Mese: Giugno 2023 Pagina 2 di 17
Nel tempo dei segreti la salvezza arriverà solo dalla Madonna

Carissimo padre livio.
Per la prima volta non concordo con te sulla Russia protagonista dei 7 segreti. Sul pianeta Terra esiste anche il continente africano, l’Australia, il sud America, il nord America, poi c’è l’Europa. Perché tu valuti tutto in funzione della Russia? Ovvero una piccola parte delle terre emerse sul nostro pianeta? Ricordo bene, a Fulda, in Germania, papa woitila parló del terzo segreto di Fatima. Ammonì quanti erano curiosi di sapere quali fatti ci aspettavano. Disse molto chiaramente che sapere il contenuto del terzo segreto era ipso facto una grande responsabilità. Tu lo sai bene. Disse scendendo nei dettagli che forse non era giovevole per nessuno conoscere fatti disastrosi, apocalittici, come per esempio decine di milioni di morti in pochi minuti per uno tsunami, un terremoto, un meteorite precipitato nel mare… Ricordi? Mi chiedo… Perché parlare tanto e sempre della Russia!!??? Oggettivamente ci sono altri popoli, nazioni, continenti interi che potrebbero essere teatro di ammonimenti, a partire dalla cattolicisssima Italia… La Francia, tanto amata dalla mamma celeste, il sud America con la virgen de Guadalupe, il Giappone con Akita, l’Egitto con una famosa recente(30..35 anni fa) insomma tutti i continenti albergano cristiani, tutti, compreso Australia e stati uniti e Anche India, Arabia… È, purtroppo dovunque regna sovrano il principe di questo mondo… I segreti, secondo il mio modesto parere, avranno luogo un po’ dappertutto. Certamente avranno un tam tam mediatico siderale, pazzesco, se ne parlerà dovunque… Non capisco perché vedi il genere umano così turbato e sconvolto solo dalla Russia.. Grazie per tutto ciò che fai. Dio ti benedica. Ave Maria
Bruno da Foggia.
Buonasera, Padre Livio,
Piu’ tardi andrò a leggere sul suo blog perché secondo Lei, la Russia sarà protagonista durante il tempo dei dieci segreti.
La Russia è una grande nazione che è stata protagonista nel bene e nel male durante tutto il ventesimo secolo e probabilmente lo sarà ancora in futuro.
La domanda che le faccio è se secondo lei bisogna temere di più il fanatismo russo/ortodosso oppure il mondo ateo senza Dio o se preferisce entrambi, durante il tempo dei dieci segreti.
Non è una domanda da poco.
La saluto cordialmente.
Sergio
Cari amici,
Sono arrivati alcuni email che dimostrano che, in particolare in Italia, la Russia attuale ha non pochi estimatori. Per la verità ne aveva molti anche ai tempi dell’impero comunista.
Allora si diceva che la Russia assicurava al mondo la giustizia e la pace, oggi si pensa e persino si dice che la Russia è l’unica speranza per il cristianesimo.
Chi conosce le profezie mariane da Fatima a Medjugorie sa che la Russia ha fatto esattamente quello che ha profetato la Madonna:
“Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace.»
Il ruolo “distruttore e persecutore” della Russia non si è concluso con la caduta del comunismo, ma terminerà col decimo segreto, quando il popolo russo finalmente si convertirà. Conversione significa entrare a far parte dell’unica Chiesa, quella cattolica, con a capo il Vescovo di Roma.
Non vi è dubbio che oggi è l’umanità intera che “ha scelto per la morte” e che è “l’uomo moderno che non vuole Dio e va verso la perdizione”.
Siamo dunque tutti bisognosi di salvezza. Ma questa non verrà dalla Russia ipocritamente cristiana, ma dalla Regina della pace, alla quale i cattolici dovrebbero guardare e dalla quale dovrebbero farsi guidare.
Ave Maria
Padre Livio
Il video vi fa conoscere da vicino la geniale iniziativa del Manto di Maria incominciata nel mese di Agosto 2022 e che ha attraversato tutta l’Italia, raccogliendo firme di ogni genere di persone, dai carcerati ai Cardinali.
Un grande “Grazie” a Maria Grazia e al nostro ufficio
“Volontari per l’evangelizzazione”
Ringraziamento a Radio Maria dalle detenute CCF Pozzuoli

Spett.le Radio Maria il sottoscritto Sac. Fernando Carannante desidera ringraziare Radio Maria per l’invio di oggetti religiosi, libri di preghiera, acquerelli fatti a mano riproducenti meravigliose iconi di Maria e testi di lettura (particolarmente il libro del beato Carlo Acutis) e altro materiale molto gradito alle sorelle detenute.
Allego a questa mia mail il ringraziamento che le stesse detenute hanno voluto indirizzare al caro Padre Livio che, con il suo ardore apostolico, trasmette, particolarmente alle persone più fragili, la tenerezza della Mamma celeste.
Il Signore Gesù benedica il vostro prezioso lavoro e la Vergine Madre sostenga, con il suo amore materno. i tanti benefattori che, con la loro generosità, rendono possibile l’opera di Maria.
Pozzuoli 25 giugno 2023
Sac. Fernando Carannante, cappellano Casa circondariale femminile di Pozzuoli.
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Sono tante le recluse: figlie, mamme, nonne, mogli…Tante storie di vite difficili e tormentate… Radio Maria fa tanto bene…. Grazie!!!
Care sorelle,
vi ricordiamo volentieri nelle nostre preghiere.
Dio vi benedica e la Madonna vi protegga col suo amore
Ave Maria
Padre Livio
Grazie Padre Livio!

Carissimo Padre Livio,
sono un assiduo ascoltatore di Radio Maria che da più di trent’anni la segue sempre con molto interesse.
Naturalmente in questo lungo periodo di tempo non sempre mi sono trovato in sintonia con lei, non tanto dal punto di vista teologico sul quale lei è davvero molto preparato, quanto su alcuni aspetti storico-politici sui quali la mia sensibilità era diversa. Mai però è venuta meno la mia stima nei suoi confronti fondata sulla constatazione della sua incrollabile passione e capacità di leggere la realtà.
Sempre ho sostenuto con forza anche davanti ad accaniti detrattori di Radio Maria che questa immensa opera di evangelizzazione non può essere spiegata se non alla luce del soprannaturale e che la sua presenza, Padre Livio, e ne sono veramente convinto, risponde ad un preciso disegno del Cielo.
Ora, per quanto possa valere la mia piccola voce, soprattutto in questo momento così difficile per il mondo e le nostre storie personali, desidero testimoniarle il mio ringraziamento per quanto lei sta facendo per Maria e naturalmente per tutti noi, con la sua fedeltà a questa missione che il Cielo le ha affidato.
Quando penso a questi lunghi anni che lei ha dedicato alla sua missione senza sosta ne incertezze e nonostante le immancabili difficoltà che le si saranno certamente presentate, ringrazio dal profondo del cuore il Signore del dono che ci ha fatto e della luce che ha donato e sta donando al mondo attraverso Questa Radio.
Soprattutto una cosa devo testimoniare. Ho sempre trovato in lei Padre Livio, una grande onestà intellettuale che le ha permesso di camminare sempre nella ricerca della Verità senza nessun cosiddetto rispetto umano, che le ha dato la possibilità di riconoscere senza paura anche quei piccoli errori di interpretazione di alcuni aspetti della realtà, nei quali tutti possiamo cadere, ma che solo le persone saggie e immerse nella ricerca del Bene, riescono a fare.
Grazie ancora Padre Livio, perché la sua costanza e la sua forza sono per noi un grande aiuto per non scoraggiarci difronte al buio che circonda questo particolare momento storico. Gesù, Maria e le preghiere di chi le vuole bene, non mancheranno di sostenerla in questa sua missione.
Una domanda Padre Livio. Lei che conosce bene i veggenti ha l’impressione che negli ultimi tempi si siano un po’ sottratti alla grande esposizione pubblica o è solo una mia sensazione? Non parlo tanto di Medjugorje, ma al fatto che per esempio Marija non si sofferma più a conversare in radio dopo la lettura del messaggio del 25 del mese.
La saluto con affetto e rinnovata stima Padre Livio e, tenga duro che il più bello deve ancora venire!
Gianpaolo dalla provincia di Padova
Caro Gianpaolo,
Ti ringrazio per il prezioso incoraggiamento di cui noi poveri uomini abbiamo bisogno.
Per quanto riguarda i veggenti, non vi è dubbio che la cessazione delle apparizioni a Mirjana ogni due del mese ha rappresentato una svolta significativa.
Questi apparizioni durate oltre venti anni, impreziosite da messaggi di straordinaria profondità spirituale, hanno costituito, insieme agli incontri di Vicka con i pellegrini, una delle fasi più rilevanti della storia di Medjugorje.
Tuttavia anche ora la Madonna provvede a tenere viva la sua presenza, attraverso apparizioni quotidiane ad Ivan e Marija, che non di rado sono pubbliche. Mentre Vicka, per decisione della Madonna, le ha privatamente (salvo qualche bella eccezione).
Non c’è dubbio che , fin dal primo segreto, vedremo i sei veggenti ( non solo Mirjana) pronti a testimoniare e a compiere quanto la Madonna ha deciso per ognuno di loro.
Nel frattempo, anche loro come noi, devono fortificarsi col digiuno, con le rinunce e con la preghiera.
Ave Maria
Padre Livio
L’eresia pacifista dell’Ortodossia russa

di Stefano Caprio 24 Giungo 2023
Fa impressione che nelle accuse patriarcali odierne ai preti pacifisti si parli esplicitamente di “eresia tolstojana”. Mentre alla scomunica contro di lui che per Kirill dovrebbe avere “valore universale” p. Viktor Burdin risponde con la domanda “chi può impedire di servire a Dio?”, che ripete spesso nelle sue omelie anche un altro sacerdote ortodosso di Mosca, l’italiano p. Giovanni Guaita.
Nel contesto della piega drammatica della guerra in Ucraina, in bilico tra l’autodistruzione e la riconquista reciproca delle terre contese da secoli, aumenta la tensione anche nel campo bellico-ecclesiale, altra dimensione del confronto senza fine tra i due volti del mondo russo e della stessa Europa. Si segnalano casi sempre più frequenti di sacerdoti insofferenti alla retorica militar-patriottica ammantata di aureole trinitarie, e allo stesso tempo s’irrigidisce la sacra cintola dell’inquisizione patriarcale, che soffoca sempre più spesso l’aspirazione di sacerdoti, monaci e fedeli a professare una religione di pace.
La goccia che sta facendo traboccare il vaso è stato il trasferimento forzato dell’icona della Trinità di Rublev dal museo alla chiesa, non soltanto per i possibili danni al capolavoro dell’arte russa, che sembrano per ora limitati, ma per il contesto di autoritarismo e sfruttamento propagandistico di un simbolo della spiritualità e dell’amore reciproco, trasformato in bandiera dell’unione aggressiva di trono e altare. È uno degli episodi che più dimostra fino a che punto può arrivare lo stravolgimento di tutta l’autentica tradizione della religione e della cultura russa, addirittura nel nome della “difesa dei valori tradizionali”. L’aspetto più indigesto della vicenda, soprattutto per il clero ortodosso, è stato il brutale allontanamento del protoierej Leonid Kalinin, presidente del consiglio di esperti del patriarcato di Mosca per l’arte ecclesiastica e il restauro, una figura molto rispettata e amata, che è stato addirittura sospeso a divinis “per la sua opposizione al trasferimento dell’icona nella cattedrale di Cristo Salvatore”.
Il povero padre Leonid, dopo che la scure dell’iracondo patriarca Kirill si è abbattuta su di lui, si è scusato pubblicamente dichiarando che “evidentemente mi sono sbagliato, se è stata presa questa decisione, significa che ci hanno pensato bene”, suscitando ulteriori reazioni di sdegno verso coloro che hanno così brutalmente eliminato il parere dell’ecclesiastico più competente in materia. Egli stesso ha assicurato di “accogliere in pace la decisione, e chiedo le preghiere di tutti coloro che mi conoscono e mi vogliono bene, io cerco di fare quello che ritengo giusto, ma posso sempre sbagliare”. Alla fine l’icona è stata sistemata in una capsula stagna preparata esattamente secondo le istruzioni di Kalinin, rendendo ancora più paradossale l’anatema patriarcale.
Nel frattempo si moltiplicano le “radiazioni canoniche” di membri del clero russo, con l’accusa di “eresia pacifista”, la risposta di Kirill a chi dal resto del mondo ortodosso lo indica come sostenitore del “filetismo”, l’identificazione della religione ortodossa con la causa nazionale, che Costantinopoli aveva condannato nella prima metà dell’Ottocento per contrastare i movimenti di rivolta contro l’impero ottomano. Allora a essere tacciati di eresia erano stati i greci e i bulgari, che aprirono la strada all’accettazione del principio etnico della “Chiesa nazionale”, poi diventato il sistema organizzativo di tutte le Chiese ortodosse. In realtà il principio era stato introdotto dai russi fin dalla proclamazione del patriarcato della “Terza Roma”, la vera origine dell’eresia filetista.
Non può quindi sorprendere che Kirill si scagli contro il pacifismo “ecumenico”, che nega non soltanto l’appoggio alla “operazione militare speciale” in Ucraina, ma le fondamenta stesse della ideologia ecclesiastica russa. Del resto, questa discussione aveva infiammato gli animi di tutta la Russia agli inizi del Novecento, quando venne lanciato l’anatema contro Lev Tolstoj, lo scrittore più religioso-umanista, e anticlericale allo stesso tempo, di tutta la letteratura russa. Il 22 febbraio 1901 l’autore di Guerra e Pace fu scomunicato dal Sinodo della Chiesa, allora senza patriarca, sotto la presidenza del ministro zarista del culto (oberprokuror) Konstantin Pobedonostsev, il “Torquemada” russo della disperata difesa della Santa Russia poco prima delle rivoluzioni. Si dimise infatti poco dopo, nel 1905, dopo un’insensata guerra della Russia contro il Giappone, che tanto ricorda l’attuale rovinosa campagna in Ucraina: i russi pensavano di sottomettere l’impero del Sol Levante in una settimana, rimanendo bloccati tra le isole e i porti per settimane, prima di soccombere all’intrepida controffensiva giapponese. Anche allora, una buona parte dei soldati e marinai russi era costituita da ex-detenuti inviati a forza dai lager a redimersi nella guerra, che non seppero opporre alcuna resistenza ai samurai, essendo in buona parte in preda ai fumi dell’alcool, come i soldati russi di Bakhmut e Kherson.
Alla guerra rovinosa fece seguito la prima rivoluzione russa, annunciata fin dal mese di gennaio dalla manifestazione popolare guidata dal pope Gapon, un sacerdote di simpatie socialiste che aveva chiesto a tutti i gruppi di togliere le bandiere e le scritte politiche e polemiche, avanzando verso il palazzo d’Inverno innalzando le sacre icone processionali. Gapon voleva che lo zar Nicola II scendesse a incontrare il popolo, e sarebbe bastata una sua apparizione per accontentare le folle, ma i generali e i parenti avevano convinto lo zar a rifugiarsi nel castello di Tsarskoje Selo, lontano da San Pietroburgo, e aprirono il fuoco sulle masse dei pacifici dimostranti disarmati. Il governo dichiarò 130 morti, altre fonti ne contarono tra i 600 e i 2000, e fu l’inizio della fine del regime zarista.
Lo scomunicato Tolstoj alzò la sua voce contro le stragi, affermando anche che “mai le persecuzioni religiose furono così frequenti e feroci come oggi”, e fa impressione che nelle accuse patriarcali odierne ai preti pacifisti si parli esplicitamente di “eresia tolstojana”. Lo scrittore aveva in effetti ispirato una nuova variante di religione pacifista, chiamata appunto tolstojanstvo e spregiativamente tolstovščina, proprio il termine utilizzato in questi giorni da propagandisti e predicatori putiniani per esporre al pubblico ludibrio i preti contrari alla guerra. Lo ieromonaco Afanasij (Bukin), che era in servizio alla missione russa a Gerusalemme, era stato allontanato lo scorso febbraio, quando si era espresso contro l’operazione militare in occasione del suo primo anniversario. In questi giorni ha spiegato su Facebook di essere stato ridotto allo stato laicale dal tribunale ecclesiastico con motivazioni estremamente aggressive, come recita la sentenza: “il chierico ha tradito il giuramento ecclesiastico e le regole apostoliche, con motivazioni ancora più depravate, non solo per le parole espresse, ma per il rifiuto a sottomettersi all’autorità ecclesiastica”.
Un altro ieromonaco, padre Jakov (Vorontsov), ha spontaneamente abbandonato la metropolia ortodossa russa del Kazakistan, prima di essere a sua volta cacciato, affermando delle autorità ecclesiastiche che “il Maligno si è impossessato dei loro cuori, che ormai sono incapaci di distinguere il bene dal male… possibile che i santi russi abbiano compiuto invano i loro grandi miracoli e sacrifici? Possibile che la cultura russa sia diventata terreno fertile per la crescita dell’Anticristo? Io credo di no, e confido nei tanti russi che non vogliono la guerra, anche se non hanno il coraggio di dirlo apertamente”.
Non è un caso che a parlare chiaro siano dei monaci, per lo più in sedi periferiche. La maggior parte dei loro confratelli vive infatti in comunità guidate da fedeli esecutori delle direttive patriarcali, e il clero parrocchiale è frenato dalle numerose famiglie, essendo uxorato per tradizione. La grande maggioranza dei preti deve proteggere i tanti figli, molti dei quali proseguiranno la missione dei genitori, diventando a propria volta popy e popady, preti e mogli di preti, secondo le “tradizioni di casta” restaurate dopo l’inverno sovietico. Del resto, anche sotto il regime ateista erano le poche famiglie sacerdotali a conservare la fede ortodossa, tanto che lo stesso patriarca Kirill è figlio e nipote di preti.
Uno dei pochi sacerdoti che ha avuto il coraggio di rischiare anche i destini della propria famiglia è il parroco di Kostroma, 500 chilometri a nord di Mosca, Viktor Burdin, chiamato anche il “Savonarola di Kostroma”. 51 anni, sacerdote dal 2015, all’inizio era il vicario della chiesa del villaggio di Karabanovo, il cui parroco era uno storico dissidente religioso anti-sovietico, padre Georgij Edelštein, oggi 91enne, con il quale ha firmato diverse lettere di protesta già prima dell’invasione dell’Ucraina, e fu tra i promotori della lettera di 300 sacerdoti dopo l’inizio dell’operazione. Anch’egli è ormai ridotto allo stato laicale, con l’accusa formale di “pacifismo menzognero” o “pseudopacifismo”, da distinguere da quello “autentico” che definisce la pace secondo gli interessi del popolo russo e delle vittime del “genocidio ucraino nel Donbass”, secondo il verbale patriarcale della sua condanna.
Padre Viktor ha fatto ulteriormente infuriare il patriarca Kirill, cercando di trasferirsi al servizio della Chiesa ortodossa in Bulgaria, e la scomunica pretende oggi di avere “valore universale”. Burdin risponde con la domanda “chi può impedire di servire a Dio?”, che ripete spesso nelle sue omelie un altro sacerdote ortodosso di Mosca, l’italiano padre Giovanni Guaita, giunto in Russia trent’anni fa con il movimento dei Focolari e diventato membro del patriarcato, spinto dalle convinzioni ecumeniche e dall’amore per la Russia. Una sua intervista sta spopolando su YouTube, “l’unico peccato che non si può perdonare”, quello di usare la fede per infliggere la morte. La fede non è proprietà di funzionari dello Stato e della Chiesa, neanche dei più illustri e potenti: è la via della pace, come sanno in realtà i sacerdoti e i fedeli del mondo intero.
Pensiero Spirituale sulla rinuncia

Cari amici,
il tema della rinuncia torna spesso nei messaggi della Regina della pace a Medjugorje. La Madonna si riferisce anche al digiuno, ai piccoli sacrifici.
Il tema della rinuncia è fondamentale nella vita cristiana, tant’è vero che porta con sé importanti approfondimenti da parte degli asceti; è certamente una componente fondamentale del cammino di conversione, possiam0 anzi dire che la rinuncia è il “motore” del cammino di conversione.
Questo termine è andato in disuso, insieme a “sacrificio”, nel tipo di società che è stato elaborato dal dopoguerra in poi, ovvero la società consumistica dove la sollecitazione alla rinuncia non c’è e, al contrario, si viene continuamente sollecitati a prendere oltre il necessario anche il superfluo.
La parola rinuncia ha un grande valore, è un’arma fondamentale per la vittoria nel grande cammino della vita. La rinuncia è innanzitutto un’arma fondamentale nella lotta continua contro satana.
La rinuncia parte dalla struttura della nostra umanità che è fatta di desideri, non c’è dubbio a riguardo. Noi, come esseri umani, tendiamo ai desideri del corpo, dello spirito, della carne, della psiche… La vita è un inseguimento di ciò che può soddisfare i nostri desideri. Il desiderio dei desideri, quello che trionfa su tutti gli altri, è certamente il desiderio di Dio.
La rinuncia è fondamentale nel combattimento spirituale.
“Sarete come Dio” è la proposta che il serpente infernale sibila all’orecchio dei progenitori offrendo loro di cibarsi dell’albero della conoscenza, cosa che invece era stata proibita da Dio stesso. La mela è l’immagine per descrivere l’offerta di satana ai progenitori di fare a meno di Dio, in modo tale di essere padroni di se stessi e di essere Dio al posto di Dio. Questa è la struttura della tentazione che ci segue dal momento in cui acquisiamo la ragione.
La tecnica di satana di proporre qualcosa che piace ma che non è conforme alla volontà di Dio è la struttura stessa della tentazione. La Madonna stessa l’ha svelata dicendo (più di una volta) che satana ci distrugge con quello che ci offre. Satana ha distrutto lo stato originario di bellezza e di comunione con Dio in cui erano stati creati i nostri progenitori offrendo l’autonomia totale e con questa sono periti. Ne deriva che il genere umano nasce in una condizione di perdizione e di morte che deve essere vista nella luce della Redenzione di Cristo; quindi, con il Sacramento del Battesimo e con la grazia dello Spirito Santo veniamo riscattati da questa condizione di oscuramento e di morte in cui nasciamo.
Anche dopo il Battesimo e con il cammino spirituale di santità, la concupiscenza (la spinta al male che c’è nell’essere umano) rimane. Perché? È una domanda teologica molto importante che ha avuto una definizione da parte del Concilio di Trento. Dopo il Battesimo e dopo il cammino di perfezione la concupiscenza rimane ad agonem, “per il combattimento spirituale. La Redenzione di Cristo – che ci ha ottenuto la grazia del perdono dei peccati e la grazia che fortifica la nostra volontà e illumina la nostra mente – ha bisogno del nostro contributo, ovvero il combattimento spirituale che viene fatto dalla nostra mente che accoglie la Verità e dalla nostra libera volontà che sceglie per il bene.
La rinuncia, allora, è al cuore della vita cristiana. Eva avrebbe potuto vincere la tentazione di satana colpendola in dall’inizio, prevenendola, in modo da non arrivare a dialogare con il serpente. Chi dialoga col diavolo perisce sicuramente. Bisogna rinunciare a parlare con il serpente, dobbiamo rinunciare a coltivare la tentazione nella mente in modo tale che non si palesi nella sua totalità concretamente davanti ai nostri occhi perché in quel momento sarà troppo tardi, sarà troppo difficile dire di no. Dobbiamo scacciare le tentazioni appena le vediamo comparire all’orizzonte, dobbiamo impedire che si addentrino nella nostra mente e da lì nel nostro cuore, questa è la rinuncia.
Satana ci seduce con le sue false luci, le sue menzogne; le sue tentazioni sono rese sempre appetibili ai nostri occhi perché lui ci offre quello che più ci piace per sedurci. Potremmo dire che ci colpisce nei nostri punti deboli ed è proprio rafforzandoci spiritualmente che possiamo contrastarlo e tenerlo lontano. Dobbiamo scacciarlo al primo lontano sibilo e non dobbiamo permettergli in alcun modo di avere l’opportunità di dialogare con noi.
Satana non si è fatto scrupoli nemmeno davanti al Figlio di Dio e nel deserto ha provato a tentare anche Gesù. Sull’esempio di Cristo, ogni volta che il diavolo prova ad avvicinarsi e lo scorgiamo all’orizzonte dobbiamo rispondere anche noi: “vattene satana!”
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”
