
disponibile su tutti gli store online e
-messaggi WhatsApp 348 6822721
-segreteria 031 610600
[email protected]

Nome: San Pio da Pietrelcina
Titolo: Sacerdote cappuccino
Nome di battesimo: Francesco Forgione
Nascita: 25 maggio 1887, Pietrelcina, Benevento
Morte: 23 settembre 1968, San Giovanni Rotondo, Foggia
Ricorrenza: 23 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Memoria liturgica
Protettore:
degli adolescenti cattolici, volontari per la difesa
Beatificazione:
2 maggio 1999, Roma, papa Giovanni Paolo II
Canonizzazione:
16 giugno 2002, Roma, papa Giovanni Paolo II
Luogo reliquie:Santa Maria delle Grazie
Fa parte di:Santi della Campania
Sito ufficiale:www.padrepio.it
Pochi santi furono, come padre Pio, dotati di doni straordinari che hanno richiamato su di lui l’attenzione del mondo intero: le stimmate, il profumo misterioso che emanava dal suo corpo, i carismi di profezie e di scrutamento dei cuori, le guarigioni e le conversioni attribuite alla sua preghiera.
Nel convento del Gargano, nel quale l’umile frate cappuccino viveva, la ressa di devoti era quotidiana: tutti lo volevano vedere, toccare; tutti desideravano assistere alla sua messa – “un momento di rara intensità spirituale” – e soprattutto confessarsi, rimettersi in sintonia con Dio guidati da lui.
La confessione era un incontro che spesso sconvolgeva le persone mutando per sempre la loro vita, mentre il numero dei «convertiti» e dei devoti estimatori aumentava incessantemente.
Ma poi, in concreto, per lui la vita fu un lungo calvario che egli visse unendosi a Cristo per la salvezza delle anime, fedele a un programma di vita, che egli aveva così espresso nell’immagine ricordo della sua prima messa:
«Gesù, mio sospiro e mia vita, oggi che trepidante ti elevo in un mistero d’amore, con te io sia per il mondo Via, Verità e Vita e per te sacerdote santo, vittima perfetta».
Francesco Forgione (così si chiamava padre Pio prima di indossare il saio francescano) nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, piccolo paese di contadini e pastori della provincia di Benevento.
I genitori, ambedue analfabeti, pur sudando sui campi, non riuscivano a sfamare la copiosa nidiata che avevano messo al mondo (sette figli). Tanto che papà Orazio un giorno si imbarcò per l’America sperando in una sorte migliore. Gli andò bene: lavoratore instancabile e avveduto, riuscì a mettere insieme una discreta fortuna.
Alla famiglia intanto badò mamma Maria Giuseppa. Forte e ricca di fede, aveva una predilezione per il piccolo Francesco, perché era il più gracile, spesso in preda a misteriose e violente febbri, e dotato di una fine sensibilità religiosa che lo portava a ricercare luoghi solitari per dedicarsi alla preghiera.
E si chiedeva, mamma Maria, che cosa avrebbe potuto fare da grande quel suo figliolo così gracile. Risolse lui stesso il problema. Indicando con la mano il frate cappuccino venuto per la questua, disse:
«Voglio farmi frate, come fra Camillo».
Nel 1903, indossando il saio francescano nel convento dei cappuccini di Morone, iniziava il cammino di preparazione alla vita religiosa e sacerdotale che si concluse il 10 agosto 1910.
E non fu un cammino facile: le misteriose malattie che lo avevano tormentato a casa, continuarono con assalti di una virulenza tale da far temere che non sarebbe mai giunto vivo all’ordinazione, tant’è vero che, non appena ebbe l’età minima richiesta dal diritto canonico, fu consacrato sacerdote.
Con gli sgargianti paramenti sacri addosso pareva ancora più debole ed emaciato, tanto che i superiori ebbero compassione di lui e, anziché inserirlo subito nell’attività pastorale, lo mandarono a Pietrelcina, sperando che l’aria di casa gli avrebbe fatto tornare un po’ di forze;
LeggiTesti Cristiani
qui invece il giovane frate imboccava dritto la strada di quel calvario che percorrerà per tutta la vita.

Il 5 agosto 1918 gli apparve un misterioso personaggio che gli trafisse il cuore con un dardo infuocato, mentre il 20 settembre riceveva le stimmate, inizialmente invisibili.
«Ero in coro – ha raccontato lui stesso – dopo la celebrazione della santa messa, allorché venni sorpreso da un riposo simile a un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni nonché le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. Vi subentrò subito una grande pace. E mentre tutto questo si andava operando, vidi innanzi un misterioso Personaggio, simile a quello visto il 5 agosto, che si differenziava solamente in questo: aveva le mani, i piedi e il costato che grondavano sangue. La sua vista mi atterrì. Mi sentii morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore che sentivo sbalzare dal petto. Il Personaggio si ritirò e io mi avvidi che mani, piedi e costato erano trasformati e grondavano sangue».
Un fatto mistico accompagnato da dolore fisico acuto e lacerante. Ma sopportabile.
Più profondo e più lacerante fu il dolore provocato invece dai giudizi, dai sospetti e dalle condanne che gli vennero da istituzioni ecclesiastiche, da confratelli e da ambienti scientifici, per i quali le ferite del frate del Gargano erano frutto di isterismo.
Scienziati di ogni tipo, inviati da organismi religiosi e dallo stesso Vaticano, si accanirono per dimostrare che i fenomeni attribuitigli non avevano alcuna origine soprannaturale.
E riuscirono a convincere il Sant’Uffizio, promotore di una delle inchieste più clamorose durante il pontificato di Pio XI, che si trattava di fenomeni isterici.
LeggiTesti Cristiani
E gli arcigni monsignori del Vaticano, nel 1923, con un apposito decreto, vietavano al frate di Pietrelcina di dire la messa in pubblico e di confessare i fedeli.
Un’atroce tortura, durata una decina d’anni, che padre Pio visse in silenzio, senza protestare, rifugiandosi nella preghiera e nella penitenza.
La gente, che non aveva mai messo in dubbio l’origine soprannaturale di quelle misteriose piaghe, quando cessò l’ostracismo, riprese a salire la mulattiera che conduceva al convento per ascoltare la messa celebrata dal frate delle stimmate.
Padre Pio definiva la messa «il mistero tremendo».
Ed era per lui un momento di grande emozione spirituale: il volto trasfigurato, gli occhi luminosissimi, il corpo rapito oltre il tempo e lo spazio.
Ma anche per quanti la seguivano era un momento di rara tensione e, dopo la messa, facevano la coda davanti al suo confessionale per accedere al sacramento del perdono e per chiedergli di intercedere per loro presso Dio.
E c’era chi se ne andava deluso o irritato, e chi interiormente trasformato.
Molte le conversioni anche di personaggi notissimi al grande pubblico che verso il frate stigmatizzato nutrirono sempre profonda riconoscenza e devozione.
Padre Pio, uomo di grande carità e umiltà, aveva anche il dono di leggere nei cuori, «sentiva» se chi lo avvicinava era sincero o ambiguo; per questo con alcuni era buono e con altri spicciativo o addirittura burbero.
Invitava tutti comunque a pregare sempre, a essere in continuo contatto con il Signore.
Nel 1940, mentre il mondo era alle prese con il terribile dramma della guerra, nascevano su suo invito i «Gruppi di preghiera», un’istituzione che presto si diffuse proficuamente in tutto il mondo.
«La preghiera – aveva detto ai suoi confratelli – è la chiave dei tesori di Dio, è l’arma del combattimento e della vittoria in ogni lotta per il bene e contro il male».
Nel medesimo anno, spinto da un grande amore per il prossimo, soprattutto per quanti erano afflitti dalla malattia, metteva in moto un movimento di carità e di solidarietà per poter realizzare una struttura ospedaliera a servizio dei malati poveri.
L’idea si concretizzava nel 1956 con l’inaugurazione della Casa sollievo della sofferenza, destinata a diventare uno degli ospedali meglio attrezzati del Meridione, nel quale lavorano luminari della medicina e dove tutti sono invitati a vedere nel malato e nel povero il volto stesso di Gesù.
Tra i tanti doni di cui era dotato, padre Pio ebbe anche quello di prevedere il tempo della sua morte.
Un giorno – ed eravamo nel 1918, quando aveva appena ricevute le stimmate – disse a uno che frequentava il convento:
«Coraggio: abbiamo ancora cinquant’anni davanti».
E cinquant’anni dopo, 1968, mentre con i devoti si accingeva a commemorare il mezzo secolo dall’evento, padre Pio avvicinò quel fedele e con un filo di voce gli sussurrò:
«Cinquant’anni sono passati».
La domenica 20 settembre si fece gran festa, padre Pio celebrò messa e poi si affacciò a benedire i pellegrini che erano accorsi in gran numero.
Fu l’ultima volta che lo videro vivo, perché la notte del 23, dopo aver recitato per intero il rosario, moriva.
MEDJUGORJE AL BIVIO
CHE COSA SIGNIFICA MEDJUGORJE? QUESTO E’ IL PROBLEMA
LA RISPOSTA DI SAN GIOVANNI PAOLO II: MEDJUGORJE E’ LA SPERANZA DEL MONDO
LA FEDE E’ A RISCHIO DI AUTODISSOLUZIONE
IL MONDO E’ A RISCHIO DI AUTODISTRUZIONE
PER QUESTO MOTIVO LA MADONNA HA INAUGURATO UNA MARIOFANIA MAI ACCADUTA
DA FATIMA – A MEDJUGORJE -AL TRIONDO DEL CUORE IMMACOLATO : OLTRE UN SECOLO
LA SUA PRESENZA NON SOLO E’ LA PIU’ LUNGA, MA ANCHE L’ULTIMA IN ASSOLUTO
LA A MADONNA HA INAUGURATO LA PIU SUBLIME ED ESTESA EVANGELIZZAZIONE DELLA STORIA.
HA RAGGIUNTO I POPOLI OVUNQUE NEL MONDO NON SOLO CON I MESSAGGI MA ANCHE CON LA SUA PRESENZA
LA MADONNA E’ QUI PER PORTARE IL MONDO A CRISTO NOSTRA PACE
LA MADONNA REALIZZA QUESTO PIANO CHIAMANDO LA CHIESA E IL MONDO ALLA FEDE, ALLA PREGHIERA E ALLA CONVERSIONE
LA MADONNA AFFONTERA’ SATANA E LE POTENZE DEL MALE NEL TEMPO DEI SEGRETI
MEDJUGORJE SARA’ IL LUOGO DAL QUALE LA MADONNA CAMBIERA’ IL MONDO CON LA RIVELAZIONE DEGLI EVENTI DEI SEGRETI
PER QUESTO MOTIVO MEDJUGORJE DEVE CONFORMARE SE STESSA AL PIANO DI MARIA
NON SOLO CREDERE ALLA SUA PRESENZA E AI SUOI MESSAGGI
MA ANCHE PREPARARSI AD ESSERE UNA FORTEZZA INVINCIBILE
PER QUESTO MEDJUGORJE VERRA’ PURIFICATA CON I PRIMI DUE SEGRETI
E POI RICEVERA’ IN DONO IL SEGNO DELLA SPERANZA E DELLA PACE
E’ TEMPO DI SVEGLIARSI DAL SONNO MORTALE CHE INTORPIDISCE LE ANIME
IL PIANO DI MARIA SI REALIZZERA’ NECESSARIAMENTE CON TUTTI QUELLI CHE RISPONDERANNO ALLA SUA CHIAMATA

Programma di Padre Livio – Martedì 22 Settembre 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – sul Digitale terrestre canale 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 9.00: EDITORIALE (In Diretta)
Medjugorje al bivio
h. 10: CATECHESI
Dal libro: Medjugorje perché non ho dubbi
DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO
+ Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574
+ Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1
Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
+ Con la Carta di credito puoi fare la tua offerta anche mediante i social di Radio Maria:
blogdipadrelivio.it – radiomaria.it – Facebook
+ 5×1000per i progetti di Radio Maria: C. F. 94023530150
+ Nuovo numero WhatsApp di Radio Maria: 348 6822721
LA MADONNA HA RIVELATO L’APOCALISSE

Secondo posto nella classifica dei Besteller di Amazon

Primo posto nella classifica Amazon delle novità più interessanti
++++++++++++++++++
disponibile su tutti gli store online e
-messaggi WhatsApp 348 6822721
-segreteria 031 610600
[email protected]

“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Fonte: Medjugorje Italia
(blogdipadrelivio.it)

16 Settembre 2026 ore 11:58
di Roberto de Mattei– Corrispondenza Romana
La storia offre numerosi esempi di guerre preparate attraverso notizie manipolate e aggressioni simulate: operazioni che oggi definiremmo di “guerra ibrida”. Due episodi significativi si verificarono nel 1939, in seguito allo scellerato patto Molotov-Ribbentrop: l’attacco nazista alla stazione radio tedesca di Gleiwitz, attribuito alla Polonia, e il bombardamento russo del villaggio sovietico di Mainila, imputato alla Finlandia. In entrambi i casi, l’aggressore costruì una versione degli avvenimenti che gli permettesse di presentarsi come vittima.
Il 23 agosto 1939, a Mosca, i ministri degli Esteri Vjačeslav Molotov e Joachim von Ribbentrop avevano firmato, alla presenza di Stalin, il patto di non aggressione tra Unione Sovietica e Germania nazionalsocialista. Un protocollo segreto delimitava le rispettive sfere d’interesse nell’Europa orientale, prevedendo una spartizione del territorio polacco e collocando la Finlandia nella sfera sovietica. L’accordo facilitò così le successive aggressioni: Hitler poteva attaccare la Polonia senza temere un intervento sovietico contro di lui; Stalin poteva esercitare la propria pressione sulla Finlandia contando sull’acquiescenza tedesca.
La sera del 31 agosto 1939, poche ore prima dell’invasione della Polonia, un piccolo gruppo di agenti del servizio di sicurezza delle SS entrò nella stazione radio di Gleiwitz, città dell’Alta Slesia allora appartenente alla Germania, oggi Gliwice, in Polonia. A guidarlo era Alfred Naujocks, incaricato da Reinhard Heydrich di simulare un’incursione polacca.
Gli uomini occuparono i locali e fecero trasmettere un breve messaggio in lingua polacca, dal contenuto ostile alla Germania. Spararono alcuni colpi e abbandonarono la stazione. L’azione doveva apparire come l’attacco di un gruppo di insorti o sabotatori polacchi contro un impianto tedesco. Nella deposizione giurata resa nel novembre 1945 e acquisita al processo di Norimberga, Naujocks spiegò che Heydrich voleva procurare una prova concreta delle presunte aggressioni polacche, utilizzabile dalla propaganda e dalla stampa straniera. Il suo racconto documentava dunque il rapporto diretto tra la preparazione dell’incidente e la costruzione della giustificazione pubblica della guerra. (Deposizione di Alfred Naujocks).
La messinscena comprendeva anche una vittima umana. Presso la stazione fu lasciato il corpo di Franciszek Honiok, un abitante dell’Alta Slesia noto per le sue simpatie polacche, arrestato dalla Gestapo e ucciso per fornire una falsa prova dell’incursione. Un uomo assassinato diventava così un elemento della rappresentazione: il presunto aggressore caduto sul luogo dell’attacco. Gleiwitz apparteneva a una serie di provocazioni organizzate lungo la frontiera, destinate a rafforzare l’immagine di una Germania sottoposta a intollerabili violenze polacche (https://www.historyhit.com/gleiwitz-incident-explained/?utm_source=chatgpt.com). All’alba del 1° settembre, la Wehrmacht invase la Polonia. La rapidità e l’ampiezza dell’offensiva mostravano che l’operazione militare era stata preparata prima dell’incidente. Il 17 settembre anche l’Armata Rossa entrò in Polonia da oriente: la spartizione concordata tra il regime nazista e quello comunista cominciava a tradursi nell’occupazione del paese.
Meno di tre mesi dopo, una provocazione di frontiera offrì a Mosca il pretesto per attaccare la Finlandia. Nell’autunno 1939, Stalin aveva chiesto concessioni territoriali sull’istmo di Carelia e una base navale a Hanko, presentandole come necessarie alla sicurezza di Leningrado. Il governo finlandese, temendo che quelle richieste compromettessero la propria indipendenza, non aveva accettato le condizioni sovietiche.
Il 26 novembre Mosca annunciò che sette colpi d’artiglieria, provenienti dal territorio finlandese, avevano colpito reparti sovietici presso Mainila, causando quattro morti e nove feriti. Molotov esigette l’arretramento delle truppe finlandesi. Helsinki respinse l’accusa: secondo le verifiche finlandesi, le proprie batterie erano troppo lontane per raggiungere il villaggio. Propose inoltre un’inchiesta congiunta e un arretramento reciproco delle forze. Mosca respinse la proposta. Il 28 novembre denunciò il patto di non aggressione sovietico-finlandese; il 29 interruppe le relazioni diplomatiche.
La propaganda accompagnò l’escalation. Pravda e Izvestija presentarono l’episodio come una provocazione dei dirigenti finlandesi e pubblicarono dichiarazioni di lavoratori e soldati che chiedevano una risposta energica. Il 30 novembre l’Armata Rossa attraversò la frontiera e l’aviazione sovietica bombardò Helsinki. Cominciava la Guerra d’inverno. Lo studio di Kati Parppei mostra come l’episodio fu trasformato in uno strumento di mobilitazione e legittimazione dell’attacco (https://www.arei-journal.pl/articles/display/69?utm_source=chatgpt.com).
Nel 1939 occorreva organizzare un’aggressione simulata, predisporre falsi indizi e affidare alla propaganda il compito di imporre una versione ufficiale. Oggi la guerra ibrida offre una straordinaria varietà di mezzi tecnologici per ottenere obiettivi politici e militari analoghi attraverso l’inganno e la menzogna. La guerra ibrida combina infatti pressioni militari, attacchi informatici, sabotaggi, ricatti economici e operazioni di disinformazione. Il suo campo d’azione comprende le infrastrutture materiali e la percezione degli avvenimenti. L’intelligenza artificiale permette di produrre testi in molte lingue, imitare registri giornalistici, creare immagini verosimili e sintetizzare voci. Un filmato manipolato potrebbe mostrare un’autorità politica mentre annuncia una mobilitazione mai decisa; una registrazione falsa potrebbe attribuire a un comandante un ordine mai impartito. Durante una crisi internazionale, anche un inganno riconosciuto dopo poche ore potrebbe aver già alimentato il panico, provocato reazioni diplomatiche o compromesso decisioni urgenti.
Il rapporto congiunto Microsoft–OpenAI del 14 febbraio 2024 documenta l’impiego di modelli linguistici da parte di Forest Blizzard, noto anche come APT28 o Fancy Bear, che Microsoft collega all’intelligence militare russa e all’unità 26165 del GRU. L’inchiesta su The Indian Express del giornalista Bijin José, “Russian espionage, dissident monitoring and AI cyberattacks: What Anthropic’s report says”, presenta casi di impiego dell’IA da parte della Russia per spionaggio, controllo dei dissidenti, frodi e propaganda. Un precedente documentato è l’operazione di influenza russa Doppelganger. Nel maggio 2024 OpenAI riferì che soggetti collegati all’operazione avevano utilizzato i suoi modelli per generare commenti in diverse lingue, compreso l’italiano, tradurre e modificare articoli e preparare contenuti destinati alla diffusione sui social (Rapporto OpenAI).
Il pericolo cresce quando la falsificazione accompagna un evento reale. Un’interruzione elettrica, un incendio, un incidente ferroviario possono essere provocati ad arte e sfruttati per diffondere spiegazioni inventate, attribuire responsabilità senza prove e suggerire che il governo nasconda la verità. Non è necessario che chi conduce la campagna abbia provocato l’incidente: può impadronirsi della sua interpretazione.
È in questo quadro che, a oltre ottant’anni dalla conclusione della Seconda guerra mondiale, Polonia e Paesi Baltici, già vittime del nazionalsocialismo e del comunismo, tornano a vivere sotto la pressione della potenza russa. La cortina di ferro che divise l’Europa dopo il 1945 è caduta, ma la guerra contro l’Ucraina ha riportato la minaccia militare alle frontiere orientali dell’Unione europea e della NATO. I droni e i raid di Mosca ai loro confini si moltiplicano, aumentando ogni giorno la possibilità di provocazioni e menzogne che rendano irreversibile e ingovernabile l’escalation. La disinformazione produce incertezza, l’inganno comprime il tempo del giudizio e oggi si corre il rischio che gli uomini perdano il controllo delle proprie decisioni prima ancora di perdere il controllo delle proprie armi.Il 1939 dovrebbe insegnare qualcosa.
