di Lorenzo Cremonesi| 13 dicembre 2024
«No all’impegno Usa in Ucraina» e «la Siria non ci riguarda» sono parole della nuova amministrazione Trump per le due zone calde in questo momento
C’è un sottile filo rosso che unisce Kiev a Qamishli: la pressante preoccupazione di venire abbandonati da Trump. «No impegno Usa in Ucraina» e «la Siria non ci riguarda», dice questi. Così, due partner molto diversi tra loro dell’alleanza occidentale paventano di essere traditi dall’isolazionismo del prossimo presidente repubblicano. Il loro rapporto con gli Stati Uniti è di natura differente. L’Ucraina è un attore statuale: la sua guerra con la Russia segue le dinamiche dei conflitti tra eserciti regolari. Le preoccupazioni di Zelensky crescono da prima della vittoria elettorale di Trump. «Se gli americani bloccheranno gli aiuti, noi perderemo la guerra», ripete. Il suo ultimo incontro con Trump a Parigi il 7 dicembre è andato male. Si spiega così l’angosciata richiesta di armi e sostegno ai partner europei, nella consapevolezza però che non saranno sufficienti a fermare la Russia.
L’unica speranza è convincere Trump a cambiare idea, spingendo sul principio per cui un America forte non è compatibile con una «grande Russia» rinvigorita dal controllo sull’Ucraina sconfitta. Ma tutto ciò per ora resta incerto e remoto, mentre i russi avanzano nel Donbass e bombardano le centrali elettriche.
Rojawa, come i curdi chiamano la loro zona autonoma nel nord-est siriano, è invece garantita dalla milizia locale. Una guerriglia non statuale simile a quelle che hanno caratterizzato gran parte dei conflitti negli ultimi decenni. Le Forze Democratiche Siriane, come si fanno chiamare i circa 50.000 combattenti (donne e uomini) curdi, sono cresciute dallo scoppio della «primavera araba» nel 2011. Gli americani li hanno considerati alleati insostituibili per battere Isis sia in Siria che in Iraq. Nella loro prigione di Al Hol si trovano ancora 55.000 tra fanatici islamici e le loro famiglie. Un migliaio di soldati Usa resta in Rojawa a garanzia dei curdi, sia contro il piano turco di annientarli che per bloccare la guerriglia sunnita vittoriosa a Damasco. Se Trump li ritirasse adesso, l’abbandono dei curdi sarebbe un tradimento.