Pensiero Spirituale sul dolore della Beata Vergine Maria

Cari amici,
oggi la Chiesa celebra la festa della Beata Vergine Maria Addolorata.
La Madonna è stata la cooperatrice all’opera della Redenzione. È senza dubbio corretto affermare che Gesù ha vissuto una Passione cruenta, ma anche l’anima di Madre è stata trafitta da una spada. Così come le piaghe di Cristo sono vive nel corso della Storia e fino alla fine del mondo, anche questa spada che ha trapassato il cuore di Maria resterà come segno spirituale della sua partecipazione alla Passione del Figlio.
Il “sì” che il Verbo ha detto al Padre per farsi carne e che ha rinnovato nel Getsèmani quando ha sudato sangue, risuona nel “sì” della Vergine Maria. San Giovanni Paolo II disse che dopo la gioia del momento dell’Annunciazione, c’è stato il momento dell’annuncio della Passione, quando la Madonna ha portato il Bambino al Tempio e Simeone le ha predetto che avrebbe sofferto anche Lei terribilmente: «[…] e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,35).
La Madonna ha partecipato al “sì” del Figlio e alla sua Passione. La Madonna con tutta se stessa, nel profondo del suo cuore, ha accettato di portare nel suo grembo verginale il Figlio di Dio che sarebbe morto sulla Croce per la Remissione dei peccati di tutti gli uomini, di tutti i tempi.
L’Addolorata, allora, è proprio la Madre che accetta il sacrificio del Figlio.
Come sappiamo, la Madonna ha rivelato la sua vita anche ai veggenti di Medjugorje e nei messaggi. Ce n’è uno in particolare che ne racchiude con parole l’essenza: «La mia vita è stata dolore, silenzio ed un’immensa fede e fiducia nel Padre Celeste» (messaggio del 2 settembre 2016)
Per amore, Maria ha accettato il più grande dei dolori che una madre possa accettare, cioè che il figlio venga sottoposto a una passione come quella che noi leggiamo ogni Venerdì Santo.
Quanto siamo costati al Figlio, così siamo costati alla Madre. Il “sì” della Madonna è stato esteso a tutti suoi figli, allargando i confini a tutta l’umanità che vuole salva nella sua interezza: «Vi amo e desidero condurvi tutti con me in Paradiso» (messaggio del 25 aprile 1994).
Se è vero che la Passione di Gesù durerà fino alla fine della Storia, perché fino ad allora ci saranno quelli che lo rifiuteranno, allo stesso modo la sofferenza di Maria durerà per tutto il corso della Storia, a causa di tutti i suoi figli che si perdono nel peccato.
La Madonna è il rifugio dei peccatori, è Colei che cerca i suoi figli per salvarli e anche in questi tempi tribolati Lei è qui per strappare le anime dalle grinfie del serpente infernale. La Madonna soffre nell’ammettere che “il diavolo miete le anime per attirarle a sé” (messaggio del 25 luglio 2020) e che molti vanno all’inferno (2 novembre 1983).
Anche noi possiamo rivolgere alla Madonna il nostro “sì” cooperando con Lei alla salvezza delle anime. È questo quello che conta, è questo che Maria desidera. In tutti questi anni la Regina della pace si è dedicata proprio alla salvezza delle anime.
La Madonna è nostra Madre e non si rassegnerà mai alla perdita eterna dei figli che lei stessa ha generato. Aiutiamola, cooperiamo in questa straordinaria opera di salvezza.
Vi riporto alcune riflessioni che Benedetto XVI ha dedicato alla Madonna Addolorata, nei primi anni del suo Pontificato. Siano questi pensieri per noi un viatico in questa giornata particolare, perchè con la nostra fedeltà e le nostre preghiere consoliamo l’Addolorata e cooperiamo con Lei al suo piano di salvezza.
Ai piedi della Croce, accanto a Gesù morente, Maria unisce il suo dolore a quello del Figlio e ci mostra che l’amore di Dio è più forte della morte. Il suo, sottolinea Benedetto XVI, è “un dolore pieno di fede e di amore”: “La Vergine sul Calvario partecipa alla potenza salvifica del dolore di Cristo, congiungendo il suo ‘fiat’, il suo ‘sì’, a quello del Figlio”. (Angelus 17 settembre 2006).
Di fronte alla sofferenza del Figlio, Maria si affida a Dio. Sa che sulla Croce, Cristo ha versato tutto il suo sangue per liberare l’umanità dalla schiavitù del peccato: “La Vergine Maria, che credette alla Parola del Signore, non perse la sua fede in Dio quando vide il suo Figlio respinto, oltraggiato e messo in croce. Rimase piuttosto accanto a Gesù, soffrendo e pregando, fino alla fine. E vide l’alba radiosa della sua Risurrezione”. (Angelus 13 settembre 2009).
Maria, osserva il Pontefice, ci insegna che “più l’uomo è vicino a Dio, più vicino è agli uomini”. Il fatto che Maria, nell’ora della Croce, sia “totalmente presso Dio è la ragione per cui è anche così vicina agli uomini”: “Per questo può essere la Madre di ogni consolazione e di ogni aiuto, una Madre alla quale in qualsiasi necessità chiunque può osare rivolgersi nella propria debolezza e nel proprio peccato, perché ella ha comprensione per tutto ed è per tutti la forza aperta della bontà creativa”. (Santa Messa, 8 dicembre 2005)
È in lei, prosegue il Santo Padre, che “Dio imprime la propria immagine, l’immagine di Colui che segue la pecorella smarrita fin nelle montagne e fin tra gli spini e i pruni dei peccati di questo mondo, lasciandosi ferire dalla corona di spine di questi peccati, per prendere la pecorella sulle sue spalle e portarla a casa”: “Come Madre che compatisce, Maria è la figura anticipata e il ritratto permanente del Figlio. E così vediamo che anche l’immagine dell’Addolorata, della Madre che condivide la sofferenza e l’amore, è una vera immagine dell’Immacolata. Il suo cuore, mediante l’essere e il sentire insieme con Dio, si è allargato. In lei la bontà di Dio si è avvicinata e si avvicina molto a noi. Così Maria sta davanti a noi come segno di consolazione, di incoraggiamento, di speranza”. (Santa Messa, 8 dicembre 2005).
Benedetto XVI ci invita a contemplare Maria, ai piedi della Croce, “associata intimamente alla missione di Cristo e compartecipe dell’opera della salvezza con il suo dolore di Madre”: “Sul Calvario Gesù L’ha donata a noi come madre e ci ha affidati a Lei come figli. Vi ottenga la Vergine Addolorata il dono di seguire il suo divin Figlio crocifisso e di abbracciare con serenità le difficoltà e le prove dell’esistenza quotidiana”. (Discorso alle monache clarisse, 15 settembre 2007)
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”