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Beata Vergine Maria Addolorata

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autore: Giovanni Battista Salvi anno: XVII sec titolo: Mater dolorosa luogo: Pinacoteca Comunale di Cesena

Nome: Beata Vergine Maria Addolorata

Titolo: Il cuore affranto di Maria

Ricorrenza: 15 settembre

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Ogni sguardo dato a Lei da Gesù, ogni accento di quel labbro soave, mentre sollevava Maria sulle ali dell’amore materno, la precipitava nell’investigabile abisso del più acerbo dolore. Se la Vergine si compiaceva nel contemplare quel volto leggiadro, tosto la conturbava il desolante pensiero che un giorno quel volto sarebbe stato sformato dalle percosse e ricoperto dal gelido sudore della morte; se ne mirava la fronte divina, su cui si divideva la bionda capigliatura, Maria soffriva pensando all’orribile serto da cui sarebbe stata un giorno incoronata.

Questi sentimenti dolorosi si tramutarono in realtà, quando giunse per Maria il momento solenne di assistere alla divina passione. Tutto quello che Ella sofferse sin qui, altro non fu che la preparazione del martirio che l’attendeva sull’erta fatale del Golgota. Quando Gesù morì, la terra tremò, si spaccarono le pietre, cominciarono ad addensarsi le tenebre sul creato; a queste manifestazioni della natura indignata, la folla dei curiosi, colta da panico, si diradò. L’invitta Madre allora si accostò ancor più alla croce per unire il proprio martirio a quello del Salvatore.



L’addoloratissima Madre accolse più tardi sulle sue ginocchia le spoglie dell’adorato Figliuolo.

Questo fu il prezzo che la Madonna dovette pagare per la rigenerazione dell’umanità e meritarsi la sublime dignità di Madre universale. Tale infatti fu proclamata Maria nel modo più solenne al cospetto del cielo e della terra dalla voce di un Dio agonizzante

PRATICA. Consideriamo quanto siamo costati a Maria SS., e non rinnoviamole i dolori con nuovi peccati.

PREGHIERA O Dio, nella cui passione, secondo la profezia di Simeone, la spada del dolore trapassò l’anima dolcissima della gloriosa Vergine Maria, concedi benigno, che come ne celebriamo i dolori, così otteniamo i frutti abbondanti della tua passione.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria della beata Maria Vergine Addolorata, che, ai piedi della croce di Gesù, fu associata intimamente e fedelmente alla passione salvifica del Figlio e si presentò come la nuova Eva, perché, come la disobbedienza della prima donna portò alla morte, così la sua mirabile obbedienza porti alla vita.

I sette dolori di Maria

PRIMO DOLORE: La rivelazione di Simeone
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

SECONDO DOLORE: La fuga in Egitto
Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto.

TERZO DOLORE: Lo smarrimento di Gesù nel Tempio
Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».

QUARTO DOLORE: L’incontro con Gesù sulla via del Calvario


Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore. (Lm 1, 12). «Gesù vide sua Madre lì presente»

QUINTO DOLORE: La crocifissione e la morte di Gesù.
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla Croce; vi era scritto “Gesù il Nazareno, il re del Giudei” (Lc 23,33; Gv 19,19). E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!” E, chinato il capo, spirò.

SESTO DOLORE: La deposizione di Gesù tra le braccia di Maria
Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto.

SETTIMO DOLORE: La sepoltura di Gesù e la solitudine di Maria
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Magdàla. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

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LE RIVELAZIONE DELLA VEGGENTE MIRIANA SUL PRIMO SEGRETO

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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.

L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.

Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.

“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”

e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.

La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.

Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.

Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:

”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.

Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere

Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:

“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.

“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“

Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:

“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.

Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:

“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.

Fonte: Medjugorje Italia

(blogdipadrelivio.it)

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La nuova geopolitica

L’Ucraina è una finestra sul futuro? Logistica e piani di guerra con l’AI, fecondazione in vitro post-mortem: così da Kiev si «vede» il XXI secolo

di Federico Fubini -Corriere della Sera – 14 Settembre 2026

La guerra sta accelerando lo sviluppo di droni, missili e intelligenza artificiale. Ma mentre la tecnologia corre, il Paese combatte anche una drammatica crisi demografica, sperimentando nuove soluzioni per garantire la sopravvivenza

L’Ucraina è il Paese delle contraddizioni. Arrivi a Kiev in una serata di tarda estate e due enormi colonne di fumo si levano dalla città, perché i droni russi con i motori jet stanno cercando di eliminare sistematicamente le stazioni di benzina, una dopo l’altra. Lo hanno fatto all’est per centinaia di chilometri, da qualche giorno hanno iniziato a farlo nella capitale. Ma i marciapiedi davanti ai caffè traboccano di giovanissimi, vestiti con gusto, pieni di gioia di vivere, stare insieme, divertirsi.

Anche nella tecnologia l’Ucraina è il Paese delle contraddizioni. Fuori dalle grandi città, non è difficile intravedere scorci di un paesaggio sovietico: i carri dei contadini trainati dai cavalli, i mercati di strada nelle città minori dove le donne con un fazzoletto in testa espongono le merci su una coperta stesa per terra. Non fatevi ingannare da questo volto del Paese. L’Ucraina sembra non ancora pienamente moderna e per molti aspetti non lo è, persino nelle sue forme di corruzione smaccata. Corruzione d’altri tempi: i wc dorati e le teste che continuano a rotolare per le inchieste su uomini sempre più vicini a Volodymyr Zelensky. Eppure, si riparte da Kiev con un’altra domanda: quella su cui ci siamo appena affacciati è una finestra sul futuro?

Le conseguenze economiche della tecnologia

Molto probabilmente, lo è. In primo luogo, perché le tecnologie che l’Ucraina continua a sperimentare hanno cambiato per sempre la guerra, dunque i rapporti geopolitici, il prezzo degli idrocarburi poi, a cascata, la gerarchia delle fonti di energia e con essa quella dei produttori industriali e delle economie del pianeta. 

Senza la rivoluzione tecnologica ucraina, l’Iran non avrebbe potuto tenere testa agli Stati Uniti nello stretto di Hormuz e gli Houthi non avrebbero potuto minacciare l’export saudita di greggio attraverso il Mar Rosso, fino a forzare la chiusura dell’oleodotto che aggirava in buona parte il blocco sullo Stretto. 

Stamattina, molto probabilmente, il prezzo del greggio salirà di nuovo. Solo nelle ultime settimane Indonesia e Filippine, oltre il 5% del genere umano, hanno rivisto i loro piani e abbandonato del tutto il gas a favore delle rinnovabili: meno export e meno potere per il Golfo persico, per gli Stati Uniti, per la Russia; più potere all’industria eolica e solare cinese.

La rivoluzione della Difesa

Tutto questo perché, per resistere, l’Ucraina in questi anni ha sviluppato qualcosa che va oltre i droni. La rivoluzione più profonda riguarda il crollo dei costi delle armi di estrema precisione, teleguidate, che un tempo erano monopolio dei campioni occidentali della difesa: colossi come Lockheed, Rtx (ex Raytheon), Dassault o Leonardo che producevano missili raffinatissimi dai costi esorbitanti. 

Oggi invece gli Houthi con un budget minimo possono chiudere degli stretti strategici o un oleodotto vitale, stravolgendo i costi dell’energia e l’ordine economico internazionale.

Il ciclo di produzione

Tutta questa innovazione continua a divorare se stessa in nome della sopravvivenza (lato ucraino) e della sopraffazione (lato russo). Le generazioni di tecnologia possono diventare obsolete nel giro di tre o quattro mesi, al punto che non è più vero che il progresso si basi sullo scambio nel ciclo di produzione in fabbrica e reazione e correzione continua del prodotto da parte dei militari al fronte. «Questo succedeva nel 2023 e 2024, ma ora quel sistema circolare è vecchio …….Adesso se aspetti i dati dal fronte per capire cosa fare, sei già indietro: devi fare previsioni su cosa servirà e poi semmai correggi». Irina Terekh prevede ormai che la Russia potrebbe trovare le contromisure contro gli attacchi di Kiev alle sue raffinerie; ma mi ha detto che entro l’anno Fire Point avrà pronti missili balistici con un raggio di 855 chilometri, impossibili per i russi da fermare e capaci di raggiungere Mosca e distruggere le sue centrali elettriche; ciò farebbe dell’Ucraina uno di una decina di Paesi al mondo in grado di produrre missili balistici (l’Italia e la Germania non sono fra questi).

Cosa fanno Peter Thiel e Eric Schmidt

Eppure, non è tutto. La rivoluzione va già oltre e avrà presto conseguenze nell’economia civile come nella società, in quelli che in futuro si definiranno i Paesi avanzati: quelli che capiranno e applicheranno le lezioni dalla guerra russo-ucraina. Perché i fronti di guerra in Ucraina sono qualcosa che uno schermo di televisione o dei post sui social media non possono rendere. Il Paese più vasto del mondo sta aggredendo su terra, in aria e sul mare il Paese più vasto d’Europa, lungo una linea di contatto di duemila chilometri e con filiere logistiche e industriali situate in retrovie profonde migliaia di chilometri su entrambi i lati. Il conflitto è già durato più della Prima guerra mondiale, con decine di paesi direttamente coinvolti nelle forniture di uomini o mezzi. Un’idea dell’enormità e complessità di quanto sta accadendo la dà il numero dei morti e feriti russi – un milione e mezzo – superiore ai morti e feriti americani durante la Seconda guerra mondiale. Ogni giorno del conflitto produce centinaia di milioni o miliardi di dati diversi sugli eventi, le tendenze e le dinamiche: sarà in vantaggio chi è capace di usarli per fare estrapolazioni e tirare le conclusioni più efficienti.

Lo spazio alle intelligenze artificiali

Eric Schmidt, l’ex amministratore delegato di Google oggi impegnato a fianco dell’Ucraina, alla Yalta European Strategy Conference ha spiegato che l’intelligenza artificiale (AI) nella guerra non serve più solo ad addestrare un’arma a colpire automaticamente quando vede una locomotiva, un tank o un essere umano. I modelli linguistici dell’AI servono ad analizzare simultaneamente milioni di azioni di un solo giorno e metterle in relazione fra di loro, esprimendone il senso. «Solo così possiamo capire cosa succede, dove bisogna mettere più risorse, dove meno, cosa non funziona e cosa sì. L’AI imparerà sempre di più operando, aumenterà l’efficacia e ridurrà enormemente i tempi per il coordinamento, la logistica, la burocrazia, le decisioni militari». In teoria, dice Eric Schmidt, un umano dovrebbe essere sempre coinvolto in queste ultime. In pratica sia russi che ucraini lasciano ormai spazio alle scelte delle intelligenze artificiali, per vincere a tutti i costi o sopravvivere a tutti i costi.

L’Ai di Palantir e i modelli aperti

Come lavora per l’Ucraina Palantir dà l’idea dell’innovazione dell’ultimo anno. Il gruppo californiano co-fondato da Peter Thiel assembla e analizza in maniera combinata miliardi di dati che arrivano da immagini da satellite, social media, radiofrequenze legate agli spostamenti militari, intercettazioni telefoniche. Ad esempio, il sistema nota un’utenza telefonica legata a una certa unità dell’esercito russo che fa una certa chiamata. L’AI con questo e altri dati può concludere che quell’unità sta lasciando la propria posizione e con altre inferenze capisce quale altra unità la sta per sostituire.

Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale ritrova in migliaia di pagine digitali del ministero della Difesa di Mosca la «dottrina militare» della nuova unità che sta entrando in servizio: il suo modo di muoversi, le sue strutture d’importanza critica, il modo di combattere. In altri termini, la AI di Palantir non si limita a riassumere informazioni. Le mette a confronto da ambiti diversi, ragionando. E con le sue informazioni gli ucraini si preparano al nuovo nemico cercando di anticiparne le mosse o di sfruttarne le vulnerabilità, per esempio colpendo gli snodi logistici mentre si avvicina. Per tutto questo gli ucraini non si fanno scrupoli: usano intelligenze artificiali americane classiche, ma anche “modelli aperti” (cioè gratuiti) cinesi che non li obbligano a spostare i loro segreti militari sulle infrastrutture dei gruppi di Silicon Valley.

Il precedente prussiano del 1871

Per avere un’idea delle implicazioni civili, pensate alla Prussia che attacca la Francia e occupa Parigi nel 1870-71 (sopra, un quadro tedesco dell’epoca). Quella guerra risolse un problema che, su una scala diversa, hanno oggi sia l’Ucraina che la Russia: la conoscenza della situazione e il coordinamento su spazi enormi. La risposta del generale Helmuth Von Moltke fu di servirsi massicciamente, per la prima volta, del telegrafo alimentato con l’elettricità e dei treni sulla base di orari integrati, segnalamento e gestione dei nodi di traffico. Ciò non permise solo alla Prussia di travolgere e umiliare la Francia; cambiò anche l’economia civile in Europa per più di un secolo a venire. Sulla base di quella esperienza le reti telegrafiche civili e commerciali subirono un’espansione esponenziale, gettando le basi tecnologiche per la futura rete telefonica pubblica. E i metodi di gestione logistica rigida e centralizzata vennero adottati dalle reti ferroviarie commerciali, standardizzando i viaggi passeggeri e il trasporto merci attraverso le frontiere.

Gli sviluppi civili

Un secolo e mezzo più tardi, in Ucraina (e in Russia) sta accadendo qualcosa del genere con l’AI. Per questo in quella che sembrava una periferia d’Europa è in corso una trasformazione che non si fermerà. Immaginate una dinamica di tipo prussiano di questo metodo fondato sui modelli “linguistici”, i large language model che non si limitano ad analizzare e riassumere i dati ma li associano, pensano e tirano conclusioni. Immaginate uno sviluppo civile della stessa intelligenza sui fenomeni da milioni di dati: il traffico di Roma o di Milano, il trasporto pubblico urbano, la rete dei pronto soccorso di qualunque città europea, la rete ferroviaria italiana, le gestione di una fabbrica o di un ufficio, la filiera della logistica dalle imprese fino ai porti; la produzione, trasmissione e distribuzione di energia e il suo sistema di formazione dei prezzi per le famiglie e le imprese.

Le nuove possibilità dettate dalla tecnologia

Il potenziale per semplificare, ridurre tempi e costi è immenso. Gli uomini dei prossimi decenni guarderanno a come vivevamo noi all’inizio del secolo come noi guardiamo agli uomini dell’800 che avevano l’elettricità ma non la applicavano ai trasporti, alla produzione, alle comunicazioni. Con l’AI siamo lì. Ed è la guerra in Ucraina la frontiera che sta mostrando le nuove possibilità. Qualcuno le sperimenterà sicuramente prima dell’Italia, come la rete del telegrafo si è strutturata prima in Germania e in Gran Bretagna che da noi. Poi, come il telegrafo e il telefono, penetrerà profondamente anche da noi. La scelta è fra affrontare questo cambiamento, governandolo, o mancare di immaginazione, subendolo. 

Adesso però immaginate un’altra possibilità, anch’essa reale: la Russia vince in qualche misura questa guerra e dopo un po’ il sistema politico ucraino, non formalmente smantellato, va in crisi; all’inizio andrà al potere una figura di leader ambigua, poi Mosca stringerà sempre di più la sua presa. Allora ci sarà anche in Ucraina chi si mette al servizio. E oggi Kiev ha 145 brigate che operano alla frontiera più competitiva della guerra di domani, i grandi Paesi europei ne hanno una decina ciascuna addestrata per il secolo scorso. Fra l’Europa e una Russia con un’Ucraina alleata a sé la sproporzione di forze diventa immensa. Al Cremlino non servirebbe nemmeno attaccare per esercitare influenza sull’Europa, la semplice possibilità di farlo basterebbe.

Anche per questo lì ci stiamo giocando il nostro futuro. Ma per vedere qualcos’altro che assomiglia al futuro sono stato a Klevan, un insediamento rurale di settemila abitanti a una ventina di chilometri da Rivne, nell’Ucraina occidentale. Da queste parti di uomini adulti se ne vedono pochi e quelli che ci sono sono spesso veterani congedati con qualche ferita grave. Sono andato lì per visitare Natalia Gordiychuk. Eccola qui sotto, lei e il figlio piccolo (che Natalia mi ha autorizzato a mostrare in foto).

«Conta se lo senti con il cuore»

Yuri si chiama come suo padre ed è nato un anno dopo la morte di lui. È uno dei primi bambini nati da fecondazione in vitro grazie a un programma del governo ucraino che copre gran parte dei costi delle procedure mediche per le vedove di guerra e le militari o le veterane, che sempre più hanno difficoltà a concepire anche per lo stress fisico e mentale. Oggi le donne sotto le armi sono circa 70 mila, di cui settemila al fronte. Natalia Gordiychuk era incinta quando il marito è caduto nel Donetsk il 21 maggio 2024. Lo choc le ha procurato un aborto spontaneo di un figlio che aveva concepito in modo medicalmente assistito dopo lunghe difficoltà a restare incinta. I medici di Rivne l’hanno incoraggiata a riprovare con il seme congelato, i costi completamente coperti dal nuovo programma pubblico e della clinica. Yury è nato il 20 maggio dell’anno scorso, con la stessa faccia del padre. Ora che ha 15 mesi, ha capito che quell’uomo la cui foto è a casa e al cimitero è suo papà e quando sono sulla sua tomba – dice Natalia – prova ad allungare le mani per prenderlo, toccarlo.

La catastrofe demografica

Natalia gli spiegherà quando sarà in grado di capire. Per adesso si è offerta di parlare alle altre vedove o alle militari che vorrebbero avere un figlio. L’Ucraina vive oggi una catastrofe demografica benché la fertilità di 1,45 figli per donna residente resti ben più alta che in Italia, Germania o Spagna. Ma il numero dei nuovi nati è collassato da oltre mezzo milione nel 2012 a 166 mila l’anno scorso, semplicemente perché le persone sono fuggite. Probabilmente vive ormai all’estero almeno il 20% delle donne in età feconda. La popolazione realmente residente, che era di 52 milioni all’inizio della repubblica indipendente post-sovietica nel 1992, secondo persone bene informate ormai è collassata a 27 milioni di persone. 

Per questo il governo ha iniziato a sussidiare la procreazione medicalmente assistita e, quanto più possibile, le famiglie monoparentali delle vedove di guerra. Paga per il prelievo, il congelamento e lo stoccaggio degli ovociti o dello sperma; spesso le cliniche forniscono i cicli di inseminazione gratis. Natalia ha avuto l’equivalente 19 mila euro alla morte del marito, 19mila euro l’anno e circa 180 euro al mese che finiscono su un conto per il futuro del figlio. Non è un problema solo ucraino, ovviamente. La demografia è un’ombra su tutta l’Europa. In Italia in questo decennio almeno quattro nascite su cento sono da procedure assistite ma, come ho scritto, si concentrano spesso fra chi può pagare o chi può accedere più facilmente alle migliori cliniche del Nord.

 La procreazione medicale, in altri termini, è classista. Intanto la demografia deperisce e l’Ucraina sperimenta, anche qui, tutto l’uso possibile della tecnologia per tutti. «Mi chiamano le vedove, le soldatesse – dice Natalia –. Dubitano, a volte hanno paura. A loro spiego che non conta come nasce un figlio, se in modo naturale o no. Conta se lo senti con il tuo cuore. Io non volevo più vivere, ma ora vivo per lui».

🟢P. LIVIO🟢 SIATE LE MIE MANI DI PACE – Catechesi di P. Livio – Puntata 6

L’Esaltazione della Santa Croce

autore: Lázaro Pardo Lagos anno: 1640/1660 titolo: Esaltazione della Croce luogo: Museo Pedro de Osma, Lima

Titolo: Trofeo della vittoria pasquale

Ricorrenza: 14 settembre

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Festa

Luogo reliquie:Basilica di Santa Croce in Gerusalemme

Fa parte di:Santi del Lazio

La festa dell’Esaltazione della S. Croce si celebrava in memoria delle parole profetiche del Divin Maestro: « Quando sarò innalzato da terra, trarrò tutto a me » e « quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo allora conoscerete chi sono io ». Questa festa, secondo molti autori, era già fissata il 14 settembre e celebrata con gran solennità, prima ancora che l’imperatore Eraclio riportasse il Santo Legno nel luogo da dove Cosroe, quattordici anni prima, lo aveva asportato.

Cosroe II, re dei Persiani, nel 614, approfittando della dissoluzione dell’impero, mosse guerra ai Romani, col futile pretesto di vendicare l’imperatore Maurizio ed i suoi figli, che Foca aveva barbaramente trucidati. La condotta però ch’egli tenne ben presto diede a conoscere che egli non bramava altro che di saziare la sua ambizione e sfogare il suo odio contro i  cristiani. Depredò la Mesopotamia, occupò successivamente le città di Edessa, Cesarea, Damasco e Gerusalemme e dopo aver fatto il solito bottino, abbandonò la Città Santa al saccheggio. Tra i tesori rapiti si trovava quello della Croce del Redentore che S. Elena aveva lasciata come pegno prezioso nella basilica del S. Sepolcro.



Eraclio, successore di Foca, alla vista delle gravi calamità provocate dalla guerra, propose a Cosroe la pace che venne respinta. Eraclio allora con digiuni e preghiere implorò l’aiuto di Dio e radunato l’esercito ingaggiò battaglia campale contro i Persiani che rimasero definitivamente sconfitti presso le rovine di Ninive. Cosroe fuggì ed associò al trono il figliuolo Medarse. Ciò spiacque immensamente al figlio maggiore di Cosroe, Siro, a cui per diritto di primogenitura toccava il regno. Sdegnato dell’affronto, giurò vendetta, e al passaggio del Tigri barbaramente uccise il padre ed il fratello. Eraclio, che come condizione di pace aveva posto la restituzione della Croce, tornò a Gerusalemme, ringraziando la Provvidenza della vittoria riportata.

L’imperatore stesso con vesti imperiali volle portare a spalle la preziosa reliquia alla chiesa di S. Croce sul Calvario, ma una mano invisibile lo arrestò presso la porta che conduceva al colle. Preso da timore, Eraclio si volse al patriarca Zaccaria e questi gli disse: « Guarda, imperatore, che con questi ornamenti di trionfo non imiti la povertà e l’umiltà con cui Gesù Cristo portò il pesante legno nella sua passione ». L’imperatore comprese, e indossato un umile vestimento, riprese la Croce, proseguendo speditamente il cammino. Nella Chiesa, la santa reliquia fu esposta alla pubblica adorazione: la cerimonia fu accompagnata da strepitosi miracoli.

Questa solennità fu poi celebrata ogni anno, premettendo alla festa quattro giorni di preparazione, e numerose turbe accorrevano a Gerusalemme in tale circostanza. Un anno vi si recò anche Maria Egiziaca, che ebbe la grazia della conversione, principio della sua santità.

« Attesa l’importanza religiosa della santa città, scrive il card. Schuster, questa festa si diffuse presto nel mondo cristiano, soprattutto orientale, tanto più che delle particelle della vera Croce fin dal quarto secolo venivano trasportate da Gerusalemme in molte altre chiese di Oriente e d’Occidente; e ci si teneva a riprodurre nelle principali città le cerimonie solenni del culto gerosolimitano verso la S. Croce, il vessillo trionfale della salute cristiana ».



PRATICA. Fermiamoci un istante a considerare í dolori di Gesù sulla Croce, e per amor suo abbracciamo volentieri la nostra croce.

PREGHIERA. O Dio, che in questo giorno ci rallegri colla solennità dell’Esaltazione della S. Croce, fa, te ne preghiamo, che possiamo godere in cielo dei frutti di quella redenzione del cui mistero avemmo conoscenza in terra.

MARTIROLOGIO ROMANO. Festa della esaltazione della Santa Croce, che, il giorno dopo la dedicazione della basilica della Risurrezione eretta sul sepolcro di  Cristo, viene esaltata e onorata come trofeo della sua vittoria pasquale e segno che apparirà in cielo ad annunciare a tutti la seconda venuta del Signore.

titolo L’Esaltazione della Santa Croce
autore Giovan Battista Gaulli anno XVI sec

Reliquia della Santa Croce

A Roma, nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, si conserva una tavoletta di legno detta Titulus Crucis. Secondo la tradizione  cristiana si tratterebbe proprio del cartiglio che era stato posto sulla croce durante la crocifissione di Gesù, con scritto “Gesù Nazareno re dei Giudei” in tre lingue: ebraico, greco e latino. 

Reliquia della Santa Croce

La reliquia fu portata a Roma da Elena, madre dell’imperatore Costantino, e inserita in una cappella del suo palazzo. Venne riscoperta fisicamente nel 1492, murata dietro una pietra dell’arco trionfale della basilica, dentro un astuccio di piombo sigillato.

Essa è collocata oggi nella cappella delle reliquie della basilica, visibile ai pellegrini che visitano il luogo sacro.

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