Pensiero Spirituale sulla condizione delle anime del purgatorio

Cari amici, il termine stesso “purgatorio” indica una situazione esistenziale di purificazione per quelle anime che – terminato il tempo della vita – nella luce di Dio prendono consapevolezza di non essere pronte per l’unione intima della creatura con il Creatore nella vita eterna; non c’è ancora la veste candida della sposa e quindi è necessario un tempo di purificazione. Per sua natura il purgatorio è temporale, è un tempo esistenziale che ha un inizio e una fine, durante il quale l’anima, appunto, si purifica mediante la sofferenza causata dal fatto che l’anima non è pronta per il Paradiso e prova dispiacere per la lontananza da Dio. Nel medesimo tempo, però, la prospettiva è quella della salvezza e questo spiega perché alcuni mistici hanno detto che in purgatorio ci sono sofferenza e gioia unite insieme.

Il purgatorio, allora, è un periodo di purificazione che possiamo comprendere se guardiamo a come la teologia spirituale ha tracciato le tappe del cammino di santità; questa è un’impostazione che ci è stata tramandata dai mistici, dai dottori della Chiesa, tra cui San Giovanni della Croce.

Il cammino di santità ha tre tappe ben precise.      

La prima tappa è la conversione. Si tratta del passaggio dal peccato che paralizza la vita spirituale alla vita di grazia; il peccatore apre il cuore a Dio e inizia il suo cammino. La conversione dura tutta la vita perché dobbiamo costantemente riprendere questo cammino. Per molti la conversione è radicale, è il passaggio da una vita senza Dio, senza Sacramenti, senza Comandamenti a una vita nuova, è un inizio assoluto. I teologi della vita spirituale spiegano che c’è anche la seconda conversione, quella dei battezzati che – dopo aver vissuto una vita tiepida e di peccato – hanno la grazia della conversione e riprendono il cammino spirituale. Aprire il cuore a Dio è la condizione imprescindibile per salvarsi. La conversione può allora essere un atto radicale che cambia la vita o anche una ripresa sempre nuova del fervore per cui giustamente si dice che la conversione è un’esperienza continua di vita spirituale. Ecclesia semper convertenda, la Chiesa deve sempre rinnovarsi; allo stesso modo noi cristiani dobbiamo sempre convertirci, la conversione è sempre all’ordine del giorno. Della conversione la Regina della pace ha fatto il messaggio principale delle apparizioni a Medjugorje, ha detto: «Sono venuta a chiamare il mondo alla conversione per l’ultima volta» (2 maggio 1982).

La seconda tappa è la purificazione ed è forse la più dolorosa. È come la riabilitazione dopo un delicato intervento, si sa che è dolorosa, lunga e faticosa. A livello spirituale i peccati sono ferite vere e proprie che avvengono nell’anima e nella psiche, si sperimentano esistenzialmente in cattive abitudini, in direzioni sbagliate di vita. Sappiamo che il male continua a lasciare le sue seduzioni e i veleni anche nelle persone convertite. La purificazione, allora, è un cammino molto doloroso, lungo e faticoso. Si tratta di sradicare i sedimenti del male che aveva messo le radici nel nostro cuore. È una pulizia profonda e radicale. Nel tempo della purificazione l’anima deve ripulirsi del male che ha commesso e soprattutto deve passare dalle cattive, alle buone abitudini. Come il bene ripetuto diventa virtù, allo stesso modo è il male ed è necessario allora un lavorio continuo nella nostra vita spirituale fino ad arrivare a stabilirsi nel bene, con la volontà e la grazia quotidiane. Si passa, allora, da una condizione di peccato mortale che viene lasciata alle spalle con il Sacramento della Confessione, a una fase di purificazione dove le caute sono prevedibili perché le cattive abitudini rimangono e satana cerca continuamente di rinnovare l’assalto. Perseverando e confidando nella grazia che compie miracoli, arriviamo a stabilirci in una situazione di bene e i peccati gravi man mano si diradano, le cadute diminuiscono e ci si riesce a conservare in uno stato di grazia, tenendo accese le fiamme dell’amore con la preghiera.

Entrando in uno stato di stabilità nella vita di grazia, inizia la terza tappa del cammino spirituale che è l’unione con Dio che diventa sempre più forte man mano che si va avanti. L’unione con Dio passa attraverso varie fasi anche di aridità, di buio. Le forze in campo sono la grazia e la buona volontà. Chi muore nello stato di unione con Dio e quindi con una purificazione radicale, rinnovata da atti penitenziali, è certo di andare direttamente in Paradiso. Chi invece arriva al momento della morte in uno stato di imperfezione, o di peccato grave ma con una conversione dell’ultimo momento, è chiaro che, morendo, l’anima nella luce di Dio comprende di non essere pronta e lei stessa vuole andare in purgatorio. Nel purgatorio ci sono vari strati, le anime più lontane da Dio vanno in quelli più vicini all’inferno, anche se esso rimane il luogo della perdizione eterna e il purgatorio quello della salvezza.

In purgatorio l’anima si purifica attraverso il dolore della lontananza da Dio. È il dolore dell’anima che deve stare lontana dalla visione di Dio perché è entrata nella vita eterna impreparata. Noi possiamo aiutare le anime del purgatorio attraverso le nostre preghiere e i nostri sacrifici e fare in modo che la loro permanenza nella purificazione si abbrevi. Possiamo far dire Sante Messe in loro suffragio, chiedere per loro le indulgenze, offrire sacrifici vari e atti di amore. Preghiamo, allora, per le anime dei nostri cari in purgatorio e specialmente per le anime per cui nessuno prega (a parte la Chiesa nella Santa Messa, quando ricorda “tutti i fedeli defunti”).

La Madonna ci esorta ad arrivare al momento della morte pronti per il Cielo. Non c’è dolore in questa vita che sia paragonabile al dolore del purgatorio; nel medesimo tempo non c’è gioia qui su questa Terra che sia paragonabile a quella delle anime del purgatorio quando si avvicinano al momento dell’unione con Dio.

Di qui l’esortazione per tutti ad aiutare le anime del purgatorio.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”