
Mese: Febbraio 2024 Pagina 5 di 16

Marija fece intendere che ci sarebbe stata la Bomba atomica?
Buonasera padre Livio, in risposta al suo editoriale di oggi in cui si chiede se la Madonna riuscirà ad evitare la catastrofe atomica, vorrei evidenziarle un’altra volta, come le avevo già scritto nel luglio 2022, che Marjia nella consueta telefonata che ebbe con lei subito dopo il messaggio del 25 marzo 2022, ovvero dopo un mese dall’attacco della Russia all’Ucraina, nella quale lei le chiese se la Russia avrebbe potuto usare la bomba atomica e Marja, in un certo senso fece autogol perché le rispose :” NON VOGLIO PARLARE DEI SEGRETI”, ma lei non le aveva chiesto niente a proposito dei segreti…allora perché le ha risposto che non voleva parlare dei segreti? Probabilmente perché all’interno di essi c’è una catastrofe atomica? Riascolti quella telefonata…
Lucia di Altopascio
Cara Lucia,
siamo stati in moltissimi ad ascoltare la telefonata con Marija in occasione del messaggio, perciò mi pare necessaria una chiarificazione.
Eravamo nei primi mesi dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, quando i giornali parlavano di bombe atomiche.
Marija ha cercato parole che non allarmassero l’opinione pubblica e nel medesimo tempo che non rivelassero qualcosa dei segreti.
Penso che sia stata questa la sua preoccupazione ed io sono rimasto del parere che, se pregheremo, la Madonna otterrà questa grazia.
In ogni caso la presenza della Russia nel tempo dei segreti è rivelata chiaramente dal secondo segreto di Fatima. Solo alla fine dei segreti la Russia si convertirà:
«Avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace.»
Questa straordinaria profezia va letta alla luce della presenza di Maria a Medjugorje perché è nel tempo dei dieci segreti che si realizzerà tutto quello che è rivelato in essa”.
Non ci resta che pregare e digiunare
Ave Maria
Padre Livio

Pensiero Spirituale sulle Verità di fede
Cari amici, viviamo in tempi di crisi di fede e uno degli aspetti di questa crisi non è tanto il rifiuto – come ha detto la Madonna «La croce e la fede sono rifiutate» (25 luglio 2020) – ma c’è una tendenza di persone che vogliono conservare la fede in modo molto soggettivo.
È un modo di considerare la fede dal quale ci ha messo in guardia l’allora cardinal Ratzinger nel suo famoso discorso prima del conclave nel quale fu eletto: la fede “fai-da-te”, che non riguarda tanto l’atteggiamento interiore del credere, quanto invece le Verità oggettive della fede nelle quali credere.
La fede la esprimiamo nel Credo, nell’Atto di fede, nella sua formulazione oggettiva che raggruppa tutte le Verità di fede che la Chiesa ha compilato nei suoi grandi Catechismi nel corso della Storia. La fede è tutto quel complesso di Verità che convergono, in particolare, sull’unicità di Dio Santissima Trinità (che professiamo all’inizio del Credo) e sull’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, quindi la Sua divinità. Dio Santissima Trinità e la divinità di Gesù Cristo sono considerate le due Verità fondamentali della fede, ma sono come le radici di un albero che cresce e si dirama.
Il Credo è un compendio delle Verità di fede in cui alcune sono esplicite, altre implicite. Ad esempio, nel Credo non si menziona l’inferno, ma l’inferno esiste.
La fede da una parte è l’atteggiamento oggettivo di apertura a Dio, dall’altra questo atteggiamento interiore di apertura a Dio, che è un dono di grazia, deve aprirsi alla totalità delle Verità di fede, senza eliminarne nemmeno una.
C’è una gerarchia delle Verità della fede ma sono tutti frammenti di un mosaico meraviglioso che ci deve stare a cuore. Il primo atteggiamento che dobbiamo avere è proprio questo: tutte le Verità della fede che la Chiesa ha avuto da Dio – nella divina Rivelazione che ci insegna e ci propone a credere – devono essere accolte con umiltà e con convinzione. Ovviamente ci sono dubbi da superare perché sono legati alla nostra incapacità e oscurità mentale, ai condizionamenti delle ideologie del mondo, ma vanno superati e soprattutto bisogna resistere alla tentazione di selezionare le Verità della fede.
La tentazione di selezionare le Verità della fede vuol dire accogliere solamente le Verità che più ci aggradano. Questo è un atteggiamento che fa naufragare nella fede perché basta la negazione di una Verità per naufragare nella sua totalità.
Le Verità di fede non si selezionano, non posso credere al Paradiso e al purgatorio ma non all’inferno; sono tutte e tre Verità di fede che sono nella Sacra Scrittura che Dio ha rivelato ed esercitato per duemila anni e che dobbiamo accettare. Questo va applicato a tutti i frammenti del mosaico che formano quell’affresco meraviglioso che è la fede cattolica. Quindi, dobbiamo evitare la selezione arbitraria delle Verità ed evitare questo atteggiamento che ci porta a peccare nella fede.
Un atteggiamento molto diffuso oggi per quanto riguarda le Verità della fede è il sincretismo. È una selezione di credenze che prendono alcune Verità della fede cattolica e alcune verità e pratiche di carattere morale o ascetico di altre religioni per poi mescolarle insieme. In pratica è la negazione di un discernimento fondamentale della Chiesa. La Chiesa ci insegna che la sua dottrina che essa ha avuto da Dio, nella Sacra Scrittura, nella venuta di Gesù Cristo, nel Suo insegnamento, nella tradizione stessa ricca di stimoli e frammenti di Verità di fede, tutto questo è Divina rivelazione. Non possono esserci credenze umane prese da altre religioni perché si finirebbe per mettere sullo stesso piano la dottrina cattolica – che è una dottrina rivelata – con le religioni umane. Questo è il pericolo del sincretismo, che è intaccato da molti aspetti della vita cristiana, soprattutto introducendo pratiche delle religioni orientali all’interno della preghiera e teologia cristiana, come se le speculazioni filosofiche delle regioni fossero sul medesimo piano delle Verità di fede che Dio ci ha rivelato.
Da una parte una selezione arbitraria di ciò che devo credere, dall’altra un miscuglio di varie Verità di fede mi porta a fare naufragio nella fede cattolica, mi portano a perdere la fede cattolica autentica.
Un altro fattore all’interno dell’atteggiamento delle fede fai-da-te è l’individualismo. È molto diffuso, molti vivono la fede, anche quella ancorata alle Verità principali della fede, staccati però dalla Chiesa come se stessero facendo un itinerario personale di fede staccato dalla comunità; la stessa comunità che ha dato la grazia della fede mediante il Battesimo, nella quale si riceve la grazia dei Sacramenti con i quali si cresce nella fede della vita cristiana.
Nel corso della vita si trovano persone che dicono un’affermazione ingannevole ovvero “Io credo ma non pratico” facendo capire che non si è una pecorella nel gregge di Dio, ma una pecorella autonoma che pascola per contro proprio. Queste persone non hanno nessun rapporto con la comunità e la Chiesa, che è la depositaria della fede cattolica e delle Verità di fede. La Chiesa guida i fedeli e li fa crescere nell’approfondimento della fede alimentandola con la preghiera liturgica, in modo particolare quella dei Sacramenti e soprattutto dell’Eucarestia. Alla fine, queste persone sono come tralci staccati dalla vite che appassiranno e si seccheranno.
Quando ci estraniamo dalla comunità cristiana abbiamo perso il senso e la gioia di appartenere alla Chiesa cattolica nella sua integrità e nel suo splendore. In parrocchia riceviamo il Battesimo con cui veniamo inseriti nella comunità cristiana, siamo divenuti membra nel corpo di Cristo, siamo parte della comunità qui sulla Terra ma anche in Cielo.
Dobbiamo riscoprire il fatto di credere con la Chiesa, di condividere la fede con la Chiesa, di camminare con la Chiesa cercando di vivere la grazia di appartenere a questa comunità soprannaturale e nella quale siamo tutti fratelli, siamo tutti membri del corpo mistico.
Sono questi tre aspetti, queste tre ferite dell’organismo della fede – cioè l’attitudine al selezionare le cose da credere secondo i nostri piaceri, il mescolare le Verità della fede cristiana con opinioni o con credenze di altre filosofie e religioni, vivere la fede da soli fuori dalla vita della comunità – che portano alla perdita della fede. Perdiamo la fede e diventiamo rami secchi quindi moriamo senza la fede.
Il Sacramento dell’Estrema Unzione, con l’olio degli infermi, con il Sacramento della Confessione, l’Eucarestia come viatico, sono quei grandi doni che Dio ha dato alla Chiesa e a tutti quelli che appartengono ad essa. Ma oggi si muore per conto proprio, abbandonati a se stessi, fuori da quella coralità di preghiere per la propria anima che è uno dei compiti fondamentali della Chiesa, ovvero accompagnare le anime alle soglie dell’eternità e pregare per esse.
Facciamo un esame di coscienza a proposito di queste tre ferite che oggi la fede patisce cioè l’attitudine a selezionare, il sincretismo, l’individualismo sintetizzati in un’espressione molto incisiva di Benedetto XVI: “la fede fai-da-te”.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

Navalny è diventato un martire della resistenza al regime. Grazie a Putin
L’oppositore politico assassinato il 16 febbraio ha guidato dal 2011 al 2024 la protesta di popolo contro il sistema corrotto e oligarchico che si è consolidato attorno a Putin. Con la sua morte si conclude il trentennio post-sovietico
Stefano Caprio 21/02/2024 – 6:00
Esteri – TEMPI
Manifestazione a Roma in memoria di Aleksej Navalny, oppositore di Vladimir Putin, ucciso in Russia (Ansa)
La morte di Aleksej Navalny segna uno spartiacque nella storia recente della Russia, nonostante non sia certo la prima e purtroppo neanche l’ultima vittima del regime totalitario putiniano. Si conclude definitivamente il trentennio post-sovietico, che ha visto un confronto tra forze politiche, ideologie e personalità diverse, in modalità tempestose e contraddittorie negli anni Novanta, e in forme sempre più fortemente riduttive e repressive a partire dal 2000, anno della prima presidenza Putin. Navalny ha guidato dal 2011 al 2024 la protesta di popolo contro il sistema corrotto e oligarchico che si è consolidato attorno allo stesso Vladimir Putin, considerato dal suo avversario ora deceduto il “padrino supremo” della mafia al potere.
Vittima sacrificale sull’altare putiniano
Le proteste interne e internazionali di questi giorni si concentrano sulle circostanze che hanno provocato la morte improvvisa del dissidente nel lager di Kharp, nella regione Jamalo-Nenetskaja all’estremo nord della Russia europea e ai confini dell’Asia. La mancata concessione del corpo del defunto alla madre, impedendo lo svolgimento di autopsia e analisi immediate, rafforza l’ipotesi di un nuovo avvelenamento con il Novichok, il veleno a lui somministrato già nel 2020 a Tomsk in Siberia, da cui si era miracolosamente salvato. Allora la sua eliminazione si collegava alle celebrazioni della nuova Costituzione putiniana e a quelle per i 75 anni della vittoria sui nazisti, mentre questa volta egli appare la vittima sacrificale sull’altare della quinta rielezione di Putin alla presidenza, che si terrà nelle elezioni-farsa del prossimo 17 marzo. Per la logica della divinizzazione del potere del nuovo zar, il rito appare una necessità liturgica paragonabile ai sacrifici di Aronne nelle pratiche veterotestamentarie, o magari a quelle del film di Mel Gibson Apocalypto, per invocare l’assistenza degli dèi dei Maya sulle fortune dei popoli sanguinari.
Il corpo non verrà concesso alla madre e agli avvocati per almeno 14 giorni, durante i quali verrà compiuta una “analisi chimica”, e comunque alla madre è stato comunicato che la verifica sulle circostanze della sua morte in lager «verrà condotta a tempo indefinito», e il corpo rimarrà quindi “secretato” per almeno un mese. Secondo l’avvocato Kira Jarmiš, la dirigenza del lager sta soltanto cercando di «occultare le prove, sappiamo bene che stanno mentendo, e che l’assassinio è stato programmato da tempo». Navalny ancora giovedì mattina, 15 febbraio, sorrideva e scherzava davanti ai giudici, e la sua morte il giorno successivo non può essere naturale in alcun modo.
L’eredità di Navalny in Russia
La morte diventa ora l’occasione per ricordare Navalny al di fuori di ogni altra considerazione sulle responsabilità del suo martirio o delle possibilità per lui di poter uscire dal lager e condurre un’attività di opposizione dall’estero, magari salvandosi attraverso uno scambio di prigionieri come ipotizzato da alcune fonti. In ogni caso, sia dal lager che dall’esilio, il suo influsso sulla vita della società russa non avrebbe mai potuto risultare così incisivo come la sua tragica scomparsa, che lo rende un vero simbolo della resistenza al potere a livello universale.
Chi era veramente Aleksej Navalny? Questa è la domanda che dobbiamo porci per capire dove sta andando il mondo russo, e il mondo intero. Raccogliendo le tante testimonianze a lui dedicate in questi giorni da tanti mezzi d’informazione, possiamo ricordare con il giornalista Andrej Lomaš che «egli apparve quando la politica sembrava ormai priva d’interesse, rimettendo al centro gli interessi della gente». I partiti liberali, discendenti dal dissenso sovietico, avevano perso il contatto con il popolo e il regime era ancora più distaccato dalla realtà, quando Aleksej seppe trovare il modo di dire quello che molti pensavano, usando i nuovi canali offerti da internet.
Dopo aver lasciato le formazioni politiche di opposizione, ormai prive di ogni capacità comunicativa, egli divenne uno dei primi blogger che esprimeva le sensazioni del patsan, il “ragazzo di strada” che lancia le sue sfide al cinismo dei potenti. Egli ha sempre detto e fatto quello che pensava, dote piuttosto insolita nella Russia delle grandi ipocrisie, attirando i giovani attraverso Youtube e mostrando le vergogne dei potenti. Ha saputo attirare i ragazzi e le ragazze alla politica, protestando contro le sneakers dell’ex presidente Dmitrij Medvedev, che per il jogging ne comprava un paio al giorno: «Non è il nostro Dimon», era lo slogan che usava sarcasticamente il vezzeggiativo analogo al Vovan, diminutivo di Putin, come si trattasse dei bulli della scuola.
Una donna commemora Aleksej Navalny a San Pietroburgo, in Russia (Ansa)
La lotta alla corruzione e al regime
Il Fondo per la lotta alla corruzione (Fbk) è stato un movimento straordinario, ancora vivo nonostante tutti i suoi esponenti siano ormai in lager o all’estero. L’apoteosi delle denunce contro i potenti è stato il video sulla villa faraonica di Putin sul Mar Nero, pubblicato in contemporanea al ritorno di Navalny a Mosca dopo l’avvelenamento tre anni fa, consegnandosi consapevolmente al suo destino di repressione e di morte. Da maestro delle campagne di protesta, Aleksej si è trasformato in uno degli eroi delle Byline, le favole epiche dell’antica Russia, un Lancillotto che si lancia all’assalto dei nemici del popolo indifeso. Egli credeva nel popolo russo, evidentemente sopravvalutandolo.
Navalny aveva cercato di presentare la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2018, come leader del movimento di protesta, contro il quarto mandato di Putin. Girò tutta la Russia, cominciando dalla città di Murmansk, sopra il Circolo polare artico, ma alla fine gli fu negata la registrazione alla competizione. Putin lo aveva fatto liberare da una precedente detenzione, sottolineando più volte che la sua attività pubblica era un suo merito, ma Navalny non volle mai riconoscere al grande nemico questo favore, non concedendosi allo schema dell’oppositore di facciata, e Putin non gliel’ha più perdonata. Nei comizi diceva che «ho passato metà di questa campagna in cella d’isolamento, e questo mi ha fatto capire che vale la pena di soffrire un poco per avere il coraggio di dire la verità».
Egli aveva il coraggio di dire che «Putin è un ladro e un corrotto, anzi il vero autore dell’intero sistema di corruzione. Il suo cognato più giovane è un miliardario, la figlia comanda le compagnie petrolifere, pensate che sia un caso? Tutti i suoi vicini nel villaggio delle dacie sono miliardari, compreso il patriarca ortodosso… vi prometto che li metteremo sul banco degli imputati». La sua efficacia oratoria «non aveva paragoni con nessun altro», assicura la nota pubblicista Ekaterina Šulman, «lui era in grado di parlare con le persone più diverse… i veri leader non si creano in laboratorio, ma vengono riconosciuti dalle aspirazioni del popolo». Oggi non c’è più spazio per queste aspirazioni: la Russia di Putin non ha futuro, se non ci saranno cambiamenti sarà l’ennesima “stagnazione”, un paese immobilizzato nelle sue illusioni e nei sogni di una grandezza riconosciuta solo dalle proprie fantasie maniacali.
Navalny è un martire autentico
La morte di Navalny ripropone il Grande Terrore di Stalin, il “padre dei popoli” a cui Putin esplicitamente si ispira. Dopo il decennio di persecuzioni e assassinii di massa degli anni Trenta, lo stalinismo dovette affrontare la Grande Guerra, uscendone vittorioso nel 1945, con un ritorno di sterminio nei lager per un altro decennio.
Con la rielezione di marzo, Putin raggiunge Stalin per la longevità al potere, emulandolo anche nelle fasi della rovina completa della vita sociale. Come Stalin, anche Putin è un essere mediocre e anonimo, che esprime la nullità del potere, comandando dal bunker senza mostrarsi veramente al popolo, se non in occasioni appositamente predisposte per alimentare il culto della personalità, come avverrà il mese prossimo dopo la rielezione “canonizzatrice”.
Ora si dovrà confrontare con la memoria di un martire autentico, il cui testimone è stato raccolto dalla moglie, Julia Navalnaja, che ha promesso di portare avanti il sogno del marito: dire la verità, condannare l’ingiustizia, far rinascere la speranza nel futuro
L’oppositore politico assassinato il 16 febbraio ha guidato dal 2011 al 2024 la protesta di popolo contro il sistema corrotto e oligarchico che si è consolidato attorno a Putin. Con la sua morte si conclude il trentennio post-sovietico
Stefano Caprio 21/02/2024 – 6:0 – Esteri – TEMPI
La morte di Aleksej Navalny segna uno spartiacque nella storia recente della Russia, nonostante non sia certo la prima e purtroppo neanche l’ultima vittima del regime totalitario putiniano. Si conclude definitivamente il trentennio post-sovietico, che ha visto un confronto tra forze politiche, ideologie e personalità diverse, in modalità tempestose e contraddittorie negli anni Novanta, e in forme sempre più fortemente riduttive e repressive a partire dal 2000, anno della prima presidenza Putin. Navalny ha guidato dal 2011 al 2024 la protesta di popolo contro il sistema corrotto e oligarchico che si è consolidato attorno allo stesso Vladimir Putin, considerato dal suo avversario ora deceduto il “padrino supremo” della mafia al potere.
Vittima sacrificale sull’altare putiniano
Le proteste interne e internazionali di questi giorni si concentrano sulle circostanze che hanno provocato la morte improvvisa del dissidente nel lager di Kharp, nella regione Jamalo-Nenetskaja all’estremo nord della Russia europea e ai confini dell’Asia. La mancata concessione del corpo del defunto alla madre, impedendo lo svolgimento di autopsia e analisi immediate, rafforza l’ipotesi di un nuovo avvelenamento con il Novichok, il veleno a lui somministrato già nel 2020 a Tomsk in Siberia, da cui si era miracolosamente salvato. Allora la sua eliminazione si collegava alle celebrazioni della nuova Costituzione putiniana e a quelle per i 75 anni della vittoria sui nazisti, mentre questa volta egli appare la vittima sacrificale sull’altare della quinta rielezione di Putin alla presidenza, che si terrà nelle elezioni-farsa del prossimo 17 marzo. Per la logica della divinizzazione del potere del nuovo zar, il rito appare una necessità liturgica paragonabile ai sacrifici di Aronne nelle pratiche veterotestamentarie, o magari a quelle del film di Mel Gibson Apocalypto, per invocare l’assistenza degli dèi dei Maya sulle fortune dei popoli sanguinari.
Il corpo non verrà concesso alla madre e agli avvocati per almeno 14 giorni, durante i quali verrà compiuta una “analisi chimica”, e comunque alla madre è stato comunicato che la verifica sulle circostanze della sua morte in lager «verrà condotta a tempo indefinito», e il corpo rimarrà quindi “secretato” per almeno un mese. Secondo l’avvocato Kira Jarmiš, la dirigenza del lager sta soltanto cercando di «occultare le prove, sappiamo bene che stanno mentendo, e che l’assassinio è stato programmato da tempo». Navalny ancora giovedì mattina, 15 febbraio, sorrideva e scherzava davanti ai giudici, e la sua morte il giorno successivo non può essere naturale in alcun modo.
L’eredità di Navalny in Russia
La morte diventa ora l’occasione per ricordare Navalny al di fuori di ogni altra considerazione sulle responsabilità del suo martirio o delle possibilità per lui di poter uscire dal lager e condurre un’attività di opposizione dall’estero, magari salvandosi attraverso uno scambio di prigionieri come ipotizzato da alcune fonti. In ogni caso, sia dal lager che dall’esilio, il suo influsso sulla vita della società russa non avrebbe mai potuto risultare così incisivo come la sua tragica scomparsa, che lo rende un vero simbolo della resistenza al potere a livello universale.
Chi era veramente Aleksej Navalny? Questa è la domanda che dobbiamo porci per capire dove sta andando il mondo russo, e il mondo intero. Raccogliendo le tante testimonianze a lui dedicate in questi giorni da tanti mezzi d’informazione, possiamo ricordare con il giornalista Andrej Lomaš che «egli apparve quando la politica sembrava ormai priva d’interesse, rimettendo al centro gli interessi della gente». I partiti liberali, discendenti dal dissenso sovietico, avevano perso il contatto con il popolo e il regime era ancora più distaccato dalla realtà, quando Aleksej seppe trovare il modo di dire quello che molti pensavano, usando i nuovi canali offerti da internet.
Dopo aver lasciato le formazioni politiche di opposizione, ormai prive di ogni capacità comunicativa, egli divenne uno dei primi blogger che esprimeva le sensazioni del patsan, il “ragazzo di strada” che lancia le sue sfide al cinismo dei potenti. Egli ha sempre detto e fatto quello che pensava, dote piuttosto insolita nella Russia delle grandi ipocrisie, attirando i giovani attraverso Youtube e mostrando le vergogne dei potenti. Ha saputo attirare i ragazzi e le ragazze alla politica, protestando contro le sneakers dell’ex presidente Dmitrij Medvedev, che per il jogging ne comprava un paio al giorno: «Non è il nostro Dimon», era lo slogan che usava sarcasticamente il vezzeggiativo analogo al Vovan, diminutivo di Putin, come si trattasse dei bulli della scuola.
La lotta alla corruzione e al regime
Il Fondo per la lotta alla corruzione (Fbk) è stato un movimento straordinario, ancora vivo nonostante tutti i suoi esponenti siano ormai in lager o all’estero. L’apoteosi delle denunce contro i potenti è stato il video sulla villa faraonica di Putin sul Mar Nero, pubblicato in contemporanea al ritorno di Navalny a Mosca dopo l’avvelenamento tre anni fa, consegnandosi consapevolmente al suo destino di repressione e di morte. Da maestro delle campagne di protesta, Aleksej si è trasformato in uno degli eroi delle Byline, le favole epiche dell’antica Russia, un Lancillotto che si lancia all’assalto dei nemici del popolo indifeso. Egli credeva nel popolo russo, evidentemente sopravvalutandolo.
Navalny aveva cercato di presentare la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2018, come leader del movimento di protesta, contro il quarto mandato di Putin. Girò tutta la Russia, cominciando dalla città di Murmansk, sopra il Circolo polare artico, ma alla fine gli fu negata la registrazione alla competizione. Putin lo aveva fatto liberare da una precedente detenzione, sottolineando più volte che la sua attività pubblica era un suo merito, ma Navalny non volle mai riconoscere al grande nemico questo favore, non concedendosi allo schema dell’oppositore di facciata, e Putin non gliel’ha più perdonata. Nei comizi diceva che «ho passato metà di questa campagna in cella d’isolamento, e questo mi ha fatto capire che vale la pena di soffrire un poco per avere il coraggio di dire la verità».
Egli aveva il coraggio di dire che «Putin è un ladro e un corrotto, anzi il vero autore dell’intero sistema di corruzione. Il suo cognato più giovane è un miliardario, la figlia comanda le compagnie petrolifere, pensate che sia un caso? Tutti i suoi vicini nel villaggio delle dacie sono miliardari, compreso il patriarca ortodosso… vi prometto che li metteremo sul banco degli imputati». La sua efficacia oratoria «non aveva paragoni con nessun altro», assicura la nota pubblicista Ekaterina Šulman, «lui era in grado di parlare con le persone più diverse… i veri leader non si creano in laboratorio, ma vengono riconosciuti dalle aspirazioni del popolo». Oggi non c’è più spazio per queste aspirazioni: la Russia di Putin non ha futuro, se non ci saranno cambiamenti sarà l’ennesima “stagnazione”, un paese immobilizzato nelle sue illusioni e nei sogni di una grandezza riconosciuta solo dalle proprie fantasie maniacali.
Navalny è un martire autentico
La morte di Navalny ripropone il Grande Terrore di Stalin, il “padre dei popoli” a cui Putin esplicitamente si ispira. Dopo il decennio di persecuzioni e assassinii di massa degli anni Trenta, lo stalinismo dovette affrontare la Grande Guerra, uscendone vittorioso nel 1945, con un ritorno di sterminio nei lager per un altro decennio.
Con la rielezione di marzo, Putin raggiunge Stalin per la longevità al potere, emulandolo anche nelle fasi della rovina completa della vita sociale. Come Stalin, anche Putin è un essere mediocre e anonimo, che esprime la nullità del potere, comandando dal bunker senza mostrarsi veramente al popolo, se non in occasioni appositamente predisposte per alimentare il culto della personalità, come avverrà il mese prossimo dopo la rielezione “canonizzatrice”.
Ora si dovrà confrontare con la memoria di un martire autentico, il cui testimone è stato raccolto dalla moglie, Julia Navalnaja, che ha promesso di portare avanti il sogno del marito: dire la verità, condannare l’ingiustizia, far rinascere la speranza nel futuro.

I giovani saranno in prima fila nel tempo dei segreti
Questa sera riflettevo sui miei cinque figli, che da molti anni, purtroppo, non frequentano la Chiesa.
Ho considerato che però non è tutto perduto, perché a modo loro pregano o comunque sono alla ricerca della verità, sono buoni e disponibili, uno di loro ha donato il midollo, hanno dei buoni principi.
E come loro, sicuramente molti altri giovani…
Ebbene, come sarà possibile, nel prossimo futuro, che tutti questi giovani salgano nuovamente sulla barca di Pietro?
Lo so che, come lei ha citato più volte, la Madonna è in grado di far cambiare idea ad una persona, ma allo stesso tempo mi domando se non ci saranno degli avvenimenti specifici, dei fatti particolari, che indurranno i lontani a riavvicinarsi alla Chiesa e a frequentarla nuovamente.
È vero, ci saranno gli eventi dei segreti, ma saranno sufficienti?
Perché temo che la reazione più probabile ai primi due segreti da parte di chi si professa non credente possa essere quella di scherno e di beffa nei confronti di Medjugorje, nel senso che queste persone potrebbero avvertire un sentimento di assurda ingiustizia vedendo il luogo scelto e prediletto dalla Madonna colpito da eventi catastrofici.
E di certo questi pensieri non li faranno riavvicinare alla Chiesa.
Lei cosa ne pensa?
Ave Maria.
Monica di Baldissero.
Cara Monica,
Osservando la giornata mondiale della gioventù dell’estate scorsa a Lisbona sono rimasto colpito non solo dall’entusiasmo, ma anche dal numero considerevole di giovani europei che vi sono confluiti.
E’ stata una notizia confortante per la Chiesa in Europa, che è considerata la più colpita dalla secolarizzazione.
Questo sta a significare che realtà oggi offuscate dai media, come il Vangelo, la figura di Cristo e della Vergine Maria, conservano tutto il loro potere di attrazione sul cuore umano.
Questo avviene perché la fede cristiana non è una ideologia, ma un evento di grazia che scuote la vita, la eleva e ne esalta il valore.
Nel tempo dei segreti la prima scoperta che i ragazzi e i giovani faranno è quella della Vergine Maria, che si manifesterà come Madre universale, nel suo splendore di grazia, rivestita della potenza di Dio.
In quei momenti di ansia e di paura, dove non ci sono vie umane di salvezza, la Madonna sarà una presenza per molti inaspettata, che manifesterà la sua signoria sull’impero del male e della morte.
In quei momenti, alla rivelazione e all’accadimento di ogni segreto, cadranno le squame dagli occhi accecati, si sgretoleranno i cuori di pietra.
Molti si renderanno conto dell’inganno satanico in cui erano caduti e afferreranno l’ancora della salvezza che viene dal Cielo.
Quello sarà anche il momento nel quale gli apostoli di Maria dovranno tendere le mani, esortare alla fiducia e alla preghiera, rimanere saldi nella fede e nella speranza.
Beati in particolare quei giovani che troveranno vicini a sé i loro cari che credono, i loro amici che incoraggiano, i loro pastori che li guidano.
La Madonna è qui da così tempo per prepararci ad affrontare questo passaggio cruciale, ma perché il suo trionfo sia totale ha bisogno fin da ora del nostro aiuto.
Ave Maria
Padre Livio

