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OTTOBRE si avvicina : e’ TEMPO di MISSIONE con MARIA STELLA DELL’EVANGELIZZAZIONE

Un Mese Missionario,pieno di preghiera, animazione e solidarietà per sostenere Radio Maria in special modo quelle più povere nel
mondo. QUI ABBIAMO DUE RICHIESTE DALL’AFRICA: REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO a BUKAVU dove abbiamo un semplice studio mobile ma hanno bisogno di uno studio fisso .
E l’altro paese e’ il KENIA: Murang’a anche qui Radio Maria trasmette con uno studio mobile ma necessita di uno studio fisso.
PERCHÉ AIUTARLE?
La Repubblica Democratica del Congo è duramente colpita dalle violenze nell’est del Paese. Subisce attacchi da parte di gruppi armati
come le milizie ADF (affiliate allo Stato Islamico), responsabili di stragi nei villaggi e nei luoghi di culto, e si batte costantemente per la
protezione dei civili, la pace e i diritti umani.
RADIO MARIA è richiestissima ma per ora siamo riusciti a realizzaresolo un studio mobile che crea e trasmette ponti di preghiera nelle varie
comunità di Bukavu che è una regione in guerra.
Radio Maria lì è davvero un mezzo di pace e di speranza cristiana: hanno necessità di una Radio Maria con studio fisso.
Identica è la situazione in KENYA a Murang’a

Per capire ancora più profondamente abbiam raccolto testimonianze di ascoltatori raggiunti dal segnale di Radio Maria Bukavu.
Questi due settori distano cinque
ore di cammino a piedi; l’area è montuosa
e non vi sono strade percorribili con veico-
li. Un sacerdote visita queste zone una volta
all’anno per amministrare alcuni sacramenti.
Dall’attivazione del trasmettitore di Cho-
muhini, avvenuta intorno al 2013, i cristiani
di questi due settori sono stati accompagna-
ti dal segnale di Radio Maria Bukavu. Alle
6:00 del mattino si riuniscono in una picco-
la chiesa di paglia, collegano un ricevitore
radio a un altoparlante e seguono la Messa
trasmessa via radio.
Alcuni fedeli protestanti si uniscono a loro
per ascoltare l’omelia del sacerdote. Lo stes-
so insegnamento viene poi condiviso in una
chiesa protestante dopo la Messa cattolica
ascoltata alla radio. Durante le trasmissioni
in diretta poi rivolgono preghiere pensieri
e messaggi di ringraziamento per il bene di Radio Maria .
Immagina cosa possiamo fare quando ci uniamo e agiamo tutti insieme
Ogni donazione conta. Ogni condivisione conta. solo insieme, possiamo realizzare questo.
Non dimenticare questa questa richiesta missionaria
Regina di Radio Maria,stella dell’evangelizzazione
benedici tutti noi !

SE ANCHE TU VUOI DARE UNA MANO MISSIONARIA inseriamo qui i modi:
CONTO CORRENTE POSTALE – N. 14 5 22221
Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 –
22036 Erba (CO)
VAGLIA POSTALE
Indirizzato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 –
22036 Erba (CO)
BONIFICO BANCARIO
Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 –
22036 Erba (CO)
Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano
IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574
Per versamenti dall’estero Codice BIC: BCITITMM
GRAZIE PERCHÉ COL TUO AIUTO RADIO MARIA RIESCE A COMPIERE LA SUA MISSIONE
#radiomaria #evangelizzazione #mariatona
#reginadellapace #vangelo
⭐️〽️I pellegrini accorsi alla grotta di Massabielle,dopo che il Papa si e’ allontanato, baciano l’inginocchiatoio sul quale Leone XIV si e’ genuflesso 🙏#papa #lourdes
“…la Madonna a Medjugorje appare come la Donna descritta nell’Apocalisse:….”

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+ Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Fonte: Medjugorje Italia
(blogdipadrelivio.it)

Il Papa parla come la Regina della Pace
Carissimo Padre Livio, sono certo si sarà accorto anche Lei di quanto accaduto oggi 27 settembre in quel di Lourdes! Al termine della celebrazione eucaristica presso il Santuario, prima di recitare la preghiera dell’Angelus, il Santo Padre Leone ha pronunciato le seguenti parole:
“Prima di recitare la preghiera dell’Angelus vorrei rivolgere un appello che sento forte nell’animo trovandomi in questo luogo. Qui l’Immacolata si è mostrata a santa Bernadette con la corona del Rosario e ha come guidato la sua preghiera.
Per questo oggi invito tutti i fedeli e tutte le comunità cristiane a pregare il santo Rosario, durante il prossimo mese di ottobre, con la particolare intenzione che cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto.
Accompagniamo la preghiera con atti concreti di penitenza e di misericordia e con l’impegno di favorire sempre il dialogo e la riconciliazione>>.
Quanta assonanza con il testo del messaggio della Regina della Pace del 25 settembre scorso:
“Cari figli!
Questo tempo sia per voi tempo di preghiera per la pace.
“Vi invito a rinnovare nelle vostre famiglie la preghiera del rosario per le mie intenzioni, affinché io possa moltiplicare le vostre preghiere ed intercedere per voi davanti all’Altissimo perché esaudisca le vostre preghiere e vi doni la pace”.
Evviva Maria! Evviva il Papa!
Marco
Caro Marco,
non ho dubbi che i Messaggi della Regina della pace siano ascoltati dal suo “Figlio prediletto”. Non è la prima volta che accade dall’inizio delle apparizioni di Medjugorje.
Questa concordanza rafforza la nostra fede e la nostra determinazione a ottenere, con la preghiera e la penitenza, l’inestimabile dono della pace, in questo momento drammatico per il futuro del mondo.
“Cari figli, rivestitevi dell’armatura contro Satana e vincetelo con il Rosario in mano. Grazie per aver risposto alla mia chiamata” ( 8 Agosto 1985)
Sono parole che ci devono accompagnare giorno per giorno fino al trionfo del Suo Cuore Immacolato.
Ave Maria
Padre Livio
Numerosi i casi di possessione presentati al convegno dell’Associazione esorcisti: le parole del cardinale Reina, il ricordo di don Amorth e la preoccupazione per le pratiche occulte seguite dai giovani
Avvenire 27 settembre 2026
Si è concluso venerdì, a Sacrofano (Roma), il 15esimo convegno nazionale italiano dell’Aie /SICILIANI
La giovane Clara ha impiegato due anni e mezzo per ottenere la liberazione dal maligno. Sedute spiritiche e pratiche occulte avevano condizionato non poche esperienze della sua esistenza in Sicilia. Lei, fieramente atea, soffriva nell’animo. Ma le tribolazioni di Clara (il nome è di fantasia) investivano pure il corpo. Si distingueva per una profonda aggressività nelle sue relazioni con gli altri e per un continuo odio di sé, culminante in pensieri suicidiari. La liberazione definitiva della donna avvenne nel giorno della memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina. Il “caso”, presentato da fra Benigno Palilla, esorcista dell’arcidiocesi di Palermo, è stato esposto al 15esimo convegno italiano dell’Associazione internazionale esorcisti (Aie), alla Casa “Fraterna Domus” di Sacrofano (Roma), al quale hanno partecipato circa 120 fra sacerdoti e ausiliari. Dopo la liberazione, ha affermato fra Benigno, il cuore di Clara «fu avvolto da una grande pace interiore nel dono della vita a Dio. Felicità a tal punto traboccante che tutto le apparve rinnovato dal ritrovato amore per la vita». Ma, ha avvertito il religioso, la condizione di questa donna è «frequente nelle giovani generazioni».
Differente la vicenda di Emanuela, vittima di abusi familiari. Tornata da un viaggio in Africa, accusava forti dolori fisici che si acuivano stranamente durante la celebrazione delle Messe. Don Angelo Barra, esorcista ad actum dell’arcidiocesi di Salerno, notò che la sola lettura dei passi del capitolo 16 degli Atti degli Apostoli, manifestò in Emanuela «un’azione straordinaria scatenando in lei un terremoto interiore. Le benedizioni, come il sostegno orante di due comunità cattoliche in Africa – ha quindi raccontato don Angelo -, determinarono la liberazione della giovane, facendo emergere che la stessa era stata vittima di una consacrazione rituale da parte di una setta nel luogo in cui si era recata».
Non meno inquietante la storia di Antonella, una donna sudamericana letteralmente «offerta dai parenti agli spiriti», secondo consuetudini nient’affatto in disuso in certi contesti latino-americani. Trasferitasi in Italia, Antonella decise di abbandonare il culto spiritico. «Subito si verificarono in lei un crollo economico, il fallimento personale e pesanti vessazioni fisiche – ha dichiarato il sacerdote che l’ha seguita, padre Michele Tenzon, già esorcista della diocesi di Ventimiglia-San Remo -. La sua “consacrazione” veniva rinnovata su di una pietra conservata in un tempio sudamericano». Quella stessa pietra, dall’altra parte dell’oceano, venne poi spezzata nel corso degli esorcismi e dopo il comando rivolto dal sacerdote. «Si è trattato di un percorso autentico di vita cristiana – le parole di padre Tenzon -: la costante formazione esorcistica e il coinvolgimento orante della Madonna, sono di grande importanza e giovamento nella corretta prassi esorcistica».
Tutte esperienze reali, gesti e vissuti quotidiani con cui fanno i conti, oltre che le vittime, questi sacerdoti dalla missione singolare, chiamati pur con tutte le debolezze e gli affanni umani, a servire la Chiesa nella riservatezza, aiutando chi soffre (e le richieste sono numerosissime) a ritrovare libertà, dignità, speranza e appartenenza alla comunità cristiana. Come ha fatto don Aleardo Pisani, esorcista della diocesi di Verona, che ha rievocato le esperienze missionarie in Brasile e in Angola, quando venne in contatto con superstizioni locali e ritualità tribali, prima di servire le Chiese di Verona e Ferrara-Comacchio dove ha sperimentato «il pericoloso influsso delle pratiche occulte sulle nuove generazioni».
Gli intervenuti al convegno Aie di Sacrofano /Ufficio stampa Aie
Delle varie esperienze pastorali si è discusso a Sacrofano, dove i lavori sono stati aperti dal presidente dell’Aie, monsignor Karel Orlita, dal vicepresidente padre Francesco Bamonte, e da padre Piermario Burgo, coordinatore della segreteria di lingua italiana dell’Aie: «La Chiesa anche così manifesta la sua carità verso i tribolati a causa del demonio», ha osservato quest’ultimo. Nell’omelia della Messa della prima giornata, il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la Diocesi di Roma, ha parlato dell’esorcistato come di un ministero che avvolge sia la vita del sacerdote sia l’esistenza di chi è tribolato dal maligno: «Per questo il prete esorcista si fa verso i sofferenti strumento della misericordia di Dio liberante che lui stesso ha ricevuto e sperimentato».
A dieci anni dalla morte di don Gabriele Amorth, fondatore dell’Aie ed esorcista della diocesi di Roma, in molti lo hanno ricordato: tra gli altri, padre Bamonte, don Aldo Buonaiuto, che è tra i successori di Amorth nella Capitale, oltre che responsabile del Servizio AntiSette della Comunità Papa Giovanni XXIII, e don Marcello Lanza, esorcista di Acerra. Tutti ne hanno voluto richiamare «la preziosa eredità. Collaborando con il servo di Dio padre Candido Amantini, l’esorcista della Scala Santa, don Amorth comprese che non era sufficiente per il neo-esorcista la nomina da parte del vescovo e la consegna del rituale – ha evidenziato Bamonte -. Egli restava come un chirurgo senza esperienza. Da qui la necessità dei convegni, dei corsi e degli incontri di formazione periodici promossi dall’Associazione». Anche perché, ha aggiunto don Buonaiuto, certi rischi «coinvolgono talora anche ecclesiastici, irretiti da manipolatori esoterici e vittime di sette». Le situazioni di pericolo che si incontrano frequentemente sono quelle che «espongono all’azione degli operatori dell’occulto: dal fascino verso la sfera preternaturale all’ambizione personale; dall’eventuale predisposizione interiore alla svalutazione degli affetti».
Tra i numerosi altri interventi, quelli di Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli, che ha sottolineato il valore della povertà nell’umiltà, e di Andrea Bruno Mazzoccato, arcivescovo emerito di Udine: «All’uomo è stata data una potenza nella sua fragilità: la libertà che egli può rivolgere a Dio o al demonio, all’interno di una lotta». I lavori del convegno sono stati conclusi dalla criminologa Beatrice Ugolini, consulente del Gris (Gruppo di ricerca e informazione Socio-religiosa). «L’adempimento di un voto pagano, un’offerta sacrificale propiziatoria, la violenza di una consacrazione occultistica, un’iniziazione che implica una rottura con il proprio passato: in tutte queste circostanze – ha detto -, nella prospettiva magica, si determina la liberazione di energia occulta, anche attraverso l’uccisione di un essere vivente. Maggiore è lo scopo rituale perseguito, più elevato è il grado di violenza richiesto nel rito. In questa cornice si inserisce spesso il mondo giovanile nella costruzione della propria identità o per il fascino della sfida alle convenzioni».
di Giacomo Gambassi, inviato a Lourdes
Leone XIV a sera ha raggiunto la città pirenaica e si è subito recato al luogo delle apparizioni, da dove ha rilanciato il «messaggio di conversione e speranza» affidato da Maria a Bernadette. È il momento più intimo del viaggio in Francia
Avvenire 26 settembre 2026
Papa Leone XIV in preghiera alla Grotta di Massabielle nel Santuario di Lourdes / REUTERS
Ha il volto sereno Leone XIV quando tocca con la mano la roccia della grotta che ogni anno viene sfiorata da quattro milioni di pellegrini di tutto il mondo. E beve l’acqua appena sgorgata dalla sorgente ritrovata da Bernadette Soubirous nel luogo in cui la Madonna le chiese di scavare. Acqua che viene utilizzata anche per il bagno nelle piscine poste a poca distanza, a disposizione dei malati o di chiunque lo desideri, come invito alla purificazione e alla riscoperta del Battesimo. Due gesti che il Papa compie non appena arrivato a Lourdes. Nella cittadina ai piedi dei Pirenei giunge da Parigi, al termine della sua seconda giornata di viaggio in Francia. È sera. Il sole è già tramontato. E, prima di tutto, sceglie di farsi pellegrino fra i pellegrini nel cuore del santuario mariano: la grotta di Massabielle, quella in cui la Vergine apparve alla pastorella Bernadette nel 1858 per diciotto volte. La “Signora vestita di bianco” che le disse di essere l’“Immacolata Concezione”.
Il Papa entra nella cavità carsica alta poco meno di quattro metri, di fronte al fiume Gave de Pau, sopra cui è stata costruita la Basilica dell’Immacolata Concezione. E davanti alla statua della Madonna, che spicca in una nicchia, si inginocchia per la preghiera. In 200mila si sono riversati a Lourdes per la visita del Papa che avrà domani il suo momento centrale. Ma quello di stasera è l’appuntamento più intimo per Leone XIV in uno dei santuari più celebri del mondo: l’appuntamento di preghiera silenziosa nell’angolo delle “rivelazioni” mariane. E dei gesti della devozione popolare. Compreso quello dell’accensione di una candela da collocare in uno dei candelabri. Come fa anche il Papa con un cero.
La grotta ospita anche un cofanetto in metallo che raccoglie messaggi e intenzioni. La preghiera con la firma di Leone XIV viene proclamata dal Pontefice stesso a Massabielle. Una preghiera in cui si rivolge alla Madre di Dio e in cui definisce la grotta un «luogo benedetto dove hai parlato, con tanta dolcezza e tenerezza, a santa Bernadette, umile figlia del popolo di Francia, per trasmettere al mondo un luminoso messaggio di preghiera, di conversione e di speranza». Alla Vergine, che è anche la patrona di Francia, chiede di poter ricevere «il dono della concordia fraterna»; di «costruire una società armoniosa, che bandisca ogni violenza e ogni odio, che consenta a ciascuno di lavorare, di fondare una famiglia e di vivere appieno la propria vita nella tranquillità e nella serenità»; di avere «governanti saggi e generosi, pronti al sacrificio di sé, capaci di affrontare le sfide e desiderosi di servire il bene comune», che mantengano le nazioni, a cominciare dalla Francia, «in pace nel concerto delle nazioni», che «facciano sentire la propria voce per promuovere la difesa dei diritti umani fondamentali e la pace nel mondo, respingendo per sempre le logiche di guerra».
Un pensiero particolare viene riservato da Leone XIV alle «persone malate e sofferenti, come pure tutti coloro che le accompagnano, venuti insieme qui ad attingere forza e guarigione». Poi il Papa domanda alla Madonna di rinnovare «la fede e il fervore delle famiglie cristiane, così care al tuo cuore», affinché «siano generosamente aperte alla vita» e «Dio susciti in esse vocazioni, in particolare sacerdotali e religiose». Quindi l’invocazione a «indicare, soprattutto ai più giovani, la via luminosa del Vangelo per costruire una società giusta e fraterna a cui essi aspirano». Perché, ribadisce il Pontefice, «tu sei la Madre che Gesù ci ha donato e sei attenta a tutti i nostri bisogni». Così «noi accorriamo a te con fiducia». Ai piedi della Vergine il Papa lascia la sua rosa d’oro, prima di recitare il Padre Nostro insieme con le migliaia di persone che si sono strette intorno a lui.
Accadrà anche domenica per la Messa che presiederà alle 11 nella prairie del Santuario e per il Rosario e la processione che guiderà alle 21. Ma la domenica del Papa a Lourdes sarà scandita anche dagli incontri con i vescovi di Francia, con gli assistiti e gli operatori dell’Accueil Notre-Dame, con le religiose del monastero del Carmelo. Ed è prevista anche l’attesa udienza alle vittime di abusi: sette in tutto, come segno di attenzione a uno scandalo che ha ferito nel profondo la Chiesa francese e come impegno alla prossimità e alla prevenzione. Una vicinanza che la diocesi di Lourdes ha voluto esprimere anche coprendo i mosaici di Marko Rupnik, l’artista con un passato da gesuita che è accusato di abusi ed è sotto processo presso il Tribunale vaticano