Sul can. 6

Il Fratello

Scelti da Roberta

disponibile su tutti gli store online e
-messaggi WhatsApp 348 6822721
-segreteria 031 610600
[email protected]
14 settembre – Festa della Esaltazione della Santa Croce- salita dei fedeli al Krizevac
FESTA DELLA ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
L’esposizione del Santo Chiodo nel Duomo di Milano avviene ogni anno in occasione del tradizionale Rito della Nivola, che si è appena svolto nel fine settimana del 12-14 settembre
Una macchina lignea cinquecentesca a forma di nuvola, azionata da un argano, viene fatta salire fino a circa 40 metri d’altezza nel catino absidale del Duomo.
L’Arcivescovo sale o accoglie la teca con la reliquia del Santo Chiodo, la preleva dalla nicchia sopraelevata e la inserisce nel
grande reliquiario a forma di croce.
Il reliquiario viene posizionato sull’altare maggiore e rimane esposto alla venerazione dei fedeli per 40 ore.
Il rito si conclude lunedì con la reposizione del chiodo nel suo tabernacolo.
Papa Leone XIV | | Vatican Media
Di Angela Ambrogetti
Città del Vaticano , domenica, 13. settembre, 2026 12:19 (ACI Stampa).
“Dono e perdono sono alla base della nostra esistenza”. Leone XIV commenta così il Vangelo proposto oggi dalla liturgia e ricorda che Gesù ha perdonato i suoi persecutori sulla croce.
Prima della preghiera dell’ Angelus il Papa spiega: “Tutto ci è dato da Dio per puro amore, e nessuno di noi può dirsi perfetto nel rispondere a tanta bontà. Per questo la gratuità, che è fonte della nostra stessa vita, è anche la regola migliore per il nostro stare insieme. Lo sperimentiamo ogni giorno. Il perdono è indispensabile e se manca non si può vivere in pace: prima o poi, nel cuore e tra le persone, nascono conflitti, accuse, rancori, vendette che distruggono i rapporti, dividono le famiglie, scatenano le guerre.
Solo il perdono libera e riporta la luce, anche là dove la povertà materiale e morale dell’uomo, per un momento, ha reso cupo l’orizzonte e incerto il cammino”. Perché “il perdono, come un buon vento, spazza via anche le nubi più fitte, fino a far rivedere il sole. San Pietro stesso l’ha sperimentato più volte nella sua vita”. E la “carità, che dimentica e guarisce, segneràper il primo degli Apostoli la conferma della sua missione”.
Perdonare sempre “anche quando è difficile fare il primo passo, e a diffondere, con coraggio e costanza, la luce serena e risanante dell’amore che vince l’odio e disarma ogni rancore.”
Dopo la preghiera il Papa ha ricordato i 25 anni dall’attentato alla Torre Gemelle di New York e al Pentagono: “ due giorni è stato il 25° anniversario degli attacchi terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti d’America. Rinnovo le mie preghiere per coloro che hanno perso la vita e per coloro che continuano a sopportare le ferite di quel tragico giorno. In un momento in cui il conflitto e la violenza affliggono così tanti dei nostri fratelli e sorelle, invito tutti a pregare che il Signore conceda il suo dono della pace al mondo. Il ricordo del tragico avvenimento di 25 anni fa ci spinge a rinnovare il nostro impegno per la pace, anzitutto con la preghiera che affidiamo all’intercessione della Vergine Maria”.
| Convegno Internazionale Mariano a Roma – 7-8 ottobre 2026 |
![]() |
| «Di Maria non si dirà mai abbastanza» (De Maria numquam satis). Con queste parole san Bernardo di Chiaravalle ci ricorda che il mistero della Madre di Dio è inesauribile.Il 7 e 8 ottobre 2026, a Roma, all’Istituto Patristico Augustinianum, cardinali, teologi e studiosi da tutto il mondo si riuniranno per un convegno internazionale dedicato a Maria nella dottrina, nel culto e nella storia della Chiesa. Due giornate per approfondire, pregare e riscoprire il posto unico che la Vergine occupa nel mistero di Cristo e della sua Chiesa. Siete cordialmente invitati a partecipare. Programma completo in allegato qui e anche consultabile su: www.demarianumquamsatis.org |
| web: demarianumquamsatis.org – email: [email protected] |
DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO
+ Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574
+ Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1
Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
+ Con la Carta di credito puoi fare la tua offerta anche mediante i social di Radio Maria:
blogdipadrelivio.it – radiomaria.it – Facebook
+ 5×1000per i progetti di Radio Maria: C. F. 94023530150
+ Nuovo numero WhatsApp di Radio Maria: 348 6822721
LA MADONNA HA RIVELATO L’APOCALISSE

Secondo posto nella classifica dei Besteller di Amazon

Primo posto nella classifica Amazon delle novità più interessanti
++++++++++++++++++
disponibile su tutti gli store online e
-messaggi WhatsApp 348 6822721
-segreteria 031 610600
[email protected]

“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Fonte: Medjugorje Italia
(blogdipadrelivio.it)
di Federico Cella-Corriere della Sera – 13 Settembe 2026
Cosa sono automiglioramento e disallineamento
Il 9 settembre il ricercatore Jacob Coxon, 27 anni, si è dimesso da Anthropic per sentirsi libero di denunciare pubblicamente quelli che a suo parere sono i pericoli derivanti da uno sviluppo poco controllato dei modelli più avanzati di intelligenza artificiale.
1 Che cosa ha scritto Jacob Coxon sui social?
L’informatico ha lavorato tre anni all’allenamento dei modelli di AI, prima a OpenAI quindi ad Anthropic. «Nessuna delle due aziende sta agendo in modo responsabile… stanno giocando d’azzardo con le nostre vite». A suo sostegno altri due ricercatori, tra cui Evan Hubiger, responsabile scientifico per l’allineamento — il «comportamento» di un modello — sempre ad Anthropic: «Crediamo davvero che l’AI potrebbe sterminare tutta l’umanità! Personalmente, penso che la percentuale che questo possa accadere supererà il 10% entro il prossimo decennio».
2 Che cosa si intende per un’AI capace di automigliorarsi?
S’intende un sistema in grado di contribuire alla progettazione di modelli più evoluti di sé stesso, accelerando progressivamente la ricerca. Il rischio temuto da Coxon è che si inneschi un circuito sempre più rapido.
3 Quali sono i motivi per cui l’AI potrebbe diventare pericolosa per l’umanità?
Bisogna innanzitutto distinguere tra un uso malevolo dell’AI (artificial intelligence), ossia un utilizzo criminale da parte di esseri umani, e invece la perdita di controllo dei modelli da parte dei loro sviluppatori. Focalizzandosi sul secondo punto, quello che tecnicamente potrebbe accadere è un «disallineamento» dei modelli, cioè l’andare oltre i principi e i valori impostati per raggiungere l’obiettivo prefissato.
4 Un esempio di «disallineamento»?
Eliminare chi inquina, cioè l’uomo, per risolvere la crisi climatica. Un altro rischio è l’«autotutela»: la macchina potrebbe decidere di azzerare gli ostacoli che si frappongono tra lei e la soluzione di un problema. La terza possibilità di deviazione è legata alla «delega estrema», per esempio affidare all’intelligenza artificiale la gestione di arsenali militari automatici.
5 Come hanno reagito le principali aziende che sviluppano AI?
La prima realtà a scendere in pista è stata OpenAI, con una richiesta ufficiale al Congresso americano di introdurre requisiti obbligatori per i modelli di AI più avanzati. Sam Altman, amministratore delegato della società, in un discorso interno avrebbe manifestato la volontà di concordare con le altre aziende il rallentamento del tasso di velocità della ricerca sui nuovi modelli. Pochi giorni dopo gli ha fatto eco Dario Amodei, ceo di Anthropic: «Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli. I progressi sembreranno comunque rapidi e dovremo fare un uso saggio del tempo che guadagneremo».
6 La comunità tecnologica ha reagito compatta agli allarmi?
Inizialmente Elon Musk, a capo di xAI, aveva bollato i proclami dei ricercatori come «una montatura». L’azienda dell’imprenditore naturalizzato americano licenziò lo scorso giugno un ingegnere per avere segnalato problemi di sicurezza legati allo sviluppo di Grok. Ieri però ha fatto dietrofront: «Dario ha ragione». Altri commentatori hanno definito i proclami come vero marketing, perché le due aziende stanno per sbarcare in Borsa.
7 Questi allarmi sono i primi a essere denunciati pubblicamente?
No, nella storia molto recente dell’AI, i primi dubbi sono sorti quasi subito. A rappresentarli, uno dei cosiddetti «padrini» dell’intelligenza artificiale moderna, Geoffrey Hinton: il Nobel nel 2024 lasciò il lavoro in Google proprio per denunciare i pericoli derivanti sia da un utilizzo da parte di «attori maligni», sia dalla perdita di controllo. Già allora un documento firmato da oltre mille tra sviluppatori e imprenditori chiedeva una moratoria nello sviluppo dell’AI. Raccolte di firme (illustri) che sono proseguite anche negli scorsi luglio e agosto.
8 Esistono regole per contenere i rischi?
La Ue è intervenuta con l’AI Act, che impone obblighi specifici ai produttori dei modelli più avanzati considerati a «rischio sistemico» ma la legge non impedisce alle aziende di sviluppare sistemi sempre più potenti.
di Giuliana Ferraino Corriere della Sera – 13 Settembre 2026
Il fondatore di Anthropic: «Claude usato dall’Iran contro la Marina Usa». D’accordo sulla necessità di rallentare anche Altman e Musk
Un giorno dopo Sam Altman, anche Dario Amodei chiede di frenare la corsa all’intelligenza artificiale. «Dobbiamo rallentare il passo con cui miglioriamo le capacità dei modelli», scrive il cofondatore e ceo di Anthropic in un lungo intervento. Non propone di fermare la ricerca, ma di lasciare più tempo a test, sicurezza e controllo dei sistemi.
Amodei non mette in discussione i benefici dell’AI, che ritiene possa contribuire a curare molte malattie e accelerare la crescita economica. Ma i rischi, scrive, sono «gravi» e richiedono maggiore prudenza. Una delle preoccupazioni riguarda la crescente capacità dell’AI di contribuire allo sviluppo della generazione successiva di modelli, accelerando così il progresso della stessa tecnologia. «Senza misure di sicurezza l’AI potrebbe controllare Internet in 6-12 mesi» ha detto in un’intervista alla Cbs che andrà in onda domenica 13 settembre, ma di cui è stata diffusa un’anticipazione,
Un’altra viene dagli incidenti emersi durante i test. La scorsa estate sistemi sperimentali di OpenAI hanno aggirato le barriere che avrebbero dovuto tenerli isolati da Internet e uno di loro ha attaccato Hugging Face, la piattaforma utilizzata da ricercatori e sviluppatori. Amodei scrive che episodi analoghi, anche se meno gravi, sono avvenuti nella stessa Anthropic e invita ogni società che sviluppa modelli di frontiera a comportarsi come se l’incidente fosse capitato a lei. Teme che entro 6-12 mesi agenti molto più capaci possano provocare danni di dimensioni assai maggiori.
Anthropic ha appena rivelato che un gruppo legato all’Iran ha usato Claude per raccogliere e analizzare informazioni destinate a individuare e seguire navi della Marina americana in Medio Oriente, utilizzando dati dei transponder, immagini satellitari e informazioni sulle vulnerabilità dei sistemi di bordo. La società dice di avere bloccato l’operazione. Nel suo rapporto documenta anche tentativi di usare Claude per attacchi informatici, propaganda e ricerche biologiche potenzialmente pericolose.
A questi episodi si è aggiunto questa settimana l’allarme di Jacob Coxon, 27 anni, ricercatore che ha lavorato per OpenAI e per Anthropic. Coxon si è dimesso accusando le due società di correre verso sistemi capaci di migliorarsi autonomamente senza avere risolto il problema di come mantenerli sotto controllo. Arriva a evocare il rischio che l’AI possa minacciare la sopravvivenza dell’umanità entro la fine del decennio.
Anthropic aprirà i propri sistemi a esperti indipendenti, con un accesso simile a quello dei dipendenti. Amodei propone anche un coordinamento tra le aziende. Quest’ultimo punto pone però un problema: accordarsi tra concorrenti per limitare lo sviluppo può scontrarsi con le norme antitrust. OpenAI ha già chiesto al Congresso indicazioni sulle condizioni alle quali una collaborazione di questo tipo sarebbe possibile. Il ceo di Anthropic chiede inoltre che la frenata non favorisca la Cina: propone di mantenere le restrizioni sui chip avanzati e di contrastarne il contrabbando.
Sulla proposta di Amodei sono arrivati subito due sì di peso. Elon Musk ha scritto su X: «Dario ha ragione». Altman: «Concordo con Dario sulla necessità di gestire i ritmi di sviluppo delle tecnologie di frontiera». Il numero uno di OpenAI ha definito «ottima» anche l’idea dei valutatori indipendenti e annunciato che la sua società farà altrettanto. Solo il giorno precedente aveva prospettato ai dipendenti la possibilità di ridurre il ritmo di sviluppo dei sistemi più avanzati insieme agli altri big dell’AI.
L’appello arriva mentre Anthropic prepara una quotazione in Borsa che potrebbe attribuire alla società una valutazione di almeno 2 mila miliardi di dollari. Un interesse economico enorme nella crescita dell’AI che rende ancora più credibile la richiesta del suo ceo di rallentare. A preoccupare è la successione degli allarmi: Coxon lascia il settore denunciandone i rischi; Altman si dice disponibile a rallentare; il giorno dopo Amodei chiede di farlo e Musk gli dà ragione. Sono persone con interessi e posizioni molto diverse, ma conoscono dall’interno i sistemi più avanzati. Non significa che abbiano scoperto un pericolo specifico che il resto del mondo ignora. È però legittimo chiedersi perché proprio ora alcuni protagonisti della corsa all’AI, che hanno ogni incentivo a correre, comincino a chiedere più tempo.
Demis Hassabis, premio Nobel per la Chimica nel 2024 e cofondatore di Google DeepMind, ha proposto una governance internazionale dell’AI, indicando come possibile modello l’Agenzia internazionale per l’energia atomica: un organismo di esperti indipendenti incaricato di valutare i sistemi più potenti e coordinare i Paesi davanti ai rischi.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Trump contro le «forze negative» che vogliono fermare l’AI: «Chi vince in questo settore, vince tutto»
di Redazione Online -Corriere della Sera – 13 Settembre 2026
Il presidente si è scagliato contro i giganti del settore, che negli scorsi giorni hanno chiesto di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati
Donald Trump ha criticato le «forze negative» che vogliono rallentare lo sviluppo dell’IA. Lo ha detto il presidente Usa dopo l’allarme lanciato dai colossi del settore americani per un rallentamento dello sviluppo dell’intelligenza artificiale per evitare che possa sfuggire al controllo umano.
«Siamo all’avanguardia rispetto alla Cina nell’Intelligenza artificiale, siamo il Paese più avanzato al mondo. E francamente, voglio che rimanga così, perché chi vince nel campo dell’AI, vince su tutto», ha affermato il tycoon.
*************************
— LETTERA ENCICLICA MAGNIFICA HUMANITAS DEL SANTO PADRE LEONE XIV
Responsabilità, trasparenza e governo dell’IA
102. L’uso dell’IA non è mai un fatto puramente tecnico: quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà. Decisioni delicate che toccano il lavoro, il credito, l’accesso ai servizi e la reputazione delle persone rischiano di essere affidate completamente a sistemi automatizzati che non conoscono «la compassione, la misericordia, il perdono e, soprattutto, l’apertura alla speranza di un cambiamento della persona», [125] e possono così produrre nuove forme di scarto. Possono esserci usi evidentemente antiumani, come la manipolazione dell’informazione o la violazione della privacy, ma può anche esserci un’insidia meno palese, quando i sistemi di IA, presentandosi come neutrali e oggettivi, rispecchiano e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettati e addestrati.
103. Affidare, nei fatti, a un algoritmo il potere di selezionare chi merita e chi no, senza che nessuno si assuma più il peso della decisione, significa affidargli il compito di ridefinire i confini delle possibilità umane. Ciò che viene meno, in questo processo, non è solo l’empatia verso l’escluso, che può essere imitata artificialmente, ma la responsabilità politica, perché lo scarto dei deboli viene ammantato di neutralità e oggettività, davanti alle quali è impossibile protestare. E così, l’ingiustizia si fa silenziosa e la compassione, la misericordia e il perdono, non come mera apparenza, ma come gesti politici, scompaiono dall’orizzonte.
104. Da questo deriva una conseguenza semplice ma stringente: non possiamo considerare l’IA moralmente neutra. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni. Se un sistema viene concepito o impiegato in modo da trattare alcune vite come meno degne, o da escluderle senza possibilità di appello, esso non è un semplice strumento “da usare bene”: introduce già un criterio che contraddice la dignità inalienabile della persona. Per questo, il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano. [126]
105. Perché l’IA rispetti la dignità umana e serva davvero il bene comune, è essenziale che siano chiare le responsabilità in tutti i passaggi: da chi progetta e addestra i sistemi fino a chi li utilizza e a chi decide di affidare ad essi le scelte concrete. In molti casi, tuttavia, i processi interni che conducono a un risultato possono essere poco trasparenti, e ciò rende più difficile attribuire responsabilità e correggere gli errori. È qui che diventa decisivo ciò che chiamiamo accountability: la possibilità di identificare chi deve “rendere conto” delle decisioni, motivarle, controllarle e, quando necessario, contestarle e rimediare ai danni che ne derivano. [127]
106. Chiedere prudenza, verifiche rigorose, e talvolta anche un rallentamento nell’adozione dell’IA non significa essere contro il progresso, ma esercitare una cura responsabile verso la famiglia umana. Questa esigenza è ancora più urgente perché esiste spesso uno squilibrio tra la velocità dello sviluppo tecnologico e il ritmo con cui maturano consapevolezza, norme, controlli e istituzioni capaci di governarne gli effetti. Non basta invocare genericamente l’etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito. Altrimenti, il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile, finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacità di calcolo.
107. Non possiamo limitarci a invocare la moralizzazione della macchina, il cosiddetto “allineamento” dell’IA a valori umani, senza avere il coraggio di porre una ulteriore condizione: la possibilità di discutere il codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa. Altrimenti, chi controlla l’IA imporrà la propria visione morale, che diventerà l’infrastruttura invisibile dei sistemi. Non serve un’IA più morale, se questa morale è decisa da pochi. Serve una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi.
Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150