
disponibile su tutti gli store online e
-messaggi WhatsApp 348 6822721
-segreteria 031 610600
[email protected]
DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO
+ Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574
+ Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1
Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
+ Con la Carta di credito puoi fare la tua offerta anche mediante i social di Radio Maria:
blogdipadrelivio.it – radiomaria.it – Facebook
+ 5×1000per i progetti di Radio Maria: C. F. 94023530150
+ Nuovo numero WhatsApp di Radio Maria: 348 6822721

“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Fonte: Medjugorje Italia
(blogdipadrelivio.it)

Nome: San Guido Maria Conforti
Titolo: Fondatore dei Miss. Saveriani
Nascita: 30 marzo 1865, Casalora di Ravadese
Morte: 5 novembre 1931, Parma
Ricorrenza: 5 novembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Beatificazione:
17 marzo 1995, Roma, papa Giovanni Paolo II
Canonizzazione:
23 ottobre 2011, Roma, papa Benedetto XVI
Luogo reliquie:Santuario di San Guido Maria Conforti
Fa parte di:Santi dell’Emilia Romagna
Dalla sua aveva una volontà di ferro, una passione travolgente per la diffusione del Vangelo e tanti sogni che illuminavano le sue giornate, ma non la salute. Nelle sue condizioni soffriva di epilessia e sonnambulismo chiunque sarebbe rimasto ai blocchi di partenza; lui invece s’è lanciato con foga e tenacia, giungendo dove sognava di arrivare, cioè a riprendere l’evangelizzazione della Cina dal punto in cui il grande missionario gesuita, san Francesco Saverio, era stato costretto a fermarsi dalla morte, che l’aveva colto nel 1552. Non lo farà di persona, perché la malattia continuerà a segnare e a porre limiti alla sua vita, ma attraverso i confratelli della congregazione missionaria cui darà vita. Non solo, ma riuscirà a reintrodurre nella vita della chiesa lo spirito evangelico della missione ad gentes, per diversi motivi fortemente appannato.
Guido Conforti nasce il 30 marzo 1865 a Casalora di Ravadese, nel parmense. È l’ottavo dei dieci figli di Rinaldo e Antonia Adorni. Dopo aver studiato dai Fratelli delle scuole cristiane e superato le perplessità del papà, non troppo felice per la sua scelta, Guido entra nel seminario di Parma. La sua vocazione è legata a un episodio che, diventato vescovo, ricorderà spesso. Nella chiesa della Pace in Borgo delle Colonne, sulla strada che percorre per andare a scuola, c’è un Crocifisso davanti al quale si ferma spesso a pregare: «Io lo guardavo e lui guardava me e mi pareva che dicesse tante cose», racconterà assicurando che la sua vocazione sacerdotale è nata lì.
A diciassette anni, i primi sintomi della malattia, che potrebbe sbarrargli la strada verso il sacerdozio, ma il rettore, monsignor Andrea Ferrari (futuro arcivescovo di Milano e santo) lo rincuora e lo guida fino all’ordinazione sacerdotale, che avviene nel santuario di Fontanellato (Parma) il 22 settembre 1888. Dopo l’ordinazione, don Guido ritorna in seminario a proseguire nell’incarico di vicerettore, che monsignor Ferrari gli ha affidato da chierico e che ha svolto con intelligenza e cuore dimostrando di essere un buon educatore. A ventotto anni è eletto vicario generale della diocesi parmense.
In seminario, il giovane Conforti ha letto una biografia di san Francesco Saverio e rimane affascinato dal suo spirito e dalle sue imprese missionarie. La prematura conclusione della missione dell’eroico gesuita accende il lui il sogno di riprenderla e proseguirla. Si sente missionario e vuole fare il missionario, ma con la malattia che si ritrova nessun istituto dedito alla missione è disposto ad accettarlo.
E allora che cosa fa? Il 3 dicembre 1895 (festa di san Franceso Saverio) ne fonda uno per conto suo, che chiama Istituto emiliano per le missioni estere, tre anni dopo ufficialmente riconosciuto come Congregazione di san Francesco Saverio per le missioni estere.
All’inizio ha pochi alunni e un solo prete che lo aiuta, ma assai presto può consegnare la croce ai primi due missionari saveriani diretti in Cina, Gaio Rastelli e Odoardo Mainini. Conforti a questo punto è in una situazione delicata: mentre è vicario generale della diocesi di Parma, prepara preti da mandare in missione, e questo in un momento storico in cui la missione è vista come una sottrazione di elementi al clero locale, e lui ha il suo bel daffare per convincere i confratelli che la chiesa è per la sua stessa natura missionaria.
Intanto nel 1902, a trentasette anni, è nominato arcivescovo di Ravenna, ma sulla cattedra di Sant’Apollinare resta un solo anno, costretto al ritiro dall’acuirsi della sua malattia. Nel frattempo, uno dei suoi missionari in Cina muore e l’altro ritorna in Italia. In questo periodo Conforti si dedica alla formazione dei giovani aspiranti missionari.
Un periodo beve, perché Pio X lo nomina coadiutore del vescovo di Parma e nel 1907 successore del presule defunto. Reggerà la diocesi parmense per quasi venticinque anni, sempre attivissimo: indìce due sinodi, visita per cinque volte ciascuna delle trecento parrocchie, avendo al vertice delle sue preoccupazioni pastorali l’istruzione religiosa dei fedeli. Istituisce e promuove l’Azione cattolica, soprattutto tra i giovani. Intanto i suoi missionari saveriani fanno ritorno in Cina e nel 1912 uno di loro, padre Luigi Calza, è nominato vescovo di ChengChow e a consacrarlo nella cattedrale di Parma è monsignor Conforti.
Nello stesso anno, assieme a don Giuseppe Allamano, fondatore a Torino dei Missionari della Consolata, si fa promotore di una campagna per ridestare nella chiesa la sua connaturata vocazione missionaria. I due lanciano un appello al papa, che non cade nel vuoto: la Giornata missionaria mondiale, che sarà istituita poi nel 1926 da papa Pio XI, è frutto anche dell’interesse suscitato dall’appello.
Ecco altre due date importanti nella vita di monsignor Conforti e del suo istituto: 1921 e 1928. Il 15 agosto 1921 sono definitivamente approvate dal papa le costituzioni dell’Istituto saveriano che regolano la vita delle comunità. Nel 1928 Conforti è in Cina a far visita ai suoi missionari e a consolidare il legame di comunione fra la comunità cattolica di Parma e la giovane chiesa dell’Honan occidentale, il sogno di Francesco Saverio avverato…
Monsignor Conforti trova nella missione ottimi motivi per essere un eccellente pastore della sua diocesi, che rievangelizza attraverso la catechesi e la carità, vissuta in tutte le direzioni, in particolar modo nell’assistere le famiglie colpite dai lutti e dai disagi della prima guerra mondiale, impegno riconosciuto anche dal governo italiano che gli conferisce un’alta onorificenza.
Tornato dalla Cina, monsignor Conforti riprende la sua attività, ma il suo fisico tanto provato, pur sorretto da un’indomita volontà, cede irrimediabilmente. Il 5 novembre 1931, accompagnato dai confratelli e confortato dal sacramento degli infermi, si addormenta nel Signore.
Nel 1995 Giovanni Paolo II lo proclama beato, mentre Benedetto XVI il 23 ottobre 2011 lo cinge dell’aureola dei santi.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Parma, San Guido Maria Conforti, vescovo, che, da buon pastore, sempre vegliò in difesa della Chiesa e della fede del suo popolo e, spinto dalla sollecitudine per l’evangelizzazione dei popoli, fondò la Pia Società di San Francesco Saverio.
«Cari figli, oggi vi invito all’unione totale con Dio. Il vostro corpo è sulla terra ma vi prego che la vostra anima sia sempre più spesso nella vicinanza di Dio. Otterrete questo con la preghiera, con la preghiera del cuore aperto. In questo modo ringrazierete Dio per la immensa bontà che attraverso di me vi da e con cuore sincero accoglierete l’impegno di comportarvi con la stessa bontà verso le anime che incontrate. Vi ringrazio, figli miei!». La Gospa ha aggiunto: «Prego Dio col cuore affinché dia forza e amore ai vostri pastori perché vi aiutino in questo e affinché vi guidino». (Messaggio del 2 novembre 2008)
In apertura di Messaggio la Madonna ci invita all’unione totale con Dio. Molti cristiani perseguono questo obiettivo della vita che è conoscere, amare e servire Dio. In questo mondo bisognerebbe fare in modo che la nostra anima sia sempre più vicina a Dio. Noi siamo fatti di anima e di corpo. L’anima spirituale e immortale è un patrimonio dell’umanità che la società nella quale viviamo ha rinnegato e si è messa a servizio del nostro corpo. Noi stessi veniamo portati a essere schiavi del corpo proprio per il tipo di vita che conduciamo. Ovviamente il nostro corpo ha dei bisogni come mangiare, essere curato, riposare ed è una realtà che cresce man mano e poi deperisce; non dobbiamo diventare schiavi del nostro corpo. Al corpo bisogna dare quello che è necessario per avere una buona salute; ma oggi siamo diventati schiavi del corpo e addirittura ci siamo dimenticati di avere un’anima spirituale e immortale che è la parte più bella e significativa della nostra persona.
Gesù non ci dice di disprezzare il corpo, anzi nel corso della sua vita ha curato molti malati, ha compiuto molti miracoli di guarigione. Allo stesso modo anche noi dobbiamo avere cura del nostro corpo in maniera equilibrata ma soprattutto dobbiamo avere cura dell’anima. L’anima è immortale, il corpo deperisce e muore. La nostra anima siamo noi stessi nella nostra soggettività, capaci di intendere e di volere. Si ha cura della propria anima sviluppando in essa le tendenze che ha, specialmente l’intelligenza e la volontà. Per arrivare alla conoscenza del mistero della vita e dell’essere la nostra anima ha bisogno di arrivare proprio fino a Dio. La nostra mente umana è orientata a Dio che è la somma Verità; nella vita, allora, dobbiamo essere cercatori di Dio.
Con la nostra anima dobbiamo avvicinarci sempre di più a Dio con l’amore perché Dio conosciuto e amato sopra ogni cosa è la perfetta realizzazione della felicità. Nella vita dobbiamo anzitutto mettere al primo posto Dio e non tutte le cose materiali che sono passeggere; certamente il denaro serve nelle cose di questa vita ma non rende felici. Il nostro corpo terreno diventerà un mucchio di fosfati, la nostra anima invece è immortale, è creata per Dio.
Dio va cercato tutto il giorno e tutta la notte se possibile, incessantemente. Bisogna cercare l’unione con Dio continuamente con piccole formule, brevi preghiere, giaculatorie. Anche quando ci distraiamo un po’ dobbiamo ritornare alla ricerca di Dio, in questo modo la vita diventa bellissima. Come diceva Santa Caterina da Siena, dobbiamo fare del nostro cuore una cella eremitica dove cercare continuamente il Signore. L’anima bella rende sano e bello il corpo; ciò non significa che non si hanno malattie ma un’anima bella traspare nello sguardo, nel sorriso. Con cuore sincero, allora, accogliamo l’impegno di cercare Dio continuamente. Con questa pienezza di amore, di luce e di grazia che abbiamo nel cuore, noi accogliamo l’impegno di portare alle anime che incontriamo questo amore che Dio ci ha dato e di cui ci ricolma.
In questo Messaggio la Madonna non parla di persone, ma di anime proprio perché le anime sono immortali e che le anime da salvare sono l’obiettivo principale per cui tutto il giorno, nel nostro pregare Dio, amarlo e servirlo, supplichiamo il Padre perché invii la sua grazia alle anime che gemono nelle tenebre dell’ombra e della morte, che rischiano la perdizione eterna. Con la nostra supplica e con il nostro impegno quotidiano possiamo far scendere una rugiada sulla terra arida delle anime che sono lontane da Dio perché riprendano a fiorire. Unendoci a Gesù e a Maria nella preghiera, nella supplica, nell’intercessione abbiamo l’immensa grazia di poter chiedere al Padre che scenda la grazia della salvezza sulle anime schiave del demonio. Satana miete le anime e le porta all’inferno, noi dobbiamo liberare le anime da questa schiavitù con la preghiera continua, di giorno e di notte.
Vivere secondo Dio è un’espressione affascinante; ci sono tanti modi di vivere. Davanti a noi si prospettano due vie, quella del bene e quella del male. Vivere la vita secondo Dio significa realizzarla, vivere secondo il mondo vuol dire distruggerla nel tempo e nell’eternità. La vita è un cammino, bisogna sapere quale tragitto stiamo percorrendo se quello che porta alla salvezza o quello che porta alla perdizione. Questa consapevolezza non ha bisogno di molti studi, è una domanda che si fanno anche le persone più semplici perché la coscienza interiore ci indica il bene da fare e il male da evitare che quando siamo sulla via giusta ci approva e quando invece percorriamo la via della rovina sentiamo il rimorso. La voce della coscienza da una parte approva quando siamo sulla via giusta, ma dall’altra tormenta e rimorde se siamo sulla via sbagliata.
Per vivere secondo Dio dobbiamo credere le Verità rivelate da Lui e osservare i suoi Comandamenti, con l’aiuto della sua grazia, che ci ottiene mediante i Sacramenti e l’Orazione. Vivere secondo il progetto di Dio deve essere la nostra opzione, è la decisione più importante della vita; l’alternativa significherebbe farsi trascinare dal mondo, dalle sue illusioni, dalle sue false luci, dalle sue false promesse. Se siamo sulla via della salvezza o su quella della rovina non ce ne accorgiamo una volta giunti al traguardo, ma è durante il tragitto che proviamo contentezza e motivazione o inquietudine e insoddisfazione. Vivere secondo Dio dev’essere un’opzione di vita, significa voler cercare quella felicità che Dio ci indica e ci dà con il suo amore. Voler fare la volontà di Dio è una decisione, è voler andare in Paradiso ed è un’opzione che dev’essere consapevole e approfondita. Man mano che si va avanti nella maturazione questa opzione dev’essere trainante e non bisogna mai metterla in discussione perché vivere secondo Dio è l’unico modo per realizzare la vita.
Per vivere secondo Dio bisogna credere le Verità che lui stesso ci ha rivelato. Prima di tutto, per vivere secondo Dio occorre la fede in quelle Verità che ci ha rivelato e che sono racchiuse nel Credo e cioè significa credere nella Santissima Trinità, nel mistero dell’Incarnazione e in tutto quello che ci ha rivelato. Occorre, poi, essere esigenti e far sì che la nostra fede sia completa, abbracci tutte le Verità della fede. Bisogna tenere presente che per naufragare nella fede basta negare una Verità del Credo; ci sono quelli, ad esempio, che non credono nell’inferno e questo basta per naufragare nella fede. Non bisogna cadere nell’astuzia del demonio che ci fa fare la selezione delle Verità della fede e credere solamente a quelle che più ci fanno comodo. La fede è una grazia, è una divina rivelazione sul mistero della vita e quindi noi dobbiamo accoglierla nella sua totalità, coltivare la fede, conservarla e non farci deviare. Attraverso la preghiera, attraverso l’approfondimento e mediante la riflessione personale proprio sulla fede cattolica e sulle Verità rivelate possiamo coltivare e accrescere la nostra fede. Radio Maria, in questo senso, è un grande aiuto spirituale anche perché c’è costante vigilanza su quello che esce dai nostri microfoni perché sia sempre conforme alla Dottrina Cattolica.
Per quanto riguarda la morale, poi, vivere secondo Dio significa osservare tutti i Comandamenti che hanno la funzione di indicare il bene da compiere e il male da evitare, ci dicono ciò che è bene e ciò che è male. Tutti i Comandamenti vanno osservati perché, essendo la volontà di Dio, fanno risplendere la sua immagine dentro di noi. Osservando i Comandamenti diventiamo buoni, coltivando la fede diventiamo saggi. I Comandamenti devono essere gli indicatori della strada da percorrere ogni giorno.
Per crescere nella conoscenza delle Verità rivelate e per avere anche la forza per osservare i Comandamenti e per vivere secondo i dettami della coscienza illuminata abbiamo bisogno dell’aiuto della grazia di Dio. Senza la grazia di Dio è impossibile credere, è impossibile proseguire nella fede, è impossibile mettere in pratica i Comandamenti di Dio, non ne avremmo la forza perché il nostro intelletto è oscurato rispetto alle Verità della fede così elevate e ha bisogno della luce di Dio per comprenderle. La nostra volontà è talmente indebolita che non riuscirebbe a osservare i Comandamenti, abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio e cioè della sua grazia.
La grazia di Dio che ci permette di credere e di osservare i Comandamenti la si ottiene mediante i Sacramenti. Il Battesimo ci fa cristiani, la Cresima ci fa testimoni della fede, l’Eucarestia e la Penitenza ci fanno crescere nella grazia di Dio. La Penitenza ci assolve dai peccati gravi, ci libera dalle catene della schiavitù del male; la grazia di Dio ci permette poi di osservare i Comandamenti rafforzando la nostra volontà e le nostre motivazioni interiori anche attraverso il combattimento spirituale. Anche gli altri Sacramenti sono importantissimi nel cammino di fede. Tutti i battezzati che sono coerenti con la loro fede si sposano in chiesa, davanti al sacerdote; il Sacramento del Matrimonio dà una grazia speciale che è proprio quella di riuscire a vivere insieme l’amore coniugale, l’amore familiare ed è una grazia speciale per far sì che la famiglia diventi una chiesa domestica dove ci sia la fede, l’amore e la gioia dei figli che crescono anch’essi nella fede. C’è una certa differenza fra il matrimonio religioso e quello civile. Il Sacramento del Matrimonio è un segno dell’amore di Cristo per la sua Chiesa e dell’amore della Chiesa per Cristo; San Paolo ha detto che è un grande mistero che noi abbiamo la grazia di vivere ma non ne approfittiamo. Allo stesso modo è bene sottolineare l’importanza del Sacramento dell’Ordine con cui si diventa pastore del gregge di Dio in persona Christi, celebra la Messa in persona Christi e cioè le sue parole fanno sì che quel pane e quel vino diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo. Spesso i sacerdoti vengono disprezzati e se ne parla male e nel medesimo tempo si vedono persone inchinarsi davanti ai veggenti; ma non c’è alcun paragone fra essere sacerdote ed essere veggente come non c’è paragone fra fare la Comunione e vedere la Madonna. Fare la Comunione è una cosa infinitamente più grande.
Per vivere secondo Dio abbiamo bisogno di tutti i Sacramenti, compresa l’Estrema Unzione che è un Sacramento dei malati e dei moribondi e che dà la forza di affrontare l’ultimo combattimento spirituale che è quello che porta ai limiti dell’eternità. È importante uscire vittoriosi dall’ultimo combattimento spirituale per poter entrare in Paradiso.
Mediante i Sacramenti, la preghiera personale e altre forme di preghiera noi abbiamo la grazia di credere, di essere saldi nella fede, di osservare i Comandamenti di Dio, di essere dei bravi cristiani e di percorrere fino alla fine la via della salvezza. “Cosa giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima?” ha detto Gesù, teniamo impresse nel nostro cuore queste parole.

4 Novembre 2026 -Corrispondenza Romana
di Marco Besso
Nel duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, il rapporto tra gli Stati Uniti e la Chiesa cattolica offre una prospettiva preziosa per ripensare le origini e le contraddizioni della nazione americana. A questo tema Roberto de Mattei dedica il volume L’America tra mito e realtà. Gli Stati Uniti nel giudizio della Chiesa cattolica tra i pontificati di Pio VI e Leone XIII (1775-1903), pubblicato da Solfanelli (Chieti 2026, euro 15,00). Il suo interesse risiede soprattutto nella capacità di distinguere realtà che il dibattito politico e religioso tende a sovrapporre: l’America storica, il mito americano, la religione civile, il cattolicesimo statunitense e l’americanismo condannato da Leone XIII.
Il punto di partenza è significativo. I pontefici dell’Ottocento non assimilarono la Rivoluzione americana a quella francese. Pur conoscendo le componenti illuministiche, deistiche e massoniche presenti tra i fondatori della Repubblica, Roma considerò le circostanze concrete dell’indipendenza e le possibilità che essa apriva all’apostolato cattolico. Nel 1789 Pio VI istituì la diocesi di Baltimora: la nuova situazione politica consentiva alla Chiesa di organizzarsi autonomamente e di estendere la propria presenza in un territorio nel quale il dominio britannico ne aveva limitato l’azione.
Questa valutazione trova un’espressione particolarmente chiara nell’enciclica Longinqua Oceani del 1895. Leone XIII riconosceva i benefici di cui il cattolicesimo aveva goduto negli Stati Uniti e ricordava favorevolmente George Washington. Tale riconoscimento non implicava però l’approvazione dell’ordinamento americano come forma ideale dei rapporti tra religione e società. Qui emerge il nodo interpretativo del libro: riconoscere i frutti positivi di una situazione storica non equivale a consacrarne i presupposti come princìpi validi per ogni popolo.
Per comprendere questo passaggio occorre liberarsi dalla lettura retrospettiva che attribuisce all’America delle origini il volto della successiva superpotenza. La Repubblica sorta nel 1776 era prevalentemente agricola e preoccupata di assicurare la propria indipendenza e stabilità. Nel corso dell’Ottocento, la democratizzazione della vita politica, l’espansione della frontiera e l’idea del Manifest Destiny alimentarono una diversa coscienza nazionale. L’esperienza americana cominciò a essere presentata come anticipazione del futuro dell’umanità. Anche lo sguardo europeo, soprattutto attraverso Tocqueville, contribuì alla formazione di questa immagine.
De Mattei invita a distinguere tale costruzione dalla storia effettiva degli Stati Uniti. Il mito americano trasforma una particolare esperienza nazionale in un paradigma universale; l’antiamericanismo compie un’operazione speculare quando fa dell’America la causa di ogni dissoluzione moderna. Il pregio di questa impostazione è restituire al giudizio storico la possibilità di riconoscere meriti e responsabilità, senza ricondurre vicende differenti a un’unica spiegazione ideologica.
Altrettanto importante è la distinzione tra religione e religione civile. L’identità americana non si esaurisce nella matrice protestante anglosassone: la presenza cattolica spagnola e francese appartiene alla storia profonda del continente. Su questo patrimonio plurale si sviluppò una religiosità pubblica nella quale il riferimento a Dio, la venerazione dei fondatori e la fiducia nella missione della nazione potevano convivere con appartenenze confessionali diverse. Il problema nasce quando questo orizzonte comune pretende di divenire il criterio al quale anche il cattolicesimo deve conformarsi.
La separazione tra Chiesa e Stato assume così un rilievo decisivo. In una società a maggioranza protestante, l’assenza di una confessione federale ufficiale aveva garantito ai cattolici spazi di libertà. La dottrina pontificia ottocentesca continuava tuttavia ad affermare i doveri della società politica verso Dio. La distinzione tradizionale tra tesi e ipotesi permetteva di riconoscere i vantaggi dell’assetto americano senza rinunciare ai princìpi: una soluzione accettabile in determinate circostanze non diventava per questo la norma universale dell’ordine cristiano.
È su tale sfondo che acquista significato la lettera Testem benevolentiae del 1899. La condanna dell’americanismo non colpiva gli Stati Uniti né l’insieme dei loro cattolici, ma le tendenze ad adattare la vita della Chiesa alle esigenze della modernità. La questione riguardava il criterio dell’apostolato: fino a che punto l’attenzione alle condizioni dell’ambiente poteva spingersi senza trasformarsi in subordinazione allo spirito del tempo?
La fecondità del percorso proposto sta nel mostrare come prudenza politica e fermezza dottrinale potessero convivere nel giudizio romano. Ne deriva una domanda che oltrepassa il periodo esaminato: la Chiesa deve assumere la civiltà americana come misura del proprio rinnovamento, oppure esercitare anche nei suoi confronti la propria missione evangelizzatrice? Il volume offre gli strumenti per affrontarla sul terreno della storia, dove l’ammirazione e la critica acquistano valore soltanto se accompagnate dalla precisione delle distinzioni.
