di Antonino Padovese – Coriere della Sera – 3 Giugno 2026

Costruito sul monte Baldo fra Verona e Trento, ci vivevano gli eremiti. Oggi fedeli, pellegrini, turisti e sportivi sfidano i 2 km e mezzo del Sentiero della speranza: ~«Il più antico Ex voto è del 1447»

Il santuario Madonna della Corona costruito sulle pendici del monte Baldo in provincia di Verona

«Benvenuti nel santuario più ardito d’Italia». Monsignor Martino Signoretto da quattro anni si è trasferito da Verona, dov’era vicario episcopale per la cultura, a Ferrara di Monte Baldo. Il vescovo lo ha nominato rettore del santuario della Madonna della Corona, una perla incastonata nella roccia e protesa verso il cielo. Dalla terrazza di questo santuario con più di 500 anni di storia alle spalle si vede benissimo la Val d’Adige, la ferrovia, le auto e i camion che corrono sull’asse Nord-Sud dell’A22, l’autostrada che collega il Brennero Modena.

Ogni anno sono 200 mila le persone, turisti, fedeli e pellegrini, che decidono di visitare il santuario. «Si tratta di un numero indicativo – aggiunge monsignor Signoretto — perché l’unica contabilità che possiamo tenere è quella dei 90-110 mila biglietti che vengono acquistati per il bus navetta, che però non funziona da novembre a marzo. Il bus rappresenta solo una delle vie d’accesso al nostro santuario».

Il modo più conosciuto ma anche più faticoso per arrivare ai 774 metri sul livello del mare del luogo di culto è il Sentiero della Speranza, che parte dal comune di Brentino Belluno ed è indicato con il numero 73 dei cammini mappati dal Cai, il Club alpino italiano. Si tratta di un percorso non difficile ma comunque consigliato a persone allenate, perché tra partenza e arrivo ci sono 600 metri di dislivello. Per questo anche il sito del santuario raccomanda l’utilizzo di calzature adatte e una piccola scorta di acqua. Il Sentiero della Speranza è il cammino storico che fino al XX secolo hanno affrontato migliaia di pellegrini ogni anno: scalini ricavati nella roccia, le stazioni che ricordano i misteri del Rosario, i due chilometri e mezzo di cammino vengono affrontati spesso dai fedeli con preghiere e canti. Una volta visitato il santuario, non resta che intraprendere il cammino di ritorno attraverso la stessa strada percorsa all’andata.

Come si arriva

Per i turisti, invece, ci sono due percorsi più semplici e in discesa che partono dall’abitato di Spiazzi, un bellissimo borgo con tanti ristorantini e qualche parcheggio, o dall’hotel Stella Alpina, dove anche le comitive numerose trovano posto per pranzare e per ristorarsi, mentre all’esterno ci sono spazi più ampi per parcheggiare i pullman. La passeggiata, perché di questo si tratta, passa attraverso punti in cui è possibile fare trekking con gli alpaca o comprare prodotti derivati da questi mammiferi originari del Sudamerica. Per chi vuole camminare poco, c’è anche un bus navetta.
Che si scelga la via breve o quella più lunga, la vista del santuario che compare in lontananza tra gli alberi susciterà molte emozioni. Grazie a una galleria scavata nella roccia è possibile arrivare alla piccola cittadella in cui c’è un bar, un negozio di souvenir e i servizi. Ma lasciate tutto e godetevi la meraviglia di un santuario abbracciato alla roccia salendo la scalinata che vi porta sul sagrato della chiesa. Quello spazio in cui la domenica monsignor Signoretto e i suoi collaboratori riempiono di sedie, perché sanno che le panche all’interno non saranno sufficienti per chi vuole seguire la messa. Ne viene celebrata una ogni giorno, alle 10.30. Il sabato ce n’è una anche al pomeriggio, la domenica due al mattino e una al pomeriggio. Il giovedì al posto della funzione al mattino c’è quella delle 15.30.

Nei giorni feriali, è più semplice entrare e trovare posto all’interno di una chiesa che si appoggia alla roccia, tanto che un’intera parete è costituita dalla montagna, una delle propaggini del Baldo. Nella parete opposta, ci sono centinaia di Ex voto: sono quadri, disegni, fotografie, ritagli di giornali lasciati da chi si è salvato pregando la Madonna della Corona: il più antico è del 1447 e fu lasciato da una donna salvata che stava per annegare nell’Adige. Uno dei più recenti è quello lasciato il 12 dicembre 2022 da monsignor Signoretto, che quel giorno fu colpito da un ictus ed ebbe un sorprendente recupero.

Le origini

La data ufficiale di nascita del santuario è il 1522 ma le origini del culto mariano qui risale a 500 anni prima: attorno all’anno Mille, quando, come ricorda il rettore, «si cercavano i posti più assurdi per trovarsi a pregare» qui vivevano alcuni eremiti legati all’abbazia di San Zeno a Verona. Due secoli più tardi era stato costruito un monastero e una cappella dedicata a Santa Maria di Montebaldo, accessibili solo attraverso un lungo e tortuoso percorso dalla Val d’Adige e fra le rocce. Tutti i santuari hanno un racconto di fondazione e ce l’ha anche questo di Spiazzi: nel 1522, per sfuggire ai saccheggi di Solimano il Magnifico, un angelo portò la statua della Pietà dall’isola di Rodi, nel Mediterraneo, a queste altezze.

Una piccola cappella fu costruita nel posto esatto in cui venne trovata la statua. In realtà questa piccola scultura ha un piedistallo datato 1432 e fa riferimento a un dono di un nobile trentino di Rovereto. Nel Cinquecento furono però create le due scalinate ancora presenti, mentre un secolo più tardi fu costruita una nuova e più grande chiesa che inglobò la precedente.
Gli ultimi interventi di demolizione e ristrutturazione risalgono a 50 anni fa. Fino al 1806, la chiesa era in mano ai Cavalieri del Santo Sepolcro. Poi arrivò Napoleone e i beni furono trasferiti alla Diocesi di Verona. Oggi la chiesa è una «basilica minore», come ricordano le iscrizioni fu visitata in meno di 100 anni da due papi, il veneto Pio X quando era ancora Patriarca di Venezia nel 1893 e San Giovanni Paolo II nel 1988. Negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale, i cittadini di Spiazzi cercarono qui un rifugio alle ultime rappresaglie dell’esercito tedesco in ritirata. Da visitare, oltre alla chiesa, ci sono anche il Sepolcreto degli eremiti e la Scala santa, che si sale in ginocchio.

Non c’è solo la fede a spingere molti a visitare questo luogo magico, un grande contribuito lo hanno dato i social e in particolare Instagram, con le Storie di influencer e travel blogger che hanno scoperto questo santuario visitato da tantissimi turisti stranieri, cristiani e fedeli di altre religioni.
L’amministrazione della chiesa ha contato 107 tipi diversi di monete provenienti da tutto il mondo. Ci sono anche quelle di plastica, utilizzate per un certo periodo dalla Moldavia.