Medjugorje, mons. Cavina nuovo visitatore apostolico: «Il miracolo è la conversione dei cuori»
Articolo in evidenzaIl vescovo emerito di Carpi, firma del Timone, è stato scelto da Leone XIV per accompagnare la vita pastorale di Medjugorje. In questa intervista parla del «Nulla osta» della Santa Sede, del ruolo dei veggenti e dei frutti di un luogo dove tante persone sono tornate alla confessione e all’Eucaristia
Il Timone – 01 Novembre 2026 –

Ci sono nomine che portano soltanto una notizia, e altre che portano in qualche modo a casa un amico. Per noi del Timone la nomina di monsignor Francesco Cavina, vescovo emerito di Carpi, a visitatore apostolico a carattere speciale per la Parrocchia di Medjugorje è di questo secondo tipo. Da anni i nostri lettori lo conoscono sulle pagine del nostro mensile come la firma della rubrica «Un vescovo risponde», dove dubbi, inquietudini e domande di fede trovano una risposta chiara e paterna. Speriamo, peraltro, che il nuovo incarico gli lasci il tempo di continuare a tenerla. Ora papa Leone XIV gli affida la cura pastorale del villaggio dell’Erzegovina dove dal 24 giugno 1981 sei ragazzi dicono di vedere la Madonna, che si presenta come Regina della Pace. In questi decenni Medjugorje è diventata meta di pellegrini da tutto il mondo, e dal settembre 2024 ha il «Nulla osta» della Santa Sede. A monsignor Cavina va la nostra gioia, il nostro grazie e l’augurio di ogni bene per questa sua nuova missione. Lui stesso, come racconta in questa intervista che ci ha concesso dopo la notizia della nomina, l’ha già consegnata alla Vergine.
Eccellenza, cosa significa per lei questa nomina a Medjugorje?
«Quando giunge una nomina, spesso l’interessato afferma: “Non me lo aspettavo. È stata una vera e propria sorpresa” e paiono parole di circostanza. Assicuro che per me è davvero una sorpresa gradita e che mi ha rallegrato e fatto anche un po’ trepidare. Dopo sette anni trascorsi a percorrere l’Italia, invitato sempre con molto affetto e stima, per celebrazioni liturgiche, feste patronali, Cresime, corsi di esercizi Spirituali, conferenze… il pensiero di un incarico stabile al servizio della Chiesa non mi sfiorava più neppure lontanamente.
Ringrazio di cuore il Santo Padre, Leone XIV, per la fiducia che invece mi ha dimostrato e l’attenzione che ha avuto nei miei confronti e che mi dà nuova energia. Sono orgoglioso e contento di affermare che la devozione alla Madonna nella mia vita ha sempre avuto un posto particolare, anzitutto per la testimonianza ricevuta dai miei genitori che tutte le sere si recavano in chiesa per la recita del Rosario e la partecipazione alla Santa Messa. Inoltre, la mia esistenza, soprattutto, nei momenti più importanti, è stata segnata dalla presenza della Vergine Maria: la mia ordinazione diaconale e presbiterale sono avvenute nella Cattedrale di Imola in occasione delle feste in onore della Beata Vergine del Piratello, patrona della Città e della Diocesi. Così durante il mio episcopato a Carpi ho accolto con grande solennità la statua della Madonna di Fatima e ho fatto restaurare la bellissima statua della Madonna Assunta.
Alla Vergine Santissima quindi mi affido e consegno questo nuovo tratto di strada e tutte le persone, sacerdoti, religiosi e fedeli laici che il Signore mi farà incontrare. Certo, come scrive San Luigi Maria Grignon de Montfort che “se uno si dona a lei senza riserve, ella pure si dà senza riserve”».
Nel settembre 2024, dopo un iter pluridecennale, non privo di difficoltà, la Santa Sede ha dato il via libera al «Nulla osta» sul fenomeno spirituale di Medjugorje con la Nota Regina Pacis promulgata dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Il discernimento della Chiesa è stato lungo e complesso, qual è il suo giudizio?
«Il giudizio della Chiesa, oggi, è positivo sul piano spirituale e pastorale. L’iter del discernimento ecclesiale su Medjugorje è stato effettivamente lungo e complesso, e ha attraversato il ministero di quattro Pontefici. In questo cammino, san Giovanni Paolo II ha espresso parole molto significative, leggendo in Medjugorje un segno di speranza e di vicinanza materna della Vergine per il nostro tempo.
La Commissione che ha lavorato più a lungo, presieduta dal cardinale Camillo Ruini, è giunta a riconoscere la credibilità soprannaturale degli inizi degli eventi che risalgono al 1981, mentre le ulteriori indagini richieste dal Dicastero per la Dottrina della Fede, insieme con le nuove norme di discernimento adottate dalla Santa Sede, hanno condotto al giudizio finale di Nihil obstat, nulla osta.
Il tutto accompagnato e confermato dai giudizi profondamente argomentati e positivi dei due visitatori apostolici che mi hanno preceduto, il compianto mons. Henryk Hoser e mons. Aldo Cavalli. E approfitto per ringraziare anche qui mons. Cavalli per il suo ministero a Medjugorje, per il consiglio e il sostegno nella preghiera che mi ha assicurato.
La Santa Sede, con la Nota Regina Pacis del 19 settembre 2024, ha riconosciuto che in Medjugorje si è sviluppata una realtà che ha prodotto frutti abbondanti e buoni per il Popolo di Dio: conversioni, ritorno alla confessione, amore per l’Eucaristia, preghiera, digiuno, vocazioni, riconciliazioni familiari, opere di carità e un diffuso risveglio della fede. Il
“Nihil obstat” significa che i fedeli “sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione” e che possono ricevere da questa esperienza “uno stimolo positivo per la loro vita cristiana”. Non si tratta di un giudizio marginale: è, secondo le nuove norme del Dicastero per la Dottrina della Fede, il massimo grado positivo di discernimento pastorale».
Cosa significa questo riconoscimento?
«La Chiesa, adottando nel maggio 2024 nuove norme di discernimento, ha deciso, non solamente rispetto a Medjugorje, ma a tutti i fenomeni di pari natura sotto osservazione, di non pronunciarsi in questa fase in modo definitivo sulla soprannaturalità del fenomeno e di mettere al centro ciò che conta di più pastoralmente: la bontà dei frutti spirituali e la cura delle anime. È un criterio evangelico: «Dai loro frutti li riconoscerete» (cfr Mt 7, 16-20). In altre parole la Chiesa sottolinea che non emergono elementi contrari alla fede e alla morale, e i frutti sono tali da permettere una prudente adesione dei fedeli».
Nella nota della Santa Sede si fa riferimento anche ai cosiddetti messaggi di Medjugorje.
«Anche questi, nel loro insieme, sono stati letti dalla Chiesa come edificanti e congruenti con la dottrina cattolica: pace, conversione, preghiera, digiuno, confessione, Eucaristia, Scrittura, carità, desiderio del Cielo. Il cardinale Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, nella conferenza stampa del 19 settembre 2024, volle insistere proprio su questo: i messaggi rimandano alla dimensione dell’eterno, chiamano alla pienezza della vita sacramentale, alla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, al sacramento della Penitenza, e soprattutto alla speranza del Paradiso.
Dunque, si può dire che Medjugorje è stata riconosciuta dalla Chiesa come un luogo di bene spirituale, dove lo Spirito Santo opera fruttuosamente per il bene dei fedeli. La necessaria prudenza della Chiesa non è sfiducia; è attenzione pastorale».
La Nota Regina Pacis avverte che i veggenti non devono essere messi al centro dell’attenzione dei pellegrini, lei che cosa ne pensa?
«Su questo punto la Chiesa è molto saggia, e direi anche molto materna. La Nota ricorda che i pellegrinaggi a Medjugorje non si fanno per incontrare i presunti veggenti, ma per incontrare Maria, Regina della Pace, e attraverso di Lei Cristo, nella preghiera, nella Parola, nell’Eucaristia e nell’adorazione.
In ogni autentico fenomeno spirituale, infatti, i protagonisti non devono mai oscurare il Signore. Quando Dio agisce, non mette l’uomo al centro: mette al centro Gesù Cristo, il Vangelo, la conversione, la santità. In questo senso il richiamo della Chiesa a non fermarsi sulle persone dei veggenti non è una correzione punitiva, ma un atto di verità e di purificazione: potremmo dire che siamo tutti chiamati a «sparire perché rimanga Cristo», per usare le parole che Papa Leone pronunciò nella sua prima messa da pontefice.
Detto ciò, bisogna anche essere giusti con i veggenti. Le loro storie come le conosciamo mostrano che i sei ragazzi del 1981 erano davvero giovani semplici, non cercavano fama, e sono rimasti nel tempo fedeli alla testimonianza ricevuta. Hanno sopportato pressioni, interrogatori, incomprensioni, eppure non hanno abbandonato la loro testimonianza. Hanno costruito famiglie, sono rimasti legati alla vita concreta della Chiesa e del loro Paese, e nel tempo non sono stati smentiti nella sostanza della loro esperienza. Il punto decisivo, però, resta questo: i veggenti sono testimoni, non il fine».
Che idea si è fatto di quello che qualcuno ha definito il «confessionale del mondo»?
«Mi pare che questa espressione colga qualcosa di profondissimo e, direi, di bellissimo. Medjugorje è diventata, nel tempo, un luogo dove molte persone hanno ritrovato la pace con Dio e fra di loro, e questo non per suggestione, ma per frutti concreti e verificabili: la Nota Regina Pacis parla di “abbondanti conversioni”, del frequente ritorno alla pratica sacramentale, di numerose vocazioni, di molte riconciliazioni tra coniugi, del rinnovamento della vita matrimoniale e familiare, oltre a una intensa vita di preghiera e di adorazione.
A Medjugorje, attestano numerosissime fonti, non si tratta solo di emozioni religiose: si tratta di vite cambiate. Persone lontane da Dio che tornano dopo anni al confessionale; uomini e donne che riscoprono l’Eucaristia; consacrati e sacerdoti che ritrovano la loro strada; famiglie ferite che si ricompongono; giovani che riprendono a pregare; malati che, insieme alla guarigione del corpo, ricevono soprattutto la guarigione del cuore.
Questo mi pare davvero il punto più grande: il miracolo di Medjugorje è innanzitutto la conversione dei cuori, il ritorno ai sacramenti, la rinascita della fede e della speranza. E lo confermano le tante testimonianze: chi si confessa dopo decenni, chi si converte pienamente, chi si consacra a Dio, chi ritrova il ministero sacerdotale con nuova consapevolezza, chi riscopre la bellezza di essere cristiano.
Per questo, sì: chiamare Medjugorje «confessionale del mondo» non è una formula esagerata, se la si intende bene. È un modo per dire che lì tantissime persone hanno incontrato la misericordia di Dio in modo molto concreto e molto semplice. E questo, pastoralmente, è un dono immenso».
(L’intervista integrale sarà pubblicata sul numero di dicembre del mensile Il Timone)
✨✨✨Gloria a Dio nell’alto dei cieli
e pace in terra agli uomini amati dal Signore.
Noi ti lodiamo,
ti benediciamo,
ti adoriamo,
ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa.
Signore Dio,
Re del cielo,
Dio Padre Onnipotente,
Signore Figlio unigenito Gesù Cristo,
Signore Dio,
Agnello di Dio,
Figlio del Padre
Tu che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi,
Tu che togli i peccati del mondo
accogli la nostra supplica,
Tu che siedi alla destra del Padre abbi pietà di noi,
perchè Tu solo il Santo,
Tu solo il Signore,
Tu solo l’Altissimo Gesù Cristo,
con lo Spirito Santo,
nella gloria di Dio Padre.
Amen✨✨✨✨
Il nuovo Amministratore Apostolico di Medjugorje,Mons.Francesco Cavina, in pellegrinaggio a Medjugorje con l’ Unitalsi di Carpi,nel Novembre 2023
Articolo in evidenza(Servizio di Radio Maria)



Mons Francesco Cavina da anni, fino a Giugno 2026, è stato conduttore di Radio Maria con l’apprezzato programma : “Le Mie pecore ascoltano la Mia voce e Io le conosco”. La grande famiglia di Radio Maria assicura al nuovo Amministratore apostolico il ricordo costante nella preghiera.
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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Fonte: Medjugorje Italia
(blogdipadrelivio.it)

di Cristina Siccardi– Chiesa cattolica | Corrispondenza romana 1974
Ci apprestiamo a vivere due giorni importantissimi per la Chiesa cattolica: la festa di Ognissanti e il giorno dei nostri cari defunti. Come esiste una Comunione dei santi, canonizzati dalla Chiesa, esiste anche una Comunione di anime sante in Cielo, che partecipano della Gloria di Dio o che parteciperanno, poiché un numero di esse si trova in Purgatorio, ma sono già beate perché già destinate al Paradiso, dopo la purificazione che il giudizio di Dio permette per un dato periodo, che può essere accorciato dalle preghiere e dalle Sante Messe di suffragio, che rientrano in quel piano voluto da Nostro Signore, ossia, le anime in terra, attraverso le loro pratiche religiose, possono intercedere a favore delle anime del Purgatorio, viceversa, le anime sia del Purgatorio che del Paradiso possono intercedere a vantaggio di quelle in terra.
Al termine della vita si va incontro a degli stadi: la morte, il giudizio particolare (Cristo giudica l’anima), l’Inferno o il Paradiso. Questi sono i quattro Novissimi, che nell’escatologia cattolica sono le «cose ultime», in latino novissima. Nell’Antico Testamento, l’espressione latina novissima compare nell’Ecclesiastico: «In omnibus operibus tuis memorare novissima tua, et in æternum non peccabis» («In tutte le tue opere, ricorda il tuo fine ultimo, e non peccherai mai»).
Come molte altre cose della dottrina cattolica, dei Novissimi la stragrande maggioranza dei pastori non ne parlano più. Già Paolo VI, trattando dell’escatologia, denunciò l’8 settembre 1971 che quest’ultima «domina tutta la concezione della vita cristiana, della storia, del tempo, dei destini umani oltre la morte», tuttavia, «dei Novissimi pochi parlano e poco». Chi ne trattò fu Jospeh Ratzinger, fin dal suo primo corso di lezioni, nel 1957 a Friburgo e nel 1977 pubblicò Escatologia. Morte e vita eterna, che suscitò soprattutto in Germania un acceso dibattito. Ratzinger considerò questo testo la sua opera «più elaborata e accurata».
I novissimi sono un tema ormai rimosso dalla cultura cattoliberale, relativista, secolarizzata e nella predicazione non trova più spazio. Pare una beffa: la fede cristiana, basata sull’Incarnazione di Cristo, sulla Sua Morte e sulla Sua Resurrezione, nonché sulla Sua predicazione, incentrata proprio sulle conseguenze eterne a cui porta il peccato mortale, non sono più oggetto di interesse religioso. In verità, tutta la vita di fede è proiettata alla Salvezza del dopo esilio terreno… invece, la moderna religione cristiana si concentra sull’oggi, sull’immanente, sul qui ed ora.
Fino alla rivoluzione teologica del Novecento, nessuno si sognava di mettere in dubbio e in discussione i concetti di morte e di giudizio per ogni anima, nessuno fantasticava sulle realtà dell’Inferno o del Paradiso, perché tutto era fondato sulla predicazione di Gesù, sul Nuovo Testamento, sui Padri della Chiesa, sulla Tradizione del Magistero della Chiesa. Ma ad un certo punto, si è smesso di condannare gli errori teologici e sono state ascoltate e accolte le soggettive e suggestive interpretazioni di questo o quel teologo, che, seguendo le filosofie laiciste emerse dal XVIII secolo in poi e lasciandosi influenzare dalle idee protestanti, si sono arrogati il superbo diritto di dare la propria opinione, fino ad arrivare al dissolvimento delle colonne portanti che riguardano la vita futura. Quindi, la ferma dottrina delle cose ultime si è trasformata in teoria teologica da manipolare a proprio gusto e piacimento e «sotto l’influsso soprattutto del pensiero marxista, la speranza è divenuta politica» (G. M. Vian, Morte, giudizio, inferno e paradiso, le quattro (ultime) cose dimenticate, in “Domani”, 26 novembre 2023).
La predicazione nelle chiese, sempre più vuote, si è davvero politicizzata: molti parroci (il cui numero si assottiglia sempre più), sovente laureati in psicologia o sociologia, sono diventati dei politici con sempre meno seguito. La predicazione è cambiata, ma non per questo i Novissimi sono spariti. Prendiamo un esempio concreto: come l’aborto continua ad essere un omicidio, anche se la legge di uno Stato dichiara che è legittimo, così le quattro realtà indicate dai Novissimi continuano ad esistere.
L’insegnamento dei Padri della Chiesa sulle realtà ultime dell’uomo si è sviluppato attraverso la loro accurata riflessione, basata sulla tradizione orale degli Apostoli e sui Testi sacri, riflessione motivata dalla costruzione delle predicazioni e dalla loro determinata e perseverante lotta contro le eresie, alle quali bisognava dare risposte certe e sapienti, edificando in tal modo anche la teologia escatologica cattolica.
Sant’Agostino d’Ippona ha offerto uno degli studi più influenti dell’Occidente cristiano sui Novissimi, sviluppando il suo pensiero soprattutto nel De civitate Dei e nei suoi sermoni, dove si dice che l’essere umano è fatto per l’infinito e la beatitudine, in quanto «Dio stesso, dopo questa vita, è il nostro luogo». In questa prospettiva, la stessa presenza o assenza di Dio definisce la salvezza o la dannazione. Se in Paradiso c’è la perfetta armonia di beatitudine e pace, nell’Inferno c’è «pianto e stridore di denti» (dolore e rabbia), come lo descrisse Gesù e come riportato dagli evangelisti Matteo e Luca.
Il Padre e Dottore della Chiesa distingue il giudizio immediato dopo la morte dell’individuo e il Giudizio Universale alla fine dei tempi (trattato ampiamente nel libro XX del De civitate Dei contra Paganos). Giudice sarà Gesù Cristo e la sentenza separerà definitivamente i salvati dai dannati: il Pastore dividerà per sempre le pecore dai capri (Mt 25, 32-33). Sant’Agostino prende assolute distanze dalle tesi di Origene (che ipotizzava l’apocatastasi, ovvero la salvezza universale finale di tutte le creature, compreso il diavolo) e dalle concezioni dei neoplatonici, che vedevano le pene come purificatorie per chiunque. Per sant’Agostino chi muore in uno stato di aperta e impenitente ribellione a Dio si esclude eternamente dalla Sua Grazia. Inoltre, sostiene che per le anime dei credenti che muoiono con colpe lievi esiste la purificazione temporanea dopo la morte (Purgatorio) attraverso il fuoco della tribolazione e, a tal proposito, insiste molto sull’importanza del suffragio, del Santo Sacrificio della Messa, della carità della Chiesa e delle preghiere in favore dei defunti.
Torniamo, quindi, alla Comunione delle anime in terra, in Purgatorio e in Cielo, esse possono intercedere le une per le altre, richiamando l’Amore di Nostro Signore Gesù Cristo, che elargisce benedizioni, grazie, miracoli per tutti coloro che si amano in Lui.

Se il cuore è umile i dubbi di fede si dissolvono come la nebbia al sole
Carissimo padre Livio,
mi colpisce molto il titolo del suo ultimo libro “Medjugorje perché non ho dubbi”, perché Lei è una delle poche persone che conosce a fondo questa straordinaria mariofania e nel medesimo tempo ha l’attrezzatura teologica per interpretarla.
Mi chiedo quindi come sia possibile non aver mai avuto nessun dubbio, visto che siamo qui su questa terra dove non tutto è sempre chiaro, anzi.
Se la sente di darmi una riposta?
Dio ti benedica per tutto quello che fai per il nostro cammino spirituale.
Anna di Mantova
Cara Anna,
Credere è una grazia, anche per quanto riguarda questa “straordinaria mariofania” come tu la chiami, perché, se Dio non tocca il cuore, la porta rimane sprangata.
Ai miei occhi eventuali dubbi e perplessità si sono dissolti come nebbia al sole dinanzi alla presenza del soprannaturale, che a Medjugorje si manifesta come in nessuna altra parte del mondo, in particolare negli eventi delle conversioni e nella bellezza sublime dei Messaggi.
Per quanto riguarda i Veggenti, la Madonna ha detto fin dall’inizio che non ha scelto i migliori, ma quelli che le servivano per il suo piano.
Infatti, nessuno di loro ha tradito la sua missione , nessuno ha ingannato nel riferire il suo incontro con la Madonna e ancor oggi, dopo quasi mezzo secolo, custodiscono scrupolosamente i Segreti, che sono il compimento di tutto il progetto salvifico della Gospa.
Detto questo, anche i Veggenti sono esseri umani, con tutte le debolezze della nostra natura. Sono chiamati come tutti a fare un cammino di santità, che è lungo e difficile, fra le seduzioni del mondo, le debolezze della carne e le tentazioni del demonio.
Il fatto di vedere la Madonna da una parte li aiuta, ma dall’altra li espone a rischi spirituali, che richiedono una particolare e quotidiana vigilanza.
Per questo dobbiamo pregare volentieri per loro, perché la grazia di Dio li illumini e li fortifichi, conservandoli nell’umiltà e preservandoli dalle molteplici insidie dell’avversario, maestro di inganni e di illusioni mondane.
Per quanto riguarda le voci malevole, le lingue biforcute e i falsi maestri, che fin dall’inizio hanno seminato zizzania, non meritano la minima considerazione. “Lasciate che i morti seppelliscano i morti” ha detto Gesù.
Nel tempo dei Segreti chi non ha approfittato di questo tempo di grazia raccoglierà quello che ha seminato, perché Dio è misericordioso ma anche giusto e i ciarlatani finiranno dove non avrebbero mai immaginato.
Tu invece, cara Anna, persevera e continua ad ascoltare la Gospa, il Papa e Radio Maria.
Dio ti benedica e la Madonna ti protegga col suo amore.
Padre Livio
“Cercando col cupido sguardo,
Tra il vel della nebbia terrena,
Quel sol che in sua limpida piena
V’avvolge or beati lassù;
Il secol vi sdegna, e superbo
Domanda qual merto agli altari
V’addusse; che giovin gli avari
Tesor di solinghe virtù.”
~ Alessandro Manzoni

LA TESTIMONIANZA DI VICKA
Padre Livio: Dimmi dove eravate e che ore erano.
Vicka: Eravamo nella piccola casa di Jakov, quando la Madonna è venuta. Era un pomeriggio, verso le 15,20. Sì, erano le 15,20.
Padre Livio: Non aspettavate l’apparizione della Madonna?
Vicka: No. Io e Jakov di ritorno da Citluk siamo andati a casa sua dove c’era sua mamma (Nota: La mamma di Jakov ora è morta). Nella casa di Jakov c’è una camera e una cucina. Sua mamma era andata a prendere qualcosa per prepararci da mangiare, perché un po’ più tardi avremmo dovuto andare in chiesa. Mentre aspettavamo, io e Jakov ci siamo messi a guardare un album di fotografie. Improvvisamente Jakov è andato giù dal divano prima ancora di me e ho capito che la Madonna era già arrivata. Subito ci ha detto: “Tu, Vicka, e tu, Jakov, venite con me a vedere il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno”. Io mi sono detta: “Va bene, se così vuole la Madonna”. Jakov invece ha detto alla Madonna: “Tu porta Vicka, perché loro sono in tanti fratelli. Non portare me che sono figlio unico”. Diceva così perché non voleva andare.
Padre Livio: Evidentemente lui pensava che non sareste più tornati! (Nota: la riluttanza di Jakov è stata provvidenziale, perché rende ancora più credibile e reale il racconto).
Vicka: Sì, lui pensava che non saremmo più tornati e che saremmo andati per sempre. Io intanto pensavo quante ore o quanti giorni sarebbero stati necessari e mi chiedevo se saremmo andati in alto o in basso. Ma in un attimo la Madonna ha preso me per la mano destra e Jakov per la mano sinistra e il tetto si è aperto per lasciarci passare.
Padre Livio: Si è aperto tutto?
Vicka: No, non si è aperto tutto, ma solo quella parte che era necessaria per farci passare. In pochi istanti siamo arrivati in Paradiso. Mentre salivamo, vedevamo giù in basso le case piccole, più piccole di quando si vedono dall’aereo.
Padre Livio: Ma tu guardavi giù sulla terra, mentre venivate portati in alto?
Vicka: Mentre venivamo portati in alto, guardavamo giù.
Padre Livio: E che cosa vedevate?
Vicka: Tutto molto piccolo, più piccolo di quando si va in aereo. Intanto pensavo: “Chissà quante ore o quanti giorni ci vogliono!” . Invece in un momento siamo arrivati. Ho visto un grande spazio….
Padre Livio: Senti, ho letto in qualche parte, non so se è vero, che c’è un porta, con una persona piuttosto anziana accanto.
Vicka: Sì, sì. C’è una porta di legno.
Padre Livio: Grande o piccola?
Vicka: Grande. Sì, grande.
Padre Livio: E’ importante. Significa che vi entra tanta gente. La porta era aperta o chiusa?
Vicka: Era chiusa, ma la Madonna l’ha aperta e noi vi siamo entrati.
Padre Livio: Ah, come l’ha aperta? Si è aperta da sola?
Vicka: Da sola. Siamo andati verso la porta che si è aperta da sola.
Padre Livio: Mi pare di capire che la Madonna è davvero la porta del cielo!
Vicka: A destra della porta c’era S. Pietro.
Padre Livio: Come hai fatto a sapere che era S. Pietro?
Vicka: Ho capito subito che era lui. Con una chiave, piuttosto piccolo, con la barba, un po’ tarchiato, con i capelli. E’ rimasto uguale.
Padre Livio: Era in piedi o seduto?
Vicka: In piedi, in piedi, vicino alla porta. Appena entrati, siamo andati avanti, camminando, forse tre, quattro metri. Non abbiamo visitato tutto il Paradiso, ma la Madonna ce lo ha spiegato. Abbiamo visto un grande spazio avvolto da una luce che non esiste qui sulla terra. Abbiamo visto le persone che sono né grasse, né magre, ma tutte uguali e hanno vesti di tre colori: il grigio, il giallo e il rosso. Le persone camminano, cantano, pregano. Ci sono anche dei piccoli Angeli che volano. La Madonna ci ha detto: “Guardate quanto sono felici e contente le persone che si trovano qui in Paradiso” . E’ una gioia che non si può descrivere e che qui sulla terra non esiste.
Padre Livio: La Madonna vi ha fatto capire l’essenza del Paradiso che è la felicità che non finisce mai. “In cielo c‘è la gioia” , ha detto in un suo messaggio. Vi ha fatto poi vedere le persone perfette e senza alcun difetto fisico, per farci comprendere che, quando ci sarà la resurrezione dei morti, avremo un corpo di gloria come quello di Gesù Risorto. Vorrei, però, sapere che tipo di vestito indossavano. Delle tuniche?
Vicka: Sì, delle tuniche.
Padre Livio: Arrivavano fino in fondo ai piedi o erano corte?
Vicka: Erano lunghe e arrivavano fino in fondo.
Padre Livio: Di che colore erano le tuniche?
Vicka: Grigio, giallo e rosso.
Padre Livio: Secondo te, hanno un significato questi colori?
Vicka: La Madonna non ce lo ha spiegato. Quando Lei vuole, la Madonna spiega, ma in quel momento non ci ha spiegato perché hanno le tuniche di tre diversi colori.
Padre Livio: Come sono gli Angeli?
Vicka: Gli angeli sono come dei piccoli bambini.
Padre Livio: Hanno il corpo completo o solo la testa come nell’arte barocca?
Vicka: Hanno tutto il corpo.
Padre Livio: Indossano anche loro delle tuniche?
Vicka: Sì, ma sono corte.
Padre Livio: Si vedono le gambine allora?
Vicka: Sì, perché loro non hanno le tuniche lunghe.
Padre Livio: Hanno delle piccole ali?
Vicka: Sì, hanno le ali e volano al di sopra delle persone che sono in Paradiso.
Padre Livio: Una volta la Madonna ha parlato dell’aborto. Ha detto che si tratta di un grave peccato e ne dovranno rispondere coloro che lo procurano. I bambini invece non hanno colpa di ciò e sono come dei piccoli Angeli in cielo. Secondo te, gli Angioletti del Paradiso sono quei bambini abortiti?
Vicka: La Madonna non ha detto che i piccoli Angeli in Cielo sono i bambini dell’aborto. Ha detto che l’aborto è un grande peccato e che ne rispondono quelle persone che lo hanno fatto, e non i bambini.
LA TESTIMONANZA DI JAKOV

La vecchia casa di Jakov ( foto 1983)
PADRE LIVIO: Quello che abbiamo sentito da Vicka, vorremmo ascoltarlo ora anche dalla tua viva voce. Credo che le due testimonianze insieme diventeranno non solo più credibili, ma anche più complete.
Vorrei però prima osservare che mai era successo, in due millenni di cristianesimo, che due persone fossero state portate nell’aldilà col loro corpo e poi riportate fra di noi, affinché ci riferissero quanto avevano visto. Indubbiamente la Madonna ha voluto dare un forte richiamo all’uomo moderno, che spesso pensa che con la vita finisce tutto. Questa testimonianza sull’aldilà è indubbiamente una delle più forti che Dio ci abbia mai rivolto, ed è da ritenere a mio giudizio un atto di grande misericordia nei confronti della nostra generazione.
Vorrei sottolineare il fatto che qui ci troviamo di fronte a una grazia straordinaria che avete ricevuto e che a noi credenti non è lecito sottovalutare. Infatti, lo stesso apostolo Paolo, quando vuole ricordare ai suoi denigratori i carismi che ha ricevuto da Dio, menziona proprio il fatto di essere stato trasportato in Paradiso; non sa dire però se col corpo o senza corpo. Si tratta indubbiamente di un dono rarissimo e straordinario, dato da Dio a voi, ma soprattutto a noi. Ora chiediamo a Jakov di raccontarci questa incredibile esperienza nel modo più completo possibile. Quando è avvenuto? Quanti anni avevi allora?
JAKOV: Avevo undici anni.
PADRE LIVIO: Ti ricordi che anno era?
JAKOV: Era il 1982.
PADRE LIVIO: Non ti ricordi in che mese?
JAKOV: Non mi ricordo.
PADRE LIVIO: Neanche Vicka si ricorda il mese. Forse era Novembre?
JAKOV: Non posso dirlo.
PADRE LIVIO: Comunque eravamo nel 1982?
JAKOV: Sì.
PADRE LIVIO: Il secondo anno delle apparizioni, dunque.
JAKOV: Io e Vicka eravamo nella mia casa vecchia.
PADRE LIVIO: Sì, mi ricordo di averla vista. Ma c’è ancora adesso?
JAKOV: No, non c’è più adesso. C’era mia mamma dentro. La mamma è uscita fuori un attimo, mentre io e Vicka abbiamo parlato e scherzato.
PADRE LIVIO: Dove eravate stati prima? Ho sentito dire che eravate andati a Citluk.
JAKOV: Sì.. Penso che gli altri erano rimasti là, mentre noi siamo tornati a casa. Non mi ricordo bene adesso.
PADRE LIVIO: Dunque voi due eravate nella casa vecchia, mentre tua mamma era uscita un momento.
JAKOV: Vicka ed io abbiamo parlato e scherzato.
PADRE LIVIO: Che ore erano più o meno?
JAKOV: Era pomeriggio. Ci giriamo e vediamo in mezzo alla casa la Madonna e subito ci inginocchiamo. Lei ci saluta come sempre e dice…
PADRE LIVIO: Come saluta la Madonna?
JAKOV: Saluta dicendo “Sia lodato Gesù Cristo Poi subito ci ha detto: “Adesso vi porto con me “. Ma immediatamente ho risposto di no.
PADRE LIVIO: “Vi porto con me” … Dove?
JAKOV: A farci vedere il Paradiso, l’inferno e il Purgatorio.
PADRE LIVIO: Vi ha detto: “Adesso vi porto con me a farvi vedere il Paradiso, l’inferno e il Purgatorio”, e tu ti sei spaventato?
JAKOV: Le ho detto: “No, io non vado”. Ho pensato, infatti, che avevo già accettato la Madonna, le sue apparizioni e i suoi messaggi. Ma adesso che dice: “Ti porto a vedere il Paradiso, il Purgatorio e l’inferno”, per me è già un’altra cosa…
PADRE LIVIO: Un’esperienza troppo grande?
JAKOV: Si e le ho detto: “No, Madonna, no. Tu portati Vicka. Loro sono otto, mentre io sono figlio unico. Anche se di loro ne rimane uno in meno …
PADRE LIVIO: Tu pensavi che…
JAKOV: Che non sarei tornato più giù. Ma la Madonna ha detto: “Non dovete avere paura di niente. Io sono con voi”
PADRE LIVIO: Certo che la presenza della Madonna dà grande sicurezza e serenità.
“Ti porto a vedere il Paradiso…”
JAKOV: Ci ha preso per mano.. è durato proprio…
PADRE LIVIO: Senti Jakov; vorrei una precisazione. Ti ha preso per la mano destra o per quella sinistra?
JAKOV: Non mi ricordo.
PADRE LIVIO: Sai perché te lo chiedo? Vicka dice sempre che la Madonna ha preso lei per la mano destra.
JAKOV: E allora ha preso me per la mano sinistra.
PADRE LIVIO: E poi che cosa è successo?
JAKOV: Dopo è proprio durato pochissimo… Abbiamo visto subito il cielo…
PADRE LIVIO: Senti, ma come avete fatto ad uscire di casa?
JAKOV: La Madonna ci ha preso e si è aperto tutto.
PADRE LIVIO: Si è aperto il tetto?
JAKOV: Sì, tutto. Poi siamo subito arrivati in Paradiso.
PADRE LIVIO: In un istante?
JAKOV: In un istante.
PADRE LIVIO: Mentre andavate su in Paradiso, guardavate giù?
JAKOV: No.
PADRE LIVIO: Tu non hai guardato giù?
JAKOV: No.
PADRE LIVIO: Non hai visto niente mentre salivate in alto?
JAKOV: No, no, no. Entriamo in questo spazio immenso…
PADRE LIVIO: Un momento. Ho sentito dire che prima siete passati da una porta. C’era una porta o non c’era?
JAKOV: Sì, c’era. Vicka dice che lei ha visto anche…, come si dice…
PADRE LIVIO: San Pietro.
JAKOV: Si, San Pietro.
PADRE LIVIO: Tu, l’hai visto?
JAKOV: No, non ho guardato. Ero così spaventato in quel momento che nella mia testa non so cosa…
PADRE LIVIO: Vicka invece guardava tutto. Per la verità lei vede sempre tutto, anche su questa .terra.
JAKOV: Lei era più coraggiosa.
PADRE LIVIO: Lei dice di aver guardato giù e di aver visto la terra piccola, e dice anche che, prima di entrare in Paradiso, c’era una porta chiusa. Era chiusa?
JAKOV: Sì, e dopo man mano si è aperta e siamo entrati.
PADRE LIVIO: Ma chi l’ha aperta?
JAKOV: Non so. Da sola…
PADRE LIVIO: Si è aperta da sola?
JAKOV: Sì, sì.
PADRE LIVIO: Sì è aperta davanti alla Madonna?
JAKOV: Sì, si, proprio così. Entriamo in questo spazio…
PADRE LIVIO: Senti, camminavate su qualcosa di solido?
JAKOV: Cosa? No, non sentivo niente.
PADRE LIVIO: Eri proprio preso da una grande paura.
JAKOV: Eh, non sentivo proprio né i miei piedi, né le mie mani, niente in quel momento.
PADRE LIVIO: Vi ha tenuto per mano la Madonna?
JAKOV: No, dopo non mi ha più tenuto per mano.
PADRE LIVIO: Lei vi precedeva e voi la seguivate.
JAKOV: Sì.
PADRE LIVIO: È ovvio che fosse lei a precedervi in quel regno misterioso.
JAKOV: Entriamo in questo spazio…
PADRE LIVIO: Anche se c’era la Madonna, avevi lo stesso paura?
JAKOV: Oh!
PADRE LIVIO: Incredibile, avevi paura!
JAKOV: Perché, come ho detto prima, pensi…
PADRE LIVIO: Si trattava di un’esperienza tutta nuova.
JAKOV: Tutta nuova, perché non avevo mai pensato… Lo sapevo, perché ce lo hanno insegnato fin da bambini, che c’è il Paradiso, come pure l’inferno. Ma sai, quando a un bambino parlano di queste cose, ha una paura grandissima.
PADRE LIVIO: Non dobbiamo dimenticarci che Vicka aveva sedici anni e Jakov soltanto undici. Una diversità di età importante.
JAKOV: Eh, infatti.
PADRE LIVIO: Certo, è perfettamente comprensibile.
JAKOV: E quando dici a un bambino: “Adesso ti porto a vedere quelle cose là”, penso si spaventi.
PADRE LIVIO: (rivolto ai presenti): “C’è un bambino qui di dieci anni? Eccolo. Guardate com’è piccolo. Portatelo nell’aldilà e vedrete se non si spaventa”.
JAKOV: (rivolto al bambino): Non te lo auguro.
PADRE LIVIO: Hai provato, dunque, un’ emozione grandissima?
JAKOV: Sicuramente.
La gioia del Paradiso
PADRE LIVIO: Che cosa hai visto in Paradiso?
JAKOV: Entriamo in questo spazio immenso.
PADRE LIVIO: Uno spazio immenso?
JAKOV: Sì, una luce bellissima nella quale si può vedere dentro… Gente, tanta gente.
PADRE LIVIO: È affollato il Paradiso?
JAKOV: Si, c’è tanta gente.
PADRE LIVIO: Per fortuna sì.
JAKOV: Gente che era vestita con vesti lunghe.
PADRE LIVIO: Vesti, nel senso di tuniche lunghe?
JAKOV: Si La gente cantava.
PADRE LIVIO: Cosa cantava?
JAKOV: Cantava delle canzoni, ma non abbiamo capito che cosa.
PADRE LIVIO: Immagino che cantassero bene.
JAKOV: Si, si. Le voci erano bellissime.
PADRE LIVIO: Voci bellissime?
JAKOV: Sì, voci bellissime. Però la cosa che più mi ha colpito è stata proprio quella gioia che vedevi sul viso di quella gente.
PADRE LIVIO: Si vedeva la gioia sul volto delle persone?
JAKOV: Si, sul viso della gente. Ed è quella gioia che senti dentro, perché finora abbiamo parlato della paura, ma quando siamo entrati in Paradiso, in quel momento si sentiva solo la gioia e la pace che si possono sentire nel Paradiso.
PADRE LIVIO: Anche tu nel tuo cuore la sentivi?
JAKOV: Anch’io nel mio cuore.
PADRE LIVIO: E quindi hai in un certo senso gustato un po’ di Paradiso.
JAKOV: Ho gustato quella gioia e quella pace che si sentono in Paradiso. Per questo tutte le volte che mi chiedono com’è il Paradiso, non mi piace molto parlarne.
PADRE LIVIO: Non è esprimibile.
JAKOV: Perché ritengo che il Paradiso non è quello che noi vediamo veramente con i nostri occhi.
PADRE LIVIO: Interessante quello che stai dicendo..
JAKOV: Il Paradiso è quello che vediamo e che sentiamo nel nostro cuore.
PADRE LIVIO: Questa testimonianza mi pare eccezionale e molto profonda. Infatti Dio deve adattarsi alla debolezza dei nostri occhi di carne, mentre è nel cuore che può comunicarci le realtà più sublimi del mondo soprannaturale.
JAKOV: È quello che si sente dentro la cosa più importante. Per questo, anche se volessi descrivere quello che ho sentito in Paradiso, non potrei mai, perché non è esprimibile ciò che ha sentito il mio cuore.
PADRE LIVIO: Il Paradiso quindi non era tanto quello che hai visto quanto quello che per grazia hai sentito dentro dite.
JAKOV: Quello che ho sentito, sicuramente.
PADRE LIVIO: E che cosa hai sentito?
JAKOV: Una gioia immensa, una pace, una voglia di rimanere, di stare sempre lì. E uno stato in cui non pensi a niente e a nessun altro. Ti senti rilassato in tutti i modi, una esperienza incredibile.
PADRE LIVIO: Eppure eri un bambino.
JAKOV: Ero un bambino, sì.
PADRE LIVIO: Ma sentivi tutto questo?
JAKOV: Sì, sì.
PADRE LIVIO: E che cosa ha detto la Madonna?
JAKOV: La Madonna ha detto che in Paradiso va la gente che è rimasta fedele a Dio. È per questo che, quando parliamo del Paradiso, ora possiamo richiamare questo messaggio della Madonna che dice: “Io sono venuta qui per salvarvi tutti e portarvi tutti un giorno da mio Figlio”. Così tutti potremo conoscere quella gioia e quella pace che si sentono dentro. Quella pace e tutto ciò che Dio ci può dare si sperimentano in Paradiso.
PADRE LIVIO: Senti
JAKOV: in Paradiso avete forse visto Dio?
JAKOV: No, no, no.
PADRE LIVIO: Avete solo gustato la sua gioia e la sua pace?
JAKOV: Sicuramente.
PADRE LIVIO: La gioia e la pace che Dio dà in Paradiso?
JAKOV: Sicuramente. E dopo questo…
PADRE LIVIO: C’erano anche gli angeli?
JAKOV: Io non li ho visti.
PADRE LIVIO: Tu non li hai visti, ma Vicka dice che in alto c’erano dei piccoli angeli che volavano. Osservazione assolutamente giusta, visto che in Paradiso ci sono anche gli angeli. Solo che tu non guardi troppo ai particolari e vai sempre all’essenziale. Sei più attento alle esperienze interiori che alle realtà esteriori. Quando hai descritto la Madonna, non hai fatto tanto riferimento ai tratti esterni, ma hai subito colto il suo atteggiamento di madre. Allo stesso modo per quanto riguarda il Paradiso, la tua testimonianza riguarda in primo luogo la grande pace, l’immensa gioia e il desiderio di restare li che si provano.
JAKOV: Sicuramente.
PADRE LIVIO: Ecco, che altro puoi dire del Paradiso, Jakov?
JAKOV: Nient’altro del Paradiso.
PADRE LIVIO: Senti, Jakov; quando tu vedi la Madonna non senti già un po’ di Paradiso nel cuore?
JAKOV: Sì, ma è diverso.
PADRE LIVIO: Ah sì? E qual è la diversità?
JAKOV: Come abbiamo detto prima, la Madonna è Madre. Nel Paradiso non senti quel tipo di gioia, ma un’altra.
PADRE LIVIO: Vuoi dire una gioia diversa?
JAKOV: Si sente un’altra gioia, diversa da quella che si prova quando si vede la Madonna.
PADRE LIVIO: Quando si vede la Madonna che gioia si prova?
JAKOV: Una gioia di madre.
PADRE LIVIO: Invece in Paradiso com’è la gioia: e maggiore, minore o uguale?
JAKOV: Per me è una gioia più grande.
PADRE LIVIO: Quella del Paradiso è più grande?
JAKOV: Più grande. Perché penso che il Paradiso è il massimo che si possa avere. Però anche la Madonna ti dà tantissima gioia. Sono due gioie diverse.
PADRE LIVIO: Si tratta di due gioie diverse, ma quella del Paradiso è proprio una gioia divina, che nasce dalla contemplazione di Dio faccia a faccia. A voi ne è stato dato un anticipo, nella misura in cui potevate sostenerlo. Personalmente posso dire che, nei molteplici testi mistici che ho letto durante la mia vita, non ho mai sentito descrivere il Paradiso in termini cosi sublimi e coinvolgenti, anche se improntati alla più grande semplicità e veramente comprensibili da tutti.
PADRE LIVIO: Bravo, Jakov! Adesso andiamo a vedere il Purgatorio. Dunque siete usciti dal Paradiso… Come è avvenuto? La Madonna vi ha condotto fuori?
JAKOV: Si, si. E ci siamo trovati…
PADRE LIVIO: Scusami, ma ho ancora una domanda: il Paradiso secondo te è un luogo?
JAKOV: Sì, è un luogo.
PADRE LIVIO: Un luogo, ma non come ce ne sono sulla terra.
JAKOV: No, no, un luogo senza fine, ma non è come un nostro luogo qui. È un’altra cosa. Tutta un’altra cosa.