Pensiero Spirituale sulla conversione

Cari amici,

la conversione è sicuramente un evento straordinario e benefico nella vita di una persona. Allo stesso tempo è dolorosa e gioiosa. Le persone che si convertono rincontrano Dio nella loro vita e ne riscoprono il senso e la forza, per questo motivo si ritrovano contente perché è questo che il cuore umano desidera.

La conversione, però, è anche dolorosa. Il cammino spirituale ha infatti tre tappe: la conversione, la purificazione, l’unione con Dio. La prima è la decisione di convertirsi, di cambiare rotta; la seconda è la parte più dolorosa e difficile; la terza è quella della stabilità nella grazia, in cui certamente non mancano le prove.

Vorrei soffermarmi sul passaggio iniziale della conversione, decidere significa tagliare.

Che cosa bisogna tagliare?

È oramai diffuso un modo di vivere che punta unicamente al benessere fisico, alla salute del corpo, alla formazione culturale e professionale. Sono aspetti certamente importanti, ma non è questo il senso vero della vita.    
Secondo l’orientamento moderno che punta solamente alla produttività, significherebbe ridurre l’uomo alla sua funzionalità. È troppo poco. L’uomo ha delle qualità morali che lo completano.

C’è bisogno di persone affidabili, con dei principi morali ben precisi, sincere, giuste, attente agli altri, aperte al prossimo. L’uomo non può ridursi a una macchina vivente che ambisce solamente a sviluppare il suo aspetto produttivo e materiale, c’è ben altro!

Accanto alla formazione intellettuale, è necessaria una formazione morale che riguarda i vizi e le virtù ed è importantissima. Non riguarda solamente i cristiani, è un comune denominatore delle culture e delle religioni di tutto il mondo di tutti i tempi. Nel nostro tempo la formazione morale non c’è perché vige il relativismo dei valori.

Di fatto, non ci sono dei valori condivisi che vengono proposti alle persone man mano che crescono e sono integrate nella società. Pensiamo a valori come la sincerità, la moralità, la fedeltà al lavoro, la pazienza, la solidarietà…una serie di virtù morali che prescindono dal credere in Dio o meno. Questi valori sono un patrimonio dell’umanità che è stato messo da parte per puntare unicamente sulla funzionalità.

Oggigiorno, vengono proposti a modello personaggi che certamente hanno fatto qualcosa di straordinario nel campo della tecnica, dell’arte, della musica, del cinema, ma che conducono una vita dissipata, immorale, degradata, sono persone fragili e viziose. Eppure, questi sono i modelli che vengono proposti ai nostri ragazzi! Che cosa conta per loro allora? Unicamente il successo, talvolta a tutti i costi!

Qual è il nostro compito nella vita? Certamente non quello di essere efficienti e avere successo a tutti i costi.

Il compito della vita è costruire noi stessi, innalzare l’umano in modo tale che rifletta l’immagine divina.

L’uomo è stato creato a immagine di Dio, pertanto deve operare dentro di sé affinché ne sia il riflesso.

Questo è il senso della vita e questo è il compito educativo che genitori, insegnanti, educatori devono proporre ai ragazzi: costruire se stessi come persone buone, oneste, affidabili, sincere, caritative, solidali, generose.

In un mondo in cui contano solamente l’efficienza e il successo, dobbiamo rompere questo schema e proporre alle nuove generazioni i valori morali che costituiscono veramente la persona.

Il successo, la ricchezza, i beni materiali e la celebrità sono effimeri e passeggeri. I veri modelli da proporre sono persone che hanno costruito loro stesse su valori morali autentici, persone coraggiose, altruiste, compassionevoli. A loro devono ispirarsi i nostri ragazzi!

Educhiamo i giovani alle virtù. Educhiamoli a identificare i vizi insiti nella natura umana affinché li possano estirpare.

Da lì si inizia a costruire se stessi come persone che riflettono Cristo.

Da: “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”