BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

🟢LIVE P. LIVIO🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 02/11/2026

Articolo in evidenza

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Articolo in evidenza

Programma di Padre Livio – Lunedì 2 Novembre 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre canale 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.10 ALMANACCO DELLA FEDE:

Il Purgatorio (Catechismo della Chiesa Cattolica)

h. 9.10: RITAGLI DI PAGINE INEDITE

Tratta dal Libro: Medjugorje perché non ho dubbi (34)

h. 9.20 – ATTUALITÀ

Medjugorje: Mons. Cavina nuovo Visitatore apostolico (Intervista di L. Bertocchi)

h. 9.40: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.45 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

38. Senza l’amore siete persi (Messaggio del 2 settembre 2008)

“Cari figli! Oggi radunati attorno a me, con il mio Cuore materno vi invito all’amore verso il prossimo.

Fermatevi figli miei. Guardate negli occhi del vostro fratello Gesù mio Figlio.

Se vedete la gioia, gioite insieme a lui. Se negli occhi di tuo fratello c’è il dolore, allontanatelo con la vostra mitezza e bontà, perché senza l’amore siete persi.

L’amore è l’unico efficace, fa i miracoli.

L’amore vi darà l’unione in mio Figlio e la vittoria del mio Cuore. Perciò figli miei amate“.

Ancora una volta la Madonna ha invitato alla preghiera per i nostri pastori. Ha benedetto tutti i presenti e tutti gli oggetti sacri.

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Medjugorje perché non ho dubbi – La Madonna ha rivelato l’Apocalisse

BLOG: blogdipadrelivio.it

4,5 milioni  utenti attivi nel 2025

4,6 milioni dal 1° Gennaio 2026 ad oggi

DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO

+ Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO) Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574

+ Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1 -Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

+ Con la Carta di credito puoi fare la tua offerta anche mediante i social di Radio Maria:  blogdipadrelivio.it- radiomaria.it – Facebook –

+ 5×1000 per i progetti di Radio Maria: C. F. 94023530150

 Numero di Whatsapp di Radio Maria:  348 – 6822721

LE PREGHIERE PER I DEFUNTI

Articolo in evidenza

INDULGENZE PER LE ANIME DEL PURGATORIO NEL GIORNO DEI MORTI

I fedeli possono lucrare un’Indulgenza Plenaria applicabile solo alle anime del Purgatorio alle seguenti condizioni:

-visita di una chiesa (tutte le chiese o oratori)

-recita del Pater e del Credo

-confessione (negli 8 giorni precedenti o successivi)

-comunione

-preghiera secondo le intenzioni del Papa (Pater, Ave e Gloria)

DAL 1° all’8 NOVEMBRE

Alle solite condizioni, i fedeli possono lucrare (una volta al giorno) una Indulgenza Plenaria applicabile alle anime del Purgatorio:

-visitando il cimitero

-pregando per i defunti

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

Articolo in evidenza

disponibile su tutti gli store online e
-messaggi WhatsApp 348 6822721
-segreteria 031 610600
[email protected]

La purificazione del Purgatorio

Articolo in evidenza

LA PREGHIERA PIU DIFFUSA PER LE ANIME DEL PURGATORIO

«L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.”

Il Purgatorio è il patimento temporaneo della privazione di Dio e di altre pene che tolgono all’anima ogni resto di peccato. C’è una grande differenza fra Purgatorio e inferno, quest’ultimo infatti è eterno invece il Purgatorio è temporaneo, ha un inizio e una fine che l’ingresso dell’anima in Paradiso. Il Purgatorio è un luogo di purificazione nella prospettiva di entrare nella gloria. È bensì vero che questo patimento è soprattutto la privazione della visione di Dio, ma non è uguale a quella dell’inferno perché il Purgatorio ha la prospettiva della speranza di vedere Dio.

In Purgatorio le anime già crescono e si purificano nell’amore di Dio, in loro c’è il desiderio di vederlo e questo desiderio si approfondisce e si purifica sempre più, è una sofferenza che purifica e che abbrevia il tempo della pena.

L’inferno è tutto il contrario, è una provazione di Dio radicale, è un odio contro Dio. Il Purgatorio è una pena nella prospettiva della visione ed è animata dall’amore che purifica, è il desiderio di vedere Dio che genera la pena. L’inferno invece è l’odio contro Dio che struttura l’anima nella sua malvagità.

Le differenze fra inferno e Purgatorio sono notevoli; non è solo in fatto che l’inferno sia eterno e il Purgatorio temporaneo. Anche la stessa la privazione di Dio, nell’inferno è una pena nell’odio, nel Purgatorio è una pena nell’amore e nella speranza.

Tra le tante pene del Purgatorio c’è il fatto di non essere in comunione con le anime del Paradiso che non possono pregare per le anime che sono in purgatorio. Le anime che sono in Purgatorio possono ricevere le nostre preghiere; di qui anche la grande raccomandazione della Chiesa ad alimentare la preghiera e i sacrifici per abbreviare la purificazione delle anime del Purgatorio. Il motivo per cui si va in Purgatorio è perché l’anima non è purificata, non ha colpe mortali ma ha tante piccole macchie di cui deve essere purificata.

Questa purificazione avviene mediante la privazione di Dio che, secondo la grande teologa mistica del Purgatorio Caterina da Genova, è proprio la causa della grande sofferenza delle anime del Purgatorio perché è talmente grande il desiderio di vedere Dio faccia a faccia che questa lontananza provoca una grande pena.

Nel medesimo tempo, questa pena viene mitigata dalla speranza che questo tempo di privazione ha una fine e quindi la cosa bella è che noi possiamo efficacemente abbreviare le pene del Purgatorio con delle pratiche molto semplici come le preghiere, il Rosario, la Santa Messa, i piccoli sacrifici. Questo è un atto di carità grandissimo per i nostri cari ai quali, se vogliamo veramente bene e se hanno avuto la grazia di andare in Purgatorio, possiamo abbreviare la pena efficacemente con le preghiere, i sacrifici, le opere buone e le indulgenze plenarie fatte per bene.

Possiamo fare tanto bene alle anime dei nostri cari in Purgatorio e anche per quelle anime per cui nessuno prega; dobbiamo avere questo immenso perimetro di carità e pensare alle tante anime che sono in Purgatorio e per le quali nessuno prega. Quelle anime, a loro volta, possono pregare per noi; è un’ipotesi molto seria secondo cui le anime del Paradiso non possono pregare per le anime del Purgatorio, ma noi possiamo farlo e, a loro volta, credo che possano pregare per noi.

C’è questa meravigliosa possibilità per cui noi possiamo pregare per le anime del Purgatorio e loro possono pregare per noi. La Chiesa sottolinea questa che è una raccomandazione, la pietà e la preghiera per i defunti infatti sono già presenti nell’Antico Testamento, sono una costante per la Chiesa. La Regina della pace ha dato un bellissimo Messaggio a Medjugorje in cui dice che pregando per le anime del Purgatorio possiamo guadagnarci degli intercessori che pregano per noi:

«Cari figli, oggi desidero invitarvi a pregare ogni giorno per le anime del purgatorio. A ogni anima sono necessarie la preghiera e la grazia per giungere a Dio e all’amore di Dio. Con questo anche voi, cari figli, ricevete nuovi intercessori, che nella vita vi aiuteranno a capire che le cose della terra non sono importanti per voi; che soltanto il Cielo è la meta a cui dovete tendere. Perciò, cari figli, pregate senza sosta affinché possiate aiutare voi stessi e anche gli altri, ai quali le preghiere porteranno la gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (Messaggio del 6 novembre 1986).

La preghiera per le anime del Purgatorio dev’essere messa nelle nostre preghiere quotidiane, l’Eterno Riposo è una preghiera bellissima che ricorda la costante carità della Chiesa verso le anime che si purificano. La privazione di Dio, benché illuminata dalla speranza, non è una pena di poco conto ma non è certamente paragonabile alle pene dell’inferno che non hanno la prospettiva della speranza e dell’amore come quelle del Purgatorio. Bisogna capire bene il senso della privazione di Dio che c’è all’inferno e il senso della privazione di Dio che c’è in Purgatorio.

È anche bella questa pratica che si fa spesso e che è molto radicata nella Chiesa di far recitare la Santa Messa per le anime del Purgatorio. La Santa Messa in sé ha un valore immenso, in se stessa ha un’efficacia grandissima; se è accompagnata dalla nostra Confessione e Comunione, l’efficacia di questa Santa Messa è maggiore perché c’è anche il nostro contributo di preghiera. Voglio incoraggiare questa pratica bellissima di far celebrare le Messe per le anime del Purgatorio, cerchiamo di partecipare anche noi.

Unendo le nostre preghiere a quelle di Cristo e all’intercessione di Maria, anche con il Rosario, con piccoli fioretti e sacrifici possiamo far entrare in Paradiso le anime dei nostri cari. In questo modo alleviamo il nostro dolore con la consapevolezza che con la nostra preghiera contribuiamo ad alleviare il tempo in cui saranno lontane dal Signore e abbreviamo il tempo che devono attendere per poter entrare nella gloria del Paradiso.

Il 2 novembre 1983 la Madonna ha dato un Messaggio in cui fotografava la situazione spirituale del mondo di oggi: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in paradiso al momento della vostra morte».

Effettivamente è così perché viviamo in un tempo di lontananza da Dio e molti muoiono senza la preghiera e senza il pentimento dei peccati. Una volta che Dio ha giudicato l’anima nel momento immediatamente successivo alla morte, non c’è modo di fare ricorso. Non possiamo pensarci dopo, dobbiamo vivere pensando alla nostra anima e al suo destino eterno.

Papa Leone XIV: “La santità non è un privilegio per pochi”

Articolo in evidenza

All’Angelus il Papa ha anche chiesto di pregare “per i defunti, specialmente per quelli che nessuno ricorda”

Di Marco Mancini

Città del Vaticano , domenica, 1. novembre, 2026 12:18 (ACI Stampa).

“La solennità di Tutti i Santi ci invita a gustare la gioia di quella innumerevole famiglia di uomini e donne che, seguendo il Signore Gesù, hanno fatto della propria vita un dono a Dio e al prossimo e che, nei differenti percorsi di santificazione, hanno desiderato «l’oceano dell’infinito amore»”. Lo ha detto stamane Papa Leone XIV aprendo l’Angelus di oggi, citando l’enciclica Spe Salvi di Papa Benedetto XVI.

Con la solennità odierna – ha aggiunto – celebriamo “quelli che la Chiesa ha riconosciuto come tali e anche i tantissimi che non lo sono stati ma che Dio conosce”.

“È proprio vero – ha ricordato ancora il Papa – che è impossibile contare la schiera di questi fratelli e sorelle, e non solo numericamente: la santità, infatti, non è riducibile a nessun calcolo, perché così è il bene che tutti i santi hanno diffuso attorno a sé nel mondo”.

I santi hanno generato “gesti e scelte d’amore, che superano i calcoli dell’avidità e la prepotenza del male che a volte sembra prevalere. I santi e le sante sono il segno più bello e più forte del Regno di Dio che viene, anzi che è già in mezzo a noi”.

“La santità – ha concluso – non è un privilegio per pochi, ma è una vocazione universale che interpella ciascuno di noi lì dove viviamo. Questo è il messaggio carico di speranza della festa di oggi: Dio vede il bene che noi non vediamo, conosce storie che noi non conosciamo, raggiunge cuori ai quali noi non abbiamo accesso”.

Dopo aver recitato la preghiera mariana, il Papa ha ricordato la beatificazione avvenuta ieri in Georgia, Stati Uniti, di “Pedro da Corpa e quattro compagni, religiosi dell’ordine dei Frati Minori uccisi in odio alla fede nel 1597. Oiginari della Spagna risposero con generosità alla chiamata del Signore per evangelizzare le popolazioni dell’America fino al dono della propria vita, invochiamo l’intercessione di questi Martiri per tutti i missionari del Vangelo”.

“In questi giorni – ha aggiunto – si è svolta l’azione umanitaria a favore della popolazione civile nella città di Oleshky.  Auspico che la collaborazione tra le parti che ha reso possibile questo doveroso gesto di umanità faccia crescere la volontà di dialogo e porti a nuove iniziative concrete di pace, affidiamo a Maria Regina della Pace e di Tutti i Santi quanti in ogni parte del mondo soffrono a causa delle guerre”.

“Da ieri fino al 13 novembre si svolgono a Dakar, capitale del Senegal, – ha ricordato ancora il Papa –i giochi olimpici giovanili per atleti dai 15 ai 18 anni: è il primo evento olimpico organizzato nel continente africano. Oltre alle gare questi giochi comprendono incontri, educativi e culturali per promuovere i valori olimpici e la conoscenza tra giovani di tutto il mondo.  Ecco di nuovo un segno di speranza che viene dal mondo dello sport”.

“Dall’8 al 15 novembre – ha detto ancora Leone XIV – avrà luogo a Roma la missione con i poveri promossa dai frati minori e mi congratulo con i figli dei San Francesco che con questa iniziativa mettono i poveri al centro così come faceva il Signore Gesù e come ha fatto San Francesco d’Assisi e ringrazio le istituzioni civili e le forze dell’ordine che hanno dato piena collaborazione”.

Infine il Papa ha ricordato la commemorazione dei fedeli defunti che si celebra domani. “Domani pomeriggio celebrerò la messa del cimitero del Verano.  In questi giorni sentiamoci uniti dalla comunione dei Santi all’immensa famiglia dei fratelli e delle sorelle che ci hanno preceduto nel pellegrinaggio terreno e preghiamo per i defunti, specialmente per quelli che nessuno ricorda”

Medjugorje: Mons. Cavina nuovo visitatore apostolico: «Il miracolo è la conversione dei cuori»

Articolo in evidenza

Il vescovo emerito di Carpi, firma del Timone, è stato scelto da Leone XIV per accompagnare la vita pastorale di Medjugorje. In questa intervista parla del «Nulla osta» della Santa Sede, del ruolo dei veggenti e dei frutti di un luogo dove tante persone sono tornate alla confessione e all’Eucaristia

Lorenzo Bertocchi

Il Timone – 01 Novembre 2026 –

Il pellegrinaggio di Mons. Cavina a Medjugorje con l’Unitalsi

Ci sono nomine che portano soltanto una notizia, e altre che portano in qualche modo a casa un amico. Per noi del Timone la nomina di monsignor Francesco Cavina, vescovo emerito di Carpi, a visitatore apostolico a carattere speciale per la Parrocchia di Medjugorje è di questo secondo tipo. Da anni i nostri lettori lo conoscono sulle pagine del nostro mensile come la firma della rubrica «Un vescovo risponde», dove dubbi, inquietudini e domande di fede trovano una risposta chiara e paterna. Speriamo, peraltro, che il nuovo incarico gli lasci il tempo di continuare a tenerla. Ora papa Leone XIV gli affida la cura pastorale del villaggio dell’Erzegovina dove dal 24 giugno 1981 sei ragazzi dicono di vedere la Madonna, che si presenta come Regina della Pace. In questi decenni Medjugorje è diventata meta di pellegrini da tutto il mondo, e dal settembre 2024 ha il «Nulla osta» della Santa Sede. A monsignor Cavina va la nostra gioia, il nostro grazie e l’augurio di ogni bene per questa sua nuova missione. Lui stesso, come racconta in questa intervista che ci ha concesso dopo la notizia della nomina, l’ha già consegnata alla Vergine.

Eccellenza, cosa significa per lei questa nomina a Medjugorje?

«Quando giunge una nomina, spesso l’interessato afferma: “Non me lo aspettavo. È stata una vera e propria sorpresa” e paiono parole di circostanza. Assicuro che per me è davvero una sorpresa gradita e che mi ha rallegrato e fatto anche un po’ trepidare. Dopo sette anni trascorsi a percorrere l’Italia, invitato sempre con molto affetto e stima, per celebrazioni liturgiche, feste patronali, Cresime, corsi di esercizi Spirituali, conferenze… il pensiero di un incarico stabile al servizio della Chiesa non mi sfiorava più neppure lontanamente.

Ringrazio di cuore il Santo Padre, Leone XIV, per la fiducia che invece mi ha dimostrato e l’attenzione che ha avuto nei miei confronti e che mi dà nuova energia. Sono orgoglioso e contento di affermare che la devozione alla Madonna nella mia vita ha sempre avuto un posto particolare, anzitutto per la testimonianza ricevuta dai miei genitori che tutte le sere si recavano in chiesa per la recita del Rosario e la partecipazione alla Santa Messa. Inoltre, la mia esistenza, soprattutto, nei momenti più importanti, è stata segnata dalla presenza della Vergine Maria: la mia ordinazione diaconale e presbiterale sono avvenute nella Cattedrale di Imola in occasione delle feste in onore della Beata Vergine del Piratello, patrona della Città e della Diocesi. Così durante il mio episcopato a Carpi ho accolto con grande solennità la statua della Madonna di Fatima e ho fatto restaurare la bellissima statua della Madonna Assunta.

Alla Vergine Santissima quindi mi affido e consegno questo nuovo tratto di strada e tutte le persone, sacerdoti, religiosi e fedeli laici che il Signore mi farà incontrare. Certo, come scrive San Luigi Maria Grignon de Montfort che “se uno si dona a lei senza riserve, ella pure si dà senza riserve”».

Nel settembre 2024, dopo un iter pluridecennale, non privo di difficoltà, la Santa Sede ha dato il via libera al «Nulla osta» sul fenomeno spirituale di Medjugorje con la Nota Regina Pacis promulgata dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Il discernimento della Chiesa è stato lungo e complesso, qual è il suo giudizio?

«Il giudizio della Chiesa, oggi, è positivo sul piano spirituale e pastorale. L’iter del discernimento ecclesiale su Medjugorje è stato effettivamente lungo e complesso, e ha attraversato il ministero di quattro Pontefici. In questo cammino, san Giovanni Paolo II ha espresso parole molto significative, leggendo in Medjugorje un segno di speranza e di vicinanza materna della Vergine per il nostro tempo.

La Commissione che ha lavorato più a lungo, presieduta dal cardinale Camillo Ruini, è giunta a riconoscere la credibilità soprannaturale degli inizi degli eventi che risalgono al 1981, mentre le ulteriori indagini richieste dal Dicastero per la Dottrina della Fede, insieme con le nuove norme di discernimento adottate dalla Santa Sede, hanno condotto al giudizio finale di Nihil obstat, nulla osta.

Il tutto accompagnato e confermato dai giudizi profondamente argomentati e positivi dei due visitatori apostolici che mi hanno preceduto, il compianto mons. Henryk Hoser e mons. Aldo Cavalli. E approfitto per ringraziare anche qui mons. Cavalli per il suo ministero a Medjugorje, per il consiglio e il sostegno nella preghiera che mi ha assicurato.

La Santa Sede, con la Nota Regina Pacis del 19 settembre 2024, ha riconosciuto che in Medjugorje si è sviluppata una realtà che ha prodotto frutti abbondanti e buoni per il Popolo di Dio: conversioni, ritorno alla confessione, amore per l’Eucaristia, preghiera, digiuno, vocazioni, riconciliazioni familiari, opere di carità e un diffuso risveglio della fede. Il

“Nihil obstat” significa che i fedeli “sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione” e che possono ricevere da questa esperienza “uno stimolo positivo per la loro vita cristiana”. Non si tratta di un giudizio marginale: è, secondo le nuove norme del Dicastero per la Dottrina della Fede, il massimo grado positivo di discernimento pastorale».

Cosa significa questo riconoscimento?

«La Chiesa, adottando nel maggio 2024 nuove norme di discernimento, ha deciso, non solamente rispetto a Medjugorje, ma a tutti i fenomeni di pari natura sotto osservazione, di non pronunciarsi in questa fase in modo definitivo sulla soprannaturalità del fenomeno e di mettere al centro ciò che conta di più pastoralmente: la bontà dei frutti spirituali e la cura delle anime. È un criterio evangelico: «Dai loro frutti li riconoscerete» (cfr Mt 7, 16-20). In altre parole la Chiesa sottolinea che non emergono elementi contrari alla fede e alla morale, e i frutti sono tali da permettere una prudente adesione dei fedeli».

Nella nota della Santa Sede si fa riferimento anche ai cosiddetti messaggi di Medjugorje.

«Anche questi, nel loro insieme, sono stati letti dalla Chiesa come edificanti e congruenti con la dottrina cattolica: pace, conversione, preghiera, digiuno, confessione, Eucaristia, Scrittura, carità, desiderio del Cielo. Il cardinale Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, nella conferenza stampa del 19 settembre 2024, volle insistere proprio su questo: i messaggi rimandano alla dimensione dell’eterno, chiamano alla pienezza della vita sacramentale, alla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, al sacramento della Penitenza, e soprattutto alla speranza del Paradiso.

Dunque, si può dire che Medjugorje è stata riconosciuta dalla Chiesa come un luogo di bene spirituale, dove lo Spirito Santo opera fruttuosamente per il bene dei fedeli. La necessaria prudenza della Chiesa non è sfiducia; è attenzione pastorale».

La Nota Regina Pacis avverte che i veggenti non devono essere messi al centro dell’attenzione dei pellegrini, lei che cosa ne pensa?

«Su questo punto la Chiesa è molto saggia, e direi anche molto materna. La Nota ricorda che i pellegrinaggi a Medjugorje non si fanno per incontrare i presunti veggenti, ma per incontrare Maria, Regina della Pace, e attraverso di Lei Cristo, nella preghiera, nella Parola, nell’Eucaristia e nell’adorazione.

In ogni autentico fenomeno spirituale, infatti, i protagonisti non devono mai oscurare il Signore. Quando Dio agisce, non mette l’uomo al centro: mette al centro Gesù Cristo, il Vangelo, la conversione, la santità. In questo senso il richiamo della Chiesa a non fermarsi sulle persone dei veggenti non è una correzione punitiva, ma un atto di verità e di purificazione: potremmo dire che siamo tutti chiamati a «sparire perché rimanga Cristo», per usare le parole che Papa Leone pronunciò nella sua prima messa da pontefice.

Detto ciò, bisogna anche essere giusti con i veggenti. Le loro storie come le conosciamo mostrano che i sei ragazzi del 1981 erano davvero giovani semplici, non cercavano fama, e sono rimasti nel tempo fedeli alla testimonianza ricevuta. Hanno sopportato pressioni, interrogatori, incomprensioni, eppure non hanno abbandonato la loro testimonianza. Hanno costruito famiglie, sono rimasti legati alla vita concreta della Chiesa e del loro Paese, e nel tempo non sono stati smentiti nella sostanza della loro esperienza. Il punto decisivo, però, resta questo: i veggenti sono testimoni, non il fine».

Che idea si è fatto di quello che qualcuno ha definito il «confessionale del mondo»?

«Mi pare che questa espressione colga qualcosa di profondissimo e, direi, di bellissimo. Medjugorje è diventata, nel tempo, un luogo dove molte persone hanno ritrovato la pace con Dio e fra di loro, e questo non per suggestione, ma per frutti concreti e verificabili: la Nota Regina Pacis parla di “abbondanti conversioni”, del frequente ritorno alla pratica sacramentale, di numerose vocazioni, di molte riconciliazioni tra coniugi, del rinnovamento della vita matrimoniale e familiare, oltre a una intensa vita di preghiera e di adorazione.

A Medjugorje, attestano numerosissime fonti, non si tratta solo di emozioni religiose: si tratta di vite cambiate. Persone lontane da Dio che tornano dopo anni al confessionale; uomini e donne che riscoprono l’Eucaristia; consacrati e sacerdoti che ritrovano la loro strada; famiglie ferite che si ricompongono; giovani che riprendono a pregare; malati che, insieme alla guarigione del corpo, ricevono soprattutto la guarigione del cuore.

Questo mi pare davvero il punto più grande: il miracolo di Medjugorje è innanzitutto la conversione dei cuori, il ritorno ai sacramenti, la rinascita della fede e della speranza. E lo confermano le tante testimonianze: chi si confessa dopo decenni, chi si converte pienamente, chi si consacra a Dio, chi ritrova il ministero sacerdotale con nuova consapevolezza, chi riscopre la bellezza di essere cristiano.

Per questo, sì: chiamare Medjugorje «confessionale del mondo» non è una formula esagerata, se la si intende bene. È un modo per dire che lì tantissime persone hanno incontrato la misericordia di Dio in modo molto concreto e molto semplice. E questo, pastoralmente, è un dono immenso».

(L’intervista integrale sarà pubblicata sul numero di dicembre del mensile Il Timone)

CI SCRIVONO

Articolo in evidenza

Se il cuore è umile i dubbi di fede si dissolvono come la nebbia al sole

Carissimo padre Livio,

mi colpisce molto il titolo del suo ultimo libro “Medjugorje perché non ho dubbi”, perché Lei è una delle poche persone che conosce a fondo questa straordinaria mariofania e nel medesimo tempo ha l’attrezzatura teologica per interpretarla. 

Mi chiedo quindi come sia possibile non aver mai avuto nessun dubbio, visto che siamo qui su questa terra dove non tutto è sempre chiaro, anzi.

Se la sente di darmi una riposta?

Dio ti benedica per tutto quello che fai per il nostro cammino spirituale.

Anna di Mantova

Cara Anna,

Credere è una grazia, anche per quanto riguarda questa “straordinaria mariofania” come tu la chiami, perché, se Dio non tocca il cuore, la porta rimane sprangata.

Ai miei occhi eventuali dubbi e perplessità si sono dissolti come nebbia al sole dinanzi alla presenza del soprannaturale che, a Medjugorje, si manifesta come in nessuna altra parte del mondo, in particolare negli eventi delle conversioni e nella bellezza sublime dei Messaggi.

Per quanto riguarda i Veggenti, la Madonna ha detto fin dall’inizio che non ha scelto i migliori, ma quelli che le servivano per il suo piano.

Infatti, nessuno di loro  ha tradito la sua missione, nessuno ha ingannato nel riferire il suo incontro con la Madonna e ancor oggi, dopo quasi mezzo secolo, custodiscono scrupolosamente i Segreti, che sono il compimento di tutto il progetto salvifico della Gospa.

Detto questo, anche i Veggenti sono esseri  umani, con tutte le debolezze della nostra natura. Sono chiamati come tutti a fare un cammino di santità, che è lungo e difficile, fra le seduzioni del mondo, le debolezze della carne e le tentazioni del demonio.

Il fatto di vedere la Madonna da una parte li aiuta, ma dall’altra li espone a rischi spirituali, che richiedono una particolare e quotidiana vigilanza.

Per questo dobbiamo pregare volentieri per loro, perché la grazia di Dio li illumini e li fortifichi, conservandoli nell’umiltà e preservandoli dalle molteplici insidie dell’avversario, maestro di inganni e di illusioni mondane.

Per quanto riguarda le voci malevole, le lingue biforcute e i falsi maestri, che fin dall’inizio hanno seminato zizzania, non meritano la minima considerazione. “Lasciate che i morti seppelliscano i morti” ha detto Gesù.

Nel tempo dei Segreti chi non ha approfittato di questo tempo di grazia raccoglierà quello che ha seminato, perché Dio è misericordioso ma anche giusto e i ciarlatani finiranno dove non avrebbero mai immaginato.

Tu invece, cara Anna, persevera e continua ad ascoltare la Gospa, il Papa e Radio Maria.

Dio ti benedica e la Madonna ti protegga col suo amore.

Padre Livio

DIVENTA MISSIONARIO CON RADIO MARIA

Articolo in evidenza

DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO

+ Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574

+ Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1

Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

+ Con la Carta di credito puoi fare la tua offerta anche mediante i social di Radio Maria:

blogdipadrelivio.it – radiomaria.it – Facebook

+ 5×1000per i progetti di Radio Maria: C. F. 94023530150

+ Nuovo numero WhatsApp di Radio Maria: 348 6822721

LE RIVELAZIONE DELLA VEGGENTE MIRIANA SUL PRIMO SEGRETO

Articolo in evidenza

“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.

L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.

Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.

“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”

e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.

La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.

Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.

Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:

”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.

Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere

Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:

“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.

“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“

Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:

“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.

Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:

“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.

Fonte: Medjugorje Italia

(blogdipadrelivio.it)

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 169

🟢 PADRE LIVIO – SENZA PREGHIERA NON PUOI VIVERE – 36

✨🕯️LIVE: BENEDIZIONE DI P.LIVIO-SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI🕯️


La dottrina dei Novissimi e le feste dei defunti e di Ognissanti

28 Ottobre 2026

di Cristina Siccardi– Chiesa cattolica | Corrispondenza romana 1974

Ci apprestiamo a vivere due giorni importantissimi per la Chiesa cattolica: la festa di Ognissanti e il giorno dei nostri cari defunti. Come esiste una Comunione dei santi, canonizzati dalla Chiesa, esiste anche una Comunione di anime sante in Cielo, che partecipano della Gloria di Dio o che parteciperanno, poiché un numero di esse si trova in Purgatorio, ma sono già beate perché già destinate al Paradiso, dopo la purificazione che il giudizio di Dio permette per un dato periodo, che può essere accorciato dalle preghiere e dalle Sante Messe di suffragio, che rientrano in quel piano voluto da Nostro Signore, ossia, le anime in terra, attraverso le loro pratiche religiose, possono intercedere a favore delle anime del Purgatorio, viceversa, le anime sia del Purgatorio che del Paradiso possono intercedere a vantaggio di quelle in terra.

Al termine della vita si va incontro a degli stadi: la morte, il giudizio particolare (Cristo giudica l’anima), l’Inferno o il Paradiso. Questi sono i quattro Novissimi, che nell’escatologia cattolica sono le «cose ultime», in latino novissima. Nell’Antico Testamento, l’espressione latina novissima compare nell’Ecclesiastico: «In omnibus operibus tuis memorare novissima tua, et in æternum non peccabis» («In tutte le tue opere, ricorda il tuo fine ultimo, e non peccherai mai»).

Come molte altre cose della dottrina cattolica, dei Novissimi la stragrande maggioranza dei pastori non ne parlano più. Già Paolo VI, trattando dell’escatologia, denunciò l’8 settembre 1971 che quest’ultima «domina tutta la concezione della vita cristiana, della storia, del tempo, dei destini umani oltre la morte», tuttavia, «dei Novissimi pochi parlano e poco». Chi ne trattò fu Jospeh Ratzinger, fin dal suo primo corso di lezioni, nel 1957 a Friburgo e nel 1977 pubblicò Escatologia. Morte e vita eterna, che suscitò soprattutto in Germania un acceso dibattito. Ratzinger considerò questo testo la sua opera «più elaborata e accurata».

I novissimi sono un tema ormai rimosso dalla cultura cattoliberale, relativista, secolarizzata e nella predicazione non trova più spazio. Pare una beffa: la fede cristiana, basata sull’Incarnazione di Cristo, sulla Sua Morte e sulla Sua Resurrezione, nonché sulla Sua predicazione, incentrata proprio sulle conseguenze eterne a cui porta il peccato mortale, non sono più oggetto di interesse religioso. In verità, tutta la vita di fede è proiettata alla Salvezza del dopo esilio terreno… invece, la moderna religione cristiana si concentra sull’oggi, sull’immanente, sul qui ed ora. 

Fino alla rivoluzione teologica del Novecento, nessuno si sognava di mettere in dubbio e in discussione i concetti di morte e di giudizio per ogni anima, nessuno fantasticava sulle realtà dell’Inferno o del Paradiso, perché tutto era fondato sulla predicazione di Gesù, sul Nuovo Testamento, sui Padri della Chiesa, sulla Tradizione del Magistero della Chiesa. Ma ad un certo punto, si è smesso di condannare gli errori teologici e sono state ascoltate e accolte le soggettive e suggestive interpretazioni di questo o quel teologo, che, seguendo le filosofie laiciste emerse dal XVIII secolo in poi e lasciandosi influenzare dalle idee protestanti, si sono arrogati il superbo diritto di dare la propria opinione, fino ad arrivare al dissolvimento delle colonne portanti che riguardano la vita futura. Quindi, la ferma dottrina delle cose ultime si è trasformata in teoria teologica da manipolare a proprio gusto e piacimento e «sotto l’influsso soprattutto del pensiero marxista, la speranza è divenuta politica» (G. M. Vian, Morte, giudizio, inferno e paradiso, le quattro (ultime) cose dimenticate, in “Domani”, 26 novembre 2023). 

La predicazione nelle chiese, sempre più vuote, si è davvero politicizzata: molti parroci (il cui numero si assottiglia sempre più), sovente laureati in psicologia o sociologia, sono diventati dei politici con sempre meno seguito. La predicazione è cambiata, ma non per questo i Novissimi sono spariti. Prendiamo un esempio concreto: come l’aborto continua ad essere un omicidio, anche se la legge di uno Stato dichiara che è legittimo, così le quattro realtà indicate dai Novissimi continuano ad esistere. 

L’insegnamento dei Padri della Chiesa sulle realtà ultime dell’uomo si è sviluppato attraverso la loro accurata riflessione, basata sulla tradizione orale degli Apostoli e sui Testi sacri, riflessione motivata dalla costruzione delle predicazioni e dalla loro determinata e perseverante lotta contro le eresie, alle quali bisognava dare risposte certe e sapienti, edificando in tal modo anche la teologia escatologica cattolica. 

Sant’Agostino d’Ippona ha offerto uno degli studi più influenti dell’Occidente cristiano sui Novissimi, sviluppando il suo pensiero soprattutto nel De civitate Dei e nei suoi sermoni, dove si dice che l’essere umano è fatto per l’infinito e la beatitudine, in quanto «Dio stesso, dopo questa vita, è il nostro luogo». In questa prospettiva, la stessa presenza o assenza di Dio definisce la salvezza o la dannazione. Se in Paradiso c’è la perfetta armonia di beatitudine e pace, nell’Inferno c’è «pianto e stridore di denti» (dolore e rabbia), come lo descrisse Gesù e come riportato dagli evangelisti Matteo e Luca. 

Il Padre e Dottore della Chiesa distingue il giudizio immediato dopo la morte dell’individuo e il Giudizio Universale alla fine dei tempi (trattato ampiamente nel libro XX del De civitate Dei contra Paganos). Giudice sarà Gesù Cristo e la sentenza separerà definitivamente i salvati dai dannati: il Pastore dividerà per sempre le pecore dai capri (Mt 25, 32-33). Sant’Agostino prende assolute distanze dalle tesi di Origene (che ipotizzava l’apocatastasi, ovvero la salvezza universale finale di tutte le creature, compreso il diavolo) e dalle concezioni dei neoplatonici, che vedevano le pene come purificatorie per chiunque. Per sant’Agostino chi muore in uno stato di aperta e impenitente ribellione a Dio si esclude eternamente dalla Sua Grazia. Inoltre, sostiene che per le anime dei credenti che muoiono con colpe lievi esiste la purificazione temporanea dopo la morte (Purgatorio) attraverso il fuoco della tribolazione e, a tal proposito, insiste molto sull’importanza del suffragio, del Santo Sacrificio della Messa, della carità della Chiesa e delle preghiere in favore dei defunti. 

Torniamo, quindi, alla Comunione delle anime in terra, in Purgatorio e in Cielo, esse possono intercedere le une per le altre, richiamando l’Amore di Nostro Signore Gesù Cristo, che elargisce benedizioni, grazie, miracoli per tutti coloro che si amano in Lui.

Pagina 1 di 1349

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy