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Papa Leone ricoverato al Gemelli, la diretta | «L’intervento per asportare il nodulo al polmone concluso positivamente». Gli applausi dei fedeli in ospedale: «Preghiamo per lui»
Articolo in evidenzadi Ester Palma e redazione Roma -Corriere della Sera – 13 Ottobr e 2026
Leone XIV deve essere sottoposto a un intervento chirurgico per asportare un nodulo al polmone. La degenza non nella suite papale (che è in ristrutturazione) ma sempre al decimo piano del «Vaticano terzo». Preghiere da tutto il mondo

L’arrivo del Papa al Gemelli (Afp)
- Oggi ricovero, in tarda mattinata, e operazione del Papa. A capo dell’èquipe, Stefano Margaritora, esperto di tecniche mininvasive e robotiche.
- Il Pontefice è seguito da Luigi Carbone, capo della direzione di sanità e igiene del Vaticano
- La degenza post operatoria del Papa al Gemelli dovrebbe durare circa una settimana. La Santa Sede ha fatto sapere che le udienze sono sospese fino al 20 ottobre
- Il cardinale vicario Baldo Reina, alle 18, presiede il Rosario nella cappella San Giovanni Paolo II del Gemelli
19:51 | 13 Ottobre
«Intervento concluso positivamente»
«L’intervento si è concluso positivamente, nei tempi e nei modi previsti e il Santo Padre è rientrato in stanza», fa sapere la Santa Sede. «Seguiranno ulteriori informazioni».
17:19 | 13 Ottobre
Intervento in corso In corso da poco dopo le 18 al Policlinico Gemelli l’intervento su Papa Leone per l’asportazione del nodulo al polmone. Lo si apprende in ospedale.
16:31 | 13 Ottobre
I fedeli al Gemelli: «Era un po’ pallido, preghiamo per lui»
«Siamo state contente di incontrare il Papa oggi al Gemelli, questa mattina abbiamo atteso molto ma l’abbiamo visto da vicino. Quando è sceso dalla macchina, quasi davanti a noi, ed è scattato l’applauso di tutte le persone che erano radunate per aspettarlo, è stata una bella emozione. Però non l’abbiamo visto molto in forma, era un po’ pallido. Pregheremo per lui». Lo dicono Giorgia Fei e Caterina Procopio, entrambe di Anagni.

Non è scontato ed è giusto che lo sappia
Padre Livio,
Volevo dirglielo perché lo penso davvero.
Sono una ragazza di 28 anni della provincia di Varese.
Diamo per scontato, o almeno capita a me di dare per scontato che Lei sia già a conoscenza di quanto è importante per noi, per la nostra anima. Ci penso a quanto vorrei dirgli grazie per tutto, e in qualche modo mi rispondo che è come se lo sapesse già, “chissà in quante persone glielo dicono”.
Pensandoci però non è scontato, ammiro la sua forza, il suo coraggio e il grandissimo lavoro che fa al fianco della Madonna, mi rendo conto che non è scontato averla, non si trovano tutti i giorni Padri Spirituali così vicini all’anima che hanno quel potere di toccare il cuore come fa Lei.
È così lontano, non mi conosce, ma la sento così vicino, e come me tantissimi altri. E per questo vorrei ringraziarLa davvero di cuore perché per noi, in questo mondo in cui la fede vacilla, basta accendere la radio e trovare lei che parla ci riaccende in un attimo quella fervorosità e quella speranza.
Parlo per me, quando la pigrizia mi assale, lo scoraggiamento cerca di prevalere, oltre a trovare conforto nella preghiera, basta leggere anche solo due righe del suo blog o sentirla parlare che la
pace ritorna ad accarezzare il cuore.
Grazie Padre Livio, Lei non lo sa ma in qualche modo ci salva, sempre, ogni giorno. Non è scontato, ed è giusto che lo sappia.
La abbraccio
Carola
Grazie Cara Carola!
Anch’io ho bisogno di parole di incoraggiamento e le pubblico volentieri.
Dio ti benedica e la Madonna ti protegga col suo amore.
Ave Maria
Padre Livio
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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Fonte: Medjugorje Italia
(blogdipadrelivio.it)
di Giuseppe Sarcina – Corriere della Sera – 13 Ottobre -2026
«Trump? Sostiene l’articolo 5, non lo ha mai messo in dubbio»
VARSAVIA – Nessuno sul fianco Est dell’Europa intende fare a meno dell’alleanza atlantica, o meglio della leadership militare degli Stati Uniti. Ecco perché, ieri, l’intervento del generale americano Alexus Grynkewich è risultato tra i più attesi e tra i più applauditi, qui al «Forum sulla sicurezza di Varsavia».
Grynkewich è il comandante supremo delle forze europee della Nato, una carica da sempre riservata solo ai militari Usa. Il generale, per altro, guida anche il Comando europeo degli Stati Uniti. Un doppio rassicurante incarico per questa audience, visto che è stato indicato da Donald Trump.
Grynkewich è venuto a presentare la «Teoria della vittoria», in parte già anticipata dai media la scorsa settimana. Sale sul podio e inizia attribuendo a George Washington il motto assai più antico e forse anche un po’ logoro: «Se vuoi la pace, prepara la guerra». Poi una premessa di metodo: «Questo piano è condiviso da tutti i 32 partner dell’Alleanza. Ciò non significa che consideriamo imminente un conflitto: vogliamo essere pronti per ciò che è possibile, non solo per ciò che è probabile».
Quindi entra nel dettaglio: «La nostra Alleanza ha un vantaggio essenziale: noi sorvegliamo il territorio circostante con un sofisticato sistema di intelligence che ci consente di gestire un’enorme massa di dati con gli algoritmi. Difficilmente possiamo essere colti di sorpresa. Saremo, quindi, in grado di bloccare l’attacco iniziale. Se sarà necessario, distruggeremo lo schieramento nemico, mettendo in campo le nostre forze convenzionali: l’esercito, l’aviazione, la marina, ma anche i reparti cibernetici. In questo modo non consentiremo al nemico di occupare neanche una piccola porzione del nostro suolo».
Il generale prosegue aggiungendo particolari sempre più tecnici, insistendo su un aspetto: la Nato può già contare su una chiara superiorità tecnologica e su contingenti militari addestrati. «Ora si tratta di migliorare giorno dopo giorno la nostra preparazione per rendere sempre più efficace il nostro deterrente».
Ma anche una platea così disponibile non può evitare il tema di fondo. Fino a che punto Trump appoggia la «Teoria della vittoria»? Davvero il presidente americano è pronto a difendere «ogni porzione del territorio Nato?». Grynkewich giura di sì: «Lo scorso luglio c’ero anch’io nelle riunioni tra i leader al vertice Nato di Ankara. Il presidente Trump non ha mai messo in dubbio l’applicazione dell’articolo 5 (tutti corrono in aiuto di un partner aggredito ndr)».
Il problema è che a Washington convivono due visioni. Quella tradizionale, ripetuta dal generale Grynkewwich e dall’ambasciatore americano alla Nato, Matthew Whitaker, anche lui presente al «Forum». L’America resta al fianco degli europei nella Nato, ma chiede un contributo maggiore ai partner. Whitaker ha messo in fila «le quattro priorità» degli Usa: «Al primo posto c’è la nostra sicurezza nazionale; al secondo quella del nostro continente; al terzo l’Indopacifico; al quarto l’Europa». Nello stesso tempo, però, Trump si muove in altre direzioni: stringe il «patto del diesel» con Vladimir Putin; punta a un accordo triangolare con Xi Jinping e con lo stesso leader russo.
di Gian Guido Vecchi-Corriere della Sera – 13 Ottobre 2026
Il Papa governa la Chiesa e continuerà a farlo anche durante il ricovero, l’anestesia e l’operazione, la degenza e la convalescenza. Cosa dicono i canoni 331 e 335 del Diritto canonico

governa la Chiesa e continuerà a farlo anche durante il ricovero, l’anestesia e l’operazione, la degenza e la convalescenza. Non è prevista alcuna supplenza, non ci sono «vicepapi» né reggenze provvisorie di sorta. Il problema del governo tende ad essere posto a ogni ricovero di un Pontefice, ma in realtà per la Chiesa non si pone neppure.
In base al canone 331 del Diritto canonico, il vescovo di Roma «in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa». La sede apostolica è «vacante» solo quando il Papa muore oppure, come nel caso di Benedetto XVI, si dimette: allora il governo, per gli affari ordinari, passa al collegio dei cardinali in attesa del conclave.
Il canone 335 adombra anche la possibilità di una sede «totalmente impedita», ma questa è un’eventualità differente: Paolo VI e Francesco firmarono lettere di dimissioni anticipate, e affidate al Segretario di Stato, nel caso una malattia improvvisa e grave, come un ictus, avesse impedito loro di decidere «in piena libertà» e «coscienza» come aveva potuto fare invece Ratzinger. Anche Pio XII firmò un testo analogo, ma non per motivi di salute: sapeva che c’era un piano di Hitler per farlo arrestare, durante l’occupazione nazista, e alla fine del 1943 aveva lasciato una lettera di rinuncia in modo che, nel caso, fosse Eugenio Pacelli e non il Papa a essere fatto prigioniero.
Quanto al ricovero di Prevost, la faccenda è più semplice: nell’organizzazione vaticana non cambia nulla, «il governo è e resta nelle mani del Santo Padre», si ripete. Nella Costituzione della Curia Praedicate Evangelium, si legge che il Pontefice «si avvale dei Dicasteri della Curia romana, che perciò compiono il loro lavoro nel suo nome e nella sua autorità». Ogni dicastero e istituzione opera già in nome del Papa e procede come sempre. Certo, le decisioni più importanti devono essere prese e ratificate dal Pontefice, ma anche in questo caso non ci sono problemi particolari visto che Leone, nel caso, potrà farlo pure da una stanza d’ospedale, come del resto fecero i predecessori. Comunque «il tempo previsto per il ricovero postoperatorio è di circa una settimana», si tratta insomma di pochi giorni.



