Pensiero Spirituale sulla divinità di Gesù Cristo, cuore della fede

Cari amici, quello di Nicea è stato il primo Concilio della Chiesa Cattolica. Il Santo Padre presto vi si recherà perché quest’anno nel ricorre il 1700° anniversario; si tratta di un Concilio importantissimo perché ha stabilito la divinità di Gesù Cristo.
Proprio in vista del viaggio del Papa, il 2 luglio Roberto De Mattei ha pubblicato su Corrispondenza Romana un articolo dedicato al Concilio di Nicea. Per rafforzare anche dal punto di vista teologico la nostra fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, commentiamo l’articolo di Roberto De Mattei “Essere cristiani nello Spirito di Nicea”.

È ricorso quest’anno, nel mese di maggio, il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, il primo Concilio ecumenico della Chiesa e Papa Leone XIV ha annunciato di voler andare in Turchia, dove oggi Nicea si trova, per commemorare questo grande evento. Nicea ci può apparire come un luogo e come un tempo lontani, distante dalle preoccupazioni di ogni giorno, eppure tutto ciò che riguarda la storia della Chiesa deve essere per noi sempre attuale, perché è carico di insegnamenti che non si perdono nel tempo. Internet talvolta ci assorbe, leggiamo di tutto, crediamo di sapere tutto, ma dobbiamo chiederci quale posto ha nelle nostre occupazioni lo studio della storia della Chiesa, lo studio della teologia e della filosofia cristiana. Senza questo studio la vita spirituale di un cristiano non potrà mai svilupparsi, sarà solo superficiale e sentimentale, destinata ad inaridirsi.
Non dimentichiamo che molta teologia è nella preghiera, ad esempio nel Ti Adoro, nel Credo. Se pregassimo con il cuore avremmo già una robusta formazione teologica.

Cristiani significa essere discepoli di Gesù Cristo, ma come si può essere discepoli di Gesù Cristo, senza approfondirne la conoscenza? Nel suo primo discorso, alla Cappella Sistina, il 9 maggio 2025, il Papa ha detto: «Gesù va annunciato a tutti. Non come superuomo, come talvolta è considerato, ma come il Cristo, Figlio del Dio vivente». Fu il Concilio di Nicea, furono i primi quattro Concili della Chiesa, a chiarire la vera natura di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, promulgando le prime grandi verità di fede.
I due misteri principali della fede, come ci insegna il Catechismo di San Pio X, sono l’unità e la trinità di Dio, la divinità del Verbo Incarnato. Si tratta dei due capisaldi della fede cattolica messi a fuoco nei primi due Concili. Anche l’affermazione di Maria Madre di Dio è stata proclamata da Concilio, a Efeso e significa che il Figlio di Maria è il Figlio di Dio. È la professione di fede cattolica.

San Gregorio Magno ha paragonato i primi quattro Concili ecumenici della Chiesa ai quattro Vangeli: «Confesso che vennero con devozione i primi quattro Concili come i quattro libri del santo Vangelo» (Epistola I, 24: PL 77, col. 478). I quattro Concili a cui si riferisce sono Nicea (325); Costantinopoli I (381); Efeso (431) e Calcedonia (451). Essi formularono quelli che sono i dogmi fondamentali della Chiesa: il dogma trinitario e quello cristologico, assieme a quello, altrettanto importante, della Maternità divina di Maria.
L’affermazione di Maria Theotókos (Madre di Dio) è cristologica, indica che quel Bambino generato da Maria e concepito per opera dello Spirito Santo è il Figlio di Dio. Ovviamente questi Concili sono serviti per combattere le eresie che negavano Dio Santissima Trinità e, di conseguenza, la Trinità del Figlio.

Gli antitrinitari del IV secolo, seguaci del prete Ario, negavano la divinità di Cristo. Essi sostenevano che solo il Padre sarebbe l’unico e vero Dio. Il Verbo, intermediario tra Dio e il mondo, sarebbe invece di una sostanza diversa da quella divina. Nicea definì, contro gli ariani, che il Verbo è vero Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre e perciò veramente Dio. Il termine consustanziale esprime la perfetta uguaglianza del Verbo e del Padre. Il Concilio di Costantinopoli confermò il simbolo niceno, stabilendo che lo Spirito Santo è veramente Dio come il Figlio e il Padre.
Gli ariani si erano così diffusi nella Chiesa cattolica che si arrivò a pensare che la Chiesa fosse diventata ariana. Lo stesso sant’Ambrogio quando fu nominato vescovo di Milano ebbe a che fare con un vescovo ariano che lo contestava e voleva scalzargli il posto. Ambrogio fu un grande combattente contro Ario. Per quanto affermassero la grandezza del Verbo, gli ariani dicevano che era una creatura negandone la divinità. Ma Cristo non è una creatura, è il Verbo eternamente generato dal Padre. Homoousion (in greco: ὁμοούσιον, homooúsion, letteralmente «stesso essere», «stessa essenza», dal greco ὁμός, homós, «stesso», e οὐσία, ousía, «essere» o «essenza») significa che Dio e Cristo sono della stessa sostanza, condividono la divinità. Questo termine è stato utilizzato anche per definire la natura dello Spirito Santo, terza Persona della Santissima Trinità. Il Padre e il Figlio sono uguali nella divinità, ma diversi nella Persona: il Padre è colui che genera, il Figlio è colui che è generato. Lo Spirito Santo è colui che è ispirato dal Padre e dal Figlio. Quindi, la loro identità personale è diversa ma la sostanza della natura è uguale ed è quella divina. Il Concilio di Costantinopoli ha aggiunto che lo Spirito Santo è come il Figlio e come il Padre; nel Segno della Croce professiamo la divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. C’è una sola sostanza divina a cui la Santissima Trinità partecipa, ma è diversa l’identità di ciascuna delle tre Persone. Il Padre è colui che genera; il Figlio è colui che è generato; lo Spirito Santo è ispirato da entrambi. C’è un’unica comunione divina nella comunione eterna delle tre Persone. È un mistero inabissabile quello della Santissima Trinità che sant’Agostino cercò di capire. Un giorno, mentre in riva al mare stava riflettendo proprio sul mistero della Santissima Trinità, gli apparve un angelo che gli porse un bicchiere e gli disse: “Prova a svuotare il mare con questo bicchiere”. Con un bicchiere non si può certamente svuotare il mare, allo stesso modo con il nostro intelletto non si può comprendere l’immensità della Santissima Trinità.

Il Concilio di Efeso affermò, contro l’eretico Nestorio, la maternità divina di Maria e l’unità vera e sostanziale dell’elemento divino e umano di Cristo nell’unità della Persona del Verbo, unico soggetto a cui dobbiamo attribuire la proprietà e le operazioni dell’una e dell’altra natura. Quando, in opposizione a Nestorio, un altro eretico, Eutiche, volle difendere l’unità sostanziale di Cristo, fino al punto di porre in essa non solo una Persona, ma anche una sola natura, il Concilio di Calcedonia stabilì che le due nature in Cristo sono unite in una sola persona ma distinte, non confuse, né mutate o comunque alterate.
Ario negava la divinità del Verbo, Nestorio negava la divina maternità di Maria. Ovviamente si tratta di concetti che capiremo in parte nell’Aldilà. Qualcosa possiamo capire anche adesso. In Gesù Cristo c’è un solo Io che è divino; difatti quando i farisei e i giudei volevano lapidarlo perché si diceva più grande di Abramo, Gesù rispose: “Prima che Abramo fosse, Io sono”. Quell’Io sono è quello di Jahvè, è l’Io divino, è l’Io di Dio, è l’Io del Verbo. Come quando i soldati nel Getsemani si accostano a Gesù per imprigionarlo e, conoscendo tutto quello che gli stava per accadere, chiese loro: «Chi cercate?».  Gli risposero: «Gesù il Nazareno». Gesù disse loro: «Io sono». Questa risposta li fece stramazzare perché era l’affermazione della divinità e quindi della generazione eterna del Verbo dal Padre. Si tratta, alla fine, di concetti semplici: c’è un solo Io in Gesù che è l’Io divino che opera sia attraverso la natura umana (quando mangia, quando beve…) sia attraverso la natura divina (quando fa i miracoli, quando fa profezie…). Il medesimo Io agisce attraverso la natura divina e attraverso quella umana; è pienamente Dio ed è pienamente uomo. In Cristo la natura divina e la natura umana sono distinte, non sono confuse, non sono mutate, non sono alterate e l’Io divino agisce sia attraverso la natura divina sia attraverso la natura umana.

I primi quattro Concili della Chiesa stabilirono dunque che c’è un unico Dio, in tre persone e che Gesù Cristo, Verbo Incarnato, ha due nature, la divina e la umana, ma una sola Persona divina.
Da questi misteri scaturiscono quattro grandi verità:

1) Innanzitutto, la divinità di Gesù Cristo. Egli è Dio, la seconda delle persone divine. È Dio dall’eternità ed è tale per tutta l’eternità.

2) Dio però è anche uomo, e come ogni uomo ha anima e corpo, ha mente, volontà e sensi. Gesù Cristo ha tutte le facoltà e le qualità umane, perché, accanto a una natura divina, ha una natura umana.

3) In terzo luogo, le due nature di Gesù Cristo, la natura divina e la natura umane sono in Lui unite, ma non confuse. Gesù Cristo è nel medesimo tempo perfetto Dio e perfetto uomo.

4) Infine, è nell’unità della persona del Verbo che sussiste l’unione di Dio e dell’uomo. Ciò significa che la natura umana è in Gesù Cristo assorbita nella persona divina. La natura umana può essere mossa solo da quella divina, così come il corpo di ogni uomo è incapace di alcuna attività che non provenga dall’anima.
Chi ignora queste verità non può dirsi cristiano. Essere cristiani significa essere fatti ad immagine di Gesù Cristo, essere formati e trasformati da Cristo, ricevere la vita da Lui e per mezzo di Lui crescere nella vita divina.

Gesù Cristo è Dio, è il Verbo eternamente generato dal Padre e quindi lo è per tutta l’eternità. Dio è anche uomo, ha un’anima e un corpo uniti nell’Io divino. In Cristo non ci sono due Io distinti, quello divino e quello umano, c’è un solo soggetto. Gesù Cristo è allo stesso tempo pienamente Dio e pienamente uomo. La natura umana di Cristo è mossa da quella divina ed è permeata da quella divina; in Lui c’è una fonte di grazia inesauribile che dalla natura umana trabocca nella natura divina.

Dom Francesco Pollien, nel suo aureo libro “Cristianesimo vissuto” (tr. it. Edizioni Fiducia, Roma 2023), ci spiega che non può esistere vita cristiana se non si trovano riuniti i quattro caratteri che costituiscono Cristo: il perfetto elemento divino; il perfetto elemento umano; l’unione del divino con l’umano; l’annientamento dell’indipendenza umana di fronte a Dio.
La natura umana è totalmente unita e soggetta alla natura divina, attraverso la quale l’Io divino di Cristo opera attraverso la natura umana che è totalmente obbediente all’Io divino.

Il primo elemento è quello divino: il primato di Dio nella nostra vita. Se crediamo in Dio e comprendiamo chi è Dio, dobbiamo indirizzare tutta la nostra vita a Lui e alla sua gloria, cercando di ingrandire continuamente in noi la gloria di Dio.
Anche noi, con la nostra natura umana e attraverso la natura umana di Cristo, dobbiamo assimilarci al Verbo, alla sua Persona divina che è eternamente generata dal Padre.

Il secondo elemento è quello umano: dobbiamo sviluppare il corpo, il cuore, la mente, orientandoli al loro fine, che è Dio. Questo elemento ha come modello la natura umana di Gesù Cristo, in cui però tutto era perfetto fin dal principio. Per noi, al contrario, la perfezione è un punto di arrivo a cui dobbiamo tendere con tutte le nostre forze.
Come tutta la natura umana di Cristo è orientata alla divinità, anche la nostra divinità dev’essere tutta orientata a Dio, al Verbo, perché attraverso la sua santa umanità ci uniamo alla sua divinità e attraverso la sua divinità partecipiamo della sua eterna generazione. Anche noi diventiamo figli di Dio. La natura umana di Cristo è perfetta, in Lui non c’è peccato. La nostra natura umana non è perfetta, a causa della nostra imperfezione e del retaggio del peccato originale; la perfezione, per noi, è un punto di arrivo a cui dobbiamo tendere con tutte le nostre forze.

Il terzo elemento è l’unione del divino e dell’umano, attraverso l’azione della grazia, che porta alla nostra anima la vita divina. Non possiamo fare nulla di buono senza l’azione della grazia divina che vivifica le nostre facoltà umane. Questo elemento corrisponde all’unione, senza confusione, delle due nature in Cristo, quella umana e quella divina.
Mentre la natura umana e quella divina di Cristo sono unite alla Persona del Verbo, per noi questa unità tra la natura umana e il Verbo avviene attraverso la grazia dello Spirito Santo che ci purifica, che ci eleva e che ci unisce strettamente a Cristo.

Infine, il quarto elemento è la completa sottomissione dell’umano al divino, della nostra volontà alla volontà di Dio, in modo che, per così dire, ci sia una sola Persona, che non è la nostra, ma quella di Gesù Cristo che vive in noi. È quanto avviene in Cristo, in cui l’unica Persona divina, assorbe le due nature.
La generazione dei miei nonni sapeva benissimo queste cose. Conoscevano bene il pensiero di Ario, di Nestorio; sapevano benissimo che la natura umana e quella divina erano unite nella Persona di Cristo. Sapevano bene che cosa vuol dire nella vita essere uniti a Cristo facendo la sua santa volontà, che è una sola insieme a quella del Padre e dello Spirto Santo.

La nostra vita di cristiani è un germe che deve svilupparsi, tendendo verso la perfezione dei quattro caratteri che abbiamo ritrovato in Cristo. Questo è il grande orizzonte, la grande meta dell’anima cristiana: un Cristianesimo vissuto, forte e virile, carico di grande passione, ma senza nulla di languido e di mellifluo. In tal modo alla domanda di Gesù: «Ma voi, chi dite che io sia?», potremmo rispondere, con le nostre parole e con la nostra vita, come rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 13-20).
Questo articolo è bellissimo e ci fa capire la grandezza inafferrabile, inconcepibile del mistero di Cristo e di Dio Santissima Trinità che Lui stesso ci ha rivelato inviando Suo Figlio sulla terra. Meditando queste Verità possiamo anche capire come la nostra vita cristiana con Maria dev’essere una tensione continua a Suo Figlio Gesù, per essere una sola cosa con Lui. È così che anticipiamo già su questa Terra la vita eterna e siamo già nella pienezza, nella gloria perché in qualsiasi momento della giornata o della notte possiamo entrare in noi stessi e vivere questa intimità con Cristo vivo in noi.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della Storia”