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“Cari figli!
Pregate perché lo Spirito Santo vi illumini affinché siate gioiosi cercatori di Dio e testimoni di un amore senza limiti.
lo sono con voi, figlioli, e vi invito tutti di nuovo:
incoraggiatevi e testimoniate le opere buone che Dio fa in voi e attraverso di voi.
Siate gioiosi in Dio.
Fate del bene al prossimo per stare bene sulla terra e pregate per la pace che è minacciata perché satana vuole la guerra e l’inquietudine.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
Papa Francesco a Matera: «Oserei oggi chiedere per l’Italia più nascite, più figli»

di Gian Guido Vecchi- Corriere della Sera , 25 Settembre 2022
Francesco chiude il Congresso eucaristico della Chiesa Italiana: «Se alziamo muri contro i fratelli, ne resteremo imprigionati. Le ingiustizie, le disparità, le risorse distribuite in modo iniquo, i soprusi dei potenti e l’indifferenza verso il grido dei poveri non possono lasciarci indifferenti». Il cardinale Zuppi: «Ricostruire la comunità lacerata»
MATERA «Il nostro futuro eterno dipende da questa vita presente: se scaviamo adesso un abisso con i fratelli, ci scaviamo la fossa per il dopo; se alziamo adesso dei muri contro i fratelli, restiamo imprigionati nella solitudine e nella morte anche dopo». Francesco celebra la Messa a conclusione del 27° Congresso eucaristico nazionale, accanto a lui il cardinale e presidente della Cei Matteo Zuppi, nello stadio comunale di Matera ci sono dodicimila fedeli. Nella lettura del Vangelo si è appena letta la parabola di Lazzaro e del ricco, «da una parte un ricco vestito di porpora e di bisso, che sfoggia la sua opulenza e banchetta lautamente; dall’altra parte, un povero, coperto di piaghe, che giace sulla porta sperando che da quella mensa cada qualche mollica di cui sfamarsi».
Francesco spiega: «È la religione dell’avere e dell’apparire, che spesso domina la scena di questo mondo, ma alla fine ci lascia a mani vuote. A questo ricco del Vangelo, infatti, non è rimasto neanche il nome. Non è più nessuno. Al contrario, il povero ha un nome, Lazzaro, che significa “Dio aiuta”». Il Papa è arrivato in Basilicata di buon’ora, già ieri aveva fatto avanti e indietro in giornata per chiudere ad Assisi la terza edizione di «Economy of Francesco». Già sabato aveva parlato dell’inverno demografico e alla fine della celebrazione e dell’Angelus, nel ringraziare il cardinale Zuppi e la Chiesa italiana, il Papa sillaba: «Io oserei oggi chiedere per l’Italia più nascite, più figli».
La sua voce è stanca, ma il tono è fermo mentre nell’omelia riprende i temi che aveva dispiegato sabato nella città del santo di cui ha scelto il nome: «Fratelli e sorelle, è doloroso vedere che questa parabola è ancora storia dei nostri giorni: le ingiustizie, le disparità, le risorse della terra distribuite in modo iniquo, i soprusi dei potenti nei confronti dei deboli, l’indifferenza verso il grido dei poveri, l’abisso che ogni giorno scaviamo generando emarginazione, non possono lasciarci indiffe renti».
Il Papa richiama all’essenziale, al Vangelo che Pier Paolo Pasolini ambientò in modo esemplare proprio tra i Sassi, nel paesaggio scabro della città. Così ricorda «la sfida permanente che l’Eucaristia offre alla nostra vita: adorare Dio e non sé stessi. Mettere Lui al centro e non la vanità del proprio io». È questa la «profezia di un mondo nuovo: la presenza di Gesù che ci chiede di impegnarci perché accada un’effettiva conversione: dall’indifferenza alla compassione, dallo spreco alla condivisione, dall’egoismo all’amore, dall’individualismo alla fraternità».
Alla fine, Francesco alza lo sguardo e aggiunge: «Pensiamo oggi, sul serio, al ricco e a Lazzaro. Succede ogni giorno questo. Succede in noi e fra noi, nella comunità. E tante volte, anche, vergogniamoci». Prima di tornare a Roma, ha fatto visita alla mensa dei poveri con il vescovo di Matera, Giuseppe Caiazzo.
Anche il cardinale Zuppi, al termine della celebrazione, dice nel salutare il Papa: «La guerra brucia i campi di grano, toglie il pane e fa morire di fame, trasforma i fratelli in nemici. Quelli che hanno la tavola imbandita e mandano a fare la guerra i poveri», aggiunge, mentre il pontefice annuisce. Zuppi invita i fedeli a «tornare all’Eucaristia, al gusto del pane», e considera: «Il gusto del pane significa amabilità, empatia, passione di ricostruire la comunità lacerata, difesa della casa comune, gioia, voglia di relazione con tutti».
Alle sofferenze del presente torna Francesco dopo aver recitato l’Angelus da Matera, finita la Messa: «Invochiamo l’intercessione materna di Maria per i bisogni più urgenti del mondo. Penso, in particolare, al Myanmar. Da più di due anni quel nobile Paese è martoriato da gravi scontri armati e violenze, che hanno causato tante vittime e sfollati. Questa settimana mi è giunto il grido di dolore per la morte di bambini in una scuola bombardata. Si vede che è una moda, bombardare le scuole oggi», aggiunge amaro: «Che il grido di questi piccoli non resti inascoltato! Queste tragedie non devono avvenire!».
Il Papa ricorda ancora la guerra in Ucraina: «Maria conforti il popolo ucraino e ottenga ai capi delle nazioni la forza di volontà per trovare subito iniziative efficaci che conducano alla fine della guerra». E fa proprio l’appello dei vescovio del Camerun «per la liberazione di otto persone sequestrate nella Diocesi di Mamfe, tra cui cinque sacerdoti e una religiosa». Proprio oggi, tra l’altro, la Chiesa celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, ricorda Francesco: «Rinnoviamo l’impegno per edificare il futuro secondo il disegno di Dio: un futuro in cui ogni persona trovi il suo posto e sia rispettata; in cui i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta possano vivere in pace e con dignità. Perché il Regno di Dio si realizza con loro, senza esclusi». Così conclude: «È anche grazie a questi fratelli e sorelle che le comunità possono crescere a livello sociale, economico, culturale e spirituale; e la condivisione di diverse tradizioni arricchisce il Popolo di Dio. Impegniamoci tutti a costruire un futuro più inclusivo e fraterno».
DOMENICA 26.ma DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici,
Buona Domenica con Gesù e Maria!
Oggi è una Domenica speciale perché questa sera riceveremo il messaggio della Regina della pace attraverso Marija di Medjugorje.
Grazie alla presenza della Madonna e ai suoi messaggi possiamo camminare con sicurezza in questo tempo agitato e denso di pericoli.
La Madonna è qui da così tanto tempo per indicare all’ umanità smarrita la luce della Verità e la via della Pace.
La Madre dà ai figli la certezza della sua protezione e del trionfo del suo Cuore Immacolato. Ci chiede di seguirla con impegno e con totale fiducia.
Questa sera vi aspettiamo alle h 21 su Radio Maria con Marija che ci trasmetterà il messaggio e anche una sua breve esortazione spirituale.
Ave Maria
Padre Livio
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BENEDETTO XVI
ANGELUS
Palazzo Apostolico, Castel Gandolfo
Domenica, 30 settembre 2007
Cari fratelli e sorelle!
Oggi il Vangelo di Luca presenta la parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (Lc 16,19-31). Il ricco impersona l’uso iniquo delle ricchezze da parte di chi le adopera per un lusso sfrenato ed egoistico, pensando solamente a soddisfare se stesso, senza curarsi affatto del mendicante che sta alla sua porta. Il povero, al contrario, rappresenta la persona di cui soltanto Dio si prende cura: a differenza del ricco, egli ha un nome, Lazzaro, abbreviazione di Eleazaro, che significa appunto “Dio lo aiuta”.
Chi è dimenticato da tutti, Dio non lo dimentica; chi non vale nulla agli occhi degli uomini, è prezioso a quelli del Signore. Il racconto mostra come l’iniquità terrena venga ribaltata dalla giustizia divina: dopo la morte, Lazzaro è accolto “nel seno di Abramo”, cioè nella beatitudine eterna; mentre il ricco finisce “all’inferno tra i tormenti”. Si tratta di un nuovo stato di cose inappellabile e definitivo, per cui è durante la vita che bisogna ravvedersi, farlo dopo non serve a nulla.
Questa parabola si presta anche ad una lettura in chiave sociale. Rimane memorabile quella fornita proprio quarant’anni fa dal Papa Paolo VI nell’Enciclica Popolorum progressio. Parlando della lotta contro la fame, egli scrisse: “Si tratta di costruire un mondo in cui ogni uomo … possa vivere una vita pienamente umana … dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco” (n. 47). A causare le numerose situazioni di miseria sono – ricorda l’Enciclica – da una parte “le servitù che vengono dagli uomini” e dall’altra “una natura non sufficientemente padroneggiata” (ibid.). Purtroppo certe popolazioni soffrono di entrambi questi fattori sommati. Come non pensare, in questo momento, specialmente ai Paesi dell’Africa subsahariana, colpiti nei giorni scorsi da gravi inondazioni?
Ma non possiamo dimenticare tante altre situazioni di emergenza umanitaria in diverse regioni del pianeta, nelle quali i conflitti per il potere politico ed economico vengono ad aggravare realtà di disagio ambientale già pesanti. L’appello cui allora diede voce Paolo VI: “I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell’opulenza” (Popolorum progressio, 3), conserva oggi tutta la sua urgenza. Non possiamo dire di non conoscere la via da percorrere: abbiamo la Legge e i Profeti, ci dice Gesù nel Vangelo. Chi non vuole ascoltarli, non cambierebbe nemmeno se qualcuno dai morti tornasse ad ammonirlo.
La Vergine Maria ci aiuti ad approfittare del tempo presente per ascoltare e mettere in pratica questa parola di Dio. Ci ottenga di diventare più attenti ai fratelli in necessità, per condividere con loro il tanto o il poco che abbiamo, e contribuire, incominciando da noi stessi, a diffondere la logica e lo stile dell’autentica solidarietà.
PERCHE’ IL TERZO SEGRETO DI MEDJUGORJE E’ IL PIU’ SCONVOLGENTE E IMPORTANTE

Cari amici,
un nostro ascoltatore ci ha inviato una lettera manoscritta nella quale spiega quali saranno gli effetti gli effetti straordinari del terzo segreto di Medjugorje. Non si tratta di una profezia ma di un sapiente ragionamento consequenziale che vale la pena far conoscere.
Vostro Padre Livio
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Carissimo Padre Livio,
ti scrivo per farti sapere qual è il mio pensiero sui dieci segreti di Medjugorje.
Il più importante è il terzo Segreto, quello del segno Divino e indistruttibile. Il motivo è il segno stesso, l’umanità ha bisogno di segni.
Ti ricordo il veggente Juan Diego in Messico, dove i Missionari Cattolici non riuscirono a convertire nessuno al Cristianesimo. E’ bastato il segno della Beata Vergine Maria SS.MA, apparso sul mantello del Veggente, e tutto il popolo si convertì al Cristianesimo Cattolico.
Il segno del terzo segreto è molto più potente e importante di quello accaduto in Messico, per ragioni che vado di seguito elencando:
- Tutti i Cristiani diventeranno Cattolici
- Tutti i seguaci di altre Religioni si accorgeranno di seguire Religioni umane , mentre comprenderanno che il Cristianesimo è l’unica Religione Divina, quindi si convertiranno al Cristianesimo Cattolico!
- La Vergine Maria Santissima sarà Venerata da tutti i Cristiani e presa molto in considerazione per la Funzione e il Ruolo che svolge nel Disegno di Salvezza delle anime del nostro Signore Dio Padre Onnipotente.
- Molti atei si ricrederanno, questo segno sarà sconvolgente e rivoluzionario, credo che molti di loro si convertiranno.
- I Cristiani Cattolici aumenteranno di molto come numero e potrebbero arrivare a 3/4 della popolazione mondiale.
- I signori del pensiero unico saranno in grande difficoltà di fronte a tale prova e con il tempo spariranno perché nessuno più li seguirà.
Poi i segreti verranno annunciati tre giorni prima che accadano e ciò confermerà a tutto il mondo che sono Divini.
Ti Saluto Cristianamente, CRISTO REGNI!
Giancarlo da Roma
Caro Giancarlo,
mi complimento con te per l’umiltà e la sapienza delle tue riflessioni. Hai colto molto bene l’importanza assoluta del segno sulla collina nel piani di salvezza di Maria.
Non sappiamo quale segno la Regina della pace ci donerà, ma sarà un evento ancora più grande di quanto possiamo immaginare e con effetti salutari per il futuro dell’umanità e della Chiesa.
Ave Maria
Padre Livio
«Preparatevi al 2023: altre armi dall’Occidente dopo i referendum e sarà guerra mondiale»

diPaolo Valentino- Corriere della Sera – 24 Novembre 2022
Dmitrij Suslov, politologo vicino al Cremlino: «Stiamo perdendo per inferiorità numerica, ma useremo le atomiche solo per deterrenza. Voto in Italia? Salvini e Berlusconi sono colombe»
Quando Putin dichiara di essere pronto a «usare tutti i mezzi militari a disposizione» e che «non è un bluff», allude anche all’impiego di armi nucleari tattiche?
«Non come arma di prima istanza, né nel breve periodo. Da parte russa l’impiego delle bombe atomiche tattiche rimane un’arma di deterrenza. Il riferimento di Putin è uno strumento retorico per forzare l’Occidente a non aumentare anzi a ridurre l’aiuto militare a Kiev e per dissuaderlo dall’entrare direttamente in guerra, per esempio spiegando truppe nelle regioni occidentali dell’Ucraina o altrove, specialmente quando l’aumento delle forze russe costringerà le forze ucraine a ritirarsi».
Dmitrij Suslov dirige il Centro di studi europei e internazionali presso la Scuola superiore di Economia, uno dei più importanti istituti russi dove viene pensata la politica estera del Cremlino.
Perché Putin ha ordinato ora la mobilitazione parziale? Non è un’ammissione di fallimento?
«I tempi sono dettati dal successo dell’offensiva delle forze ucraine soprattutto nella regione di Charkiv e a Donetsk, dove ha complicato i piani militari russi nel Donbass. La conclusione ovvia è che la Russia non può più tenere questi territori, tantomeno continuare ad avanzare con una forza militare minoritaria. Mosca non può vincere questa guerra con un corpo di spedizione numericamente inferiore all’avversario: nella regione di Charkiv, parliamo di un rapporto di 1 a 8 a favore degli ucraini e questo ne spiega il successo. La scarsezza di personale è stata la principale debolezza russa in questa campagna e ora è chiaro che rischiamo di non poter più tenere neppure i territori rimanenti, a meno di una escalation della nostra presenza militare. La mobilitazione, sia pure parziale, è un atto obbligato, Putin l’ha evitata per lungo tempo nonostante le pressioni dei comandi militari. Ora non era più possibile».
Ma perché accompagnarla con i referendum per l’annessione dei territori di Donetsk, Lugansk, Zaporizia e Kherson?
«Per due ragioni. Primo per giustificare la mobilitazione: le persone saranno molto più motivate se sanno di combattere una guerra difensiva invece che aggressiva. Non è più un’operazione militare speciale in Ucraina, in territorio straniero, ma una guerra patriottica per difendere e proteggere la madrepatria, la sua indipendenza e integrità territoriale. La seconda ragione è il tentativo di forzare l’Occidente collettivo al tavolo negoziale. Infatti, Putin e il gruppo dirigente hanno adottato una persistente retorica che indica gli USA e la Nato parte in causa del conflitto. L’esempio più recente è stato l’intervento di Sergeij Lavrov al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La posizione ufficiale è che la Russia considera Stati Uniti e Nato avversari in questa guerra e viene ripetuta di continuo. Dopo i referendum, significherà che l’Occidente è l’aggressore contro i confini russi, cambiando la natura dello scontro. Il rischio di una Terza Guerra Mondiale aumenterà in modo potenziale. Una volta annessi i quattro territori, ogni missile occidentale che li colpisce verrà considerato una dichiarazione di guerra, con tutte le conseguenze che questo comporta. E mi chiedo se l’Occidente accetterà il rischio di un conflitto mondiale, continuando l’attuale massiccia fornitura di armi a Kiev, ovvero se accetterà di ridimensionarla».
La mobilitazione non è dall’opinione pubblica russa. In questi giorni assistiamo a proteste a Mosca e altrove.
«Non c’è protesta diffusa, nulla che sia neppure lontanamente paragonabile a quelle del 2012 su Piazza Balotnaya. I numeri sono bassissimi, massimo a doppia cifra. La vera protesta è quella di chi se ne va, perché non vuole andare sotto le armi. E qui parliamo di diverse migliaia di persone. Ma questo non è una minaccia per il sistema. Certo, non c’è dubbio che il popolo vorrebbe continuare una vita normale».
Ci sono ancora spazi di negoziato? Cosa vuole Putin?
«Putin è pronto ad accettare negoziati anche domani, alle condizioni della Russia. Ma io credo che gli scenari possibili siano due. Il primo è che andiamo a una trattativa con gli USA e la Nato, ma senza l’Ucraina, subito dopo l’annuncio di Mosca che i quattro territori sono russi. Il secondo è molto peggiore. La Russia continua la mobilitazione, che non cambierà la situazione sul terreno in una notte. Ci vorranno tre o quattro mesi perché le nuove truppe siano pienamente operative al fronte. Verosimilmente, alla fine di quest’anno o all’’inizio del prossimo la Russia lancerà la sua controffensiva. A quel punto tutto dipenderà dalla disponibilità dell’Occidente a negoziare, dallo stato di esaustione delle parti, da come l’Ucraina sopravviverà nei prossimi mesi con un’infrastruttura economica e civile distrutta, da come l’Europa sopravviverà all’inverno, dall’effetto cumulativo delle sanzioni sulla Russia. Solo allora potremo valutare la situazione».
Cosa si aspetta il Cremlino dalle elezioni italiane di domenica?
«È abbastanza chiaro che la coalizione di centro-destra vincerà. Ma non ci aspettiamo che l’Italia cambi immediatamente la sua posizione attuale sull’Ucraina, le armi e le sanzioni. C’è un “deep State” anche in Italia, una burocrazia della politica estera che lo impedirà. Neppure Trump riuscì a cambiare la politica estera americana. Vedremo l’accordo di governo. Meloni sembra più “falco” verso Mosca, Salvini e Berlusconi sono più “colombe”. Penso che i cambi eventuali saranno nei dettagli, ma non nei fondamentali».
Lei ha sempre sostenuto che la Russia non è isolata nel mondo. Ma nelle ultime settimane, anche alleati tradizionali come la Cina e l’India hanno apertamente criticato la guerra e bacchettato Putin. Qualcosa sta cambiando.
«Non è isolamento. C’è una pressione politica di Cina e India affinché la Russia metta fine alla guerra, ma non al prezzo della sua sconfitta. Xi Jinping lo vuole perché più a lungo la guerra continua, più grande sarà la pressione americana sulla Cina. Allo stesso tempo né Cina né India hanno alcun interesse in una sconfitta russa, che per loro sarebbe un disastro politico. Credo invece che lo stato attuale dei rapporti sino-russi sia una prova di sostenibilità e stabilità: a dispetto del fatto che la Cina non voleva questa guerra e la vorrebbe chiusa presto, le relazioni crescono e sono intense sul piano economico, politico e strategico»
Papa Francesco a “Economy of Francesco”: “Superare anche la crisi della famiglia”

Incontrando i giovani di Economy of Francesco, Papa Francesco chiede una economia sostenibile e profetica, che ascolti il grido della terra. Ma che superi anche la crisi della famiglia, andando oltre l’insostenibilità delle relazioni
CITTÀ DEL VATICANO , 24 settembre, 2022 / 11:30 AM (ACI Stampa).-
A tre anni dalla sua convocazione, Papa Francesco incontra finalmente i giovani di Economy of Francesco, e dà loro il mandato di una economia profetica, sostenibile, innovativa, che ascolti il grido della terra e che affronti le insostenibilità economiche, sociali e relazionali del mondo. Denuncia Papa Francesco: “La famiglia, in alcune regioni del mondo, soffre una grave crisi, e con essa l’accoglienza e la custodia della vita”. Un vuoto che non si può superare con il consumismo, che crea invece “una carestia della felicità” e fa l’esempio dell’inverno demografico in cui “i Paesi stanno morendo gradualmente perché non fanno figli”. Ma si deve riprendere “la creatività”.
Il Papa nota che “il consumismo attuale cerca di riempire il vuoto dei rapporti umani con merci sempre più sofisticate – le solitudini sono un grande affare nel nostro tempo! –, ma così genera una carestia di felicità”.
E cita l’inverno demografico, ma anche “la schiavitù della donna che non può essere madre perché appena resta incinta la buttano fuori dal lavoro“.
Papa Francesco infine denuncia una “insostenibilità spirituale” che c’è nel capitalismo. Per il Papa, “il primo capitale di ogni società è quello spirituale, perché è quello che ci dà le ragioni per alzarci ogni giorno e andare al lavoro, e genera quella gioia di vivere necessaria anche all’economia”. Ma il nostro mondo “sta consumando velocemente questa forma essenziale di capitale accumulata nei secoli dalle religioni, dalle tradizioni sapienziali, dalla pietà popolare. E così soprattutto i giovani soffrono per questa mancanza di senso: spesso di fronte al dolore e alle incertezze della vita si ritrovano con un’anima impoverita di risorse spirituali per elaborare sofferenze, frustrazioni, delusioni e lutti”.
I giovani sono fragili perché hanno “carenza di capitale spirituale”, che è un “capitale invisibile ma più reale dei capitali finanziari e tecnologici”. Sì, afferma il Papa, “la tecnica può fare molto”, perché dice cosa e come fare, ma non dice “il perché”, e così “le nostre azioni diventano sterili e non riempiono la vita, e nemmeno la vita economica”.
Papa Francesco chiede di “impegnarsi a mettere al centro ai poveri”, perché “senza la stima, la cura, l’amore per i poveri, per ogni persona povera, per ogni persona fragile e vulnerabile, dal concepito nel grembo materno alla persona malata e con disabilità, all’anziano in difficoltà, non c’è ‘Economia di Francesco’.”
Il Papa dice che “un’economia di Francesco non può limitarsi a lavorare per o con i poveri”, perché “sino a quando il nostro sistema produrrà scarti e noi opereremo secondo questo sistema, saremo complici di un’economia che uccide”.
Per Papa Francesco, più che quello che riusciamo a fare, la risposta sta “nell’aprire cammini nuovi perché gli stessi poveri possano diventare protagonisti del cambiamento”. Il Papa nota che “la prima economia di mercato è nata nel Duecento a contatto quotidiano con i frati francescani, che erano amici di quei primi mercanti”, facendo una economia che “creava ricchezza, ma non disprezzava la povertà”, mentre il capitalismo di oggi vuole “aiutare i poveri, ma non li stima”.
Sottolinea Papa Francesco: “Noi non dobbiamo amare la miseria, anzi dobbiamo combatterla, anzitutto creando lavoro, lavoro degno. Ma il Vangelo ci dice che senza stimare i poveri non si combatte nessuna miseria”.
Il Papa invita allora ad abitare i paradossi evangelici, lasciando tre indicazioni: guardare il mondo con gli occhi dei più poveri, “dalla prospettiva delle vittime e degli scartati”; non dimenticarsi dei lavoratori, perché “senza lavoro degno e ben remunerato i giovani non diventano veramente adulti, le diseguaglianze aumentano. A volte si può sopravvivere senza lavoro, ma non si vive bene”; e la “incarnazione”, perché “nei momenti cruciali della storia, chi ha saputo lasciare una buona impronta lo ha fatto perché ha tradotto gli ideali, i desideri, i valori in opere concrete. Oltre a scrivere e fare congressi, questi uomini e donne hanno dato vita a scuole e università, a banche, a sindacati, a cooperative, a istituzioni”.
Conclude l Papa: “Il mondo dell’economia lo cambierete se insieme al cuore e alla testa userete anche le mani. Le idee sono necessarie, ci attraggono molto soprattutto da giovani, ma possono trasformarsi in trappole se non diventano ‘carne’, cioè concretezza, impegno quotidiano”.
Papa Francesco sa che le opere sono “meno luminose” delle grandi idee”, ma sottolinea ancora una volta che “la realtà è superiore all’idea”.
E conclude con una preghiera, prima di firmare la dichiarazione finale di Economy of Francesco, che chiede una “economia di pace e non di guerra”, la non proliferazione delle armi, ma anche un lavoro degno per tutti e dove la finanza “è amica e alleata dell’economia”.
PADRE LIVIO AL TELEFONO CON MARIJA PER IL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE – 25 Settembre 2022
Di Padre Livio Fanzaga
il 25 Settembre 2022
in COMMENTO AI MESSAGGI DELLA REGINA DELLA PACE