
Pensiero Spirituale sul coltivare nel cuore la divina presenza
Cari amici, per vivere in grazia di Dio è necessaria innanzitutto la Confessione e la remissione dei peccati, a cui deve fare seguito un programma di vita spirituale che rafforzi la divina presenza in noi. Deve esserci una particolare tensione interiore per non ricadere nel peccato, nei vizi che ci mettono particolarmente in difficoltà e ci fanno vacillare. Vivere in grazia di Dio significa diventarne il tempio vivente, estirpare dal nostro cuore i peccati e i vizi, cacciare e tenere lontano il diavolo. Significa, insomma, vivere con la presenza della Santissima Trinità nel nostro cuore.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica utilizza un’espressione bellissima per descrivere il nostro stato esistenziale:
l’uomo è stato creato “capace” di Dio, vuol dire che l’uomo trascende i limiti della finitezza, della creazione materiale e trascende qualsiasi limite perché con la sua intelligenza (che è una facoltà dell’anima) può arrivare a conoscere Dio, attraverso le creature, attraverso l’itinerario del cuore e attraverso la sua volontà può arrivare ad amare Dio sopra ogni cosa.
Quando il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che l’uomo è capace di Dio intende che siamo abilitati a diventare il tempio della Santissima Trinità; la nostra anima è elevata in grazia da Dio e, già col Battesimo, diventa dimora di Dio. Lo scambio d’amore che avviene nel cuore fra noi e Gesù deve essere come quello che c’è fra Lui e il Padre.
L’obiettivo da raggiungere è, allora, quello di vivere stabilmente in grazia di Dio, alimentando l’amore fino ad amare Gesù sopra ogni cosa. Una vita vissuta con quest’impostazione non ha paura della morte perché chi vive coltivando nel cuore la divina presenza e muore improvvisamente va direttamente in Paradiso. La Regina della pace ci esorta a puntare a questo obiettivo: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in paradiso al momento della vostra morte» (2 novembre 1983).
È solamente in Paradiso che c’è l’unione con Dio; in purgatorio c’è la speranza, all’inferno il totale distacco. Il purgatorio è comunque un luogo di sofferenze necessarie alla purificazione, le anime lì sono felici perché sanno che vedranno Dio ma l’attesa le rende allo stesso tempo infelici.
Se coltiviamo l’obiettivo di essere uniti intimamente a Gesù vivendo stabilmente in grazia di Dio, possiamo alimentare questa pienezza fino all’amore per Dio sopra ogni cosa, con qui vengono distrutte tutte le conseguenze del peccato, tutte le oscurità che l’anima dovrebbe purificare in purgatorio.
Già in questa vita possiamo purificare la nostra anima anticipando quello che dovrebbe scontare in purgatorio. Ad esempio, si possono offrire le sofferenze e anziché lamentarci soffrire insieme a Cristo per la salvezza delle anime e per la purificazione della nostra anima. Quello che conta è una volontà precisa di eliminare il male dalla nostra vita, di sradicarne completamente le radici. Se il male non viene totalmente eliminato i vizi riprendono a spuntare e a produrre i loro vizi.
Diamoci da fare ogni giorno per purificare il cuore! È necessario un programma di vita concreto per perseguire l’obiettivo di vivere intimamente uniti a Gesù. Il primo passo è aprire la porta del cuore, il secondo è purificare il cuore dal peccato, il terzo è fare entrare Gesù. Procediamo nel cammino della vita facendo questi passi e accompagnandoli sempre con la preghiera continua.