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Pensiero spirituale sul cuore umano che è un cercatore di Dio

Cari amici, la festa della Madonna del Carmelo è oggetto di molte riflessioni che possono interessare lo scapolare o altre pratiche bellissime.

Il Carmelo è un monte della Palestina famoso per il grande combattimento spirituale del profeta Elia attraverso cui ha dato la sua importante testimonianza contro l’idolatria del suo tempo. È il più grande dei profeti tanto che la frase “È lui quell’Elia che deve venire” (Matteo 11:14 e 17:10-13) l’ha pronunciata Gesù stesso riferendosi a Giovanni Battista, che secondo le profezie bibliche è l’Elia che doveva tornare.

Nel corso della storia del primo millennio cristiano, il monte Carmelo è stato un luogo dove confluivano i cercatori di Dio che esercitavano una vita austera, fatta di privazioni e di meditazioni, con una particolare devozione alla Vergine Maria.

Nonostante la Palestina fosse invasa dai musulmani, verso il 1000 d.C., un pio sacerdote calabrese ha restaurato una cappella sul monte e da lì è nato l’ordine carmelitano che ha preso piede in tutta Europa. Quest’ordine ha sempre avuto la caratteristica di essere orientato alla vita mistica e ne fanno parte ben due Dottori della Chiesa: San Giovanni della Croce e Santa Teresa D’Avila. Tale spiritualità si è espansa largamente nella Chiesa.

Un’espressione molto importante della Regina della pace è «cercatori di Dio» (Messaggio del 25 settembre 2022), un termine croato coniato da Lei con il quale invita l’uomo moderno a uscire dalla “grotta”. Siamo in una fase storica in cui l’orizzonte è intramondano, dove l’uomo si è rinchiuso nella caverna (come descritto nel mito di Platone) nella quale è votato alla morte. È possibile uscire solo rientrando in noi stessi, perché è in noi che abita Dio. Questo è il nocciolo della mistica cristiana, trovare Dio dentro di noi perché – come ha affermato Sant’Agostino – il cuore umano cerca Dio, è naturalmente orientato verso di Lui e non è in pace finché non l’ha trovato.

Il mondo è orientato verso la ricerca delle cose materiali perché in cerca della felicità. L’elaborazione del desiderio di felicità è tipica del cuore umano, è il motore della nostra vita. Persino chi si suicida cerca di mettere fine alla sofferenza perché stanco di soffrire. La ricerca della felicità è un coefficiente comune di tutta la Creazione. L’uomo, tuttavia, non è riducibile alla materia dell’universo e non è il risultato dell’evoluzione. Dio lo ha creato plasmando il suo corpo con la stoffa dell’universo ma infondendo il Ruah cioè lo Spirito, il Soffio di Dio che è l’anima spirituale immortale. Proprio perché l’uomo ha un’anima egli trascende la materia e non si accontenta di essa.

Abbiamo costruito un tipo di civiltà che ha un presupposto falso, menzognero, ovvero che l’essere umano è il risultato dell’evoluzione, una “complessificazione” della materia che ritorna alla terra. Questa è la prospettiva imposta oggi nel modo di concepire la vita. La vita è un fenomeno che compare e scompare – veniamo dalla polvere e torniamo alla polvere – e questo accomuna gli umani e gli animali.

Ma la verità è che l’uomo non ha dentro di sè una cosa ma un soggetto che non è riducibile alla materia, è impalpabile, è immateriale, è una scintilla divina, è un riflesso di Dio, è un orientamento verso Dio, è una ricerca di Dio.

La società di oggi è impostata sulla falsa credenza che la felicità è il risultato delle cose materiali, mettendo il denaro al primo posto. La falsità di questa impostazione si fonda sul fatto che noi, nutrendoci di cose di questo mondo, non siamo mai sazi, non siamo contenti. Vi è una sproporzione fra i nostri desideri di felicità e quello che ci danno le cose materiali.

Dante ha sintetizzato in una espressione immortale questa condizione umana dell’essere umano ovvero “La bramosa voglia” (La Divina Commedia). L’uomo, anche a causa della caduta originale, è piegato sulle cose materiali e “mai non sazia la bramosa voglia e dopo ‘l pasto ha più fame che pria”. In questo modo la vita diventa una catena infernale. Anche Gesù, parlando alla Samaritana, dice: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete” (Giovanni 4:13-14).

Possiamo vedere questo atteggiamento nella vite delle persone che hanno avuto tutto dal punto di vista materiale, che hanno impostato la vita come un mangiare il mondo in misure sempre più grandi, a livello personale ma anche della politica. Abbiamo una fame di assoluto che non può essere soddisfatta dalle cose materiali ed è un’esperienza che fanno tutti. Non è possibile trovare la felicità nelle cose materiali.

Le persone felici esistono ma non sono quelle che si mettono sul palcoscenico, esse non mangiano il mondo ma sono cercatori di Dio. Superano se stessi, superano l’ambito dei loro desideri carnali che danno spazio ai desideri dell’anima di bellezza, di santità, di mortalità, di giustizia, di grazia, tutte quelle cose che sono il riflesso delle divine perfezioni e delle quali l’anima è innamorata.

Queste persone attraverso il dominio di sé e la mortificazione, hanno frenato la fame di mondo, l’hanno sradicata e hanno bruciato le radici dei vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, gola, invidia, accidia, ira e tutte le prolificazioni del male che sono infinite. Il tragitto di coloro che si fanno sopraffare dal maligno è destinato alla morte e all’infelicità. La Regina della pace ci ha avvertiti più volte: «L’umanità ha deciso per la morte» (Messaggio del 25 ottobre 2022).

Facciamo tesoro di quello che sperimentiamo nella vita e di quello che ci dice il cuore. Quando mangiamo il mondo, disobbedendo a quello che dice Dio, ci rendiamo conto che non siamo mai felici e dopo il pasto siamo prigionieri del male, suoi schiavi: «Chi fa il peccato è schiavo del peccato» (Vangelo di Giovanni).

Consideriamo le vite che ci presenta il mondo. I giornali e la cultura sono totalmente chiusi nella caverna. Possiamo notare come i vip e le persone di “potere” si siano presi una fetta molto grande di ricchezza ma rimangono dentro una parabola miserabile perché è l’io che ingrassa se stesso e che non ha compassione, pietà o amore per il prossimo e gli altri.

Satana ci porta nel suo regno di morte illudendoci con le cose materiali ed è solo una delle radici dell’infelicità. Le persone felici, invece, le trovi in chi pratica l’ascetica, in chi osserva i Comandamenti, in chi mortifica la carne, non alimentando i vizi. Esse fanno emergere i desideri del cuore umano con il desiderio di Dio, che è bontà, amore, eterna felicità, luce, verità. Più queste virtù emergono più plasmano la persona, la rendono luminosa e buona, una vera benedizione. In questo modo anticipa già qui sulla Terra quella condizione umana che poi avremo in Paradiso, quando saremo nello splendore della Grazia e della Gloria dei figli di Dio.

La fede è importante, bisogna sempre mettere Dio al primo posto e fare della propria vita una ricerca di Dio nel fondo del nostro cuore. Noi cristiani abbiamo come cuore della fede l’Incarnazione, ovvero Dio che si fa uomo, che assume la nostra umanità e ci cerca. Dobbiamo cercare Gesù Cristo per raggiungere Dio, perché solo attraverso di Lui possiamo incontrare la Fonte inesauribile della felicità, della gioia, della vita e della luce. Non basta essere cercatori di Dio, ma ci vuole anche l’umiltà per accogliere nella fede Colui che Dio ha mandato in mezzo a noi: il Verbo che si è fatto carne, venuto su questa terra, ed è rimasto con noi fino alla fine del mondo. Entra nei cuori di tutti coloro che ascoltano la Sua voce per portare la pace, la gioia, la felicità e per portare il Paradiso su questa terra. Questo è il mistero cristiano e non c’è altra soluzione al problema della vita.

Coloro che cercano Dio e respingono Gesù rimangono con un desiderio inesausto senza soddisfazione. Dio è amore e l’unica strada da percorrere.

Il Signore conosce l’orientamento del nostro cuore quando moriamo. Se è orientato a Lui, anche se non l’abbiamo trovato, ci abbraccia. Chi arriva al momento della morte con il cuore chiuso finisce nella perdizione.

Queste tematiche hanno un valore esistenziale altissimo. Tutti cerchiamo la felicità ma coloro che la trovano sono pochi e sono coloro che hanno trovato la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo. Chi non è entrato in questa luce e in questa grazia non può salvarsi, non può sfuggire alla morte e al peccato. Viviamo in un mondo chiuso in se stesso, senza pentimento, senza preghiera e senza Dio.

La Madonna ha parlato con chiarezza sia a Fatima che a Medjugorje: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in paradiso» (Messaggio del 2 novembre 1983).

Coloro che hanno lasciato la porta socchiusa sono coloro che vanno in purgatorio e un numero molto grande va all’inferno perché viviamo in una civiltà che ha rimosso Dio, che ha messo se stessa al posto Suo, che non prega, non chiede perdono dei peccati e si è arresa al male e alla morte.

L’ennesimo inganno di satana è che con la morte finisce tutto, come diceva il Curato del romanzo di Bernanos “Il diario di un parroco di campagna”. Il sacrestano partecipava ogni giorno alla Messa ma non credeva in niente, diceva al Curato che dopo la morte finiva tutto. Questo non è vero perché sappiamo che c’è un sepolcro vuoto e Colui che è risorto è la Resurrezione della vita per tutti quelli che si aprono a Lui.

La Vergine Maria in questo periodo del “riposo in Dio”, ci ha invitato più volte ad entrare nella natura perché la bellezza della natura ci richiama al suo Autore: «Utilizzate bene il tempo di riposo e donate alla vostra anima e ai vostri occhi il riposo in Dio. Trovate la pace nella natura e scoprirete Dio, il Creatore, al quale potrete rendere grazie per tutte le creature. Allora troverete la gioia nel vostro cuore» (Messaggio del 25 luglio 2001). Possiamo recitare anche i Salmi bellissimi che parlano del Creato e benedicono il Creatore che dà un senso alla vita.

Il caso è il rifugio degli ignoranti perché bisogna cercare la causa di tutte le cose. Ognuno deve riflettere sulla propria vita e su cosa gli accadrà nel momento del giudizio di Dio che ci porterà direttamente in Paradiso, all’inferno o in purgatorio. Pensiamo alle cose che contano, alle Verità eterne, al dono della vita che Dio ci ha fatto per amarlo e servirlo. Cerchiamo quella luce che faccia capire su che strada siamo, della perdizione o della salvezza. Se siamo sulla via del male non dobbiamo aspettare ma agire subito.

Il più bel risultato che si possa avere è quello di tornare felici perché significa che ci sono stati momenti di solitudine, di meditazione, di preghiera, per cui abbiamo deciso per Dio, di amare Dio, di seguire Dio, di essere felici in Dio.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”