Pensiero spirituale sul peccato veniale che indebolisce l’anima

Cari amici, una raccomandazione tipica della mistica e dell’educazione alla vita spirituale è il non sottovalutare le imperfezioni e i peccati veniali che caratterizzano il nostro essere. Come tali, infatti, vengono messi in secondo piano e non ci si prende cura di essi adeguatamente.

L’ascetica e la mistica cattolica, invece, danno loro molta importanza. La prima grande battaglia nel cammino di conversione è quella di evitare i peccati gravi, ovvero quelli mortali. Per contrastarli si deve mettere impegno nella preghiera, nella buona volontà, nei propositi, nella confessione, altrimenti essi portano alla morte dell’anima. Chi muore in uno stato di peccato mortale si perde eternamente, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Nel momento in cui si è riusciti a consolidare lo stato di grazia della nostra anima, attraverso la vita sacramentale, bisogna continuare questo cammino fino a eliminare tutte le imperfezioni e i peccati veniali. Un peccato veniale non toglie la grazia della Santissima Trinità, anzi, è proprio questa presenza che salva l’anima dall’inferno. Se un uomo dovesse morire in stato di grazia andrebbe direttamente in Paradiso, se ha in sé qualche imperfezione ha la grazia di purificarsi in purgatorio, se si trova in stato di peccato mortale non può salvarsi.

Il demonio ha un’attenzione particolare verso quelle anime che hanno raggiunto uno stato di stabilità nel bene. Egli prende di mira chi vive ordinariamente e costantemente in grazia di Dio perché sfuggono alla sua presa. Difficilmente riesce a far cadere queste anime perché con i Sacramenti e la preghiera hanno una corazza che le difende. Satana, per sviarle, crea dei piccoli vuoti, come disse la Regina della pace a Medjugorje: «A Satana è sufficiente un vostro piccolo vuoto interiore per poter operare dentro di voi» (Messaggio del 5 settembre 1988).

Cerca di moltiplicare le imperfezioni, come pregare distrattamente, saltare qualche preghiera, rallentare le pratiche di carità. Chi è vigile nei confronti del mondo tentatore, viene portato a non fare attenzione sulle amicizie e le frequentazioni. Tutto questo porta al raffreddamento e alla tiepidezza nel fervore, i vuoti che vengono creati si riempiono di mondanità per indebolire l’anima. È necessario prendersi cura della propria vita spirituale come facciamo con la nostra salute fisica.

I vuoti pieni di mondo offuscano l’occhio dell’anima, cioè la sua capacità di discernimento, di vedere i pericoli e le azioni del demonio laddove tende le trappole. “Vigilate e pregate” è un invito che Dio ci fa per non commettere lo stesso errore degli Apostoli, che una volta venuto l’assalto di satana sono caduti. Satana è in grado di indebolirci in tanti modi, come raffreddarci nella preghiera, rallentare le pratiche di carità. Sul piano del comportamento morale fa entrare in una certa faciloneria, per cui nel modo di pensare, parlare e frequentare non siamo più attenti e irreprensibili come dovremmo essere.

Quando l’anima è indebolita, distratta, non più fervorosa e vigilante, allora la serpe infernale tende la trappola mortale. Spesso possiamo notare come siano proprio le persone salde nella fede, fervorose nella preghiera e nella pratica della vita cristiana a cadere. Questo succede perché al maligno basta solo un piccolo spazio per insinuarsi e deviarci.

Dobbiamo vigilare nel nostro programma di vita spirituale, cioè nelle preghiere a cui dobbiamo dedicarci ogni giorno, nelle sane letture, nelle frequentazioni, nei mass media. Nel momento in cui ci accorgiamo che stiamo allentando la veglia, dobbiamo reagire prima che il diavolo ci accechi sui pericoli, ci indebolisca nelle decisioni e nel respingere seduzioni.

Rimediare alla nostra caduta non è facile perché bisogna riprendere e rivedere tutte le nostre priorità, in modo tale da impostare il livello di vita spirituale che era presente prima. Quando si ritorna allo stato di grazia non bisogna comunque abbassare la guardia, perché l’angelo ribelle con la sua astuzia è pronto a farci cadere nuovamente.

San Tommaso D’Aquino, tuttavia, afferma che basta un peccato mortale per andare all’inferno, ma è difficile riuscire a compierlo. Per commettere un peccato mortale è necessario un lungo cammino di perversione e cattiveria. È proprio satana che moltiplica le perversioni, finché l’anima non diventa schiava di un determinato vizio.

Per questo quando riprendiamo il cammino di santità siamo ancora deboli. La volontà è frenata dal peccato, perciò quelle che si prendono non sono decisioni ma velleità. Con questa consapevolezza dobbiamo riorganizzare tutta la nostra vita spirituale per rafforzarci e creare quella fortezza invisibile della grazia di Dio.

Il cammino di conversione è fatto di tre tappe.

La prima tappa è quella che porta a vivere in grazia di Dio, essa deve essere consolidata dalla seconda tappa, che è quella della purificazione ovvero dell’eliminazione dei peccati veniali e delle imperfezioni. Se questo rafforzamento non avviene si rimane in uno stato di debolezza in cui il demonio può riportare la persona alla condizione precedente.

È necessario percorrere la seconda tappa del cammino di perfezione e santità, così si è in grado di affrontare le debolezze e le forme di mondanità, di mancanza di fervore e tiepidezza. Ma questo non basta perché bisogna arrivare alla terza. Quest’ultima è quella dell’unione più intima con Dio, che porta ad essere veramente vittoriosi nelle grandi battaglie. Come ha detto la Madonna: «se siete miei, vincerete» (Messaggio del 25 luglio 2019), per esserlo bisogna raggiungere la terza tappa del cammino che ci porta ad avere un solo cuore unito a Gesù e Maria, un cuore di amore e di pace. Puntare a quel traguardo significa diventare delle fortezze inespugnabili per il nemico.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”