"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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Il “Guerrone” e il “miracolo della Vistola”

Di: Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana
Data di pubblicazione: 31 Maggio 2023

San Pio X, che dal 1903 governava la Chiesa, preannunciò ripetutamente lo scoppio della Grande Guerra molto tempo prima che la bufera si scatenasse in Europa. «Le cose vanno male – affermava spesso – viene la grande guerra, il “Guerrone”!» Egli soffriva per la carneficina, ma soprattutto per gli sconvolgimenti spirituali e morali che la guerra avrebbe portato. Il Pontefice aveva un grande piano di riconquista religiosa della società, che aveva iniziato con il suo Catechismo e con la diffusione della comunione frequente, anche ai bambini. Questo progetto venne in parte vanificato dalla Grande Guerra in cui i “ragazzi” nati nel 1898 e nel 1899, cresciuti sotto il suo pontificato e arruolati giovanissimi alle armi, versarono il loro sangue sui campi di battaglia.

La Prima guerra mondiale fu la prima guerra mossa da un feroce odio ideologico tra le parti in conflitto. Lo stesso mondo cattolico fu frantumato dalle polemiche interne. In Italia i cattolici erano divisi tra i neutralisti e gli interventisti e questi ultimi a loro volta si dividevano tra i fautori della “Triplice Alleanza”, di cui l’Italia faceva parte con gli Imperi di Austria e Germania, e i sostenitori della “Triplice Intesa”, che comprendeva Francia, Russia e Inghilterra.

I cattolici tedeschi, austriaci, italiani, francesi ed inglesi si affrontarono sui campi di battaglia. Era una grande tragedia, ma i cattolici fecero il loro dovere di buoni soldati, cercando di vincere i sentimenti di odio che la propaganda alimentava con la pietà che nutrivano verso un nemico a cui davano, o da cui ricevevano, la morte.

Pio X morì, affranto dal dolore, il 20 agosto 1914, mentre in tutta Europa tuonavano i cannoni. Il suo successore, il cardinale Giacomo Della Chiesa, fu eletto il 3 settembre con il nome di Benedetto XV. Come Pio X, anche Benedetto XV vedeva le ragioni profonde della guerra nel disordine morale, ma egli affermatosi alla scuola “politica” di Leone XIII, riteneva che le armi della diplomazia sarebbero riuscite a fermare il conflitto. Il suo principale atto diplomatico fu l’Esortazione Dès le début, inviata il 1 agosto 1917 ai capi delle potenze belligeranti, nella quale invitava ad aprire trattative di pace per a far cessare l’« inutile strage ». Il Papa proponeva a tal fine l’opera mediatrice della Santa Sede, sostituendo alla forza materiale delle armi la forza morale del diritto. «Quindi un giusto accordo di tutti nella diminuzione simultanea e reciproca degli armamenti secondo norme e garanzie da stabilire, nella misura necessaria e sufficiente al mantenimento dell’ordine pubblico nei singoli Stati; e, in sostituzione delle armi, l’istituto dell’arbitrato con la sua alta funzione pacificatrice, secondo le norme da concertare e la sanzione da convenire contro lo Stato che ricusasse o di sottoporre le questioni internazionali all’arbitro o di accettarne la decisione».

La proposta cadde nel vuoto. In quello stesso 1917 a Fatima, in Portogallo, in un angolo d’Europa risparmiato dalla guerra, la Madonna apparve tra maggio ed ottobre a tre pastorelli, rivelando loro che la causa della guerra erano i peccati dell’umanità e i soli mezzi per ottenere la pace nel mondo erano la preghiera e la penitenza. La Madonna chiedeva anche che il Papa consacrasse la Russia al Cuore Immacolato di Maria e promuovesse la diffusione della devozione dei primi sabati del mese.

 La guerra mondiale si concluse ma aprì la strada ai totalitarismi del XX secolo e ad una seconda guerra ancora più spaventosa della precedente. La Russia, come aveva annunciato la Madonna a Fatima, diffuse i suoi errori nel mondo. Suor Lucia, l’unica sopravvissuta dei tre pastorelli, entrata in convento, ricevette altre comunicazioni celesti, in cui la Beatissima Vergine rinnovava le sue richieste per scongiurare altri flagelli. Gli atti di consacrazione e di affidamento alla Russia di Pio XII nel 1942 e di Giovanni Paolo II nel 1984 corrisposero solo in parte alle richieste della Madonna e parziali furono i loro risultati: l’abbreviamento della Seconda Guerra mondiale e il crollo del Muro di Berlino, che però non segnò la fine del comunismo. La consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria, fatta da papa Francesco il 25 marzo 2022, sembra essere stata valida, ma non è stata accompagnata da un appello alla penitenza e da una diffusione della pratica dei primi sabati del mese. Tuttavia alcuni effetti non sono mancati.

Nel suo video-discorso del 13 maggio 2023 al convegno della Fondazione Lepanto, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, ha affermato che il suo popolo ha sperimentato il patrocinio della Beata Vergine Maria e del suo Cuore Immacolato sin dall’inizio dell’invasione russa. «Quando le truppe russe hanno assediato la città di Kyiv, praticamente a poche decine di chilometri dalla nostra cattedrale, in data 25 marzo 2022, il Santo Padre Francesco ha consacrato l’Ucraina e la Russia al Cuore immacolato di Maria. Qualche giorno dopo l’esercito ucraino ha respinto l’esercito russo dalla nostra capitale. Vorrei definire questo fatto come il “Miracolo sulle rive del Dnipro”, facendo il paragone con un simile evento storico del 16 agosto 1920, e cioè la Battaglia di Varsavia.

Proprio quella battaglia ha avuto un ruolo decisivo nella guerra polacco-bolscevica. Il testimone d’eccezione di quello, che da uno dei protagonisti, il generale Haller, è stato definito come il “Miracolo della Vistola”, fu il nunzio apostolico in Polonia, Achile Ratti, il futuro Pio XI: uno dei pochissimi diplomatici che non abbandonò la capitale polacca davanti all’avanzata dell’Armata rossa».

Il 10 marzo del 1920, a Smolensk, vi fu una riunione dei capi dell’Armata Rossa in cui venne deciso l’attacco alla Polonia e l’invasione dell’Europa occidentale. Il nunzio Achille Ratti, che rappresentava Benedetto XV, malgrado la grave minaccia, non lasciò Varsavia: partecipava alle preghiere organizzate durante la battaglia e si recò sulla linea del fronte. Divenuto Papa, nel 1922, con il nome di Pio XI, fece decorare la cappella pontificia di Castel Gandolfo con un dipinto sul Miracolo della Vistola, in cui è ritratto padre Ignacy Skorupka, cappellano di un reggimento di fanteria, che con la talare e con la croce in mano come unica arma, guida i giovani volontari al contrattacco, trovando coraggiosamente la morte. La ricerca della pace non significa mai cieco “pacifismo”.

Il miracolo della Vistola salvò non solo la Polonia ma l’intero Occidente e portò l’indipendenza all’Estonia, alla Lettonia e alla Lituania. Oggi l’Occidente è ancora minacciato, un nuovo “guerrone” è alle porte, e la sofferenza che fu di Pio X deve essere anche la nostra. La responsabilità della catastrofe che si avvicina è primariamente dei peccati e dell’infedeltà dell’Occidente cristiano. Ma se la guerra è sempre un castigo, il dovere dei cattolici rimane quello di difendere con coraggio le loro nazioni e la loro civiltà, come accadde sulla Vistola, chiedendo alla Madonna di abbreviare i tempi della sofferenza e di accelerare quelli del trionfo del suo Cuore Immacolato-

🌹STORIE DI MEDJUGORJE🌹

Vicka e la benedizione apostolica scritta di papa Giovanni Paolo II impartita a lei

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Il   sogno di Don Bosco sul futuro  della  Chiesa

DON Bosco il 26 maggio aveva promesso ai giovani di raccontar loro qualche bella cosa nell’ultimo o nel penultimo giorno del mese. Il 30 maggio a dunque raccontò alla sera una parabola o similitudine come egli volle appellarla. Vi voglio raccontare un sogno.

 È vero che chi sogna non ragiona, tuttavia io, che a voi racconterei persino i miei peccati, se non avessi paura di farvi scappar tutti e far cadere la casa, ve lo racconto per vostra utilità spirituale. Il sogno l’ho fatto sono alcuni giorni.

Figuratevi di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio, sopra uno scoglio isolato e di non vedere altro spazio di terra, se non quello che vista sotto i piedi. In tutta quella vasta superficie delle acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, le prore delle quali sono terminate da un rostro di ferro acuto a mo’ di strale, che ove è spinto ferisce e trapassa ogni cosa.

 Queste navi sono armate di cannoni, cariche di fucili, di altre armi di ogni genere, di materie incendiarie, e anche di libri, e si avanzano contro una nave molto più grossa e più alta di tutte loro, tentando di urtarla col rostro, di incendiarla o altrimenti di farle ogni guasto possibile.

A quella maestosa nave arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle, che da lei ricevono i segnali di comando ed eseguiscono evoluzioni per difendersi dalle flotte avversarie. Il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici.

 In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra. Sovra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, a’ cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: – Auxilium Christianorum; – sull’altra, che è molto più alta e grossa, sta un’Ostia di grandezza proporzionata alla colonna e sotto un altro cartello colle parole: Salus credentium.

Il comandante supremo sulla gran nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, pensa di convocare intorno a se i piloti delle navi secondarie per tener consiglio e decidere sul da farsi.

Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa. Tengono consesso, ma infuriando il vento sempre più e la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi. Fattasi un po’ di bonaccia, il Papa raduna per la seconda volta intorno a se i piloti, mentre la nave capitana segue il suo corso.

Ma la burrasca ritorna spaventosa. Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portar la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene.

Le navi nemiche si muovono tutte ad assalirla e tentano ogni modo per arrestarla e farla sommergere. Le une cogli scritti, coi libri, con materie incendiarie di cui sono ripiene e che cercano di gettarle a bordo; le altre coi cannoni, coi fucili e coi rostri: il combattimento si fa sempre più accanito.

Le prore nemiche l’urtano violentemente, ma inutili riescono i loro sforzi e il loro impeto. Invano ritentano la prova e sciupano ogni loro fatica e munizione: la gran nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi, riporta ne’ suoi fianchi larga e profonda fessura, ma non appena è fatto il guasto spira un soffio dalle due colonne e le falle si richiudono e i fori si otturano.

E scoppiano intanto i cannoni degli assalitori, si spezzano i fucili, ogni altra arma ed i rostri; si sconquassan molte navi e si sprofondano nel mare. Allora i nemici furibondi prendono a combattere ad armi corte; e colle mani, coi pugni, colle bestemmie e colle maledizioni.

 Quand’ecco che il Papa, colpito gravemente, cade. Subito coloro, che stanno insieme con lui, corrono ad aiutarlo e lo rialzano. Il Papa è colpito la seconda volta, cade di nuovo e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio.

 Sennonché appena morto il Pontefice un altro Papa sottentra al suo posto. I Piloti radunati lo hanno eletto così subitamente, che la notizia della morte del Papa giunge colla notizia dell’elezione del successore. Gli avversari incominciano a perdersi di coraggio.

Il nuovo Papa sbaragliando e superando ogni ostacolo, guida la nave sino alle due colonne e giunto in mezzo ad esse, la lega con una catenella che pendeva dalla prora ad un’ancora della colonna su cui stava l’Ostia; e con un’altra catenella che pendeva a poppa la lega dalla parte opposta ad un’altra ancora appesa alla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata.

Allora succede un gran rivolgimento. Tutte le navi che fino a quel punto avevano combattuto quella su cui sedeva il Papa, fuggono, si disperdono, si urtano e si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le altre.

Alcune navicelle che hanno combattuto valorosamente col Papa vengono per le prime a legarsi a quelle colonne. Molte altre navi che, ritiratesi per timore della battaglia si trovano in gran lontananza, stanno prudentemente osservando, finché dileguati nei gorghi del mare i rottami di tutte le navi disfatte, a gran lena vogano alla volta di quelle due colonne, ove arrivate si attaccano ai ganci pendenti dalle medesime, ed ivi rimangono tranquille e sicure, insieme colla nave principale su cui sta il Papa.

 Nel mare regna una gran calma. D. Bosco a questo punto interrogò D. Rua: – Che cosa pensi tu di questo racconto? D. Rua rispose: – Mi pare che la nave del Papa sia la Chiesa, di cui esso è il Capo: le navi gli uomini, il mare questo mondo.

Quei che difendono la grossa nave sono i buoni affezionati alla santa Sede, gli altri i suoi nemici, che con ogni sorta di armi tentano di annientarla. Le due colonne di salute mi sembra che siano la divozione a Maria SS. ed al SS. Sacramento dell’Eucarestia.

 D. Rua non parlò del Papa caduto e morto e D. Bosco tacque pure su di ciò. Solo soggiunse: – Dicesti bene. Bisogna soltanto correggere un’espressione. Le navi dei nemici sono le persecuzioni. Si preparano gravissimi travagli per la Chiesa.

Quello che finora fu, è quasi nulla a petto di ciò che deve accadere. I suoi nemici sono raffigurati nelle navi che tentano di affondare, se loro riuscisse, la nave principale. Due soli mezzi restano per salvarsi fra tanto scompiglio! Divozione a Maria SS. – frequenza alla Comunione, adoperando ogni modo e facendo del nostro meglio per praticarli e farli praticare dovunque e da tutti.

Buona notte! Le congetture che fecero i giovani intorno a questo sogno furono moltissime, specialmente riguardo ai Papa; ma Don Bosco non aggiunse altre spiegazioni. Intanto i chierici Boggero, Ruffino, Merlone e il signor Chiala Cesare descrissero questo sogno e ci rimangono i loro manoscritti.

 Due furono compilati il giorno dopo la narrazione di D. Bosco, e gli altri due trascorso maggior tempo: ma vanno perfettamente d’accordo e variano solamente per qualche circostanza, che l’uno omette e l’altro nota. (Memorie biografiche di San Giovanni Bosco, Vol. VII, Capitolo 18, pp. 169-172),

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Intelligenza artificiale sarà parte dei segreti

Carissimo padre Livio ho sentito oggi il Suo commento sull’intelligenza artificiale, concordo su tutto ma vorrei correggerla su una cosa perché sono un pò nel settore.

Io credo che questa sia proprio una diavoleria e molto pericolosa, se da una parte è vero che non potrà mai essere come l’uomo, dall’altra è la pura costruzione di un “dio” senz’anima e amore che “ragiona” con logiche fredde con algoritmi che si perfezionano al primo insuccesso.

Se dovesse arrivare a strumenti di controllo importanti potrebbe veramente cercare di eliminare l’uomo per questo credo che nei segreti, lo zampino ci sia ed anche la coda.

Vede caro padre Livio di cosa potrebbe attrezzarsi il nemico per distruggerci, se non di qualcosa che per Sua natura considera imperfetto l’uomo in quanto capace di amare e nelle scelte comunque prima o poi tiene in considerazione la propria coscienza?

Oggi in moltissime apparecchiature vi è un’applicazione che ha accessibilità al mondo digitale, questo vuol dire che è manipolabile, c’è sempre una chiave per entrarvi.

Nel mio campo lavorativo ho a che fare con alcune di queste apparecchiature e capita che a volte si mettano in azione senza alcun apparente motivo, basta un aggiornamento, un’interferenza, un segnale sbagliato e vanno in tilt.

Ora pensi solo ai comandi automatici via GPS regolati dai satelliti basta un’informazione sbagliata a livello globale e tutti gli aerei del mondo andrebbero in tilt, i navigatori, le coincidenze dei treni ecc.

Se un uomo in Russia con la Sua razionalità ha fermato una catastrofe nucleare, immagini se fosse stata una macchina a decidere.

Io paragono l’intelligenza artificiale evoluta alla scoperta della bomba atomica moltiplicata cento volte di più.

In questo troverebbe spazio anche l’ultimo messaggio della Madonna di cercare Dio nella natura, dove la tecnologia non serve.

Da molto tempo utilizzando l’elettronica mi sono accorto che c’era qualcosa di estremo, qualcosa che stava andando oltre, da quando ho capito le potenzialità mi sono posto delle domande e con l’avvento dei social e del mondo connesso, cerco di mettere in guardia da come ne facciamo uso.

Per fare un esempio, telefonino ha una telecamera, un microfono, una connessione ad internet, una intelligenza artificiale e guarda caso le batterie ultimamente non si possono togliere se non smontandolo, siamo proprio sicuri che quando lo spegniamo si veramente spento?

Maria ci ha messo in guardia, parlando della natura in questo momento che si parla di intelligenza “artificiale” sarà solo un caso?

Siano lodati Gesù e Maria 

Con affetto, grazie sincero per le Sue preziose parole e viva la semplice tecnologia della Nostra Dolcissima Radio Maria.

Stefano 

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul peccato originale

Cari amici,

il peccato originale è operante nella Storia. In qualche modo, l’umanità si sta rivivendo il peccato originale per analogia, ovviamente. Così come i nostri progenitori, creati da Dio ed elevati in grazia, hanno presunto sotto l’influsso del demonio di essere come Dio, autonomi da Lui e mettersi al Suo posto, allo stesso modo gli uomini oggi rifiutano Dio e vogliono liberarsi di Lui.

L’umanità è nell’ambito della divina amicizia, come lo erano i nostri progenitori all’inizio della Storia umana; tuttavia, si sta commettendo quel medesimo peccato, ancora una volta sotto l’influsso del demonio. La presunzione è quella di vivere senza Dio e di mettersi al Suo posto.

La Regina della pace ha denunciato questa deriva dei Paesi di antica cristianità ancor prima che fosse evidente. È in atto una vera e propria apostasia della fede: si abbandona la fede cattolica e si abbraccia un credo ateo e materialistico. La gente preferisce aderire alla “religione dell’uomo”, preferendola a quella che ci lega a Dio.

L’uomo vuole legarsi a se stesso e mettersi sul trono di Dio. Quello che è accaduto ai nostri progenitori, inevitabilmente sta accadendo anche all’umanità di oggi.

I nostri progenitori non sono usciti dal Paradiso Terrestre come Dio, ma declassati e privati di tutti quei dono di cui Dio li aveva ricolmati. Dio, infatti, aveva creato Adamo ed Eva in una condizione di grande superiorità rispetto a tutto l’universo e al mondo animale, in quanto ha infuso nel corpo umano la Sua anima spirituale e immortale (il soffio divino). Inoltre, Dio ha elevato in grazia l’uomo donandogli la divina amicizia, elevandolo al grado di “figlio”.

Dio ha dato all’uomo doni straordinari: l’immortalità con cui sarebbero passati dalla Terra al Cielo senza passare per la morte; la sapienza per cui Adamo dà il nome a tutti gli animali ed è stato reso partecipe del piano divino della Creazione; l’integrità, con cui avevano il pieno dominio di sé; la scienza, ovvero la conoscenza di tutte le cose naturali.

Avendo presunto di essere come Dio e avendo ritenuto appetibile la proposta del serpente, hanno dato ascolto al suo sibilo e lui non ha esitato a lanciare il suo dardo infuocato insinuando la tentazione di ribellarsi a Dio e di voler essere come Lui. Il diavolo ha spinto i progenitori a venire fuori dal limite della loro creaturalità e della divina figliolanza, per cui hanno preteso di essere Dio. Il peccato delle origini è il più grande peccato che sia stato commesso, più grave anche dell’uccisione di Gesù Cristo. Chi ha crocifisso Gesù lo ha fatto certamente con tutta la cattiveria introiettata dal demonio, ma feriti dal peccato originale. I progenitori, invece, erano stati creati nella pienezza della grazia, la loro è stata una decisione presa in piena avvertenza e deliberato consenso, senza attenuanti. Il peccato originale li ha detronizzati.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 397 dice: 
L’uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell’uomo. In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà.

Prosegue al numero 398:      
Con questo peccato, l’uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l’uomo era destinato ad essere pienamente «divinizzato» da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare «come Dio» (Gn 3,5), ma «senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio».

Per meglio comprendere l’abbruttimento dell’essere umano, il suo tracollo morale avvenuto dopo il peccato originale, vi invito a contemplare la bellezza e la suggestività di due straordinari affreschi presenti nella cappella Brancacci a Firenze. Masolino e Masaccio hanno riprodotto due magnifiche istantanee dei progenitori rispettivamente prima e dopo il peccato originale. Come si può ben vedere nell’affresco del Masolino, Adamo ed Eva appaiono rivestiti di tutti i doni con cui sono stati creati, sono luminosi, eleganti, puri, eterni e celesti.

Nella Cacciata di Adamo ed Eva, il Masaccio dipinge nei volti e nei corpi dei progenitori il dolore, la sofferenza e la morte, condizione esistenziale che l’umanità eredita da sempre alla nascita. L’uomo e la donna, caduti nella disperazione, provano anche vergogna: Adamo ha le mani sugli occhi e piange, Eva grida e copre le nudità.    
L’allontanamento da Dio e la presunzione di essere come Lui ha generato un veleno che ha contaminato tutta l’umanità e oggi si sta tornando a commettere il peccato originale stesso. «L’uomo moderno non vuole Dio» ha detto la Regina della pace nel messaggio del 25 gennaio 2023. Basta guardarsi intorno per capire quanto abbia ragione.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

“LA GLORIA DI MARIA NELL’ ANNUNCIO DEI SEGRETI” – Puntata 22

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Perché la  Madonna  vuole che sia  un Sacerdote ad  annunciare i segreti?

Carissimo Padre  Livio mi permette  di  disturbarla.

Sappiamo che la  Madonna  ha chiesto a  Mirjana  di  scegliere  un Sacerdote  per l’annuncio dei segreti.

Mirijana nella sua autobiografia ha persino accennato alla  possibilità  che sia il  Papa a ad  annunciarli.

“Ne  avrebbe  l’autorità”  ha detto. 

Perché secondo  Lei la Madonna  ha fatto questa richiesta?

Perché non  potrebbe essere  Mirjana  stessa  a  compiere  questo  delicatissimo compito?

Grazie  se  mi  vorrà rispondere  francamente.

Agostina di Trieste

Cara Agostina,

il  tempo dei segreti, come affermato dagli stessi  veggenti, riguarderà  in primo luogo la Chiesa,  come d’altra  parte risulta  evidente nel  terzo segreto  di Fatima.

Per questo motivo la  Madonna  vuole  che sia un rappresentate  della  Chiesa  ad  annunciarli,  in modo tale che  l’intera  Chiesa  si mobiliti e  se   ne assuma  la responsabilità.

Ne consegue  che  questo  Sacerdote  dovrà  avere  dall’Autorità  ecclesiastica  il chiaro  permesso di parlare  a suo  nome.

In questo modo la  Chiesa  sarà   coinvolta direttamente  in questa drammatica battaglia per la  fede e  il  futuro   del   mondo.

Alla  fine sarà  chiara  la  centralità  della Chiesa cattolica, guidata da  Maria, come  fonte di verità  e  di salvezza per l’intera  umanità.

Se  Mirjana   non ha escluso che possa  essere  Il  Santo Padre ad annunciare  i segreti,  avrà  avuto le  sue ragioni che  noi non conosciamo.

Ave Maria

Padre  Livio

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