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Cosa succede ora in Israele? Nuovo governo Netanyahu, un esecutivo di minoranza o premier «a tempo»: i 3 scenari possibili
Articolo in evidenzadi Greta Privitera- Correre della Sera – 218 Ottobre 2026
Isaac Herzog. il presidente israeliano, riceverà i partiti uno per uno: ascolterà i nomi che fanno, e affiderà l’incarico a chi ha più probabilità di farcela
Ieri alle dieci di sera, quando le televisioni hanno mostrato i primi grafici, l’opposizione ha pensato che fosse finalmente arrivato il giorno dopo Netanyahu.
Gadi Eisenkot è salito sul palco presentato come «il prossimo primo ministro». Poi è cominciato lo spoglio vero, e la notte si è rovesciata. Stamattina, con poco più del sessanta per cento dei voti contati, il blocco di Benjamin Netanyahu è a 54 seggi, quello del cambiamento a 47, i partiti arabi a 19, mai così tanti. Nessuno ha i 61 che servono per governare, anche se il conto non è finit
Mancano ancora molte schede di Tel Aviv, la città che di solito pende verso il centrosinistra, e le centinaia di migliaia di buste di soldati e diplomatici, che arrivano per ultime. Il risultato finale è atteso per venerdì, quello ufficiale il 4 novembre. In una Knesset così sottile, un seggio può spostare un governo.
Il Likud, che per mesi i sondaggi davano dietro, torna primo partito con 27 seggi, cinque meno di quattro anni fa ma abbastanza per rimettere Bibi al centro della scena. Yashar, il partito centrista dell’ex capo di stato maggiore Eisenkot, si ferma a 20. La sorpresa arriva da Nazareth e dal Triangolo, con la Lista unita di Yousef Jabareen e Ahmad Tibi che sale a 13 seggi e diventa la terza forza del Paese.
Il resto è una costellazione di partiti medi e piccoli. Da una parte Insieme, l’alleanza fra Naftali Bennett e Yair Lapid, con 11, la sinistra dei Democratici di Yair Golan e la destra laica di Avigdor Liberman con 8 ciascuno. Dall’altra Ben-Gvir, i due partiti ultraortodossi e Smotrich, tutti fra i 6 e i 7, come Ra’am, gli islamici di Mansour Abbas. Fuori dalla Knesset, travolti da una soglia che l’affluenza ha alzato, i Riservisti di Yoaz Hendel e l’ex generale Ofer Winter.
Adesso l’orologio è nelle mani di Isaac Herzog. Il presidente riceverà i partiti uno per uno, ascolterà i nomi che fanno, e affiderà l’incarico a chi ha più probabilità di farcela. Da quel momento il prescelto avrà al massimo sei settimane. Se fallisce, ci proverà un altro, poi la Knesset avrà tre settimane per trovare chiunque riesca a radunare 61 deputati. Dopo, ci sono solo le urne. In Israele nessun partito ha mai governato da solo, e le trattative possono consumare l’inverno.
Da qui partono tre strade, e nessuna è dritta.
La prima porta a un nuovo governo Netanyahu, una coalizione guidata dal Likud con Bibi ancora primo ministro. Nel discorso di stanotte ha ringraziato i suoi «partner leali» e ha detto che «la maggioranza sionista deve tornare in sé e unirsi», senza fare nomi. Un messaggio, scrive il quotidiano israeliano Haaretz, letto da molti come una carezza a Ben-Gvir, Smotrich e ai religiosi. Gli mancano sette seggi, e i possibili donatori sono pochi. Bennett, che fu suo ministro prima di strappargli la poltrona nel 2021, e Liberman, che fu suo ministro della Difesa prima di diventarne il nemico più ostinato, hanno chiuso la porta a un governo guidato da lui. Abbas fa sapere che a cercarlo «non è solo il blocco del cambiamento», e nel 2021 aveva già trattato con Bibi, prima che Smotrich facesse saltare tutto. Ma anche con i sei seggi di Ra’am Netanyahu arriverebbe a 60, uno in meno del necessario.
Resta il governo di unità nazionale, che piace al presidente e che, dicono a Gerusalemme, potrebbe piacere anche a Donald Trump. Eisenkot ha promesso che se mai accettasse di servire sotto Netanyahu si dimetterebbe il giorno dopo, e nel suo campo nessuno si fida. Con il Likud primo partito, Bibi pretenderebbe il primo turno di qualsiasi rotazione, e potrebbe far cadere il governo il giorno in cui gli convenisse.
La seconda strada è un governo di minoranza guidato da Eisenkot, con l’appoggio esterno dei partiti arabi. Alle dieci di ieri sera, con i primi exit poll, sembrava a portata di mano. La notte l’ha resa quasi impraticabile. Il fronte del cambiamento vale 47 seggi. Anche con Ra’am dentro e la Lista unita che si astiene resterebbe sotto i 54 del blocco di Netanyahu, e per ottenere la fiducia servirebbero i voti a favore di tutti e 19 i deputati arabi. Loro sarebbero disponibili. Abbas è pronto a entrare, Tibi offre una «rete di protezione». Il muro sta dall’altra parte. Eisenkot in campagna giurava di non volere il loro sostegno, e Liberman, che pure chiama alla rivolta contro un premier che descrive come «il capo di un’organizzazione criminale», sul governo di minoranza non ha cambiato idea e su Ra’am ha preferito non rispondere. Con questi numeri si allontana anche l’ultima idea dell’opposizione, un governo di transizione con un solo compito, cacciare il presidente della Knesset Amir Ohana e far nascere la commissione d’inchiesta sul 7 ottobre che Netanyahu ha sempre rifiutato.
La terza strada è la più insidiosa. Se nessuno riuscirà a formare un governo, Netanyahu resterà premier ad interim fino al prossimo voto, e un nuovo voto sarebbe il settimo dal 2019, dopo un’affluenza del 77,7 per cento. Lo ha già fatto. Fra il 2019 e il 2020 ha guidato un governo provvisorio per quasi un anno e mezzo, attraverso tre elezioni consecutive. Ma allora il Paese non era in guerra. Oggi un premier provvisorio dovrebbe gestire fronti aperti, dall’Iran a Gaza, senza una maggioranza alle spalle. A Netanyahu potrebbe persino convenire. Scommetterebbe su arabi meno mobilitati e su israeliani all’estero meno disposti a prendere un altro aereo, e nell’opposizione, racconta il giornale israeliano Ynet, c’è chi teme, che possa usare la tensione con Teheran per spingere tutti dentro un governo d’emergenza.

Sarete perseguitati…ma proprio da loro!
Buongiorno padre Livio,
sono appena tornata dal mio primo pellegrinaggio a Medjugorje, ho ritrovato l’entusiasmo della preghiera e la vicinanza del Signore e il desiderio di portare agli altri la mia esperienza e la testimonianza.
Qualcuno ha accolto con gioia anche i piccoli pensieri che ho portato loro, ma la maggior parte dei parrocchiani che frequento, persone molto vicine alla Chiesa, si sono dimostrati distanti e per nulla interessati a quello che io volevo comunicare, volevo solo farli partecipi del mio pellegrinaggio. Proprio mi sono sentita ignorata, da loro non mi aspettavo una cosa del genere.
Ho capito che il silenzio era l’unica risposta, ma sono ancora qua a chiedermi quale sia l’atteggiamento più adeguato da tenere con loro.
In fondo, per educazione, potevano anche accogliere quello che io volevo comunicare. La delusione. pervade il mio stato d’animo. Sarete perseguitati…ma proprio da loro!
Devo dire che alcuni non credenti mi hanno invece interrogato su cosa ho trovato a Medjugorje e questo mi ha un po’ confortato.
Come mi devo porre con queste persone che rifiutano di credere a questo (in fondo gli ho portato solo dei rosari) per le quali provo un po’ di risentimento?
Grazie!
Cordiali saluti Stefania.
Cara Stefania,
capisco la tua amarezza che è anche la mia e quella di tanti fratelli nella fede. Questo ci aiuta comprendere il dispiacere della Madonna che, al riguardo, ha detto che solo un piccolo numero l’ha accolta, mentre “un numero enorme non l’ha neppure presa in considerazione”.
Noi dobbiamo fare la nostra parte e dare la nostra testimonianza a tutti quelli che la accolgono volentieri, senza avere risentimenti verso chi non ci ascolta o ci compatisce o ci irride.
Arriverà fra non molto il tempo dei Segreti, quando molti di quelli che hanno fatto i supponenti verranno a cercarci per avere un aiuto.
Noi saremo ben felici di darglielo.
Dio ti benedica!
Ave Maria
Padre Livio
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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
Fonte: Medjugorje Italia
(blogdipadrelivio.it)
«Cari figli, con amore materno vi voglio stimolare all’amore verso il prossimo. Che mio Figlio sia la fonte di questo amore. Lui che poteva fare tutto con la forza ha scelto l’amore dando l’esempio a voi. Anche oggi Dio attraverso me vi trasmette l’immensa bontà e voi, figli miei, avete il dovere di rispondere ad essa. Con la stessa bontà e generosità comportatevi con le anime che incontrate. Che il vostro amore le converta. In questo modo mio Figlio e il suo amore risorgeranno in voi. Vi ringrazio!» La Madonna ha aggiunto: «I vostri pastori devono essere nei vostri cuori e nelle vostre preghiere» (Messaggio del 2 luglio 2008).
Questo Messaggio apre una prospettiva bellissima dal punto di vista missionario. Il nostro compito è proprio quello di portare le anime alla salvezza. In apertura di Messaggio la Madonna mostra a noi il suo amore materno che, come sappiamo, è un amore molto esigente perché ci chiama sempre alla santità, ci porta alle altezze più elevati, ci vuole santi! L’amore materno della Regina della pace è allo stesso tempo esigente e compassionevole. La Madonna con noi è esigente perché vuole che abbiamo verso gli altri il medesimo amore che lei ha per noi; a sua volta la Regina della pace ci rimanda a Suo Figlio, fonte dell’amore. Prima di tutto siamo stimolato dall’amore materno di Maria, la cui fonte è Gesù Cristo stesso che per nostro amore si è fatto uomo, ha accettato di essere perseguitato, insultato, processato, condannato a morte. Gesù Cristo è l’epifania dell’amore di Dio. Noi conosciamo l’amore di Dio in Gesù Cristo. Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Suo Figlio Unigenito.
Noi abbiamo la mediazione di Maria, il cui amore è talmente grande che il suo cuore versa lacrime di sangue per ogni anima che si perde nel peccato. La Madonna è qui da così tanto tempo, ogni giorno scende sulla Terra da quarantacinque anni proprio perché ci ama immensamente. I veggenti descrivono la Madonna il più delle volte sorridente, ma molte volte è apparsa seria e triste proprio perché molti nemmeno la prendono in considerazione.
La Madonna fa accenno all’infinito amore di Gesù Cristo nel quale si è manifestato l’amore del Padre. Cristo ha accettato la via della croce, che è la massima umiliazione, senza mai usare la sua Onnipotenza che avrebbe potuto anche usare. La Madonna dice di considerare anche la sua mariofania così lunga, tutti i Messaggi che ha dato in oltre quarant’anni. La Madonna ci dice che abbiamo il dovere di rispondere alla chiamata anche se, in realtà, un numero enorme nemmeno la prende in considerazione. Veramente satana miete le anime! La Madonna ci chiede di rispondere alla sua presenza infondendo sugli altri la stessa bontà e generosità che lei ha per noi. La Madonna ci invita a capire quanto ci ama, quanto ci ha presi a cuore e a comprendere che lei è qui per trasmetterci l’immensa bontà di Suo Figlio. Dio ha bisogno di noi per manifestare il suo amore e per convertire le anime.
Nei Messaggi a Mirjana, di tanto in tanto, la Madonna ha fatto delle esortazioni meravigliose sui Pastori della Chiesa e lo ha fatto anche in questo Messaggio. La Regina della pace ci invita a circondare del nostro amore i Pastori, a metterli nelle nostre preghiere perché siano protetti, siano aiutati e siano spronati nel cammino di santità; con i Pastori santi la Chiesa rifiorisce.
Il mistero di Gesù Cristo è già racchiuso nel suo nome che gli viene dato dall’angelo nel momento dell’Annunciazione. Il significato del nome Gesù è “Dio salva” in ebraico, Gesù è quindi il Salvatore. Nella notte Santa gli angeli annunciano ai pastori che è nato il Salvatore che è Cristo Signore.
Il Figliuolo di Dio fatto uomo si chiama Gesù Cristo. Dire di credere in Gesù Cristo è fare una professione di fede perché Gesù significa colui che salva, Cristo significa colui che è unto dallo Spirito Santo come Re, Signore e Salvatore. È bene comprendere a fondo il significato del nome Gesù Cristo affinché pronunciandolo possiamo farlo con consapevolezza, con fede, con amore.
In ebraico Gesù significa “Dio salva”, significa Salvatore. Quando l’angelo annuncia alla Madonna che avrebbe dato alla luce il Figlio di Dio e che l’avrebbe chiamato Gesù, indica il Salvatore del mondo. Il nome Gesù esprime allo stesso tempo la sua identità e la sua missione di Salvatore. Gesù ci salva dalla schiavitù del peccato, dal principe di questo mondo, dal potere delle tenebre che distrugge la nostra vita. Gesù salva tutta l’umanità; il Cristianesimo fin dagli inizi è nato come religione universale, la salvezza non è solo per Israele ma è per tutta l’umanità. In Gesù Dio ricapitola tutta la sua Storia di Salvezza a vantaggio degli uomini. Gesù è il Signore, è il Salvatore, è il Figlio di Dio fatto uomo e la sua salvezza è a vantaggio di tutto il mondo.
È bello pronunciare il nome di Gesù, ma è ancora più intenso aggiungere il nome Cristo che significa “colui che è unto”. L’unzione di Gesù Cristo è la pienezza dello Spirito Santo che è in Lui e che dona a noi. Anche noi, con la grazia dei Sacramenti, siamo unti per mezzo di Gesù Cristo e ci viene data la pienezza dello Spirito Santo che è il frutto della Redenzione. Infatti, quando appare agli Apostoli riuniti nel cenacolo dopo la sua morte, Gesù dice: «Ricevete lo Spirito Santo». Questa è l’unzione di Gesù che Lui riceve in pienezza e che noi riceviamo mediante la Chiesa; lo Spirito Santo è il dono che Gesù fa dopo la sua Resurrezione nel giorno di Pentecoste che avviene in noi mediante i Sacramenti.
Il termine ebraico Cristo significa unto, significa Messia. Quando diciamo Gesù indichiamo la nostra fede in colui che salva il mondo dai peccati; col nome aggiuntivo di Cristo indichiamo la nostra fede in colui che ha la pienezza dello Spirito Santo che dona a noi. La parola Cristo indica che Gesù, colui che salva, è nel medesimo tempo il profeta che annuncia la Parola di Dio, il sacerdote mediatore fra Dio e gli uomini, il Re che realizza la signoria di Dio nel mondo. L’unzione che viene data a quel Bambino è quella di fare di lui il sommo sacerdote, il profeta, il Re.
Nei nomi che noi pronunciamo sono racchiusi gli abissi della fede, delle Verità rivelate. È bello anche pronunciare il nome di Gesù Cristo come giaculatoria nel corso della giornata, proprio per esprimere la nostra fede nel mistero dell’Incarnazione e nel frutto della Redenzione che è l’unzione dello Spirito Santo che attraverso Gesù arriva anche a noi mediante i Sacramenti. Impariamo, allora, a pronunciare il santo nome di Gesù Cristo con fede, con devozione e con amore, ripetendolo anche nel corso della giornata e magari aggiungendo un’invocazione, una supplica, una lode.

