capire che cosa la Madonna ci vuole dire.Sicuramente qualcosa di importante.
Probabilmente un’intima unione di fede e di amore con suo Figlio, per essere insieme e Lui e a Lei cooperatori dell’Opera della Redenzione del mondo.
Quello che ci sfugge oggi forse lo comprenderemo meglio nel tempo dei segreti.
Foto scattata da una guida canadese e donata alla famiglia di Vicka. Qui un ingrandimento di RAI 2 nella trasmissione Excalibur
Vicka di Medjugorje ha tenuto in diretta su Radio Maria cinque interviste, che sono un importante documento storico sulle apparizioni di Medjugorje e una testimonianza di profonda spiritualità mariana. Le pubblichiamo suddividendole in puntate.
(Quinta Intervista – Dicembre 2006)
“Il suo viso è un viso di luce di amore”
PADRE LIVIO – Cari amici di Radio Maria un cordialissimo saluto da parte di Padre Livio e da Vicka, che è qui vicino a me. Oggi faremo una breve intervista in modo che Vicka possa darci la sua testimonianza e raccontarci i suoi incontri con la Madonna che ormai durano del 24 Giugno o 1981). Vicka, come sapete, ha le apparizioni quotidiane già a partire dal 1981.
VICKA – Carissimi ascoltatori per me è una grande gioia poter trasmettere i messaggi che la Madonna dice a me in modo che io possa dire a tutti voi.
PADRE LIVIO – Tu hai le apparizioni quotidiane dal 24 giugno 1981. Dopo così tanto tempo noi vediamo che sei sempre piena di entusiasmo e a Medjugorje continuano a venire ondate di pellegrini. Medjugorje sembra una musica senza fine.
VICKA – Sono ormai 26 anni che la Madonna viene qui sulla Terra, e per me questo fatto è veramente una grande gioia, una gioia che non si può descrivere! Mi sento un vivo strumento della Madonna e voglio fare tutto per lei. Quando sono davanti alla gente io provo a trasmettere quella gioia, quella bellezza, quell’amore della Madonna a tutti i pellegrini che arrivano qui. Ciò che dobbiamo contare però non sono tanto questi 26 anni che sono trascorsi ma quante grazie abbiamo colto, perché questi 26 anni sono stati anni di grandi grazie. Come la Madonna ha già detto la sua presenza qui in mezzo a noi sta a significare che sono momenti di grandi grazie e dobbiamo guardare a quanto noi siamo cambiati e ci siamo convertiti.
PADRE LIVIO – Quello che più mi colpisce è il fatto che una persona oggi abbia parlato con la Madonna. Il fatto, cioè, che la Madonna venga sulla Terra tutti i giorni e si possa dire che veramente la Madonna esiste ed è viva. Questa è la cosa che mi commuove più di tutto.
VICKA – Sì, la Madonna è proprio una persona viva. Prima di manifestarsi a noi nell’apparizione si preannuncia con tre lampi di luce come un segno che sta arrivando. Quindi si presenta con un vestito grigio e il velo bianco, ha i capelli neri, gli occhi azzurri e poggia i suoi piedi sopra una nuvola grigia. Nelle apparizioni che si verificano in occasione delle grandi feste come Natale, Pasqua e in particolari anniversari viene con un vestito tutto d’oro. A Natale la Madonna viene con un piccolo bambino in braccio appena nato. Qualche anno fa, in occasione del venerdì santo, la Madonna si è presentata con Gesù adulto tutto sanguinante, fasciato e con la corona di spine e si è rivolta a noi dicendo: “Sono venuto con Gesù in modo che voi vediate quanto Gesù ha sofferto per tutti noi”. Ogni volta, in occasione del suo o del nostro compleanno, ci salutiamo, ci abbracciamo proprio come se fosse una persona viva come noi.
PADRE LIVIO – Vi date anche un bacio?
VICKA – Ma sì, e tu senti che è proprio viva con un vero corpo, e al tatto è come se toccassi la tua mano che è quella di una persona viva. L’unica cosa che non si può descrivere è la sua bellezza: non esiste nessuna ragazza così bella come lei. Una volta, nel corso di una apparizioni, le abbiamo chiesto come poteva essere così bella. Lei ci ha risposto: “sono bella perché amo! Dovete amare anche voi per essere belli!”. Ma questa bellezza non è una bellezza che viene da fuori, ma direttamente e profondamente dal nostro cuore. Lei ci dice anche che noi oggi siamo troppo preoccupati per la bellezza esteriore mentre abbiamo dimenticato quella bellezza più importante, quella interiore. Una volta che abbiamo questa bellezza del cuore, quella esteriore arriva di conseguenza senza che noi ci preoccupiamo.
PADRE LIVIO – La sua bellezza è però una bellezza materna. Quando guardi la Madonna come la senti… come una madre?
VICKA – Più che come una mamma io la sento come una amica
PADRE LIVIO – Forse perché è giovane?
VICKA – Sì, avrà vent’anni… è giovane, è bella… io non la vedo tanto come una madre quanto piuttosto un’amica. Sai, quando pensi ad una madre ti immagini qualcosa di più serio. Invece io la sento più come una amica. Poi la Madonna, che è presente tra noi ormai da 26 anni, è sempre uguale, non invecchia mai… sempre uguale, sempre la stessa.
PADRE LIVIO – Forse un giorno avremo anche noi una bellezza simile alla sua perché avremo un corpo glorioso.
VICKA – Lei vuole sicuramente questo già fin d’ora, per questo ci ha detto di non guardare tanto alla bellezza esteriore, destinata a finire, quanto a quella interiore, destinata a durare.
I riflessi dell’attentato a Mosca ombra sui proclami di vittoria in Ucraina. Un testo del Sobordella Chiesa ortodossa va oltre le motivazioni ideologiche della guerra e si spinge a difesa della “purezza” del popolo russo dai “migranti invasori”. La lotta ai “ghetti” stranieri nelle città e il “ritorno” alla suddivisione “tradizionale” tra popolazione e forze produttive sul territorio.
Ha creato un certo scalpore la dichiarazione del “Concilio popolare russo universale” che ha proclamato la “guerra santa” della Russia come “difesa” dall’assalto del male nel mondo intero. Il termine russo per definire il “Difensore”, Uderživajušij, è stato interpretato da molti come il kathekon biblico, l’ultimo baluardo di fronte all’Anticristo, anche se forse non era proprio questo il senso della solenne dichiarazione. Del resto non si trattava di un Concilio ecclesiastico, e non aveva la pretesa di offrire dichiarazioni dogmatiche, pur limitate al perimetro del territorio canonico della Chiesa ortodossa russa: il Vserossijskij Sobor, “concilio universale”, è soltanto un’associazione teologico-politica, fondata nel 1993 per rilanciare il patriottismo dopo la fine dell’Urss per iniziativa del futuro patriarca, allora metropolita Kirill (Gundjaev) e alimentata da numerosi e variopinti “ideologi”, che da oltre 30 anni profetizzano la fine del mondo, se non si lascia portare a termine la missione universale della Russia.
Questa sessione del Sobor si è tenuta il 27 marzo nel salone sottostante alla cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca, dove si riuniscono le adunate plenarie del Sinodo dei vescovi della Chiesa russa, ed è stato presieduto dal patriarca Kirill, guida suprema dei credenti “di tutte le Russie”, dando l’impressione di una grande assise ecclesiastica. È stato approvato un documento ufficiale, il Nakaz (termine slavo-ecclesiastico per Ukaz, “decreto”, con una nota di maggiore autorità, più simile a “punizione”) dal titolo “Il presente e il futuro del Mondo Russo”. Un testo elaborato da alcuni mesi, che offre le motivazioni ideologiche per la giustificazione religiosa della “operazione militare speciale” in Ucraina, ma che oggi assume un valore ancora più stringente e attuale.
In Russia le date contano molto e assumono un significato sacrale: il documento doveva essere approvato all’inizio di maggio, approfittando della successione della Festa dei lavoratori del 1° maggio, della Pasqua ortodossa del 5 maggio e della festa della Vittoria del 9 maggio, offrendo una “trinità del calendario” perfetta per esprimere la grande idea russa, che nel documento è definita la “tri-unità” che riunisce i popoli (Russia, Bielorussia e Ucraina) e i tempi (passato, presente e futuro). La triade-trinità-triunità è la cifra simbolica preferita del patriarca, che ricorda i tre principi-guida della Russia zarista basata su “autocrazia, ortodossia e popolarismo”, e che viene rappresentata dalla sacra icona della Trinità di Rublev, strappata da Kirill al museo Tretjakov per la gloria della guerra di Putin.
Dopo la solenne incoronazione dello zar lo scorso 18 marzo (data dell’annessione della Crimea) si doveva attraversare la Quaresima per giungere alla definitiva esaltazione della Pasqua-Vittoria. Magari confidando nella nuova offensiva dell’esercito rinforzato dalle mobilitazioni post-elettorali e dal disgelo primaverile, per aiutare l’avanzata dei carri armati contro la sempre più derelitta Ucraina, quasi abbandonata dai suoi incerti alleati occidentali.
E invece il Concilio è stato convocato in fretta e furia, subito dopo il tragico attentato dei terroristi centrasiatici contro il Krokus City Hall alla periferia di Mosca, che ha sconvolto gli animi dei russi e disorientato i presunti vincitori, spingendo i balbettanti Putin e Patrušev (il suo regista occulto, capo dei servizi di sicurezza) a inveire contro i “mandanti ucraini”, quando è evidente che la Russia sconta il ruolo di “pietra d’inciampo” dei piani politici, militari e religiosi d’Oriente e d’Occidente. La strage è avvenuta il 22 marzo, e il Sobor è stato riunito cinque giorni dopo, per ribadire la compatta unità del popolo contro tutti i nemici, soprattutto gli invasori stranieri. Al testo preparato, infatti, è stato aggiunto un lungo capitolo sulla “nuova politica delle migrazioni”, per difendersi dai terroristi tagichi e da ogni altra forma di minaccia alla purezza del popolo russo universale.
Come si legge nel Nakaz, “il flusso di massa senza controllo di forza lavoro straniera conduce all’impoverimento della popolazione nativa della Russia”, riprendendo un leitmotiv di tutti i sovranismi dall’America all’Europa, “facendo sì che i migranti occupino interi settori dell’economia patria”. Questi “invasori”, prima ancora di diventare minacciosi terroristi, “non possiedono la lingua russa e non hanno una corretta visione della storia russa e della sua cultura, e quindi non sono adatti all’integrazione nella nostra società”. Nelle città principali “si formano e si sviluppano dei ghetti etnici chiusi in sé stessi, organizzati dalle bande malavitose che governano i meccanismi illegali”, e quindi appare inevitabile che queste realtà diventino “terreno fertile per ogni forma di estremismo e terrorismo, e comunque diventano fonte di colossali tensioni nella società”. Servono nuovi codici di regolamento del fenomeno migratorio, che “perfezionino la legislazione sulla cittadinanza russa, difendendo i diritti e i legittimi interessi dei nostri compatrioti”. In particolare si rende necessaria “la difesa delle famiglie russe”, magari impedendo matrimoni misti con stranieri, e soprattutto “la difesa dell’identità civilizzatrice della Russia, nell’unità giuridica, culturale e linguistica”, rafforzando i controlli sulla vita sociale e “creando le condizioni per un ritorno di massa dei nostri connazionali residenti all’estero”, permettendo l’ingresso soltanto a stranieri “altamente qualificati, leali verso la Russia e pronti a integrarsi a livello culturale e linguistico”. Alla sicumera per la vittoria, subentra il terrore della propria scomparsa.
Eppure l’enunciato principale del testo, il concetto del Russkij Mir, declama che “i confini del Mondo Russo, come fenomeno spirituale e cultural-civilizzatore, sono più ampi dei confini statali sia dell’attuale Federazione russa, sia della grande Russia storica”. Si arriva a esaltare “i rappresentanti della ecumene russa, dispersi per il mondo intero”, spiegando che “il Mondo Russo comprende tutti coloro per i quali la tradizione russa, i santuari della civiltà russa e la grande cultura russa sono i valori più importanti, quelli che danno un senso alla vita”. Se quindi è necessario proteggersi dai migranti “invasori”, allo stesso tempo “il significato principale dell’esistenza della Russia e del Mondo Russo da essa creato, la loro comune missione spirituale, è quella di essere il Difensore universale del mondo dal maligno”. L’ecumenismo imperiale e senza confini spinge a “rendere inefficaci tutti i tentativi di instaurare nel mondo un’egemonia universale, sottomettendo l’umanità intera all’unico potere del male”.
La missione millenaria si è realizzata nella “riunione della statualità russa nelle forme più elevate di creatività politica”, unendo la tri-unità del popolo nelle “sotto-etnie” dei grandi russi, dei russi bianchi e dei malorossy, i “piccoli russi” ucraini, come modello per l’aggregazione di tutti gli altri popoli e di tutti gli uomini che riconoscono la necessità del Difensore. Ogni volta le forze del male tentano di “dividere, indebolire e disgregare” la mirabile unità della Russia, e anche nel XXI secolo si rende necessaria la “restaurazione del suo potenziale spirituale e vitale”. Questo comprende il ritorno a tutti i “valori morali tradizionali” a cominciare dalla famiglia, unico istituto in grado di “aiutare l’uomo a conoscere il mondo attorno a sé” e di “insegnare l’amore, la bontà e la compassione”, illuminando quindi l’opera educativa dell’intera società ed eliminando i “falsi valori” sulla natura, la sessualità, l’orientamento individuale e collettivo.
Oltre alla guerra contro l’assalto del Maligno, e la custodia dei veri valori nella vita del popolo, il Nakaz indica un altro obbiettivo da raggiungere, superando la crisi demografica e riprendendo un’attiva fertilità nella generazione dei figli della nuova Russia: serve una “trasformazione degli spazi vitali” del Paese, uno sviluppo delle città e dei luoghi da ripopolare. Nel futuro si dovranno ridurre “gli agglomerati urbani di massa” con tutti quegli immensi condomini di minuscoli appartamenti, eredità perversa dell’economia sovietica, in cui si annidano i ghetti dei tagichi e dei kirghisi che poi vanno a distruggere i nuovi templi della civiltà russa. È necessario un “ritorno alla suddivisione tradizionale per la Russia di popolazione e forze produttive su tutto il territorio”, quindi trasferendo masse di persone dalle metropoli in “villaggi ben organizzati e su distanze ragionevoli”, in cui ogni famiglia abbia la propria casa, la izba invernale o la dacia estiva, come nelle favole russe più antiche, le bilyne che narrano degli eroi capaci di difendere i piccoli principati dell’antica Rus’, i bogatyri che da soli, ognuno come il vero Difensore, affrontano i tanti popoli che minacciano i russi da Oriente e da Occidente.
Le fantasie del patriarca e dei suoi consiglieri “ecumenici” ricordano molto gli eccessi dei protagonisti dei romanzi di Dostoevskij, come il principe Myškin dell’Idiota che in preda alle scosse epilettiche (come quelle provocate dalla strage del Krokus) immagina un mondo nuovo da costruire, gridando “mostrate ai russi il mondo russo!”, la prima citazione dell’attuale mito ideologico. Oppure il giovane Arkadij Dolgorukij nell’Adolescente, che nel cognome evoca il mitico fondatore di Mosca e conserva gelosamente nel cuore una “grande idea” di rivincita contro tutti i torti subiti nell’infanzia. Il ragazzo non vuole rivelare a nessuno in che cosa veramente consista questa idea, anche perché lui stesso non sa di che cosa veramente si tratti: è la Russia, eterna adolescente, che vuole salvare tutti senza mai riuscire a capire sé stessa.
Ci sono pochi luoghi più prestigiosi e solenni per un cristiano durante la Pasqua della cattedrale gotica di Colonia, che custodisce le reliquie dei re Magi. Ma durante la Settimana Santa, la città di Colonia ha organizzato anche un evento religioso molto diverso. Nello stadio di calcio non lontano dalla cattedrale, c’era il “primo Iftar comunitario”, una cena al tramonto per celebrare la fine del digiuno durante il mese sacro islamico. Intanto un gruppo universitario organizzava una preghiera per il Ramadan all’Università di Gottinga, in Germania. Le leghe di calcio di Inghilterra, Germania e Paesi Bassi si fermavano invece per la cosiddetta “pausa del Ramadan”: durante le partite, gli arbitri hanno il potere di interrompere il gioco, chiedendo al portiere di indugiare in un rinvio, e permettere ai fedeli del Profeta di bere o mangiare. A Oslo, in Norvegia, accanto al municipio, veniva allestita una mostra finanziata con fondi pubblici per celebrare i trenta giorni di digiuno. “Le luci del Ramadan dimostrano che siamo a favore dell’inclusione e della diversità”, declamava il consiglio comunale di Oslo. Le luci del Ramadan erano rimaste accese nel West End di Londra anche durante il fine settimana di Pasqua a Oxford Street, Piccadilly Circus e Leicester Square, illuminate di mezzelune e lanterne, volute dal sindaco Sadiq Khan.
Nel West End di Londra, luci di Ramadan anche durante la settimana pasquale. Poi si sono accese a Francoforte e Colonia
Nell’Europa della secolarizzazione, del multiculturalismo e del relativismo, c’è una strana febbre di Ramadan. Si devono consentire i veli integrali simboli di “libertà”, fermare le scuole e gli stadi per il Ramadan in nome della “tolleranza” e chiudere un occhio, anzi due, per le esenzioni ai corsi di educazione fisica, musica e arte in nome del “rispetto”. E pazienza se in Francia una ragazzina è stata appena picchiata quasi a morte da tre coetanei perché non indossava il velo. Nei giorni scorsi, le stazioni della metropolitana di Londra hanno iniziato a trasmettere l’orario della preghiera islamica con l’Hadith del giorno. Il malcapitato viaggiatore, in cerca dell’orario, trovava un detto del Profeta. Poi l’ente regolatore della metro, travolto dalle polemiche, ha dovuto rimuovere il messaggio. Il Chelsea invece, aveva tutto il diritto di ospitare un “open Iftar”, una cena di rottura del digiuno “aperta a tutti”, fedeli e infedeli. Ramadan anche dai Windsor: la famiglia reale ha ospitato la prima festività islamica nella storia inglese, perché Carlo III è il primo re multifaith. Ma chi pensa che sia una specialità inglese, come il cielo grigio di Londra, si sbaglia di grosso.
Quando, a Firenze, un preside ha dato un’aula del liceo agli studenti islamici per pregare sotto Ramadan, nessuno scandalo sulla laicità, nessuna mobilitazione dei giornali, niente di niente. Così come a Pioltello va tutto alla grande, altro che parenti serpenti, siamo una grande famiglia multiculturale. Meno bene va in un liceo di Drammen, in Norvegia, dove la preside non ha voluto che gli studenti musulmani lasciassero la classe per pregare durante il Ramadan. C’è pur sempre la neutralità religiosa. Hanne Merete Hagby è la direttrice del liceo, che ha il trenta per cento di studenti musulmani, come a Pioltello. “Non va bene lasciare le lezioni o arrivare in ritardo per questo motivo”, aveva scritto la preside. Ha cancellato il post dopo appena due ore. Sui social era stato pubblicato un appuntamento per “linciare” la preside. A volte anche le migliori feste finiscono a manate. Non è andata meglio a Katharine Birbalsingh, nota come “la preside più severa della Gran Bretagna”, costretta a vietare le preghiere musulmane nella scuola dopo che gli insegnanti hanno subito aggressioni. La dirigente scolastica è finita davanti all’Alta Corte in una causa da parte di studenti musulmani della Michaela School. Birbalsingh ha deciso di interrompere i rituali di preghiera dopo “violenza, intimidazioni e spaventose molestie nei confronti dei nostri insegnanti”. È una scuola gestita dai talebani a Kabul? No, uno dei principali istituti inglesi: minacce di morte al personale per aver impedito agli alunni di pregare, una ragazza costretta a lasciare il coro perché “la sua religione le vieta di cantare” e un’altra costretta a indossare il velo. La scuola ha ricevuto anche allarmi bomba tramite posta elettronica.
A Pioltello è stata una grande festa multireligiosa, ma dalla Norvegia alla Germania all’Inghilterra, in molte scuole è stato tutto meno fantastico
Anche in Germania una preside ha bandito le preghiere islamiche in una scuola di Wuppertal. Studenti musulmani volevano l’introduzione di rigide regole islamiche nelle scuole, inclusa la segregazione di genere. “Le donne dovrebbero coprirsi. I musulmani dovrebbero poter lasciare la scuola per la preghiera del venerdì. La segregazione di genere dovrebbe applicarsi alle lezioni di nuoto”. Siamo all’istituto comprensivo Nordstadt di Neuss. La scuola aveva già capitolato a una loro richiesta ma, al posto di una sala per la preghiera islamica, era stata offerta loro una “stanza della tolleranza”.
L’Università di Dortmund aveva aperto una “sala di preghiera interreligiosa” e si era data delle regole, che piacciono sempre molto ai tedeschi. Venti metri quadrati, le pareti dipinte di verde, un tappeto, due divani, due sedie, una libreria Ikea. Studenti di ogni fede, cristiani, ebrei, buddisti e musulmani, potevano trovare lì un punto di raccoglimento, lasciando fuori un po’ della loro identità per far spazio a quella di tutti. Ma gli studenti si sono lamentati di essere stati segregati da altri studenti musulmani nella parte più piccola della stanza, assieme alle donne. Copie del Corano erano disposte nella stanza, quando l’accordo, affisso sulla porta, vietava i simboli religiosi. Studenti musulmani avevano intimato alle donne di indossare il velo e di rinunciare al profumo. Francoforte sul Meno intanto diventava la prima città della Repubblica federale ad appendere le luci del Ramadan. Il sindaco Verde le ha chiamate le luci “dell’unione contro le discriminazioni”. E dopo Francoforte, Colonia: chiunque passeggi per le strade della città-cattedrale in questi giorni vedrà mezzelune, le parole “Kareem” e “Ramadan”. La città dove Benedetto XVI compì il suo primo viaggio pontificio. La rivista svizzera liberal-democratica Neue Zurcher, con un pubblico paneuropeo, ha espresso il suo punto di vista critico: “L’establishment politico è in preda alla febbre del Ramadan”.
Intanto, a Strasburgo, esordivano i “mercatini di Ramadan”, come quelli natalizi, blindati in città da quando furono attaccati dai terroristi dell’Isis che uccisero anche un ragazzo italiano. Il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, si produceva in un video-discorso: “Ramadan Mubarak!”. La Frankfurter Allgemeine Zeitung titola: “Buon Ramadan”. Per una volta, le preoccupazioni sull’appropriazione culturale non sembrano avere importanza. Si ricorda, ad esempio, un funzionario tedesco per l’integrazione che inviò cartoline di Natale che non contenevano la parola Natale: “Non importa ciò in cui credi… Vi auguriamo un periodo sereno e un buon inizio del nuovo anno”. Ane Breivik, leader giovanile del Partito liberale norvegese, si è spinto fino a chiedere la fine di tutte le festività cristiane, che ha liquidato come “obsolete e sciocche”. Invece, vorrebbe che le persone si prendessero giorni che significano qualcosa per loro, come il giorno musulmano di Eid al Fitr. E l’Unione studentesca cristiana norvegese (che di cristiano ha ormai poco) ha suggerito di regalare alle minoranze alcune festività “secondarie”, come Santo Stefano, il lunedì di Pasqua e il secondo giorno di Pentecoste. La Giornata internazionale della donna, la Giornata mondiale dell’ambiente e l’Eid al Fitr come festività pubbliche alternative.
Dai sindaci verdi di Francia alle università britanniche, c’è chi propone di fare spazio nel calendario, togliendo le ricorrenze cristiane “obsolete”
Intanto, dicevamo, il calcio si fermava per il Ramadan. Il primo caso fu in Premier League tre anni fa, durante una partita tra Crystal Palace e Leicester. Il medico del Crystal Palace, Zafar Iqbal, si rivolse all’arbitro sulla necessità di una pausa. All’ora stabilita, il portiere del Palace ha così indugiato su un calcio di punizione. In Francia sindaci di grandi città stanno proponendo di cancellare Pentecoste, Natale, Pasqua, Ascensione e altre festività cristiane per sostituirle con “feste laiche”. Pierre Bergé, tra gli imprenditori più ricchi e famosi di Francia, fondatore del brand Yves Saint Laurent, disse che “non ci sono solo cristiani in Francia. Io sono per la soppressione integrale di tutte le feste cristiane”. In Belgio, i calendari scolastici della comunità francofona al posto della festa di Ognissanti dicono “congedo di autunno”, di Natale “vacanze d’inverno” e di Pasqua “vacanze di primavera”. Ad Anversa, la seconda città belga, il sindaco ha appena organizzato una cena di Ramadan lunga due chilometri per le strade. I teatri in Belgio hanno invece iniziato a utilizzare pubblicità che avvertono gli spettatori musulmani di “nudità, sesso o violenza” negli spettacoli e per incoraggiarli a partecipare a eventi culturali durante il Ramadan.
Éric Piolle, sindaco ecologista di Grenoble, detta “capitale delle Alpi” prima che “capitale verde europea”, ha tirato fuori un’idea geniale dal cappello woke: “Cancelliamo i riferimenti alle feste religiose nel calendario e dichiariamo giorni festivi le feste laiche che segnano il nostro attaccamento alle rivoluzioni, alla Comune, all’abolizione della schiavitù, ai diritti delle donne e delle persone lgbt”. La London School of Economics ha cancellato ogni riferimento alla cristianità dal calendario accademico. La Swansea University ha cancellato la Quaresima. Dopo tutto, dicono, le feste cristiane “non risuonano più nel corpo studentesco”. E un college di Oxford – il Magdalen College, fondato dal vescovo William Waynflete nel XV secolo – ha cancellato la festa di San Giorgio per far spazio all’Eid islamico. E anche nella cattedrale di Manchester si è celebrato l’iftar del Ramadan. I musulmani inglesi non hanno abbastanza moschee, evidentemente. La cattedrale ha poi chiesto scusa ai fedeli cristiani per aver consentito l’adhan. E per il primo venerdì di Ramadan, anche il Victoria and Albert Museum di Londra ha organizzato una cena per la fine del digiuno in uno dei principali musei d’arte del mondo. Più di quattrocento persone hanno partecipato con un muezzin che ha intonato la preghiera. Ma qualcuno doveva pur coprire “le tre grazie” di Antonio Canova, che mettono in mostra tutte le proprie bellezze al Victoria and Albert Museum.
Cena di fine del Ramadan anche al Victoria and Albert Museum, dove si sono dimenticati di coprire le “tre grazie” di Antonio Canova
Ahmed Elmohamady, il difensore egiziano che ha giocato in Inghilterra per un decennio, ha visto un suo compagno di squadra, l’irlandese Paul McShane, unirsi a lui nel digiuno di Ramadan. “E’ stato fantastico”, ha detto Elmohamady, anche se ha ammesso che McShane non è durato. “Lo ha fatto una volta, sarebbe stato troppo difficile per trenta giorni”. Fantastica, sì, la maschera di questo strano suicidio occidentale.
SECONDA DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA
Cari amici, in occasione della Domenica della Divina Misericordia è bello rileggere l’Omelia, piena di gioia, di S. Giovanni Paolo II in occasione della Canonizzazione di Santa Faustina Kowalska
CAPPELLA PAPALE PER LA CANONIZZAZIONE DELLA BEATA MARIA FAUSTYNA KOWALSKA
OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 30 aprile 2000
1. “Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia” (Sal 118, 1). Così canta la Chiesa nell’Ottava di Pasqua, quasi raccogliendo dalle labbra di Cristo queste parole del Salmo; dalle labbra di Cristo risorto, che nel Cenacolo porta il grande annuncio della misericordia divina e ne affida agli apostoli il ministero: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi… Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 21-23).
Prima di pronunciare queste parole, Gesù mostra le mani e il costato. Addita cioè le ferite della Passione, soprattutto la ferita del cuore, sorgente da cui scaturisce la grande onda di misericordia che si riversa sull’umanità. Da quel cuore suor Faustina Kowalska, la beata che d’ora in poi chiameremo santa, vedrà partire due fasci di luce che illuminano il mondo: “I due raggi – le spiegò un giorno Gesù stesso – rappresentano il sangue e l’acqua” (Diario, Libreria Editrice Vaticana, p. 132).
2. Sangue ed acqua! Il pensiero corre alla testimonianza dell’evangelista Giovanni che, quando un soldato sul Calvario colpì con la lancia il costato di Cristo, vide uscirne “sangue ed acqua” (cfr Gv 19, 34). E se il sangue evoca il sacrificio della croce e il dono eucaristico, l’acqua, nella simbologia giovannea, ricorda non solo il battesimo, ma anche il dono dello Spirito Santo (cfr Gv 3,5; 4,14; 7,37-39).
Attraverso il cuore di Cristo crocifisso la misericordia divina raggiunge gli uomini: “Figlia mia, dì che sono l’Amore e la Misericordia in persona”, chiederà Gesù a Suor Faustina (Diario, 374). Questa misericordia Cristo effonde sull’umanità mediante l’invio dello Spirito che, nella Trinità, è la Persona-Amore. E non è forse la misericordia un “secondo nome” dell’amore (cfr Dives in misericordia, 7), colto nel suo aspetto più profondo e tenero, nella sua attitudine a farsi carico di ogni bisogno, soprattutto nella sua immensa capacità di perdono?
E’ davvero grande oggi la mia gioia, nel proporre a tutta la Chiesa, quasi dono di Dio per il nostro tempo, la vita e la testimonianza di Suor Faustina Kowalska. Dalla divina Provvidenza la vita di questa umile figlia della Polonia è stata completamente legata alla storia del ventesimo secolo, il secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle. E’, infatti, tra la prima e la seconda guerra mondiale che Cristo le ha affidato il suo messaggio di misericordia. Coloro che ricordano, che furono testimoni e partecipi degli eventi di quegli anni e delle orribili sofferenze che ne derivarono per milioni di uomini, sanno bene quanto il messaggio della misericordia fosse necessario.
Disse Gesù a Suor Faustina: “L’umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia” (Diario, p.132). Attraverso l’opera della religiosa polacca, questo messaggio si è legato per sempre al secolo ventesimo, ultimo del secondo millennio e ponte verso il terzo millennio. Non è un messaggio nuovo, ma si può ritenere un dono di speciale illuminazione, che ci aiuta a rivivere più intensamente il Vangelo della Pasqua, per offrirlo come un raggio di luce agli uomini ed alle donne del nostro tempo.
3. Che cosa ci porteranno gli anni che sono davanti a noi? Come sarà l’avvenire dell’uomo sulla terra? A noi non è dato di saperlo. E’ certo tuttavia che accanto a nuovi progressi non mancheranno, purtroppo, esperienze dolorose. Ma la luce della divina misericordia, che il Signore ha voluto quasi riconsegnare al mondo attraverso il carisma di suor Faustina, illuminerà il cammino degli uomini del terzo millennio.
Come gli Apostoli un tempo, è necessario però che anche l’umanità di oggi accolga nel cenacolo della storia Cristo risorto, che mostra le ferite della sua crocifissione e ripete: Pace a voi! Occorre che l’umanità si lasci raggiungere e pervadere dallo Spirito che Cristo risorto le dona. E’ lo Spirito che risana le ferite del cuore, abbatte le barriere che ci distaccano da Dio e ci dividono tra di noi, restituisce insieme la gioia dell’amore del Padre e quella dell’unità fraterna.
4. E’ importante allora che raccogliamo per intero il messaggio che ci viene dalla parola di Dio in questa seconda Domenica di Pasqua, che d’ora innanzi in tutta la Chiesa prenderà il nome di “Domenica della Divina Misericordia”. Nelle diverse letture, la liturgia sembra disegnare il cammino della misericordia che, mentre ricostruisce il rapporto di ciascuno con Dio, suscita anche tra gli uomini nuovi rapporti di fraterna solidarietà. Cristo ci ha insegnato che “l’uomo non soltanto riceve e sperimenta la misericordia di Dio, ma è pure chiamato a «usar misericordia» verso gli altri: Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia (Mt 5, 7)” (Dives in misericordia, 14). Egli ci ha poi indicato le molteplici vie della misericordia, che non perdona soltanto i peccati, ma viene anche incontro a tutte le necessità degli uomini. Gesù si è chinato su ogni miseria umana, materiale e spirituale.
Il suo messaggio di misericordia continua a raggiungerci attraverso il gesto delle sue mani tese verso l’uomo che soffre. E’ così che lo ha visto e lo ha annunciato agli uomini di tutti i continenti suor Faustina, che nascosta nel suo convento di Lagiewniki, in Cracovia, ha fatto della sua esistenza un canto alla misericordia: Misericordias Domini in aeternum cantabo.
5. La canonizzazione di Suor Faustina ha un’eloquenza particolare: mediante questo atto intendo oggi trasmettere questo messaggio al nuovo millennio. Lo trasmetto a tutti gli uomini perché imparino a conoscere sempre meglio il vero volto di Dio e il vero volto dei fratelli.
Amore di Dio e amore dei fratelli sono infatti indissociabili, come ci ha ricordato la prima Lettera di Giovanni: “Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti” (5, 2). L’Apostolo qui ci richiama alla verità dell’amore, additandocene nell’osservanza dei comandamenti la misura ed il criterio.
Non è facile, infatti, amare di un amore profondo, fatto di autentico dono di sé. Questo amore si apprende solo alla scuola di Dio, al calore della sua carità. Fissando lo sguardo su di Lui, sintonizzandoci col suo cuore di Padre, diventiamo capaci di guardare ai fratelli con occhi nuovi, in atteggiamento di gratuità e di condivisione, di generosità e di perdono. Tutto questo è misericordia!
Nella misura in cui l’umanità saprà apprendere il segreto di questo sguardo misericordioso, si rivela prospettiva realizzabile il quadro ideale proposto nella prima lettura: “La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (At 4, 32). Qui la misericordia del cuore è divenuta anche stile di rapporti, progetto di comunità, condivisione di beni. Qui sono fiorite le «opere della misericordia», spirituali e corporali. Qui la misericordia è divenuta concreto farsi «prossimo» verso i fratelli più indigenti.
6. Suor Faustina Kowalska ha lasciato scritto nel suo Diario: “Provo un dolore tremendo, quando osservo le sofferenze del prossimo. Tutti i dolori del prossimo si ripercuotono nel mio cuore; porto nel mio cuore le loro angosce, in modo tale che mi annientano anche fisicamente. Desidererei che tutti i dolori ricadessero su di me, per portare sollievo al prossimo” (Diario, p. 365). Ecco a quale punto di condivisione conduce l’amore quando è misurato sull’amore di Dio!
E’ a questo amore che l’umanità di oggi deve ispirarsi per affrontare la crisi di senso, le sfide dei più diversi bisogni, soprattutto l’esigenza di salvaguardare la dignità di ciascuna persona umana. Il messaggio della divina misericordia è così, implicitamente, anche un messaggio sul valore di ogni uomo. Ogni persona è preziosa agli occhi di Dio, per ciascuno Cristo ha dato la sua vita, a tutti il Padre fa dono del suo Spirito e offre l’accesso alla sua intimità.
7. Questo messaggio consolante si rivolge soprattutto a chi, afflitto da una prova particolarmente dura o schiacciato dal peso dei peccati commessi, ha smarrito ogni fiducia nella vita ed è tentato di cedere alla disperazione. A lui si presenta il volto dolce di Cristo, su di lui arrivano quei raggi che partono dal suo cuore e illuminano, riscaldano, indicano il cammino e infondono speranza. Quante anime ha già consolato l’invocazione “Gesù, confido in Te“, che la Provvidenza ha suggerito attraverso Suor Faustina! Questo semplice atto di abbandono a Gesù squarcia le nubi più dense e fa passare un raggio di luce nella vita di ciascuno.
8. Misericordias Domini in aeternum cantabo (Sal 88 [89], 2). Alla voce di Maria Santissima, la «Madre della misericordia», alla voce di questa nuova Santa, che nella Gerusalemme celeste canta la misericordia insieme con tutti gli amici di Dio, uniamo anche noi, Chiesa pellegrinante, la nostra voce.
E tu, Faustina, dono di Dio al nostro tempo, dono della terra di Polonia a tutta la Chiesa, ottienici di percepire la profondità della divina misericordia, aiutaci a farne esperienza viva e a testimoniarla ai fratelli. Il tuo messaggio di luce e di speranza si diffonda in tutto il mondo, spinga alla conversione i peccatori, sopisca le rivalità e gli odi, apra gli uomini e le nazioni alla pratica della fraternità. Noi oggi, fissando lo sguardo con te sul volto di Cristo risorto, facciamo nostra la tua preghiera di fiducioso abbandono e diciamo con ferma speranza: Gesù, confido in Te!
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Tutti i Segreti che vi ho annunciato si realizzeranno”
Quello che la Regina della pace ha detto fin dall’inizio incomincia ad essere messo in dubbio. La Madonna nei primi anni delle apparizioni ha detto tutto quello che c’era da sapere sui Segreti e che si sarebbero realizzati.
«Tutti i segreti che ho confidato si realizzeranno e anche il segno visibile si manifesterà. Ma non aspettate questo segno per soddisfare la vostra curiosità. Questo, prima del segno visibile, è un tempo di grazia per i credenti. Perciò convertitevi e approfondite la vostra fede. Quando verrà il segno visibile, per molti sarà troppo tardi» (23 dicembre 1982).
Quindi, non adagiamoci nella volontà di rimandare la conversione, perché i Segreti hanno una data e verranno preannunciati tre giorni prima. Anche se ci sarà un divieto di parlare e annunciare i Segreti – può accadere che lo Stato per non suscitare paure vieti la divulgazione – essi si realizzeranno.
La Madonna l’ha ribadito anche nel Messaggio del 25 ottobre 1985: «Soffro molto per i non credenti. Anche loro sono figli miei. Non sanno quale tremendo destino li aspetti. Tutto quello che vi ho confidato si realizzerà. Anche gli ammonimenti al mondo si verificheranno. Però non dovete pensare per questo che Dio abbia un cuore duro. Guardatevi attorno e vi renderete conto di quanto siano immersi nel peccato gli uomini d’oggi. E così non direte più che Dio ha un cuore duro. Piuttosto, voi dovreste pregare di più per i non credenti e per i peccatori».
La Regina della pace – nel Messaggio del 13 settembre 1983 – ha fatto un’affermazione che bisogna prendere in esame: «Bisogna annunciare al mondo la realtà, cioè la serietà degli eventi futuri. Però non bisogna togliere la speranza perché Dio ha un suo programma e ciò che realmente conta per la gente è la conversione e la vita di fede». I Segreti accadranno anche se non ne parliamo, anche se arriverà il divieto di parlarne dagli Stati. Nessuno li può fermare perché i primi due vengono dalla natura, il terzo da Dio e i seguenti dagli uomini. Tutto quello che la Madonna ha confidato si realizzerà, anche gli ammonimenti che ha dato.
Nessuno cada nell’autoinganno secondo cui se non parliamo più dei Segreti di Medjugorje, se non parliamo più dell’apparizione la Madonna si fermerà. Maria non si fermerà perché si tratta della salvezza del mondo e della fede. Satana cercherà in tutti i modi di creare degli intoppi, ha sempre cercato di impadronirsi del piano della Gospa, ma con la preghiera si può fermare. Nel Messaggio del 25 settembre 2023 la Madonna richiama al pericolo del modernismo cioè l’eliminazione del soprannaturale come qualcosa che dà fastidio: «Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù». Ha ribadito questo concetto anche il 25 febbraio 2024: «La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili, perciò voi, figlioli, siate luce, amore e le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore». Possiamo diventare strumenti di satana per impedire alla Madonna di realizzare il Suo piano, ma si realizzerà sicuramente anche se non vogliamo.
Queste cose sono molto importanti per rafforzare la nostra tranquillità interiore. La Madonna ha detto il 23 dicembre 1982 a Mirjana “Tutti i segreti che ho confidato si realizzeranno e anche il segno visibile si manifesterà. Ma non aspettate questo segno per soddisfare la vostra curiosità. Questo, prima del segno visibile, è un tempo di grazia per i credenti. Perciò convertitevi e approfondite la vostra fede. Quando verrà il segno visibile, per molti sarà troppo tardi”.
La Regina della pace ha detto a Mirjana 25 dicembre 1982: “Mirjana, io ti ho scelta e ti ho detto quanto era necessario. Ti ho anche rivelato molte cose terribili che dovrai portare con te. Pensa a queste lacrime che anch’io verso. Dovrai essere sempre coraggiosa. Hai compreso rapidamente i miei messaggi e quindi ora devi anche comprendere che io devo andare. Sii coraggiosa”.
Bisogna annunciare la realtà degli eventi futuri senza togliere la speranza, perché Dio ha un Suo programma e nessuno potrà cambiarlo. Ciò che realmente conta per la gente è la conversione e la vita di fede.
Il 25 ottobre 1985 Maria afferma: “Soffro molto per i non credenti. Anche loro sono figli miei. Non sanno quale tremendo destino li aspetti. Tutto quello che vi ho confidato si realizzerà. Anche gli ammonimenti al mondo si verificheranno. Però non dovete pensare per questo che Dio abbia un cuore duro. Guardatevi attorno e vi renderete conto di quanto siano immersi nel peccato gli uomini d’oggi. E così non direte più che Dio ha un cuore duro. Piuttosto, voi dovreste pregare di più per i non credenti e per i peccatori”.
Armiamoci di buona volontà per quanto riguarda la nostra conversione, le intenzioni della Madonna. Lei ci ha fatto una promessa enorme il 1° gennaio 2024: «Non vi pentirete né voi né i vostri figli né i figli dei vostri figli», così sarà per coloro che ogni giorno pregano per le intenzioni della Madonna, fanno sacrifici per Lei. Fare le cose per la Regina della pace, dire un Rosario in più è una gioia, avere delle sofferenze, fatiche, malattie da offrirle è una gioia. Ci ha messo in mano tutto quello che è necessario per vincere la battaglia della pace e la salvezza delle anime.
Mobilitiamo i cuori, speroniamo le anime, con la preghiera, la serietà, la semplicità e la pulizia della nostra vita.
fedele apostolo di “Radio Maria” poche ore fa, come tutte le mattine dopo le preghiere e la Santa Messa, ascoltando la sua preziosa “Lettura cristiana della cronaca e della storia”, ho appreso che nel V secolo avanti Cristo un generale cinese già conosceva la potenza distruttiva della disinformazione. L’argomento – arma prediletta del KGB russo ed ora dei suoi eredi nella guerra all’Ucraina – mi ha interessato perché ho dedicato un intero capitolo di un libro (“Verità e beffe del secolo passato” edito da Marcianum) al Sinodo dei Vescovi del Medio Oriente (2010) in cui, ammessovi come “giornalista esperto”, ho sollevato il tema della “taqiya” (dissimulazione, elemento essenziale della disinformazione) nella religione islamica. Nel capitolo del libro che tre anni fa le ho inviato, ma posso anche spedirglielo, (XIX : “L’Islam al Sinodo”, da pag. 341 a pag. 355), affermo fra l’altro che senza Verità non può esserci dialogo di sorta con alcuno.
E adesso possiamo meglio comprendere la pratica della menzogna da parte dei regimi musulmani e di Putin !
Reverendo Padre, le scrivo brevemente, in via estemporanea e di getto, questa mail per manifestarLe tutta la mia sorpresa nell’ avere udito da Lei in radio quest’ oggi che gli annunci dei segreti potrebbero venire impediti.
Ma allora, in questo modo, verrebbe meno la funzione per così dire pedagogica dei segreti, in forza della quale la gente, vedendo che le profezie fatte tre giorni prima man mano si avverano, si renderà sempre più conto della veridicità delle apparizioni e del fatto che Dio e la Madonna detengono la signoria sulla storia…
Diversamente, come potrebbero venire favorite e indotte le conversioni radicali in massa di fronte ad eventi che, per quanto drammatici e sconvolgenti, non potranno più così facilmente essere collegati al soprannaturale?
Dopo tanti anni in cui Lei ha sempre sottolineato l’importanza dell’ annuncio tre giorni prima, come si può pensare che il progetto ben congegnato da Dio possa essere reso vano dal diavolo? Come potrebbe la Madonna permetterlo?
Le chiedo scusa, ma forse non ho compreso bene. La ringrazio e Le porgo i miei più cari saluti.
Antonella da Bologna.
Cara Antonella,
hai sollevato un interrogativo a cui è impossibile rispondere, perché noi dei segreti sappiamo soltanto ciò che ci ha rivelato la Madonna, a Fatima e a Medjugorje, ma sul resto c’è buio assoluto.
Le situazioni di quei giorni sono inimmaginabili, se teniamo conto che si tratta del primo Combattimento escatologico della fine dei tempi.
Tuttavia tutto quello che la Madonna ci ha rivelato per il nostro bene, dobbiamo farlo sapere adesso, perché dopo non ci sarà più tempo.
La Regina della pace – nel Messaggio del 13 settembre 1983 – ha fatto un’affermazione che bisogna imprimersi bene nella mente: «Bisogna annunciare al mondo la realtà, cioè la serietà degli eventi futuri. Però non bisogna togliere la speranza perché Dio ha un suo programma e ciò che realmente conta per la gente è la conversione e la vita di fede».
Per ciò che riguarda la rivelazione dei segreti sappiamo che verrà fatta da un Sacerdote scelto da Mirjana, che farà conoscere tre giorni prima, segreto per segreto, quello che è scritto sul rotolo che la Madonna ha messo in mano alla veggente il 25 Dicembre 1982.
Sul rotolo è scritto di ogni segreto l’evento che accade, dove accade, il momento esatto in cui accade e la durata degli effetti causati.
La comunicazione dei dieci segreti possiamo immaginare che avvenga a Medjugorje. Ma al momento non possiamo sapere quali saranno le direttive della Chiesa.
Per i primi tre segreti non dovrebbero esserci impedimenti di comunicazione perché avvengono in un ambito locale ristretto, anche se l’eco si diffonderà ovunque nel mondo, se non altro fra i seguaci della Gospa.
Credo che le cose potrebbero cambiare nella comunicazione dal quarto al decimo segreto, perché riguardano eventi di grande impatto sulla Chiesa e sul mondo (La persecuzione, l’apostasia e la guerra).
In questo contesti drammatici al massimo grado, la parte del leone la faranno la disinformazione, gli inganni e le contraffazioni di ogni genere, oggi facilmente realizzabili non solo dalle autorità pubbliche ma anche dai privati. L’intelligenza artificiale, come stiamo sperimentando, può camuffare qualsiasi cosa e qualsiasi persona.
La situazione è molto complessa e in questa luce comprendo le perplessità riguardo ai segreti anche da parte di autorità religiose.
Tuttavia non ci sono alternative di salvezza al di fuori del piano che la Madonna ha comunicato ai veggenti all’inizio delle apparizioni.
La distruzione del mondo e della Chiesa sono l’obbiettivo che Satana sta perseguendo con ogni mezzo e non c’è nessuno che lo possa impedire se non la presenza della Madonna, inviata da suo Figlio come operatrice di salvezza.
Mirjana nel su libro autobiografico ha persino accennato alla possibilità che sia il Papa a rivelare i Segreti precisando che ne avrebbe l’autorità.
Non vi è dubbio che il Papa avrebbe un eco mondiale e un ascolto attento da parte di tutta la Chiesa. A mio avviso, data la unicità e la drammaticità della situazione, non possiamo escludere una decisione di estremo coraggio come questa.
La Madonna in questo tempo di grazia sta preparando i suoi apostoli perché siano le sue mani nei tempi della grande tribolazione. Sono loro che devono aiutare le moltitudini angosciate e vaganti nelle tenebre ad accorrere sotto il Manto della Madre.
Carissimo Padre Livio, penso che sia una grazia del Signore ma io ho sempre creduto alle apparizioni di Maria Immacolata a Medjugorje. L’unica cosa che mi lasciava, non dico perplesso, ma che mi interrogava, era: come mai per così tanti anni? Tutti questi messaggi? i 10 segreti.. perché?
Col passare degli anni però le tenebre e la disperazione, l’odio e la minaccia di guerre e persecuzioni inaudite…tutto ciò mi ha fatto dire una cosa: Meno male che la Madonna è in mezzo a noi. Meno male veramente. Se no sarebbe un inferno. Una tragedia immane, che già è comunque presente tra noi. Satana veramente sta’ regnando.
Quando esco di casa vedo tutti che corrono, in auto, a piedi, con la testa bassa. Ce’ un qualcosa in mezzo a noi che non so descrivere. Come se tutti fuggissero da qualcosa di inafferrabile per non essere inghiottiti. La tragedia é che molti fuggono e non sanno dove a andare a sbattere, perché abbiamo perso la fede in Colui che solo, in quest’ora terribile, può darci luce, forza, gioia, pace anche in mezzo alle prove.
Penso che la Madonna sia in mezzo a noi da così tanto tempo proprio per aiutarci e guidarci ad aiutare altri persi nella tenebra e nella sofferenza di chi non crede o ha rinnegato la fede in Gesù Cristo.
Grazie Padre Livio. La ricordo nella preghiera. Lei ha una missione importante!!!
Paolo
Caro Paolo, forse senza accorgerti hai fatto una descrizione del mondo d’oggi molto simile quella della Regina della pace nel messaggio del 25 Marzo 24.
La Madonna ha detto che “l’umanità vaga senza Dio e senza il suo amore”. Avendo negato Cristo, che è il sole che ci illumina, ci siamo trovati in un buco nero che ci assorbe e ci distrugge.
Nel medesimo tempo però la Madonna ci esorta a “mettere nelle nostre preghiere” tutte queste persone angosciate ed ad essere per loro una “luce”, perché, anche se loro lo negano, Dio c’è e vuole salvarle.
Coraggio, portiamo sotto il manto della Madre tutte i suoi figli bisognosi della sua infinita misericordia.