
Pensiero Spirituale sulla vita come cammino verso l’eternità
Cari amici, l’eternità è la meta verso la quale Dio ci ha predestinato. Apparentemente la vita va verso la morte ma in realtà sappiamo che dentro di noi c’è uno slancio verso l’eternità. “Dove vado?” è una domanda iscritta nel cuore umano alla quale Dio ha dato una risposta.
Il cammino della vita è un cammino verso l’eternità, questa è la concezione cristiana della vita. Come ci spiegano i teologi veniamo da Dio che ci ha creato dal nulla a Sua immagine e somiglianza e, nell’atto della Creazione, ci ha già predestinati alla vita eterna. Dio ci ha creati con la prospettiva della vita eterna; conoscere Dio, amarlo servirlo in questa vita e goderlo in Paradiso è il progetto di Dio su ogni creatura umana. Dio ci ha creati liberi, con un intelletto, una moralità e una libera volontà.
È chiaro che volutamente possiamo deviare dalla via che Dio ha tracciato per noi e rifiutare anche il fine per cui ci ha creati, cioè una comunione d’amore con Lui dopo il tempo di prova della vita. Nella concezione cristiana, la vita è un tempo di prova nel quale non vediamo Dio così com’è nella sua gloria ma lo possiamo incontrare nella luce della fede. La fede è certamente una grande luce perchè dà molte risposte agli interrogativi della vita; è attraverso la fede – con cui crediamo alla Parola di Dio – che si apre davanti al nostro sguardo il mistero della vita che è un dono di Dio.
Dio ci ha creati dal nulla a sua immagine e somiglianza e ci ha proposto un cammino attraverso il quale decidere se accogliere il Suo amore e condividerlo eternamente. Questa è la visione cristiana della vita che abbiamo un po’ smarrito anche perché siamo entrati in un tipo di società dove l’effimero, il presente, l’immediato, hanno preso il sopravvento.
In tutte le culture del mondo c’è la proiezione dell’esistenza dell’uomo oltre il tempo di questa vita, oltre i limiti dell’effimero. Nel nostro tempo abbiamo perduto tutto questo perché l’uomo si è rinchiuso nella caverna ovvero l’universo, che per quanto sia vasto resta comunque più piccolo dell’uomo che con la sua mente lo può trascendere, con i suoi desideri lo può superare. I desideri più profondi racchiusi nell’animo umano vanno oltre i limiti della finitezza.
L’umanità ha perso lo stimolo della trascendenza, la nostalgia per l’eternità, il desiderio di vita eterna.
Noi cristiani abbiamo ricevuto una visione della vita nella quale il mistero di Dio si è aperto attraverso la Sua Parola che ha rivolto agli uomini, si è conservata nella Sacra Scrittura e si è realizzata nel mistero grande dell’Incarnazione, Passione e Resurrezione di Gesù Cristo. La nostra è un’esistenza già poggiata sul terreno solido dell’eternità perché con il Battesimo diventiamo membra di Cristo, partecipiamo della Sua gloria, riceviamo il pane della vita.
Le apparizioni di Gesù, Maria e dei Santi sono un’altra grande grazia per noi cristiani, è il Cielo che straripa sulla Terra. La Madonna scende dal Cielo ogni giorno sulla Terra, basterebbe poco per rendersi conto che è un evento vero, ascrivibile a null’altro che a un dono di Dio. Per la prima volta nelle apparizioni mariane, la Regina della pace a Medjugorje ha preso due veggenti (Vicka e Jacov) e con i loro corpi li ha portati a vedere il Paradiso, il purgatorio e l’inferno. Nonostante tutto questo abbiamo perso il senso dell’eternità, lo lasciamo avvolto in una nebbia, non riusciamo a impostare la nostra vita come un cammino di fedeltà quotidiana, come un percorso verso la vetta dove troviamo la grande luce e la grande pace.
La realtà di oggi è che anziché tendere al Cielo, passiamo la vita ad annaspare per strada.
Un fatto nuovo e assolutamente negativo è che negli ultimi decenni non si provvede più a rendere la morte degna di un credente. Si è persa la bellezza della preparazione all’incontro con Dio, all’incontro con il suo abbraccio e il suo giudizio. Per le persone ormai è diventata prassi occuparsi di togliere il dolore alla morte, quasi la consapevolezza dell’avvicinarsi di quel momento. Abbiamo cancellato il senso della morte e quindi la preparazione spirituale a quel momento.
Ci siamo lasciati rubare dal diavolo quello che è il più grande dono della fede, cioè la vita eterna. Da qui è scaturito uno scadimento del valore della vita. Se la vita è un cammino verso l’eternità la nostra giornata è illuminata, ha un senso, si vive nella consapevolezza di essere su un cammino che porta alla meta celeste e che tutte le sofferenze e le fatiche porteranno alla luce; se invece viviamo senza puntare alla meta celeste, la nostra vita non è altro che un annaspare e un vagare senza meta.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”