Pensiero Spirituale sul cuore che anela a Dio

In diverse occasioni, soprattutto nei Messaggi del due del mese alla veggente Mirjana, la Regina della pace ha detto che è possibile essere felici anche sulla Terra. Questa espressione, se contestualizzata nel tempo che stiamo vivendo, ha un valore particolare. Guardando alla nostra condizione esistenziale possiamo ben dire che siamo tutt’altro che felici; sicuramente non godiamo della vera felicità del cuore, quella piena e duratura che viene solamente da Dio. Siamo attratti da felicità effimere e dalle false luci che il mondo ci propone ma il cuore umano anela ad altro.

La Regina della pace ha descritto in pochissime parole quello che sta realmente accadendo a livello spirituale: «l’umanità ha deciso per la morte» (Messaggio del 25 ottobre 2022); in questo modo la vita non può che essere angosciosa, spaventosa, come una notte senza fine. L’uomo moderno ha rifiutato la fede e la Croce e sceglie di vivere senza Dio, la sua esistenza non può che essere caratterizzata da quel male di vivere che offusca il cuore e annebbia la mente.

Viviamo in un mondo che ha scelto di eliminare Dio, ecco perché siamo infelici. Avendo tolto Dio dalla prospettiva della nostra vita non possiamo che essere infelici. Non ci sono eccezioni da questa realtà esistenziale perché la vita si riduce a sofferenza, a gioie effimere, al vuoto, al nulla. L’esistenza umana senza Dio è come la Terra senza il Sole, il buio totale non può che generare morte e scenari spaventosi.

La Madonna ci indica la strada della fede per godere della vera gioia già su questa Terra. La vita è un pellegrinaggio talvolta in salita, ma se vissuta con fede diventa un’esperienza bellissima, una missione, un’occasione unica. La Regina della pace parla della felicità vera, autentica, profonda. Una volta gustata questa felicità, non se ne cercano altre. Questa felicità, tuttavia, è soggetta alla prova e ai limiti che vengono dalla necessità della Croce che purifica per lottare contro le tentazioni. Questa felicità scaturisce da un pellegrinaggio spirituale sul Calvario ma è la vera felicità, è quella felicità cui anela il cuore umano, l’unica che soddisfa veramente. Quanti santi, soprattutto tra quelli che incontriamo quotidianamente, hanno lo sguardo limpido e sincero, un sorriso che conquista i cuori; queste persone sono felici anche portando la croce e sopportando le frustate esistenziali.

La felicità è possibile su questa Terra. È possibile, però, in Dio, non altrove. L’inganno di satana, in questo tempo, è proprio la mentalità diffusa secondo la quale si può essere felici senza Dio. Lo slogan è stato argutamente studiato, è accattivante e attraente: “senza Dio si vive meglio!”; gli atei più tronfi se ne fanno un distintivo da sfoggiare sul petto, come se fosse il caso di andarne fieri…

Ha ragione, allora, la Regina della pace quando dice che abbiamo rifiutato la proposta di felicità che viene dal Dio vivo e vero, che si è fatto uomo, si è incarnato, è venuto in mezzo a noi e ha portato l’amore del Padre attraverso il suo cuore. La conseguenza di questo rifiuto è la situazione di oscurità, di malvagità, di cattiveria che ha conquistato molti cuori. L’esistenza senza Dio è come quella di un cadavere che cammina. Il regista dietro tutto questo è satana, menzognero e omicida fin dal principio. È lo stesso serpente che sibilando ai progenitori la tentazione che senza Dio si vive meglio, li ha privati della felicità che Dio stesso aveva donato loro creandoli.

Nella cappella Brancacci, situata all’interno della chiesa di Santa Maria del Carmine di Firenze, c’è un bellissimo affresco del Masolino che ritrae Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre; i progenitori sono ritratti felici, i visi sono distesi, i corpi luminosi. Nella stessa cappella Masaccio ha dipinto la cacciata dei progenitori dall’Eden; i loro volti sono lividi, la pelle è scura, le mani coprono la vergogna, le espressioni sono disperate e sgomente. Traspare l’amarezza della sconfitta, si sono fatti ingannare dal serpente che, promettendo una vita migliore senza Dio, li ha fatti cadere nella trappola della loro stessa superbia. Quegli affreschi ritraggono perfettamente la situazione esistenziale con e senza Dio: da una parte la felicità interiore, lo sguardo disteso e luminoso; dall’altra l’angoscia, la vergogna, le tenebre. Il male distrugge, deturpa e si riversa sugli altri, infiamma i cuori. Il bene fa bene, illumina, dà gioia interiore.

È importante, allora, capire come mai si è felici in Dio. Quante persone possono testimoniare che sperimentano la vera gioia interiore vivendo in intima unione con Dio! Il motivo è semplice: l’uomo è stato creato capace di Dio e orientato a Dio. Come i fiori che tendono spontaneamente al Sole e aprono le loro corolle sotto i suoi raggi apparendo bellissimi, allo stesso modo siamo stati creati orientati a Dio, capaci di Dio. Su questa strada l’uomo realizza se stesso, cioè l’orientamento a Dio su cui lavora la grazia dello Spirito Santo per eliminare le grossolanità, per purificare. Tolte le scorie del peccato, l’anima si apre a Dio come un fiore. Ecco perché si è felici in Dio.

Sant’Agostino insegna che il cuore umano è inquieto finché non riposa in Dio. È la descrizione della condizione di quelli che hanno perso la strada verso Dio; sono inquieti, non hanno pace, la coscienza rimorde. Questo male di vivere cessa nel momento in cui si apre il cuore a Dio, si coopera con Lui per purificare il cuore e per donarlo a Lui. La felicità è un incontro d’amore della creatura con il Creatore. Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Dio e trova la vera gioia solamente quando si apre a Lui.

Il cuore umano anela a Dio e anche quelli che sono lontani hanno una disposizione profonda e interiore con cui Dio stesso continua a chiamarli a sé affinché si ravvedano e gli aprano il cuore. Preghiamo affinché la grazia operi nei cuori e faccia emergere il desiderio di Dio. Questa descrizione ha un duplice valore: il primo è quello personale, cerchiamo la nostra felicità non nelle cose effimere che il diavolo ci getta come esche per catturarci e per distruggerci, cerchiamo la felicità nel rapporto con Dio, nella preghiera, nell’osservanza dei Comandamenti, nel silenzio dell’anima, nel Sacramento della Confessione. La resurrezione della nostra anima è proprio lì. Poi c’è l’aspetto missionario: testimoniamo gioiosamente agli altri la strada che porta alla felicità. Dimostriamo la verità della fede con la nostra gioia. Dimostriamo che Dio esiste con la nostra gioia in Dio.

La gioia dell’essere cristiani è una tematica più che mai attuale e la Madonna ci invita a riflettere su questo. La felicità è possibile già su questa Terra, cerchiamola in Cristo e non rimarremo delusi.