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autore: Lázaro Pardo Lagos anno: 1640/1660 titolo: Esaltazione della Croce luogo: Museo Pedro de Osma, Lima
Titolo: Trofeo della vittoria pasquale
Ricorrenza: 14 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Festa
Luogo reliquie:Basilica di Santa Croce in Gerusalemme
Fa parte di:Santi del Lazio
La festa dell’Esaltazione della S. Croce si celebrava in memoria delle parole profetiche del Divin Maestro: « Quando sarò innalzato da terra, trarrò tutto a me » e « quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo allora conoscerete chi sono io ». Questa festa, secondo molti autori, era già fissata il 14 settembre e celebrata con gran solennità, prima ancora che l’imperatore Eraclio riportasse il Santo Legno nel luogo da dove Cosroe, quattordici anni prima, lo aveva asportato.
Cosroe II, re dei Persiani, nel 614, approfittando della dissoluzione dell’impero, mosse guerra ai Romani, col futile pretesto di vendicare l’imperatore Maurizio ed i suoi figli, che Foca aveva barbaramente trucidati. La condotta però ch’egli tenne ben presto diede a conoscere che egli non bramava altro che di saziare la sua ambizione e sfogare il suo odio contro i cristiani. Depredò la Mesopotamia, occupò successivamente le città di Edessa, Cesarea, Damasco e Gerusalemme e dopo aver fatto il solito bottino, abbandonò la Città Santa al saccheggio. Tra i tesori rapiti si trovava quello della Croce del Redentore che S. Elena aveva lasciata come pegno prezioso nella basilica del S. Sepolcro.
Eraclio, successore di Foca, alla vista delle gravi calamità provocate dalla guerra, propose a Cosroe la pace che venne respinta. Eraclio allora con digiuni e preghiere implorò l’aiuto di Dio e radunato l’esercito ingaggiò battaglia campale contro i Persiani che rimasero definitivamente sconfitti presso le rovine di Ninive. Cosroe fuggì ed associò al trono il figliuolo Medarse. Ciò spiacque immensamente al figlio maggiore di Cosroe, Siro, a cui per diritto di primogenitura toccava il regno. Sdegnato dell’affronto, giurò vendetta, e al passaggio del Tigri barbaramente uccise il padre ed il fratello. Eraclio, che come condizione di pace aveva posto la restituzione della Croce, tornò a Gerusalemme, ringraziando la Provvidenza della vittoria riportata.
L’imperatore stesso con vesti imperiali volle portare a spalle la preziosa reliquia alla chiesa di S. Croce sul Calvario, ma una mano invisibile lo arrestò presso la porta che conduceva al colle. Preso da timore, Eraclio si volse al patriarca Zaccaria e questi gli disse: « Guarda, imperatore, che con questi ornamenti di trionfo non imiti la povertà e l’umiltà con cui Gesù Cristo portò il pesante legno nella sua passione ». L’imperatore comprese, e indossato un umile vestimento, riprese la Croce, proseguendo speditamente il cammino. Nella Chiesa, la santa reliquia fu esposta alla pubblica adorazione: la cerimonia fu accompagnata da strepitosi miracoli.
Questa solennità fu poi celebrata ogni anno, premettendo alla festa quattro giorni di preparazione, e numerose turbe accorrevano a Gerusalemme in tale circostanza. Un anno vi si recò anche Maria Egiziaca, che ebbe la grazia della conversione, principio della sua santità.
« Attesa l’importanza religiosa della santa città, scrive il card. Schuster, questa festa si diffuse presto nel mondo cristiano, soprattutto orientale, tanto più che delle particelle della vera Croce fin dal quarto secolo venivano trasportate da Gerusalemme in molte altre chiese di Oriente e d’Occidente; e ci si teneva a riprodurre nelle principali città le cerimonie solenni del culto gerosolimitano verso la S. Croce, il vessillo trionfale della salute cristiana ».
PRATICA. Fermiamoci un istante a considerare í dolori di Gesù sulla Croce, e per amor suo abbracciamo volentieri la nostra croce.
PREGHIERA. O Dio, che in questo giorno ci rallegri colla solennità dell’Esaltazione della S. Croce, fa, te ne preghiamo, che possiamo godere in cielo dei frutti di quella redenzione del cui mistero avemmo conoscenza in terra.
MARTIROLOGIO ROMANO. Festa della esaltazione della Santa Croce, che, il giorno dopo la dedicazione della basilica della Risurrezione eretta sul sepolcro di Cristo, viene esaltata e onorata come trofeo della sua vittoria pasquale e segno che apparirà in cielo ad annunciare a tutti la seconda venuta del Signore.

titolo L’Esaltazione della Santa Croce
autore Giovan Battista Gaulli anno XVI sec
Reliquia della Santa Croce
A Roma, nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, si conserva una tavoletta di legno detta Titulus Crucis. Secondo la tradizione cristiana si tratterebbe proprio del cartiglio che era stato posto sulla croce durante la crocifissione di Gesù, con scritto “Gesù Nazareno re dei Giudei” in tre lingue: ebraico, greco e latino.

Reliquia della Santa Croce
La reliquia fu portata a Roma da Elena, madre dell’imperatore Costantino, e inserita in una cappella del suo palazzo. Venne riscoperta fisicamente nel 1492, murata dietro una pietra dell’arco trionfale della basilica, dentro un astuccio di piombo sigillato.
Essa è collocata oggi nella cappella delle reliquie della basilica, visibile ai pellegrini che visitano il luogo sacro.
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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Fonte: Medjugorje Italia
(blogdipadrelivio.it)
L’Ucraina è una finestra sul futuro? Logistica e piani di guerra con l’AI, fecondazione in vitro post-mortem: così da Kiev si «vede» il XXI secolo
di Federico Fubini -Corriere della Sera – 14 Settembre 2026
La guerra sta accelerando lo sviluppo di droni, missili e intelligenza artificiale. Ma mentre la tecnologia corre, il Paese combatte anche una drammatica crisi demografica, sperimentando nuove soluzioni per garantire la sopravvivenza
L’Ucraina è il Paese delle contraddizioni. Arrivi a Kiev in una serata di tarda estate e due enormi colonne di fumo si levano dalla città, perché i droni russi con i motori jet stanno cercando di eliminare sistematicamente le stazioni di benzina, una dopo l’altra. Lo hanno fatto all’est per centinaia di chilometri, da qualche giorno hanno iniziato a farlo nella capitale. Ma i marciapiedi davanti ai caffè traboccano di giovanissimi, vestiti con gusto, pieni di gioia di vivere, stare insieme, divertirsi.
Anche nella tecnologia l’Ucraina è il Paese delle contraddizioni. Fuori dalle grandi città, non è difficile intravedere scorci di un paesaggio sovietico: i carri dei contadini trainati dai cavalli, i mercati di strada nelle città minori dove le donne con un fazzoletto in testa espongono le merci su una coperta stesa per terra. Non fatevi ingannare da questo volto del Paese. L’Ucraina sembra non ancora pienamente moderna e per molti aspetti non lo è, persino nelle sue forme di corruzione smaccata. Corruzione d’altri tempi: i wc dorati e le teste che continuano a rotolare per le inchieste su uomini sempre più vicini a Volodymyr Zelensky. Eppure, si riparte da Kiev con un’altra domanda: quella su cui ci siamo appena affacciati è una finestra sul futuro?
Le conseguenze economiche della tecnologia
Molto probabilmente, lo è. In primo luogo, perché le tecnologie che l’Ucraina continua a sperimentare hanno cambiato per sempre la guerra, dunque i rapporti geopolitici, il prezzo degli idrocarburi poi, a cascata, la gerarchia delle fonti di energia e con essa quella dei produttori industriali e delle economie del pianeta.
Senza la rivoluzione tecnologica ucraina, l’Iran non avrebbe potuto tenere testa agli Stati Uniti nello stretto di Hormuz e gli Houthi non avrebbero potuto minacciare l’export saudita di greggio attraverso il Mar Rosso, fino a forzare la chiusura dell’oleodotto che aggirava in buona parte il blocco sullo Stretto.
Stamattina, molto probabilmente, il prezzo del greggio salirà di nuovo. Solo nelle ultime settimane Indonesia e Filippine, oltre il 5% del genere umano, hanno rivisto i loro piani e abbandonato del tutto il gas a favore delle rinnovabili: meno export e meno potere per il Golfo persico, per gli Stati Uniti, per la Russia; più potere all’industria eolica e solare cinese.
La rivoluzione della Difesa
Tutto questo perché, per resistere, l’Ucraina in questi anni ha sviluppato qualcosa che va oltre i droni. La rivoluzione più profonda riguarda il crollo dei costi delle armi di estrema precisione, teleguidate, che un tempo erano monopolio dei campioni occidentali della difesa: colossi come Lockheed, Rtx (ex Raytheon), Dassault o Leonardo che producevano missili raffinatissimi dai costi esorbitanti.
Oggi invece gli Houthi con un budget minimo possono chiudere degli stretti strategici o un oleodotto vitale, stravolgendo i costi dell’energia e l’ordine economico internazionale.
Il ciclo di produzione
Tutta questa innovazione continua a divorare se stessa in nome della sopravvivenza (lato ucraino) e della sopraffazione (lato russo). Le generazioni di tecnologia possono diventare obsolete nel giro di tre o quattro mesi, al punto che non è più vero che il progresso si basi sullo scambio nel ciclo di produzione in fabbrica e reazione e correzione continua del prodotto da parte dei militari al fronte. «Questo succedeva nel 2023 e 2024, ma ora quel sistema circolare è vecchio …….Adesso se aspetti i dati dal fronte per capire cosa fare, sei già indietro: devi fare previsioni su cosa servirà e poi semmai correggi». Irina Terekh prevede ormai che la Russia potrebbe trovare le contromisure contro gli attacchi di Kiev alle sue raffinerie; ma mi ha detto che entro l’anno Fire Point avrà pronti missili balistici con un raggio di 855 chilometri, impossibili per i russi da fermare e capaci di raggiungere Mosca e distruggere le sue centrali elettriche; ciò farebbe dell’Ucraina uno di una decina di Paesi al mondo in grado di produrre missili balistici (l’Italia e la Germania non sono fra questi).
Cosa fanno Peter Thiel e Eric Schmidt
Eppure, non è tutto. La rivoluzione va già oltre e avrà presto conseguenze nell’economia civile come nella società, in quelli che in futuro si definiranno i Paesi avanzati: quelli che capiranno e applicheranno le lezioni dalla guerra russo-ucraina. Perché i fronti di guerra in Ucraina sono qualcosa che uno schermo di televisione o dei post sui social media non possono rendere. Il Paese più vasto del mondo sta aggredendo su terra, in aria e sul mare il Paese più vasto d’Europa, lungo una linea di contatto di duemila chilometri e con filiere logistiche e industriali situate in retrovie profonde migliaia di chilometri su entrambi i lati. Il conflitto è già durato più della Prima guerra mondiale, con decine di paesi direttamente coinvolti nelle forniture di uomini o mezzi. Un’idea dell’enormità e complessità di quanto sta accadendo la dà il numero dei morti e feriti russi – un milione e mezzo – superiore ai morti e feriti americani durante la Seconda guerra mondiale. Ogni giorno del conflitto produce centinaia di milioni o miliardi di dati diversi sugli eventi, le tendenze e le dinamiche: sarà in vantaggio chi è capace di usarli per fare estrapolazioni e tirare le conclusioni più efficienti.
Lo spazio alle intelligenze artificiali
Eric Schmidt, l’ex amministratore delegato di Google oggi impegnato a fianco dell’Ucraina, alla Yalta European Strategy Conference ha spiegato che l’intelligenza artificiale (AI) nella guerra non serve più solo ad addestrare un’arma a colpire automaticamente quando vede una locomotiva, un tank o un essere umano. I modelli linguistici dell’AI servono ad analizzare simultaneamente milioni di azioni di un solo giorno e metterle in relazione fra di loro, esprimendone il senso. «Solo così possiamo capire cosa succede, dove bisogna mettere più risorse, dove meno, cosa non funziona e cosa sì. L’AI imparerà sempre di più operando, aumenterà l’efficacia e ridurrà enormemente i tempi per il coordinamento, la logistica, la burocrazia, le decisioni militari». In teoria, dice Eric Schmidt, un umano dovrebbe essere sempre coinvolto in queste ultime. In pratica sia russi che ucraini lasciano ormai spazio alle scelte delle intelligenze artificiali, per vincere a tutti i costi o sopravvivere a tutti i costi.
L’Ai di Palantir e i modelli aperti
Come lavora per l’Ucraina Palantir dà l’idea dell’innovazione dell’ultimo anno. Il gruppo californiano co-fondato da Peter Thiel assembla e analizza in maniera combinata miliardi di dati che arrivano da immagini da satellite, social media, radiofrequenze legate agli spostamenti militari, intercettazioni telefoniche. Ad esempio, il sistema nota un’utenza telefonica legata a una certa unità dell’esercito russo che fa una certa chiamata. L’AI con questo e altri dati può concludere che quell’unità sta lasciando la propria posizione e con altre inferenze capisce quale altra unità la sta per sostituire.
Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale ritrova in migliaia di pagine digitali del ministero della Difesa di Mosca la «dottrina militare» della nuova unità che sta entrando in servizio: il suo modo di muoversi, le sue strutture d’importanza critica, il modo di combattere. In altri termini, la AI di Palantir non si limita a riassumere informazioni. Le mette a confronto da ambiti diversi, ragionando. E con le sue informazioni gli ucraini si preparano al nuovo nemico cercando di anticiparne le mosse o di sfruttarne le vulnerabilità, per esempio colpendo gli snodi logistici mentre si avvicina. Per tutto questo gli ucraini non si fanno scrupoli: usano intelligenze artificiali americane classiche, ma anche “modelli aperti” (cioè gratuiti) cinesi che non li obbligano a spostare i loro segreti militari sulle infrastrutture dei gruppi di Silicon Valley.
Il precedente prussiano del 1871
Per avere un’idea delle implicazioni civili, pensate alla Prussia che attacca la Francia e occupa Parigi nel 1870-71 (sopra, un quadro tedesco dell’epoca). Quella guerra risolse un problema che, su una scala diversa, hanno oggi sia l’Ucraina che la Russia: la conoscenza della situazione e il coordinamento su spazi enormi. La risposta del generale Helmuth Von Moltke fu di servirsi massicciamente, per la prima volta, del telegrafo alimentato con l’elettricità e dei treni sulla base di orari integrati, segnalamento e gestione dei nodi di traffico. Ciò non permise solo alla Prussia di travolgere e umiliare la Francia; cambiò anche l’economia civile in Europa per più di un secolo a venire. Sulla base di quella esperienza le reti telegrafiche civili e commerciali subirono un’espansione esponenziale, gettando le basi tecnologiche per la futura rete telefonica pubblica. E i metodi di gestione logistica rigida e centralizzata vennero adottati dalle reti ferroviarie commerciali, standardizzando i viaggi passeggeri e il trasporto merci attraverso le frontiere.
Gli sviluppi civili
Un secolo e mezzo più tardi, in Ucraina (e in Russia) sta accadendo qualcosa del genere con l’AI. Per questo in quella che sembrava una periferia d’Europa è in corso una trasformazione che non si fermerà. Immaginate una dinamica di tipo prussiano di questo metodo fondato sui modelli “linguistici”, i large language model che non si limitano ad analizzare e riassumere i dati ma li associano, pensano e tirano conclusioni. Immaginate uno sviluppo civile della stessa intelligenza sui fenomeni da milioni di dati: il traffico di Roma o di Milano, il trasporto pubblico urbano, la rete dei pronto soccorso di qualunque città europea, la rete ferroviaria italiana, le gestione di una fabbrica o di un ufficio, la filiera della logistica dalle imprese fino ai porti; la produzione, trasmissione e distribuzione di energia e il suo sistema di formazione dei prezzi per le famiglie e le imprese.
Le nuove possibilità dettate dalla tecnologia
Il potenziale per semplificare, ridurre tempi e costi è immenso. Gli uomini dei prossimi decenni guarderanno a come vivevamo noi all’inizio del secolo come noi guardiamo agli uomini dell’800 che avevano l’elettricità ma non la applicavano ai trasporti, alla produzione, alle comunicazioni. Con l’AI siamo lì. Ed è la guerra in Ucraina la frontiera che sta mostrando le nuove possibilità. Qualcuno le sperimenterà sicuramente prima dell’Italia, come la rete del telegrafo si è strutturata prima in Germania e in Gran Bretagna che da noi. Poi, come il telegrafo e il telefono, penetrerà profondamente anche da noi. La scelta è fra affrontare questo cambiamento, governandolo, o mancare di immaginazione, subendolo.
Adesso però immaginate un’altra possibilità, anch’essa reale: la Russia vince in qualche misura questa guerra e dopo un po’ il sistema politico ucraino, non formalmente smantellato, va in crisi; all’inizio andrà al potere una figura di leader ambigua, poi Mosca stringerà sempre di più la sua presa. Allora ci sarà anche in Ucraina chi si mette al servizio. E oggi Kiev ha 145 brigate che operano alla frontiera più competitiva della guerra di domani, i grandi Paesi europei ne hanno una decina ciascuna addestrata per il secolo scorso. Fra l’Europa e una Russia con un’Ucraina alleata a sé la sproporzione di forze diventa immensa. Al Cremlino non servirebbe nemmeno attaccare per esercitare influenza sull’Europa, la semplice possibilità di farlo basterebbe.
Anche per questo lì ci stiamo giocando il nostro futuro. Ma per vedere qualcos’altro che assomiglia al futuro sono stato a Klevan, un insediamento rurale di settemila abitanti a una ventina di chilometri da Rivne, nell’Ucraina occidentale. Da queste parti di uomini adulti se ne vedono pochi e quelli che ci sono sono spesso veterani congedati con qualche ferita grave. Sono andato lì per visitare Natalia Gordiychuk. Eccola qui sotto, lei e il figlio piccolo (che Natalia mi ha autorizzato a mostrare in foto).
«Conta se lo senti con il cuore»
Yuri si chiama come suo padre ed è nato un anno dopo la morte di lui. È uno dei primi bambini nati da fecondazione in vitro grazie a un programma del governo ucraino che copre gran parte dei costi delle procedure mediche per le vedove di guerra e le militari o le veterane, che sempre più hanno difficoltà a concepire anche per lo stress fisico e mentale. Oggi le donne sotto le armi sono circa 70 mila, di cui settemila al fronte. Natalia Gordiychuk era incinta quando il marito è caduto nel Donetsk il 21 maggio 2024. Lo choc le ha procurato un aborto spontaneo di un figlio che aveva concepito in modo medicalmente assistito dopo lunghe difficoltà a restare incinta. I medici di Rivne l’hanno incoraggiata a riprovare con il seme congelato, i costi completamente coperti dal nuovo programma pubblico e della clinica. Yury è nato il 20 maggio dell’anno scorso, con la stessa faccia del padre. Ora che ha 15 mesi, ha capito che quell’uomo la cui foto è a casa e al cimitero è suo papà e quando sono sulla sua tomba – dice Natalia – prova ad allungare le mani per prenderlo, toccarlo.
La catastrofe demografica
Natalia gli spiegherà quando sarà in grado di capire. Per adesso si è offerta di parlare alle altre vedove o alle militari che vorrebbero avere un figlio. L’Ucraina vive oggi una catastrofe demografica benché la fertilità di 1,45 figli per donna residente resti ben più alta che in Italia, Germania o Spagna. Ma il numero dei nuovi nati è collassato da oltre mezzo milione nel 2012 a 166 mila l’anno scorso, semplicemente perché le persone sono fuggite. Probabilmente vive ormai all’estero almeno il 20% delle donne in età feconda. La popolazione realmente residente, che era di 52 milioni all’inizio della repubblica indipendente post-sovietica nel 1992, secondo persone bene informate ormai è collassata a 27 milioni di persone.
Per questo il governo ha iniziato a sussidiare la procreazione medicalmente assistita e, quanto più possibile, le famiglie monoparentali delle vedove di guerra. Paga per il prelievo, il congelamento e lo stoccaggio degli ovociti o dello sperma; spesso le cliniche forniscono i cicli di inseminazione gratis. Natalia ha avuto l’equivalente 19 mila euro alla morte del marito, 19mila euro l’anno e circa 180 euro al mese che finiscono su un conto per il futuro del figlio. Non è un problema solo ucraino, ovviamente. La demografia è un’ombra su tutta l’Europa. In Italia in questo decennio almeno quattro nascite su cento sono da procedure assistite ma, come ho scritto, si concentrano spesso fra chi può pagare o chi può accedere più facilmente alle migliori cliniche del Nord.
La procreazione medicale, in altri termini, è classista. Intanto la demografia deperisce e l’Ucraina sperimenta, anche qui, tutto l’uso possibile della tecnologia per tutti. «Mi chiamano le vedove, le soldatesse – dice Natalia –. Dubitano, a volte hanno paura. A loro spiego che non conta come nasce un figlio, se in modo naturale o no. Conta se lo senti con il tuo cuore. Io non volevo più vivere, ma ora vivo per lui».
Si deve pregare riflettendo che stiamo alla presenza dell’infinita maestà di Dio e abbiamo bisogno della sua Misericordia; perciò, nella preghiera dobbiamo essere umili, attenti e devoti. La preghiera è una elevazione dell’anima a Dio, è un a tu per tu con Dio. Con la preghiera parliamo con Dio; nella preghiera siamo di fronte Dio, un Dio che ci ascolta e che ci legge nelle profondità dell’anima, nulla è nascosto al suo sguardo e tutto è compenetrato della sua Misericordia e del suo amore paterno.
Nella preghiera parliamo con Dio, nella preghiera ci rivolgiamo a Dio, nella preghiera Dio si rivolge a noi e ci interpella. Dalla preghiera, allora, non si può uscire uguali a come eravamo prima di entrare; con la preghiera siamo entrati nel cuore di Dio, con la preghiera entriamo nel cuore di Dio e ne dobbiamo uscire ripieni della sua sapienza, della sua fortezza e soprattutto ricolmi del suo amore.
La preghiera personale è importantissima, ma certamente anche quella orale che consiste nel pronunciare le parole una per una e gustarle. Nella preghiera liturgica, poi, i cuori di tutta la Chiesa sono una sola voce nel rivolgersi alla Santissima Trinità. Questa è l’essenza della preghiera.
Quando saremo in Paradiso e contempleremo il volto del Padre così come Egli è non ci distrarremo di sicuro, ma quando si prega è umano distrarsi, dobbiamo allora umilmente rimetterci davanti alla Presenza divina, davanti a Dio Santissima Trinità. Con la preghiera, come figli, entriamo nel cuore della Santissima Trinità e ci rivolgiamo al Padre insieme a Gesù che ci ha insegnato il Padre Nostro, anche se Lui è il Figlio eternamente generato dal Padre e quindi ha un rapporto diverso. Noi però siamo inseriti nella figliolanza divina per poterci rivolgere a Dio con Gesù e chiamarlo Padre. La preghiera, allora, è mettersi davanti a Dio; è il nostro povero io che si apre umilmente davanti al Tu divino.
A Medjugorje inizialmente la Madonna ha esortato a pregare il Rosario tutti i giorni e ad andare alla Messa quotidianamente, la gente si lamentava ma la Regina della pace replicava dicendo di guardarsi introno per vedere quanto abbonda il peccato nel mondo. Successivamente, andando avanti, la Madonna ha esortato alla preghiera continua, di giorno e di notte che significa innanzitutto avere un atteggiamento interiore a Dio per cui si fa tutto alla Sua presenza e per Suo amore; in questo modo tutto diventa preghiera. Anche il lavoro, svolto in comunione con Dio, per amore di Dio e dei fratelli, può essere una preghiera. Invece di riempire la giornata di cose futili, inutili, di cose che passano e lasciano vuoti, riempiamo la giornata di preghiera. Ad esempio, se siamo in coda alla cassa del supermercato mettiamoci a pregare, diciamo delle Ave Maria, delle giaculatorie, dei Gloria al Padre; mentre viaggiamo sui mezzi pubblici possiamo pregare per tutte le persone presenti, perché la luce di Dio entri nei loro cuori. La giornata, e la vita, devono essere una preghiera continua.
È necessario pregare e pregare spesso perché Dio lo comanda e, ordinariamente, solo se si prega Egli concede le grazie temporali e spirituali. Dio può dare delle grazie prima che le chiediamo, perché ne abbiamo bisogno e perché se non ce le desse non inizieremmo nemmeno a pregare; normalmente Dio concede le grazie quando le chiediamo. A riguardo c’è un bellissimo insegnamento della Madonna a Rue du Bac che è apparsa con un anello con numerosissime stelle, alcune delle quali erano spente; Santa Caterina Labouré le chiese il motivo e la Madonna le rispose che le stelle che non brillavano erano le grazie che Dio vorrebbe darci ma noi non le chiediamo. Tant’è vero che a Rue du Bac al termine della Messa c’è una processione di gente che porta all’Altare un foglietto con le grazie che richiede.
Dobbiamo chiedere a Dio la gloria sua e, per noi, la vita eterna e le grazie anche temporali, come ci ha insegnato Gesù Cristo nel Pater Noster. Santa Teresa del Bambin Gesù diceva di non avere paura di chiedere il massimo a Dio perché può fare anche i miracoli e ne fa tantissimi. Dobbiamo chiedere a Dio l’avvento del suo Regno, che sia fatta la Sua volontà, come in Cielo così in Terra. La gloria di Dio è il suo amore nei nostri cuori. Nel Padre Nostro Gesù ci ha insegnato a chiedere a Dio che venga il suo regno, sia fatta la sua volontà come il Cielo così in Terra; a chiedere il pane quotidiano; a chiedere il perdono dei peccati così come noi li perdoniamo agli altri; a chiedere di non abbandonarci alla tentazione. Nella richiesta del pane quotidiano è implicito qualcosa di molto spirituale che è il dono grandissimo e straordinario dell’Eucarestia.
