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Papa Leone rientra in Vaticano dopo le dimissioni dal Gemelli. Per i medici «è idoneo» e «non ci sono motivi clinici per non fare il viaggio in America Latina»

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Papa Leone rientra in Vaticano dopo le dimissioni dal Gemelli. Per i medici «è idoneo» e «non ci sono motivi clinici per non fare il viaggio in America Latina»

di Ester Palma e Gianguido Vecchi –  Corriere  della Sera -17 Ottobre 206 

Domani il Pontefice tornerà a recitare l’Angelus in piazza San Pietro, l’uscita dall’ospedale alle 15,30: ha salutato la folla di fedeli (e giornalisti) che lo aspettava fuori dal policlinico

Ad appena quattro giorni dal ricovero per l’intervento al polmone destro, papa Leone è stato dimesso dal  policlinico Agostino Gemelli. Accolto dalla folla è uscito a piedi, accompagnato dai medici, salutando i fedeli e
soffermandosi con alcuni di loro prima di salire in macchina. La scorta con le sue auto ha appena lasciato il polo ospedaliero in direzione del Vaticano.

Papa Leone XIV lascia il policlinico Gemelli dopo l’operazione: prima di andar via benedice una giovane malata ucraina

Per i medici del Gemelli «In considerazione degli esami del sangue, del controllo radiologico del torace eseguiti questa mattina e valutato il quadro clinico il Santo Padre è stato giudicato idoneo alla dimissione». Lo scrivono il dottor Luigi Carbone e il professor Stefano Margaritora, che hanno in cura Loene XIV al Gemelli: il Papa è stato dimesso oggi, nel primo pomeriggio, per tornare a casa, domattina reciterà l’Angelus da piazza San Pietro, come una settimana fa, quando diede al mondo intero l’annuncio della sua malattia, che poi si è rivelata un «adenocarcinoma polmonare».

«Non serviranno presidi sanitari nell’appartamento»

La famiglia pontificia, ovvero i segretari e le suore che assistono il Papa ogni giorno che l’hanno seguito anche nei giorni del ricovero al Gemelli, hanno preparato il rientro nell’appartamento papale. Ma Leone, prima di lasciare il Gemelli ha deciso di celebrare la messa alle 12 una messa nell‘improvvisata cappella ricavata in una stanza attigua alla sua al decimo piano del policlinico, come ha fatto nei giorni scorsi. Per il rientro, veloce, non più di un quarto d’ora in auto, l’auto del Pontefice e quelle del suo seguito sono state scortate dalla polizia italiana. Dalla Santa sede fanno sapere che «non sono necessari particolari presidi medici nell’appartamento del Palazzo apostolico», ovvero respiratori o girelli, e che «non ci saranno conferenze o punti stampa al Gemelli da parte dei medici».  

Il messaggio di Mattarella: «Auguri per una serena convalescenza»

Il presidente della Repubblica Mattarella ha inviato al Papa un messaggio di felicitazioni: «Le rinnovo a nome dell’intera Italia e mio personale il più caloroso augurio di una serena convalescenza per un Suo pronto e completo ristabilimento». E ha aggiunto: «Nell’apprendere la notizia delle Sue dimissioni dal Gemelli, mi unisco nuovamente alle vaste testimonianze di vicinanza e affetto che Le sono state rivolte da semplici cittadini e leader politici di numerosi Paesi. Espressioni di grande solidarietà nei confronti della Santità Vostra e diffuse manifestazioni di buoni auspici per la Sua salute hanno accomunato moltitudini di persone da ogni luogo del mondo, e certamente, con particolare sensibilità, tutte le comunità cattoliche che, grate per le cure del personale medico-sanitario che La assiste, trovano altresì rassicurazione nell’esortazione agostiniana a conservare sempre la fiducia, anche nella guarigione dalle malattie, nel superamento delle difficoltà».

L’uscita di Papa Leone dall’ospedale Gemelli dopo l’operazione | La diretta video da Roma

La rettrice della Cattolica: «Averlo qui un privilegio»

Anche la Rettrice Elena Beccalli, «a nome dell’intera famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore»,  ha rivolto gli auguri al Santo Padre: «Averlo accolto e assistito al Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha rappresentato per tutti noi una grande responsabilità e un privilegio, vissuti con dedizione e profonda partecipazione. Ai medici, al personale sanitario e a tutti i professionisti che si sono presi cura di Lui, a iniziare dal professor Stefano Margaritora, va la nostra sincera gratitudine. Nel momento del suo rientro in Vaticano, lo accompagniamo con la preghiera e con l’affetto di tutta la nostra comunità. Il suo magistero è una guida preziosa per il nostro agire quotidiano nella formazione, nella ricerca e nella cura, per il bene di ogni persona e della complessiva società».

Confermato il viaggio in Sud America

E, in una intervista rilasciata a Vatican News, il chirurgo Stefano Margaritora che, martedì 13 ottobre, ha operato Prevost ha spiegato che, dal punto di vista medico, il Pontefice può sostenere la lunga trasferta in America Latina prevista dal 6 al 17 novembre: «Direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto».

PAPA LEONE DIMESSO OGGI

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Domani il Pontefice tornerà a recitare l’Angelus in pubblico, l’uscita dall’ospedale prevista per il primo pomeriggio

Per i medici del Gemelli «In considerazione degli esami del sangue, del controllo radiologico del torace eseguiti questa mattina e valutato il quadro clinico il Santo Padre è stato giudicato idoneo alla dimissione». Lo scrivono il dott Luigi Carbone e il professor Stefano Margaritora, che hanno in cura Leone XIV al Gemelli: il Papa sarà dimesso oggi, nel primo pomeriggio, per tornare a casa, domattina reciterà l’Angelus dal Vaticano.

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Cari amici,

Ringraziamo Dio per la bella notizia. Possiamo ben pensare che la Madonna abbia guarito il Santo Padre. Il suo pellegrinaggio a Lourdes è stata una premonizione. Potrà riprendere presto la missione di fede e di pace nel mondo intero.

Preghiamo perché tutto questo si realizzi.

Vostro Padre Livio

Beato Contardo Ferrini

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Titolo: Laico

Nascita: 4 aprile 1859, Milano

Morte: 17 ottobre 1902, Suna, Novara

Ricorrenza: 17 ottobre

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Beatificazione: 27 aprile 1947, Roma, papa Pio XII

Fa parte di:Santi del Piemonte, Santi della Lombardia

È un nuovo purissimo fiore della Chiesa, e una nuova gloria della nostra patria. In un tempo in cui trionfava il materialismo e l’anticlericalismo massonico, in un mondo che opponeva ostacoli quasi insormontabili all’attività di un’anima sinceramente religiosa, la vita modesta ed illibata del B. Contardo Ferrini, studente e professore di Università, cittadino esemplare e cristiano fervoroso, ha del magnanimo, dell’eroico.

Nacque a Milano il 4 aprile 1859 dal prof. Rinaldo Ferrini e da Luigia Bucellati, ambedue di profonda pietà.

La sera stessa fu battezzato e gli venne imposto il nome di Contardo, comune nella sua famiglia. Fin da piccolo dimostrò grande vivacità e prontezza d’ingegno. Grande fu il suo amore allo studio. A 6 anni cominciò a frequentare le scuole dell’Istituto Boselli, che raccoglieva i figli delle migliori famiglie milanesi.

A 13 anni, premesso un corso di esercizi spirituali, potè fare con gran gioia e trasporto la sua prima Comunione. In questo suo primo incontro con Gesù, Contardo si consacrò tutto a Dio e la sua condotta si conservò illibata fino alla morte. Compiuti i. primi studi, passò al Collegio Borromeo di Pavia. Quello fu per lui il crogiuolo dove la sua virtù, provata e tentata da mille insidie, si irrobustì ed ingigantì: l’essere uscito illeso da quell’ambiente ha veramente dell’eroico.

Conseguita brillantemente la laurea di diritto e vinta una borsa di studio per un anno di perfezionamento all’estero, partì per Berlino, che allora aveva il primato in tali studi. Là, in una capitale protestante, trovò una chiesa cattolica, dove assieme ad altri buoni giovani adempiva i suoi doveri religiosi: Messa, Comunione, meditazione, visita al SS. Sacramento e Rosario ogni giorno.

Ritornato in patria, a 24 anni, fu nominato professore all’ateneo di Pavia. Insegnò poi successivamente nelle università di Messina, Modena, e di nuovo di Pavia : era stimato il più grande romanista italiano vivente. A lui spetta la gloria di aver riconquistato all’Italia il primato negli studi giuridici, da qualche tempo passato alla Germania.

Tra le lingue morte, oltre il latino, conosceva l’ebraico, il greco, il sanscrito e il siro: e in queste lingue amava leggere la Sacra Scrittura.

Nonostante tanta scienza, il Ferrini era umile e semplice come un bambino.

Non fu egli un uomo, come si dice, di azione; aveva bensì un carattere franco e leale, ma non l’entusiasmo che trascina; i suoi studi medesimi lo portavano ad una vita interiore, calma e raccolta.

Il suo apostolato continuo e caratteristico fu quello dell’amabilità. Insegnava così al mondo quanto sia soave la vita, anche in mezzo alle croci, per colui che possiede Iddio. Fu custode gelosissimo del suo giglio che portò intemerato fino alla morte.

Ai piedi delle Alpi, su cui era solito salire per ritemprare il corpo e lo spirito, nella Villa di Suna, il 17 ottobre 1902 un tifo violento lo trascinava al sepolcro a soli 43 anni. Pio XI nel 1931 ne riconosceva le virtù eroiche e Pio XII il 27 aprile 1947 lo proclamava Beato, elevandolo all’onore degli altari.

PRATICA. Professiamo senza rossore la nostra fede.

Pensieri sui Vangeli Festivi: XXIX Settimana del Tempo Ordinario – di Padre Livio

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Telefonata tra Putin e papa Leone. Il Pontefice: «Serve una tregua per aiuti umanitari, grave la situazione a Oleshky». Lo Zar: «È responsabilità di Kiev»

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di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 16 Ottobre 2026

Telefonata tra il presidente russo Vladimir Putin e papa Leone XIV, che si trova ricoverato al Gemelli dopo l’operazione che ha consentito la rimozione di un tumore al polmone destro

Putin e papa Leone

Vladimir Putin ha chiamato papa Leone in ospedale. La chiamata è arrivata nel pomeriggio di oggi, venerdì 16 ottobre. Il pontefice ha chiesto al leader di Mosca una «tregua per consentire gli aiuti umanitari» e ha ricordato in particolare la gravissima situazione della città di Oleshky. 

La richiesta del Papa sulla città martire di Oleshky

«Nella giornata odierna, il Santo Padre Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con il signor Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa», si legge nel bollettino della Santa Sede: «Nel corso della conversazione, il Santo Padre ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile. Il Santo Padre ha infine ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace».

La risposta di Putin al Papa

Putin – secondo quanto riportato dall’agenzia russa Interfax – avrebbe spiegato al Papa che «la responsabilità per la difficile situazione umanitaria» nella città è «del regime di Kiev», e avrebbe assicurato sostegno per «l’intenzione del Vaticano di aiutare a creare condizioni per assicurare la sicurezza della popolazione della città e organizzare le forniture vitali». Putin e il Papa hanno quindi «convenuto di interagire a questo riguardo».

La precedente telefonata tra Putin e papa Leone

È la seconda volta che il Papa americano e il presidente russo si parlano. Si erano sentiti al telefono già l’anno scorso, il 4 giugno, poco meno di un mese dopo l’elezione di Prevost, ed era stato un primo, importante passo avanti, visto che Francesco aveva parlato l’ultima volta con Putin il 17 dicembre 2021, nel giorno del suo compleanno, e dall’invasione russa dell’Ucraina e l’inizio della guerra, il 24 febbraio 2022, tutti i tentativi di Bergoglio di contattare direttamente il presidente russo erano stati inutili.

Subito dopo il conclave, Putin aveva mandato un messaggio di congratulazioni al nuovo Papa. Dopo la prima telefonata, il Cremlino aveva fatto sapere che «entrambe le parti hanno espresso l’intenzione di proseguire i contatti». Putin aveva espresso «apprezzamento» per la disponibilità del Papa ad aiutare a risolvere la «crisi» ucraina e «confermato l’interesse a raggiungere la pace attraverso mezzi politici e diplomatici», accusando peraltro Kiev di «scommettere» invece sulla «escalation». La Santa Sede aveva precisato che «il Papa ha fatto un appello affinché la Russia faccia un gesto che favorisca la pace».

La diplomazia del Vaticano in azione

In tutto questo, la diplomazia vaticana si muove su due piani. Il primo, più immediato, è quello umanitario: gli scambi di prigionieri, il ritorno a casa dei civili e dei bambini. Da ultimo, a fine settembre, Il cardinale Matteo Zuppi ha concluso un viaggio di tre giorni a Mosca, la terza missione come inviato del Papa dopo quelle che gli aveva affidato Francesco del 2023 e del 2024. Ed è stato significativo che il cardinale abbia potuto visitare un campo di detenzione e incontrare prigionieri di guerra ucraini. Su «richiesta del Vaticano», il Cremlino ha dato per la prima volta via libera: «Ho potuto parlare personalmente con alcuni prigionieri per verificarne le condizioni e portare loro il sostegno, la vicinanza e l’accompagnamento di Papa Leone, nella speranza che presto possano tornare nelle loro case», raccontava Zuppi. È stato durante questo viaggio che il cardinale ha parlato con la commissaria russa per i diritti umani, Yana Lantratova, del caso di Oleshky, al centro della telefonata tra Putin e il Papa. Oleshky è una cittadina della regione ucraina di Kherson occupata dalle forze russe e assediata da quelle di Kiev: i rifornimenti di cibo e medicinali sono bloccati, secondo i russi gli abitanti sono stati «presi in ostaggio di Kiev», per gli ucraini sono i russi a farlo. Zuppi ha chiesto un corridoio umanitario: «Sono state esaminate le soluzioni possibili per limitare le conseguenze terribili sulla popolazione e aiutare il più possibile a metterla in condizioni di sicurezza».

Favorire gli accordi umanitari può «svelenire il clima», si ripete in Vaticano, e preparare il terreno alla pace. L’azione più strettamente diplomatica prosegue in parallelo alla missione umanitaria di Zuppi. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati e quindi «ministro degli Esteri» del Papa, è volato a Mosca a fine agosto per incontrare il suo omologo russo Sergei Lavrov, e in quell’occasione lo ha detto senza perifrasi: «La posizione della Santa Sede è chiara: il conflitto non può essere risolto con mezzi militari. Questa guerra deve finire. Quindi è essenziale creare le condizioni per un processo politico e diplomatico. È urgente e necessario terminare le ostilità e pianificare le relazioni future per non rimanere prigionieri dei torti del passato». Gallagher ha parlato di un dialogo «franco e costruttivo», Lavrov ha ringraziato per la «posizione equilibrata sulla situazione in Ucraina».

Leone XIV, del resto, ne aveva parlato ai giornalisti all’inizio di giugno, nel volo verso Madrid: «Sono preoccupato per l’Ucraina. Ogni volta la situazione peggiora. Sono già quattro anni e mezzo. Occorre trovare una soluzione, promuovere i negoziati che almeno si stavano facendo, spingere per arrivare a una conclusione della violenza e della guerra. Troppe vite stanno morendo».

L’offerta di ospitare colloqui di pace in Vaticano

Prevost chiede una pace «giusta e duratura» ed è disposto, come il predecessore, ad ospitare colloqui tra le parti in Vaticano. È già avvenuto, nella storia recente: quando il presidente americano Barack Obama e quello cubano Raúl Castro annunciarono il superamento dell’embargo, il 17 dicembre 2014, saltò fuori che le delegazioni dei due Paesi si erano incontrate in segreto tra la Mura vaticane. La Santa Sede è pronta a fare la sua parte e soprattutto, se avversa come «irrazionale» la corsa al riarmo, ritiene che il Vecchio Continente possa e debba avere un ruolo nella costruzione diplomatica della pace. Leone XIV si è presentato al mondo invocando «la pace disarmata e disarmante del Cristo risorto» e ha chiarito più volte la sua linea: «La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi. I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo! La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere».

Visita alla sede di Erba dei Presidenti e Direttori di due nuove sedi di Radio Maria in Asia: India (Andhra Pradesh) e Sri Lanka

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Nuova sede di Radio Maria Andhra Pradesh (India)

RADIOGIORNALE – 16/10/2026

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LE RIVELAZIONE DELLA VEGGENTE MIRIANA SUL PRIMO SEGRETO

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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.

L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.

Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.

“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”

e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.

La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.

Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.

Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:

”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.

Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere

Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:

“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.

“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“

Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:

“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.

Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:

“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.

Fonte: Medjugorje Italia

(blogdipadrelivio.it)

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In queste parole trovi svelato il mistero del mondo e della vita.

“Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,

che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo,

per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,

predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo,

secondo il beneplacito della sua volontà.

E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto;

nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue,

la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia.

Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi

con ogni sapienza e intelligenza,

poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà,

secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito

per realizzarlo nella pienezza dei tempi:

il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose,

quelle del cielo come quelle della terra.

( Efesini. 1, 3-10)

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