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Guerra Ucraina-Russia, le notizie in diretta | Trump scarica Zelensky: «La pianti di attaccare le raffinerie russe, vuole solo creare problemi al mondo. L’Ucraina elegga un nuovo leader». E Mosca lo plaude: «Iconico e storico»

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di Redazione Online- Coriere della Ser a– 10 Ottobre 2026

Le notizie sul conflitto tra Ucraina e Russia di sabato 10 ottobre, in diretta

  • È il 1.690° giorno di guerra in Ucraina: l’invasione russa è scattata il 24 febbraio 2022
  • Raid russo su due bus a Kramatorsk: almeno 33 morti. Gli ucraini colpiscono una raffineria russa in Siberia, a 2500 chilometri dal confine
  • Nella serata italiana di venerdì 9 ottobre Trump ha annunciato su Truth un’intesa con Putin sulle forniture di diesel russo al mercato americano e mondiale, sostenendo che l’accordo contribuirà a far scendere i prezzi. L’attacco di Zelensky: «La Russia ripagherà il diesel con ulteriore terrore e perfidia»

Mosca plaude a Trump. L’inviato di Putin, Dmitriev: «Su Zelensky iconico e storico»

L’attacco di Donald Trump a Volodymyr Zelensky, con la richiesta di un nuovo presidente per l’Ucrain, ha raccolto il plauso immediato di Mosca. «Il presidente Trump si unisce ai molti che credono che l’Ucraina abbia bisogno di una leadership realmente focalizzata sulla pace, non sull’avventurismo bellico di Zelensky», ha scritto su X Kirill Dmitriev, inviato del presidente russo Vladimir Putin per la cooperazione economica. 

«Iconico e storico», ha aggiunto Dmitriev che nelle scorse settimane era stato a Washington per incontrare esponenti dell’amministrazione Trump. E forse in quell’occasione è maturato l’accordo annunciato ieri di una sospensione delle sanzioni Usa sul diesel in cambio di massicce forniture di gasolio al mercato americano. «La diplomazia del diesel ha tolto la maschera a Zelensky», ha non a caso commentato ancora l’inviato del Cremlino. 

19:44 | 10 Ottobre

Trump scarica Zelensky

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scaricato il leader ucraino Volodymyr Zelensky, «colpevole» di aver criticato l’accordo sul diesel raggiunto tra Trump stesso e Vladimir Putin.
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Trump ha criticato la strategia di Kiev, che sta colpendo le raffinerie russe per impedire a Mosca di guadagnare con l’export di greggio i fondi necessari per continuare l’invasione dell’Ucraina. «Zelensky faccia quello che vuole, ma non colpisca le raffinerie russe. Farebbe meglio a piantarla», ha detto.
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​Poi ha affermato che Zelensky «avrebbe potuto mettere fine alla guerra più volte», e ha affermato che è arrivato il momento che l’Ucraina si doti di un nuovo presidente per raggiungere un accordo con Mosca.  «Suggerisco che si dotino di un nuovo leader in grado di raggiungere un accordo. Per qualche motivo (Zelensky ndr.) non lo fa mai».
​
​Mosca continua a sostenere di volere l’intero territorio ucraino del Donbass, e che «i suoi obiettivi» non sono cambiati rispetto a quando, 4 anni fa, ha lanciato la sua guerra di invasione dell’Ucraina.

18:49 | 10 Ottobre

Trump: «Zelensky avrebbe potuto mettere fine alla guerra più volte»

Prima di partire per il Tennessee, Donald Trump ha rilasciato delle dichiarazioni alla stampa: «Kiev farebbe meglio a piantarla e smetterla di attaccare le raffinerie. Zelensky avrebbe potuto mettere fine alla guerra più volte, vuole creare problemi al mondo e agli agricoltori. È arrivato il momento per l’Ucraina di eleggere un nuovo leader, così che sarà possibile fare un nuovo accordo».

18:27 | 10 Ottobre

Kiev: «Salgono a 20 morti nell’attacco russo su Zaporizhzhia, 3 sono bambini»

Il bilancio del raid aereo russo che ha colpito Zaporizhzhia è salito a 20 morti, tra cui 3 bambini. Lo riferisce su Telegram il Servizio statale di emergenza dell’Ucraina, secondo cui altre 18 persone sono rimaste ferite, di cui 3 bambini. I soccorritori hanno tratto in salvo 3 persone, e «le operazioni di emergenza e di soccorso sono in corso», ha aggiunto.

18:21 | 10 Ottobre

Tass: «Witkoff e Kushner potrebbero recarsi a Mosca nelle prossime due settimane»

I due inviati del presidente Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner potrebbero recarsi a Mosca, in Russia, «nelle prossime due settimane». E’ riferisce l’agenzia di stampa russas `Tass´. «Una simile possibilità, in effetti, esiste. I dettagli verranno concordati», ha sottolineato una fonte alla `Tass´ commentando la possibilità che la prossima visita degli inviati Usa in Russia si svolga nel giro di un paio di settimane.

17:01 | 10 Ottobre

Kallas: «Lo stop alle sanzioni sul gasolio russo finanzia la guerra di Mosca»

«Gli attacchi russi hanno ucciso oltre 80 civili ucraini in due giorni. Inoltre, la Russia ha intensificato i suoi attacchi ibridi contro l’Europa, prendendo di mira sia gli Stati membri dell’Ue sia gli alleati della Nato. La sospensione delle sanzioni sul gasolio russo garantisce a Mosca maggiori entrate per finanziare la guerra. Non è questo il momento di allentare la pressione sulla Russia, e l’Europa non lo farà. Lunedì i ministri degli Esteri dell’Ue intendono approvare il più ampio pacchetto di inserimenti nelle liste delle sanzioni contro la macchina bellica russa dall’inizio della guerra». Lo dichiara sui social l’alta rappresentante Ue Kaja Kallas. 

Direttori e Presidenti di Radio Maria -Esercizi spirituali a Roma

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DOMENICA MATTINA CONFERENZA DI PADRE LIVIO SUL TEMA: “RADIO MARIA AL SERVIZIO DELLA CHIESA” – SEGUONO DOMANDE E RISPOSTE”

San Daniele Comboni

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Nome: San Daniele Comboni

Titolo: Vescovo

Nome di battesimo: Daniele Comboni

Nascita: 15 marzo 1831, Limone sul Garda

Morte: 10 ottobre 1881, Khartum, Sudan

Ricorrenza: 10 ottobre

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Patrono di:
Gonnoscodina

Beatificazione:
17 marzo 1996, Roma, papa Giovanni Paolo II

Canonizzazione:
5 ottobre 2003, Roma, papa Giovanni Paolo II

Fa parte di:Santi della Lombardia

Dopo anni di oblio, nell’Ottocento le terre africane furono percorse da esploratori, mercanti e agenti commerciali delle potenze europee. Con loro viaggiavano spesso dei missionari desiderosi di portare l’annuncio di  Cristo alle popolazioni indigene.

Le origini e la formazione

Daniele Comboni nacque a Limone sul Garda il 15 marzo 1831, in una famiglia di contadini poveri ma unita, profondamente religiosa e legata ai valori umani. Quarto di otto figli, perse quasi tutti i fratelli in tenera età.

A causa delle difficoltà economiche della famiglia, lasciò il paese per studiare a Verona, presso l’Istituto di don Nicola Mazza. Qui completò gli studi di filosofia e teologia e scoprì la sua vocazione al sacerdozio. Durante questo periodo, si aprì alla missione in Africa Centrale, ispirato dalle testimonianze dei missionari mazziani tornati dal continente africano.

La vocazione missionaria

San Daniele, che fin da giovane scelse di diventare missionario in Africa, fu a sua volta un viaggiatore instancabile nel continente nero. Ordinato sacerdote nel 1854, tre anni dopo sbarcò in Africa per la prima volta.

Il primo viaggio missionario finì presto con un fallimento: l’inesperienza, il clima avverso e l’ostilità dei mercanti di schiavi lo costrinsero a tornare a Roma. Mentre alcuni suoi compagni si lasciarono vincere dallo scoramento, egli progettò un piano globale di evangelizzazione dell’Africa.

Mise poi in atto un’incisiva opera di sensibilizzazione a Roma e in Europa e fondò diversi istituti maschili e femminili, oggi conosciuti come comboniani.

Il ritorno in Africa e le opere

Di nuovo in Africa nel 1868, Daniele poté finalmente dare avvio al suo piano. Con i sacerdoti e le suore che l’avevano seguito, lottò contro la tratta degli schiavi, si dedicò all’educazione della popolazione locale e si impegnò perché la fede  cristiana mettesse radici profonde nella cultura africana.

Spirito aperto e intraprendente, scrisse numerose opere di animazione missionaria e fondò la rivista Nigrizia, ancora attiva oggi. Negli anni 1877-78 visse insieme con i suoi missionari e missionarie la tragedia di una siccità e carestia senza precedenti. Fu l’anticipazione della morte, sopraggiunta nel 1881.

Il riconoscimento della Chiesa

Nel 2003, nel giorno della canonizzazione, Giovanni Paolo II lo definì un «insigne evangelizzatore e protettore del continente nero». Se il  cristianesimo in Africa ha oggi un futuro di speranza, lo si deve in parte alla sua opera.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nella città di Khar m in Sudan, san Daniele Comboni, vescovo, che fondò l’Istituto per le Missioni Africane e, nominato vescovo in Africa, si prodigò senza mai lesinare energie nel predicare il Vangelo in quelle regioni e nel prendersi in tutti i modi cura della dignità degli esseri umani.

Pensieri sui Vangeli Festivi: XXVIII Domenica del Tempo Ordinario – di Padre Livio

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Editoriale: – I 6 Veggenti di Medjugorje sono credibili – Ma non è detto che siano santi e infallibili

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CLICCA QUI PER LEGGERE IL TESTO

LA TESTIMONIANZA DEI SEI VEGGENTI RIGUARDO ALLE APPARIZIONI DELLA MADONNA E AI SUOI MESSAGGI È, NELLA SOSTANZA, CONVERGENTE E SENZA CONTRADDIZIONI IN UN TEMPO DI QUASI MEZZO SECOLO

I VEGGENTI SONO PERSONE UMANE NORMALI, CHE HANNO LA GRAZIA DELL’APPARIZIONE, MA SONO SOGGETTI COME TUTTI AI LIMITI E ALLE DEBOLEZZE DELLA NATURA UMANA

LA MADONNA FIN DALL’INIZIO HA DETTO CHE DIO NON HA SCELTO I MIGLIORI, MA QUELLI CHE HA VOLUTO E I VEGGENTI NE SONO CONSAPEVOLI

IL FATTO DI VEDERE LA MADONNA NON È DI PER SE’ UN INDICE DI SANTITÀ, MA UNO STIMOLO E UN INVITO A UNA VITA SANTA

MOLTI VEGGENTI, IN MIGLIAIA DI APPARIZIONI DELLA STORIA CRISTIANA, NON SONO STATI ELEVATI ALL’ONORE DEGLI ALTARI

ANCHE I VEGGENTI SARANNO GIUDICATI SU COME AVRANNO RIPOSTO ALLA GRAZIA DELLA FEDE E NON AL NUMERO DELLE APPARIZIONI

IN QUASI MEZZO SECOLO DI APPARIZIONI I VEGGENTI HANNO RICEVUTI MOLTI MESSAGGI, ALL’INIZIO INSIEME, MA SUCCESSIVAMENTE NELLE LORO APPARIZIONI PERSONALI

QUESTO SIGNIFICA CHE OGNUNO DEI VEGGENTI CONOSCE I MESSAGGI CHE LA MADONNA HA DATO A LUI E NON NECESSARIAMENTE QUELLI DEGLI ALTRI

INOLTRE, NEL TEMPO LA MEMORIA SI INDEBOLISCE E POSSONO DIMENTICARE DEI PARTICOLARI IMPORTANTI

ANCHE RIGUARDO AI MESSAGGI BISOGNA FARE UN ATTENTO DISCERNIMENTO COME SPIEGA IL CARD. FERNANDEZ:

“In queste esperienze spirituali c’è di solito una mescolanza tra quello che potrebbe venire da Dio ed altre cose che possono venire dai desideri, dalle storie vissute, dalla formazione ricevuta, dalla cultura dei presunti veggenti. A ben riflettere, se tutto ciò accade anche nella Bibbia, dove si deve discernere tra quello che è un insegnamento divino e quello che è cultura o debolezza umana, a maggior ragione accade in queste esperienze spirituali”.

“Sebbene la maggior parte dei messaggi sia giudicata positivamente per il cammino di fede, il Dicastero ha evidenziato la presenza di alcune espressioni imprecise, confuse o che necessitano di un corretto discernimento teologico”.

QUESTE PRECISAZIONI SONO IMPORTANTI PERCHÈ AIUTANO NEL DISCERNIMENTO DEI MESSAGGI CHE I VEGGENTI TRASMETTONO IN NOME DELLA MADONNA

L’ESSENZIALE CHE VERAMENTE CONTA È CHE LA TESTIMONIANZA  DEI VEGGENTI, RIGUARDO ALLA PRESENZA DELLA MADONNA, NON È MAI VENUTA MENO E CHE, GRAZIE AI SUOI MESSAGGI, LA MADONNA STA EVANGELIZZANDO E GUIDANDO LA CHIESA E IL MONDO INTERO VERSO UN TEMPO DI PACE

DOBBIAMO ESSERE MOLTO GRATI AI VEGGENTI DI MEDJUGORJE PER LA LUNGA PERSEVERANZA AL SERVIZIO DELLA REGINA DELLA PACE E ASSICURARE LORO LA NOSTRA PREGHIERA QUOTIDIANA

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LE RIVELAZIONE DELLA VEGGENTE MIRIANA SUL PRIMO SEGRETO

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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.

L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.

Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.

“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”

e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.

La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.

Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.

Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:

”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.

Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere

Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:

“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.

“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“

Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:

“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.

Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:

“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.

Fonte: Medjugorje Italia

(blogdipadrelivio.it)

🟢 PADRE LIVIO – SENZA PREGHIERA NON PUOI VIVERE – PUNTATA 14

Papa Leone: «La pena di morte è inammissibile». Le parole dopo l’annuncio di Hegseth sulla «fucilazione in diretta»

di Redazione Online -Corriere della Ser – 10 Ottobre 2026

Papa Leone XIV ha postato su X una netta condanna alla pena di morte, che «attenta all’inviolabilità e dignità della persona», poche ore dopo le frasi del segretario alla Guerra Usa sulla necessità di fucilare un condannato a morte, trasmettendo l’esecuzione in streaming

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«La pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona». A scriverlo su X è stato papa Leone XIV: in un post che – sia pure non esplicitamente – torna nei fatti a porre il pontefice in rotta di collisione con l’amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump. Prevost fa sentire la propria voce nei giorni in cui nel mondo si parla della diretta streaming dell’esecuzione di Nidal Hasan negli Stati Uniti.

La giustizia

«Il bene comune può essere tutelato e i requisiti della giustizia possono essere salvaguardati senza ricorrere alla pena capitale», ha scritto Prevost nella Giornata mondiale contro la pena di morte. «Sono stati messi a punto sistemi di detenzione efficaci, che proteggono i cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi».

Le parole del Papa arrivano a poche ore da quelle del segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, che nelle scorse ore aveva annunciato l’esecuzione di Nidal Hasan – l’ex maggiore che il 5 novembre 2009 aveva ucciso 13 persone a Fort Hood, in Texas – con una fucilazione, da trasmettersi in streaming. «Faremo in modo che la gente possa vederlo. Che sia pubblico», ha detto Hegseth alla tv di destra «Real America’s Voice».

L’intelligenza artificiale negli eventi dei Segreti di Medjugorje? (che però saranno rivelati 3 giorni prima)

«Nel 2027 l’intelligenza artificiale causerà un incidente catastrofico»: le big dell’AI ne sono convinte e preparano piani di crisi

di Redazione Login – Corriere della Sera – 10 Ottobre 2026

Secondo Axios OpenAI, Anthropic e altre aziende di intelligenza artificiale si stanno preparando alla reazione di rabbia popolare dopo un disastro catastrofico

Un incidente catastrofico, impossibile da ignorare: conti correnti bloccati, collasso di internet, spegnimento delle centrali elettriche, interruzioni delle forniture di acqua.  Un evento che porterebbe i pericoli dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, scatenando la rabbia della gente.

È lo scenario su cui, secondo uno scoop di Axios, stanno ragionando a porte chiuse i vertici di OpenAI, Anthropic e altre aziende del settore.

La minaccia ritenuta più probabile è un attacco informatico su larga scala. A provocarlo potrebbero essere sistemi autonomi sfuggiti al controllo durante i test oppure criminali capaci di usare i modelli disponibili in modi imprevisti. Il risultato sarebbe una crisi capace di travolgere insieme infrastrutture, fiducia nella tecnologia e credibilità delle aziende che la sviluppano.

Approfondimento

«Un pulsante per spegnere le AI fuori controllo»: la proposta dei legislatori Usa dopo il caso di OpenAI

Le esercitazioni sulle emergenze sono una pratica consolidata. Il dettaglio inquietante, scrive Axios, è che molti ricercatori e dirigenti considerano inevitabile un incidente grave. Diversi interlocutori della testata ritengono che un evento di questa portata possa verificarsi entro sei o dodici mesi. 

«OpenAI conduce esercitazioni di preparazione in cui i team discutono e affrontano una serie di potenziali scenari» ha dichiarato un portavoce dell’azienda. OpenAI precisa comunque che questi scenari non sono considerati inevitabili, ma servono a prepararsi per svariate circostanze.  Anthropic ha rifiutato di commentare.

La rabbia popolare per un evento del genere potrebbe investire Sam Altman, Dario Amodei e anche il presidente Donald Trump, considerata la sua riluttanza a regolamentare il settore. Secondo Axios, le aziende si preparano soprattutto al confronto con il Congresso: dopo una catastrofe, le richieste di fermare lo sviluppo dell’AI potrebbero diventare difficili da respingere.

Tra le proposte circolano la sospensione dei modelli avanzati e l’obbligo di un interruttore di spegnimento. Ma fermare sistemi già distribuiti, scaricabili e utilizzabili su computer diversi potrebbe rivelarsi impraticabile.

Carlo Acutis, devoto dell’Eucaristia e di Fatima

7 Ottobre 2026

Corrispondenza Romana

Roberto de Mattei

Il 12 ottobre la Chiesa celebra la festa liturgica di san Carlo Acutis, canonizzato in piazza San Pietro da Leone XIV il 7 settembre 2025.

Il film di Giacomo Campiotti a lui dedicato, Il mio nome è Carlo, trasmesso in televisione il 23 settembre 2026 su Canale 5, ha raccolto 4 milioni e 269.000 spettatori, sfiorando il 30 per cento di share; un successo straordinario che ha stupito gli stessi dirigenti di Mediaset, che lo hanno prodotto.

Carlo Acutis, morto a 15 anni il 12 ottobre 2006, fu un adolescente che appartenne pienamente al nostro tempo, tanto da essere stato chiamato il «santo di Internet», per la sua capacità di utilizzare gli strumenti tecnologici. L’espressione rischia però di lasciare in ombra la luce che guidava la sua anima. «Essere sempre unito a Gesù, questo è il mio programma di vita», aveva scritto ancora bambino. A quel programma volle restare fedele fino alla malattia, una leucemia fulminante, che lo condusse alla morte in 10 giorni, a soli quindici anni.

Carlo nacque a Londra il 3 maggio 1991, da una famiglia benestante italiana, che vi si trovava per il lavoro del padre. Pochi mesi dopo la famiglia rientrò a Milano, dove egli frequentò la scuola delle Suore Marcelline e poi il liceo dell’istituto Leone XIII. Ricevette la Prima Comunione il 16 giugno 1998, a sette anni. Da allora l’Eucarestia divenne il centro delle sue giornate. Chiamava l’Eucaristia la sua «autostrada per il Cielo». Con un’immagine familiare a un adolescente, indicava nella presenza reale di Cristo la via su cui desiderava camminare. «Si va dritti in Paradiso – diceva – se ci si accosta tutti i giorni all’Eucarestia!».  Carlo affermava che il momento decisivo per chiedere al Signore delle grazie è quello della consacrazione e al termine di essa diceva al Signore: «Per il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria vi offro tutte le mie richieste e vi chiedo di esaudirmi» (Nicola Gori, Eucaristia. La mia autostrada per il cielo. Biografia di Carlo Acutis (1991-2006), San Paolo, 2024,p. 89).

Alla Comunione quotidiana accompagnava la preghiera del Rosario e, quando poteva, l’adorazione del Santissimo Sacramento. Dopo una visita alla Grotta di San Michele Arcangelo al Gargano, iniziò a recitare anche la Corona angelica dedicata ai nove cori degli Angeli.

La sua fede comprendeva anche un vivo senso del peccato e della necessità della Confessione. Nella sua vita spirituale ebbe sempre presente i Novissimi: ovvero le realtà ultime della Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Diceva ancora: «Se veramente le anime corrono il rischio di dannarsi, come in effetti molti Santi hanno testimoniato e anche le apparizioni di Fatima hanno confermato, mi chiedo il motivo per cui oggi non si parli quasi mai dell’Inferno, perché è una cosa talmente terribile e spaventosa che mi fa paura il solo pensarci» (N. Gori, op. cit., p. 81).

Leone XIV, nell’omelia della canonizzazione, ha ricordato una sua frase: «L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato». La santità, ai suoi occhi, non era un sentimento vago, ma una vita alimentata dai sacramenti e orientata alla salvezza eterna.

La carità di Carlo aveva destinatari concreti. Convertì alla fede cattolica il suo domestico e fedele amico Rajesh, di religione induista, preparandolo, dopo il battesimo, a ricevere i sacramenti dell’Eucarestia e della Cresima. Insegnava catechismo ai bambini, aiutava chi incontrava nel suo quartiere e dedicava tempo ai poveri. Frequentava le mense e prestava attenzione ai senzatetto; utilizzava anche parte del denaro ricevuto dai genitori per soccorrere generosamente persone in difficoltà. Grazie alle sue capacità informatiche ideò una mostra internazionale sui miracoli eucaristici, raccogliendo fotografie, notizie storiche e documenti relativi a numerosi episodi. La scelta del tema rivela ciò che gli stava a cuore. Carlo si chiedeva come fosse possibile che tanti fossero disposti a lunghe attese per un concerto, mentre pochi sostavano davanti al tabernacolo. I racconti dei miracoli eucaristici erano, nel suo progetto, un invito a riscoprire il mistero che si celebra ogni giorno sull’altare.

La devozione alla Vergine Maria, alla quale si consacrò, occupava un posto costante nella sua vita. Visitò Lourdes e Fatima. Fu devoto dei primi venerdì del mese e soprattutto dei primi sabati del mese richiesti dalla Madonna a Fatima. Suor Lucia morì nel monastero di Coimbra, a 97 anni, il 13 febbraio 2005. Pochi giorni dopo la sua morte, Carlo sognò la veggente di Fatima mentre gli diceva che con la pratica deiPrimi Cinque Sabati del mese, si potevano cambiare i destini del mondo.

Carlo fu a San Pietro in occasione del grande Giubileo del 2000, quando i vescovi di tutto il mondo insieme al papa Giovanni Paolo II fecero la consacrazione del millennio alla Vergine Maria e si commosse nel vedere che la statua della Madonna di Fatima era stata portata appositamente dal Portogallo.

Ammalatosi improvvisamente nell’ottobre del 2006, qualche giorno prima di esser ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza, disse ai suoi genitori: «Offro tutte le sofferenze che dovrò patire al Signore, per il Papa e per la Chiesa, per non fare il purgatorio e andare dritto in cielo». Il suo cuore smise di battere alle 6,45 del 12 ottobre, vigilia dell’ultima apparizione di Fatima.

L’esistenza di Carlo si compì in quell’offerta, dopo anni nei quali aveva imparato a cercare il Signore nella preghiera e nell’adorazione. La Chiesa lo proclamò beato ad Assisi il 10 ottobre 2020 e, dopo aver riconosciuto due miracoli, lo canonizzò a Roma cinque anni dopo. Le sue spoglie riposano ora nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Assisi. Durante la cerimonia di canonizzazione, Leone XIV richiamò una delle espressioni che meglio riassumono il cammino di san Carlo Acutis: «Non io, ma Dio».

In un’epoca che invita a mettere sé stessi al centro, dimenticando Dio e il prossimo, queste quattro parole indicano una diversa prospettiva, teocentrica e soprannaturale. Carlo non rinunciò alle possibilità offerte dal proprio tempo, ma imparò a ordinare ogni cosa all’amore di Dio. Per questo la sua figura parla ai ragazzi e agli adulti: ricorda a tutti che una vita può essere breve e tuttavia piena, quando trova nell’Eucaristia e nella devozione alla Vergine Maria il suo centro, vivendo in questo spirito l’amore per il prossimo e la testimonianza pubblica della propria fede.

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