BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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I figli che si allontanano dalla fede

Caro Padre Livio,

Sono Anna ho 52 anni (quasi), la ascolto e seguo da 25 anni. Diciamo che sono cresciuta nella fede con lei e Radio Maria tutta, anzi mi sono convertita grazie a Radio Maria.

Mio marito ed io siamo vostri sostenitori (siamo una piccola goccia).

Per questo desidero ringraziare la Madonna , lei Padre Livio con tutto il cuore e tutto lo staff di Radio Maria in particolare Roberta.

Sono moglie e madre. 

Sono cresciuta e ho cresciuto i nostri figli ascoltandovi.

Siete stati per me di grande aiuto, supporto e istruzione nel cristianesimo cattolico. Mi avete aperto il Regno di Dio, Dei Cieli. Come dice Gesù:” Il Regno di Dio è già in mezzo a voi”

Mi sono sentita così, sempre sotto lo sguardo e il Manto della Vergine Maria. Mi è stata Mamma in tanti momenti della mia vita Belli e Brutti.

Soprattutto ho cercato di vivere l’Amore a Gesù Cristo e in Gesù Cristo, e di testimoniarlo in tutto particolarmente in famiglia. Non so quanto bene e quanto male ho fatto, mi affido a Gesù, Maria e Giuseppe e li prego di perdonarmi in ciò che non è secondo la volontà di Dio.

Oggi i nostri figli (di mio marito Salvatore e miei) sono grandi, siamo anche nonni.

Con nostro tanto dispiacere, Non frequentano più la Santa Messa dove sono cresciuti.

I rumori del mondo li preoccupano. Io gli ho sempre parlato di Medjugorje e cerco di dargli speranza. Ma a volte non so come parlargliene, perché hanno preoccupazione di ciò che vedono e sentono dai media e intorno a loro e certamente un po’ di sofferenza ci aspetta.

Io gli dico che la Madonna non permetterà che il male prevalga ma neanche voglio fargli credere che non c’è la possibilità che ci accada qualcosa.

Il tutto è reso più difficile perché si sono allontanati dalla Santa Messa e dalla preghiera e anche se l’ invito ad avere fede e pregare non mi ascoltano o pensano che Dio non farà nulla perché magari in qualche preghiera hanno fatto richieste che non hanno visto realizzarsi a modo loro.

Vorrei chiederle come posso parlare loro dei tempi che viviamo, di Dio, dei segreti di Medjugorje e della Madonna Senza spaventarli ma anche Senza fargli credere che pregando non ci succede nulla perché non sappiamo le disposizioni di Dio. Non so se sono riuscita a farmi capire.

Sono in pensiero perché so che sono tempi di Grazia in cui dovremmo essere stretti a Dio e alla Sua Mamma per vivere bene il presente e affrontare e vedere il futuro. Vedere i nostri figli lontani mi fa soffrire tanto e so che Dio è il loro bene e il bene dei loro figli anche se tutto andasse storto ma non riesco a trasmetterlo.

Li vedo addormentati ma anche non disposti ad accogliere la parola.

Se può darmi un consiglio la ringrazio di cuore.

Con tanto affetto Anna

Cara Anna,

Leggendo la sua lettera piena di preoccupazione e di angoscia per i suoi figli lontani dalle fede, ho pensato a tante altre mamme che si trovano nella medesima condizione. Viviamo in una società secolare nella quale la mentalità imperante è quella dell’ateismo e del materialismo.

I nostri figli crescono in questo ambiente e ne sono influenzati fino a divenirne  prigionieri. Anche a Medjugorje i genitori hanno problemi simili con i loro figli, eppure la Madonna appare lì ogni giorno da 45 anni.

Tuttavia non bisogna scoraggiarsi perché ciò che il mondo d’oggi offre è falso e passeggero e giunge sempre il momento in cui, come il figliol prodigo, si sentono ingannati  e incominciano a rimpiangere la casa paterna.

Perciò, come ci insegna Santa Monica, la Madre di Sant’Agostino, speriamo e preghiamo, educando con l’esempio della fede e con la  gioia della vita cristiana. Mentre facciamo questo la grazia di Dio opera silenziosamente nei cuori e compie il miracolo della conversione.

Non dobbiamo avere fretta, ma piuttosto avere pazienza e fiducia, perché Dio ha i suoi tempi che non sono i nostri. La preghiera non è mai inutile, ma ogni volta che preghiamo Dio fa sentire la sua presenza anche nei cuori più induriti.

Perciò rinnoviamo la nostra fiducia e rafforziamo la nostra preghiera. Andiamo verso tempi di grandi conversioni e beati quei figli  che, nel momento della prova, troveranno al loro fianco i genitori a indicare la via della salvezza.

Vi benedico e prego per tutti voi.

Ave Maria

Padre Livio

San Francesco d’Assisi

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autore: Guido Reni anno: 1606 / 1607 titolo: San Francesco confortato da angelo musicante luogo: Pinacoteca Nazionale, Bologna

Nome: San Francesco d’Assisi

Titolo: Patrono d’Italia

Nome di battesimo: Giovanni di Pietro di Bernardone

Nascita: 26 settembre 1182, Assisi

Morte: 3 ottobre 1226, Assisi

Ricorrenza: 4 ottobre

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Festa

Canonizzazione:
16 luglio 1228, Assisi, papa Gregorio IX

Luogo reliquie:Basilica di San Francesco

Fa parte di:Santi dell’Umbria

Sito ufficiale:www.sanfrancescoassisi.org

S. Francesco nacque ad Assisi il 26 settembre dell’anno 1182 da Pietro Bernardone e da madonna Pica, ricchi commercianti. La sua nascita fu circondata da avvenimenti misteriosi: un mendicante, presentatosi a madonna Giovanna Pica, pochi giorni prima della nascita di Francesco, le disse: « Fra queste mura spunterà presto un sole… »; il giorno stesso della nascita, essendo la madre oltremodo accasciata per i dolori del parto, un altro pellegrino le disse: « Tutto andrà bene, purchè la madre sia condotta nella stalla », e così avvenne. Un altro giorno fu udito pér le vie di Assisi un romito che gridava: « Pace e bene, pace e bene! » il futuro motto di Francesco. La dolce madonna Pica taceva e pregava, pensando: cosa mai sarà di questo fanciullo così prediletto da Dio? 

Intanto Francesco cresceva vivace, allegro, amante delle spensierate brigate, delle laute cene, dei suoni e dei canti. Siccome gli affari andavano bene, il padre lo avviò alla mercatura. Di ingegno vivace, riusciva a meraviglia; combattè anche contro Perugia e sostenne lunga prigionia.

La grazia di Dio intanto lavorava. Un giorno gli amici, vedendolo assorto, gli domandarono: « Pensi a prendere moglie? ». « Sì, rispose Francesco, e sposerò la donna più bella e più amabile del mondo ». Si riferiva a « madonna povertà »! Una mattina, è colpito, in una chiesetta di campagna davanti al Crocifisso di San Damiano, da un brano del Vangelo, che dice: « Non tenere né oro né argento né altra moneta; non borse, non sacchi, non due vesti, non scarpe, non bastone  ». Fu allora che il Crocifisso gli parlò con commovente bontà: « Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restauramela ». Tremante e stupefatto, il giovane rispose: « Lo farò volentieri, Signore ». Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole del  Cristo egli si fece immensamente lieto e raggiante; sentì nell’anima ch’era stato veramente il Crocifisso a rivolgergli il messaggio.

titolo Preghiera in San Damiano
autore Giotto anno XIII sec.

Si spogliò dunque di tutto, diede quanto aveva in elemosina, e a suo padre che l’aveva citato davanti al Vescovo, diceva rendendogli anche i vestiti: « Finora ho chiamato Pietro di Bernardone mio padre, d’ora in poi a maggior ragione dirò: Padre mio che sei nei cieli ». Esce all’aperto e, immediatamente. mette in pratica il consiglio evangelico. Si scalza, s’infila una tunica contadinesca, getta la cintura di cuoio e al suo posto s’annoda sui fianchi una corda. (La cintura di cuoio era nel medioevo la parte più importante dell’abito, tanto importante che Dante. quando vorrà lodare la rude semplicità dei vecchi fiorentini, li dirà “cinti di cuoio e d’osso”)

Da quel giorno l’eroismo di Francesco non ebbe più limiti: i poveri, i lebbrosi, gli ammalati di ogni specie furono la sua parte életta. Fu trattato da pazzo, percosso, vilipeso, maledetto, ed egli ricambiava tutto con preghiere, carità, amore. Ai suoi seguaci che volle chiamare « Frati Minori » insegnava il lavoro, l’elemosina, la preghiera e la povertà più assoluta.

Capella delle Rose, il luogo dove sorgeva originariamente la capanna che ospitava San Francesco. Venne trasformato in cappella per volere di San Bonaventura intorno al 1260 ed fu definitivamente ampliata formando l’attuale “Cappella delle Rose”, da San Bernardino da Siena, nel 1440 circa. Sotto l’altare della cappella, accanto alla statua del Santo in preghiera, si trovano i resti delle travi che formarono il pulpito dal quale egli annunciò, in presenza dei vescovi dell’Umbria, la grande Indulgenza della Porziuncola

All’inizio del 1209 Francesco assieme ai suo adepti si riunì così in una capanna nella località di Rivotorto, nella pianura sottostante la città di Assisi, presso la Porziuncola, iniziando così la prima scuola di formazione dove oltre ad insegnare i suoi principi fondamentali istruì i discepoli alla questua per sostenersi e per riparare le chiese danneggiate.

Dove passò portò la benedizione di Dio: la pace fra le fazioni e l’amore fra i nemici: convertì peccatori, salvò miserabili, protesse oppressi.

autore Cigoli anno tra il 1597 e il 1599 titolo San Francesco

I tre voti francescani, obbedienza, povertà e castità, non erano pesi che il figlio di Pietro Bernardone prendeva sulle sue grame spalle e che imponeva ai compagni d’avventura. Al contrario, quei voti rendevano lui e i suoi seguaci più presti e leggeri. L’obbedienza scioglieva da ogni dubbio; la povertà liberava da ogni cupidigia; la castità sollevava da ogni impegno carnale. I vizi contrari a quei voti, cioè la superbia, l’avarizia e la lussuria, erano tre mostruose fibbie, che imbrigliavano l’uomo mondano.

Benedetto dal papa, estese ovunque ed a tutti la sua opera; istituì le Clarisse; fondò e diffuse il Terz’Ordine. Andò in Egitto e Palestina per far cessare le ostilità tra i due popoli, mandò apostoli dappertutto a portare «pace e bene ».

Alla Verna, Dio impresse sul suo servo fedele il segno del suo amore: le sacre stimmate.

Compose laudi in onore del suo Dio perchè esclamava: « L’amore non è amato, l’amore non è amato! ». Morì, benedicendo i suoi figliuoli e la sua cara città di Assisi, il 3 ottobre 1226.

Fu chiamato il più santo degli Italiani, e il più Italiano dei santi; assieme a S. Caterina da Siena è il grande protettore della nostra amata patria.

Fu proclamato santo da papa Gregorio IX nel 1228 e dichiarato, assieme a santa Caterina da Siena, patrono principale d’Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII

PRATICA. Ad onore di S. Francesco facciamo oggi una mortificazione ed una elemosina.

PREGHIERA. O Dio, che per i meriti di S. Francesco accrescesti la tua Chiesa di una nuova famiglia, concedici di disprezzare a suo esempio le cose terrene, e di poter partecipare alla gioia dei doni celesti.

GESU’ PERDONA I CUORI UMILI E PENTITI

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♡ Signore Gesù Cristo
Figlio di Dio
abbi pietà di me, peccatore ♡

( Preghiera tratta da “Racconti di un pellegrino russo”)

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LE RIVELAZIONE DELLA VEGGENTE MIRIANA SUL PRIMO SEGRETO

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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.

L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.

Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.

“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”

e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.

La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.

Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.

Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:

”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.

Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere

Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:

“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.

“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“

Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:

“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.

Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:

“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.

Fonte: Medjugorje Italia

(blogdipadrelivio.it)

🟢 PADRE LIVIO – SENZA PREGHIERA NON PUOI VIVERE – PUNTATA 8

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Pensieri sui Vangeli Festivi : XXVII Domenica del Tempo Ordinario – di Padre Livio

L’Europa e le mire di Putin

desc imgdiAngelo Panebianco| 1 ottobre 2026 – L’EUROPA  E LE MIRE DI PUTIN

Guerra ibrida, minaccia nucleare e paura dell’escalation: Il ricatto che paralizza il Vecchio Continente

Vanno ascoltati con attenzione gli argomenti usati, per perorare la loro causa, sia dai tanti filorussi in circolazione sia da coloro che, pur non avendo particolari simpatie per la Russia, ritengono che il realismo ci imponga di piegarci ai diktat del Cremlino. Gli argomenti sono tre. Il primo, continuamente usato fin dai primi giorni dell’invasione dell’Ucraina, è che l’aggressore apparente sia in realtà l’aggredito. La Russia sarebbe una vittima. Ha solo reagito per difendersi dall’arroganza e dalla volontà di dominio degli Stati Uniti. È una tesi che ha sempre fatto presa sugli affetti da antiamericanismo ed è inutile perdere tempo a replicare ancora. Lo si è già fatto tante volte.

Più interessanti, anche perché più subdoli, meno scopertamente ideologici, sono gli altri due argomenti. Possiamo definirli «negazione plausibile» e «attenti, se tiriamo la corda ci aspetta l’Armageddon nucleare». La negazione plausibile dipende dalle caratteristiche della guerra ibrida che la Russia ha scatenato contro l’Europa. È una guerra di cui sono consapevoli quasi esclusivamente gli addetti ai lavori e i pochi davvero attenti a quanto sta accadendo. Per sua natura la guerra ibrida è, tutt’ora, invisibile, non riconosciuta come tale dalle opinioni pubbliche europee. Con l’eccezione di baltici, polacchi, finlandesi e di tutti coloro che, per vicinanza geografica, sentono sul collo il fiato della Russia, il grosso della popolazione europea nulla sa della guerra ibrida, non è consapevole del fatto che ne siamo vittime.

Diventa quindi plausibile, alle orecchie dei più, la negazione, da parte dei filorussi, che tale guerra sia in corso. Ciò rende anche plausibile quel salto logico in virtù del quale chiunque si attenga ai fatti e li denunci possa essere accusato di essere un «guerrafondaio».

Il secondo argomento consiste nell’evocare la minaccia nucleare. Dicono quelli che insistono su questo punto: «Vogliamo davvero difendere a tutti i costi l’Ucraina? E domani, magari, gli Stati baltici o la Polonia? Ma siamo matti? Se lo faremo la Russia ci distruggerà a colpi di bombe nucleari». Essi in sostanza dicono: non possiamo fare altro, noi europei, che chinare la testa.

Si consideri quello che appare uno scenario che è ritenuto assai plausibile, negli ambienti militari occidentali, sulle prossime mosse del Cremlino. Al fine di saggiare la reazione della Nato la Russia sceglie di fare avanzare le sue truppe per qualche decina di chilometri, poniamo, nel territorio dell’Estonia. L’Estonia, Paese membro della Nato, si rivolge allora agli alleati per chiedere aiuto. Ed ecco che scattano sia il ricatto nucleare russo sia la richiesta ai governi europei di filorussi (e associati) di prendere sul serio la minaccia e di cedere al ricatto. Risultato: inazione degli europei, la Russia si mangia l’Estonia. Mentre l’America di Trump pensa ad altro. La Nato a quel punto è disgregata, finita. La Russia può procedere a riprendersi manu militari anche gli altri Paesi baltici. I passi successivi, poiché l’appetito vien mangiando, saranno volti a riconquistare gran parte dell’Europa ex sovietica.

C’è la minaccia nucleare incombente e quindi non resta — ci dicono i filorussi (e associati) — che chinare la testa. Naturalmente, l’idea che sia automatico il ricorso all’arma nucleare da parte dei russi nel caso gli europei non siano disposti ad ingoiare il rospo non è così verosimile come alcuni ci vogliono far credere. Che se ne farebbe la Russia di un’Europa ridotta a un cumulo di rovine radioattive? E, ancora, i cinesi che, da uno sconvolgimento simile, e dal suo impatto, sull’intero sistema internazionale, avrebbero tanto da perdere, accetterebbero il ricorso da parte del loro junior partner alle armi nucleari?

Per una grande potenza il valore delle armi nucleari sta nei vantaggi politici che offre, non l’uso di quelle armi, ma la possibilità di minacciarne l’uso. Resta che l’argomento del ricatto nucleare può fare presa su ampi settori dell’opinione pubblica. Può fare leva sulla paura. E condannarci così a subire i diktat di chi possiede le armi nucleari.

Il filorusso, spesso, è molto furbo, sa vendere bene la sua merce. Dice: non penserete che la Russia sia davvero intenzionata a scatenare contro di noi (italiani, spagnoli, eccetera) una guerra convenzionale o che voglia conquistarci militarmente? Ha ragione, ovviamente. Il punto però è che egli finge di non capire quale sia la vera posta in gioco. La Russia (o meglio, la sua attuale classe dirigente) ha due obiettivi: riprendersi con le armi i territori perduti al momento della disgregazione dell’Unione Sovietica («la più grande catastrofe del secolo», Putin dixit) e modificare l’equilibrio europeo in modo da esercitare un’influenza predominante sul resto dell’Europa.

Da un lato, la ricostituzione dell’impero (nei territori dell’ex Unione Sovietica), dall’altro, una volta messa fuori gioco la Nato, l’imposizione di se stessa come potenza politicamente egemone in Europa. È inutile dirlo a chi non crede che il passato pesi sul presente e lo condizioni, ma questa spinta russa ad espandersi verso occidente risale ai tempi dello zar Pietro il Grande (inizio del XVIII secolo) e, tranne nel breve periodo in cui fu al potere Gorbaciov, non si è mai placata. Nel Settecento e nell’Ottocento gli Stati europei, forti e vitali, erano in grado di contrastare quella spinta. Insomma, possedevano gli anticorpi.

Dopo la Seconda guerra mondiale, tali Stati, ormai molto più deboli di un tempo, hanno dovuto fare affidamento, contro l’imperialismo sovietico, sulla protezione americana. Oggi, la protezione americana non è più scontata. Si tratta di capire se gli europei, cooperando fra loro, riusciranno a ricostituire gli anticorpi perduti.

🟢 PADRE LIVIO – SENZA PREGHIERA NON PUOI VIVERE – PUNTATA 7

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🟢CATECHESI P. LIVIO🟢 SIATE LE MIE MANI DI PACE – Puntata 16

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