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🫓🍇Signore,Gesù Eucaristia
Cibo e speranza per coloro che
non trovano più forza da soli.
Resta con me e rafforza la mia fede.
CATECHESI GIOVANILE IN RIMA (2)

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“Un libro unico per la solidità razionale e teologica, per la profondità dell’esperienza spirituale, per decenni di permanenza sul luogo e per i contatti con le persone protagoniste di questo straordinaria mariofania ancora in svolgimento.”
( Lucia di Roma)
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Caro Padre Livio,
sto leggendo il suo libro, Medjugorje perché non ho dubbi, e mi rendo quanto lei abbia ragione quando afferma che i Segreti stanno crescendo nella realtà e ogni giorno sono sempre più visibili e minacciosi.
Solo la Madonna ci può salvare dalla catastrofe che incombe e alla quale sembra che la gente si sia rassegnata.
Caro Padre non si lasci intimidire e faccia sentire la sua voce che invita alla fede, al coraggio e alla speranza.
Grazie per la sua presenza assidua nel nostro cammino quotidiano.
Luigi dalla Brianza
Caro Luigi
Mi vengono in mente le parole di Gesù per il suo tempo, ma che riguardano anche il nostro momento storico:
“Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece perire tutti.”
Beati quelli che, dopo aver risposto alla chiamata della Regina della pace, hanno perseverato e sono pronti a fronteggiare gli eventi con la forza della fede e della preghiera.
Guai a quelli che, dopo un presenza straordinaria della Madonna durata quasi mezzo secolo, non l’hanno neppure presa in considerazione o, peggio ancora, l’hanno osteggiata.
I Segreti sono stati rivelati dalla Madonna fin dai primi tempi. A Natale del 1982 la Veggente Mirjana ha ricevuto dalle mani della Madonna un rotolo di pergamena con scritti in ordine gli eventi dei Segreti, la loro natura, il tempo e il luogo del loro accadimento.
Nel frattempo, sempre nei primi anni, altri due Veggenti (Ivanka e Jakov) hanno ricevuto i Dieci Segreti, mentre altri tre ne hanno ricevuti nove (Marija, Ivan, Vicka) e attendono il decimo.
Col passare del tempo il tema dei Segreti è stato messo in sordina, anche se i Veggenti nel parlano se vengono interpellati. Tuttavia è certo che tutti i Segreti si realizzeranno, come ha affermato la Regina della pace e la loro realtà sta crescendo e si fa visibile nel mondo.
Purtroppo avverrà come ai tempi di Noè …..Sarà un evento come quello della liberazione di Israele dall’Egitto o forse ancora più grande. Prepariamoci a vedere la gloria di Dio e il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
Ave Maria
Padre Livio
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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Fonte: Medjugorje Italia
(blogdipadrelivio.it)
di Redazione Milano- Corriere della Sera – 24 Ottobre 2026
Dopo una settimana di indagini, gli investigatori hanno identificato il giovane amministratore della pagina social che rilanciava proclami e appuntamenti in piazza. Ricercatore e giornalista freelance, di origini marocchine, ha trent’anni

Youssef Siher, dal sito dell’Ispi
Dopo una settimana di indagini serrate, gli investigatori della polizia sono arrivati alla testa del «Movimento 17 ottobre», la pagina social che dopo gli scontri di sabato e domenica scorsi a Milano ha rilanciato raduni e appuntamenti in più piazze d’Italia per oggi, sabato 24 ottobre. Il presunto amministratore del profilo si chiama Youssef Siher ed è un 30enne di origini marocchine vicino ai Giovani palestinesi. È indagato per istigazione a delinquere aggravata.
Il sito dell’Ispi, l’istituto per gli studi di politica internazionale, presenta così Youssef Siher in una pagina dedicata al suo profilo: «È Research Trainee presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi. I suoi interessi di ricerca si concentrano sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sul rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano». E ancora: «Durante i suoi studi ha analizzato i legami tra le ideologie politiche islamiche del XX secolo e le prime esperienze politiche dell’Islam e, nella sua tesi magistrale, ha svolto uno studio approfondito sui movimenti islamici in Marocco e i loro rapporti con il potere monarchico. È bilingue, essendo madrelingua arabo e italiano, e parla fluentemente inglese e spagnolo».
Gli inquirenti l’hanno rintracciato nella mattina di sabato a casa di una amica a Milano ed è stato accompagnato in questura. Nell’appartamento è in corso una perquisizione della polizia. La sua posizione è ora al vaglio. Dalle prime anticipazioni del Tg1, il 30enne sarebbe anche un giornalista freelance collaboratore di una testata online.
Le pubblicazioni sui social del «Movimento 17 ottobre» si sono fermate al pomeriggio di venerdì, quando la pagina aveva comunicato attraverso un post che «le piazze annunciate erano annullate», ma che non si sarebbe rinunciato a scendere in strada. Per aggiungere: «Alle 14.30 in punto, in ogni città, comunicheremo tre concentramenti». Sabato, qualche ora prima dell’appuntamento indicato, «il blitz» della polizia.
di Mara Rodella- Corriere della Sera- 24 Ottobre 2026
Trentenne di origini marocchine, vive nella periferia di Milano con la moglie e ha collaborato con Il Fatto Quotidiano come giornalista freelance. All’alba perquisita la casa dei genitori a Mazzano
Vanta un curriculum accademico di alto livello: studi di geopolitica, un dottorato di ricerca e un’attività di analista politico. Ma anche un lavoro da giornalista freelance, che lo ha portato a collaborare anche con il Fatto Quotidiano. Questo il profilo del trentenne di origini marocchine, ma cittadino italiano, quindi di seconda generazione, individuato dalla Polizia come presunta mente della pagina Instagram «Movimento 17 ottobre», che ha promosso le manifestazioni in diverse città del Nord Italia.
Di origini marocchine, appunto, il giovane, formalmente residente in provincia di Brescia, ma da tempo di casa nella periferia di Milano – dove lavora – insieme alla moglie, è stato portato in Questura a Milano per
essere interrogato.
Nella mattinata di sabato 24 ottobre gli agenti della Digos di Brescia hanno
perquisito un’abitazione tra Mazzano – dove abitano i genitori – e Gavardo, dove vive ancora la sua famiglia. Nel corso dell’attività sarebbe stato trovato
materiale informativo ritenuto di interesse investigativo: sequestrati computer, device, materiale informatico (e non). L’ipotesi di reato contestata è quella di istigazione al terrorismo.
di Paolo Di Stefano-Corriere della Sera – 24 Ottobre 2026
A differenza di altri termini giovanili «storici», come paninaro o tamarro, la definizione non è chiara nemmeno tra i linguisti: a volte si riferisce a ragazzi «cafoni» ma innocui, altri a criminali veri (stranieri e italiani), spesso armati di coltello
Che cos’è il maranza non è chiaro neanche ai linguisti. La prima attestazione del termine invariabile, usato come sostantivo e come aggettivo, risale al 1988 e si deve a Jovanotti, che in una canzone intitolata «Il capo della banda» (album «La mia moto») recitava: «Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente di matti, di maranza e di malati di mente fissati con la moto e coi vestiti americani facciamo tutto ora o al massimo domani». Andrebbe poi segnalato, a conferma delle origini musicali del vocabolo, che l’anno dopo, 1989, un locale milanese, il Magia Music Meeting, organizzando un Contro-Festival di Sanremo, propose ai suoi clienti di eleggere un «premio carciofo d’oro» destinato alla cantante peggio vestita e un «premio maranza» per il divo più cafone (ne diede notizia il Corriere della Sera il 24 febbraio). Del resto, proprio in questi giorni, in una passeggiata notturna per Milano, Mario Luzzatto Fegiz elencava tra i neologismi da discoteca anche il «maranza».
Al di là del cognome (lombardo) e del toponimo (frazione di Rio di Pusteria), l’etimologia è incerta ma non troppo: secondo l’Accademia della Crusca, il termine va fatto risalire al meridionale «maranza» (melanzana) con sovrapposizione possibile di voci come «marakesch» o «marocco» (meridionale nel gergo giovanile). Sul colore scuro della melanzana è lecito ipotizzare una connotazione razzista, benché «maranza» in siciliano possa significare anche arancia.
Fatto sta che, a differenza di altri termini «storici» del linguaggio giovanile (paninaro, tamarro, coatto, truzzo ecc.), il maranza non è facilmente definibile o comunque ha vissuto uno sviluppo non uniforme da quando, nell’estate 2022, vari raduni di giovani prima a Riccione e poi a Peschiera del Garda e a Desenzano hanno portato all’attenzione dei telegiornali il «fenomeno maranza», con tanto di polizia e carabinieri schierati per evitare le risse e le aggressioni minacciate via social.
Sviluppo non uniforme, si diceva, se è vero che il termine, negli ultimi anni diffuso principalmente attraverso TikTok, occupa un ampio ventaglio che va dall’immagine caricaturale e un po’ ridicola (ma innocua) del cafone al piccolo criminale fornito di coltellino, italiano e non solo di origine nordafricana come spesso si crede e si fa credere. Il «maranza» era identificato, attorno al 2009, come il magrebino delinquente e/o spacciatore del quartiere Corvetto di Milano. Sul pregiudizio «etnico» è intervenuta qualche giorno fa in Parlamento la deputata Pd ravennate di provenienza marocchina Ouidad Bakkali dichiarandosi ironicamente «l’unica maranza nella stanza» con rima involontaria.
Si tratta comunque di giovani o giovanissimi tamarri di periferia (per lo più maschi) che ostentano atteggiamenti «da strada», con tratti da bulli, linguaggio volgare spesso introdotto da «bro» o «fra» e simili, in genere amanti della trap e inconfondibili per il look, abiti griffati di solito contraffatti, dalle scarpe alla cintura finto Vuitton, jeans a vita bassissima, mutande in vista eccetera. Una popolazione che vediamo ovunque quotidianamente, sugli autobus e in metropolitana, e che fino a ieri più che mettere paura faceva sorridere. Il rilancio del vocabolo, fuori dal gergo musicale d’origine, è comunque degli ultimissimi anni, tant’è vero che «maranza» spesso non è registrato nei dizionari più recenti del gergo giovanile. Tra i portali che lo segnalano c’è «Urban Dictionary», che intravede nel «maranza» il giovane dai capelli rasati e dai tatuaggi stravaganti che «gioca a fare il criminale o il rapper», proviene da famiglia benestante, «disturba in pubblico e fa molta fatica a conquistare una ragazza». Niente di più.
di Rinaldo Frignani- Corriere della Sera – 24 Ottobre 2926
Maxi-operazione della Digos. Il ministro Piantedosi: c’era sicuramente un coordinamento fra i protagonisti delle scorribande

Il colpo di scena è arrivato nel primo pomeriggio di ieri: a sorpresa il Movimento 17 ottobre, che catalizza la protesta anti-governo degli ultimi giorni, ha annunciato su Instagram di aver annullato tutte le convocazioni nelle piazze di otto città dove aveva organizzato presidi per oggi. E ha rilanciato: «Alle 14.30 in punto, in ogni città, comunicheremo tre concentramenti. Tre punti distinti per città, resi noti solo mezz’ora prima. Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto».
Se la tensione era già alta in previsione di quello che potrebbe accadere questo fine settimana dopo la guerriglia dei «maranza» a Milano e in altre città del Nord, adesso chi punta a unirsi, se non a cavalcare, l’onda violenta e incontrollata lancia una sfida senza precedenti. «Alle 15.30 — affermano ancora dal “M1710” — comunicheremo la piazza finale, la piazza è nostra. Non ci hanno fermato con le leggi, non ci fermeranno con i blindati».
L’attenzione è massima e non solo in quelle otto città (Bologna, Milano, Torino, Roma, Firenze, Padova, Bari e Genova), ma anche in altri centri. Solo in due, a Roma e Torino, sono in programma cortei per i quali è stato dato un preavviso (tutti e due contro la guerra e il riarmo, nella Capitale anche contro la Nato, nel capoluogo piemontese fra gli organizzatori c’è Askatasuna), mentre altrove si temono soprattutto gli assembramenti di giovani nelle vie dello shopping e nei luoghi di aggregazione: la molla potrebbe scattare all’improvviso, anche solo con un tam tam social.
I controlli preventivi
A uno scenario preoccupante ha risposto ieri la polizia con una serie di perquisizioni e sequestri di armi e altro materiale effettuati dalla Digos nei confronti di un centinaio di persone, metà delle quali minorenni, coinvolte negli scontri e negli atti di vandalismo e saccheggio di sabato scorso a Milano. Gli agenti sono intervenuti in diciotto città (Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese e Verona) acquisendo smartphone e computer, insieme con armi da soft air e da taglio, coltelli, manganelli telescopici, tirapugni, mazze, sfollagente, aste di alluminio, una balestra, taniche di plastica piene di benzina, indumenti per il travisamento (passamontagna e scaldacollo).
Sono stati trovati anche alcuni capi d’abbigliamento rubati durante le irruzioni nelle attività commerciali. Allo stesso tempo ieri gli investigatori hanno proseguito gli accertamenti nei confronti di chi oggi potrebbe guidare nelle piazze eventuali gruppi di violenti.
Il ministro
Operazioni preventive fondamentali per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Si è cominciato ad aprire, a squarciare il velo o più veli su questo fenomeno», sottolinea da Treviso. E su ipotetici «cattivi maestri» aggiunge: «Questo poi si vedrà, lo dirà pure l’autorità giudiziaria in qualche modo. C’era sicuramente un coordinamento tra i protagonisti di queste scorribande. Che sia una cosa che parte solo dal basso o che magari ci sia qualcuno che lo ordinava. Oppure più reti di dimensione nazionale».
Ma è il capo della polizia Vittorio Pisani, in un intervento su Sky Tg24, a cercare di calmare gli animi: «Non siamo la controparte dei manifestanti, non siamo la controparte dei cittadini. Anzi, siamo coloro che devono garantire l’esercizio delle libertà e dei diritti fondamentali», precisa.
Le misure di sicurezza
Per oggi Prefetture e Questure hanno messo a punto piani operativi per il presidio del territorio. Ci sono città dove il rischio che accada qualcosa viene ritenuto più alto. A Milano, ad esempio, dopo le scene di violenza di sette giorni fa, si teme una replica e per questo motivo sono stati mobilitati anche i 500 militari del 186° Reggimento Folgore che potranno anche avere compiti di ordine pubblico, in quanto addestrati a questo scopo negli scenari di missione all’estero, con i Lince da utilizzare come i blindati di polizia e carabinieri. Un’ipotesi tuttavia, perché gli ultimi a decidere sono i vertici della Questura.
Saranno comunque migliaia gli operatori delle forze dell’ordine in strada oggi, con l’appoggio di elicotteri e droni per controllare gli spostamenti di gruppi di persone sospette. All’elenco degli eventi da monitorare anche il presidio nazionale di sindacati e associazioni davanti al Cpr di Castel Volturno, nel Casertano. Ma è soprattutto sui social e sulle piattaforme di messaggistica che si gioca la partita della prevenzione, specialmente quella in tempo reale. Che oggi potrebbe rivelarsi strategica per intercettare i movimenti dei violenti. Ecco perché non si esclude che questi ultimi possano utilizzare sistemi di comunicazione bitchat, ovvero senza il bisogno di reti cellulari.
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