I sei veggenti di Medjugorje sono stati scelti dalla Madonna il 25 Giugno 1981, quando si sono trovati a suoi piedi sul Podbrdo, la collina delle apparizioni.
Da allora, per un tempo insolitamente lungo, sono stati fedeli alla Gospa con una disponibilità totale, testimoni della sua presenza e portatori dei suoi messaggi.
Hanno sopportato persecuzioni, intimidazioni, minacce, incomprensioni e diffamazioni con coraggio, senza difendersi, senza piegarsi, senza perdere il sorriso.
Non sono diventati delle star, pur al centro dell’attenzione mondiale , ma hanno conservato i loro tratti nativi di modestia e di semplicità.
Tacciano le lingue biforcute dell’incredulità, dell’invidia e della presunzione.
La loro storia, umile e gloriosa, resterà incancellabile negli anni, fino alla fine del mondo.
Sono gli Apostoli di Maria, i tesori della Chiesa, i benefattori dell’umanità.
Saranno loro a testimoniare la speranza della salvezza nell’esplosione devastatrice della potenza del male.
Preghiamo ogni giorno per loro, perché siano umili e forti, irreprensibili e coraggiosi come la Madonna li desidera.
L’analista ed esperto don Stefano Caprio: «Il suo destino era segnato. Il sistema di potere non finirà con lo Zar. Non è la sua personalità ad essere forte ma un sistema collettivo. Dovesse morire domani al suo posto ce ne sarebbero duecento uguali, o anche peggio»
Francesca Fiocchi, Famiglia Cristiana – 17 – 02 – 24
La morte di Alexei Navalny inevitabilmente apre a riflessioni e interrogativi che riportano altrettanto inevitabilmente a un’altra storica, indimenticabile dissidente, la giornalista russa Anna Politkovskaja, la cui fine urla ancora vendetta (e non solo sotto il cielo di Mosca). In gioco, democrazia e libertà di pensiero: cosa si è disposti a perdere in nome di questi valori e ideali che oggi non dovrebbero essere più terreno di conquista ma diritti civili universalmente acquisiti, quindi inalienabili, non solo sulla carta? L’oppositore russo a Putin è morto in carcere a 47 anni, dopo anni di persecuzioni in cui non ha mai smesso di opporsi, con grande coraggio e non senza fierezza, all’autocrazia e alla corruzione dilagante nel regime putiniano. L’Ue: “Il regime russo è l’unico responsabile di questa tragica morte”. Per il ministero degli Esteri russo l’Occidente ha già tratto le sue conclusioni. Ne parliamo con don Stefano Caprio, docente di Storia, filosofia, teologia e cultura russa che ha vissuto a lungo a Mosca.
Don Caprio, lei come legge la morte del dissidente russo Navalny? Si sarebbe sentito male durante una passeggiata, a quanto riferito dal dipartimento regionale del servizio penitenziario federale.
«Ora è difficile commentare. Vediamo se sarà possibile fare l’autopsia, se ci sarà un’indagine sull’accaduto per capire se sia stato ucciso o colto da morte naturale improvvisa. In queste ore sta girando un video realizzato ieri in cui Navalny interviene online in uno dei tanti processi nei suoi confronti. Il suo avvocato l’altro ieri lo aveva sentito e stava bene. Questo ci dovrebbe portare a escludere un nuovo avvelenamento, come successo quattro anni fa, i cui segni si sarebbero manifestati prima. Alla morte, comunque, ci era già andato vicino: tornando in Russia sapeva che sarebbe andato incontro a un destino amaro. Ha rischiato la libertà e l’ha persa. Sicuramente immaginava che non sarebbe più uscito di prigione sotto il regime putiniano. A questo punto la morte non stupisce rispetto a questi ultimi anni in cui si è quasi concesso alle persecuzioni con un atteggiamento da martire, che ha effettivamente esaltato la sua figura ben al di là della popolarità raggiunta come animatore del dissenso popolare. Il suo destino era segnato».
Chiunque si mette contro Putin finisce male.
«Si era visto anche l’anno scorso con Evgeny Prigozhin, fondatore del Gruppo Wagner, sulla cui effettiva morte sono rimasti dei dubbi. Di fatto quello di Putin è un regime di tipo staliniano che elimina completamente gli oppositori destinandoli al lager, o meglio facendoli quasi perdere nel lager, basti pensare a Navalny stesso, che per un mese non si sapeva che fine avesse fatto, qualcuno addirittura pensava fosse morto, invece era stato trasferito all’estremo Nord».
Cosa significa questa morte dal punto di vista umano e politico?
«Navalny era un personaggio popolare, molto amato, e non solo per le sue proteste all’inizio contro la corruzione del regime e poi contro l’oppressione del regime stesso. Il suo messaggio era sotto certi aspetti alquanto populista. Navalny si era staccato dai liberali e aveva iniziato le sue contestazioni di piazza. Dal 2012 era forte in lui il sentimento populista, simile a quello conosciuto in Italia con il Movimento Cinque Stelle o in Ucraina con Zelensky, contro la corruzione, che è anche un’eredità del regime sovietico. Lui era un personaggio particolare: le sue idee non avevano grandissimi contenuti ideologici, ma la sua figura era estremamente efficace, aveva spirito dell’umorismo, si mostrava superiore a qualsiasi forma di attacco nei suoi confronti. Con lui non è solo un’idea ma un’anima della Russia che viene a mancare. Ci sono anche altri personaggi anti-Putin, come Kara-Murza, Ilya Yashin, diversi politici, giornalisti, persone di grande valore che dal punto di vista politico, in una ipotesi di grande cambiamento, sarebbero probabilmente più credibili di Navalny, però Navalny era un fenomeno che andava al di là della politica, che sapeva “svegliare” la presa di coscienza nei giovani».
Dopo di lui il suo movimento di protesta avrà un altro leader?
«No, perché era molto legato alla sua persona. Più in generale, fra le opposizioni di ogni genere a Putin ci sono personalità di grande valore nei lager, in prigione e all’estero che però, come accade spesso in Russia, non riescono a unirsi, ad andare d’accordo tra di loro. Credo che una di queste personalità avrebbe molto da dire e potrebbe riprendere la memoria di Navalny nel momento, peraltro molto improbabile, in cui dovesse esserci un cambio di regime, penso a Khodorkovsky o Kasparov, che stanno all’estero, o a Kara-Murza o Yashin, confinati nel lager. Il movimento di Navalny anche all’estero non si unisce alle altre opposizioni proprio perché è populista, anti ideologico. Navalny dal lager sapeva dire cose che toccavano nervi scoperti».
Quali le conseguenze di questa morte sulla guerra tra Russia e Ucraina in corso?
«La guerra è in una fase di stallo che i russi vogliono interpretare come momento di proclamazione della loro superiorità. Siamo nell’anno delle elezioni di Putin e lui deve brillare come l’apostolo della vittoria. I russi non hanno più grande interesse alle conquiste in Ucraina, semmai ne hanno di più ad alimentare conflitti in varie parti del mondo, compresa l’Europa orientale. Da vari segnali dell’Intelligence, si pensa che stiano preparando qualcosa di simile anche in Moldavia, paese più piccolo, confinante con l’Ucraina, che però ha tanti punti deboli, nevralgici. Ai russi interessa il conflitto tra israeliani e palestinesi, sono molto attivi in alcune zone dell’Africa, hanno molti riferimenti in America Latina. E non dimentichiamoci, sullo sfondo, il pericolo del conflitto della Cina con Taiwan. Alla Russia interessa una guerra permanente e universale».
Questa vicenda ricorda la morte di Anna Politkovskaja.
«La Politkovskaja era andata in Cecenia per documentarne la corruzione, che era collegata alla corruzione del Cremlino. Questo era un tema analogo a quello di Navalny, e dell’amico di Navalny, Boris Nemtsov, ucciso nel centro di Mosca, a pochi passi dal Cremlino. Sono casi collegati. Con la Politkovskaja eravamo in una situazione in cui Putin sembrava ancora accettabile per la comunità internazionale. Con Nemtsov, invece, cominciava a diventare evidente un aspetto pericoloso e montante da parte della Cecenia, dei guerriglieri e dell’apparato più radicale. Con l’ultimo caso la situazione è dilagata ed è in mano ai padroni della guerra».
Il regime di Putin ha inesorabilmente virato verso una deriva autoritaria?
«Sicuramente. Un precedente analogo è Stalin. Purtroppo non c’è la possibilità di tornare indietro».
Il regime finirà solo con la morte di Putin o ha ragione Vera Politkovskaja, figlia della giornalista uccisa nel 2006, quando dice che Putin non cadrà, che il suo sistema di potere è ancora solido, che la sua ossessione per l’Occidente che vuole distruggere la Russia è un’idea che deriva dall’Urss e resta molto popolare?
«Non finirà con lui. Non è la personalità di Putin ad essere forte ma un sistema collettivo. Putin è un personaggio mediocre e anonimo, ed è lì proprio per questo, per impersonare un’immagine collettiva. Dovesse morire domani al suo posto ce ne sarebbero duecento uguali, o anche peggio. La Russia dopo brevi periodi di apertura, come negli anni ’90, si congela in una lunga stagnazione. Putin è al potere da un quarto di secolo, c‘è una sorta di divinizzazione. Ormai non contano più i suoi mandati, ma una prospettiva apocalittica. Il regime non sta mostrando segni di cedimento, anzi si alimenta dell’ostilità del mondo occidentale e cerca di appoggiarsi sulla Cina, sul mondo orientale. Il regime entrerebbe in crisi semmai la Russia dovesse subire gravi sconfitte militari, che sono improbabili, o attraversare fasi di crisi economica».
Bisogna chiamare le cose con il loro nome, contro qualsiasi divieto: è questa la lezione spiegata ai giovani che hanno davanti un futuro ancora da scrivere? Se sì, qual è il prezzo?
«La situazione è complicata perché oggi c’è un’enorme guerra d’informazione con strumenti che prima non c’erano. Non basta fare un’indagine o un servizio: bisogna saper contrastare anche la guerra ibrida che la Russia sta portando avanti proprio quest’anno in cui sono le elezioni in tutto il mondo per condizionare l’opinione pubblica. Bisogna non solo trovare persone come Navalny e la Politkovskaja, ma anche reti di solidarietà più grandi. L’Europa dovrebbe riuscire a creare più ancora che un’unione politica o economica o militare un’unione volta a contrastare la falsità dell’ideologia della propaganda. I ragazzi devono sentirsi liberi dai bombardamenti di notizie che gli arrivano in mille modi e imparare a guardare personaggi con la schiena dritta per immaginare un mondo più libero. In fondo, Navalny nel suo modo non convenzionale è stato anche testimone di uno spirito religioso: si sentiva cristiano ma era aperto alle altre religioni, non ha mai fatto un uso politico della religione ma ha vissuto nel lager leggendo la Bibbia. Bisogna tornare a cercare valori più grandi, più veri».
“Checché ne dicano certi teologi superficiali, il diavolo è, per la fede cristiana, una presenza misteriosa ma reale, personale, non simbolica. Ed è una realtà potente (“il Principe di questo mondo”, come lo chiama il Nuovo Testamento, che più e più volte ne ricorda l’esistenza), una malefica libertà sovrumana opposta a quella di Dio: come mostra una lettura realistica della storia, con il suo abisso di atrocità sempre rinnovate e non spiegabili soltanto con l’uomo. Il quale da solo non ha la forza di opporsi a Satana; ma questo non è un altro dio, uniti a Gesù abbiamo la certezza di vincerlo. E Cristo il “Dio vicino” che ha forza e volontà di liberarci: per questo il Vangelo è davvero “buona notizia”. E per questo dobbiamo continuare ad annunciarlo a quei regimi di terrore che sono spesso le religioni non cristiane. Dirò di più: la cultura atea dell’Occidente moderno vive ancora grazie alla libertà dalla paura dei demoni portata dal cristianesimo. Ma se questa luce redentrice del Cristo dovesse spegnersi, pur con tutta la sua sapienza e con tutta la sua tecnologia il mondo ricadrebbe nel terrore e nella disperazione. Ci sono già segni di questo ritorno di forze oscure, mentre crescono nel mondo secolarizzato i culti satanici”.
(Joseph Ratzinger/Benedetto XVI – da “Rapporto sulla fede”, Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger)
Cari amici, entriamo spiritualmente con Gesù nel deserto per vivere con Lui il tempo di Quaresima, col quale la Chiesa si prepara a celebrare il triduo pasquale.
Il vangelo di Marco ha una sua originalità, perché non si sofferma a descrivere le tre tentazioni del diavolo, come invece fanno Luca e Matteo.
Marco infatti colloca Gesù come il nuovo Adamo nel paradiso terrestre, circondato da bestie selvatiche e servito dagli angeli, a differenza del primo Adamo, che si è lasciato sedurre dal diavolo.
Gesù, venendo in questo mondo e incominciando la sua missione, trova sulla sua via la presenza di Satana, pronto a fermarlo con la stessa forza di inganno che ha travolto i progenitori.
Che cosa promette satana a Gesù, cercando di farlo deviare dalla volontà del Padre e staccarlo da Lui come ha fatto con i progenitori.
Satana prometto un messianismo terreno, la gloria del mondo, il fascino del potere, il consenso delle folle sfamate, il plauso dei potenti della terra.
Gesù, che ha addestrato con la preghiera e il digiuno la sua santa umanità, in una perfetta e intima unione alla volontà del Padre, respinge il nemico con tre secche citazioni della Bibbia, in netta opposizione con gli ingannevoli riferimenti del maligno.
Il nuovo Adamo incomincia vittorioso i suoi tre anni di vita missionaria e correrà spedito fino al compimento della sua missione redentrice in cima al Calvario, senza che satana possa mai sviarlo.
Anche noi, cari amici, dobbiamo affrontare questa prova nel cammino della vita, col demonio sempre agguato e con i suoi due alleati, la carne e il mondo, che gli danno man forte.
Senza la vigilanza, la preghiera e la rinuncia, che sono elementi irrinunciabili della vita cristiana, il demonio ci devia e ci trascina alla perdizione.
Guardate come è riuscito portare al rifiuto della Fede e della Croce il nostro mondo una volta cristiano, spingendo l’umanità sull’orlo di un abisso senza ritorno.
Nonostante ciò la gente non si converte e continua a seguire il demonio che ci distrugge con quello che ci offre.
Non sia così per noi, ma rinnoviamo la nostra fedeltà a Cristo con una Quaresima di preghiera, di digiuno e di opere buone, che ci aiuti a rinunciare al peccato, al mondo e al demonio e a vivere una Pasqua nella gioia dei figli di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 1,12-15
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
In memoria di Aleksej Naval’nyj, morto il 16 febbraio 2024.
ADRIANO DELL’ASTA – di Russia Cristiana
Nella tragedia che si è consumata in una prigione del suo estremo nord, la Russia ha dimostrato il meglio e il peggio di sé. Il meglio è evidente e ha un nome: Aleksej Naval’nyj.
Quali che fossero le sue idee politiche, ormai da tempo la sua persona e la sua azione le eccedevano ampiamente, essendo lui diventato il concentrato di quello che un popolo civile considera le coordinate della democrazia, della libertà e della dignità.
Esempio di democrazia, aveva mostrato in atto la disponibilità a battersi per una causa non strettamente personale: era infatti tornato in patria dopo che era stato oggetto di un tentato avvelenamento, ben sapendo di essere destinato alla galera, ma convinto di dover dare un esempio di coraggio civile che potesse scuotere un’opinione pubblica troppo accomodante con il potere, in patria ma, non dimentichiamolo, ancor più gravemente accomodante nel resto del mondo. Ora a morire è Naval’nyj, ma non dimentichiamo, appunto, gli avversari politici, gli oppositori e i giornalisti eliminati in questo primo ventennio del XXI secolo.
Esempio di libertà, non aveva smesso di essere libero, continuando a difendere la causa di tutta l’opposizione persino in carcere e persino quando vedeva che ogni sua azione scatenava le reazioni più odiose e assurde da parte dei suoi aguzzini.
Esempio di dignità, col suo ritorno e con la sua resistenza, aveva mostrato cosa significhi essere uomini in questa nuova versione del «secolo lupo», come la moglie del grande poeta Mandel’štam aveva chiamato i tempi di Stalin.
Il peggio della Russia non è meno evidente anche se non ha un nome unico ma, come si addice di fronte a certi omicidi, un nome collettivo perché il suo nome è legione, ed è omicida e mentitore sin dall’inizio.
Il potere, che ha rinchiuso Naval’nyj in una delle sue geenne, ha avuto infatti l’impudenza di assicurare che saranno eseguiti gli opportuni «accertamenti medici», là dove si dovrebbe parlare di accertamenti penali; questo stesso potere ha osato rimproverare l’Occidente di aver già trovato un colpevole, là dove non si tratta di cercare nulla, ma solo di vedere perché un uomo normale, invece che vivere e lavorare tranquillamente a casa sua, stava a duemila chilometri da Mosca, in una prigione di massima sicurezza, sottoposto a ogni forma di angheria e di arbitrio; questo potere ha osato, ancora, osservare, per bocca di un suo portavoce apparentemente autorevole (un rappresentante del senato russo): «Penso che sia un incidente, succede».
«Penso che sia un incidente, succede». Merita un nome collettivo il responsabile di una simile dichiarazione e di quanto sta accadendo, perché questo «succede» richiama in maniera troppo sinistra e istruttiva l’inizio del regime, quando, dopo l’affondamento del Kursk, a chi gli chiedeva cosa ne fosse del sommergibile perduto, Putin rispose nella maniera sprezzante di chi sa di non dover rendere conto a nessuno: «È affondato».
E oggi continua con questo disprezzo, avendo ancora la protervia di dire, quasi contemporaneamente, che non attaccherà mai la Polonia se non per «rispondere a un suo attacco» e che se la Polonia era stata invasa da Hitler era solo perché aveva «tirato troppo la corda»
Affermazioni di propaganda, ci siamo sbrigati a commentare, per evitare di spaventarci troppo ma, in fondo, anche cadendo in un tranello che rischia di distrarci dall’essenziale; perché quello che voleva il potere era forse proprio spaventarci e allontanarci dalla vera prospettiva di liberazione. Ma in rete circola una foto che è da sola la risposta più compiuta a queste e altre azioni o intimidazioni: è una foto di Naval’nyj con un cartello che reca la scritta: «Io non ho paura. Non abbiatene neanche voi!».
Sbaglieremmo a credere che si tratti di retorica o di una sfida irresponsabile: Naval’nyj ne è morto; si badi: è morto lui e non altri; e non è morto perché ha sfidato il potere, ma perché ha fatto la cosa che meno di tutte questo potere può tollerare dai suoi sudditi: che uno si assuma la propria responsabilità di uomo.
E al di là del significato letterale e politico di questo messaggio, ma secondo la modalità più classica della resistenza al totalitarismo (un tempo sovietico e oggi putiniano), sta proprio qui il lascito più profondo e impegnativo di questo sacrificio: Naval’nyj ci ha mostrato – ripeto, al di là di ogni dimensione politica – cosa significhi essere uomini oggi: agire in prima persona, non per un interesse personale ma, anzi, al di là e persino contro ogni interesse personale; come diceva uno dei primi commenti della Russia libera, non l’ha fatto per «prendere il posto del drago».
Naval’nyj non agiva per prendere il posto del drago ma, in prima persona, agiva per fare spazio a una forza davanti alla quale tutti siamo responsabili e alla quale tutti dobbiamo rendere conto se vogliamo essere degni del nostro nome di uomini e averne la forza altrimenti impensabile.
È un’altra cosa sulla quale bisognerà tornare, ma che colpisce nei primi commenti russi: lo spirito di sacrificio di cui Naval’nyj ha dato prova aveva delle fonti religiose, fonti di cui Naval’nyj stesso non ha mai fatto mistero e che erano state forse oscurate dalla religione ufficiale nel suo sconcertante e chiassoso asservimento al potere.
Così come bisognerà ritornare su un’altra cosa cui rischiamo di non prestare più la dovuta attenzione, snervati da questa ennesima tragedia: minoritaria fin che si vuole (come sempre del resto), questa Russia libera non si lascia mai abbattere sino in fondo e continua a sperare, come nel caso di Aleksandra Skočilenko che, condannata a sette anni e mezzo di campo, continua a dire che «la vita umana è un miracolo»; come nel caso di Il’ja Jašin che, di fronte alla prospettiva di poter essere liberato in uno scambio di prigionieri, la respinge per poter restare in patria ed essere pronto alla sua ricostruzione; e quanti altri casi potremmo ricordare in questo senso.
Tutti sconfitti, per il momento, ma questo non ha mai turbato la prospettiva del dissenso ai tempi dell’Unione Sovietica, come nel caso di Anatolij Marčenko, uno degli ultimi prigionieri di coscienza, morto in prigione nel 1986 durante uno sciopero della fame, anche in quel caso proclamato non per difendere un interesse personale, ma per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici detenuti in Unione Sovietica. Marčenko morì e il suo sacrificio sembrò inutile; ma al funerale la moglie lasciò il marito con queste parole: «Non avere paura Tolja, saranno tutti liberi». Qualche mese dopo, le pressioni internazionali costrinsero Gorbačëv a varare un’amnistia che fu poi uno dei capisaldi del futuro cambiamento di regime.
I tempi e gli uomini sono certo cambiati, ma la nostra coscienza non può perdere la propria memoria e il senso delle proprie responsabilità.
Abbiamo oramai alle spalle oltre quattro decenni di apparizioni a Medjugorje. Non c’è un evento paragonabile nella Storia dell’umanità. Possiamo che Medjugorje è in diretta col Cielo da oltre da quattro decenni. Le apparizioni della Regina della pace sono un evento unico nella Storia e, nel medesimo tempo quello conclusivo
Gamaliele, mentre il Sinedrio processa gli Apostoli a causa della loro predicazione in nome di Gesù, interviene in loro favore e, nella convinzione che non costituissero un pericolo e che fosse meglio lasciarli liberi di predicare la loro fede disse: «Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!».
Possiamo ben dire, allora, che dopo quarantadue anni di apparizioni, Medjugorje è viva e lo dimostra anche l’evento del 1°gennaio 2024, quando la Madonna ha chiesto tre ore di preghiera in cima al Podbrdo, in una giornata piovosa, con nell’oscurità che stava sopravvenendo, le condizioni del sentiero non proprio ottimali. In quell’occasione hanno risposto alla chiamata della Regina della pace quasi tutte le persone che erano a Medjugorje, pellegrini e abitanti erano in totale circa trentamila persone. Questo sta a dimostrare che la Madonna c’è e che la gente risponde quando chiama.
Questi fatti non si possono trascurare, ma devono essere spiegati in maniera approfondita, non possiamo dire solamente che c’è il soprannaturale. Il soprannaturale è quella dimensione della fede in cui ci sono Dio Santissima Trinità, il Verbo Incarnato, la Madonna, gli angeli e i santi. Il soprannaturale non è una entità a prescindere da queste presenze. L’evento di Medjugorje, di un evento spirituale che si è diffuso nel mondo ed è come un’eterna primavera, necessita di essere spiegato con una causa adeguata.
Il fenomeno della vita nuova e della conversione si può spiegare solamente con una presenza, che non è un’entità indefinibile, si spiega con una presenza cattolica che non prevede entità, energie… La spiegazione è nella presenza di Dio, dello Spirito Santo e della mediatrice delle grazie che è la Vergine Maria. Questa è dottrina cattolica, altre spiegazioni vanno in direzioni sbagliate, scadono nella new age.
I fenomeni, allora, devono essere spiegati con raziocinio. Bisogna rispondere con buon senso a domande come: perché sei ragazzi da oltre quarant’anni dicono di vedere la Madonna? Perché durante queste apparizioni avvengono dei fenomeni che la scienza non riesce a confutare? Perché ci sono i messaggi? Non si può dire che vengono inventati dai veggenti; i messaggi sono teologici, perfetti, non contengono alcun errore, non c’è nemmeno una contraddizione. Inoltre, non si possono assolutamente tralasciare le profezie della Regina della pace che si sono realizzate.
Credere a Medjugorje è una decisione razionale
Il Card. Carlo Caffarra disse che rispetto ad altre apparizioni, il piano che da Fatima va a Medjugorje è una profezia che si realizza e che ha un soggetto ben preciso che è la Vergine Maria inviata da Dio e un soggetto opposto che è satana con le sue schiere di rappresentanti qui sulla Terra, dei quali la Madonna ha indicato esplicitamente la Russia.
Questo scenario è alle nostre spalle e rende credibile e seriamente accettabile questa epopea mariana che sarà l’ultima, in quanto si inserisce nei tempi ultimi di cui si parla nella Sacra Scrittura e ampiamente esplicati dal Catechismo della Chiesa Cattolica. C’è un panorama di serietà e razionalità che, se esaminato senza pregiudizi, dice che crederci è un atto razionale, è una risposta ragionevole a una chiamata che si manifesta in un modo unico.
Dopo oltre quarant’anni di apparizioni i veggenti sono tutti ben saldi nella loro testimonianza; al contrario, in altre apparizioni qualcuno si è contraddetto, si è smentito. Nessuno dei veggenti di Medjugorje, in tutti questi anni di apparizioni, si è contraddetto, è stato smentito o sbugiardato.
Il contesto nel quale si collocano le apparizioni della Vergine Maria a Medjugorje è andato man mano prendendo contorni apocalittici ben chiari. Ho iniziato a trasmettere dai microfoni di Radio Maria nel 1986, allora era una piccola radio parrocchiale; da allora ho visto crescere un albero che ha dato e sta dando frutti straordinari. Ho sempre avuto un’attenzione particolare all’apocalittica, fin da quando ero studente. Inizialmente, parlando di Medjugorje, facevo dei riferimenti all’Apocalisse ma, man mano che passavano gli anni, mi sono reso conto che quel tema era sempre più vicino, sempre più delineato e nitido. In termini biblici, il mondo si è sempre più avvicinato a una lotta frontale fra la Donna vestita di Sole e il dragone infernale.
Con il passare del tempo ho capito che il mondo è andato ma mano avvicinandosi a quell’episodio descritto nell’Apocalisse in cui la Donna vestita di Sole si scontra con il dragone infernale che cerca di aggredirle il Figlio. Insomma, detto chiaramente e con immagini più comprensibili: satana, sciolto dalle catene, vuole distruggere il mondo e le nostre vite, vuole annientare la Chiesa e il Cristianesimo.
Questi contorni apocalittici sono andati delineandosi nel corso del tempo, all’inizio delle apparizioni di Medjugorje non era così nitida la prospettiva. I messaggi della Regina della pace ci hanno aiutato man mano a capire l’evoluzione del mondo e della presenza della Chiesa nel mondo.
Se dovesse iniziare una guerra, sarebbe una possibile fine del mondo perché le grandi potenze tirerebbero fuori dagli arsenali le armi peggiori mai costruite.
Nel medesimo tempo, abbiamo visto l’attacco frontale alla Chiesa Cattolica, in occidente e ovunque nel mondo, perfino in Paesi di antica cristianità dove è stata creata un’alternativa al Cristianesimo che prevede la liquidazione completa della Bibbia, di Gesù Cristo stesso e di tutta la Storia bimillenaria della Chiesa Cattolica.
Siamo arrivati al momento in cui satana vuole fare cappotto. Le apparizioni di Medjugorje si snodano in questi quarantadue anni in cui satana è riuscito ad arrivare al punto di regnare, lavorando costantemente in un escalation di odio nei cuori di portata mai vista prima.
Siamo alle porte di un tempo che dal punto di vista teologico è veramente quello dell’Apocalisse. La potenza del male cercherà di prevalere e la Madonna con i suoi farà quella battaglia che la porterà alla vittoria e il mondo avrà un tempo di pace.
Proprio perché siamo a questo punto non c’è più tempo per dubitare. Questo è il momento della grande battaglia apocalittica: vogliamo ancora indugiare e rimandare la conversione? Vogliamo rifiutarci di ascoltare la Madonna? Anzi, vogliamo perseguitarla? Dobbiamo decidere.
Le critiche degli oppositori non tengono conto dei grandi meriti di Medjugorie
Personalmente ho seguito le apparizioni di Medjugorje fin dall’inizio e posso affermare con certezza che in tutti questi anni ci sono stati molti oppositori che hanno fatto le loro critiche. Indubbiamente, in tutti questi anni satana è sempre stato in agguato e ha portato a casa qualche vittoria. In questo lungo cammino non sono mancati attacchi, seduzioni, sbandamenti, ma non c’è mai stato un tradimento. Nel Messaggio del 25 gennaio 1991 la Regina della pace ha detto: «Grazie perché voi non tradirete la mia presenza qui».
Ecco allora qual è la cosa più importante; nonostante le debolezze umane e le cadute nelle trappole di satana, non ci sono stati tradimenti. La Madonna sa che l’umanità viene tentata, che è insito nell’animo umano il desiderio di mondanità e indubbiamente la popolazione di Medjugorje è stata attratta dal benessere, visto che all’inizio delle apparizioni era poverissima. Certamente la Regina della pace tiene conto di queste debolezze ma la cosa che le importa è che la gente rimanga fedele e non tradisca la chiamata.
In rete non mancano le critiche, gonfiate anche a dovere proprio per suscitare interesse ingannevole. Indubbiamente ci sono stati errori, anche se Mons. Hoser, primo Delegato Papale ha dichiarato che i veggenti hanno un tenore di vita pari a quello della gente comune. Sull’altro piatto della bilancia, però, ci sono decenni di eroismo, di sacrifici, di fedeltà di preghiere, di digiuni, di coraggio. Fino al 1991 la gente di Medjugorje ha resistito al comunismo che era al potere e perseguitava subdolamente, ha chiuso letteralmente le porte della parrocchia, ha arrestato il parroco e i veggenti, ha fatto psicanalizzare i sei ragazzi, ha cercato di impedir loro di andare a scuola e ai loro genitori di andare a lavorare.
I primi dieci anni di apparizioni sono stati anni di eroismo e nel medesimo tempo di preghiera e digiuno. La popolazione di Medjugorje rispondeva alle richieste della Madonna che chiedeva preghiere e digiuno per la pace, anche se la guerra non era nell’aria.
Nel 1991 è crollata l’URSS e l’anno successivo è scoppiata la guerra, proprio lì. Le bombe lanciate su Medjugorje non sono scoppiate; i villaggi nei dintorni sono stati distrutti; per anni i pellegrini non potevano andare a Medjugorje e allo stesso tempo c’è stato una mobilitazione di aiuti umanitari (soprattutto dall’Italia).
In quel panorama di guerra, distruzione e povertà la popolazione di Medjugorje ha resistito ed è rimasta fedele alla Madonna, ha pregato, ha sopportato, ha aiutato la Madonna con la preghiera e il digiuno. In tutta la storia di Medjugorje hanno prevalso largamente sui difetti umani la generosità, la testimonianza, la fedeltà alla Madonna. A mio parere, rispetto alle cose criticabili, pesano di più il bene e le cose belle. Consideriamo anche le numerosissime conversioni in tutti questi anni di apparizioni. Medjugorje è senza dubbio un’oasi di pace, di silenzio, di bontà, di testimonianza da parte della gente. È chiaro che se il contesto umano non aiuta, la gente non si converte. Dopo quarantadue anni, allora, è un miracolo che ci sia questa perseveranza, questa continua presenza della Madonna, questa risposta da parte della gente. In tutto questo tempo, poi, la popolazione è anche aumentata e quelli che hanno vissuto l’eroismo delle origini sono oramai una minoranza. Se le apparizioni non fossero vere, allora, sarebbe tutto finito. Il bilancio, allora, è tale per cui si può dire che la Madonna è ancora presente.
Satana teme Medjugorje perché è il luogo in cui appare la Vergine Maria perché il luogo in cui irradia la Sua luce e i Suoi messaggi e c’è una potente forza di attrazione della Madonna che si diffonde in tutto il mondo. I fedeli della Gospa sono in tutto il mondo e sono tutti collegati a questa grande rete di preghiera mariana e di speranza. In tutti questi anni non sono mancati i tentativi di satana di distruggere Medjugorje. Satana ha sferrato attacchi di tre tipi. Il primo è quello politico; a Medjugorje lo Stato comunista ha fatto la sua parte per soffocare le apparizioni e tutta la popolazione ha risposto eroicamente compattandosi intorno ai veggenti e alla Parrocchia.
Anche a Lourdes e a Fatima lo Stato ha contrastato le apparizioni e ha trovato terreno fertile perché gran parte della popolazione era scettica. A Medjugorje c’è stata resistenza anche da parte di personaggi appartenenti alla Chiesa; Dio permette che ciò avvenga e lo ha fatto in altre apparizioni.
C’è sempre stata una diversità di atteggiamento da parte della Chiesa a seconda di quello che accadeva. Per quanto riguarda Medjugorje la Chiesa, nella persona di due vescovi di Mostar, è stata molto critica. In un primo momento il vescovo mons. Pavao Žanić ha creduto alle apparizioni e ha detto proprio che i ragazzi non mentivano; successivamente ha cambiato parere, non è dato sapersi perché. Con il vescovo Ratko Perić la Chiesa ha avuto un atteggiamento ancora più critico.
L’Autorità Ecclesiastica locale ha sempre lasciato operare la Madonna
Sono rimasto molto colpito dalle parole del padre Provinciale che, in occasione di una anniversario importante delle apparizioni a Medjugorje, ha ringraziato i vescovi Žanić e Perić per aver lasciato che la Madonna portasse avanti i suoi piani e in questo modo Medjugorje era cresciuta rigogliosa. L’opposizione di quei due vescovi c’è stata, ma è stata regolata dal loro buon senso pastorale e dalla Madonna. La posizione di questi due vescovi ha permesso a Medjugorje di crescere, ha permesso i pellegrinaggi anche di migliaia di sacerdoti, ha permesso le apparizioni pubbliche.
Dapprima le apparizioni avvenivano pubblicamente in canonica o in chiesa, successivamente, il vescovo Perić ha deciso che avvenissero in luoghi che non fossero di proprietà della chiesa. Questa decisione è stata presa perché, permettendole in chiesa, era come se la Chiesa approvasse le apparizioni. Le apparizioni avvengono nelle case dei veggenti, alla Croce Blu, sul Krizevac, sul Pobrdo. Nonostante i due vescovi fossero stati contrari, i veggenti hanno sempre potuto testimoniare; le epopee di Vicka con i pellegrini sono famose, basti pensare a quante volte si è intrattenuta a parlare con loro da mattina a sera.
I vescovi hanno permesso che i veggenti testimoniassero, che i pellegrini partecipassero alle apparizioni senza mai opporsi. I vescovi hanno lasciato che la Madonna portasse avanti il suo piano e che Medjugorje si diffondesse in tutto il mondo. È anche grazie al senso pastorale della Chiesa che i veggenti hanno risposto agli inviti da ogni parte del mondo per parlare ai pellegrini.
Jakov, in un’intervista che gli feci ai microfoni di Radio Maria, raccontò la storia della sua penultima apparizione quotidiana (ha ricevuto le apparizioni quotidiane dal 25 giugno 1981 al 12 settembre 1998). In quell’occasione era ad Haiti ed erano presenti circa centocinquantamila persone; quel giorno la Madonna gli rivelò che il giorno successivo gli avrebbe dato il decimo Segreto e, di conseguenza, sarebbero finite le apparizioni quotidiane.
I veggenti sono stati accolti e invitati ovunque nel mondo; le apparizioni e le loro testimonianze pubbliche sono state permesse dai vescovi locali senza particolari opposizioni. C’è sempre stata una benevola e rispettosa accoglienza da parte della Chiesa, pur sempre precisando che – essendo un evento in atto – la Chiesa si riserva di dare il suo giudizio.
Infiltrazione della mentalità modernista a Medjugorje?
Nel frattempo, la Madonna, grazie alla Chiesa, ha potuto portare avanti il suo piano di evangelizzazione con le apparizioni ai veggenti e con messaggi diffusi in tutto il mondo. La Chiesa non ha mai proibito la diffusione dei messaggi, né che i ragazzi avessero le apparizioni. La Chiesa ha sempre rispettato questo evento.
Mettendo sempre le cose nella giusta dimensione e cioè che la Chiesa si riserva di dare un giudizio (e lo farà a suo tempo), in tutti questi anni abbiamo avuto questa Epifania mariana che è più viva che mai e che è la speranza del mondo, in questo momento. Se non guardiamo alla Madonna, chi guardiamo? C’è da avere paura ad aprire i giornali ogni giorno, la bramosia di guerra è latente e pronta a esplodere da un momento all’altro, l’odio dilaga, la violenza è scatenata.
Satana è veramente libero dalle catene, nessuno ha la forza di incidere. In questo momento solo la presenza della Madonna può essere per noi motivo di speranza. Altrimenti è la disperazione totale. È un momento cruciale, non c’è più tempo per dubitare.
Il comunismo è stato un nemico che ha dovuto arrendersi; la Chiesa ha mostrato la sua posizione attraverso l’autorità dei due vescovi di cui abbiamo parlato, ma hanno in pratica permesso a Medjugorje di crescere. Papa Francesco, con un profondo senso pastorale che gli è proprio, ha addirittura permesso tutti i pellegrinaggi, anche quelli delle organizzazioni cattoliche.
In questo quadro c’è una novità che si è aggiunta rispetto al passato ed è un nemico molto pericoloso. Questo nemico è stato segnalato molto chiaramente dalla Madonna nel messaggio del 25 settembre 2023, il modernismo: «Cari figli! Vi invito alla preghiera forte. Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù. Perciò, cari figlioli miei, rinnovate la preghiera nelle vostre famiglie, affinché il mio cuore materno sia gioioso come nei primi giorni quando vi ho scelti e la risposta era la preghiera giorno e notte ed il cielo non taceva ma ha donato in abbondanza a questo luogo grazie, pace e benedizione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».
È certamente un messaggio chiave in cui la Madonna ha segnalato un pericolo micidiale che si è andato addensando su Medjugorje. I messaggi della Madonna non vanno mai sottovalutati, le sue parole sono preziose e sempre significative. Il modernismo, allora, è uno strumento con cui satana tenta distruggere Medjugorje.
Ultimamente, a Medjugorje, è andato diffondendosi una prospettiva discutibile che, secondo alcuni ha preso spunto dalla Commissione Ruini. S tratta di un documento autorevole, ma consultivo e, se un documento non viene pubblicato sul sito della Santa Sede, non è ufficiale e non comporta obblighi particolari.
Forse prendendo spunto dall’ipotesi secondo la quale probabilmente a Medjugorje ci sono state le apparizioni nei primi sette giorni e quelle successive sarebbero da valutare, il tarlo del dubbio si è insinuato. È andata diffondendosi l’ipotesi che la Madonna fosse presente nei primi giorni ma ora non ci sarebbero apparizioni. ; il luogo rimarrebbe un luogo santo lo stesso perché comunque ci sarebbe un soprannaturale non legato alle apparizioni.
A mio parere, una ipotesi che non sta in piedi. Il soprannaturale è quella dimensione della fede in cui noi incontriamo Gesù, Maria, gli angeli, i santi e Dio Santissima Trinità; non esiste il soprannaturale come entità a sé stante. Come si può, allora, affermare che c’è il soprannaturale ma non c’è la Madonna? La grazia ha una causa; ogni effetto ha una causa adeguata.
Il fenomeno dell’apparizione, che scientificamente è studiato ed è alla portata dell’occhio umano, deve avere una causa adeguata che lo spiega, mala scienza non riesce a spiegarlo. Il fenomeno, però, c’è. Sono state fatte osservazioni scientifiche ed esperimenti: sono state accese fiamme a contatto con le mani dei veggenti e non hanno sentito nulla; gli occhi dei sei ragazzi sono tutti rivolti nella medesima direzione; non sentono alcun rumore, sono praticamente isolati dal mondo. La scienza fa delle costatazioni ma non riesce a dare spiegazioni.
Purtroppo la mentalità modernista. Che non difetta di seguaci anche in campo ecclesiastico, è andata diffondendosi ed è, di fatto, una negazione delle apparizioni, insinuando dubbi sull’origine dei messaggi e sulla salute mentale dei veggenti.
Inoltre, questa corrente infida di pensiero, afferma che Medjugorje può sussistere senza presenza della Madonna, senza messaggi, senza Segreti. Rimarrebbe solamente il Santuario dove la gente trova la pace e si converte, gli alberghi si riempiono e la Madonna non deve “disturbare” questa quiete con i Segreti e i messaggi. Questa mentalità si stava diffondendo a Medjugorje e forse si è impadronita di una parte della popolazione. . Ecco perché la Regina della pace il 1° gennaio ha dato un forte scossone chiamando sul Podbrdo, ottenendo una risposta straordinaria.
Il primo segreto è alle porte e non sarà una cosa piacevole
Il pericolo più grave per Medjugorje e che va affrontato ora è che non c’è più tempo per dubitare, è ora di credere che la Madonna è qui per salvarci. Non c’è salvezza umana per fermare il mondo dall’autodistruzione. Dio ha mandato la Regina della pace a salvarci, è inutile cercare altrove.
Nulla e nessuno potrà fermare la Madonna. Avanzerà come una schiera irresistibile, avanzerà come Regina, taglierà la testa al serpente infernale. Dobbiamo smettere di fare i calcoli umani, siamo ingannati da satana, siamo accecati. Non si può andare avanti senza la Madonna!
La gente va a Medjugorje perché c’è la Madonna e perché c’è un popolo che ci crede. Guai a noi se non credessimo. Non dobbiamo tradire la sua presenza lì. Il primo Segreto è alle porte; la Madonna ha permesso che Mirjana lo descrivesse dicendo che non sarà piacevole e usando le parole “disastro” e “sofferenza”.
Entriamo, allora, in questa battaglia che è ormai alle porte schierandoci con la Regina della pace la quale, a sua volta, è schierata con la Chiesa. Seguire la Regina della pace è lo strumento che Dio ci ha dato per essere fedeli alla Chiesa.
La Regina della pace ha scelto una Parrocchia ed è la Madre della Chiesa. Questa è la scelta precisa e netta da fare, con entusiasmo e allo stesso tempo con spirito di sacrificio. Tutto questo deve avvenire in questi ultimi tempi, non sappiamo quando i Segreti avverranno.
Personalmente credo che il 1° gennaio la Madonna abbia dato il colpo di grazia al modernismo, cioè a quella mentalità negatrice delle apparizioni che si stava diffondendo e che avrebbe distrutto Medjugorje. La Madonna ha dato quel colpo tremendo, il primo gennaio ha potuto fare la conta dei trentamila presenti e ha fatto una promessa: «Non vi pentirete né voi né i vostri figli né i figli dei vostri figli». Sarà così.
Non si può più dubitare, non si può più rimandare, non si può procrastinare la conversione. La Madonna ha dato alla Chiesa un appuntamento fondamentale perché si esprimesse sulle apparizioni ed è il terzo Segreto. La Regina della pace ha detto che il segno sulla montagna è stato concesso perché la gente credesse. La prima intenzione della Madonna è quella di dare il segno sulla montagna perché la Chiesa creda e quindi dia un giudizio su questo segno che però non può essere riportato a opere umane, sarà bellissimo, visibile, Indistruttibile, durevole, verrà dal Signore.
Per quanto riguarda la nostra risposta la Madonna ha detto che non c’è più tempo per dubitare, né per rimandare. Il tempo è scaduto. Siamo arrivati al punto in cui dobbiamo rispondere al suono di tromba che ha fatto risuonare la Madonna il 1° gennaio sulla montagna e rispondere con fervore.
Il primo Segreto che scuoterà il mondo e di cui si parlerà molto, a mio parere non è lontano. La situazione mondiale è precipitata e verremo trascinati nella guerra senza accorgercene. Allora la gente correrà a pregare la Madonna perché ci preservi da questa catastrofe.
La prospettiva sarà che, in cima al Calvario, ci sarà la luce della Resurrezione e con il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria anche la Chiesa trionferà e con essa tutti i figli di Maria. Questo è realismo della fede, questo significa essere nella Storia, dentro al progetto di Maria che ci ha dato le armi della vittoria. Chi è dentro si affidi e si irrobustisca, chi è fuori decida da che parte stare. Non si può fare da spettatori di fronte a eventi che comunque riguardano il destino eterno di ciascuno di noi.
Per salvare l’Ucraina bisogna battere i russi e avere un piano strategico che preveda la garanzia che in futuro l’istinto aggressivo e imperialista non abbia il sopravvento
Questo articolo è stato pubblicato il 30 settembre 2022.
Che aspetto ha una fine auspicabile e realistica della guerra criminale scatenata da Vladimir Putin contro l’Ucraina?
Se esaminiamo le principali dichiarazioni dei leader occidentali a questo proposito, la linea di fondo rimane: la Russia (Vladimir Putin) non deve vincere questa guerra. L’Ucraina deve rimanere uno stato democratico indipendente in grado di difendersi da solo.
Questo è corretto, ma è una tattica. La strategia dovrebbe essere quella di garantire che la Russia e il suo governo, in modo naturale e non coercitivo, non vogliano cominciare delle guerre, non trovino le guerre allettanti. Questa è una cosa è senza dubbio possibile. In questo momento lo stimolo all’aggressione proviene da una minoranza della società russa. A mio avviso, il problema delle attuali tattiche dell’occidente non sta solo nella vaghezza del loro obiettivo, ma nel fatto che ignora la domanda: che aspetto avrà la Russia una volta raggiunti gli obiettivi tattici? Anche in caso di successo, dov’è la garanzia che il mondo non si troverà di fronte a un regime ancora più aggressivo, tormentato dal risentimento e da idee imperiali che hanno poco a che fare con la realtà? Con un’economia colpita da sanzioni ma ancora grande, in uno stato di mobilitazione militare permanente? E con armi nucleari che garantiscono l’impunità per ogni provocazione e avventura internazionale?
E’ facile prevedere che, anche nel caso di una dolorosa sconfitta militare, Putin dichiarerà di aver perso non contro l’Ucraina, ma contro “l’occidente collettivo e la Nato”, che ha aggredito la Russia per causarne la distruzione.
E poi, ricorrendo al suo solito repertorio postmoderno di simboli nazionali – dalle icone alle bandiere rosse, da Dostoevskij al balletto – giurerà di creare un esercito così forte e armi di tale potenza e senza precedenti che l’occidente rimpiangerà il giorno in cui ci ha sfidato, e l’onore dei nostri grandi antenati sarà vendicato. Assisteremo allora a un nuovo ciclo di guerre ibride e provocazioni, che finiranno per degenerare in nuove guerre.
Per evitare tutto ciò, la questione della Russia postbellica dovrebbe diventare il tema centrale – e non solo un elemento tra gli altri – di chi si batte per la pace. Non si possono raggiungere obiettivi a lungo termine senza un piano per garantire che la fonte dei problemi smetta di crearli. La Russia deve smettere di essere un’istigatrice di aggressioni e instabilità. Questo è possibile, ed è così che dovremmo definire una vittoria strategica in questa guerra.
Ci sono diverse cose importanti che stanno accadendo in Russia e che devono essere comprese:
In primo luogo, la gelosia nei confronti dell’Ucraina e dei suoi possibili successi è una caratteristica innata del potere post sovietico in Russia; era una caratteristica anche del primo presidente russo, Boris Eltsin. Ma dall’inizio del governo di Putin, e soprattutto dopo la Rivoluzione arancione ucraina iniziata nel 2004, l’odio per la scelta europea dell’Ucraina e il desiderio di trasformarla in uno stato fallito sono diventati un’ossessione duratura non soltanto per Putin ma anche per tutti i politici della sua generazione.
Il controllo sull’Ucraina è il più importante atto di fede di tutti i russi con visioni imperiali, dai funzionari alla gente comune. Secondo loro, la Russia combinata con un’Ucraina sottomessa equivale a una “rinascita dell’Urss e dell’impero”. Senza l’Ucraina, secondo questa visione, la Russia è solo un paese senza possibilità di dominare il mondo. Tutto ciò che l’Ucraina acquisisce è qualcosa che viene tolto alla Russia.
In secondo luogo, la visione della guerra non come una catastrofe ma come un mezzo straordinario per risolvere tutti i problemi non è solo una filosofia dei vertici di Putin, ma una pratica confermata dalla vita e dall’evoluzione. Dalla seconda guerra cecena, che ha reso il poco conosciuto Putin il politico più popolare del paese, passando per la guerra in Georgia, l’annessione della Crimea, la guerra nel Donbas e la guerra in Siria, l’élite russa negli ultimi 23 anni ha imparato regole che non hanno mai fallito: la guerra non è così costosa, risolve tutti i problemi di politica interna, fa salire alle stelle l’approvazione dell’opinione pubblica, non danneggia particolarmente l’economia e, soprattutto, i vincitori non devono rispondere di nulla. Prima o poi, uno dei leader occidentali, che cambiano in continuazione, verrà da noi per negoziare. Non importa quali motivazioni lo spingeranno – la volontà degli elettori o il desiderio di ricevere il Nobel per la pace – ma se dimostrerete la giusta perseveranza e determinazione, l’occidente verrà a fare la pace.
Non dimenticate che negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in altri paesi occidentali ci sono molti politici che sono stati sconfitti e hanno perso terreno a causa del loro sostegno a questa o quella guerra. In Russia, semplicemente, non esiste una cosa del genere. Qui la guerra è sempre una questione di profitto e di successo. In terzo luogo, quindi, la speranza che la sostituzione di Putin con un altro esponente della sua élite cambi radicalmente questa visione della guerra, e in particolare della guerra per “l’eredità dell’Urss”, è quantomeno ingenua. Le élite sanno semplicemente per esperienza che la guerra funziona, meglio di qualsiasi altra cosa.
L’esempio migliore è forse quello di Dmitri Medvedev, l’ex presidente su cui l’occidente riponeva tante speranze. Oggi questo divertente Medvedev, che una volta è stato portato a visitare la sede di Twitter, rilascia dichiarazioni così aggressive da sembrare una caricatura di quelle di Putin.
In quarto luogo, la buona notizia è che l’ossessione sanguinaria per l’Ucraina non è affatto diffusa al di fuori delle élite di potere, a prescindere dalle bugie che i sociologi filogovernativi possono raccontare.
La guerra aumenta l’indice di gradimento di Putin supermobilitando la parte della società che ha una mentalità imperiale. L’agenda delle notizie è completamente consumata dalla guerra; i problemi interni passano in secondo piano: “Evviva, siamo tornati in gioco, siamo grandi, stanno facendo i conti con noi!”. Tuttavia, gli imperialisti aggressivi non hanno un dominio assoluto. Non costituiscono una solida maggioranza di elettori, e anche loro hanno bisogno di un costante contributo della propaganda per sostenere le loro convinzioni.
Altrimenti Putin non avrebbe avuto bisogno di chiamare la guerra “operazione speciale” e di mandare in prigione chi usa la parola “guerra”. (Non molto tempo fa, un membro di un consiglio distrettuale di Mosca ha ricevuto sette anni di prigione per questo). Non avrebbe avuto paura di inviare coscritti in guerra e non sarebbe stato costretto a cercare soldati nelle prigioni di massima sicurezza, come sta facendo ora. (diverse persone sono state “arruolate per il fronte” direttamente dalla colonia penale in cui mi trovo).
Certo, la propaganda e il lavaggio del cervello hanno un effetto. Tuttavia, possiamo affermare con certezza che la maggioranza degli abitanti di grandi città come Mosca e San Pietroburgo, così come i giovani elettori, sono critici nei confronti della guerra e dell’isteria imperiale. L’orrore per le sofferenze degli ucraini e la brutale uccisione di innocenti risuonano nell’anima di questi elettori.
Possiamo quindi affermare quanto segue: la guerra contro l’Ucraina è stata iniziata e condotta, ovviamente, da Putin, nel tentativo di risolvere i suoi problemi politici interni. Ma il vero partito della guerra è l’intera élite e il sistema di potere stesso, che è un autoritarismo di tipo imperiale che si autoriproduce all’infinito. L’aggressione esterna in qualsiasi forma, dalla retorica diplomatica alla guerra vera e propria, è la sua modalità operativa preferita e l’Ucraina è il suo bersaglio preferito. Questo autoritarismo imperiale autogenerato è la vera maledizione della Russia e la causa di tutti i suoi problemi. Non possiamo liberarcene, nonostante le opportunità che la storia ci offre regolarmente.
La Russia ha avuto la sua ultima occasione di questo tipo dopo la fine dell’Urss ma sia l’opinione pubblica democratica all’interno del paese sia i leader occidentali di allora hanno commesso il mostruoso errore di accettare il modello – proposto dalla squadra di Boris Eltsin – di una repubblica presidenziale con enormi poteri per il leader. Dare molto potere a un bravo ragazzo sembrava logico all’epoca.
Ma presto accadde l’inevitabile: Il buono è diventato cattivo. Per cominciare, ha scatenato lui stesso una guerra (quella cecena) e poi, senza normali elezioni e procedure corrette, ha ceduto il potere ai cinici e corrotti imperialisti sovietici guidati da Putin. Hanno causato diverse guerre e innumerevoli provocazioni internazionali e ora stanno tormentando una nazione vicina, commettendo crimini orribili per i quali né molte generazioni di ucraini né i nostri stessi figli ci perdoneranno.
Nei trentuno anni trascorsi dal crollo dell’Urss, abbiamo assistito a uno schema chiaro: i paesi che hanno scelto il modello della repubblica parlamentare (gli stati baltici) stanno prosperando e sono entrati con successo in Europa. Quelli che hanno scelto il modello presidenziale-parlamentare (Ucraina, Moldavia, Georgia) hanno affrontato una persistente instabilità e hanno fatto pochi progressi. Quelli che hanno scelto un forte potere presidenziale (Russia, Bielorussia e repubbliche dell’Asia centrale) hanno ceduto a un rigido autoritarismo, la maggior parte di essi è costantemente impegnata in conflitti militari con i propri vicini, sognando a occhi aperti il proprio piccolo impero.
In breve, la vittoria strategica significa riportare la Russia a questo momento storico chiave e lasciare che il popolo russo faccia la scelta giusta.
Il modello futuro per la Russia non è “potere forte” e “mano ferma”, ma armonia, accordo e considerazione degli interessi dell’intera società. La Russia ha bisogno di una repubblica parlamentare. E’ l’unico modo per fermare il ciclo infinito dell’autoritarismo imperiale.
Si può obiettare che una repubblica parlamentare non è una panacea. Chi può impedire a Putin o al suo successore di vincere le elezioni e ottenere il pieno controllo del Parlamento?
Naturalmente, anche una repubblica parlamentare non offre garanzie al 100 per cento. E’ possibile che stiamo assistendo alla transizione verso l’autoritarismo dell’India parlamentare. Dopo l’usurpazione del potere, la Turchia parlamentare si è trasformata in una repubblica presidenziale. Il nucleo del fan club europeo di Putin si trova paradossalmente nell’Ungheria parlamentare.
E la nozione stessa di “repubblica parlamentare” è troppo ampia. Eppure credo che questa cura offra vantaggi cruciali: una riduzione radicale del potere nelle mani di una persona, la formazione di un governo a maggioranza parlamentare, un sistema giudiziario indipendente, un aumento significativo dei poteri degli enti locali. Tali istituzioni non sono mai esistite in Russia e ne abbiamo un disperato bisogno.
Per quanto riguarda il possibile controllo totale del Parlamento da parte del partito di Putin, la risposta è semplice: una volta che la vera opposizione potrà votare, ciò sarà impossibile. Una grande fazione? Sì. Una maggioranza di coalizione? Forse. Controllo totale? Sicuramente no. Troppe persone in Russia oggi sono interessate alla vita normale e non al fantasma di conquiste territoriali. E ci sono sempre più persone simili ogni anno. Semplicemente non hanno nessuno per cui votare adesso.
Certamente il cambiamento del regime di Putin nel paese e la scelta della via per lo sviluppo non sono questioni che riguardano l’occidente, ma posti di lavoro per i cittadini russi. Tuttavia, l’occidente, che ha imposto sanzioni sia alla Russia come stato sia ad alcune delle sue élite, dovrebbe rendere il più chiara possibile la sua visione strategica della Russia come democrazia parlamentare. In nessun caso dovremmo ripetere l’errore dell’approccio cinico dell’occidente negli anni Novanta, quando all’élite post sovietica fu di fatto detto: “Fai quello che vuoi lì; bada solo alle tue armi nucleari e forniscici petrolio e gas”. Infatti, anche adesso sentiamo voci ciniche dire cose simili: “Lasciamo che ritirino le truppe e facciano quello che vogliono da lì. La guerra è finita, la missione dell’occidente è compiuta”. Quella missione era già “compiuta” con l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, e il risultato è una guerra in Europa nel 2022.
Si tratta di un approccio semplice, onesto ed equo: il popolo russo è ovviamente libero di scegliere il proprio percorso di sviluppo. Ma i paesi occidentali sono liberi di scegliere il formato delle loro relazioni con la Russia, di revocare o no le sanzioni e di definire i criteri per tali decisioni. Il popolo russo e l’élite russa non hanno bisogno di essere forzati. Hanno bisogno di un segnale chiaro e di una spiegazione del perché tale scelta sia migliore. Fondamentalmente, la democrazia parlamentare è anche una scelta razionale e desiderabile per molte delle fazioni politiche attorno a Putin. Dà loro l’opportunità di mantenere la propria influenza e lottare per il potere, garantendo al tempo stesso che non vengano distrutti da un gruppo più aggressivo.
La guerra è un flusso incessante di decisioni cruciali e urgenti influenzate da fattori in costante cambiamento. Pertanto, mentre elogio i leader europei per il loro continuo successo nel sostenere l’Ucraina, li esorto a non perdere di vista le cause fondamentali della guerra. La minaccia alla pace e alla stabilità in Europa è l’autoritarismo imperiale aggressivo, continuamente inflitto dalla Russia a sé stessa. La Russia del dopoguerra, come la Russia del dopo Putin, sarà condannata a diventare nuovamente belligerante e putinista. Ciò è inevitabile finché si mantiene l’attuale forma di sviluppo del paese. Solo una repubblica parlamentare può impedirlo. E’ il primo passo verso la trasformazione della Russia in un buon vicino che aiuta a risolvere i problemi invece di crearli.
Nel tempo dei Segreti lo Spirito Santo trasformerà cuori
Carissimo P. Livio,
in questo tempo così travagliato, pieno di rumori stordenti e di informazioni controverse, non c’è dubbio che le forze del seminatore di zizzania e di chi ne esegue le intenzioni siano all’opera con grande tumulto di impatti e sollecitazioni suggestive in varie salse, il male si dà un gran daffare per travolgere i cuori con le sue solite armi le quali si differenziano da altre epoche per la potenza quantitativa attraverso nuove tecnologie moderniste, nonché da una certa velocità di esecuzione in tempo reale, in questo senso hanno una violenza mai vista e sentita, questo basta per cambiare in peggio i panorami mondani e indurre a una conduzione generale di grande caos .
Ma la Vergine ci dice, ora più che mai, di sostenere i nostri cuori con la preghiera, poiché solo nella preghiera lo Spirito parla. Lo Spirito soffia dove vuole e può compiere cose là dove noi non possiamo immaginare che potessero succedere. L’azione del cuore nella preghiera va oltre i nostri pensieri personali, smuove dal profondo, e sa fare e ispirare fatti pensieri e sentimenti che non pensavamo di poter raggiungere; La preghiera lavora nello Spirito più inaccessibile del cuore e della mente, la sua azione reverbera anche dopo aver smesso di pregare, mentre ci occupiamo delle nostre faccende mondane, Esso emana da Cristo le sue potenze del divino con leggerissimi carismi apparentemente banali, lontani dalle lontane mediocrità della logica modernista, dove utilitarismo e un certo tipo di indifferenza regnano come atteggiamenti ritenuti naturali, o peggio là dove certi pseudo misticismi anch’essi modernisti – ma che in realtà provengono da antiche concezioni pagane se non eretiche – orientano a credenze piene di falsi amori dell’umano.
In questo contesto, oggi, la forza e l’opera dello Spirito Santo pare latente se non addirittura assente, ma è solo un’apparenza, in realtà Esso lavora fortemente con discreta tenacia, non smette di pulsare dai fondali di quei cuori che ricercano veramente il “Padre nostro” rivelato da Gesù e dal suo vangelo… lo Spirito di questo vangelo ci parla della sua origine Divina e la preghiera che ne è conseguenza ci stacca da ogni tipo di analisi umane per porci al centro di quella vera umanità che ci appartiene. La Vergine ci indica attraverso i prossimi segreti Medjugorjani che c’è in atto un processo irreversibile di cambiamento del mondo (e della chiesa) e io credo che sia qualcosa di simile a un processo di divinizzazione delle cose, ma non come il mondo pensa e crede, cioè in termini di auto-divinazione o auto realizzazione- Bensì sarà un’esperienza di sconvolgimento che verrà acceso dallo Spirito Santo stesso, un’azione che emergerà dal profondo fino in superficie, una coscienza diversa e fin qua emarginata o sfrattata dalle nostre consapevolezze moderniste, appunto. La forza leggera dello Spirito Santo sta lavorando dall’alto verso il basso, e si realizzerà dal basso verso l’alto nel magnifico trionfo di Maria.