Programma di Padre Livio – Giovedì 10 Settembre 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre canale 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE
16. Estrema unzione – Ordine -Matrimonio
+ L’Estrema Unzione, detta pure Olio Santo, è il Sacramento istituito a sollievo spirituale e anche corporale dei Cristiani gravemente infermi.
+ L’Ordine è il Sacramento che dà la potestà di compiere e azioni sacre riguardanti l’Eucaristia e l salute delle anime; imprime il carattere di Ministri di Dio.
+ Il Matrimonio è il Sacramento che unisce l’uomo e la donna indissolubilmente, e dà loro la grazia di santamente convivere e di educare cristianamente i figliuoli.
h. 9.15: RITAGLI DI PAGINE INEDITE
Tratta dal Libro: Medjugorje perché non ho dubbi
h. 9.15: ATTUALITA’
+ La disperazione del nostro tempo (articolo del Prof. Roberto De Mattei)
+” La Madonna ci ha svelato l’azione di Satana nel mondo” (Dal nuovo libo di Padre Livio: Medjugorje perché non ho dubbi)
h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO
Pensiero sulla grandezza dell’umiltà
h. 9.40 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA
22. “Non abbiate paura, Io sono con voi” (2 Giugno 2007)
“Cari figli, anche in questo tempo difficile l’Amore di Dio mi manda a voi.
Figli miei, non abbiate paura, io sono con voi.
Con totale fiducia datemi i vostri cuori
perché io possa aiutarvi a riconoscere i segni di questi tempi nei quali vivete.
Io vi aiuterò a conoscere l’amore di mio Figlio.
Io, attraverso di voi, trionferò. Vi ringrazio!”
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO
Medjugorje perché non ho dubbi – La Madonna ha rivelato l’Apocalisse
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Carissimo Padre Livio, Le scrivo per ringraziarla del suo ultimo libro: “MEDJUGORIE, perché non ho dubbi”. Già sin dalle prime pagine si intuisce che è un testo interessante. Ho iniziato a leggerlo e voglio studiarlo bene per poter preparare alcune riflessioni da condividere con i miei gruppi parrocchiali.
Anche se in molti ambienti ecclesiastici sembra che Medjugorje non venga ancora accolta, né capita, ritengo ci sia un numero sempre crescente di persone che, visti i tempi difficili che stiamo vivendo, iniziano a manifestare un certo interesse per gli eventi di Medjugorje, in particolare riguardo ai dieci segreti.
Padre Livio, devo dire che sono molto edificato dalla sua testimonianza così decisa, che già è implicita nel titolo di quest’ultimo libro. Ma sono certo che anche lei, pur essendo uno studioso di questo fenomeno, che conosce tutti i minimi dettagli di questo piano di Maria sviluppatosi in un arco di tempo così lungo, rimarrà sorpreso dal modo con cui Dio, attraverso gli eventi dei segreti, mostrerà al mondo la gloria di Maria.
Difatti, lei stesso ha affermato più volte che “il soprannaturale sorprende sempre”. Un fraterno abbraccio, e una preghiera “sempre” per lei. Ave, Maria!
Donato da Milano
Caro Donato,
questo straordinario evento dura così a lungo perché la Madonna appare veramente e perché la sua presenza è l’unica ancora di salvezza che abbiamo.
Più il tempo passa e più la situazione si manifesta nella sua verità apocalittica. Il mondo però non ha nessuna intenzione di ritornare a Cristo.
Quando incominceranno i segreti per molti sarà tardi, ha ammonito la Madonna. Facciamo tesoro di questo tempo di grazia e preoccupiamoci innanzi tutto della salvezza della nostra anima.
Purtroppo, i nostri cuori si sono induriti e anche i messaggi celesti non riescono a scuoterci.
È incredibile come la gente si sia rassegnata alla morte e alla fine di tutto.
Quando apriranno gli occhi vedranno tutto l’orrore del mondo senza Dio, propaggine dell’inferno, nel quale dovranno rimanere con satana in eterno.
Noi però dobbiamo reagire, pregando e testimoniando l’amore di Dio, che non ci abbandona e che ci tende la mano per portarci in salvo.
“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.
L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.
Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.
“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”
e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.
La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.
Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.
Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:
”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.
Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere
Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:
“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.
“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“
Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:
“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.
Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:
“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.
In questi giorni è assurta agli onori delle cronache la notizia dell’approvazione in Veneto di una legge volta a regolamentare, a livello regionale, il suicidio assistito. Il Veneto è la quarta regione ad approvare una normativa del genere, ma è la prima fra quelle governate dal centrodestra. Il fatto assume perciò un significato politico e culturale che va al di là dei confini regionali: mostra come il principio dell’autodeterminazione assoluta stia ormai penetrando in schieramenti che, almeno nominalmente, dovrebbero richiamarsi alla difesa della vita, della famiglia e dell’ordine naturale.
Il suicidio assistito consiste nella ricerca deliberata della morte da parte di chi, ritenendo di non avere più ragioni per vivere, chiede alle strutture pubbliche di aiutarlo a porre fine alla propria esistenza. La questione non riguarda dunque soltanto una decisione privata. Nel momento in cui interviene la legge, il suicidio cessa di essere considerato una tragedia da impedire e diviene una possibilità riconosciuta e organizzata dalla Regione o dallo Stato. Questa scelta viene presentata dai mezzi di comunicazione come l’esercizio di un diritto e come un nobile atto di autodeterminazione, che la legge non dovrebbe proibire né il giudizio morale censurare. Si parla di “libertà”, “dignità”, “scelta consapevole”, “diritto”, mentre si evita accuratamente di ricordare che ogni richiesta di suicidio contiene, prima ancora che una volontà di morire, un disperato grido di dolore.
Se la morte volontaria viene descritta come una scelta coraggiosa e dignitosa, il messaggio che raggiunge il pubblico è devastante. L’anziano che si sente di peso, il malato che teme di essere abbandonato, il disabile che avverte su di sé il costo economico e psicologico dell’assistenza possono convincersi che morire sia un gesto di generosità verso i familiari o la soluzione più decorosa alla propria condizione.
Si manifesta qui una profonda contraddizione. Quando una persona disperata tenta di togliersi la vita, la società mobilita medici, psicologi e forze dell’ordine per salvarla. Quando invece la stessa volontà viene espressa in determinate condizioni cliniche e tradotta in una procedura legale, essa viene celebrata come manifestazione di libertà. In un caso si afferma che la vita deve essere difesa dalla disperazione del momento; nell’altro si accetta quella stessa disperazione come fondamento di un diritto.
Negli stessi giorni in cui è passata la legge regionale sul suicidio assistito le prime pagine dei giornali hanno riportato notizie di crimini efferati, consumati soprattutto all’interno del nucleo familiare: padri che sterminano i propri cari, madri che uccidono i figli, uomini che assassinano le mogli o le compagne e poi si tolgono la vita. Esiste certamente una differenza morale e giuridica tra chi uccide i propri familiari e chi chiede di essere aiutato a morire. Tuttavia, alle origini di entrambi i fenomeni si può riconoscere il medesimo sentimento di disperazione.
La disperazione è l’assenza di ogni speranza. Essa costituisce una delle conseguenze più profonde del materialismo che domina la società contemporanea. Il materialismo non consiste soltanto nell’attaccamento al denaro o ai beni materiali. Esso è, più radicalmente, una concezione della realtà che riduce l’uomo alla sua dimensione biologica, economica e psicologica. In questa prospettiva, il valore della vita dipende dal piacere che procura, dall’autonomia che consente, dalla salute di cui si gode e dal successo che si consegue. Quando queste condizioni vengono meno, viene meno anche la ragione stessa di vivere. Nei casi più terribili, chi ha perduto ogni speranza non si limita a togliersi la vita, ma pretende di trascinare con sé coloro che considera parte del proprio destino. La famiglia, che dovrebbe essere il luogo della protezione e dell’amore, diviene allora il teatro di un’estrema volontà di dominio: «Se la mia vita non ha più senso, neppure la vostra dovrà continuare». È questo il rovesciamento demoniaco dell’amore, che non cerca più il bene dell’altro, ma vuole possederlo fino ad annientarlo.
La società contemporanea promette la felicità attraverso il benessere, il piacere, il successo e l’assenza di ogni limite. Ma proprio questa falsa promessa prepara la disperazione. Chi è stato educato a credere che la felicità coincida con la soddisfazione dei propri desideri non è preparato ad affrontare la malattia, la perdita, l’abbandono e la sconfitta. Se l’uomo considera la realtà materiale come l’unico orizzonte della propria esistenza, non è più in grado di dare un senso alla propria vita. Una civiltà che ha promesso all’uomo l’autonomia e l’appagamento di ogni desiderio, ma gli ha tolto Dio e la speranza della vita eterna, lo lascia inerme di fronte al dolore e alla morte. La disperazione è dunque ben più di uno stato psicologico individuale: è la malattia spirituale e sociale del nostro tempo. Questo male profondo non si cura con strumenti giuridici o politici. Bisogna innanzitutto restituire all’uomo la vera speranza, che è quella soprannaturale, che non ha mai ingannato nessuno. Ma per restituire la speranza bisogna prima restituire all’uomo la fede, che della speranza è il fondamento e il presupposto.
E quale fede, se non quella in Dio, Creatore e Signore della storia; in Gesù Cristo, Redentore e Salvatore dell’umanità; nella sua Croce, che ha vinto il peccato; nella sua Risurrezione, che ha sconfitto la morte?
Chi abbraccia l’immensa e confortante visione della fede comprende di non essere il prodotto del caso, né un essere destinato al nulla, ma una creatura amata da Dio e chiamata alla vita eterna. La speranza, che nasce dalla fede, è la certezza che la vita non si conclude entro i confini angusti dell’esistenza terrena e che l’uomo è chiamato a possedere i beni eterni, anche quando tutto sembra crollare attorno a lui.
La speranza cristiana non attenua la drammaticità delle prove. Essa insegna, però, che nessuna sofferenza accettata e offerta è inutile, che nessuna lacrima sfugge allo sguardo di Dio e che anche dalle più profonde oscurità la Provvidenza può trarre un bene più grande. Quando tutto sembra perduto sul piano umano, rimane aperto l’orizzonte dell’eternità. È questo orizzonte che impedisce alla disperazione di avere l’ultima parola.