"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Aprile 2023 Pagina 13 di 16

VENERDI’ SANTO

Tutta la liturgia del Venerdì Santo esorta l’uomo a contemplare il mistero su cui si fonda la sua speranza di salvezza: la croce. Gesù inchiodato sulla croce rivela la follia dell’Amore divino, che adempie le antiche promesse “come agnello condotto al macello” (Is 53, 7)

Tutta la liturgia del Venerdì Santo esorta l’uomo a contemplare il mistero su cui si fonda la sua speranza di salvezza: la croce. Gesù inchiodato sulla croce rivela la follia dell’Amore divino, che adempie le antiche promesse “come agnello condotto al macello” (Is 53, 7). Il vero Dio e vero uomo che soffre su quel legno è il Messia annunciato dai profeti, l’Agnello innocente che ha caricato sulla sua sacra Umanità i peccati di tutti gli uomini, passati e futuri. A ognuno chiede di seguirlo e portare la propria croce, perché dalla sua accettazione obbediente passa la gloria eterna. Già Isaia, profetizzando la venuta di Cristo nell’intensissimo brano noto come Quarto canto del Servo, diceva: “Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?”. Eppure, proprio attraverso il suo libero abbandono alla volontà del Padre, Cristo divenne causa di giustificazione. Perciò riceverà “in premio le moltitudini”, i risorti che popoleranno la Gerusalemme celeste.

Quel Dio Crocifisso che agli occhi del mondo sembrava un fallimento (scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, dirà san Paolo) è dunque il cuore pulsante della nostra fede. E la croce, con la sua verticalità, richiama continuamente l’uomo a rivolgere lo sguardo al suo principio e al suo fine. Il racconto della Passione, come la nostra stessa esperienza quotidiana, manifesta in modo evidente il motivo della croce: l’esistenza del peccato e le sue conseguenze nella storia umana. Il tradimento di Giuda, il processo religioso davanti al sinedrio, il “crocifiggilo” urlato dalla folla di fronte a Pilato, la flagellazione, la coronazione di spine, la salita al Calvario, la crocifissione, gli insulti, schiaffi, sputi ricevuti da Gesù tra la notte del Giovedì e l’ultimo respiro alle tre di Venerdì pomeriggio, sono il segno tangibile dell’operare del Maligno. Dio ha inteso liberare la sua creatura prediletta dal potere delle tenebre, chiedendole di collaborare al Suo disegno salvifico.

Quando Cristo in croce dice “Ho sete”,non solo adempie la profezia del salmista sull’offerta di aceto (Sal 68, 22) ma, come insegnano i santi, esprime la Sua sete di salvare il genere umano. Grida a ogni anima il sommo desiderio di attrarla a Sé. Di accogliere la Sua grazia. Come l’accolse il buon ladrone, che nelle ore passate sulla croce realizzò chi fosse quel Giusto che gli stava accanto, ebbe una contrizione perfetta dei suoi peccati e si sentì dire da Gesù: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso”. Come l’accolsero le pie donne, Pietro e gli altri santi apostoli, i molti figli di Israele che credettero in Lui, ognuno con la propria storia. Come anzitutto l’accolse Maria, la Madre dei redenti e Corredentrice, che partecipò misticamente alla Passione del Figlio, vedendo compiersi ciò che le aveva profetizzato Simeone (“e anche a te una spada trafiggerà l’anima”). Ed è a Lei che Gesù in croce, con il solenne affidamento del discepolo prediletto, affidò tutti i Suoi figli. Allo stesso modo a ogni fedele disse: “Ecco tua Madre”.

Per antichissima tradizione, la Chiesa non celebra l’Eucaristia il Venerdì Santo (né il giorno seguente), ma nel Rito Romano i fedeli possono comunicarsi con le Ostie consacrate il giorno prima e custodite nell’Altare della Reposizione. Il digiuno ecclesiastico, previsto oggi per i cristiani tra i 18 e i 60 anni, è segno di partecipazione alla morte del Signore, richiamo alla penitenza e insieme attesa del ritorno dello Sposo (Mc 2, 19-20), nostro Redentore e fine ultimo. La celebrazione prevede una densa liturgia della Parola – che include dieci suppliche, tra cui spicca quella all’unità dei cristiani – e ha il suo fulcro nell’adorazione della Croce. Il sacerdote, mentre procede alla sua ostensione, recita o canta l’Ecce lignum crucis: “Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, Salvatore del mondo”. E i fedeli rispondono: “Venite, adoriamo”

(Ermes Dovico – La Nuova Bussola)

📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Gv 18, 1– 19,42

 – Catturarono Gesù e lo legarono

In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

– Lo condussero prima da Anna

Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

– Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!

Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

– Il mio regno non è di questo mondo.

Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

– Salve, re dei Giudei!

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

– Via! Via! Crocifiggilo!

Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

– Lo crocifissero e con lui altri due.

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

– Si sono divisi tra loro le mie vesti.

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

– E subito ne uscì sangue e acqua.

Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi.

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

LETTERA DI IVAN

Cari amici,
Gesù è entrato in quella realtà oscura e lo ha mostrato con la sua vita
sopportando la crisi, può avere la pace nel cuore, condividere la gioia e la speranza con gli altri
intorno a te e la certezza che dopo essere morto con una crisi, entri nella vita eterna.
Chi segue veramente Gesù trova la forza per aiutare gli altri
perdona, la pace e la gioia possono essere una vera realtà anche in questa lacrima
Dopo la crisi, Gesù accettò volentieri la morte per poter
risorto, entrato nella vita eterna.
Anche noi abbiamo creduto in Gesù, l’abbiamo accettato, ci stiamo davvero provando
seguilo nel cammino della vita.
Sarà con noi nel nostro viaggio di crisi e ci aiuterà a sopportare la crisi
portaci via la crisi
perché è la felicità della salvezza, ci solleverà dolcemente e ci darà forza per
continuazione del nostro viaggio verso la nostra Kalivaria,
Auguro ai miei cari amici una felice e benedetta Pasqua e abbondanza
La benedizione di Dio,
Tuo,
Ivan, Laureen, Kristina, Mikayla, Daniel e Matthew

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla partecipazione al Triduo Pasquale

Cari amici,

siamo entrati nel vivo del Triduo Pasquale, tempo di preparazione ancora più intensa alla Santa Pasqua.

L’Eucarestia, la Confessione e la Santa Messa scandiscono questi tre giorni. Nella Cena del Giovedì Santo Gesù Cristo ha istituito l’Eucarestia, segno della sua Passione, Morte e Resurrezione che celebriamo ogni volta con Cristo presente in ogni Eucarestia; la Confessione, che prepara il cuore degno per accogliere Gesù Risorto e ci fa comprendere che il male più grande è il peccato che ci distrugge e ci separa da Dio; la Santa Messa di Pasqua, in cui la luce di Cristo irradia su tutti noi e ci porta la Redenzione e la vita eterna.

In questo Triduo Pasquale è importante partecipare ai misteri che celebriamo nella Messa in Coena Domini del Giovedì; nella grande Liturgia della Croce e nella Via Crucis del Venerdì; nella Veglia Pasquale del Sabato Santo (o la Santa Messa di Domenica).

Partecipare significa andare fisicamente in parrocchia. Tutti quelli che possono andare, devono farlo. Le funzioni religiose trasmesse in televisione sono per i malati, gli infermi e per tutti coloro che non possono uscire di casa. Chi può partecipi!

L’importanza di questa partecipazione dipende dal fatto che in questi tre giorni è concentrata la Salvezza cristiana, ci viene fatto rivivere il mistero della Salvezza che oggi viene negato.

Oggi la gente rinnega Cristo, rifiuta la Croce. Si cerca la salvezza altrove, ma la vera Salvezza è Gesù Cristo Risorto!

Solamente la fede in Cristo può salvare dalla malattia esistenziale che ha colpito l’uomo e che è la morte fisica e spirituale, la sofferenza, il male, la cattiveria.

La medicina che cura il male viene dalla grazia di Cristo.

Partecipando al Triduo Pasquale riaffermiamo la nostra fede nella salvezza che viene da Cristo. È proprio perché abbiamo perso il senso del mistero pasquale che di conseguenza abbiamo perso il senso della salvezza cristiana.

In un mondo moderno che ha rifiutato Cristo e la Croce, noi cristiani dobbiamo testimoniare, vivere e partecipare alle celebrazioni di questi giorni, come segno della nostra appartenenza a Cristo e fedeltà alla Croce.

Partecipiamo al Triduo Pasquale e facciamolo nostro, accostandoci al Sacramento della Confessione con il quale possiamo ritornare nell’amicizia e nell’unione con Dio. La Confessione riporta la pace nel cuore.

A questo link trovate una mia riflessione sui Sette passi per una buona Confessione

Vi suggerisco, infine, di guardare ogni giorno i video di testimonianza dell’attore Jim Caviezelche ha interpretato Gesù nel film “The Passion”, di Mel Gibson. Ogni giorno, nell’homepage. Sono molto suggestivi e a tratti commoventi. Questo attore dice cose molto profonde e toccanti sulla Passione e sulla persona di Gesù Cristo.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

☕️ IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P.LIVIO ☕️

✝️ LE STAZIONI DELLA VIA CRUCIS SUL MONTE KRIZEVAC -MEDJUGORJE🙏✝️ per la tua meditazione silenziosa davanti alle varie stazioni🙏

🔴LIVE VIDEO🔴PADRE LIVIO: L’EUCARISTIA E’ IL CUORE DELLA CHIESA

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CLICCA QUI PER IL TESTO:

🔴LIVE DAGLI STUDI 🔴: GIOVEDÌ SANTO riflessione di P.LIVIO

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JIM CAVIEZEL E LA PASSIONE DI CRISTO

JIM CAVIEZEL che ha interpretato Gesù nel film – The Passion – di Mel Gibson

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

I SETTE PASSI DA  COMPIERE PER  LA  CONFESSIONE PASQUALE

Cari amici,

Per  vivere la  Pasqua dobbiamo preparare la  Confessione,  che ci purifichi dai nostri  peccati   e ci  ottenga la pace  del  Cuore. 

Ecco un itinerario di sette  passi che  aiuterà a confessarsi bene.

Vostro Padre  Livio


La confessione  è’ un cammino da percorrere in sette passi successivi. I primi due, che si devono considerare una preparazione remota, sono la preghiera e l’esame di coscienza. Gli altri cinque, che costituiscono il cuore del sacramento, sono il dolore di aver offeso Dio, il proponimento di non peccare più, l’accusa dei propri peccati, l’assoluzione del sacerdote  e infine la penitenza.

Si tratta di un itinerario interiore che può richiedere anche un tempo non breve di maturazione. Il protagonista è il cuore che si apre a Dio e alla sua grazia, al fine di ottenere il perdono e la pace. E’ importante arrivare davanti al confessore già preparati, dopo aver fatto l’esame di coscienza e aver espresso al Signore  il proprio dolore e il proposito di correggersi. La fede ti farà da la lampada che ti consentirà di arrivare felicemente al termine della strada senza inciampare.

Prima di incominciare il tuo esame di coscienza, raccogliti in preghiera e chiedi a Dio la luce necessaria. Infatti è la grazia che ci aiuta a vedere i peccati, anche i più riposti e a evitare le forme di autoinganno e di autogiustificazione. L’uomo infatti, che pure ha l’occhio pronto a vedere i peccati altrui, è piuttosto restio a riconoscere i propri. In particolare nella preghiera davanti al Crocifisso si contempla la divina misericordia che si china sul nostro male per guarirlo. Nella preghiera non solo si vedono i peccati, ma anche la radice che li genera. E’ la radice dell’incredulità e del disamore. Se essa non viene identificata e sradicata la confessione non produce effetti duraturi. La preghiera non solo apre il cammino della confessione, ma ne è la logica conclusione. All’inizio è una preghiera di invocazione, alla fine di ringraziamento. Grazie alla preghiera tutto l’itinerario penitenziale viene compiuto alla presenza dell’Amore misericordioso.

L’esame di coscienza “è una diligente ricerca dei peccati che si sono commessi, dopo l’ultima confessione ben fatta” ( Catechismo di S. Pio X). Esso ti sarà più facile se ogni sera, prima di coricarti, rifletterai  sulla tua giornata alla luce di Dio, chiedendo il perdono e formulando il proposito per il giorno dopo. Nell’esame di coscienza devi “richiamare diligentemente alla memoria, innanzi a Dio, tutti i peccati commessi, non mai confessati, in pensieri, parole, azioni e omissioni, contro i comandamenti di Dio e della Chiesa e gli obblighi del proprio stato” ( Catechismo di S. Pio X). In particolare è necessario mettere a fuoco tutti i peccati mortali, perché essi devono essere confessati, precisandone per quanto possibile il numero. Una coscienza sensibile mette a fuoco anche i peccati veniali, impegnandosi ad eliminarli, anche se non è necessario confessarli tutti. Passa in rassegna, uno per uno, i dieci comandamenti e i sette vizi capitali. Ti aiuterà a portare a galla il male che si è depositato nel fondo dell’anima.

Se prenderai consapevolezza dei tuoi peccati davanti al Crocifisso, non ti sarà difficile provare un profondo dolore per averlo offeso e gli chiederai di cuore perdono, detestando sinceramente il male compiuto. Il dolore perfetto, o contrizione, che nasce dalla considerazione dell’infinita bontà di Dio in paragone al nostro disamore, ha l’effetto mirabile di ottenerci il perdono divino e la grazia santificante, purché includa  la volontà di confessarsi. Chiedilo ogni giorno nella preghiera, cosi conserverai l’anima sempre pronta per il momento del giudizio. Il dolore imperfetto o attrizione, nasce dal timore del castigo e dalla stessa bruttezza del peccato. Esso è sufficiente per ricevere l’assoluzione del sacerdote, ma solo la carità, cioè l’amore di Dio sopra ogni cosa, dà la forza per non ricadere di nuovo nei soliti peccati. Senza un sincero dolore dei peccati, perfetto o imperfetto che sia, “la confessione non vale, perché il dolore è la cosa più importante di tutte” ( Catechismo di S. Pio X).

Il dolore dei peccati è autentico se è seguito dalla ferma decisione di cambiare vita. “Il proponimento consiste in una volontà risoluta di non commettere mai più il peccato e di usare tutti i mezzi necessari per fuggirlo” ( Catechismo di S. Pio X). Esso riguarda tutti i peccati mortali commessi o che si potrebbero commettere. Comprende anche la volontà di fuggire le occasioni pericolose e di distruggere le cattive abitudini che si sono contratte cadendo nei medesimi peccati. E’ la fermezza  del proponimento che fa progredire nel cammino spirituale. Se la confessione si  conclude con un proposito concreto, diventa uno strumento  efficace nel cammino di santità.

Dopo essersi preparati con l’esame di coscienza, il dolore e il proposito, viene il momento dell’accusa dei peccati davanti al confessore, al fine di averne l’assoluzione. “ Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali; è bene però confessare anche i veniali” ( Catechismo di S. Pio X ).  L’accusa deve essere umile, senza alterigia e senza scuse; deve essere intiera, cioè comprendere tutti i peccati mortali commessi dopo l’ultima confessione ben fatta e dei quali di ha consapevolezza e indicare le circostanze che li aggravano e li moltiplicano; deve essere sincera, cioè dichiarare i peccati quali sono, senza scusarli, diminuirli o accrescerli; deve essere prudente, usando termini improntati a modestia e riservatezza,  evitando di rivelare i peccati degli altri; deve essere breve, evitando di dire al confessore cose inutili.

Se uno non è certo di aver commesso un peccato, non è obbligato a confessarsene. Se uno ha il dubbio se l’abbia confessato o meno, non è parimenti obbligato a confessarsene. Chi ha taciuto per dimenticanza un peccato mortale, la confessione vale, ma deve dichiararlo alla prossima confessione.   “Colui che per vergogna o per qualche altro motivo tace colpevolmente qualche peccato mortale in confessione, profana il sacramento e perciò ci fa reo di un gravissimo sacrilegio” ( Catechismo di S. Pio X). Deve perciò esporre al confessore il peccato taciuto e rifare la confessione dall’ultima ben fatta. Compiuta l’accusa dei peccati, bisogna ascoltare con rispetto quello che dice il confessore e, se necessario, chiedere qualche consiglio per  progredire nel proprio cammino spirituale.

Quando ci sono le disposizioni richieste dalla dignità del sacramento, il confessore impartisce  l’assoluzione in nome di Gesù. Tuttavia, quando esse mancano, può differirla o negarla. Ma ciò non deve indurre allo scoraggiamento o al risentimento. Piuttosto  deve considerare umilmente la sua situazione spirituale e mettersi quanto prima nella condizione di poterla ricevere.

“ La penitenza sacramentale è uno degli atti del penitente, col quale egli dà un qualche risarcimento alla giustizia di Dio per i peccati commessi, eseguendo quelle opere che il confessore gli impone…. La penitenza viene data perché d’ordinario, dopo l’assoluzione sacramentale che rimette la colpa e la pena eterna, resta una pena temporale da scontarsi in questo mondo o nel purgatorio…Le opere di penitenza si possono ridurre a tre specie: alla preghiera, al digiuno, alla elemosina” ( Catechismo di S. Pio X). Dopo la confessione il penitente “ se ha danneggiato ingiustamente il prossimo nella roba o nell’onore, o se gli ha dato scandalo, deve per quanto gli è possibile al più presto restituirgli la roba, riparare l’onore e rimediare allo scandalo” ( Catechismo di S. Pio X ).

Al termine di queste sette passi, abbiamo ottenuto il perdono di Dio e la sua rinnovata amicizia, la grazia santificante, la pace della coscienza, la speranza della vita eterna e una grazia speciale nel combattimento spirituale. Da morti che eravamo siamo ritornati in vita. Dio ci chiede solo un po’ di buona volontà per donarci le sue inesauribili ricchezze.

Vostro Padre Livio

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