Il coinvolgimento della Corea del Nord, di concerto con la Russia, rischia di riannodare i fili della ‘terza guerra mondiale a pezzi’. Il direttore del CeSI Di Liddo: “È uno dei momenti più bassi per la storia delle Nazioni Unite, sistema internazionale che ha bisogno di essere riformato, ma il cui contributo è ancora importante”
Stefano Leszczynski – Città del Vaticano – 1 Novembre 2024
Cresce la preoccupazione nelle cancellerie internazionali per la presenza – ormai data per certa anche dal Pentagono – di militari nord-coreani in Russia, pronti per essere impiegati nelle zone di combattimento contro l’Ucraina. L’allarme lanciato dall’intelligence di Seul riguarda il dispiegamento di un contingente di almeno 10 mila uomini arrivati via treno in territorio russo. Un eventuale utilizzo in combattimento dei militari di Pyongyang segnerebbe il punto di un’ulteriore escalation della guerra russo-ucraina dalle conseguenze imprevedibili a livello geopolitico globale.
Di Liddo: il pericolo lo ha denunciato dal Papa
Parlando con i media vaticani, il direttore del Centro Studi Internazionali (CeSI) Marco Di Liddo, analizza i differenti livelli di un eventuale coinvolgimento del contingente nord-coreano nel conflitto: “Una prima ipotesi riguarda la possibilità che i militari nordcoreani vengano arruolati nelle forze armate russe dopo essere stati dotati di falsi passaporti, facendoli passare per dei cittadini delle regioni orientali della Russia. In questo modo la Corea del Nord potrebbe cercare di evitare un’attribuzione diretta di responsabilità nei confronti dell’Ucraina per eventuali vittime o danni alle infrastrutture”. Ben diverso sarebbe, invece, il coinvolgimento di queste unità militari sotto le proprie insegne, eventualità che – secondo di Liddo – autorizzerebbe l’Ucraina a dichiarare la Nord Corea Paese ostile. “Un ulteriore tassello all’internazionalizzazione della guerra in Ucraina – prosegue l’analista del CeSI – potrebbe derivare dal fatto che di fronte al coinvolgimento di un paese terzo nulla vieterebbe a paesi europei o a paesi extraeuropei di inviare dei propri contingenti a supporto delle forze ucraine”. Il pericolo di un effetto domino sui molti contesti di crisi aperti a livello internazionale è, dunque, concreto e rischia di riannodare tutti i fili di quella “guerra mondiale a pezzi” tante volte denunciata da Papa Francesco e contro la quale il diritto internazionale appare impotente.