Pensiero spirituale su “I Novissimi: le realtà ultime della vita”

Cari amici, i Novissimi sono le ultime realtà della vita, ovvero il traguardo finale nel cammino della vita che percorriamo incominciando con il momento della nascita. I Novissimi sono le cose nuove che ci sono dopo che il tempo ha finito di scorrere per noi e la clessidra si è svuotata.

Che cosa c’è dopo la morte è una domanda che tutti gli uomini di ogni tempo si sono posti. Le risposte sono state tantissime e molte non sono state date perché ci si ferma alle cose tangibili, cioè un corpo che diventa polvere. Per questo motivo l’uomo ha pensato che il momento in cui il corpo cessa le sue funzioni vitali fosse l’atto terminale e conclusivo della vita. Dopo di esso diventa un pugno di polvere, il nulla.

Questa è la risposta che sta dando il mondo di oggi, il quale ha rimosso la Salvezza Cristiana dalla sua prospettiva e si è illuso di creare una propria immortalità. Infatti, quando una persona muore, lo fa senza preghiera, senza la luce della fede che illumina e quindi – come il Curato di campagna del romanza di Bernanos, si sente dire dal suo sacrestano che assisteva alla Messa – con la morte finisce tutto. Questa mentalità vi era nel momento della diffusione del Cristianesimo, un evento straordinario come la vittoria sulla morte. Ciò che caratterizza la morte di Cristo è proprio la sua Resurrezione, quindi il sepolcro vuoto e senza un cadavere o uno scheletro. Egli é Risorto glorioso in una dimensione totalmente diversa ma reale, tanto che gli Apostoli hanno potuto mettere il dito nel suo costato.

La speranza cristiana è il grande evento nella storia dell’umanità che si è realizzato in Cristo risorto, al quale tutti possiamo unirci mediante la fede. Le varie religioni al riguardo sono a volte pervenute ad affermare l’immortalità dell’anima, ma spesso in un contesto ambiguo, come quello della reincarnazione.

Ad esempio il popolo minoritario della Siria, i Drusi, credono fermamente nella reincarnazione. Tale credenza si diffuse nell’Europa nell’antichità come forma spuria dell’immortalità dell’anima. Infatti, la reincarnazione – come la vive l’induismo – può essere anche una forma infernale di prigionia. Sono varie le forme attraverso le quali gli uomini hanno cercato di rispondere alla domanda: qual è l’esito della vita umana? Cosa c’è dopo l’ultimo respiro?

Questo interrogativo ce lo poniamo anche noi man mano che il tempo passa. Quando si è piccoli si pensa di essere eterni e la vita è solo un panorama infinito da percorrere. Più cresciamo più ci rendiamo conto che la falce inesorabile della morte può toccare tutti indiscriminatamente. In qualsiasi momento la vita può esserci tolta e non solo nella veneranda età.

Quello della sopravvivenza dell’anima è un traguardo a cui l’umanità è arrivata a tastoni in modo imperfetto, come le civiltà dei greci, dei romani, degli indù stessi. Ma l’evento eclatante e straordinario cristiano della Resurrezione dei morti, riguarda la Resurrezione dell’uomo intero. La morte fa entrare l’anima in una vita nuova che al termine del mondo verrà riunita al suo corpo glorioso. Colui che ha potuto vivere totalmente questo momento è Gesù Cristo Risorto. Lui è la risposta al nostro interrogativo.

Dopo la morte vi è una prospettiva di vita eterna, di immortalità felice, in un corpo nella Gloria, partecipe dell’Immortalità divina che ha investito la Santa umanità di Cristo.

Questo è il grande evento divino, non è una risposta della ricerca umana che ha sorpreso, prima di tutto, gli Apostoli. Sappiamo che gli Apostoli hanno fatto fatica a credere anche dopo averLo visto. Dubitavano e si chiedevano come fosse possibile, finché la realtà della Resurrezione di Cristo si è imposta come il cuore stesso della fede cristiana. È una prospettiva non facile da assimilare, per accoglierla bisogna uscire dalla caverna di platonica memoria, uscire da una visione intramondana della vita. È difficile credere che oltre alla vita nel tempo che passa inesorabile ci sia altro, specialmente per l’uomo moderno che è rinchiuso in un orizzonte intramondano di finitezza materiale.

La Resurrezione dei morti si è imposta nel mondo attraverso la predicazione degli Apostoli in un modo straordinario nei primi tempi. Basti pensare ai popoli germanici che erano i più sensibili a questo richiamo della Resurrezione. Le tante testimonianze della predicazione degli apostoli hanno rivelato la verità che la vita non finisce con la morte, ma con la Gloria dell’anima immortale , che sarà partecipe della vita eterna e della Resurrezione della carne alla fine dei tempi.

Questa Rivelazione divina che riguarda Cristo è il cuore stesso del Cristianesimo che ha avuto un polo di attrazione straordinario nella predicazione e che deve essere anche oggi il cuore stesso della fede che viene predicata e annunciata. Lo vediamo nelle Lettere di San Paolo negli Atti degli Apostoli. Loro hanno iniziato predicando Cristo Risorto mentre Pilato e i suoi seguaci cercavano le tracce del corpo.

C’è sempre stata una certa resistenza, difatti in Italia (nel 1952 un tempo in cui la secolarizzazione non si era ancora fermata) uno dei primi sondaggi che si fecero dopo la Guerra sulla fede, fece risultare che il 50% delle persone che uscivano dalla Messa avevano dei dubbi sull’immortalità dell’anima e sulla Resurrezione dei corpi. Ma questo è il cuore del Cristianesimo che viene prima di qualsiasi altra affermazione che riguardi la moralità, i comandamenti e tutto quello che è il bagaglio cristiano. Il cuore del Cristianesimo è quello dell’Annuncio, ovvero Cristo Risorto che ha vinto la morte ed è lo sbocco divino della vita e della Gloria.

Questo è ciò di cui dobbiamo riappropriarci nella formulazione della nostra fede, che è una grazia incommensurabile e inestimabile con la quale entriamo in contatto con Cristo risorto. Mediante la fede, Gesù entra in noi e noi entriamo in Lui, diventando una cosa sola. Con la Resurrezione, incomincia il momento in cui una persona crede e viene unita a Lui. Questa partecipazione avviene mediante il Battesimo ed è l’incipit del Cristianesimo, che comporta tutta la vita cristiana sulle orme di Cristo secondo la grazia dello Spirito Santo.

Questa prospettiva si è molto annebbiata anche nei cristiani che sono rimasti fedeli. Dobbiamo partire dall’interrogativo esistenziale che è la propedeutica alla fede: qual è il traguardo nel cammino della propria vita? La vita è un viaggio nel tempo, dove il futuro diventa presente che diventa passato, l’uomo deve sapere il futuro verso il quale è diretto, come un pellegrinaggio. Dobbiamo riappropriarci di questa sapienza della Chiesa, nel nostro cammino cristiano dobbiamo tenere sempre ben presente qual è la meta di questo pellegrinaggio. Incominciamo la vita credendo in Cristo, camminiamo con Lui e andiamo verso il compimento della vita che è l’abbraccio con il Risorto.

Siamo richiamati alla luce con la potenza di Dio mediante la grazia del Battesimo, il cammino della nostra vita è in Gesù, nella Sua grazia, nella Sua forza e nella Sua luce. Avanziamo verso la meta con la Grazia dello Spirito Santo che ci dà la forza di camminare nel faticoso viaggio della vita: per arrivare dove? Questo è un interrogativo che dovremmo porci tutti ed è fondamentale dare la risposta della fede. Nel cammino della vita dobbiamo tenere gli occhi fissi verso l’eternità, dove Cristo ci aspetta perché il Paradiso è Dio che irradia la Sua luce su tutti quelli che l’hanno accolto, seguito e che sono diventati membra del suo Corpo glorioso.

Non possiamo vivere vagando qua e là, imbevuti dalla mentalità del tempo attuale dove il Cristianesimo è stato rimosso. Non dobbiamo cadere nella trappola dell’inganno satanico dove dopo la morte finisce tutto. Arrivare alla fine della vita con questa mentalità significa morire senza pentimento e senza riferimento a Dio. Così facendo si accetta di precipitare nell’abisso senza speranza, arrendendosi al nulla, al male, alle credulità, all’inganno del tentatore. La morte seguendo satana è un precipitare nell’abisso, nell’inferno perché significa aver rifiutato la grazia che Dio ha donato mediante suo Figlio morto in Croce. Grazie al Risorto abbiamo avuto la remissione dei peccati e la vita eterna, solo mediante la fede e la grazia partecipiamo già in questo tempo alla Resurrezione di Cristo.

La Madonna ha definito in un modo straordinario la realtà della vita sotto il profilo esistenziale: «A tutti coloro che vagano nella tenebra del peccato, della disperazione, del dolore e della solitudine» (Messaggio del 2 novembre 2011). Ma essere in balia delle onde, delle passioni, degli eventi, delle tentazioni, dell’intemperie significa essere come relitti nel mare. È una vita nell’insignificanza, nella noia, nel dolore, che giustifica tutte quelle brutte espressioni che diciamo quando siamo infelici.

Navigando nella vita, nella luce di Cristo Risorto, in compagnia della Vergine Maria possiamo vedere il suo Corpo glorioso che sarà anche il nostro. Gesù, nella sua Santa umanità unito alla divinità, è il primogenito della Creazione nuova, ma la Vergine Maria nella sua grandezza infinita, è una creatura come noi che già ora ha il suo Corpo glorioso. Con Lei possiamo vedere quello che saremo alla Resurrezione dei corpi. Percorrendo il cammino della vita in Loro compagnia, andiamo verso quella meta affrontando le difficoltà con la forza della speranza, perché abbiamo la consapevolezza che la fatica del momento presente avrà come premio la gloria futura. Lottiamo, fatichiamo, ci rialziamo, chiediamo perdono umilmente dei nostri peccati e della nostra miseria, cosicché il Paradiso diventi l’orizzonte al quale guardiamo e verso il quale andiamo.

Vivere la vita come un pellegrinaggio, una scalata della Santa montagna del Cielo, ci condurrà alla cima dove verremo accolti dalla gioia, dalla grazia, dall’amore, da Dio Santissima Trinità, Cristo Risorto, gli angeli e i santi del Cielo.

Viviamo nel Mistero della fede che deve essere una realtà più vera di quello che tocchiamo con le mani. Le convinzioni che si fanno attraverso la preghiera e l’apertura del cuore verso la grazia dello Spirito Santo, sono convinzioni di Dio, di Cristo e del Loro amore e non un’illusione.

Appropriamoci della grazia della fede, viviamola, facciamo di essa il nostro modo di pensare, di vedere, di agire, di impostare la vita. In questo modo diventiamo, per chi affoga nelle tenebre del male e della morte, un salvagente di speranza.

Una storia molto interessante su questo argomento è quella di François Mitterrand, un Presidente francese, che nella sua vita è sempre stato ateo, ma che ha sempre cercato cessendo un’anima inquieta. Giunto al termine della sua presidenza chiamò un intellettuale cattolico francese per farsi spiegare cosa dice il Cristianesimo sull’aldilà, ascoltando volentieri. È impressionante vedere come una persona politicamente potente con onori e gloria intramondani, non fosse contento. Ma sappiamo che il cuore umano è inquieto e non trova pace finché non trova Cristo.

Il maligno fa credere a tanti non credenti che noi cristiani ci illudiamo e che la vita è una proiezione della nostra psiche malata, ma non si rendono conto che sono loro stessi ad essere stati inghiottiti nella palude. Il maligno è riuscito ad attirare dalla parte dell’incredulità, dell’intramondanità, del rifiuto di Cristo la grande maggioranza di un mondo cristiano.

Quello che avverrà nel Tempo dei Segreti ci metterà davanti a una scelta. Incominciando con il segno sulla montagna e tutto ciò che avverrà dopo, Dio ci farà vedere le conseguenze dell’incredulità.

Finché siamo in tempo cerchiamo di essere luce per noi stessi, per i nostri cari, per le persone che ci incontrano. Testimoniamo la gioia dell’eternità, del Paradiso, di una vita con Cristo e di avere fin da ora la gioia di Dio nel nostro cuore. Che ci siano sempre i Novissimi davanti ai nostri occhi, al mattino quando ci alziamo dobbiamo pensare che siamo un passo avanti per raggiungere la felicità eterna. Con questa prospettiva il cammino diventerà molto più facile e molto più felice.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”