Carlo Acutis, devoto dell’Eucaristia e di FatimaFONTE IMMAGINE: Chiesa di Milano (https://www.chiesadimilano.it/)

7 Ottobre 2026 ore 14:28

di Roberto de Mattei

Il 12 ottobre la Chiesa celebra la festa liturgica di san Carlo Acutis, canonizzato in piazza San Pietro da Leone XIV il 7 settembre 2025.

Il film di Giacomo Campiotti a lui dedicato, Il mio nome è Carlo, trasmesso in televisione il 23 settembre 2026 su Canale 5, ha raccolto 4 milioni e 269.000 spettatori, sfiorando il 30 per cento di share; un successo straordinario che ha stupito gli stessi dirigenti di Mediaset, che lo hanno prodotto. 

Carlo Acutis, morto a 15 anni il 12 ottobre 2006, fu un adolescente che appartenne pienamente al nostro tempo, tanto da essere stato chiamato il «santo di Internet», per la sua capacità di utilizzare gli strumenti tecnologici. L’espressione rischia però di lasciare in ombra la luce che guidava la sua anima. «Essere sempre unito a Gesù, questo è il mio programma di vita», aveva scritto ancora bambino. A quel programma volle restare fedele fino alla malattia, una leucemia fulminante, che lo condusse alla morte in 10 giorni, a soli quindici anni.

Carlo nacque a Londra il 3 maggio 1991, da una famiglia benestante italiana, che vi si trovava per il lavoro del padre. Pochi mesi dopo la famiglia rientrò a Milano, dove egli frequentò la scuola delle Suore Marcelline e poi il liceo dell’istituto Leone XIII. Ricevette la Prima Comunione il 16 giugno 1998, a sette anni. Da allora l’Eucarestia divenne il centro delle sue giornate. Chiamava l’Eucaristia la sua «autostrada per il Cielo». Con un’immagine familiare a un adolescente, indicava nella presenza reale di Cristo la via su cui desiderava camminare. «Si va dritti in Paradiso – diceva – se ci si accosta tutti i giorni all’Eucarestia!».  Carlo affermava che il momento decisivo per chiedere al Signore delle grazie è quello della consacrazione e al termine di essa diceva al Signore: «Per il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria vi offro tutte le mie richieste e vi chiedo di esaudirmi» (Nicola Gori, Eucaristia. La mia autostrada per il cielo. Biografia di Carlo Acutis (1991-2006), San Paolo, 2024,p. 89).

Alla Comunione quotidiana accompagnava la preghiera del Rosario e, quando poteva, l’adorazione del Santissimo Sacramento. Dopo una visita alla Grotta di San Michele Arcangelo al Gargano, iniziò a recitare anche la Corona angelica dedicata ai nove cori degli Angeli.  

La sua fede comprendeva anche un vivo senso del peccato e della necessità della Confessione. Nella sua vita spirituale ebbe sempre presente i Novissimi: ovvero le realtà ultime della Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Diceva ancora: «Se veramente le anime corrono il rischio di dannarsi, come in effetti molti Santi hanno testimoniato e anche le apparizioni di Fatima hanno confermato, mi chiedo il motivo per cui oggi non si parli quasi mai dell’Inferno, perché è una cosa talmente terribile e spaventosa che mi fa paura il solo pensarci» (N. Gori, op. cit., p. 81). 

Leone XIV, nell’omelia della canonizzazione, ha ricordato una sua frase: «L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato». La santità, ai suoi occhi, non era un sentimento vago, ma una vita alimentata dai sacramenti e orientata alla salvezza eterna.  

La carità di Carlo aveva destinatari concreti. Convertì alla fede cattolica il suo domestico e fedele amico Rajesh, di religione induista, preparandolo, dopo il battesimo, a ricevere i sacramenti dell’Eucarestia e della Cresima. Insegnava catechismo ai bambini, aiutava chi incontrava nel suo quartiere e dedicava tempo ai poveri. Frequentava le mense e prestava attenzione ai senzatetto; utilizzava anche parte del denaro ricevuto dai genitori per soccorrere generosamente persone in difficoltà. Grazie alle sue capacità informatiche ideò una mostra internazionale sui miracoli eucaristici, raccogliendo fotografie, notizie storiche e documenti relativi a numerosi episodi. La scelta del tema rivela ciò che gli stava a cuore. Carlo si chiedeva come fosse possibile che tanti fossero disposti a lunghe attese per un concerto, mentre pochi sostavano davanti al tabernacolo. I racconti dei miracoli eucaristici erano, nel suo progetto, un invito a riscoprire il mistero che si celebra ogni giorno sull’altare. 

La devozione alla Vergine Maria, alla quale si consacrò, occupava un posto costante nella sua vita. Visitò Lourdes e Fatima. Fu devoto dei primi venerdì del mese e soprattutto dei primi sabati del mese richiesti dalla Madonna a Fatima. Suor Lucia morì nel monastero di Coimbra, a 97 anni, il 13 febbraio 2005. Pochi giorni dopo la sua morte, Carlo sognò la veggente di Fatima mentre gli diceva che con la pratica deiPrimi Cinque Sabati del mese, si potevano cambiare i destini del mondo.

Carlo fu a San Pietro in occasione del grande Giubileo del 2000, quando i vescovi di tutto il mondo insieme al papa Giovanni Paolo II fecero la consacrazione del millennio alla Vergine Maria e si commosse nel vedere che la statua della Madonna di Fatima era stata portata appositamente dal Portogallo.

Ammalatosi improvvisamente nell’ottobre del 2006, qualche giorno prima di esser ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza, disse ai suoi genitori: «Offro tutte le sofferenze che dovrò patire al Signore, per il Papa e per la Chiesa, per non fare il purgatorio e andare dritto in cielo». Il suo cuore smise di battere alle 6,45 del 12 ottobre, vigilia dell’ultima apparizione di Fatima.  

L’esistenza di Carlo si compì in quell’offerta, dopo anni nei quali aveva imparato a cercare il Signore nella preghiera e nell’adorazione. La Chiesa lo proclamò beato ad Assisi il 10 ottobre 2020 e, dopo aver riconosciuto due miracoli, lo canonizzò a Roma cinque anni dopo. Le sue spoglie riposano ora nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Assisi. Durante la cerimonia di canonizzazione, Leone XIV richiamò una delle espressioni che meglio riassumono il cammino di san Carlo Acutis: «Non io, ma Dio».

In un’epoca che invita a mettere sé stessi al centro, dimenticando Dio e il prossimo, queste quattro parole indicano una diversa prospettiva, teocentrica e soprannaturale. Carlo non rinunciò alle possibilità offerte dal proprio tempo, ma imparò a ordinare ogni cosa all’amore di Dio. Per questo la sua figura parla ai ragazzi e agli adulti: ricorda a tutti che una vita può essere breve e tuttavia piena, quando trova nell’Eucaristia e nella devozione alla Vergine Maria il suo centro, vivendo in questo spirito l’amore per il prossimo e la testimonianza pubblica della propria fede