Un giornalista esterno amico di RM Argentina è venuto a farci visita in sede a Roma il giorno prima di partire con il volo papale. Avevo consegnato lui una radiolina chiedendogli se riusciva a consegnarla al Santo Padre e fare una foto al Papa durante il volo papale. E ce l’ha fatta!
〽️Per trasmettere ogni istante e ovunque il Vangelo che produce la Vera Vita.〽️Papa Leone richiama tutti alla gioia e all’urgenza dell’evangelizzazione. C’è lo ricorda spesso, in più occasioni. E questo e’ il nostro compito : evangelizzare, annunciare la gioia e la bellezza del Vangelo. Avere il coraggio di rimettere Gesù Cristo al centro della nostra vita
Ancora abbiamo qualcosa di bellissimo da annunciare: il Signore Gesù e il suo Vangelo. È un compito che da sempre ci affascina, ci coinvolge, ci stimola, ci dà gioia e coraggio.
È ‘ una grande grazia l’essere sempre più consapevoli di possedere questo immenso dono, che è Gesù Cristo e la sua Parola. Su questo noi mettiamo tutta la nostra vita.
Siamo nel cuore del mese di Novembre: innumerevoli uomini e donne hanno testimoniato la bellezza e la gioia del Vangelo attraverso il servizio ai più deboli,ai più fragili. Lo hanno fatto nel nome di Gesù e del Vangelo.
Non era solo filantropia o prendersi cura di qualcuno. E’ l’essere così innamorati di Gesù Cristo, della sua Parola, del suo stile di vita e del suo modo di agire che porta tanti uomini e donne, a donare la vita al Signore e poi ai fratelli.
Tutti possiamo essere missionari.
Pensiamo ai germogli che sono nati in questi anni: tutto è partito dalla nostra amata Italia : terra mariana terra di santi
Quali frutti sono nati ?
Quante conversioni quante proposte di vita al servizio della Chiesa.
Grazie davvero a tutti coloro che hanno accolto questo invito dello Spirito.
Radio Maria e’ una grazia che il Signore ci ha donato nel nome di Maria Santissima,sua e nostra Madre, regina della pace.
Tante sono le fatiche e le difficoltà soprattutto oggi : servire in questo tempo così buio.
Ma non siamo soli, non siete soli E’ un cammino che si fa insieme e ognuno è chiamato a fare la propria parte: tutti.
Tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo.
Sapremo darci entusiasmo fiducia aiuto gli uni gli altri?
Solo camminando insieme potremo portare avanti questo dono immenso che è Radio Mariauna voce cristiana in italia e nel mondo.
Per questo ci affidiamo totalmente a Maria Santissima, nostra Madre .
E riceveremo la Corona della gioia: la ricompensa celeste per aver condiviso il Vangelo e aver guidato altri a Cristo, nostro Salvatore per mezzo di Maria Santissima. Rappresenta la gioia eterna di vedere in Paradiso le persone che si è contribuito a salvare e a introdurre nella fede attraverso la testimonianza e la predicazione del Vangelo. La corona della gioia e’ legata all’apostolato e a chi guida altri alla fede (Tessalonicesi 2:19) Quindi la corona della gioia (o dell’esultanza) è una delle cinque corone menzionate nel Nuovo Testamento, strettamente legata all’apostolato, all’evangelizzazione e alla guida spirituale dei credenti.
Questa corona rappresenta la ricompensa celeste per aver condiviso il Vangelo e aver guidato altri a Cristo. La “gioia” non è un oggetto materiale, ma le persone stesse che saranno in Paradiso grazie a quel ministero. La corona della vittoria simboleggia la vittoria spirituale di aver strappato anime alle tenebre. È l’unica corona che non si concentra sul cammino personale del credente (come la temperanza o il martirio), ma sull’impatto eterno che si ha avuti sulla vita degli altri.
Poi ci sarà la “corona dell’apostolato” che fa storicamente riferimento al concetto di preghiera incessante per l’evangelizzazione e per le intenzioni della Chiesa,la santificazione del mondo, la pace e il sostegno alle missioni della Chiesa. Rinnovare le promesse battesimali e della Cresima per impegnarsi a essere testimoni di fede nelle opere, è l’apostolato attivo.
Paolo è prigioniero a Roma, in attesa di un processo, maturo in età, provato dalle peripezie subite nei suoi viaggi missionari, al punto da sentire la morte vicina. Incoraggia il giovane discepolo Timoteo a perseverare nel compito di predicatore dell’Evangelo. Paolo usa immagini tratte dalle grandi passioni degli uomini del tempo, i giochi sportivi e la gloria militare. Ma l’impegno che egli condivide con Timoteo non ha nulla a che vedere con le passioni terrene: è l’impresa della vita cristiana e dell’annuncio del Vangelo ad una comunità, quella di Timoteo, che pare disinteressata al messaggio della salvezza per mezzo di Gesù Cristo, attratta piuttosto da dottrine che Paolo definisce “favole secondo le proprie voglie”.
La corona di giustizia sarà donata dal Signore per aver trasmesso il Vangelo che produce la vera vita. Infatti corona di giustizia equivale a corona della vita eterna donata da Cristo, il giudice giusto, alla comunità fedele (Apocalisse 2, 10).
Se ora la Chiesa si trova dinanzi a doveri immani e a molteplici cure: azione in favore della pace; opere di carità e di soccorso ai sofferenti; lavoro missionario; riconducimento degli increduli alla fede, dei fratelli separati alla unità della Chiesa, della civiltà odierna alla onestà del costume cristiano: come potrebbe essa sperare di portar a termine così formidabile impresa senza una falange dì oranti e di penitenti, le suppliche e i sacrifici dei quali ogni giorno salgono a Dio? -Pio XII-
La CORONA DEL DISCEPOLO
La Corona del Discepolo è una preghiera che procura le numerose grazie:
Essa richiama la parabola del figliol prodigo perché è un invito a ritornare al Padre e ad accogliere il suo perdono.
Essa ci interpella, invitandoci a vivere ogni giorno la grazia ricevuta nei sacramenti che, come fonti di vita nuova, hanno un valore inestimabile per il nostro cammino di fede.
Questa preghiera ci unisce al Padre celeste in maniera molto speciale, perché l’anima cristiana che la prega si unisce al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore immacolato di Maria, in comunione con tutta la Chiesa, Corpo mistico di Cristo.
Essa ha un grande potere di intercessione presso Dio per portare unità e pace nelle famiglie e nelle comunità, nel donare fortezza nelle tribolazioni, nel difendere dalle insidie del maligno e nel liberare dall’angoscia e dall’ansia.
COME PREGARE
Credo:
Io credo in Dio, Padre onnipotente creatore del cielo e della terra, e in Gesù Cristo, suo unico figlio, nostro Signore; il quale fu concepito di Spirito santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto, discese agli inferi, il terzo giorno risuscitò da morte, salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.
Padre nostro
Ave Maria
Gloria al Padre
Si ripeta 11 volte:
Cuore Santo di Padre, mio Creatore, accoglimi. Ritorno a Te rinnovando le mie promesse battesimali: rinuncio per sempre a satana e mi consegno interamente a Gesù Cristo mio Salvatore.
Abbi pietà di me!
Si ripeta 11 volte:
Cuore immacolato di Maria, madre mia, accoglimi. Ritorno a te rinnovando le mie promesse della Confermazione: voglio essere testimone della mia fede nelle parole e nelle opere. Abbi pietà di me!
Si ripeta 11 volte:
sacro Cuore di Gesù, mio fratello e sposo, accoglimi. Ritorno a Te rinnovando la mia consacrazione a ogni Comunione eucaristica: voglio essere associato alla tua missione salvifica. Abbi pietà di me! #natale #radiomaria #italia #mariatona
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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
I dati di cronaca hanno superato ogni linea rossa. A chi lo va a trovare il ministro della Difesa la mette giù senza sfumature: «La guerra ibrida è il virus che ci riservano questi anni. La chiamo virus perché non si vede ma è pericolosa, infida e difficile da combattere. Anzi, il problema è che le democrazie, finora, non l’hanno realmente contrastata: l’hanno soprattutto subita. Ci siamo limitati a difenderci, a reagire agli attacchi, ma non basta. Perché se lasci a un avversario la possibilità di continuare ad attaccarti, senza riuscire a contrastarlo, prima o poi finirà per farti male».
È un’analisi che contiene una denuncia, che invita non solo il sistema italiano, ma anche la Ue, non solo a contenere gli attacchi ma a fare di più per rispondere, sia che gli hacker siano eterodiretti o meno. Per la prima volta Meloni è stata chiara: «Basta con le polemiche sul bilancio della Difesa, le spese in questo settore proteggono tutti e tutti i settori, anche gli ospedali e il loro funzionamento». E se questa è una verità banale, per la quale all’Università Bocconi è stato dedicato un programma di formazione denominato Shield (equazione: senza un’adeguata Difesa tutto il sistema Paese fa passi indietro), al ministero smentiscono le cifre denunciate da alcuni media.
Il paradosso è che la Difesa si difende dalle critiche quando i dati dimostrano che semmai la denuncia dovrebbe essere inversa. A differenza di altri Stati non ci stiamo difendendo a dovere: siamo passati dall’1,5% di spese in rapporto al Pil sino al 2,1%, al di sotto da ciò che ci chiede la Nato, lontani dai programmi che gli ultimi governi hanno sottoscritto, compreso quello di Giuseppe Conte, cifre che descrivono un aumento solo contabile, facendo rientrare nei parametri Nato i contributi pensionistici dei militari.
Eppure il dibattito registra una sorta di cherry picking di dati senza aderenza con la realtà: che il bilancio sia arrivato a 40 miliardi, spiega la Difesa, non c’entra nulla con la spesa in armamenti, si tratta di una contabilità integrata con il perimetro Nato, in cui vengono calcolati anche i costi delle missioni internazionali di peace keeping, mentre il bilancio in senso stretto si ferma a poco più di 36 miliardi, di cui una grande quota serve a pagare gli stipendi e le spese ordinarie di mantenimento delle Forze armate e la quota residua per investimenti non è solo per armi, ma anche per la guerra ibrida. Sulla scrivania di Crosetto c’è un lungo elenco di spese in «ricerca, innovazione, spazio, cyber, tecnologie digitali, infrastrutture, comunicazioni, sistemi di comando e controllo e capacità a impiego duale». Risorse che non servono a sparare, ma a difendersi da chi ci spara sul web.
Gli esperti la mettono giù così. La saturazione della difesa aerea è una tecnica che consiste nel lanciare un numero elevato di vettori offensivi, simultaneamente, con l’obiettivo di superare la capacità di rilevamento dei sistemi avversari. L’ha usata l’Iran su Israele, quando lanciò centinaia di droni contemporaneamente. «Il principio non è quello di distruggere le difese avversarie ma di metterle sotto pressione, costringendole a impiegare capacità operative superiori a quelle disponibili», spiegano nel governo.
Anche vettori dallo scarso valore economico (droni non armati) possono contribuire a questo risultato, se il loro numero è alto. Lo stesso principio — rivelano fonti dell’intelligence interpellate dal Corriere — può essere applicato alla proliferazione degli allarmi bomba sugli aerei. E se le segnalazioni si rivelano infondate (sempre), la loro moltiplicazione produce effetti concreti e costosi: impegna risorse investigative e operative. Paghiamo un costo anche se gli allarmi sono falsi.
In sintesi, si crea un doppio rischio strategico: saturazione operativa (le autorità sono sovraccaricate) ed erosione della capacità di risposta (difficoltà nel distinguere le minacce reali dalle grida «al lupo, al lupo!»). «Quello che non capisce chi dice che “non siamo in guerra” è che qualcuno è eccome in guerra (ibrida, cioè economica) con noi», viene aggiunto. «Non è necessario colpire un sistema per comprometterne il funzionamento: basta costringerlo a reagire continuamente». Una guerra ibrida quotidiana che ha un costo crescente.
di Rinaldo Frignani-Corriere della Sera – 6 Novembre 2026
Gli 007, insieme con Digos, polizia postale e Agenzia per la cybersicurezza nazionale lavorano per individuare chi minaccia il nostro Paese. Un’ondata di attacchi senza precedenti per terrorizzare l’opinione
Un’escalation di cyber attacchi e falsi allarmi bomba nell’arco di pochi giorni. Uno scenario senza precedenti che per la prima volta con questa intensità coinvolge l’Italia oltre che mezza Europa. E il sospetto — più volte sottolineato dal ministro della Difesa Guido Crosetto e dal capo di Stato maggiore dell’Esercito Carmine Masiello — è che si tratti di azioni da guerra ibrida e cognitiva per destabilizzare e impaurire l’opinione pubblica alla vigilia delle elezioni del prossimo anno. Gli 007, la Digos, la polizia postale e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale sono impegnate in una gigantesca caccia agli hacker. Anche perché le minacce si susseguono e puntano sempre più in alto: sanità, trasporti, forniture idriche ed elettriche. Ma anche al sistema bancario e assicurativo, come ha sottolineato ieri in Senato il direttore dell’Acn Andrea Quacivi parlando di «minaccia cibernetica sempre più articolata e complessa, che può produrre effetti sull’affidabilità dei servizi, sulla fiducia dei cittadini e più in generale sulla stabilità del sistema Paese».
L’allerta sanitaria La maggiore preoccupazione riguarda gli attacchi a settori strategici per l’assistenza della popolazione, primo fra tutti quello sanitario. Le misure di sicurezza sono state rafforzate in tutta Italia dopo che in Francia gli hacker sono riusciti a colpire le celle frigorifere in cui vengono conservate le scorte di sangue donato, compromettendo i sistemi di monitoraggio e controllo in tre sedi. L’Etablissement francais du sang (l’ente francese per il sangue) ha assicurato che non è stato perduto alcun prodotto ematico. Ma il pericolo che le azioni abbiano successo non è scongiurato. Del resto negli anni scorsi la sanità italiana è stata presa di mira più volte dagli incursori informatici, fra gli episodi più gravi il ricatto milionario alla Regione Lazio che durante il Covid provocò il blocco delle prenotazioni dei vaccini.
La catena del freddo
L’infiltrazione nei sistemi informatici della grande distribuzione alimentare con modifiche a distanza della catena del freddo nelle celle frigorifere per causare il maggior danno economico possibile ha messo in ginocchio numerose aziende in molti Paesi europei e anche in Italia si sono registrati casi da Nord a Sud con la perdita di tonnellate di prodotti. In Liguria, Veneto, Abruzzo, Sicilia, Molise, Friuli-Venezia Giulia e anche a Roma e provincia. Gli hacker filorussi dei gruppi NoName057(16) e Z-Pentest hanno rivendicato le azioni — anche se non ci sono conferme ufficiali che siano stati proprio loro — annunciando altri raid «ai sistemi di approvvigionamento idrico, alle centrali elettriche, agli impianti industriali» oltre che «ai siti di stoccaggio degli alimenti».
Trasporti nel mirino Attacchi di tipo ddos, con la saturazione e quindi il blocco dei sistemi informatici provocati da milioni di richieste d’accesso da pc zombie sparsi per il mondo, hanno preso di mira i trasporti pubblici e privati. Per gli esperti quello appena passato è stato un ottobre nero. In Italia i Noname – o presunti tali – hanno colpito la logistica, bloccando quindi ordini, spedizioni e consegne, e anche società partner del ministero dei Trasporti. Presa di mira anche la Farnesina. I danni sono stati mitigati grazie alle contromisure adottate. Ma rimangono i timori che nel mirino finiscano asset operativi con conseguenze, ad esempio, per la circolazione ferroviaria o autostradale. Per non parlare di quella aerea, sotto pressione proprio in questi giorni con le false segnalazioni di bombe a bordo arrivate per mail, in Italia, ai dipendenti di Aeroporti di Roma che hanno costretto all’atterraggio d’emergenza una decina di velivoli.
Gli acquedotti e le scuole Ma lunedì scorso un’altra mail ha fatto scattare l’allarme in 280 istituti scolastici italiani, molti dei quali evacuati, per l’annunciata — e falsa — presenza di ordigni esplosivi. In questo caso è stato «bucato» il sistema informatico di una delle scuole e gli hacker, presunti terroristi islamici, hanno poi ottenuto la mailing list con gli indirizzi di tutte le altre. È stata rafforzata la vigilanza dei sistemi che gestiscono gli acquedotti, grandi e piccoli, interessati a ottobre da una maxi esercitazione sull’impronta di quella negli Usa del mese precedente. Obiettivo: scongiurare l’alterazione a distanza i parametri chimici dell’acqua.
Le contromisure L’Agenzia per la cybersicurezza ha diramato un’allerta chiedendo di segnalare immediatamente qualsiasi attacco o incidente alle autorità di polizia, rinforzare le protezioni degli accessi ai sistemi informatici (con autenticazione a due fattori anche per i canali social e per le mail, con password forti e cambiate di frequente, insieme con l’aggiornamento costante dei sistemi operativi) e la «segregazione», ovvero la separazione, di quelli strategici rispetto a quelli aziendali.