Nome: Venerdì Santo

Titolo: La passione del Signore

Ricorrenza: 3 aprile

Tipologia: Commemorazione

Luogo reliquie: Basilica del Santo Sepolcro

Il Venerdì Santo è il giorno in cui si ricordano gli eventi della Passione e della Morte di Gesù Cristo, come narrati nei Vangeli.

Nel cuore della notte, dopo l’Ultima Cena, Gesù si ritirò con i suoi discepoli nel Giardino del Getsemani. Qui, immerso nell’angoscia, si rivolse al Padre in preghiera:

«Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu»
(Matteo 26,39)

Poco dopo, giunse Giuda con un gruppo armato inviato dai sommi sacerdoti. Il tradimento avvenne con un bacio:

«Ora il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo”. E subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbi!” e lo baciò»
(Matteo 26,48-49)

Gesù rispose:

«Amico, per questo sei qui?»
(Matteo 26,50)

E secondo il Vangelo di Luca:

«Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?»
(Luca 22,48)

Gesù fu arrestato e condotto davanti al sinedrio, dove fu accusato di bestemmia. Poi venne portato da Ponzio Pilato. Pur non trovando in lui nessuna colpa, Pilato lo fece flagellare. I soldati lo derisero, lo vestirono di porpora e gli misero in capo una corona di spine:

«Salve, re dei Giudei!»
(Marco 15,18)

Alla fine, Pilato cedette:

«Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso»
(Giovanni 19,16)

Gesù fu costretto a portare la sua croce fino al Golgota. Durante il tragitto, incontrò Simone di Cirene, che fu costretto a portarla al suo posto.

Giunto al luogo della crocifissione, lo inchiodarono alla croce tra due malfattori. Le sue parole risuonarono potenti anche nell’agonia:

«Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno»
(Luca 23,34)

Uno dei due crocifissi accanto a lui lo riconobbe come innocente e gli chiese di ricordarsi di lui. Gesù gli rispose:

«In verità ti dico: oggi con me sarai nel paradiso»
(Luca 23,43)

Quando fu l’ora nona, Gesù gridò a gran voce:

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
(Marco 15,3

Poi, con un ultimo respiro, esclamò:

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito»
(Luca 23,46)

E morì. Il velo del tempio si squarciò in due, la terra tremò. Il centurione romano, vedendo tutto ciò, esclamò:

«Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»
(Marco 15,39)

Giuseppe di Arimatea chiese il corpo a Pilato e lo depose in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia, avvolgendolo in un lenzuolo pulito.

La celebrazione

La Chiesa con la meditazione della passione dei Cristo e con l’adorazione della Croce commemora la sua origine dal fianco del Signore, che sulla croce intercede per la salvezza di tutto il mondo. In questo giorno non si celebra l’Eucaristia. Il sacerdote e i ministri si recano all’altare in silenzio, senza canto né musica, fatta la riverenza all’altare, si prostrano in terra; questa prostrazione, come rito proprio di questo giorno, assume il significato di umiliazione dell’uomo terreno e partecipazione alla sofferenza di Cristo.

La Croce è al centro di questo giorno e della celebrazione: la Croce, infatti, è narrata nella liturgia della Parola, mostrata e celebrata nell’adorazione del Legno e ricevuta, quale mistero di salvezza, nella Comunione eucaristica.
La celebrazione della passione di Cristo fa emergere proprio questa ricchezza del simbolo della Croce: morte e vita, infamia e gloria. Tre aspetti, tra gli altri, possono essere oggetto di particolare cura:

la Liturgia della Parola di questo giorno ci fa capire come il Venerdì santo non è un giorno di lutto, ma di amorosa contemplazione dell’amore del Dio Padre, per purificare e rinnovare nel suo sangue l’alleanza sponsale. Nella prima lettura ascoltiamo il IV canto del servo del Signore, disprezzato e reietto dagli uomini. Ma è più di tutto nel racconto della Passione del Signore secondo il Vangelo di Giovanni che emerge la glorificazione di Cristo, la sua esaltazione sulla croce, il compimento dell’Ora in cui la nuova alleanza viene sancita in modo definitivo da Dio nel sangue del vero Agnello pasquale.

la Preghiera Universale in forma tradizionale «per il significato che essa ha di espressione della potenza universale della passione del Cristo, appeso sulla croce per la salvezza di tutto il mondo». La salvezza per l’uomo credente, tribolato ed oppresso, è proprio il frutto che pende dall’albero della croce.

l’Adorazione della Croce da svolgersi «con lo splendore di dignità che conviene a tale mistero della nostra salvezza». In questa articolata sequenza rituale la Croce è al centro dell’attenzione: non è semplicemente un’immagine da guardare, ma in quanto portata, velata e velata, contemplata e baciata, entra in contatto con i corpi e i vissuti dei fedeli. Un’esecuzione veloce e maldestra di questo momento impedirebbe quel coinvolgimento totale della persona che si qualifica come autentica professione di fede, espressa nella pluralità dei linguaggi