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Cos’è un nodulo polmonare? Quando c’è da preoccuparsi e come bisogna procedere?

di Vera Martinella – Corriere della Sera- 11 Agosto 2026

La grande maggioranza dei noduli polmonari, spiega il professor Sergio Harari, non è maligna. Decisiva per capire il decorso della malattia e le cure da intraprendere sarà la biopsia

L’annuncio di Papa Leone è arrivato al termine dell’Angelus: «I medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato».  

Il pontefice ha poi aggiunto che seguirà il consiglio degli specialisti e che nei prossimi giorni si opererà per asportarlo.

«È l’iter standard che si segue nei casi in cui si ritenga utile asportare il nodulo o in presenza di altri sintomi e altri fattori che lasciano ipotizzare che si possa trattare di un tumore e si sospetti che sia maligno» spiega Sergio Harari, professore di Medicina interna all’Università degli Studi di Milano e direttore della Pneumologia e della Medicina generale dell’Ospedale San Giuseppe MultiMedica di Milano.

Scoprire un nodulo al polmone non è un evento raro: «Ogni cinque esami TC del torace eseguiti nell’ambito dei programmi di screening nei soggetti a rischio ( i forti fumatori oltre 55 anni di età) viene evidenziato almeno un nodulo del polmone – conferma Harari -. La grande maggioranza non è maligna, infatti se circa la metà degli esami evidenzia noduli polmonari, l’incidenza di neoplasie scoperte con lo screening è intorno al 2%».

E se invece il nodulo è maligno?
«Prima di tutto se c’è il sospetto di un tumore, dopo una serie di accertamenti, il nodulo viene asportato e poi analizzato. Se la lesione è piccola (in genere inferiore ai tre centimetri) il chirurgo interviene con tecniche operatorie mini-invasive (videotoracoscopia oppure robot). Sarà poi l’esito dell’esame istologico a dire come si procede: oggi le cure a disposizione sono davvero moltissime».

Dagli anticorpi bispecifici e farmaco-coniugati, target therapies, immunoterapia e nuove combinazioni di medicinali, oltre a chemio e radioterapia: per stabilire la cura più indicata caso per caso, fin dal momento della diagnosi, serve conoscere le mutazioni presenti nel singolo sottotipo di cancro. Così si hanno più speranze di guarire e si allunga, persino di molti anni, la sopravvivenza dei malati (anche metastatici). «Ma se il tumore asportato è piccolo e l’istologia favorevole è possibile che non sia necessaria nessun’altra terapia, solo periodici controlli nel tempo» aggiunge Harari.

Come capire se si deve sospettare un tumore o se invece si tratta di una lesione benigna?
Bisogna innanzitutto considerare le dimensioni: i noduli polmonari benigni raramente superano i tre centimetri di diametro, quelli maligni invece possono essere più piccoli o (molto spesso) più grandi. Inoltre va considerata la densità, distinguendo fra noduli solidi (per lo più benigni), subsolidi e a vetro smerigliato. 
Maggiore è la componente solida, più alto è il rischio che si tratti di una neoplasia polmonare e che la prognosi sia peggiore.

Cosa è meglio fare di fronte a una diagnosi di nodulo polmonare?
«Il consiglio più importante è di affidarsi a uno specialista, a un centro con grande esperienza, che sulla base di diverse informazioni e dei fattori di rischio individuali (ad esempio: abitudine al fumo, esposizione a fattori cancerogeni, familiarità) valuta il rischio del singolo paziente. In alcuni casi la strategia migliore è l’osservazione nel tempo mediante periodiche TAC nel tempo, senza intervenire, agendo solo se il nodulo cresce o cambia caratteristiche. In altri, invece, è meglio intervenire subito». 

I noduli possono scomparire da soli?
«Sì, alcuni noduli polmonari non solidi, di natura benigna, possono regredire spontaneamente ai successivi controlli: nel caso dei noduli non solidi la percentuale di scomparsa a un anno raggiunge il 40-50%; mentre per i noduli parzialmente solidi il tasso di scomparsa si attesta intorno al 25-30%».  

Pensieri sui Vangeli Festivi: XXVIII Domenica del Tempo Ordinario – di Padre Livio

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LE RIVELAZIONE DELLA VEGGENTE MIRIANA SUL PRIMO SEGRETO

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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.

L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.

Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.

“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”

e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.

La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.

Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.

Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:

”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.

Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere

Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:

“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.

“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“

Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:

“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.

Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:

“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.

Fonte: Medjugorje Italia

(blogdipadrelivio.it)

🟢 PADRE LIVIO – SENZA PREGHIERA NON PUOI VIVERE – PUNTATA 15

SAN CARLO ACUTIS ASCOLTATORE DI RADIO MARIA

Papa e Mamma di San Carlo Acutis

Saluto di Antonia, laMamma di San Carlo Acutis, a Padre Livio

Conferenza della Mamma di San Carlo Acutis ad Assisi durante gli Esercizio spirituali dei Direttori di Radio Maria

Mamma e figlio erano ascoltatori di Radio Maria, in particolare delle catechesi di Padre Livio

San Giovanni XXIII

Nome: San Giovanni XXIII

Titolo: Papa

Nome di battesimo: Angelo Giuseppe Roncalli

Nascita: 25 novembre 1881, Sotto il Monte, Bergamo

Morte: 3 giugno 1963, Vaticano

Ricorrenza: 11 ottobre

Tipologia: Commemorazione

Patrono di:
Valsamoggia

Protettore:
dell’ Esercito Italiano

Beatificazione:
3 settembre 2000, Roma, papa Giovanni Paolo II

Canonizzazione:
27 aprile 2014, Roma, papa Francesco

Luogo reliquie:Basilica di San Pietro in Vaticano

Fa parte di:Santi del Lazio, Santi della Lombardia

«Figlioli… tornando a casa, troverete i bambini, date loro una carezza e dite: questa è la carezza del papa. Troverete, forse, qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Dite che il papa è con loro…».

Era una tiepida serata d’autunno e Giovanni XXIII congedava così la gente accorsa in piazza San Pietro per celebrare l’avvio del concilio Vaticano II (11 ottobre 1962). Quelle parole, intrise di umanità e di poesia, commossero il mondo e furono il miglior preludio della grande assise ecumenica destinata a rinnovare profondamente la chiesa e che fece di Giovanni XXIII, come scrisse Frainois Mauriac, il papa che ha gettato «un ponte sui nove secoli che ci dividono dai cristiani dell’oriente e sui quattro che ci separano dai fratelli dell’occidente». Insomma: il papa del dialogo, delle aperture, delle audaci novità che in pochi anni servirono ad avvicinare la chiesa al mondo moderno. Quando lo elessero, ormai prossimo agli ottant’anni, tutti pensarono che sarebbe stato un papa di transizione, per consentire alla chiesa di riordinare le idee di fronte alle sfide che la società le stava imperiosamente ponendo. Invece il suo pontificato fu sì di breve durata, ma come pochi altri significativo e incidente.

Giovanni XXIII presiede la cerimonia di apertura del Concilio Vaticano II
foto di repertorio



L’idea di finire lui stesso sul soglio di Pietro non l’aveva neppure sfiorato quando, il 12 ottobre 1958, lasciava Venezia per andare a Roma a eleggere il successore di Pio XII. Era certo che a Venezia, la città del santo papa Pio X di cui si sentiva onorato di continuare l’opera, si sarebbe conclusa la parabola della sua vita.

ELEVAZIONE A CARDINALE

La domenica 15 marzo 1953 si era presentato ai veneziani con semplicità, e con stile confidenziale aveva fatto il punto della sua vita: «Desidero parlarvi con la più grande apertura di cuore e con molta franchezza di parola “aveva detto”. Sono state dette e scritte cose che sorpassano di molto i miei meriti. Mi presento umilmente io stesso. Vengo dall’umiltà e fui educato a una povertà contenta e benedetta. Da quando nacqui io non ho mai pensato che a essere prete. Da giovane prete non aspiravo che a diventare curato di campagna nella mia diocesi, ma la Provvidenza ha voluto avviarmi per altre strade prima di giungere qui. Mi trasse dal mio villaggio natio e mi rete percorrere le vie del mondo in Oriente e in Occidente. Fui sempre preoccupato più di ciò che unisce che di quello che separa e suscita contrasti. Non guardate dunque al vostro patriarca come a un uomo politico, a un diplomatico: cercate il sacerdote, il pastore d’anime che esercita tra voi il suo ufficio nel nome di Dio».

BIOGRAFIA

Giovanni XXIII, Angelo Giuseppe Roncalli, era nato a Sotto il Monte, piccolo paese del bergamasco, il 25 novembre 1881. Alla povertà contenta e benedetta lo ha educato la sua patriarcale famiglia contadina che viveva nella cascina «La Colombera», alternando lavoro e preghiera, sotto la guida saggia dello zio Saverio.

Di indole buona e sensibile, sentì presto il desiderio di consacrare la propria vita a Dio per poter servire meglio gli altri nella carità. Nel seminario di Bergamo iniziò la lunga strada di preparazione al sacerdozio, che si concluse a Roma il 10 agosto 1904.



Pretino novello, invece che nella desiderata parrocchietta di campagna, fu mandato a fare il segretario del nuovo vescovo di Bergamo, monsignor Radini Tedeschi, al fianco del quale rimase dieci anni, imparando che un uomo di chiesa deve essere soprattutto buono e caritatevole. Una lezione, accompagnata dall’esempio, che non scorderà mai più. Intanto viveva la terribile esperienza della prima guerra mondiale, alla quale partecipò come sergente di sanità e cappellano militare.

Neppure alla morte del monsignore si aprirono per don Angelo le porte di una canonica. Lo vollero a Roma, all’Opera della propagazione della fede, diretta dal cardinale von Rossum, il quale vide nell’intelligente e saggio prete bergamasco l’uomo giusto da inviare nelle capitali del mondo a intessere rapporti con le chiese e con gli stati. «Dovrete viaggiare, viaggiare molto. Sarete il viaggiatore di Dio», gli disse papa Benedetto XV nell’affidargli l’incarico.

Consacrato vescovo il 15 marzo 1925, cominciò il suo lungo viaggio che lo porterà in missione come visitatore apostolico in Bulgaria, poi delegato apostolico in Turchia e in Grecia e poi nunzio apostolico a Parigi, ultima tappa prima dell’approdo a Venezia.

Partendo per la Bulgaria, annotava nel diario (Giornale dell’anima): «La chiesa mi vuole vescovo per mandarmi in Bulgaria, a esercitare un ministero di pace. Forse nella mia vita mi attendono molte tribolazioni. Con l’aiuto del Signore mi sento pronto a tutto». E con l’aiuto del Signore invocato nella preghiera, e con le sue doti di pazienza, di bontà, di tenacia, di rispetto delle posizioni degli altri, ottenne in Bulgaria, dove i rapporti con la chiesa ortodossa non erano dei migliori, ottimi risultati. Come avvenne poi anche in Grecia e in Turchia.

Il suo spirito ecumenico si formò da quelle parti, sul campo: certi pregiudizi incrostatisi nel tempo cominciarono qua e là a sciogliersi al calore della bontà e della carità di questo insolito rappresentante della chiesa di Roma. Spesso, tra la sorpresa e l’ammirazione dei presenti, gli incontri di monsignor Angelo Roncalli con i vescovi ortodossi si concludevano con un abbraccio, a suggellare un’amicizia che cancellava, nei loro rapporti, secoli di divisioni e di incomprensioni. Fu per questo il primo dignitario della chiesa cattolica a visitare il celebre, e inavvicinabile per i cattolici, monastero del monte Athos in Grecia. E l’ecumenismo sarà un punto forte del suo programma pastorale anche a Venezia, città da sempre considerata ponte tra occidente e oriente.

IL PONTIFICATO DI 5 ANNI

Eletto papa, al cardinale Tisserant che gli chiedeva con quale nome volesse essere chiamato, disse: «Mi chiamerò Giovanni, un nome dolce e nello stesso tempo solenne». Il 28 ottobre 1958, l’umile figlio della terra bergamasca, a settantasette anni, cominciava il servizio che la provvidenza gli aveva assegnato; lo svolgerà con il suo stile accattivante di bontà, di umiltà, di comprensione che faranno di lui il «papa buono». Una bontà sempre condita dal buon umore, dall’ottimismo della fede.

Il primo Natale del Papa bergamasco si recò per la prima volta al Bambino Gesù di Roma. Carezze, abbracci, sorrisi. Ed è il suo diario a restituire in modo chiaro il senso dell’avvenimento: «due ore di gaudio spirituale e, penso, di generale commossa edificazione».

Giovanni XXIII incontra i fanciulli del Bambin Gesù
foto di repertorio

Monsignor Loris Capovilla, segretario personale, racconta: «Don Gelmo, amico da settant’anni, visita papa Giovanni in Vaticano, s’inchina per baciargli i piedi. Il vecchio amico papa lo richiama, guardandolo negli occhi: “Don Gelmo che cosa fai? Siamo pur sempre gli stessi figlioli delle nostre buone mamme”. Don Gelmo si giustifica: “Ma voi siete il vicario di Cristo”. E papa Giovanni, abbracciandolo: “Sono però, ancora, il tuo antico compagno di scuola e amico. Ricordati che dal Vaticano e da Seriate [paese di don Gelmo] la strada per giungere al paradiso è la stessa”».

Ad attirare la simpatia della gente, la devozione, l’ ammirazione per papa Giovanni, è soprattutto la sua umiltà: «Il Signore mi ha fatto nascere da povera gente e ha pensato a tutto. Io l’ho lasciato fare. Mi sono lasciato condurre in perfetta conformità alle disposizioni della provvidenza, veramente: Voluntas Dei pax nostra (nella volontà di Dio sta la nostra pace)».A monsignor Giovan Battista Montini (il futuro Paolo VI), che nel novembre del 1952 dalla Segreteria di stato gli comunicava l’intenzione di Pio XII di trasferirlo da Parigi alla sede patriarcale di Venezia, scriveva: «Assicuri Sua Santità che io ho pochissima stima di me stesso: per me tutto è superiore al mio merito; ma avendo da tempo rinunziato a tutto quel che riguarda la mia persona, ciò mi rende tutto più facile e tranquillo, e mi assicura in ogni evento una grande pace».

Riusciva a unire la pazienza al coraggio: «Il coraggio si esercita quando sono in pericolo i supremi interessi dell anima e non meschine rivalità di casta o il desiderio, sia pur legittimo, di personale soddisfazione». L:anziano papa è stato una primavera per la chiesa e, per il mondo intero, una porta aperta alla speranza. Non hanno avuto ragione quanti avevano ravvisato nelle sue aperture la rovina della chiesa.

Il 3 giugno 1963, alle ore 19.45, in Vaticano, si spegneva una grande luce sul mondo. Il suo nome era Giovanni. Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 3 settembre 2000 ed è stato canonizzato il 27 aprile 2014 da Papa Francesco.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Roma, San Giovanni XXIII, papa: uomo dotato di straordinaria umanità, con la sua vita, le sue opere e il suo sommo zelo pastorale cercò di effondere su tutti l’abbondanza della carità  cristiana e di promuovere la fraterna unione tra i popoli; particolarmente attento all’efficacia della missione della Chiesa di  Cristo in tutto il mondo, convocò il Concilio Ecumenico Vaticano II.

IL DISCORSO DELLA LUNA


È uno dei più famosi discorsi di San Giovanni XXIII. Fu pronunciato l’11 ottobre 1962, dalla finestra del palazzo Apostolico in Piazza San Pietro alla folla in onore della fiaccolata serale di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Roncalli, chiamato a gran voce, decise di affacciarsi per benedire i presenti. All’inizio doveva essere una semplice benedizione poi si convinse a pronunciare un discorso semplice e breve che divenne una delle allocuzioni più celebri della storia della Chiesa Cattolica:

«Cari figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero; qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la Luna si è affrettata, stasera – osservatela in alto! – a guardare a questo spettacolo. Vi è che noi chiudiamo una grande giornata di pace; di pace: « Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà ».

Ripetiamo spesso questo augurio e quando possiamo dire che veramente il raggio, la dolcezza della pace del Signore ci unisce e ci prende, noi diciamo: “Ecco qui un saggio di quello che dovrebbe essere la vita, sempre, di tutti i secoli, e della vita che ci attende per l’eternità”.

Dite un poco: se domandassi, potessi domandare a ciascuno: “Voi da che parte venite?”, i figli di Roma che sono qui specialmente rappresentanti [risponderebbero]: “Noi siamo i vostri figliuoli più vicini, Voi siete il Vescovo di Roma”. Ma voi, figliuoli di Roma, voi sentite di rappresentare veramente la Roma caput mundi, così come nella Provvidenza è stata chiamata ad essere: per la diffusione della verità e della pace cristiana. In queste parole c’è la risposta al vostro omaggio. La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato padre per la volontà di Nostro Signore, ma tutt’insieme, paternità e fraternità, e grazia di Dio, tutto, tutto!

Continuiamo, dunque, a volerci bene, a volerci bene così, a volerci bene così, guardandoci così nell’incontro, cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte quello – se c’è – qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà. Niente: Fratres sumus! La luce che splende sopra di noi, che è nei nostri cuori, che è nelle nostre coscienze, è luce di Cristo, il quale veramente vuol dominare, con la grazia sua, tutte le anime. Stamattina è stato uno spettacolo che neppure la Basilica di San Pietro, che ha quattro secoli di storia, non ha mai potuto contemplare.

Apparteniamo quindi ad un’epoca, nella quale siamo sensibili alle voci dall’alto: e vogliamo essere fedeli e stare secondo l’indirizzo che il Cristo benedetto ci ha fatto. Finisco, dandovi la benedizione. Accanto a me amo invitare la Madonna santa e benedetta, di cui oggi ricordiamo il grande mistero.

Ho sentito qualcuno di voi che ha ricordato Efeso e le lampade accese intorno alla basilica di là, che io ho veduto con i miei occhi, non a quei tempi, si capisce, ma recentemente, e che ricorda la proclamazione del dogma della divina maternità di Maria. Ebbene, invocando lei, alzando tutti insieme lo sguardo verso Gesù benedetto, il figliol suo, ripensando a quello che è con voi, a quello che è nelle vostre famiglie, di gioia, di pace e anche, un poco, di tribolazione e di tristezza, la grande benedizione accoglietela di buon animo.

Questa sera lo spettacolo offertomi è tale da restare ancora nella mia memoria, come resterà nella vostra. Facciamo onore alla impressione di questa sera. Che siano sempre i nostri sentimenti come ora li esprimiamo davanti al cielo e davanti alla terra: fede, speranza, carità, amore di Dio, amore dei fratelli; e poi, tutti insieme, aiutati così nella santa pace del Signore, alle opere del bene! Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza. E poi, tutti insieme ci animiamo cantando, sospirando, piangendo, ma sempre sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuare e riprendere il nostro cammino.»

🟢 PADRE LIVIO – SENZA PREGHIERA NON PUOI VIVERE – PUNTATA 14

Guerra Ucraina-Russia, le notizie in diretta | Trump scarica Zelensky: «La pianti di attaccare le raffinerie russe, vuole solo creare problemi al mondo. L’Ucraina elegga un nuovo leader». E Mosca lo plaude: «Iconico e storico»

di Redazione Online- Coriere della Ser a– 10 Ottobre 2026

Le notizie sul conflitto tra Ucraina e Russia di sabato 10 ottobre, in diretta

  • È il 1.690° giorno di guerra in Ucraina: l’invasione russa è scattata il 24 febbraio 2022
  • Raid russo su due bus a Kramatorsk: almeno 33 morti. Gli ucraini colpiscono una raffineria russa in Siberia, a 2500 chilometri dal confine
  • Nella serata italiana di venerdì 9 ottobre Trump ha annunciato su Truth un’intesa con Putin sulle forniture di diesel russo al mercato americano e mondiale, sostenendo che l’accordo contribuirà a far scendere i prezzi. L’attacco di Zelensky: «La Russia ripagherà il diesel con ulteriore terrore e perfidia»

Mosca plaude a Trump. L’inviato di Putin, Dmitriev: «Su Zelensky iconico e storico»

L’attacco di Donald Trump a Volodymyr Zelensky, con la richiesta di un nuovo presidente per l’Ucrain, ha raccolto il plauso immediato di Mosca. «Il presidente Trump si unisce ai molti che credono che l’Ucraina abbia bisogno di una leadership realmente focalizzata sulla pace, non sull’avventurismo bellico di Zelensky», ha scritto su X Kirill Dmitriev, inviato del presidente russo Vladimir Putin per la cooperazione economica. 

«Iconico e storico», ha aggiunto Dmitriev che nelle scorse settimane era stato a Washington per incontrare esponenti dell’amministrazione Trump. E forse in quell’occasione è maturato l’accordo annunciato ieri di una sospensione delle sanzioni Usa sul diesel in cambio di massicce forniture di gasolio al mercato americano. «La diplomazia del diesel ha tolto la maschera a Zelensky», ha non a caso commentato ancora l’inviato del Cremlino. 

19:44 | 10 Ottobre

Trump scarica Zelensky

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scaricato il leader ucraino Volodymyr Zelensky, «colpevole» di aver criticato l’accordo sul diesel raggiunto tra Trump stesso e Vladimir Putin.
​
Trump ha criticato la strategia di Kiev, che sta colpendo le raffinerie russe per impedire a Mosca di guadagnare con l’export di greggio i fondi necessari per continuare l’invasione dell’Ucraina. «Zelensky faccia quello che vuole, ma non colpisca le raffinerie russe. Farebbe meglio a piantarla», ha detto.
​
​Poi ha affermato che Zelensky «avrebbe potuto mettere fine alla guerra più volte», e ha affermato che è arrivato il momento che l’Ucraina si doti di un nuovo presidente per raggiungere un accordo con Mosca.  «Suggerisco che si dotino di un nuovo leader in grado di raggiungere un accordo. Per qualche motivo (Zelensky ndr.) non lo fa mai».
​
​Mosca continua a sostenere di volere l’intero territorio ucraino del Donbass, e che «i suoi obiettivi» non sono cambiati rispetto a quando, 4 anni fa, ha lanciato la sua guerra di invasione dell’Ucraina.

18:49 | 10 Ottobre

Trump: «Zelensky avrebbe potuto mettere fine alla guerra più volte»

Prima di partire per il Tennessee, Donald Trump ha rilasciato delle dichiarazioni alla stampa: «Kiev farebbe meglio a piantarla e smetterla di attaccare le raffinerie. Zelensky avrebbe potuto mettere fine alla guerra più volte, vuole creare problemi al mondo e agli agricoltori. È arrivato il momento per l’Ucraina di eleggere un nuovo leader, così che sarà possibile fare un nuovo accordo».

18:27 | 10 Ottobre

Kiev: «Salgono a 20 morti nell’attacco russo su Zaporizhzhia, 3 sono bambini»

Il bilancio del raid aereo russo che ha colpito Zaporizhzhia è salito a 20 morti, tra cui 3 bambini. Lo riferisce su Telegram il Servizio statale di emergenza dell’Ucraina, secondo cui altre 18 persone sono rimaste ferite, di cui 3 bambini. I soccorritori hanno tratto in salvo 3 persone, e «le operazioni di emergenza e di soccorso sono in corso», ha aggiunto.

18:21 | 10 Ottobre

Tass: «Witkoff e Kushner potrebbero recarsi a Mosca nelle prossime due settimane»

I due inviati del presidente Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner potrebbero recarsi a Mosca, in Russia, «nelle prossime due settimane». E’ riferisce l’agenzia di stampa russas `Tass´. «Una simile possibilità, in effetti, esiste. I dettagli verranno concordati», ha sottolineato una fonte alla `Tass´ commentando la possibilità che la prossima visita degli inviati Usa in Russia si svolga nel giro di un paio di settimane.

17:01 | 10 Ottobre

Kallas: «Lo stop alle sanzioni sul gasolio russo finanzia la guerra di Mosca»

«Gli attacchi russi hanno ucciso oltre 80 civili ucraini in due giorni. Inoltre, la Russia ha intensificato i suoi attacchi ibridi contro l’Europa, prendendo di mira sia gli Stati membri dell’Ue sia gli alleati della Nato. La sospensione delle sanzioni sul gasolio russo garantisce a Mosca maggiori entrate per finanziare la guerra. Non è questo il momento di allentare la pressione sulla Russia, e l’Europa non lo farà. Lunedì i ministri degli Esteri dell’Ue intendono approvare il più ampio pacchetto di inserimenti nelle liste delle sanzioni contro la macchina bellica russa dall’inizio della guerra». Lo dichiara sui social l’alta rappresentante Ue Kaja Kallas. 

Direttori e Presidenti di Radio Maria -Esercizi spirituali a Roma

DOMENICA MATTINA CONFERENZA DI PADRE LIVIO SUL TEMA: “RADIO MARIA AL SERVIZIO DELLA CHIESA” – SEGUONO DOMANDE E RISPOSTE”

San Daniele Comboni


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Nome: San Daniele Comboni

Titolo: Vescovo

Nome di battesimo: Daniele Comboni

Nascita: 15 marzo 1831, Limone sul Garda

Morte: 10 ottobre 1881, Khartum, Sudan

Ricorrenza: 10 ottobre

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Patrono di:
Gonnoscodina

Beatificazione:
17 marzo 1996, Roma, papa Giovanni Paolo II

Canonizzazione:
5 ottobre 2003, Roma, papa Giovanni Paolo II

Fa parte di:Santi della Lombardia

Dopo anni di oblio, nell’Ottocento le terre africane furono percorse da esploratori, mercanti e agenti commerciali delle potenze europee. Con loro viaggiavano spesso dei missionari desiderosi di portare l’annuncio di  Cristo alle popolazioni indigene.

Le origini e la formazione

Daniele Comboni nacque a Limone sul Garda il 15 marzo 1831, in una famiglia di contadini poveri ma unita, profondamente religiosa e legata ai valori umani. Quarto di otto figli, perse quasi tutti i fratelli in tenera età.

A causa delle difficoltà economiche della famiglia, lasciò il paese per studiare a Verona, presso l’Istituto di don Nicola Mazza. Qui completò gli studi di filosofia e teologia e scoprì la sua vocazione al sacerdozio. Durante questo periodo, si aprì alla missione in Africa Centrale, ispirato dalle testimonianze dei missionari mazziani tornati dal continente africano.

La vocazione missionaria

San Daniele, che fin da giovane scelse di diventare missionario in Africa, fu a sua volta un viaggiatore instancabile nel continente nero. Ordinato sacerdote nel 1854, tre anni dopo sbarcò in Africa per la prima volta.

Il primo viaggio missionario finì presto con un fallimento: l’inesperienza, il clima avverso e l’ostilità dei mercanti di schiavi lo costrinsero a tornare a Roma. Mentre alcuni suoi compagni si lasciarono vincere dallo scoramento, egli progettò un piano globale di evangelizzazione dell’Africa.

Mise poi in atto un’incisiva opera di sensibilizzazione a Roma e in Europa e fondò diversi istituti maschili e femminili, oggi conosciuti come comboniani.

Il ritorno in Africa e le opere

Di nuovo in Africa nel 1868, Daniele poté finalmente dare avvio al suo piano. Con i sacerdoti e le suore che l’avevano seguito, lottò contro la tratta degli schiavi, si dedicò all’educazione della popolazione locale e si impegnò perché la fede  cristiana mettesse radici profonde nella cultura africana.

Spirito aperto e intraprendente, scrisse numerose opere di animazione missionaria e fondò la rivista Nigrizia, ancora attiva oggi. Negli anni 1877-78 visse insieme con i suoi missionari e missionarie la tragedia di una siccità e carestia senza precedenti. Fu l’anticipazione della morte, sopraggiunta nel 1881.

Il riconoscimento della Chiesa

Nel 2003, nel giorno della canonizzazione, Giovanni Paolo II lo definì un «insigne evangelizzatore e protettore del continente nero». Se il  cristianesimo in Africa ha oggi un futuro di speranza, lo si deve in parte alla sua opera.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nella città di Khar m in Sudan, san Daniele Comboni, vescovo, che fondò l’Istituto per le Missioni Africane e, nominato vescovo in Africa, si prodigò senza mai lesinare energie nel predicare il Vangelo in quelle regioni e nel prendersi in tutti i modi cura della dignità degli esseri umani.

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