Pensiero Spirituale: l’inferno è una verità di fede

Cari amici,
l’uomo moderno non vuole di Dio e sta andando verso la perdizione, lo ha detto la Regina della pace. Che cos’è la perdizione? È l’inferno eterno. L’uomo moderno rifiutando Dio, la fede e la Croce non avrà come destino quella che è la convinzione di tanti, la menzogna del serpente antico che si è propagata, ovvero che veniamo dalla polvere e finiamo in un pugno di polvere. È una concezione nichilistica, in questa prospettiva viene negata l’esistenza di Dio, dell’anima immortale e della vita eterna.
Di fatto c’è sempre una certa resistenza a credere alla vita eterna, anche quando la fede era più fervorosa e l’Aldilà era messo in dubbio. La prospettiva che vediamo con gli occhi della carne, cioè un corpo che in un determinato momento diventa un cadavere e poi un pugno di polvere, se non viene vissuta con gli occhi della fede e quindi dell’anima spirituale immortale, del giudizio di Dio, del Paradiso, dell’inferno del purgatorio, fa credere che finiremo per diventare un pugno di polvere. Questo è il modo di pensare di molti, l’uomo è ridotto a un animale e come tale quando muore diventa un pugno di materia, nient’altro.
Siccome la Madonna ha detto che questo modo di pensare porta alla perdizione è necessario capire che cos’è la perdizione nell’insegnamento della Chiesa, che i suoi fondamenti nei Vangeli, in tutto il Nuovo Testamento, nella successiva predicazione della Chiesa fino ad oggi: l’inferno è una Verità di fede divina (perché rivelata nei Vangeli) e confermata nei Concili ecumenici. Ne consegue che non credendo a questa Verità si fa naufragio nella fede.
È importante, allora, rifarsi al Catechismo della Chiesa Cattolica che mette nero su bianco le Verità di fede. Ecco la definizione di inferno:
Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: «Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna» (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno». (CCC 1033)
Siamo nati per amare Dio e questa è un’opzione libera, non siamo costretti ad amarlo. La condizione esistenziale dell’inferno è l’autoesclusione dalla comunione con Dio e con i fratelli in Cielo.
È un insegnamento di Cristo, difatti il Catechismo della Chiesa Cattolica prosegue:
Gesù parla ripetutamente della «geenna», del «fuoco inestinguibile»,che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo.Gesù annunzia con parole severe: «Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente» (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!» (Mt 25,41). (CCC 1034)
Quando la Madonna dice che siamo lontani da Dio, dice parole evangeliche cariche di significato. Cristo è il primo che ha parlato del Vangelo in questi termini, non c’era nel Vecchio Testamento un linguaggio simile così forte.
La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, «il fuoco eterno». La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira. (CCC 1035)
Nel momento della morte veniamo immediatamente giudicati e immediatamente inviati in Paradiso, in purgatorio o all’inferno. L’inferno è la separazione eterna da Dio ed è molto dolorosa perché siamo stati creati capaci di Dio, in vista di Dio, Dio è la vita, la verità, la bellezza, la felicità, la gioia. Siamo stati creati per questo e chi perverte se stesso separandosi da Dio, verrà separato eternamente da Lui, in un deserto esistenziale dove ondeggiano le acque dell’odio e del rifiuto nei confronti di Dio.
Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14).
«Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti». (CCC 1036)
Il fatto stesso che l’inferno esista e che sia una possibilità della nostra libertà, ci ammonisce e ci esorta alla conversione. Anche la Regina della pace ha detto che un numero molto piccolo di anime va in Paradiso, un numero molto grande va in purgatorio e un numero ugualmente grande va all’inferno. Vegliamo allora per non essere sedotti né sviati dal serpente antico perché non sappiamo quando finisce la nostra vita, lo sa soltanto Dio. Vegliamo e operiamo perché Cristo nel momento della nostra morte ci abbracci e ci inviti al banchetto nuziale a essere annoverati fra i beati. Vegliamo perché la nostra sorte eterna non sia tra il fuoco, il pianto e lo stridore di denti. Gesù usa espressioni forti e chiare che danno l’idea sulla condizione esistenziale dei dannati che sono pervertiti nell’odio contro Dio. La situazione esistenziale del Paradiso, invece, è quella di un amore intimo, totale con Dio.
Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole «che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2 Pt 3,9): «Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti». (CCC 1037)
Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno, è una libera scelta! La Misericordia di Dio vuole la conversione del peccatore, Dio ci vorrebbe tutti in Paradiso e quindi per i meriti infiniti di Cristo sulla Croce, per intercessione di Maria e della Chiesa, per le nostre preghiere, Dio elargisce a tutti le grazie necessarie per salvarsi. Chi va all’inferno sceglie liberamente ed è colpevole in prima persona di questa scelta.
Ecco, allora, spiegato chiaramente che cos’è l’inferno. A questo si possono aggiungere le rivelazioni mariane, quelle dei mistici e dei santi. In particolare, a Fatima e a Medjugorje la Madonna ha ribadito più volte che l’inferno è una Verità di fede, il diavolo esiste. I pastorelli di Fatima hanno visto l’inferno e il 2 novembre 1982 due veggenti di Medjugorje (Vicka e Jacov) sono stati portati dalla Madonna in Cielo per vedere il Paradiso e successivamente hanno visto il purgatorio e l’inferno.
A riguardo la Regina della pace a Medjugorje ha ribadito quello che aveva già detto a Fatima.
Messaggio del 25 luglio 1982: «Oggi molti vanno all’inferno. Dio permette che i suoi figli soffrano nell’inferno perché hanno commesso colpe gravissime e imperdonabili. Coloro che vanno all’inferno non hanno più possibilità di conoscere una sorte migliore. Le anime dei dannati non si pentono e continuano a rifiutare Dio. E lì lo maledicono ancor più di quanto non facessero prima, quando erano sulla terra. Diventano parte dell’inferno e non vogliono essere liberate da quel luogo».
Messaggio del 2 novembre 1983: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in Paradiso al momento della vostra morte».
Messaggio del 3 febbraio 1984: «Ogni persona adulta è in grado di conoscere Dio. Il peccato del mondo consiste in questo: che non cerca affatto Dio. Per coloro che adesso dicono di non credere in Dio, quanto sarà duro allorché si avvicineranno al trono dell’Altissimo per sentirsi condannare all’inferno».
La Regina della pace ci invita a cercare Dio, ma l’uomo d’oggi non cerca affatto Dio, anzi lo rifiuta, lo rinnega, lo odia. Credere o non credere è una libera scelta. Apriamo il cuore a Dio, altrimenti saremo perduti eternamente. Questa generazione ha chiuso le porte del cuore a Dio, ecco perché – come ha detto la Madonna – satana miete le anime. Questa è la verità vista dal Cielo e la ritroviamo nella Sacra Scrittura, nell’insegnamento della Chiesa, nelle apparizioni mariane. Molti disinvoltamente si vantano di essere atei, ma alla fine la possibilità che Dio esiste è molto forte, questo mondo non può essersi fatto da solo.
Ogni persona adulta è in grado di conoscere Dio, apriamoci a Lui, solamente il Lui c’è vita eterna. Se gli voltiamo le spalle restiamo fuori dal suo Regno, ovvero siamo condannati eternamente all’inferno.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”