"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Settembre 2023 Pagina 6 di 15

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul vivere come cittadini del Cielo

Cari amici, dobbiamo vivere la nostra giornata come cittadini del Cielo. È importante vivere sulla Terra ma “la nostra conversazione è nei Cieli” come dice san Paolo scrivendo ai cristiani di Filippi. Non dobbiamo escludere dalla nostra giornata, e quindi dalla nostra vita, quello che è il punto di arrivo del nostro pellegrinaggio che è il Paradiso.

Noi apparteniamo a quella porzione della Chiesa che è pellegrina sulla Terra, ma la Chiesa nella sua totalità comprende anche tutti i cittadini del Cielo che sono una moltitudine immensa e tutte le anime del purgatorio che sono numerose, come ha detto la Madonna. Le anime sono dei soggetti personali, degli “io”, sia pure ancora mancanti di quella componente della natura umana che è il corpo, che riavranno alla fine dei tempi e rispecchierà la loro condizione esistenziale di salvezza o perdizione. Queste anime sono vive, quelle in Paradiso sono in uno stato di gioia; quelle in purgatorio sono in uno stato di sofferenza perché non possono vedere Dio ma nel medesimo tempo la sofferenza stessa li purifica e fa accrescere la gioia.

Questo squarcio di fede che si apre per quelli che hanno la fede, è una realtà a cui pensare e con cui essere in comunione. Già ora siamo cittadini del Cielo. È una realtà vera, realmente esistente, è una realtà alla quale noi stessi apparteniamo per cui sulla Terra siamo solamente di passaggio, la nostra vera patria è il Cielo e quella è la nostra grande famiglia.

Oggi la fede si è annebbiata a causa di quelle correnti di pensiero che chiamiamo “modernismo” e che escludono il soprannaturale dalla prospettiva della nostra conoscenza. Il modernismo ha svuotato le chiese e ha portato l’umanità a quello che la Regina della pace ha detto apertamente: «l’uomo moderno non vuole Dio» (25 gennaio 2023), rifiuta il soprannaturale, esclude il Cielo. L’uomo moderno esclude la dimensione soprannaturale che è invece tipica ed essenziale della fede cristiana.

La fede è proprio lo sguardo oltre i limiti della finitezza dello spazio e del tempo. La fede è lo sguardo su Dio e su tutto ciò che Dio ha preparato per tutti quelli che credono, lo seguono e lo amano. La mentalità modernista è talmente penetrata nel modo di pensare che ha eliminato del tutto la dimensione soprannaturale. Ne deriva che la Bibbia sia un libro come tutti gli altri, e non la Parola di Dio; la stessa Chiesa deve operare per l’umanità, e non essere strumento di grazia attraverso la quale l’amore di Dio perdona i peccati e nutre le anime; gli angeli vengono espulsi così come la grande moltitudine dei Santi che nemmeno viene considerata. Viene eliminato tutto questo e la fede viene retrocessa a una forma di cultura che non è più una realtà viva che incide sulla vita, al massimo desta interesse e approfondimento.

Il modernismo ha raso al suolo la dimensione soprannaturale della fede cristiana e ha portato l’umanità in una fase regressiva della sua Storia, ha ridotto l’uomo a un animale.

Basta guardarci intorno per vedere quante persone pregano, credono, praticano la fede. Tutto quello che è il popolo vivente del Cielo è stato cancellato, per cui chi crede viene preso in giro, viene compatito.

Attraverso la preghiera usciamo fuori dal mondo e entriamo nel piano soprannaturale, siamo a tu per tu con Dio che ci apre il Suo cuore, ci introduce nel Suo mistero d’amore che è la Santissima Trinità. Nella preghiera entriamo nel cuore di Dio, parliamo con Dio, ascoltiamo Dio, ci nutriamo di Dio, ci scambiamo l’amore reciproco con Dio.
Attraverso la preghiera, inoltre, andiamo a visitare tutta la popolazione del Cielo. Preghiamo gli angeli e i santi che ci ascoltano e ci proteggono.

I nostri cari non sono al Cimitero. I nostri cari sono in Paradiso o all’inferno o in purgatorio. Se noi pensassimo avremmo certamente molta più sollecitudine nell’accompagnare i nostri cari nell’ultimo tratto della loro vita con i Sacramenti, con le preghiere.

Anche le persone care che sono morte nella speranza della fede – e che quindi sono in Paradiso o in purgatorio – ascoltano le nostre preghiere e possono pregare per noi, c’è questo scambio di amore reciproco. Possiamo parlare con i Santi, chiedere le grazie. Soprattutto possiamo parlare con Maria, la Madre che Cristo ci ha dato e che ci accompagna e ci ascolta sempre. La Madonna è una persona vera, reale e nella preghiera possiamo sentire la Sua presenza.

L’esperienza del soprannaturale cambia. Sentire l’amore di Dio quando la preghiera si eleva verso il Cielo è un’esperienza straordinaria che tutti i credenti sono chiamati a fare.

Con la preghiera entriamo nel soprannaturale e tutte le durezza si sciolgono, le amarezze si addolciscono, le ferite si rimarginano, diventiamo più aperti agli altri.

Quanto più entriamo in comunione con il mondo soprannaturale, più siamo sereni, gioiosi, forti, rinnovati. Per guarire dal male di vivere basta l’amore di Dio, ci basta sentirci parte del popolo del Cielo.

Il modernismo ci ha privato di tutto questo e ci ha lasciato soli in questo mondo che è un’assurdità se non c’è la luce di Dio che lo illumina e lo riscalda.

Dobbiamo tornare a Dio e ai Suoi Comandamenti. Torniamo alla preghiera. Rifugiamoci sotto il manto di Maria che ci protegge e ci indica la vera strada della salvezza. Viviamo, ogni giorno, come cittadini del Cielo.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“Il cambiamento più grande è quello del mio cuore, ora non vede l’ora di tornarci”

Caro padre Livio, le scrivo per darle la mia testimonianza…sono una ragazza di 25 anni, vivo nei dintorni di Assisi.
Sono stata a Medjugorje ad agosto per la prima volta, era da 4 anni che volevo andare ma per cause di forza maggiore come la malattia non ce l’ho mai fatta e in questi ultimi mesi prima del pellegrinaggio è successo di tutto, arrivavo perfino a pensare che la Madonna non mi voleva li perché non ero degna, il diavolo ce la messa tutta fino alla fine per scoraggiarmi(tanto che pochi giorni prima di partire non riuscivo a camminare e avevo molti dolori a causa della malattia) ma grazie all’aiuto di un sacerdote, suore e persone fidate ce l ho fatta, ma non solo, a Medjugorje non avevo più dolori e sono riuscita a salire anche il Krizevac senza alcun problema, mi sentivo spinta da dentro a salire…

Le rivelo anche che se sono partita è grazie al suo aiuto perché la seguo sempre da un po’ di anni in radio e sul blog, poi -non so se si ricorda- il 31 marzo 2023, durante la lettura cristiana della cronaca e della storia disse le testuali parole: “quando uno riceve la chiamata e la mette nel cassetto, quando Dio ti chiederà conto delle grazie a cui non hai risposto c è anche questa… non è nel credo che tu debba rispondere alla chiamata di andare a Medjugorje ma è nel governo di Dio delle anime per cui Dio da illuminazioni e grazie speciali a cui sarebbe un nostro danno non rispondere, perciò rispondiamo!”; queste parole mi hanno risvegliato di colpo e dato la forza perché ero scivolata nella pigrizia e nello scoraggiamento e mi hanno sostenuto fino al pellegrinaggio, quindi la ringrazio tanto!


Il pellegrinaggio è stato come una bomba atomica, in positivo però!, la Madonna ha fatto tanti miracoli, io mi ripeto: ha sfondato il mio cuore, lo ha sedotto l’ha messo KO e io non ho saputo resistere… e quando sono tornata a casa mi sono accorta che ha smosso anche i cuori di alcuni membri della mia famiglia lontani da Gesù: mia nonna ha cominciato a dire il Rosario, un altra persona un giorno ha sentito un profumo di rose e dopo un po’ di giorni si è avvicinata a un Crocifisso e l ha accarezzato, tante persone si sono commosse nel sentire i miei racconti del pellegrinaggio e potrei andare avanti coi piccoli miracoli che ce ne sono tanti ma mi fermo.

Comunque il cambiamento più grande è quello del mio cuore, lo vedo anche nelle piccole cose quotidiane, da come affronto la vita; abbiamo incontrato anche padre Jozo che ha pregato su ciascuno di noi, abbiamo ricevuto l’effusione dello Spirito Santo: è stato indescrivibile l’amore che mi ha trasmesso quel sacerdote, lui perdona tutto, quando l’ho guardato ho sentito che mi aspettava da sempre.
Ora non vedo l’ora di tornarci e invito vivamente ogni persona ad andare a Medjugorje, anche fosse l’uomo più disperato o incredulo o cattivo della terra, poi ci pensa Maria!

Come diceva Mirjana: “un conto è sapere su Medjugorje e un conto è venire in Medjugorje”… io credevo già da prima grazie a delle suore, a Radio Maria, e altri sacerdoti che mi hanno testimoniato ma andare lì è molto diverso, già appena si arriva si percepisce un atmosfera diversa e la fede forte del popolo.

Colgo l’occasione per ringraziarla per il blog che sta portando avanti, che mi aiuta tanto, in particolar modo gli scritti e le profezie dei Santi.
Apprezzo tanto il lavoro che fa e lo ammiro, è un faro che illumina tante anime e lo sarà sempre di più.
Le chiedo di pregare per me che di strada ancora ne ho da fare, per la mia vocazione e per la mia famiglia; io prego per lei.
Con affetto e fiducia la saluto nella speranza che un giorno possiamo conoscerci.
Grazie!

Benedetta


Cara Benedetta,

leggendo la tua testimonianza ne ho ricordato tante altre che ho ascoltato nei primi anni dei miei pellegrinaggi a Medjugorje, quando il fervore dei pellegrini si toccava con mano. Non era raro vedere sul volto delle  persone lacrime di commozione e persino di gioia.

Col tempo Medjugorje non ha perso la sua freschezze di oasi di preghiera e di pace ma, come ha detto la  Madonna, satana sta in agguato.

Per questo dobbiamo andarvi consapevoli che la Madonna ci chiama, che la Madonna ci ama e che la Madonna chiede il cambiamento del cuore.

Ti incoraggio a proseguire il cammino di santità, al quale la Madonna ci esorta nei suoi messaggi, tenendo vivo il fervore con la perseveranza  nella preghiera.

Ave Maria

Padre Livio

FATIMA

Il più grande mistero della Guerra Fredda

“La consacrazione del 1984 ha evitato una guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985”. Così disse l’anziana Suor Lucia, veggente di Fatima. Il 1985 è ora ricordato come l’anno in cui iniziò il disgelo. Ma dalla fine del 1983 fino a tutto l’anno successivo il mondo era realmente sull’orlo della guerra. Lo scoppio improvviso della pace, semmai, è il più grande mistero della Guerra Fredda.

Stefano Magni – La nuova bussola – 19 – 05 – 2017

“Madre degli uomini e dei popoli, dalla fame e dalla guerra liberaci! Da una guerra nucleare, da un’autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra liberaci!” Così pregava la Madonna Suor Lucia, la veggente di Fatima. Non una preghiera contro la guerra in generale, ma contro una in particolare. La guerra definitiva, quella atomica, che sarebbe potuta scoppiare. L’anziana Suor Lucia, il 14 ottobre 1993, lo disse a un suo intervistatore portoghese, in una trasmissione che un decennio dopo venne ritrasmessa dal giornalista Antonio Socci nel suo programma Excalibur. “La consacrazione del 1984 ha evitato una guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985”. Si riferiva alla consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, che Giovanni Paolo II fece il 25 marzo 1984. Ma a quale pericolo di guerra si riferiva Suor Lucia? Il 1985 è ricordato da tutti come l’anno di Gorbachev, l’inizio del disgelo fra Usa e Urss dopo anni di grande tensione. Eppure…

Fonti interne all’Urss, come l’ex colonnello del Kgb Oleg Gordievskij (che defezionò in Gran Bretagna nel 1985, con una fuga rocambolesca), affermano tuttora che la Terza Guerra Mondiale stesse per scoppiare nel novembre del 1983. Un anno prima, Jurij Andropov, direttore del Kgb, era diventato prima segretario del Pcus e poi anche presidente dell’Urss succedendo a Brezhnev. Dal momento della sua ascesa, i sovietici stavano conducendo una vasta operazione di spionaggio, l’Operazione Ryan, perché convinti che la Nato stesse preparando la guerra contro l’Urss. L’Operazione Ryan serviva a monitorare i sintomi di un attacco imminente. L’autunno del 1983 venne caratterizzato da quattro incidenti gravi. Il primo fu l’abbattimento del volo di linea sudcoreano Kal 007 da parte dei sovietici, il 1 settembre. Il secondo, il 26 settembre, fu dovuto a un errore dei satelliti sovietici di sorveglianza. A causa di quell’errore tecnico (riflessi del sole scambiati per vampe dei missili sullo spazio aereo americano), scattò l’allarme generale e fu solo per la lucidità e la fermezza dell’ufficiale di guardia, Stanislav Petrov, che i sovietici non lanciarono tutto il loro arsenale per rappresaglia. Il terzo incidente, il 23 ottobre, fu l’attentato alla caserma dei marine a Beirut, dove erano presenti come forza di pace. L’esplosione, non riconducibile alla logica del confronto Est-Ovest, provocò una forte allerta nella Nato che venne interpretata dal Kgb come un’ulteriore preparazione al conflitto, ormai ritenuto prossimo. Infine, il 25 ottobre, gli americani invasero di sorpresa l’isola di Grenada, per rovesciare il locale bellicoso regime comunista. In mezzo a tutta questa tensione, la prima settimana di novembre le forze nucleari della Nato iniziarono la loro esercitazione Able Archer 83, per testare i centri di comando e controllo. La guerra simulata, a Mosca, venne scambiata per giorni interi come la preparazione di una guerra vera.  I sovietici erano quasi del tutto persuasi che la Nato stesse per attaccare. Secondo Gordievskij, che allora era colonnello del Kgb nella rezidentura di Londra, i vertici del Cremlino non lanciarono un attacco preventivo solo perché le manovre della Nato finirono un giorno prima del previsto, l’11 novembre.

Lo stesso Gordievskij, però, scrive nelle sue memorie che, dal novembre 1983 in poi, la tensione continuò ad aumentare. All’inizio del 1984 il livello di allarme nell’Urss era stato addirittura innalzato. Con la morte di Andropov (9 febbraio 1984), tuttavia, l’operazione Ryan perse slancio. L’allerta rimase molto alta fino a luglio, ma da agosto iniziò a scemare. Il che vuol dire che gli eredi di Andropov, Chernenko, Ustinov, Gromyko e Gorbachev, non ebbero il coraggio o la volontà di proseguire con la politica del loro ingombrante predecessore. Una possibile interpretazione (data dallo stesso Gordievskij) è la “paranoia” di Andropov, realmente terrorizzato da un attacco occidentale. Ma è anche possibile dare un’altra interpretazione: probabilmente Andropov stava deliberatamente innalzando la tensione con gli Usa. In caso di guerra avrebbe scaricato la colpa sul blocco occidentale. L’operazione Ryan, insomma, gli sarebbe servita per crearsi un alibi di ferro.

Un’altra fonte interna all’Urss, il defunto generale Akhromejev (suicidatosi dopo il fallito golpe del 1991), dichiarava che l’anno più pericoloso della Guerra Fredda fosse, non il 1983, ma il 1984. Non si sa che cosa intendesse, considerando che, per tutto il 1984 le diplomazie occidentali fecero il possibile per convincere i sovietici a tornare al tavolo negoziale. Forse il 1984 era “pericoloso”, perché erano i sovietici intenti a pianificare un attacco per quell’anno? E per quale motivo avrebbero cambiato idea? Secondo fonti tecniche americane come William T. Lee (analista della Cia), Andropov aveva tutta l’intenzione di lanciare una guerra in Europa entro la fine del primo piano quinquennale degli anni ’80. Dunque: nel 1985. La morte di Andropov, anche per l’analista americano, può aver contribuito a evitare il conflitto. Lo studioso di strategia Edward Luttwack rilevava allora come la propaganda bellicista sovietica avesse continuato a crescere fino all’estate del 1984, per poi scemare nell’autunno successivo. Luttwack non ha mai saputo dire se quello sovietico fosse un bluff (sgonfiatosi quando rischiava di andare troppo oltre) o una vera escalation in preparazione di una guerra. Lo storico militare Alberto Leoni ipotizza che a far cambiare atteggiamento ai sovietici sia stato soprattutto un grave incidente: proprio il 13 maggio 1984 (anniversario della prima apparizione a Fatima) esplose un grande deposito di missili della marina militare sovietica a Severomorsk, nella penisola di Kola, estremo Nord della Russia. L’incidente avrebbe privato per mesi la Flotta del Nord della sua scorta di armamenti. Difficile determinare, però, quanto abbia cambiato i rapporti di forze fra Nato e Patto di Varsavia, in un periodo in cui i sovietici avevano una netta superiorità convenzionale sulla Nato.

Stando alla mera osservazione delle manovre militari sovietiche, quel che si riscontra è un aumento di esercitazioni segrete (senza la presenza di osservatori occidentali) con una frequenza anomala (una al mese) dal gennaio al settembre del 1984. Il periodo delle grandi manovre segrete si concluse con l’esercitazione Scudo84 (9-14 settembre 1984), la più grande dell’esercito sovietico dalla Seconda Guerra Mondiale. La manovra era stata preceduta, tra l’altro, da consultazioni al vertice fra i leader del Patto di Varsavia, della Romania (fino a quel momento dissenziente), di Cuba e della Mongolia. Curiosamente, il maresciallo Ogarkov, considerato un ultra-falco, venne epurato dal comando 3 giorni prima della manovra Scudo84.

Tuttavia, finché non avremo la possibilità di consultare i documenti del Cremlino, noi non potremo mai sapere se i sovietici avessero o meno l’intenzione di scatenare la Terza Guerra Mondiale. Sappiamo, dai piani desecretati dagli ex satelliti sovietici, soprattutto dalla Germania orientale e dalla Polonia, come si sarebbe combattuta. E non possiamo che restare allibiti di fronte a piani che prevedevano un ampio uso di armi nucleari contro l’Europa occidentale e un’invasione che avrebbe dovuto portare le divisioni del Patto di Varsavia fino al Reno in sette giorni e fino all’Atlantico in due settimane. Li avrebbero realmente messi in pratica? Andropov è morto e si è portato i suoi segreti nella tomba. Il 1985 resta il più grande mistero della Guerra Fredda. E un mistero irrisolto legato a Fatima.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Il modernismo è la causa non il rimedio alla crisi della fede

Caro P.Livio,

a intervalli periodici riaffiora presso Radio Maria e nel suo Blog lo spettro del Modernismo, come un fiume carsico che ogni tanto riemerge in superficie.

Basta una mail, tipo quella di Serena per intenderci, che vengono fuori le idee distorte che ‘la madre di tutte le eresie’ produce.

E la cosa più grave è che una vera e propria piaga che ormai dilaga nella Chiesa a tutti i livelli, viene presa, al contrario, come un rimedio per la crisi che la nostra stessa Chiesa sta attraversando. 

Si confonde la causa con il rimedio, incredibile ma vero! 

La mentalità di tanti nostri fratelli e sorelle nella fede in sintesi è questa:

a) La ragione umana moderna e kantiana è ristretta al campo dei fenomeni, e non può innalzarsi al divino. La Scienza e la Storia procedono autonomamente e escludono Dio. 

Quindi anche nella vita di chi dice di credere, Dio non interviene, anzi più l’uomo è adulto nella fede più se la cava benissimo da solo, ha raggiunto la sua piena maturità. Dio in pratica ci ha dato tutto, intelligenza ragione volontà, e queste oggi ci bastano per vivere in pienezza in questo mondo! 

I cattolici adulti ragionano così e io ho avuto a che fare con tanti di questi intelligentoni che guarda caso non vogliono più sentire parlare di peccato (originale o in generale) ormai appartenente ad un retaggio del passato oscurantista e medioevale! 

Esiste solo la misericordia e non il giudizio, ama e fai quello che vuoi in sintesi, sei libero tanto il Signore ti perdona comunque e non vai certo all’inferno che se c’è è comunque vuoto! 

Ma quali miracoli, apparizioni mariane, stimmate varie, messaggi di madonne e santi , appartengono tutte ad un contesto di arretratezza religiosa buona per il popolino ignorante e manipolabile.

b) Sopravvive certo un sentimento religioso, che chiamiamo fede, che nasce dall’interno dell’uomo e per chi ce l’ha va rispettato, quindi relativizziamo ogni rivelazione esterna, frutto di vari cammini religiosi , tutti validi, tutti sullo stesso piano, importa solo dialogare e la semplice testimonianza della propria fede rischia di diventare una mancanza di rispetto umano!

c) Siamo in un mondo che progredisce comunque, quindi anche i dogmi, i sacramenti, la scrittura, le norme morali, mutano, cambiano, in base alle vicende storiche e quindi il tutto va continuamente rivisto e reinterpretato. 

Siamo progressisti cattolici e ci gonfiamo il petto, eccome, il mondo ci ama, ci accoglie perché noi lo amiamo e siamo accoglienti, in pace con la nostra coscienza, non giudichiamo niente e nessuno, siamo moderni-sti. 

Il Signore ce ne renderà merito un giorno, sia che siamo stati vescovi, sacerdoti o laici, e poverini per quelli che non capiscono nulla!

Siamo quindi arrivati (quasi) al dunque… la coppa è (quasi) colma… il Signore e la Madonna ci sostengano fino all’ultimo giorno della nostra vita, perché le persone a noi più care e le più vicine potrebbero essere loro stesse vittime del serpente antico, la più astuta delle creature.

Preghiamo molto per loro.

Siamo con lei. Grazie. Ave Maria.

Tommaso da Palermo.

“APOSTOLI DI MARIA” – Puntata 4

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla preparazione al passaggio nell’Aldilà

Cari amici, la predicazione e la catechesi cristiana non trattano più il tema della brevità della vita e quindi il passaggio nell’Aldilà deve essere preparato. Un cristiano non può arrivare all’appuntamento fondamentale della sua vita, che è l’incontro con il Signore, senza che tutto il cammino della sua vita sia orientato proprio a questo. I cristiani devono avere una prospettiva radicalmente diversa della prospettiva della vita rispetto a quelli che non credono in Dio.

Tante sono le persone che vivono nell’ateismo, ancora di più quelle che non credono nell’Aldilà e che pensano che con la morte finisce tutto e hanno una visione della vita radicalmente diversa di quella che deve avere un cristiano. Nella visione atea e materialistica, la vita è un attimo fuggente che non ha né una causa, né un fine. Secondo questo modo di pensare siamo originati dal caso e dalla necessità.   

Per chi non crede la vita è l’attesa della morte, l’attesa di scomparire nel nulla. È come una clessidra che si svuota o una candela che si consuma. La cosa grave è che noi cristiani siamo scivolati in questa visione della vita e lo dimostriamo quando muoiono i nostri cari, che non prepariamo all’appuntamento con l’eternità, non ci diamo da fare per i Sacramenti del commiato (estrema Unzione, Confessione, Eucarestia). La stragrande maggioranza delle persone muore senza i Sacramenti del commiato e senza preghiera. Nel momento in cui l’anima si stacca dal corpo viene immediatamente giudicata e inviata in Paradiso, all’inferno o in purgatorio e non pensiamo che sarebbe bastata una preghiera perché in quel momento quel cuore si aprisse alla grazia del perdono e alla luce della salvezza eterna. Questo è un segno lampante che ci fa capire che anche noi cristiani siamo entrati nella stessa dimensione dei non credenti.

L’altro modo con cui dimostriamo di aver omesso quello che essenziale della fede è il fatto di non vivere la vita come hanno fatto le generazioni che ci hanno preceduto e che erano piene di eternità. La vita, per queste generazioni, era piena di prospettive, era vissuta come cammino verso l’eternità e aveva come sbocco finale il Paradiso, il purgatorio o l’inferno. La prospettiva dei Novissimi si è andata spegnendo ed è qui che si vede se uno ha veramente la fede o no.

La fede cristiana è una visione della vita per cui si viene da Dio e per cui il tempo della vita è un cammino verso Dio. Questo deve essere impostato come cammino di santità.

Il fine della vita è la nostra santificazione che avviene mediante la preghiera, i sacrifici, la prassi della penitenza, la rinuncia, la mortificazione, l’unione con Dio. È questa l’impostazione di fondo che dobbiamo dare alla vita e che dobbiamo insegnare anche ai nostri bambini.

La cultura moderna ha dissolto i capisaldi della fede: l’eternità, l’anima immortale, il fatto di venire da un Padre Celeste. La cultura moderna non ci dice da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo.  Non permettiamo che i nostri figli crescano in questa dimensione, come trottole o come foglie secche che il vento sbatte qua e là. Molti suicidi avvengono proprio perché non si sa che senso dare alla vita.

La vera medicina per questa desolazione spirituale è la grazia della fede e della prospettiva della vita come cammino verso l’eternità. Ogni giorno che passa noi siamo in cammino verso l’eternità, costruiamo l’eternità rispondendo alla chiamata. Ogni giorno che passa siamo sempre più vicini al momento in cui, varcando i confini del tempo, entreremo nell’istante dell’eternità dove tutto sarà diverso, sarà radicalmente cambiato; dove tutto quello che avremo sperato e costruito diventerà una realtà nella quale saremo immersi; Dio non sarà più lontano, sarà vicino e potremo vederlo e abbracciarlo. Questa visione della vita è decisamente differente rispetto a quella di chi non ha la fede e non vede le cose soprannaturali.

Chi non ha la fede non può vedere né sperimentare il soprannaturale; noi che abbiamo la fede non solo lo sperimentiamo ma ne saremo anche partecipi. Nell’Aldilà sperimenteremo da vicino ciò che nella vita terrena stiamo già sperimentando negli anticipi di quella che sarà la gloria dell’eternità.

Dobbiamo vivere in questa dimensione costruendo giorno per giorno il nostro incontro con Cristo al termine della vita. Dobbiamo vivere nella fedeltà, nella preghiera, nella purificazione, nell’amore, nella testimonianza, nell’operosità. Ogni giorno dobbiamo vivere per il Regno di Dio e far fruttare i nostri cinque talenti, valorizzare ogni istante della vita, non buttare via il tempo della vita, non perdere noi stessi sulla via del male e del peccato, non percorrere le strade senza uscita. Ogni giorno dobbiamo percorrere l’unica via che ci porta alla salvezza e alla gioia, seguendo i Comandamenti come indicatori di strada e avendo come compagni di viaggio Gesù e Maria.

Quotidianamente dobbiamo vivere preparando il nostro Aldilà.
Il Paradiso sarà un dono, ma anche una nostra conquista.      


Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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